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Letteratura
"Pin è seduto sulla cresta della montagna, solo: rocce pelose
d'arbusti scendono a picco ai suoi piedi, e s'aprono vallate, fin
giù nel fondo dove scorrono neri fiumi. Lunghe nuvole salgono per i
versanti e cancellano i paesi spersi e gli alberi. È successo un
fatto irrimediabile, ormai: come quando ha rubato la pistola al
marinaio, come quando ha abbandonato gli uomini dell'osteria, come
quando è scappato dalla prigione. Non potrà più ritornare con gli
uomini del distaccamento, non potrà mai combattere con loro.
È triste esser come lui, un bambino nel mondo dei grandi, sempre un
bambino, trattato dai grandi come qualcosa di divertente e di
noioso; e non poter usare quelle cose misteriose ed eccitanti, armi
e donne, non potere far mai parte dei loro giochi. Ma Pin un giorno
diventerà grande, e potrà essere cattivo con tutti, vendicarsi di
tutti quelli che non sono stati buoni con lui: Pin vorrebbe essere
grande già adesso, o meglio, non grande, ma ammirato e temuto pur
restando com'è, essere bambino e insieme capo dei grandi, per
qualche impresa meravigliosa".
Italo Calvino
Il sentiero dei nidi di ragno
(L'opera è in libreria per i tipi Oscar Mondatori al prezzo di euro
8,00)
Non poteva mancare tra le opere di Calvino un romanzo ambientato
nella Resistenza. Il sentiero dei nidi di ragno, però, non è un
libro sulla Resistenza, poiché quell'epopea costituisce solo il
pretesto per raccontare la storia di un bambino: Pin. Come disse lo
stesso Calvino "inventai una storia che restasse in margine alla
Guerra partigiana, ai suoi eroismi e sacrifici, ma nello stesso
tempo ne rendesse il colore, l'aspro sapore, il ritmo …". L'Autore
crea una prospettiva originale attraverso la quale vuole guardare
alla Resistenza con l'ingenuità di un'innocenza tradita ed offesa,
con l'entusiasmo di chi crede nelle cose grandi, pur restando
piccolo, con il cuore grande di una mente che ancora non riesce a
vedere del tutto quanto di brutto e malvagio si agita nel mondo: si
tratta, insomma, di vedere la Resistenza con gli occhi di un
bambino. Al di là dello stile affascinante e favoloso, fatto di
sapienti descrizioni e di immagini sospese tra mito e realtà,
l'opera di Calvino si fa apprezzare proprio per la profondità dello
sguardo, per la capacità di penetrare nell'animo dell'uomo,
lasciandosi guidare dalla mano di un fanciullo, precocemente
prestato al mondo dei grandi. C'è la guerra, ci sono i
combattimenti e la vita clandestina dei partigiani, la drammaticità
degli eventi e l'epica di una lotta ad armi impari, la morale di
uno scontro tra il bene e il male. Cose da grandi, forse troppo
grandi e incomprensibili per chi dovrebbe soltanto giocare e si
trova catapultato in un mondo che neanche gli uomini adulti
riescono a governare rettamente. L'Autore riesce, indubbiamente, a
rendere i colori a tinte fosche e cupe della Resistenza, il sapore
aspro e forte della vita partigiana, tra combattimenti, ritirate,
bivacchi, pasti frugali e notti all'addiaccio; ma non rinuncia mai
alla tenerezza di un bambino, alla sua immagine di speranza nel
futuro, alla riconciliazione tra mondo degli adulti e quello dei
bambini.
"Colui che ha vinto la battaglia di Waterloo è Napoleone messo in
rotta, non è Wellington, che alle quattro ripiega e alle cinque è
disperato non è Blucher che non ha affatto combattuto, colui che ha
vinto la battaglia di Waterloo è Cambronne. Poiché fulminare con
una parola simile il nemico che v'uccide, significa vincere.
