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Danilo Ciampini Tenente,
Comandante del Nucleo Operativo e Radiomobile
della Compagnia Carabinieri di Velletri (RM)
1. I modelli organizzativi
classici
La società occidentale nel suo sviluppo attraverso i secoli si è
basata su sistemi socio - organizzativi di tipo gerarchico, in cui
i rapporti si articolavano in base al concetto di supremazia,
subordinazione ed interdipendenza dei due elementi(1).
Pensiamo all'organizzazione di una grande fabbrica con dirigenti,
impiegati ed operai, oppure ad un'associazione culturale composta
da presidente, segretari ed iscritti; il fondamento di tale
rapporto è il concetto di autorità, che si articola in due
dimensioni: comando e valore di identificazione(2).
Il comando si esprime in forma di leggi, che ci si aspetta vengano
obbedite, e attraverso l'assunzione del compito di decidere, in
base a procedure e competenze "istituzionalizzate"(3).
Come valore d'identificazione collettiva l'autorità crea una serie
di simboli, gesti e valori capaci di poter chiedere ed ottenere
dalla collettività "sacrifici" di vario genere che possono giungere
sino al sacrificio della vita. Mentre per il decisionismo classico
(secondo il modello schmittiano) la decisione è la creazione di una
situazione risolutiva, nella moderna società democratica e
rappresentativa la decisione è la certezza di esecuzione al culmine
di procedure di informazione, confronto e negoziato.
Nel sistema democratico la decisione si è trasformata quindi in
mediazione, ingabbiata in un sistema organizzativo verticale. In
questo senso la decisione ha perso di efficacia poiché
l'organizzazione è in realtà un insieme di giochi, con base
razionale ed utilitaristica, in cui tutti i soggetti si comportano
secondo regole più o meno rigide. Le decisioni e gli obiettivi
vengono raggiunti e determinati tramite un calcolo razionale
riferito allo scopo, immaginando nelle situazioni che coinvolgono
un eventuale avversario, il comportamento razionale dell'altro. In
sostanza un gioco strategico di posizioni razionali, la cosi detta
rational choice.
2. I modelli organizzativi
atipici
Se un'azienda o uno Stato non tenessero conto di suddetti
parametri scomparirebbero come tali, ossia otterrebbero il massimo
dell'inefficienza, l'opposto della scelta razionale. Tuttavia
questa non è che una delle possibilità di condurre un gioco
strategico, vi è infatti la possibilità di non far intervenire i
parametri di rational choice(4), mediazione, autorità e
struttura.
Gli esempi di strutture atipiche sono stati molteplici nel corso
della storia, anche se non del tutto corrispondenti ai parametri
esposti. La pirateria ed il brigantaggio forse sono gli esempi più
calzanti di strutture che si sono confrontate con il mondo
militare. Pensiamo ai bucanieri ed ai filibustieri che nel '600
infestavano le coste e le rotte del Mar dei Caraibi, compiendo
razzie contro navi e basi spagnole, arrivando a costituire comunità
liberamente organizzate nelle isole caraibiche quali S. Domingo e
Tortuga(5).
Il brigantaggio post unitario d'altro canto nelle zone
dell'Abruzzo(6), basava il proprio potere sulla capacità di
frammentare la propria azione mantenendo una netta separazione tra
la miriade di bande che operavano in un settore geografico molto
ampio e variegato senza presentare una struttura di comando fissa
eppure mostrando capacità di azione altissime. A ciò va
indubbiamente aggiunto come il brigantaggio nel corso degli anni
abbia cambiato le proprie connotazioni ideologiche passando da
forma di reazione all'unità d'Italia (con forti connotazioni
politiche), fino a giungere a mera attività sovversiva e
delinquenziale.
Le capacità appena descritte esistono tuttavia anche in ambito
strettamente militare, focalizzate però su un piano maggiormente
operativo(7).
Un classico esempio potrebbe essere quello rappresentato dalle
capacità che un paracadutista deve apprendere e sviluppare al fine
di sapersi muovere in piena autonomia tattica ed operativa sul
campo di battaglia(8). Si pensi anche ai reparti del Long Range
Desert Group durante le campagne della Seconda Guerra Mondiale in
Africa Settentrionale.
Questi militari riuscivano a gestire in piena autonomia le proprie
missioni operando almeno in modo atipico rispetto ai parametri di
mediazione, autorità e struttura(9).
