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Christian De Sica

Ricorda poco, quasi nulla. Era troppo piccolo Christian De Sica quando suo padre Vittorio girava "Pane, amore e fantasia" con la Lollo. Però ricorda come egli tornasse spesso nei discorsi, negli anni seguenti, a quell'esperienza:«Fare il carabiniere lo aveva divertito molto. Si era preparato con la solita cura: il tratto, il portamento, il modo di parlare. Papà non lasciava nulla al caso, era meticoloso e attento ai particolari».
Cristian De Sica

La domanda è d'obbligo: ha influito Vittorio nella formazione di Christian?
«E' stato sempre il mio punto di riferimento, l'attore e il regista che preferisco al mondo. Da cui ho sempre da imparare. Mi è capitato di recente di rivedere in tv la serie del maresciallo dei carabinieri Antonio Carotenuto con la bella bersagliera. L'ironia con cui mio padre si cala nei suoi panni è straordinaria, un piccolo gioiello di interpretazione, di identificazione, di invenzione ... ».

Un padre-nonno, lui era del 1903, lei del 1951.
«Ho avuto con lui un rapporto bellissimo basato su una grande amicizia, complicità, stima. Era un uomo pieno di slanci e di grandi passioni, amava la vita, il cinema, la famiglia, i figli e il gioco a cui purtroppo non ha mai saputo rinunziare. Mi ha insegnato questo mestiere involontariamente e mi ha sempre detto di farlo con grande sincerità e umiltà, senza inseguire il successo e il denaro, ma cercando di migliorare me stesso».

Sente di dovergli molto, al di là del rapporto anche naturalmente conflittuale tra generazioni così diverse?
«Da lui ho fatto in tempo a imparare l'amore per il cinema, per il mestiere di recitare. E ho preso la voglia di raccontare storie, anche se naturalmente non mi sento all'altezza. Non ho un "Ladri di biciclette" nel cassetto. I grandi capolavori di papà li ho visti al cinema. I primi set che ricordo sono quelli del decennio Sessanta».

Le è capitato spesso di ripercorrere le tappe della carriera di suo padre. Ha cominciato come lui da attore brillante e canterino, poi - come lui - ha deciso di passare dietro la macchina da ripresa, suppergiù alla stessa età. Ha rifatto Il conte Max"... Rifarebbe anche "Pane, amore e fantasia"?
«La tentazione ci potrebbe essere. Ma i figli a un certo punto devono seguire la propria strada. E poi come essere bravo come lui, dove ritrovare un'altra Lollo? Quel film rappresenta un'epoca, è meglio non replicarlo».

Renato Minore