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Flavio Insinna

A dire la verità, io avrei voluto davvero fare il carabiniere. E' un abito, questo, che mi calza perfettamente, mi sento a mio agio e, avendo interpretato il capitano Anceschi in Don Matteo, mi ha fatto scoprire delle cose di me che nemmeno immaginavo.

Flavio Insinna

Una "vocazione" che nasce ancora prima di fare l'attore?
«Sì. Io ho 36 anni e devo dire che la tradizione dell'Arma appartiene a molti rami della mia famiglia. Diciamo che ho respirato questo tipo di atmosfera da ragazzo e mi sono sempre trovato bene con questi uomini in uniforme. Ma poi ho deciso di fare l'attore e l'interpretazione di ruoli come quello di Anceschi ha contribuito a rendere più forte la mia carriera.»

Qual è la prima sensazione che i Carabinieri le mettono addosso?
«Direi innanzitutto un grande senso di rispetto. Un sentimento non facile da provare, visto che spesso la divisa intimidisce. Ma nei Carabinieri c'è qualcos'altro. Un carabiniere ti mette a tuo agio, forse perché l'Arma fa parte della nostra cultura ed è difficile pensare ad un'Italia senza.»

Come si è sentito nei panni del capitano Anceschi?
«Molto bene. La divisa la sentivo mia, era come se non avessi fatto altro nella vita. Un'esperienza indimenticabile, che mi è servita anche per capire meglio la gente»

Com'è stato lavorare con attori come Frassica o lo stesso don Matteo, Terence Hill?
«Molto interessante, lo dico perchè lavorare a fianco di ruoli difficili, come quello del prete buono e quello del maresciallo ricorda che anche la fede può fare da puntello, può mettere ordine nella società. Poi, per il resto, c'è l'Arma.»

Come una specie di tutore al di sopra delle parti?
«Sì, direi che solo con i Carabinieri ci si sente così. Fermi tutti, basta, sono un carabiniere. Sono un altro anche se non dimentico che sono soprattutto un uomo, sono buono, devo difendere un ordine, una società, una causa che è quella di tutta l'umanità.»

Di qui l'accusa che spesso si fa alle rappresentazioni mediatiche che hanno per oggetto gli uomini dell'Arma, ovvero quella del buonismo...
«Non si tratta di buonismo, qui ci si sbaglia. I carabinieri sanno anche essere piuttosto duri, hanno la forza e il coraggio di affrontare le difficoltà. E poi hanno sempre ferma una cosa importante. La coscienza.»

Ci spieghi meglio
«Il fatto è che, indossare quella bellissima divisa significa anche mettersi in testa una frase martellante, che è più o meno questa: non posso sbagliare, sto facendo qualcosa per la società, per gli altri. Io credo che non ci sia un altro ruolo, un'altra professione che coinvolge così tanto anche la nostra coscienza.».

Renato Minore