Per giungere ai giorni nostri troviamo questi modelli applicati
nella lotta di matrice terroristica(10) posta in essere da
organizzazioni come ad esempio al Qaeda(11) della quale si
evidenzia la natura e l'organizzazione che ci riporta ai modelli di
guerra non convenzionale. Tra i vari studi sui modelli di guerra
non convenzionale si evidenzia quello sviluppato da John Arquilla e
David Ronfeldt(12), da loro definito come termine netwar, che ci
spinge verso gruppi capaci di operare al di fuori dei parametri di
efficienza razionale descritti. La descrizione che fanno i due
studiosi è quella di un gruppo capace di unirsi ed operare con un
sistema a rete invece che gerarchico. Ossia il gruppo mantiene
un'unità nel tempo proprio perché la sua struttura non è rigida e
verticale, bensì cellulare e priva di un piano articolato e
definito(13).
Il potere in senso classico è suddiviso e policentrico, limitato in
senso verticale e suddiviso in modo orizzontale(14), capace
tuttavia di mantenere una propria coesione ed un'unità d'azione. In
termini pratici la "guerra di rete" si realizza con una miriade di
micro gruppi del tutto indipendenti e slegati tra loro, senza una
comune pianificazione se non nelle macro idee.
Sfruttando una struttura a cellula esagonale (la massima struttura
per capacità comunicativa), i micro gruppi riescono a far filtrare
dati ed informazioni, senza tuttavia essere davvero indispensabili
per la comunicazione, che si attua anche in mancanza di un
elemento. L'immagine che certo meglio rende il concetto è quello
del nido d'api, dove la mancanza di notevoli parti nella struttura
dell'alveare non comporta il collasso della struttura, né la morte
della singola ape implica lo smembramento dello sciame. Un'immagine
molto lontana da quella della catena, dove la mancanza di un anello
o il suo cedimento implica la fine della struttura stessa. In
questo modello ci si riesce a riunire in modo quasi "spontaneo"
ossia senza una reale pianificazione comune; ogni gruppo si
presenta con un obiettivo/progetto diverso e sconosciuto agli altri
lasciando il maggior numero di punti non pianificati da sviluppare
secondo l'esempio della Critical Mass(15).
3. La massa critica
La Critical Mass, o più semplicemente massa critica, nasce negli
USA nei primi anni '90 come un semplice raduno di biciclette, per
poi diffondersi in tutto il mondo come evento di ampia portata
mediatica. Da questo fenomeno è possibile tuttavia trarre delle
osservazioni e delle riflessioni di grande portata.
La massa critica prevede che una massa di persone, sfruttando la
loro massa/quantità, occupi strade abitualmente utilizzate per il
traffico automobilistico determinandone uno stravolgimento
sostanziale delle dinamiche definite e comunemente accettate.
In particolare si pongono le basi per lo stravolgimento dei
rapporti di forza tra i soggetti implicati. L'aggregazione di un
"nuovo soggetto", la massa appunto, in un contesto dominato da
soggetti unici (gli automobilisti) implica infatti la perdita dei
cardini di riferimento canonici delle "monadi automobilisti". Si
crea in sostanza un rapporto di sopraordinazione tra un soggetto
collettivo, indistinto e non formalmente organizzato (la massa),
nei confronti di uno privato, autonomo e categorizzato da regole
frutto di un sistema di rational choice.
L'aspetto organizzativo è quello che come accennato riveste
maggiore interesse. Trattandosi sostanzialmente di un evento
spontaneo e di coincidenza, la massa critica può fare a meno di
un'organizzazione gerarchizzata o di qualunque tipo di rapporto di
comando e controllo. è l'esistenza stessa della massa che implica
il suo avvio ed il suo sviluppo. I "dati necessari" dell'evento
consistono in definitiva nella conoscenza dell'evento e nella
partecipazione allo stesso. Ovviamente è implicita un'ideazione ed
una conseguente comunicazione, ma tutto ciò è funzionale alla
nascita dell'evento e non alla creazione di una struttura di
comando che ne gestisca gli sviluppi o le finalità.
Nella massa critica si verifica l'esatto opposto di quanto accade
in una programmazione di tipo EBO(16) (Effects-based Operations -
Operazioni basate sull'effetto). In quest'ultimo tipo di
pianificazione i processi vengono elaborati sulla base degli
elementi informativi a disposizione del Decision Maker tenendo ben
presente la terza legge di Newton secondo la quale: "Per ogni
azione c'è una reazione uguale e contraria". In base a tale
principio si crea una relazione sostanziale tra la fase di
pianificazione/conduzione e quella di definizione degli effetti che
si produrranno in seguito al compimento di una determinata
azione.
Nelle "organizzazioni" caratterizzate da strutture atipiche come
quelle a cui si è fatto sinora riferimento, le decisioni sono
immediate, contestuali, casuali e poste in essere da soggetti non
rivestiti da incarichi di comando. Un esempio è quello della scelta
del percorso che la massa si trova a seguire nella Critical Mass.
