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Gina Lollobrigida

Fu un enorme successo popolare "Pane, amore e fantasia" di Luigi Comencini nel 1953, oltre un miliardo e mezzo di incasso. E' un film costruito secondo le regole tradizionali della commedia dell'arte con al centro Vittorio De Sica, il maresciallo dei carabinieri Antonio Carotenuto, e la bella "bersagliera", l'impertinente amorosa con la sua popolare avvenenza. Un film che offre tra le pieghe della commedia di carattere un quadro dei sogni e delle realtà dell'Italia preboom economico più efficace di tanto documentarismo sociologico.
Gina Lollobrigida

Ripensando oggi a quel film di quasi cinquant'anni fa, Gina Lollobrigida, che grazie ad esso fu consacrata al ruolo di star, è d'accordo:
«Si capiscono tante cose a rivederlo. Eravamo poveri e fieri, pieni di passioni, immaturi ma tanto divertenti e ancora adolescenti... Ancora oggi mi commuovo quando il film viene riproposto dalle tante televisioni».

Lei divenne immediatamente un personaggio, tutti la riconobbero in esso.
«Fui la prima "bersagliera", il prototipo femminile del carabiniere. Una figura non aggressiva che ispirava simpatia e contemporaneamente una sorta di rassicurante dolcezza».

Aveva accanto De Sica, il maturo ancora piacente, un po' comico nel suo gallismo...
«Gran parte del merito del personaggio e del film va a Vittorio, un uomo e un artista che per me ha rappresentato molto. Mi ha guidata come un maestro e ha saputo tirar fuori da me la brillantezza del personaggio».

E De Sica era un carabiniere nel film...
«I carabinieri sono una parte importante del nostro paese, della nostra cultura. Esprimono una sicurezza e una familiarità che entra direttamente nelle case. Il carabiniere è uno di famiglia, un personaggio che si presta bene ad interpretare ruoli cinematografici e televisivi perché incarna i valori rappresentabili e metabolizzabili».

Renato Minore