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RIVISTA DEI CARABINIERI REALI
Anno IV - N. 3 - maggio-giugno 1935
I Carabinieri a Pastrengo
sul Podgora e in Africa orientale
Prof. Luigi Russo
(continua)
L'ultimo contributo dell'Arma è quello dato ed ancora in corso
in Africa Orientale. Se nella guerra europea, il servizio di
polizia poteva essere rigorosamente distinto dagli uffici delle
truppe operanti; nella guerra coloniale, a tutti i momenti, il
servizio di polizia può tramutarsi in servizio di combattimento. In
Africa Orientale, l'Arma dei carabinieri ha assolto in tutti i
momenti il duplice compito; e ci duole che manchi quella
documentazione a stampa di episodi singoli, memorie, diari, che
possa dare colore e verità a quell'opera. Verranno un giorno tali
memorie e tali diarii; e per ora dobbiamo contentarci di
raccogliere, schematicamente, i soli particolari ufficialmente
accertati.
Subito dopo il 2 ottobre 1935, furono costituite 55 sezioni da
montagna, 6 a cavallo, 6 miste, 3 sezioni zaptiè, 23 nuclei, a
squadroni autocarrati di 500 uomini, con una forza totale di 188
ufficiali e 6.450 fra sottufficiali e carabinieri, oltre 3.143
zaptiè e 2.500 dubat, inquadrati da ufficiali e da sottufficiali
dell'Arma. Il riconoscimento al valore dei militi, sottufficiali e
ufficiali dell'Arma, è consegnato a quella ricompensa dell'Ordine
Militare di Savoia, che il Re Imperatore ha decretato per la
vecchia bandiera del Podgora e di Pastrengo. Dell'Arma dei
carabinieri, si dice questo nella motivazione: «Durante tutta la
campagna diede innumerevoli prove di fedeltà, abnegazione, eroismo;
offrì olocausto di sangue generoso; riaffermò anche in terra
d'Africa le sue gloriose tradizioni; diede valido contributo alla
vittoria. Guerra italo-etiopica, 3 ottobre 1935 - 5 maggio 1936
XV».
Fino al 28 febbraio 1937 si hanno queste altre ricompense già
definite: tre medaglie d'oro (capitano Antonio Bonsignore,
brigadiere Salvatore Pietrocola, carabiniere Vittoriano
Cimmarrusti), 63 d'argento, 78 di bronzo, 200 croci di guerra al
valore e 403 encomi solenni fra individuali e collettivi. Morti 80,
feriti 64. Seguiamo, cronachisticamente, l'opera dei carabinieri
dall'inizio della guerra. Alla mezzanotte del I° ottobre 1935
furono chiusi i varchi di confine, guardati da pochi carabinieri e
zaptiè, ed il mattino del giorno 3 alle ore 5, furono sul fronte
nord passate 1e frontiere verso Adua, verso Adigrat, fin oltre
Macallé. I carabinieri regolano il traffico, controllano la
circolazione, smistano le colonne lungo le linee di rifornimento
che si snodano per centinaia di chilometri attraverso il bassopiano
infuocato, su piste di fortuna in terreno rotto ed accidentato, per
mulattiere, strette ed impervie, a strapiombo sopra profondi
burroni, attraverso guadi e ponti di occasione.
Nella prima battaglia del Tembien, i carabinieri hanno i loro primi
morti a Mai Beles, concorrono poi alla difesa del passo Uarieu; a
Mechenò, scampano il comando tattico del Corpo d'armata eritreo da
una sorpresa, che si era manifestata di fianco. Nella preparazione
delle tre battaglie dell'Endertà, del Tembien e dello Sciré, i
carabinieri dell'Intendenza assumono tutti i servizi di retrovia e,
nel secondo ciclo operativo, che porta alla distruzione delle
armate di ras Mulughietà, di ras Cassa, ras Sejum e ras Immirù dal
12 febbraio al 4 marzo 1936, essi partecipano a varie azioni. Con
la IV divisione delle CC. NN. occupano un costone del Taga-Taga;
con la «Sabauda» concorrono all'occupazione di Belesat; con gli
alpini e con i legionari, scalano gli scogli dell'Aradam e
partecipano ai combattimenti di Debra-Amba e di Uork-Amba, e nella
battaglia dello Sciré sventano una sorpresa tentata dal nemico sul
comando tattico della III divisione CC. NN. I carabinieri che
seguono la «Gavinana» combattono in un'imboscata fianco a fianco
con i fanti dell'83° fanteria; quelli della «Gran Sasso»
accerchiano ed annientano centri di resistenza, che ras Immirù in
fuga ha lasciato in insidiose caverne. Sul Tembien reparti indigeni
e zaptiè del Corpo d'armata eritreo inseguono l'armata in fuga di
ras Sejum, mentre il III Corpo d'armata avanza nel Lasta su
Socotà.