Il percorso non è studiato né programmato, anzi è deciso sul
momento, spesso da chi è in testa al gruppo oppure da soggetti che
potrebbero essere in possesso di conoscenze non necessariamente
adeguate rispetto al luogo ed al contesto.
I principi della massa critica e della coincidenza trovano piena
applicazione in vari ambiti. Si pensi ad esempio ai cosiddetti
modelli di partito "movimentisti" che si pongono in opposizione ai
modelli classici di partito politico tipici del XX secolo. Nella
logica delle liste movimentiste il risultato politico elettorale
riveste un'importanza secondaria. Di maggiore rilievo risulta
invece essere quella di "assalire" e poter fuggire dalla scena
politica quanto più rapidamente possibile per poter poi tornare
nuovamente alla carica.
Alla base del movimento resta il sistema di valori che rappresenta
l'unico "centro saldo dato dalla comune appartenenza a ideali e
principi condivisi ma cui partono tanti fili che nascono dalla
società civile e contemporaneamente, l'avvolgono"(17). Le
contrapposizioni vengono così superate in nome di un comune valore
di riferimento in una piena "logica dei corsari".
4. Il fattore motivazionale
In un tale contesto, come già accennato, assume un ruolo
centrale il fattore etico-valoriale del soggetto partecipante
all'evento.
La massa, pur configurandosi come un'entità unica, indistinta e
priva di una gerarchia interna, necessita per funzionare di
un'assunzione di responsabilità da parte dei soggetti partecipanti.
In primo luogo ciò è necessario per dare avvio all'evento o al
movimento, il quale senza un'idea o una spinta motivazionale forte
non potrebbe nascere. In secondo luogo il fattore motivazionale è
necessario per far sviluppare l'evento.
Bisogna tuttavia precisare che non si sta facendo riferimento ad un
sistema di norme intese come rapporto di imposizione-violazione(18)
bensì ad una comune etica di riferimento. Sarebbe infatti più
corretto fare riferimento ad un messaggio che costituisce il
fattore motivazionale di riferimento. Messaggio che ovviamente non
essendo definitivo nel suo essere, assume le più svariate
sfaccettature.
Sul piano "tattico" il comune messaggio di riferimento si
estrinseca in procedure operative comuni ai partecipanti, acquisite
tramite esperienza diretta o scambi comunicativi non prestabiliti.
Un esempio può essere quello del passaggio della massa critica
presso incroci con il semaforo rosso, in cui singoli soggetti
autonomamente si antepongono agli autoveicoli per far transitare la
massa.
Il soggetto in questo caso agisce come "parte della massa" e non
come elemento di gestione e comando della massa. Il soggetto
diviene quindi strumento per la creazione e lo sviluppo
dell'evento: le caratteristiche del singolo sono messe a
disposizione della massa che in questo modo può continuare la sua
progressione. Per quanto attiene al "messaggio" è cardinale
sottolineare come esso debba essere rimesso alla libera
interpretazione del soggetto, ciò al fine di permettere di creare
delle basi motivazionali molto aderenti al soggetto e pertanto più
solide.
Giova a questo punto chiarire come l'evento, non avendo una
direzione univoca e prestabilita, possa svilupparsi autonomamente
in più direzioni. Tale separazione può tuttavia condurre a due
conclusioni distinte ed antitetiche:
- da un lato può condurre alla fine dell'evento a causa della
eccessiva frammentarietà della massa che nel suo eccessivo
separarsi perde di forza e di capacità di dominio nei confronti
delle individualità (nel caso della massa critica il termine di
riferimento sono gli automobilisti);
- dall'altro lato può produrre fenomeni di ulteriore rafforzamento
dell'evento nel momento in cui il mantenimento di masse adeguate
permettono il conseguimento di risultati tattici di più ampia
portata, ovvero alla creazione di un fenomeno di più ampia
risonanza pubblica e mediatica.
Tuttavia questo fenomeno costituisce di certo il punto di raccordo
per la creazione di un loop in cui messaggio - evento-effetto
mediatico - comunicazione costituiscono gli elementi che si pongono
in sistema tra di loro per creare una nuova "onda" capace di
portare alla creazione di nuovi eventi.
5. L'applicazione sul piano
operativo
I principi del Critical Mass applicati in un contesto di lotta
ci spingono ad ulteriori riflessioni. Prima tra tutte l'estrema
ridondanza sotto ogni aspetto del sistema proposto, ossia la
possibilità che chiunque possa lanciare e far portare a compimento
un qualunque messaggio. I singoli elementi non operando sulla base
di legami e vincoli normativi possono muoversi in modo autonomo
verso l'obiettivo-progetto: nessuno ha la responsabilità
organizzativa ma tutti possono giungere ad avere successo
sfruttando la possibilità di utilizzare tutte le opzioni possibili,
anche quelle non razionalmente efficienti. Sul piano tattico è la
capacità di sfruttare il caos, la massa e l'indistinto a proprio
vantaggio(19).
