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Notiziario per l'Arma dei
Carabinieri
N. 6 - novembre-dicembre 1959
Il 1859 nella storia dei Carabinieri(*)
Ten. Col. CC. (r) Francesco Mario Pagano
Il 1859, ricco di eventi memorabili, che si svilupparono o si
proiettarono o felicemente si conclusero nel successivo 1860,
determina nel tempo anche un capitolo dei più onorevoli della
storia dell'Arma dei Carabinieri.
Parlarne qui oggi non è soltanto un atto di doverosa adesione alle
celebrazioni di questo storico centenario, ma è soprattutto il
soddisfacimento di un'esigenza squisitamente morale per gli stessi
carabinieri i quali, rievocando figure e fatti di un secolo fa, si
ricollegano idealmente ai loro predecessori di quel tempo,
valutandone le azioni e riconoscendone i meriti, che tutti si
compendiano in una formula rimasta immutata in 145 anni: «Servire
con lealtà e fedeltà il proprio Paese, adempiere ai propri compiti
legittimi senza misura del rischio per sé o del proprio
sacrificio».
Quello che mi accingo a rievocare, traendolo dalla fonte
ineccepibile delle carte, ci porterà indubbiamente a fare delle
considerazioni, e qualunque esse saranno, si dovrà sempre partire
dal presupposto che i protagonisti di quelle azioni, di quei fatti
ed episodi, si sentirono innanzitutto soldati e di un esercito di
antica tradizione; ma nello stesso tempo italiani, di marca
purissima, portati come tali a concepire idealmente, non meno che
fattivamente, il problema nazionale unitario.
Come soldati, quindi, obbedire, sempre e in tutti i casi obbedire,
e con intelligenza, con fede, con l'apporto positivo di quelle
iniziative e determinazioni lasciate alla propria discrezione non
meno che alla propria capacità; come patrioti, gioire della fiamma
interiore costantemente accesa, ed alimentarla ed impedire che
eventi contrari la spegnessero. Senza però mai portarla quella
fiamma, ostentatamente in pugno, a guisa di fiaccola trascinatrice
di uomini e idee, perchè al servizio della grande causa della unità
e dell'indipendenza della Patria, ciascuno aveva un proprio ruolo,
e non uscirne era la massima prova di virtù personale e di
intelligente collaborazione che si potesse dare, in quegli anni
esplosivi e turbinosi, che tra imprese geniali ed errori, pur si
conclusero con la realizzazione del grande sogno.
Ora esamineremo, partitamente, i compiti che disimpegnarono i
carabinieri nella campagna di guerra vera e propria; l'azione e la
condotta degli stessi carabinieri nel Ducato di Modena (con
estensione a Reggio e più tardi a Parma ed a Piacenza); i servigi
resi da un valentissimo ufficiale del Corpo, nelle terre toscane in
preparazione dello storico plebiscito; ed infine l'assorbimento da
parte del Corpo dei Carabinieri di contingenti delle varie
gendarmerie dei piccoli stati, in seguito all'unione di essi al
Piemonte.
Sappiamo dai documenti come, col presunto approssimarsi della scesa
in campo dell'Armata piemontese, il Dicastero della Guerra, con
l'esperienza della campagna precedente, avesse provveduto a
rivedere e a ridimensionare i vari compiti sussidiari dell'azione
diretta; e così per lasciare forze sufficienti ai complessi servizi
di polizia militare e delle informazioni, i carabinieri vennero
assegnati a questi ultimi, mentre al servizio di guida e di scorta
si provvide con uno squadrone di formazione costituito da
contingenti dei vari reggimenti di cavalleria.
I carabinieri vennero ripartiti in drappelli, addetti al Quartier
Generale Principale ed a quelli delle Grandi Unità, mentre il
comando dell'intero contingente mobilitato del Corpo venne
attribuito, con qualifica di "Comandante Superiore", al Colonnello
Martin di Montù Beccaria Ferdinando, chiamato a tale carica con R.
Decreto 30 aprile.
Si trattava di un ufficiale che aveva già servito a lungo e con
molto merito, ed era decorato anche della Legion di Onore di
Francia.
Ho detto che i carabinieri mobilitati erano ripartiti in nuclei e
distribuiti nell'Armata; ma ve ne erano anche al seguito del
Sovrano e dello Stato Maggiore, indipendentemente dagli squadroni
di cavalleria costituenti la scorta ufficiale.
Ora non seguiremo l'opera dei piccoli nuclei che disimpegnano la
polizia militare e che pur si distinguono per operosità,
adempimento dei compiti più disparati, resistenza alle fatiche,
onnipresenza e onniveggenza.
