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Carabinieri in bianconero

di Nantas Salvalaggio

Fu a Parigi che imparai a guardare l'Italia con gli occhi del carabiniere. A metà degli anni Sessanta ero un giovane direttore di Panorama, e proprio per la rivista fondata da Time e Mondadori stavo cercando uno scrittore versatile per la rubrica di costume.

La risposta di Peppino Manca, episodio televisivo della serie "Allo Specchio", regia di Alberto Negrin, 1971

Così incontrai Mario Soldati, il romanziere di Lettere da Capri, che spesso si esiliava nella capitale francese per lavorare in pace. Ci mettemmo presto d'accordo sul titolo della rubrica e il relativo compenso (Soldati era un uomo generoso, ma come tutti i generosi aveva le mani bucate).

Poi domandai: "E adesso, Mario, cosa stai scrivendo?" Tirò fuori dalla tasca del cappotto di tweed, stile Sherlock Holmes, un grosso fascio di appunti: "Vorrei fare un romanzo popolare sulla 'Benemerita'" mi disse: "E poi magari uno sceneggiato a puntate per la televisione. Perché, vedi, come Pisa non esiste senza la Torre pendente, così l'Italia non si capisce senza la lucerna dei Carabinieri."

Nascevano così I racconti del Maresciallo, quindici storie vere che Soldati aveva ricavato dalle esperienze di un suo caro amico, sottufficiale dell'Arma. Il libro, pubblicato da Mondadori, ebbe un immediato successo; e fu sulla scia di quel successo che il regista Mario Landi portò sul piccolo schermo, in sei gustosi e sapidi telefilm, le oscure vicende di una piccola Stazione dell'Arma. Gigi Arnaudi, il maresciallo dai toni bruschi e dalla profonda umanità, era interpretato da un impeccabile Turi Ferro.

Una scena di Fontamara con, al centro, Renato Mori e Guido Leontini, regia di Carlo Lizzani, 1983

Dalle Alpi a Lampedusa milioni di Italiani scoprirono per la prima volta i rischi e le fatiche dei 'guardiani della legge'. Era il primo feuilleton da piccolo schermo, con il suo eroe positivo in bianco e nero, che Gramsci avrebbe definito 'nazional-popolare'.

Se un giorno un nostro Honoré de Balzac scriverà una 'commedia umana' sull'Italia del Novecento, non potrà fare a meno di rivedere e studiare in cineteca tutte le 'maschere' della nostra tivù primordiale, sia nelle scene di città che in quelle della profonda provincia.

Tra queste 'maschere' popolari, personaggi degni della Commedia dell'Arte, campeggiano a tutto tondo il Don Camillo di Fernandel e il Maresciallo dei Carabinieri modellato da Vittorio De Sica (o Turi Ferro). Ma il nostro romanziere dovrà pure chiedersi, come altri si sono chiesti mille volte, il motivo per cui il maresciallo-De Sica 'fa meno paura' del fumantino sacerdote.