Dar questa risposta alla catastrofe, dire siffatta cosa al destino,
dare codesta base al futuro leone, gettar codesta ultima battuta in
faccia alla pioggia della notte, al muro traditore dell'Hougomont,
alla strada incassata d'Ohain, al ritardo di Grouchy e all'arrivo
di Blucher; esser l'ironia nel sepolcro fare in modo di restar
ritti dopo che si sarà caduti, annegare in due sillabe la
coalizione europea, offrire ai re le già note latrine dei cesari,
fare dell'ultima delle parole la prima, mescolandovi lo splendore
della Francia, chiudere insolentemente Waterloo col martedì grasso,
completare Leonida con Rabelais, riassumere questa vittoria in una
parola impossibile a pronunciare, perder terreno e conquistare la
storia, aver dalla sua dopo quel macello, la maggioranza, è una
cosa che raggiunge la grandezza eschilea."
Victor Hugo
La battaglia di Waterloo (L'opera è in
libreria per le edizioni Laterza, al prezzo di euro 4,65)
Dalla penna di Victor Hugo non poteva che nascere una delle più
maestose, penetranti e drammatiche descrizioni di una battaglia.
Dovremmo dire la "Battaglia", visto che Waterloo segna lo
spartiacque tra due epoche, rappresenta la sconfitta del genio
militare e la vittoria del valore individuale dei soldati e dei
loro comandanti. Il racconto di Hugo è ricco di particolari, denso
di fatti e personaggi, accurato nella sapiente descrizione dei
luoghi e delle persone, un capolavoro narrativo che poteva generare
solo da un genio letterario. Nulla viene trascurato: i singoli
combattimenti, gli assalti delle fanterie e le cariche dei
reggimenti di cavalleria, i nomi e le gesta delle unità francesi,
inglesi e prussiane. Hugo prende per mano il lettore e lo
accompagna per il campo di battaglia, indicandogli i luoghi, i
casolari, i fossati e le spianate, presentandogli corazzieri,
artiglieri, dragoni, ulani, fanti, lancieri, guardie e granatieri.
Il racconto è un crescendo, è un dramma che si consuma lentamente
sino in fondo, toccando vette sublimi quando giunge a narrare
l'epopea della Vecchia guardia e la tragedia dell'ultimo quadrato
dal quale spicca la risposta di Cambronne ad un ufficiale inglese
che intimava la resa ai superstiti francesi. Magistrali le
descrizioni psicologiche dei due principali protagonisti: Napoleone
e Wellington. Nel racconto non c'è solo estetismo narrativo, ma una
serrata critica storica dei fatti e degli eventi, la cui oggettiva
validità è solo parzialmente offuscata dal forte sentimento
nazionale dell'Autore. La maturità del giudizio storico sulla
battaglia di Waterloo sta tutta nella capacità di trarre da una
catastrofe i giusti ammaestramenti politico-militari, in un'epoca
di profondi sconvolgimenti. Il racconto è una piccola grande perla
di Victor Hugo che al pari di altre grandi opere dell'Autore
francese merita di essere letta e meditata.
"Il tenente Lukas era il prototipo dell'ufficiale di carriera
dell'impero austroungarico in procinto di crollare …
Non si può negare che fosse ben capace di gridare, ma non dava mai
insulti a nessuno. Egli non usava che locuzioni o vocaboli scelti.