Ulteriore aspetto di notevole interesse è il rapporto tra evento e
comunicazione. La comunicazione permette l'aggregazione ed il
passaggio di informazioni utili senza diventare un sistema per
impartire ordini e direttive.
Le decisioni e le operazioni sono del tutto decentralizzate,
lasciando spazio ad autonomia ed iniziativa. Tutti elementi che
sono al di fuori dei giochi secondo cui la nostra società è
organizzata.
Tali principi spingono a superare i canoni assodati di riferimento
organizzativo(20) anche per ciò che riguarda reclutamento e
formazione.
Non esistendo una struttura fissa non esiste neppure una sola
procedura di reclutamento, ossia i canali da cui attingere sono
pressoché illimitati: basti in questo senso pensare alla diversa
provenienza nazionale(21), al grado d'istruzione, all'indirizzo
politico e religioso, al sesso ed alla formazione di terroristi ed
appartenenti ai movimenti antagonisti(22).
Per quanto riguarda la formazione la prospettiva è molto simile:
mancanza di procedure simili, formazione di nicchia attraverso
Internet, incontri, scambi di materiale spesso filmato(23).
6. L'attività di
arginamento
Il contesto appena descritto pone in luce delle criticità
nell'attività di contrasto di fenomeni basati sui principi della
massa critica e della guerra net centrica.
Risulta di assoluta attualità comprendere come possa essere
possibile fronteggiare tali fenomeni per evitare che possano essere
utilizzati come veri e propri strumenti di lotta. Si evidenzia al
riguardo che tali eventi si potrebbero verificare in ambito sia
militare che civile, e di certo a cavallo tra i due. Tale
affermazione va vista alla luce della considerazione che la netta
separazione tra piano militare e civile ha sostanzialmente perso di
significato(24).
La guerra asimmetrica e "senza limiti"(25) nonché il concetto
dell'omnitarget(26) hanno completamente stravolto quella netta
distinzione valida di certo sino alla fine della Guerra
Fredda(27).
Tutti questi elementi associati alla difficoltà di sviluppare con
sufficiente tempismo compagini e strategie di risposta mettono
facilmente in crisi le modalità di reazione e contrasto ai fenomeni
di lotta basati su massa critica e guerra net centrica. Si pensi
come ad esempio nell'ambito dell'ordine pubblico la massa critica
non può essere completamente equiparata ad una manifestazione
organizzata, cosa che può facilmente mettere in crisi le autorità
che non hanno un punto di riferimento a cui fare capo. Si pensi
agli effetti che potrebbero accadere in una situazione di
mantenimento della sicurezza in zone di crisi.
Nell'ambito della Polizia Giudiziaria appare evidente come gli
strumenti investigativi(28), debbano essere uno strumento snello e
tempestivo nelle attività di contrasto dei reati. Cosa che risulta
difficile in un contesto di rapido aggiornamento delle capacità
informatiche a tutti i livelli e di modelli organizzativi
caratterizzati da frammentarietà e poliedricità.
Il punto cardine per una efficace azione di contrasto resta
evidentemente sempre la risorsa umana.
Sotto questo punto di vista appare importante il ruolo giocato da
forze appositamente studiate per essere in grado di agire
attivamente in quella gamma d'interventi che possono andare dalla
guerra convenzionale alla gestione dell'ordine pubblico(29). Le
Multinational Specialised Unit (MSU) e le Stability Police Units
(SPU), entrambe sorte sulla base dell'esperienza accumulata
dall'Arma dei Carabinieri a livello internazionale, rappresentano
di certo degli strumenti flessibili ed adattabili in grado di
operare in un contesto dove i compiti militari e civili si
sovrappongono(30). La loro stessa natura, caratterizzata da un
"doppio cappello" (militare e civile) gli consente di adattarsi ad
ogni cambiamento della situazione contingente(31). Tale capacità è
sintetizzabile nel concetto di "pensiero aperto" e dialettico non
ancorato allo scritto "universale sempre valido". La formazione
stessa del carabiniere/gendarme si basa sul ricordo e sulla
consapevolezza dell'essere in modo eguale "cittadino, militare e
tutore della legge": una triplice identità che consente di
confrontarsi con una realtà in continua fase di evoluzione(32).
Tale modello formativo coniugato con una solida preparazione
professionale negli ambiti della P.G., della P.S. e nel settore
militare, rende di certo questa tipologia di unità un elemento
prezioso per la gestione di fenomeni difficilmente inquadrabili e
definibili.
