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Arturo INTELISANO Laureato in Fisica presso
l'Univesrità degli Studi di Roma. Capo Progetto del Satellite
BISSAT nell'ambito della missione ASI "SABRINA" dell'Alcatel Alenia
Space Italia.
Questa nota introduttiva all'attività di procurement ha lo scopo di
fornire una panoramica sommaria degli aspetti principali che la
riguardano. In realtà si tratta di una descrizione "concettuale" e
non didascalica; si è scelta questa formulazione con l'intento di
delineare più le problematiche che incontra chi tale attività
svolge che non i dettagli che cambiano a seconda dell'area di
ingegneria interessata o della singola azienda.
Come spesso accade per i termini anglosassoni entrati per
consuetudine nel vocabolario di uso corrente, la traduzione
letterale che verrebbe spontaneo attribuire al termine
"procurement", quella di "approvvigionamento", non risulta
propriamente calzante all'attività che qui si intende introdurre
nelle sue linee basilari.
In effetti l'idea alla quale la terminologia italiana rimanda non
esprime la correlazione diretta che il procurement ha con la
disciplina progettuale, nell'ambito dello sviluppo di tecnologie
avanzate.
Reperire forniture non è semplicemente un'attività negoziale in cui
ciò che si acquisisce è perfettamente ben delineato e occorra
definire solo i termini economici e contrattuali della transazione.
Quanto più infatti un componente o un'intera unità sono in fase di
progetto, tanto più è necessario seguire in più fasi il suo
avanzamento.
Non si parla più solo dell'aspetto contrattuale, ma dello sviluppo
di un processo che è un elemento chiave per la realizzazione di un
progetto complesso.
Forse, più che reperimento o approvvigionamento, sarebbe più
corretto parlare di "gestione delle forniture". I puristi
potrebbero obiettare che si gestisce qualcosa che già si ha e che
non occorre reperire; in questo senso, allora, potremmo parlare di
"forniture" in senso lato; ciò però è vero nell'ottica dello
sviluppo di un progetto in itinere, come si mostrerà più
avanti.
L'approvvigionamento di componenti o di unità di alto contenuto
tecnologico ha mutato metodologie e concetti di base nell'era del
mercato globale. Nei fatti è il mercato globale che ha trasformato
la classica visione autarchica o locale del prodotto tecnologico,
visto come risultato finale di un insieme chiuso (nazionale o
regionale) di competenze.
Immaginare un progetto come un insieme di parti da integrare,
sviluppate magari in aziende o in Paesi diversi, pone la questione
dell'"integrazione" all'interno di un "sistema".
Integrazione e sistemistica sono termini che, a partire più o meno
dagli anni '50 (L. Von Bertalanffy) hanno cominciato ad essere
inseriti nell'ingegneria progettuale attraverso metodologie sempre
più classificate e controllate. All'inizio tali metodologie
rappresentavano (e per certi versi rappresentano ancora) il DNA
aziendale, uno degli elementi chiave caratterizzanti la specifica
cultura aziendale.
Successivamente l'integrazione o il riuso di componentistica già
sviluppata ha portato alla necessità di definire degli standard
metodologici in grado di;
- minimizzare i rischi;
- condividere un "linguaggio" comune nello scambio delle
informazioni;
- definire criteri di compatibilità.
Per cercare di capire da cosa in realtà emerga questa necessità che
ho appena abbozzato, ricorriamo ad un esempio concettuale piuttosto
semplice. Immaginiamo di dover realizzare un progetto complesso,
composto da più parti. Tipicamente, nel tentativo di definire un
primo schema evolutivo delle componenti essenziali di ciò che ci
accingiamo a fare, pensiamo a una serie di blocchi del tipo:

Lo schema evolutivo di un qualunque processo dinamico
(economico, sociale, fisico, biologico) rappresentato in questo
modo, che indichi la freccia del tempo nell'evoluzione del
processo, pecca della mancanza di un ingrediente fondamentale alla
sua più completa rappresentazione: il concetto di feedback (o
retroazione). Per quanto completo o dettagliato possa essere il
progetto che si voglia portare avanti, non si può immaginare che il
processo in atto non si sviluppi piuttosto secondo una dinamica che
è la seguente:

