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Arma dell'Arma

Copertina del Libro 

Arma Bell'Arma
L'Arma nella storia

Ritratto di Giuseppe Thaon di Revel (1756-1820)Ai primi di maggio del 1814, annus fatalis, le rotte di due vascelli inglesi si intersecano nel Mar Ligure. L'Undaunted, salpato il 28 aprile dal golfo provenzale di Saint-Raphaël, getta l'ancora la sera del 3 maggio nella rada di Portoferraio, isola d'Elba, piccolo regno d'esilio dell'ex imperatore Napoleone. Il Boyne, partito il 2 maggio da Cagliari, sbarca il 9 nel porto di Genova Vittorio Emanuele I di Savoia re di Sardegna. Quei due traslochi marittimi incrociati segnano la fine di una grande avventura e il ritorno a un vecchio ordine che sembrava morto e sepolto.
A Torino, capoluogo da un buon quindicennio del Dipartimento francese del Po, si attende con ansia il ritorno del sovrano legittimo che l'ha lasciata nel lontano 1798. Con ansia e timore: che ne sarà delle conquiste civili del periodo napoleonico sotto quel revenant? E Vittorio Emanuele I conferma i timori delle "élites" liberali; già quando il 20 fa il suo ingresso solenne nella capitale vestito alla moda di vent'anni prima, cipria codino e cappello alla Federico II, si capisce subito che la parola Restaurazione avrà negli Stati Sabaudi un significato pregnante, pur se i cittadini lo acclamano con sincera devozione di sudditi. Seguon decreti: via il Codice Civile, via il matrimonio civile, via il divorzio, cariche di corte ripristinate in base all'Almanacco del 1798... Scampano ponti e strade costruiti nel frattempo, ché servono; scampano alcune nuove tasse, ché i danari fan sempre comodo; scampano alcuni funzionari di spicco del passato regime, perché comunque il regno ha bisogno di gente preparata e capace. L'aspirazione è quella di ristabilire quanto si riteneva buono del vecchio Piemonte settecentesco.
A questo proposito il re si dà da fare con la ricostituzione dell'esercito, che dovrà servire sia a difendere le frontiere sia a sventare "le grandi minacce che dovunque si celano contro la tranquillità pubblica"; allude anche all'idra giacobina, spauracchio del trono e dell'altare. Si crea perciò una sorta di ministero dell'Interno chiamato Direzione generale del Buon Governo, che ha a disposizione non solo l'apparato di polizia, ma un nuovo corpo militare istituito in base a uno studio condotto dalla Segreteria di guerra: il Corpo dei Carabinieri Reali. Il 13 luglio 1814 il sovrano promulga le Regie Patenti che ne segnano la nascita e ne definiscono prerogative e incombenze, prima fra tutte quella di "ristabilire ed assicurare il buon ordine e la pubblica tranquillità, che le passate disgustose vicende hanno non poco turbata a danno dei buoni e fedeli Nostri sudditi".Giubba per uniforme da campo si Corazziere, con bandoliera. Epoca del regno di Vittorio Emanuele III
Quei soldati d'élite, armati di carabina, "per buona condotta e saviezza distinti ", sono considerati il primo Corpo dell'Armata Sarda (come allora si chiamava l'esercito piemontese), con il compito di scortare le persone reali e il diritto di marciare in testa alle colonne militari, davanti a tutti gli altri. L'organico conta inizialmente ventisette ufficiali e 776 fra sottufficiali e truppa, comandati dal colonnello conte Provana di Bussolino e dipendenti dal generale Thaon di Revel (il quale perciò viene considerato dall'Arma come il suo primo Comandante Generale); che è contemporaneamente presidente capo del Buon Governo e governatore della città, cittadella e provincia di Torino.
Articolati nelle due specialità, a piedi e a cavallo, i Carabinieri sono stanziati per il momento in sei province sulle dodici previste: Torino, Savoia, Cuneo, Alessandria, Novara e Nizza con altrettante Divisioni (attuali Comandi Provinciali). Hanno una bella uniforme: turchina, guarnita di alamari d'argento, segno di particolare distinzione. La foggia è all'austriaca, la moda militare tien conto delle alleanze. Il cappello è un bicorno alto; poi si abbasserà.
Quegli eleganti militari, a differenza degli altri, sono distribuiti fin d'allora su tutto il territorio, non solo nelle città ma anche nei villaggi, a stretto contatto con la popolazione, che li vede uscire di pattuglia a due a due per le strade "principali, traverse e vicinali".
I requisiti per entrare nel corpo sono severi: l'aspirante carabiniere deve aver già prestato servizio per quattro anni in un altro corpo dell'Armata, essere alto almeno trentanove oncie (un metro e settantacinque), saper leggere e scrivere correntemente in tempi di analfabetismo quasi totale.
Elmo da cavalleria, utilizzato da un reparto di Carabinieri Reali per la scorta d'onore del principer ereditario, futuro re Umberto I, in occasione delle sue nozze con Margherita di Savoia nel 1868A un anno dalla loro costituzione, i Carabinieri ricevono il battesimo del fuoco. Fuggito dall'Elba, Napoleone ha ristabilito l'Impero; ma l'Europa si coalizza di nuovo contro di lui. Il 14 giugno 1815 una divisione francese penetra in Savoia; due piccole stazioni dei Carabinieri, a Maltaverne e a Montmélian, sono travolte, ma i militari, già fatti prigionieri, riescono poi a fuggire. Tre settimane dopo il conte de La Tour contrattacca e tenta di impadronirsi di Grenoble con un colpo di mano. Fra le sue truppe conta anche un plotone di Carabinieri a cavallo, trentaquattro uomini comandati dal luogotenente Taffini d'Acceglio, che poi diventerà comandante generale dell'Arma; sono loro che parteciperanno a una carica decisiva che costringe i francesi a rinchiudersi nella piazzaforte abbandonando i sobborghi ai vincitori. E quattro giorni dopo Grenoble si arrende.
Torna la pace, tornano i compiti di polizia, i comandanti si avvicendano, gli effettivi crescono fino a raddoppiarsi, viene creata una Settima Divisione nell'annessa Genova, città difficile, che nutre accorate nostalgie repubblicane e non ha simpatia per i piemontesi. Il grande naufragio napoleonico ha lasciato ovunque una quantità di relitti che sono come bombe inesplose, e che la Restaurazione non riuscirà a disinnescare: le idee di libertà, di uguaglianza, di nazionalità accomunano i reduci della Grande Armata e i giovani imbevuti di sogni di gloria e di fantasticherie romantiche.
Si leggono Alfieri e Foscolo, si ascoltano affascinati le mirabolanti avventure di quelli che sono stati in Spagna e in Russia, si almanacca, si cospira. Cospirano tutti, in quei tempi di società segrete, studenti, borghesi, militari, persino i reazionari che diffidando dell'universo mondo si riuniscono in segreto per combattere le società segrete.