Poi venne l'occupazione del Goggiam fatta dalla colonna Starace, e
anche lì i carabinieri concorrono per i difficili servizi di
polizia. Poi c'è l'avanzata sul lago Ascianghi, la battaglia di Mai
Ceu, alla quale partecipano i carabinieri della «Sabauda», della
«Pusteria» e delle divisioni indigene; un altro grande spostamento
è effettuato con l'occupazione di Dessiè e con la costituzione
delle basi logistiche di Quoram e di Dessiè. Si tratta di una
marcia forzata di dieci giorni, in cui i carabinieri concorrono con
i fanti alla sistemazione dei guadi, al rassodamento delle piste
fangose, concorrono a sospingere gli autocarri e a trascinarli in
cordata quando il fango, l'acqua e le pendenze non li fanno più
marciare.
Con l'entrata in Addis-Abeba, al seguito del Maresciallo Badoglio,
incomincia per l'Arma un'altra battaglia, quella contro i
rapinatori e i saccheggiatori. I carabinieri percorrono le vie
sopra autocarri, armati di mitragliatrici, ristabilendo l'ordine
nel giro di meno di una giornata; a mezzogiorno del 6 maggio il
fuoco di fucileria è cessato, i predoni sono ricacciati, il fumo
degli incendi si viene soffocando.
Altra l'opera prestata nel settore di operazioni del Maresciallo
Graziani. Tre medaglie d'oro segnano il valore dei carabinieri in
questo fronte. Nella battaglia di Ganale Doria, e in quella di
Neghelli, i carabinieri e gli zaptiè sono tra i più alacri e audaci
collaboratori dell'armata Graziani. Distrutto l'esercito di ras
Destà, la marcia vittoriosa nell'Ogaden, vaso Harrar, segna diversi
nomi, oggi familiari agli italiani: Gorrahei, Gunu-Gadu,
Sassabanech, Dagabur, Giggica. A Gunu-Gadu, sul Gerer, gli
squadroni dei carabinieri autocarrati infliggono una dura sconfitta
al nemico, che viene perseguitato con bombe a mano e incendi nei
nascondigli in cui si era asserragliato. Gli episodi della
battaglia dell'Ogaden sono quelli che toccano molto da vicino
l'Arma. Le operazioni della colonna Agostini brillano di singolare
splendore.
Nell'avanzata vittoriosa, incombe poi all'Arma un compito sempre
più delicato ed assorbente nelle retrovie: c'è da fare opera di
forza e di giustizia, di repressione, di penetrazione, di
pacificazione, di tutela; tutela della popolazione, degli averi,
delle chiese. In questo compito si misura la civiltà di un popolo
colonizzatore, e a tale ufficio niente di più idoneo dei nostri
carabinieri, abituati da una tradizione secolare ad essere uomini
di guerra e di pace, di autorità e di conciliazione, uomini
politici ed amministratori. Il Maresciallo Graziani ha riconosciuto
altamente le benemerenze dell'Arma in questo campo, scrivendo: «Fu
così possibile garantire dovunque la sovranità dello Stato e ripeto
che è stata una vera fortuna per questo Governo Generale aver
potuto disporre di solidi contingenti della Benemerita nei momenti
critici attraversati».
Comincia l'opera della ricostruzione: si costituiscano cantieri
operai e centurie di lavoratori per costruire la strada che per
Dessiè, Addis-Abeba ed Harrar deve unire il Mar Rosso all'Oceano
Indiano, e quelle di Gondar per il Goggiam, di Lekemti per le zone
minerarie dell'ovest, di Neghelli per i laghi e quella sussidiaria
della ferrovia Gibuti. Necessita, in tali occasioni, opera di
disciplina, ma anche di continua vigile difesa: l'eccidio del
cantiere Gondrand insegni. Un carabiniere difende strenuamente la
baracca in cui si è riparata una giovane donna, moglie di un
ingegnere. Nell'alba livida, quel carabiniere giare cadavere nel
luogo da lui a lungo difeso, e accanto a lui giacciono i corpi di
sette abissini. Ci sono i treni di Gibuti che vanno scortati, ed
ecco presenti ancori i carabinieri. Il nemico, interrotta il 6
luglio la linea ad Addas, assalta il treno viaggiatori diretto ad
Addis-Abeba. La scorta, composta da un ufficiale, 20 militari,
pochi fanti e CC. NN. lo contiene e lo respinge. «Io morire
contento per grande Italia», dice, sparando le ultime sue cartuccie
uno zaptiè, e, morto, viene sepolto accanto a un carabiniere,
entrambi sentinelle avanzate della disciplina del nuovo
Impero.
Ed episodi di questo genere rientrano ormai nell'attività
quotidiana e il teatro di quest'opera di polizia e di pace armata
si estende fino agli estremi confini dell'Etiopia. Storia sempre in
fieri, e in cui l'andamento ormai normale non toglie nulla alla
durezza e all'eroismo di tanti sacrifizi
oscuri. |