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Laura Toscano

Laura Toscano "convive" ancora, felicemente, con il Maresciallo Rocca. Sta preparando, con il marito Franco Marotta, la quarta serie dello sceneggiato televisivo. Sei nuove puntate si aggiungeranno alle sedici già realizzate nelle tre serie fortunatissime, che continuano ad essere replicate. «Nelle repliche il povero Rocca si difende molto bene, spesso meglio di una fiction nuova. Vuol dire che la gente lo ama, ama anche rivederlo sugli stessi percorsi», dice la Toscano e aggiunge che ora, nelle storie che sta scrivendo, la vita del carabiniere più famoso d'Italia «si è complicata ulteriormente, gli è rimasto un bambino piccolo dopo la terribile morte della moglie.»

Laura Toscano

Qual è a suo avviso il segreto del suo successo?
«E' un uomo qualunque, di solidità e di affidabilità, che si misura con lo straordinario, quell'elemento di disordine nel sociale rappresentato dal delitto. Veste una divisa con grande senso del dovere, rischiando la vita.»

Non un eroe, direi un antieroe...
«Agisce nel disordine di una società che mostra le sue ferite segrete. Personaggio d'ordine, forte di un apparato che lo garantisce dal disagio psicologico.»

Qualche volta dà l'idea di essere indisciplinato...
«Spesso si muove con una libertà che non gli sarebbe consentita, ma nello stesso tempo con una visione chiara del bene e del male, seguendo un suo ordine interiore. Di qui il suo conflitto con il Procuratore, che indica due modi diversi di vedere l'indagine. Rocca si muove più con l'istinto...»

Nel romanzo Il Maresciallo Rocca e l'amico d'infanzia, pubblicato da Mondadori, lei ha rivelato qualche elemento del suo passato, delle sue origini, della sua infanzia:
«Sono i lati oscuri, i segreti e i sentimenti forti e lontani. Un suo amore infelice, come ha scelto l'Arma, il senso del dovere. Ma felicemente risolti nella realtà in cui vive e soprattutto dalla solarità del suo carattere generoso e ironico.»

Questo crea una forte identificazione nel pubblico?
«E' essenziale in questa identificazione la vita in una famiglia "normale", con la sua microconflittualità quotidiana. Nel lavoro Rocca è l'uomo di tutti, nella vita di ogni giorno sa quanto è difficile essere padre.»

Ma Rocca è poi Proietti, la sua maschera, i suoi gesti, le sue parole...
«E' il più grande degli attori italiani. Si è calato nel personaggio con apparente naturalezza e con straordinario "mestiere". Noi pensavamo a lui scrivendo il testo, ma non sapevamo che ci sarebbe stato lui. Gigi ha scelto dopo aver letto la sceneggiatura.»

Con le storie di Rocca pensa che la figura del carabiniere si sia meglio stabilizzata nell'immaginario degli italiani?
«Hanno fatto scoprire i carabinieri a un pubblico medio, con le loro virtù di grande affidabilità, di rispetto dei valori dell'ordine e della legalità, al servizio della Stato.»

Renato Minore