'Vedete,' diceva, 'mi rincresce sinceramente di punirvi, ragazzi
miei, ma io non ci posso far nulla, perché il morale e l'efficienza
delle truppe si basano sulla disciplina e senza disciplina
l'esercito è come una canna scossa dal vento. Se voi non tenete
l'uniforme in ordine, e i bottoni non sono ben cuciti o addirittura
vi mancano, è chiaro che voi trascurate i doveri che vi siete
assunti di fronte all'esercito. Può anche darsi che a voi non
riesca di capacitarvi come mai vi si punisca con la prigione perché
il giorno avanti alla rivista vi mancava un bottone alla giubba, un
nonnulla, una piccolezza, che nella vita civile sarebbe passata
assolutamente inosservata. Eppure, questa insignificante
trascuratezza del vostro aspetto esteriore durante il servizio
militare deve avere per conseguenza una punizione. E perché? Perché
non ne va del bottone che vi manca, ma dell'assoluta necessità
d'adattarsi alle abitudini. Oggi non ricucite il vostro bottone, e
date inizio al disordine. Domani vi rifiuterete di smontare e
ripulire il vostro fucile, domani l'altro lascerete la vostra
baionetta all'osteria, e tutto questo perché avete cominciato a
fare i fannulloni a proposito di quel disgraziato bottone. Così è,
ragazzi miei, ed è per questo che io vi punisco allo scopo di
risparmiarvi punizioni peggiori per ciò che potreste commettere
trascurando adagio adagio ma sempre di più i vostri doveri. Intanto
io vi assegno cinque giorni di prigione e voglio sperare che stando
a pane ed acqua avrete il modo di riflettere che la punizione non è
una vendetta, ma un puro e semplice procedimento educativo, che
contribuisce alla correzione e al miglioramento del militare che ha
trasgredito"
Jaroslav Hasek
Il buon soldato Sc'veik
(L'opera è in libreria per i tipi Feltrinelli, al prezzo di euro
13,50)
Il buon soldato Sc'veik è una delle opere meglio riuscite dello
scrittore boemo Jaroslav Hasek (1883 - 1923). È la storia di un
semplice mercante di cani chiamato ad adempiere il servizio
militare nell'esercito austroungarico e a partecipare alla Prima
guerra mondiale. Il soldato Sc'veik è un attendente (gustosissimo
il capitolo sulla storia dell'istituto degli attendenti), ordinanza
del tenente Lukas, ma per una serie di circostanze diventa quasi un
incubo per il suo ufficiale. Sc'veik è umile e grottesco, capace di
mettersi continuamente nei guai e di uscirne grazie al suo
disarmante candore. È un contrasto vivente con la rigida mentalità,
i puntigliosi regolamenti e la ferrea disciplina dell'imperialregio
esercito austroungarico. Un contrasto che l'Autore rende
mirabilmente in tutto il suo lungo romanzo, per sottolineare
l'assurdità delle situazioni, l'irragionevolezza degli uomini e dei
tempi, un mondo decrepito e destinato di lì a poco a scomparire. Il
romanzo è fortemente dissacrante, in alcuni passi molto crudo e
sarcastico; lo stile asciutto e immediato dell'Autore rende ancor
più acre la lettura nelle parti in cui i vizi e le debolezze umane
vengono presentate senza alcuna perifrasi. Ma il lettore non può
fare neanche a meno di sorridere di fronte alle gesta di Sc'veik,
alla sua ingenua e tenera lotta quotidiana per la sopravvivenza in
un mondo - talvolta - indecifrabile: come un bambino in un mondo di
adulti incomprensibili ed egoisti. Sc'veik osserva pedissequamente
i regolamenti e gli ordini che gli vengono impartiti, cavandosela
sempre grazie a questa sua assoluta obbedienza a ciò che gli viene
comandato. E questo suo comportamento da buon soldato smaschera
l'arroganza e la presunzione, pone nel ridicolo il suo più acerrimo
nemico, il sottotenente Dub. "Faccio rispettosamente osservare …" è
una vera e propria cantilena che Sc'veik recita continuamente di
fronte ai suoi superiori, irrita Dub e allo stesso tempo smonta
ogni sua velleità punitiva. Nel romanzo, però, non c'è solo il lato
negativo delle cose, ma anche molto cameratismo, quella solidarietà
semplice ed immediata che si instaura tra chi vive le stesse
esperienze di vita; è un inno al buon senso, che sembra smarrito da
parte di chi non riesce più a vedere il reale evolversi degli
eventi. E così che Il buon soldato Sc'veik è uno di quei romanzi
capaci di provocare le sensazioni più diverse: suscita
continuamente ilarità, lascia talvolta malinconici ed ha anche il
grande pregio di far riflettere di fronte ad un personaggio quasi
unico nel panorama letterario (un Forrest Gump ante litteram) e
alla sua umanità, di cui qualche aspetto è comune con ciascuno di
noi.
