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Luigi Proietti

La figura del maresciallo è una delle più caratteristiche e forse anche una delle più sfruttate quando c'è da descrivere un certo tipo di Italia, quella perbene, quella onesta, corretta. Ma non basta. La figura del maresciallo dei carabinieri è anche quella che può designare un certo tipo di società, avulsa dalle scorrettezze del mondo contemporaneo.

Gigi Proietti

Intanto perché un così grande successo, col Maresciallo Rocca?
«E' una delle domande più frequenti che mi vengono fatte, ma che spesso mi faccio anch'io. Perché? Non è facile dirlo, ma si tratta di una miscela vincente di personaggi, interpretazioni, scene e dialoghi. Tutto ha contribuito a fare il Maresciallo degli italiani».

Cominciamo dal personaggio...
«Un personaggio senz'altro vicino alla gente, più di qualunque altro che la tv ha proposto. Intanto semplice. Umano, come tutti. Rocca ha le stesse esigenze della gente che lo guarda e ne segue le vicende. Rocca ha quasi gli stessi pensieri. Si potrebbe dire che dice quasi le stesse cose che ha in mente l'uomo medio».

Le parole, i pensieri. E poi?
«E poi la vita privata. Anche qui, Rocca è stato una miscela vincente di cose familiari e straordinarie. Una vita da vedovo ma con al fianco una donna come la vorrebbero tutti. Bella, non giovanissima ma gradevole, matura e comprensiva.».

Una vita quasi normale insomma.
«Sì, quasi. Se guardiamo alla storia d'amore con Margherita vediamo che Rocca ha accanto a sé una donna adatta a vivere una vita al fianco di un carabiniere.
Ovvero piena di difficoltà, fatta di affetto, tenerezza e comprensione. Però c'è sempre da fare i conti con una società, quella italiana, che spesso non accetta le situazioni non istituzionalizzate e in questo la vita sentimentale di Rocca è quasi una sfida».

Stando a contatto con molti uomini dell'Arma, che cosa l'ha colpita maggiormente di loro e della loro vita?
Quasi tutti i carabinieri che ho incontrato facendo questa fiction sono ragazzi colti, istruiti, intelligenti. Gente che ha studiato a lungo, che si impegna a fondo per apprendere bene le tecniche di questa professione».

E poi, che cos'altro l'ha colpita nei carabinieri?
«Forse la straordinaria correttezza delle azioni, quella grande attenzione che mettono per non ferire la sensibilità degli altri, non solo di quelli che difendono per esigenze di lavoro. Mi hanno colpito quei ragazzi che hanno messo un grande impegno per aiutarmi a entrare nelle loro teste, nei loro gesti».

Che cosa hanno i carabinieri che più incarna l'italianità?
«Tutto, dalla divisa all'atteggiamento, al modo di fare. Tutto è italiano in loro, è difficile scorgervi qualcosa che si discosta dall'italianità più accentuata. Sono un simbolo della nostra Italia».

Renato Minore