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Pino Caruso

Lei interpreta il Maresciallo Capello, nella fiction sulle reti Mediaset Carabinieri, insieme a Manuela Arcuri. Che cosa è stato per lei dare il volto ad un personaggio che presto diventerà famigliare a tutti gli italiani?«Molto importante e stimolante, anche perché ho sempre nutrito un grande rispetto per i Carabinieri. Anche in questo caso, come d'altronde per tutti i ruoli che ho interpretato c'è stata un'accurata preparazione, fatta di frequentazioni di carabinieri, in particolare di un maresciallo dal quale ho imparato molto circa questo mestiere».

Pino Caruso

Lei è siciliano, viene da una terra che, in passato, ha mandato molti suoi giovani nell'Arma, era quasi una tradizione...
«Sì, una tradizione che nasceva dal fatto che molto spesso quello di fare il Carabiniere era una necessità economica. Adesso non è più così. Adesso lo si fa per scelta, ed è dettata soprattutto dalla vocazione a stare con gli altri, o, meglio, per gli altri. Una scelta che non può essere oggi un ripiego, perché richiede una grande responsabilità e un senso della solidarietà davvero poco comuni.»

Racconti la sua esperienza fianco a fianco con i Carabinieri...
«Ho passato ben quindici giorni in una caserma importante, a Roma, durante i quali ho osservato a lungo che cosa fanno, che cosa pensano e come si muovono i Carabinieri. Vede, quello che mi ha maggiormente colpito, è che la caserma non è soltanto il luogo dove si porta il ladro o il criminale, è anche qualcosa di più. E' un luogo dove si va per chiedere un'informazione, spesso un aiuto. Con questo non voglio dire che il carabiniere è una specie di confessore, ma qualche volta può anche diventarlo.»

Stando vicino alla gente e ascoltandone gli umori, vero?
«Sì, molto attentamente. Ho capito che i Carabinieri hanno un modo tutto loro di ascoltare, di andare oltre la prima impressione. Sono attenti e sono acuti nel cogliere anche la minima sfumatura nella voce, nelle sensazioni delle persone che stanno loro di fronte.»

Caratteristiche che denotano una grande umanità...
«Certo. E' forse questa la dote che mi ha maggiormente impressionato, indispensabile nello svolgere questa delicata missione. Perché io credo che quella del carabiniere sia una missione sociale, non solo un fatto di stipendio.»

Come ha imparato a muoversi e a parlare come loro?
«Imparando prima di tutto a pensare come loro, a come si muovono e a come prendono le cose. Ovvero con la dovuta leggerezza, con tutto il senso dell'umorismo che riescono a mettere nelle cose, a tutto quello che riescono a fare pur pensando sempre che c'è qualcun altro oltre la rete.».

Renato Minore