7. Precisazioni finali
Per definire dettagliatamente un modello quantitativamente e
staticamente valido che ci possa assistere nella formulazione di
una analisi capace di costituire un punto di riferimento dottrinale
si necessiterebbe di maggiori approfondimenti e di un bagaglio di
esperienze più ampio. Tuttavia lo sviluppo di una analisi seppur a
livello primordiale dei fenomeni di tipo organizzativo connessi al
Critical Mass ed al modello net centrico e movimentista, ci ha
permesso già da ora di prospettare i quesiti per giungere ad una
pianificazione delle azioni necessarie per arginare e contenere
situazioni di potenziale criticità. Il presente testo, di natura
puramente dottrinale e speculativa, ha mirato sia a fornire uno
strumento elementare di riferimento per i soggetti direttamente
interessati nelle azioni di controllo e di eventuale contrasto, sia
a dare un termine di valutazione con cui definire i futuri sviluppi
del fenomeno.
L'impianto descritto è infatti diretto ad identificare unicamente i
macro aspetti di riferimento, così da facilitare la conoscenza e la
riflessione sul fenomeno, così da facilitare una più approfondita
riflessione sulla tematica.
In ultima analisi si vuole qui evidenziare come i fenomeni
descritti rappresentino un aspetto di nicchia nel contesto di un
radicale mutamento delle strutture organizzative che ha preso avvio
con la caduta dei termini di riferimento della Guerra Fredda.
Approfondimenti
(1) - "Il rapporto servo-padrone è una giustificazione dialettica
di un principio già noto che è quello del vincolo di dipendenza: il
padrone ha bisogno del servo e ne dipende non meno di quanto il
servo abbia bisogno del padrone: la negazione è reciproca e il
rapporto è uno solo"; R. Franchini, Il progresso della filosofia,
Napoli, Ferraro, 1986, pag. 646.
(2) - E.N. Luttwak, La grande strategia dell'Impero bizantino,
Rizzoli, 2009.
(3) - G.E. Rusconi, Scambio, minaccia, decisione, Bologna, Il
Mulino,1984, pag. 70.
(4) - Per una panoramica esaustiva delle teorie relative alla
Rational Choice si confrontino autori quali Gary Becker, Kevin
Murphy, Amartya Sen e Milton Friedman.
(5) - Cfr.: P. Gosse, Storia della pirateria, introduzione di V.
Evangelisti, ed. Odoya, Bologna, 2008.
(6) - Archivio di Stato Sezione di Lanciano, Busta 153 Fascicolo
IV, Sottoprefettura - Brigantaggio - Scontri a fuoco, aggressioni e
uccisioni 1863-1867.
(7) - Altro esempio, seppur connotato da limiti temporali e
limitato al solo piano teorico è la grande fucina dell'esperienza
fiumana. Cfr.: Franzilli M., Cavassini P., Fiume, edizioni Le Scie,
Mondadori 2009 Riordino dell'esercito. Il Disegno di nuovo
ordinamento dell'Esercito liberatore, elaborato da D'Annunzio con
il contributo del suo aiutante di campo, capitano Giuseppe Piffer,
prevede una forza armata imperniata su di un "Consiglio militare
che delibera a maggioranza" pag. 220, "Parlammo di fare una
rivoluzione che cominciasse a mutare l'ordinamento dell'esercito,
di abolire i gradi superiori al capitano, di ricreare le antiche
compagnie di ventura di tradizione italiana…" pag. 174.
(8) - Cfr.: D. Ciampini, La formazione del nuovo guerriero, in
Folgore, ottobre 2001.
(9) - Formazione ed organizzazione della pattuglia: la pattuglia
è composta di 2 ufficiali e 30 soldati, trasportati su 10 autocarri
da 80 cwt ciascuno ed una macchina pilota da 15 cwt… La formazione
di queste pattuglie è stata iniziata alla fine del giugno 1940. 6
settimane dopo 3 pattuglie operavano in territorio nemico. Da
allora numerosi colpi di mano e ricognizioni sono stati eseguiti…,
spingendosi a 700 miglia ad ovest della frontiera; S.I.E. "Studio
sulle pattuglie motorizzate per operazioni desertiche a grande
raggio nell'interno della Libia", trad. a cura del Com. Sup.
FF.AA.AS. di un documento inglese rinvenuto sul campo di
battaglia.
(10) - Cfr.: V. Pisano, A. Piccirilli, Aggregazioni Terroristiche
Contemporanee: Europee, Mediorientali e Nordafricane, AdnKronos
Libri, Roma, 2005; V. Pisano, A. Gaspari, Dal Popolo di Seattle
all'Ecoterrorismo: Movimenti Antiglobalizzazione e Radicalismo
Ambientale, 21mo Secolo, Milano, 2003; V. Pisano, Conflitti Non
Convenzionali nel Mondo Contemporaneo, Edizioni Rivista Marittima,
Roma, 2002; V. Pisano, Il Neo-Terrorismo: Suoi Connotati e
Conseguenti Strategie di Prevenzione e Contenimento, Centro
Militare di Studi Strategici, Roma, 1999.