Seguiremo brevemente invece l'opera di un piccolo contingente
specializzato di carabinieri, che ebbe un compito del tutto
particolare, agli ordini diretti dello Stato Maggiore e più
precisamente del Tenente Colonnello Giuseppe Govone, il cui nome
ebbe ed ha conservato meritata fama, per le alte qualità
professionali e tecniche dell'ufficiale, per le tante missioni e
compiti adempiuti da lui e con molto merito e quale forbitissimo
scrittore di cose militari.
Il servizio affidato a quel contingente del Corpo dei Carabinieri,
ufficiali alcuni, sottufficiali altri, fu quello informativo; da
disimpegnarsi muovendosi abilmente nel territorio attraversato
dalle unità austriache, ed anche tenendosi alle spalle delle unità
stesse.
Ove si consideri la parte sempre più considerevole, alcune volte
decisiva che ebbe e ha il servizio informativo in guerra, a non
parlare della immensa estensione raggiunta da tale servizio nelle
guerre moderne, con preparazione di uomini e strumenti quasi
scientifica, non può disconoscersi ai servigi che resero all'Armata
Sarda quel pugno di carabinieri, rimasti o portatisi alle spalle
del nemico, la sua effettiva e non trascurabile importanza.
Non è che si voglia valutare oltre misura, per mero spirito di
corpo, quello che i carabinieri fecero in tale particolare sfera
d'azione; ma chi ci fornisce elementi di valutazione, i più
positivi ed obiettivi, è proprio il Colonnello di S.M.
Govone.
Intanto è da notare che ufficiali subalterni dei carabinieri erano
stati collocati, prima che avessero inizio le operazioni, nei
presumibili posti di passaggio lungo i confini; ed essi dovevano,
come infatti fecero, dare immediato avviso al Ministero della
Guerra, il mezzo più acconcio dovevano essi stessi trovarlo, del
passaggio delle colonne nemiche e della forza di ciascuna.
A coadiuvarli erano stati anche collocati, in altri posti
opportunamente scelti, alcuni sottufficiali e carabinieri di
svegliata intelligenza, in abito simulato, per cui una piccola rete
informativa era stata preventivamente stesa sulla zona di
presumibile invasione; ma questa rete ebbe dei pilastri ai quali
agganciarsi; e tali pilastri furono le stazioni locali dello stesso
Corpo dei Carabinieri, che rimasero a funzionare sinché fu
possibile, anche quando gli austriaci si riversarono,
sconvolgendolo, nel territorio di ciascuna di esse.
Sin dal gennaio la stazione di S. Martino Siccomario (Pavia),
vigilava giorno e notte per poter abbassare le portiere del ponte
di Mezzana Corti, al primo apparire dell'avversario. Notte e giorno
in caserma un cavallo era sellato e un carabiniere vegliava accanto
ad esso per poter partire nell'attimo stesso di dover segnalare
l'avvistamento del nemico in marcia.
Alla stazione di Trecate (Novara) era affidata la protezione di
telegrafi prossimi alla frontiera. Quella di Cava (Pavia) doveva
provvedere al convogliamento rapido delle informazioni da qualunque
parte pervenute.
Marescialli d'alloggio ed altri sottufficiali sul Po, da Magenta a
Trecate e Novara, da Abbiategrasso a Vigevano e Cassolnovo, da
Pavia a Gravellona, e tanto sulla destra che sulla sinistra dei
fiume, agivano agli ordini di ufficiali di Stato Maggiore, ma tutti
dovevano corrispondere direttamente col Ministero della
Guerra.
Altri graduati vennero collocati a Casteggio, Voghera, Vigevano, S.
Martino Ticino, mentre una catena di posti di carabinieri fra
Pallanza e Biella doveva provvedere alla corrispondenza.
Un episodio di emergenza si ebbe a Carbonara ove agiva il
brigadiere Garello con due carabinieri. Preziose le notizie da lui
inviate; ma ad un certo punto è riconosciuto da una spia e finisce
prigioniero. I carabinieri però riescono a fuggire e fanno
egualmente il loro bravo rapporto.
L'8 maggio durante una ricognizione verso Cavaglià di una divisione
di cavalleria, carabinieri a cavallo perlustrano il terreno verso
Brusasca, sulla destra del Po, per la sicurezza di quella
divisione. A Rivergaro, lo stesso giorno i carabinieri di quella
stazione s'impegnano valorosamente, coi doganieri e la guardia
nazionale, nell'azione di resistenza alle forze austriache che
occupano l'abitato.
La divisione di cavalleria intanto vuole un servizio informativo
proprio, e se l'organizza coi carabinieri a cavallo addetti alla
divisione stessa; e anche quel servizio si svolge attivissimo tra
la Serra, Salussola, Cavaglià ed Alice nel Biellese.