"Servire è più facile che comandare. Ma comandare male è più
facile che comandare bene. Il buon comando è consapevolezza del
servire. Coscienza del rapporto tra ordine ed esecuzione da
attingere con una volontà sempre tesa alla ricerca di una misura
assoluta"
Oreste Del Buono
La nostra classe dirigente
(L'opera è in libreria per i tipi Baldini & Castoldi al prezzo
di euro 13,36)
Il luglio del 1943 è l'evento centrale del libro di Oreste Del
Buono. Una classe dirigente che si scioglie come neve al sole, un
giovane irretito da una retorica vuota e arida, un Paese in
ginocchio, una guerra feroce e totale sono tutti gli ingredienti di
questo romanzo storico . In primo piano c'è la Regia Marina, le sue
tradizioni, le sue navi e i suoi eroi. In questo quadro emerge la
figura di Teseo Tesei un pioniere dei mezzi d'assalto della Marina
ed un eroe della Seconda guerra mondiale, sullo sfondo si agitano
tanti personaggi politici, la nostra classe dirigente di allora. Il
racconto si concentra sui molti protagonisti dell'epoca da
Mussolini ad Hitler, passando per gerarchi fascisti, generali e
marescialli italiani e tedeschi. Bottai, Ciano, Grandi, De Marsico,
Ambrosio, Farinacci e molti altri sono le figure tratteggiate da
Del Buono che mette a nudo limiti e manchevolezze, miopia storica e
dilettantismo politico. Con mirabile maestria narrativa, dove si
alternano lucide descrizioni di fatti e persone e colpi di scena ed
effetto, viene narrato quel luglio del 1943 che ruota attorno
soprattutto alla famosa seduta del Gran consiglio del fascismo che
determinò una svolta radicale nella storia d'Italia. La nostra
classe dirigente è un libro che offre una prospettiva particolare
sui fatti del luglio del 1943, senza ipocrisia e senza retorica,
attraverso un'analisi puntuale ed uno sguardo disincantato sul
mondo. È la storia di un giovane italiano che tra speranze e paure
affronta una realtà che maschera un volto ben diverso da quello
dipinto da anni di roboante propaganda, una realtà che si sfalda
sotto i colpi della storia e mostra un desolante paesaggio. Solo
gli eroi rimangono a brillare in una notte lunga ed oscura, uomini
che nonostante tutto sanno ancora esprimere gli eterni valori del
coraggio e dell'onore.
a cura del
Ten.Col. CC Fausto Bassetta
Sandro Montanari
Riflessi nello schermo. Prospettive di tutela dei minori
nell'era digitale
Aracne editore,
2007, pagg. 305,
euro 16,00
Negli ultimi decenni si è assistito a una graduale diffusione di
una nuova cultura dell'infanzia e dell'adolescenza su scala
mondiale, imperniata sull'introduzione sia di uno statuto dei
diritti dei minori, sia di strumenti giuridici atti a garantire
l'effettivo esercizio di tali diritti. Il minore, oggi, non è più
considerato un mero prolungamento dell'adulto o una sorta di
piccolo uomo che deve essere forgiato sulla base dei bisogni e
delle esigenze dei grandi.
È infatti opinione condivisa che l'essere umano in età minorile sia
già una persona titolare di autentici diritti: non solo diritti di
natura patrimoniale, ma anche diritti di personalità, come quello
di poter esprimere le proprie idee, e diritti sociali, quali per
esempio il diritto al tempo libero e al gioco.
Tale progressiva presa di coscienza si è innestata, comunque,
all'interno di percorsi di cambiamento che stanno sensibilmente
trasformando la società, rendendola sempre più complessa e
flessibile. Un ruolo importante è a questo proposito svolto
dall'inarrestabile progresso tecnologico. Le attuali tecnologie
mediali modificano le modalità di comunicazione con gli altri,
consentendo di dilatare i confini spazio-temporali e di creare
dimensioni virtuali con le quali l'essere umano è chiamato
quotidianamente a confrontarsi.