(11) - "… è organizzata sul modello di una famiglia estesa. Facendo
leva sui legami di fiducia che tengono insieme le famiglie, può
fare un uso considerevole di sistemi bancari che hanno un raggio
d'azione globale… La sua struttura chiusa rende estremamente
difficile penetrarla … I valori "pre-moderni" le permettono di
operare in maniera molto efficiente in una condizione di
globalizzazione. Perciò essi non sono affatto pre-moderni", J.
Gray, Al Qaeda e il significato della modernità, Roma, 2004.
(12) - Cfr.: J. Arquilla, D. Ronfeldt, Networks and Netwars, Santa
Monica CA, Rand Corporation, 1996. J. Arquilla, D. Ronfeldt,
Cyberwar and Netwar: New Modes, Old Concepts of Conflict, Santa
Monica CA, Rand Corporation, 1995.
(13) - Aspetto di sicuro interesse è di certo il ruolo rivestito in
un sistema non gerarchico dalla cosiddetta burocrazia, intesa come
elemento di attuazione e di una decisione "Questa fase, che vede in
gioco burocrazie pubbliche, destinatari delle politiche e gruppi
d'interesse, è tutt'altro che irrilevante: l'attuazione di una
politica non discende, infatti, automaticamente dalla sua
decisione, ma richiede la collaborazione di molti altri soggetti, e
può, quindi, essere facilmente, distorta o addirittura bloccata e
resa inefficace", M. Cotta, D. Della Porta, L. Morlino, Fondamenti
di scienza politica, Il Mulino, Bologna, 2001, pag. 32.
(14) - Cfr.: A. Caillè, Critica della ragione utilitaria, trad.it.,
Torino, Bollati Boringhieri.
(15) - …Known as Critical Mass gained momentum, but leaderless
group, following a doctrine of organized coincidence, brought
traffic to a halt while proving too elusive to be stopped; J.
Keats, The Critical Mass Conundrum, in San Francisco Examiner del
29 luglio 2002.
(16) - "Per comprendere le EBO (Effects-based Operations -
Operazioni basate sull'effetto) è necessario comprendere gli
approcci objectives-based e target-based per la pianificazione, la
valutazione e l'esecuzione delle operazioni militari. EBO non sono
destinate a sostituirli. Piuttosto comprendono entrambi questi
approcci ma aggiungono un supporto per il dynamic tasking, la
valutazione, l'economia delle forze e per il tempismo delle
valutazioni. L'approccio target-based identifica l'entità nemica o
gli obiettivi e stabilisce di distruggerli. Il focus è sugli
effetti fisici sul solo livello dell'obiettivo (target). Questo è
stato il tradizionale - e sanguinoso - approccio per millenni.
L'approccio objectives-based guarda la strategia ad un solo livello
e tramuta quella strategia (come la sicurezza a livello nazionale)
in obiettivi al successivo più basso livello (come a livello di
teatro e di compagnia). Il focus qui è sugli obiettivi per
soddisfare il più alto livello strategico (delle strategi). Questo
è stato un approccio comunemente usato per la pianificazione, la
valutazione e le azioni di guerra nella passata decade nella USAF
(Aeronautica militare statunitense). Nell'approccio EBO si
esaminano esplicitamente e si "modellano" le cause tra azioni ed
effetti. Effetti fisici e comportamentali, diretti ed indiretti.
Gli effetti sono il focus principale. Le EBO comprendono e
integrano sia l'approccio target-based che quello objectives-based.
Lo scopo è quello di "modellare" il nemico come un sistema e di
fornire valutazioni dinamiche ed in tempo reale all'opposto degli
altri approcci dove non sono fatte valutazioni dinamiche". Cfr. M.
McCrabb, Effects-based Operations: An Overview, Air Force Research
Laboratory, US Air Force Command, 2004.
(17) - Cfr.: G. Fasanella, A. Grippo, L'orda nera, Milano, Bur,
2009, pag. 19.
(18) - Cfr.: G.U. Rescigno, Corso di Diritto Pubblico, Zanichelli,
Bologna, Ed. 13°, 2010.
(19) - U. Rapetto, R. Di Nunzio, Le nuove guerre, Milano, RCS ,
2001, pag. 277.
(20) - F. Mickolus, T. Sandler, J. Murdock, International Terrorism
in the 1980's, Ames, Iowa State University Press, 1981. F.
Mickolus, Transnational Terrorism a Chronology of Events 1968 1979;
London, Aldwyan Press, 1980.