è chiaro che la tendenza temporale primaria rimane, ma le
componenti retroattive sono ineliminabili per principio; un loro
razionale controllo è l'elemento chiave di una corretta prevenzione
del rischio e, più in generale, di una corretta attività di
management. Ho usato un termine importante: controllo. La "Teoria
del Controllo" sta sempre più uscendo dai suoi domini classici,
ingegneristici, legati alle macchine, per entrare nelle dinamiche
progettuali a un livello più alto. Controllare significa, di fatto,
avere accesso a una serie di variabili (osservabilità) e
modificarle in funzione del grado di retroazione che si intende
ottenere.

Controllare significa definire pesi e guadagni, secondo gerarchie
che sono basate sul grado di definizione dei sottoprocessi (WBS -
Work Breakdown Structure) e sulla condivisione di un linguaggio
comune. L'articolazione in sottoprocessi è un problema connaturato
alle metodologie utilizzate in azienda e alle competenze presenti.
La condivisione di un linguaggio comune non è un problema che può
rimanere circoscritto all'ambito aziendale ma che, come indicato
precedentemente, è legato al fatto che stiamo parlando di "sistemi
aperti" in interscambio reciproco.
Riguardo alla standardizzazione è compito di organismi
internazionali mediare e uniformare gli standard; aderire alle
direttive di tali organismi è divenuto un requisito che riveste un
peso contrattuale sempre maggiore; è l' Agenzia internazionale a
fissare le linee guida dei processi che possono poi comunque
arricchirsi degli standard in uso nelle singole aziende.
Prima però di portare un esempio pratico di direttiva a livello
internazionale torniamo all'analisi del meccanismo di controllo
nell'ambito del procurement.
Il livello di controllo avviene attraverso un'unità di informazione
fondamentale: quella di "requisito". In fondo qualunque progetto
nasce da un'idea di massima che viene poi specializzata in più
componenti: esisteranno quindi "requisiti padre" da cui discendono
in scala requisiti di grado inferiore. Un requisito padre potrebbe
essere "Ho la necessità di mangiare entro un'ora"; un requisito
figlio potrebbe essere "l'ora di riferimento è basata sull'orologio
Big Ben di Londra" o "è possibile nutrirsi solo di vegetali".
L'arte del definire i requisiti sta nel capire le loro relazioni
gerarchiche: ad esempio, i due sottorequisiti citati possono essere
considerati allo stesso livello? In ogni caso, quanto sono
correlati?
A prima vista sembrerebbero completamente scorrelati e quindi
situati sullo stesso piano.
Tuttavia il contesto potrebbe definire gradi di correlazione
imprevisti; se fossi dalle parti del Parlamento Britannico e fossi
obbligato dal primo requisito a tenere gli occhi sulla torre
dell'orologio, tra i tanti squisitissimi (si fa per dire)
ristorantini nelle adiacenze sarei obbligato "di conseguenza" a
scegliere quello indiano, con vista sulla torre, che offre solo
menù vegetariani. Il nutrirsi di vegetali è un vincolo secondario
rispetto alla necessità di tenere d'occhio l'orologio. D'altra
parte se avessi in tasca una mela avrei comunque risolto il
problema. è secondaria l'importanza ma non esiste una correlazione
stretta tra i due vincoli. Viceversa se il requisito fosse "è
possibile nutrirsi solo allo scoccare dell'ora segnata dalla torre
dell'orologio", questo secondo requisito sarebbe di tipo
vincolare.
Come esiste la Work Breakdown Structure, esiste anche una
scalabilità strutturale dei requisiti che impone di conseguenza una
loro organizzazione gerarchica.
La definizione e il controllo dei requisiti è divenuto talmente
specializzato che è nata di recente una disciplina, insegnata anche
presso alcune università americane, chiamata "ingegneria dei
requisiti". In un testo classico sull'argomento ("Requirements
Engineering" - Hull, Jackson, Dick. Ed. Springer) si fa menzione
del cosiddetto "modello a V":