Le recenti acquisizioni scientifiche appaiono dunque foriere di
preziose occasioni di crescita per gli individui e per la società.
Si pensi alle illimitate possibilità, proprie dell'uomo
post-moderno, di accedere a un ventaglio di informazioni o
programmi televisivi o di interagire con altre persone tramite i
vecchi e i nuovi media. Si pensi, ancora, che i vecchi e i nuovi
media sono ormai entrati in una fase di convergenza e di reciproca
influenza caratterizzata da forme di fruizione dei messaggi e di
interattività che sottendono inedite logiche sulle quali le nuove
generazioni esplorano e costruiscono il mondo.
È chiaro che tutto ciò non può e non potrà non avere dei riflessi
sugli stessi processi di sviluppo dei minori, che devono essere
oggetto di attento studio da parte dei ricercatori. Inoltre,
accanto alle positive opportunità offerte dall'evoluzione dei
media, occorre tener presente che stanno significativamente
aumentando i potenziali pericoli per i minori, i rischi di rimanere
irretiti nelle maglie di pedofili online, le possibilità di
accedere a contenuti e immagini emotigene o non adeguate, le
probabilità che quei diritti a tutela dei minori, così tanto
faticosamente conquistati, possano essere disattesi e violati. Non
di rado, anche nell'ambito delle attività svolte presso i Tribunali
per i minorenni, si prende per esempio coscienza che taluni
comportamenti di natura violenta posti in essere dal minore in
violazione delle leggi prendono spunto da scene di film o di
videogiochi o da notizie apprese in programmi di
informazione.
Ciò non significa che i media rappresentino una minaccia sulla
quale riversare tutte le nostre ansie o i mali della società.
Indica, invece, che tra la moltitudine di fattori che influenzano i
processi di pensiero, i valori, le emozioni e i comportamenti dei
minori, il rapporto intessuto con i media può giocare un ruolo
significativo.
Come ha già sottolineato la Suprema Corte di Cassazione nel 1996, i
mass media sono la "fabbrica" e lo "specchio" del comune sentire.
In altri termini, si può affermare che la rappresentazione sociale
del mondo si produce sempre più attraverso il contributo dei mezzi
di comunicazione i quali, nel contempo, mostrano la realtà e i suoi
molteplici aspetti, assumendo funzioni e significati per l'utente
di età minorile che sono in relazione ad una pluralità di variabili
inerenti la sua storia, il sistema familiare di appartenenza, il
contesto educativo e ambientale.
Il minore, dunque, scorge nello schermo riflessi del mondo esterno.
Un mondo di cui gli stessi media fanno intrinsecamente parte e che
contribuiscono a modificare. Ma il minore intravede nello schermo
anche riflessi di se stesso, rispecchiandosi nei moti interiori di
personaggi e eroi virtuali, a volte assimilandone desideri e stili
di vita.
Per le motivazioni appena delineate è fuori discussione che lo
studio del rapporto tra i minori e le tecnologie mediali debba
essere maggiormente valorizzato e promosso in più sedi e divenire
patrimonio conoscitivo indispensabile di chi, educatore, psicologo
dell'età evolutiva, giudice minorile, ecc., si occupa a vario
titolo di tutelare il minore.
In tale prospettiva, questo volume, scritto da Sandro Montanari,
colma finalmente una lacuna del panorama di settore, offrendo al
lettore un'interessante e autorevole disamina del fenomeno
rappresentato dalla relazione intercorrente tra le persone in età
minorile e il mondo televisivo e della comunicazione
elettronica.
L'Autore, da anni impegnato in attività di tutela dei diritti dei
minori presso l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e
presso il Tribunale per i minorenni di Roma, trasfonde nel volume
il suo cospicuo bagaglio di studi e di esperienze ed affronta il
tema, ricco di articolazioni e sfumature, secondo un'impostazione
opportunamente interdisciplinare. La redazione del volume, infatti,
rappresenta l'esito di un'interazione tra il sapere giuridico e i
saperi che afferiscono alle discipline psico-medico-sociologiche e
delle scienze della comunicazione.