(21) - Si pensi come ad esempio i responsabili dell'attentato di
Londra del 7 luglio 2005, che costò la vita a 52 persone e provocò
circa 700 feriti, erano giovanissimi britannici cresciuti nella
zona di Leeds.
(22) - Ad esempio nella sola galassia skinheads è possibile
rintracciare un arco ideologico che va dalla sinistra antagonista
sino a giungere ai movimenti neo nazisti internazionali. Cfr.: G.
Fasanella, A. Grippo, op. cit.
(23) - U. Rapetto, R. Di Nunzio, op. cit., pag. 278.
(24) - "Grazie al progresso tecnologico e ai vari processi di
allargamento e estensione dei fenomeni proprie della
globalizzazione, il terrorismo può assumere modalità operative
multiformi che potrebbero risultare sconosciute e difficilmente
prevedibili nel tempo, per cui la scelta delle convenzioni
settoriali di punire i singoli specifici "atti" terroristici
potrebbe risultare insufficiente", M. Delli Santi, Terrorismo
internazionale - definizioni e problemi, in Rassegna dell'Arma dei
Carabinieri, Convegno di studi, serie "atti", Aspetti giuridici
internazionali nelle operazioni di mantenimento della pace, n. 4
supplemento al n.1/2006, Roma, 11 ottobre 2005, pag. 97.
(25) - Cfr.: Q. Liang, W. Xiangsui, Guerra senza limiti, a cura F.
Mini, LEG, Gorizia, 2001.
(26) - Cfr.: R. Myers, National Military Strategy of the United
States of America 2004, Joint Chief of Staff, JCS, 2004,
pagg.4-5.
(27) - Cfr.: V. Pisano, L'Italia e la Guerra Fredda, Theorema
(maggio 2010). La situazione riguardante la sicurezza europea,
occidentale e universale è profondamente mutata tra il 1989 e il
1991 con la caduta del muro di Berlino, lo scioglimento del Patto
di Varsavia, la dissoluzione dell'Unione Sovietica e l'infranta
chimera del socialismo reale. Non solo è finita la quarantennale
Guerra Fredda e con essa l'inerente rischio di uno scontro armato
convenzionale e potenzialmente nucleare tra i due blocchi, ma la
contrapposizione Est-Ovest e la divisione in Primo, Secondo e Terzo
Mondo è stata sostituita dalla dicotomia tra Global North e Global
South che comporta, presumibilmente anche nel lungo termine,
pericoli multi-dimensionali e multi-direzionali, fra cui risaltano
il radicalismo religioso, il terrorismo, l'immigrazione illegale, i
traffici illeciti e proliferazione delle armi di distruzione di
massa".
(28) - "Questo è un nuovo modo di approcciarsi al problema della
lotta alle varie forme di criminalità che ha dato e continua a dare
in molti casi i suoi frutti. Del resto, l'attività investigativa
condotta con l'utilizzo delle intercettazioni, quando effettuata
con modalità che ne esaltano l'intrinseco valore, disvela una
notevole capacità di prevenire gli eventi! Proprio sulla reale
possibilità di prevenire accadimenti penalmente rilevanti e
governare le relative evoluzioni di situazioni che il presente
studio tende a dimostrare le notevoli positive ricadute di questo
strumento anche per il suo contributo che potrà fornire per la
nuova sfida asimmetrica globale al terrorismo internazionale", G.
Spirito, Intercettazioni di comunicazioni nelle attività
investigative - Principi e possibili nuove applicazioni, in
Rassegna dell'Arma dei Carabinieri, n. 2/2004 pagg. 58-59.
(29) - Si pensi ai casi di occupazione di paesi stranieri, cfr. al
riguardo "In pratica, una volta che la popolazione locale è entrata
in contatto con le forze di occupazione, non è più possibile un
vuoto di autorità e le responsabilità degli occupanti sul
territorio rimane intatta anche in quelle aree in cui sono state
ritirate le truppe. In particolare è importante la responsabilità
del mantenimento della legalità e dell'ordine pubblico". F. Mini,
Aspetti problematici delle funzioni di comando e controllo nelle
PSO, in Rassegna dell'Arma dei Carabinieri, Convegno di studi,
serie "atti", op. cit. pag. 18.