Anche il generale Cialdini, comandante della IV divisione, ha
bisogno di urgenti notizie sul nemico di là del fiume Sesia; e ne
incarica un sottufficiale dei carabinieri che da solo, in una
barchetta, attraversa la Sesia, paurosamente gonfia e riesce
pienamente nell'incarico.
Di che tenore, di che importanza, quale il contenuto e quale la
forma dei messaggi trasmessi: niente di eccezionale, di epico, di
letterario, in quegli umili brandelli di carta; ma la quintessenza
della concretezza, sintetizzata in ragione del tempo disponibile e
della situazione immanente, redatti con poco rispetto per
l'ortodossia grammaticale della nostra bella lingua.
Siamo ormai lontani nel tempo, e possiamo leggere quello che, ad
esempio, comunicava il brigadiere Campagnola Giovanni in un suo
messaggio da Casteggio, il 29 maggio 1859, ossia nove giorni dopo,
Montebello e alla vigilia di Palestro.
«Il secondo ponte sul Po tra Verrua e Mezzanino più non esiste.
Però oggi gli austriaci pare che stiano studiando un luogo a
sinistra, poco lungi dal primo, per costruire un altro pel
passaggio solo della fanteria, cosa che effettuandosi realmente
tosto la informerò.
Dopo la partenza giorni sono da Pavia di due colonne, cioè 20 mila
circa per la Lomellina e 5 o 6 mila per Piacenza, pochissima è
rimasta la forza in detta città di Pavia, come lo è ancor tutt'ora,
e così pure di qualche centinaio al ponte della Stella.
I dieci o dodici cannoni già appostati sul fortino del Mezzanino e
qualcheduno anche dell'argine fortificato, ieri mi fu assicurato
che siano stati condotti al di là del Po, prendendo la via sinistra
della Lomellina.
A Belgioioso e Corteolona (sulla strada) che da Pavia mette a
Piacenza, si vedono molti fuochi di notte nelle campagne attigue,
ove dinota esservi una forza accampata piuttosto considerevole. A
Stradella, oltre dei due già esistenti, ieri giunsero altri quattro
cannoni, e la forza ivi effettiva è oggi di un battaglione di
cacciatori tirolesi, un battaglione del reggimento Ludovico, uno
squadrone, artiglieria sufficiente pei sei cannoni suddetti ed
alcuni uomini del treno.
Piacenza poi è fortificata con più di 100 cannoni e la forza di ier
l'altro era numerosa; in una parola ora si può calcolare, compreso
diversi paesi di detta provincia e Stradella, a 30 mila uomini di
tutte le armi. Stante i continui movimenti, tranne a Stradella, non
sono perciò in grado di indicarne li nomi dei reggimenti e
generali, ma farò il possibile d'ora in poi. Oggi gli austriaci
chiedono contribuzione a Barbianello e Pinarolo.
Mi riservo.
P.S. Una parte della presente relazione vò a dare al sig. generale
di brigata De Sonnaz.
Firmato: Campagnola».
E come il Campagnola, il brigadiere Fea ed altri sottufficiali
furono fecondi di tali messaggi durante tutta la campagna.
Ho premesso che una valutazione obiettiva di questi servigi può
trarsi dalle carte della campagna che portano la firma del
colonnello di S.M. Govone. Ecco quanto egli scriveva al capo di
stato maggiore dell'Esercito pochi giorni prima della battaglia di
Montebello, esattamente il 13 maggio da Occimiano; e questo non è
che uno dei suoi vari rapporti su tale oggetto ed uno dei
primi:
«Onde essere esattamente informati delle prime mosse dell'armata
austriaca sul territorio piemontese, era stato ordinato che fossero
collocati lungo il confine, nei siti presumibili di passaggio,
graduati e carabinieri, i quali si lasciassero oltrepassare dalle
colonne nemiche, le valutassero e rendessero informata la S.V. coi
mezzi più pronti.
La S.V. essendo disposta a proporre a S.M. ricompense per coloro
che resero in tale occasione più utili servizi, dopo aver
interpellato il comandante generale dell'Arma dei Reali
Carabinieri, ho l'onore di riferire alla S.V. quanto segue:
A Cava, preso Gravellona erano stati collocati:
- il brigadiere Castelli 6° Giacomo;
- il carabiniere Fontana 6° Giacomo;
- il carabiniere Maragliano 1° Pietro.
Il brigadiere Castelli compì esattamente il suo mandato. Assistè il
29 ed il 30 aprile allo sfilare delle truppe nemiche, mescolandosi
con loro, ed il 30 a sera spedì il carabiniere Fontana a Voghera
con un dispaccio, che fu trasmesso per telegrafo a Torino. Egli non
abbandonò Cava che il 1° maggio mattino.
