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Terence Hill

E' stato Don Matteo, il sacerdote che, con la sua sensibilità, ha cercato di mantenere l'ordine nella parrocchia, come un perfetto carabiniere. Mario Girotti, ovvero Terence Hill, si è calato nella parte con l'entusiasmo di chi ha sempre avuto una passione per l'Arma.

Terence Hill

Com'è stato interpretare don Matteo, un sacerdote che fa da contraltare al maresciallo ma non troppo?
«Interessante, interessantissimo. Perché mi sono misurato con un ruolo che mi sta a cuore, che ho sempre ammirato. Io credo che quando si pensa ai Carabinieri non si possa fare a meno di associarli a qualcosa di onesto, di pulito, di serio. È un'associazione mentale che si fa frequentemente non solo perché i Carabinieri sono i tutori della sicurezza per antonomasia, ma perché da essi non ci si possono aspettare degli aspetti negativi.»

Don Matteo rappresenta una parte della società molto simile a quella del maresciallo, anche se poi diversa nell'operare...
«Sì, molto simile e anche molto vicina sotto tanti aspetti. Sotto l'aspetto del sentimento, delle qualità morali e degli obiettivi sono simili. Sia don Matteo che il capitano Anceschi o il maresciallo Cecchini hanno a cuore una cosa sola, che è la salvaguardia delle persone. Senza scendere in facili buonismi si può dire che entrambi rappresentano due modi di essere vicini alla gente, tali che il cittadino si possa sentire rappresentato allo stesso modo sia dal maresciallo che dal sacerdote.»

Com'è stato lavorare fianco a fianco con i militari dell'Arma?
«Molto divertente. Ecco una caratteristica che spesso ci si dimentica di citare, quando si parla dei Carabinieri. Sono simpatici, disinvolti, estremamente disponibili a parlare, a dare dei consigli, a insegnare qualcosa. Io me ne sono reso conto facendo don Matteo»

Che cosa l'ha affascinata di più del lavoro dei Carabinieri?
«Forse il fatto che, certamente, hanno ogni giornata diversa dall'altra. Un giorno ci sono delle cose positive, delle conquiste sociali, un altro c'è il dolore per un'ingiustizia che, magari, non si è riusciti a battere, a sconfiggere. Credo che il male che non si riesce a vincere sia uno dei crucci di un mestiere per altro molto pericoloso.»

Lei vive fra l'Italia e l'America. E i poliziotti dell'uno e dell'altro paese sono certamente molto diversi.
«C'è una profonda differenza culturale, a partire da mille dettagli, come il linguaggio, le abitudini, l'abbigliamento. I nostri carabinieri conservano un fascino indiscutibile proprio perchè conservano sempre un aggancio alla realtà, all'uomo italiano, fatto soprattutto di eleganza, gentilezza e professionalità.».

Renato Minore