(30) - Cfr.: L'intesa con l'ONU è un prestigioso riconoscimento per
l'attività dottrinale dei Carabinieri in ambito internazionale New
York, 29 giugno 2010, "L'Assistant Secretary General for Rule of
Law and Security Institutions del Dipartimento per le Operazioni di
Pace delle Nazioni Unite, Dmitry Titov, e il Generale di Corpo
d'Armata dei Carabinieri Emilio Borghini hanno firmato stamane, al
Palazzo di Vetro, un accordo di cooperazione (Memorandum of
Understanding) tra l'ONU e il CoESPU, il Centro di Eccellenza delle
Unità di Polizia di Stabilità gestito dall'Arma dei Carabinieri in
collaborazione con gli Stati Uniti. L'intesa con l'ONU é un
prestigioso riconoscimento del lavoro svolto dal Centro di Vicenza
che, a 5 anni dalla sua istituzione su decisione del G8 di Sea
Island (USA), ha addestrato oltre 2.500 formatori e quadri
provenienti da Paesi emergenti, in maggioranza africani. Con
l'accordo, le Nazioni Unite riconoscono il contributo dottrinale
fornito dai Carabinieri che abbinano capacità militari a quelle di
polizia e di assistenza alle popolazioni civili, per il ripristino
della sicurezza e della legalità, compiti che i Caschi Blu sono
chiamati sempre più spesso ad assolvere nel quadro delle missioni
di mantenimento della pace nelle diverse aree di crisi nel mondo.
L'intesa prevede una stretta collaborazione ed un coordinamento
sull'addestramento e la preparazione del personale da impiegare in
tali missioni, non solo tra New York e Vicenza, ma anche con
l'invio in diversi Paesi di squadre di specialisti per assistere ed
aiutare i formatori ed i quadri già addestrati a Vicenza nella
preparazione delle proprie unità di polizia destinate all'ONU. Lo
stesso accordo comprende inoltre il continuo aggiornamento dei
moduli addestrativi sulla base della dottrina e delle procedure
d'impiego ONU, con periodici contatti tra il Palazzo di Vetro ed il
CoESPU, corsi speciali per il personale di polizia ONU di stanza
nella base logistica UN di Brindisi. L'obiettivo di fondo del
documento, l'unico del genere sinora sottoscritto dall'ONU, è
quello di diffondere, nell'ambito degli Stati che forniscono unità
di polizia alle missioni di pace delle Nazioni Unite, il sistema
addestrativo già sperimentato con successo dai Carabinieri italiani
in difficili teatri operativi come l'Iraq e l'Afghanistan.
L'intesa, che fa seguito al recente invio di un reparto di 130
Carabinieri ad Haiti nel quadro del rafforzamento della missione
ONU deciso dal Consiglio di Sicurezza dopo il terremoto di gennaio,
consolida la posizione dell'Italia come partner privilegiato delle
Nazioni Unite. Primo contributore di truppe tra i Paesi UE e G8 e
sesto contributore finanziario, il nostro Paese é stato di recente
definito dal Segretario Generale dell'Organizzazione, Ban Ki Moon,
come The ideal partner for the United Nations. Il riconoscimento
dell'ONU, infine, conferma gli unanimi consensi riscossi dai
Carabinieri in ambito internazionale che, anche di recente, avevano
trovato conferma in una lettera di apprezzamento inviata dal
Presidente Obama al nostro Governo per il ruolo svolto dal CoESPU.,
da www.carabinieri.it.
Eventi, luglio 2010.
(31) - Si pensi ad esempio al settore delle investigazioni
rapportate all'intelligence: "…normalmente l'intelligence militare
lavora sempre per essere di supporto a future decisioni politiche
e/o militari, per la formazione del processo di pianificazione o
per la risoluzione di un particolare problema operativo in fase di
condotta. L'attività investigativa opera su particolari attivazioni
in relazioni a fatti criminosi (concetto classico di "repressione
del reato") o, in una accezione più moderna, sviluppa un'attività
anche preventiva per la conoscenza e la lotta alla criminalità, al
fine di acquisire formalmente e sostanzialmente un chiaro quadro
probatorio, in ordine alla commissione di uno o più reati…,
Intercettazione di comunicazioni nelle attività investigative, G.
Spirito, in Rassegna dell'Arma dei Carabinieri, n. 2/2004, pag.
64.
(32) - L'impiego di questi particolari assetti spazia praticamente
in ogni tipologia di missione internazionale "Eventi Nell'ambito
della missione ONU "Minustah" 120 carabinieri costituiscono una
Unità Formata di Polizia. Pisa, 25 maggio 2010… La FPU, composta
complessivamente da 120 Carabinieri, opererà sotto i colori della
Forza di Gendarmeria Europea Eurogendfor, che è già impegnata
sull'isola con un'analoga unità composta da gendarmi francesi e con
un plotone della Guardia Civil spagnola… In prospettiva futura,
inoltre, l'esperienza maturata dall'Arma nei più impegnativi Teatri
del mondo nella formazione delle forze di polizia locali, potrà
rivelarsi utile per contribuire alla ricostruzione delle strutture
di sicurezza haitiane. Cfr.
http://www.carabinieri.it/Internet/Cittadino/Informazioni/Eventi/2010/Maggio/20100526_Missione_Haiti.htm.
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