La scelta di fondo dell'Autore è pertanto in sintonia con il
modello proprio del Tribunale per i minorenni, all'interno del
quale - nella consapevolezza della delicatezza della materia, della
necessità di comprendere la personalità minorile nella sua
globalità e dell'impatto che ogni provvedimento può avere sul
presente e sul futuro del singolo minore - ciascuna decisione è
frutto di un confronto alla pari tra giudici togati, quali
rappresentanti delle scienze giuridiche, e giudici onorari, quali
rappresentanti delle scienze umane.
All'interno del volume, l'Autore, a partire dall'analisi dello
scenario internazionale ed europeo, offre una dettagliata lettura
del panorama normativo e giurisprudenziale italiano, con specifico
riferimento alla tutela dei minori nella programmazione televisiva.
Si sofferma, poi, sui concetti giuridici e psicologici contenuti
nelle disposizioni legislative, ritenendo la delimitazione
semantica di termini, quali pornografia, oscenità, violenza
gratuita, sviluppo psichico e morale del minore, operazione
indispensabile ai fini dell'interpretazione e della corretta
applicazione delle norme. Approfondisce, ancora, il tema sotto il
profilo prettamente scientifico, affrontando la controversa
questione degli "effetti" e fornendo indicazioni e spunti critici
di riflessione anche relativamente all'emergente problema della
violenza mediatica. Il volume, inoltre, contiene uno studio,
particolarmente complesso, di analisi del contenuto del testo
televisivo che, partendo dagli approfondimenti riportati nei
capitoli precedenti, consegue l'obiettivo di realizzare, secondo
un'ottica interdisciplinare e un metodo rigorosamente scientifico,
uno strumento di rilevazione e le relative procedure operative
idonei a facilitare il lavoro di monitoraggio e di valutazione dei
filmati che le norme pongono attualmente in capo all'Autorità per
le garanzie nelle comunicazioni.
Le conclusioni, infine, oltre ad alcune considerazioni di sintesi,
contengono riflessioni propositive dell'Autore, secondo il quale è
necessario affiancare all'azione repressiva e sanzionatoria svolta
dagli organi di vigilanza in materia, anche una logica improntata
all'introduzione di iniziative e processi tesi a promuovere un uso
sempre più consapevole e responsabile dei mezzi di comunicazione,
da parte di tutti gli attori in gioco. È, peraltro, la stessa
logica che, pur con i dovuti distinguo, anima il lavoro di noi
magistrati minorili. Si tenga per esempio presente che, ai sensi
dell'articolo 28 del D.P.R. n. 488/1998 - c.d. nuovo processo
penale minorile - il giudice può sospendere il processo penale in
corso e "mettere alla prova" il minorenne che ha commesso il reato,
anche attraverso il coinvolgimento di tutte le risorse disponibili
(famiglia, servizi sociali, ecc.). Il processo penale, pertanto,
non ha solo una valenza sanzionatoria, ma - soprattutto - assume
una finalità educativa e una funzione responsabilizzante per il
minore, rappresentando per questi un'occasione per la costruzione
di un progetto all'interno del quale prendere consapevolezza dei
propri limiti e delle proprie potenzialità e giocare un ruolo
attivo nella costruzione di alternative di vita, non
necessariamente connesse a scelte devianti.
In conclusione, il volume rappresenta un'importante guida per tutti
coloro che sono impegnati a tutelare, nei più vari contesti, i
diritti dei bambini e degli adolescenti e che desiderano
comprendere le implicazioni sottese all'irruzione della dimensione
digitale nella vita delle persone in età evolutiva e delle loro
famiglie. Tali implicazioni devono e dovranno essere sempre più
prese in considerazione nei processi di identificazione del
concreto interesse del minore, allo scopo di garantirgli - nei suoi
sistemi di appartenenza - tutte le condizioni necessarie per un
sano e armonico sviluppo fisico e della personalità.
dott. Magda Brienza |