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Carabinieri nella letteratura

L'arma dei carabinieri fu fondata nel 1814 nel Regno di Sardegna, quando l'unificazione dell'Italia era di là da venire, e occupava soltanto la mente di alcuni spiriti illuminati, gente che guardava molto più in là degli uomini del tempo ma non osava neanche sperare che quel sogno potesse avere una qualche possibilità di realizzarsi storicamente.

immaggine rappresentante un Carabiniere del Corpo dei Carabinieri Reali a cavallo .Il "corpo dei carabinieri reali", come allora si diceva, era a tutti gli effetti un'arma dell'esercito sardo e come tale fu utilizzato nelle guerre di indipendenza, dove acquisì non pochi titoli di gloria.

Ma i carabinieri, a cui furono ben presto assegnati i compiti di pubblica sicurezza e di polizia giudiziaria, vennero a incarnare, dopo il 1861, cioè dopo la proclamazione del Regno d'Italia, il principio di legalità, purtroppo minacciato da più parti. L'Italia era allora una costruzione molto fragile, pericolosamente esposta a tutti i venti della storia. Particolarmente evidente e dilacerante era la frattura, che ancor oggi non è del tutto sanata, fra Nord e Sud, fra ricchi e poveri, fra paese reale e paese legale. Il nuovo regno, appena nato e non ancora consolidato, era scosso da un sentimento diffuso di malcontento, particolarmente nelle regioni del Mezzogiorno. Questo sentimento, ma anche le difficoltà oggettive in cui versava tanta parte della popolazione italiana, alimentò il fenomeno inquietante del brigantaggio, il consolidarsi di organizzazione criminali, il sorgere di manifestazioni delittuose fin allora inimmaginabili.

Immagine rappresentante una scena di brigantaggioLo Stato, nell'intento di difendere la costruzione unitaria e di imporre al tempo stesso un'unica legge a una popolazione eterogenea, tentata da ricorrenti municipalismi e da un'invincibile spirito di anarchia, diede una risposta brutale ma inevitabile. I carabinieri furono lo strumento principale per perseguire il delitto, ovunque si manifestasse, per restaurare l'ordine violato e per assicurare la legalità.
Nell'Italia post-risorgimentale, dunque, l'arma dei carabinieri fu subito vista da gran parte della popolazione, quella interessata a uno sviluppo ordinato della nazione, come la "benemerita", cioè l'istituzione che garantiva il vivere civile degli italiani. E questa immagine è stata prontamente recepita dalla letteratura storica e anche dalla letteratura tout court.

Dinanzi al dilagare dei delitti di sangue, dinanzi al venir meno della sicurezza sociale, la gente per bene soleva ripetere: "per fortuna ci sono i carabinieri". Di questo sentimento si avverte l'eco in uno scritto di Pietro Pancrazi sulla Piccola Italia di Pinocchio e del Cuore: «Era quello il tempo in cui non si bastonava nessuno; e "far forca" voleva dire ancora semplicemente una bella passeggiata fuori porta; non era una manifestazione politica. Di pistole in casa ce n'era una soltanto: quella, quasi misteriosa, che restava serrata in un angolo del cassetto, del babbo. Ma a quel tempo in tutte le buone case c'era invece un odore di pulito, non so se di risparmio o di decente povertà. E la sera, quando i compiti eran finiti e tutti i lumi in casa s'erano spenti, nel marciapiede di sotto si sentiva passare, rassicurante, sul sonno di tutti, il calmo passo doppio dei carabinieri.»