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Stefania Sandrelli

«Sono vicini alla gente. E ne capiscono l'animo, riuscendo ad interpretarne le più sottili e invisibili sfumature. Questo, ma i carabinieri sono anche molto altro.»
Stefania Sandrelli

Lei ha interpretato un ruolo delicato, quello della donna che è vicina al maresciallo Rocca. Molto più di una "spalla".
«Molto di più perché una donna vicina ad un carabiniere innanzitutto deve entrare dentro la testa di un uomo che non vive per sé ma per gli altri. Un uomo fuori dall'usuale.»

Infatti i carabinieri non hanno una vita tanto usuale...
«Al contrario. Hanno una vita intensa, ma fatta di cose semplici. Di cose che interessano tutti, che stanno a cuore a tutti. Diventano una specie di metafora dell'ordine, della bellezza, della civiltà, del rispetto. Assommano in sé le migliori qualità umane; altra cosa sono le donne che stanno loro vicine»

Il suo ruolo...
«Sì, il mio ruolo era proprio questo. Una donna non facile, con un passato tormentato, che sceglie di stare vicino ad un uomo che ha bisogno di affetto e di qualcuno che sappia ascoltare. Ho cercato di mettere insieme queste due figure. Da una parte la donna, la sua dolcezza, la sua disponibilità, quello che cerca di trasmettere e che soltanto una donna sa trasmettere, dall'altra quella di una donna che fa una scelta particolare, spesso non facile. Condividere il destino e la vita di un uomo che ha deciso di votarsi al bene degli altri.»

Che cosa l'ha colpita maggiormente nei carabinieri durante la lavorazione dei telefilm?
«In particolare la disponibilità con cui hanno seguito gli attori. Non è facile una rappresentazione in cui si mettano insieme delle componenti che stanno a metà fra la fiction e la verità. E spesso la vita dei Carabinieri assomiglia ad una fiction. Solo che, ahimè, è la verità. E allora ti rendi conto che gli inseguimenti non hanno più la controfigura ma sei solo col nemico, e il premio migliore al tuo sacrificio è, soprattutto, il riconoscimento degli altri.»

Lei ha parlato di rappresentazione. Quanto è difficile rappresentare una persona che rischia la propria vita per una generica "collettività" che, non di rado, non riconosce il lavoro di chi la protegge?
«Molto difficile. Vede, è come pensare di rappresentare un mondo a parte, con le sue regole e con le sue contro regole. Il maresciallo Rocca è un uomo che non ama le rappresentazioni, lui è vero: è un uomo completo, che affascina il mio personaggio e, anche se qualche volta lo scontro diventa inevitabile, ecco che poi alla fine prevale la grande solidarietà, la disponibilità, la vicinanza intellettuale.»

Come si vede il mondo dalla parte dei Carabinieri?
«Lo si vede diviso in buoni e cattivi, falsi e veri, giusti e meno giusti. E ci si sente l'ago della bilancia, che giustifica, che appiana e che risolve tutto. Un ruolo difficile, anche per la donna del maresciallo.»

Renato Minore