Il carabiniere Maragliano Pietro, sebbene sia rimasto al suo posto,
non si espose come i precedenti e non è altrettanto meritevole come
il Fontana.
Il brigadiere Castelli accettò poi un nuovo incarico che non potè
compiere, perché respinto dagli avamposti nemici, ed il carabiniere
Fontana penetrò una seconda volta fino a Novara per Gattinara ed
Oleggio, con grave pericolo e non fu di ritorno ad Occimiano che
stanotte, con alcune utili informazioni, non potendo avanzarsi fino
a Vigevano per i gravi ostacoli che incontrò.
Il brigadiere Castelli e il carabiniere Fontana paiono quindi al
sottoscritto meritevoli della medaglia d'argento al valor militare,
il carabiniere Maragliano di una menzione onorevole con una
gratificazione che potrebbe portarsi a 500 franchi.
A Carbonara erano stati collocati:
- il brigadiere Garello;
- il carabiniere Casale 3° Pietro;
- il carabiniere Salvetti 5° Giovanni.
Il brigadiere Garello, denunziato, fu arrestato dal nemico.
I due carabinieri avvertiti in tempo ebbero campo ad evadersi. Essi
non avendo adempiuto il loro incarico, ma avendo incorso grave
pericolo, parrebbero meritevoli di una menzione onorevole con una
gratificazione di 500 franchi.
A Vigevano era stato collocato il maresciallo d'alloggio
Petterino.
Egli spiegò molta intelligenza: lasciò sfilare la colonna di una
brigata che passò per il ponte di Vigevano, collocò un
contrabbandiere al porto di Cassolnovo ove passò altra brigata;
spedì lo stesso contrabbandiere a dare avviso del tutto; e si fu
per improvvisa malattia e caduta di due suoi messi che non potè
constatare esattamente il valore della colonna passata al ponte
gettato a Bereguardo.
Per tutti i servizi resi dal maresciallo Petterino e per lo zelo
con cui s'impegnò di poi per spedire messi fra il nemico, esso
sarebbe meritevole di medaglia d'argento al valor militare.
Rimane forse ancora nel campo nemico il brigadiere Tosco che era
stato collocato a Trecate. Fu spedito a Trecate alcuni giorni or
sono un messo con informazioni e si ha luogo di credere, dalle
parole convenzionali del messaggio, che possono provenire da uno
dei piantoni collocati allora. Mi riservo quindi di riferire alla
S.V. quando io abbia più certe notizie riguardo al brigadiere Tosco
ed a quelle altre persone che si impiegarono utilmente per il
servizio delle informazioni dell'esercito con loro pericolo.
Firmato: Covone».
La parte presa dai carabinieri nella seconda campagna
d'Indipendenza non ebbe, e non poteva averne perchè non
costituirono essi reparti organici d'impiego tattico, nessuna
vicenda clamorosa, nessun fatto d'arme da tramandare alla storia e
da incidere sul gambo della freccia della Bandiera dell'Arma.
Si trattò, come sempre, di un'opera frammentaria, silenziosa,
quasi non avvertibile dall'esterno; come l'opera che, accanto al
servizio delle informazioni, prestarono i carabinieri addetti al
Quartier Generale principale ed a quelli delle grandi unità, che
dovevano vigilare sulla sicurezza dei campi, dei convogli in
marcia, dovevano mantenere l'ordine, disimpegnare decine e decine
di incarichi. E far tutto senza indulgenza per possibili errori, se
è vero, come è vero perchè, si legge in ordinanze dello S.M., che
quei drappelli di carabinieri sarebbero stati ritenuti e
responsabili a degli ingombri, dei disordini e di altri
inconvenienti che avessero potuto verificarsi lungo le strade
comprese nel teatro d'azione dell'esercito sardo. Riconoscere
pertanto i meriti di quei bravi militari, rievocarne oggi i nomi,
significa potersi indubitabilmente affermare che il grande capitolo
della campagna del 1859 e le vittorie di Montebello, Palestro,
Magenta, Solferino e S. Martino, portano in sé anche quella somma
di opere modeste, marginali, oscure, onde un piccolo riverbero di
tanta luce gloriosa non può essere negato all'intero Corpo dei
Carabinieri Reali piemontesi, il che vale quanto dire all'Arma
valorosa, silenziosa, eroica, sempre.
(continua)
Approfondimenti
(*) - Conferenza tenuta il 13 novembre 1959, inaugurandosiin Roma
il VII ciclo sulla storia dell'Arma promosso dal Museo Storico
dell'Arma dei Carabinieri.
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