Questo schema mostra come i requisiti vengano calati
gerarchicamente verso i livelli di controllo di dettaglio e come i
singolo livelli siano correlati ai relativi test di verifica. Anche
per questo schema valgono le considerazioni sopra menzionate a
proposito del principio di retroazione. è buona norma pertanto
considerare la possibilità che modifiche ai requisiti di livello
inferiore possano generare modifiche a quelli di livello superiore.
In effetti però la struttura concettuale nella quale ci si muove è
quella mostrata ed ha rilevanza anche a livello contrattuale.
Poiché infatti ciò che si acquista non è qualcosa di compiutamente
definito, le fasi contrattuali (milestones) seguono anche in
termini di pagamenti le varie fasi del progetto. Lo schema va
inoltre letto in termini di scala (scaling); le sottostrutture in
cui si articola ciascun blocco seguono percorsi concettuali
analoghi.
Per quanto attiene alla tracciabilità, ogni singolo requisito è
identificato da un codice numerico specifico; i requisiti figli
riportano anche il grado di "parentela" con quello immediatamente
superiore; ad esempio:
- requisito padre #Req-SyS-001: Ogni unità avrà un interfaccia di
input a 4 ingressi;
- requisito figlio #Req-SubSys-001; (Par. Req-Sys-001): Ogni
interfaccia d'ingresso sarà del tipo RS422.
I documenti sui quali sono tracciati tali requisiti sono detti
genericamente "Specifiche"; esistono pertanto "Specifiche di
Sistema", "Specifiche di Sottosistema", ecc.
Tutti insieme essi sono i "Documenti Applicabili" sui quali è
tracciata, a ogni livello di dettaglio, l'ossatura del
progetto.
Da un punto di vista negoziale, c'è sempre una certa condivisione
di scelte nella definizione dei requisiti; tale necessità deriva
dal fatto che il committente da un lato non conosce a fondo i
dettagli del progetto, dall'altro non può essere troppo vago nel
generare i requisiti che indicherà nelle Specifiche di Progetto;
questi ultimi sono i documenti con i quali, come ho indicato in
precedenza, egli fornisce i requisiti fondamentali da soddisfare.
(Rimane comunque il produttore l'unico responsabile sia del design
sia della verifica completa). Per modellizzare correttamente il
contesto è bene allora schematizzare le problematiche. Alcune di
loro attengono al "Dominio del Problema": sono le fasi iniziali, in
cui vengono valutate le caratteristiche di fattibilità e i
trade-off.
A valle di queste fasi iniziali si entra nel "Dominio della
soluzione", nel quale gli elementi del progetto sono dettagliati a
un livello maggiore.
Il meccanismo dell'accordo può essere sintetizzato nel modo
seguente:

Uno schema di massima della dinamica decisionale in questa fase
può essere delineato così: dopo incontri preliminari, il
committente definisce la seguente documentazione:
- uno Statement of Work (SOW) in cui chiarisce la terminologia
contrattuale usata, i tempi richiesti nelle varie fasi, quali sono
le Review da effettuare e cosa si aspetta da ciascuna di
esse;
- un documento di specifica, che riguarda l'unità in oggetto, e
che definisce i requisiti in termini di prestazione e di
design;
- una serie di "Documenti Applicabili" che costituiscono il
background completo del progetto di cui la singola unità fa parte,
in termini di requisiti di compatibilità (ad esempio meccanici,
termici, di qualità, elettromagnetici). L'unità insomma vista nel
contesto del sistema di cui farà parte.
Il fornitore risponde attraverso la definizione di un SOC (Status
of Compliance) ai requisiti generati. Tipicamente ciò avviene
attraverso l'emissione di documenti specifici detti VDC
(Verification Control Document) per i documenti applicabili e una
DVM (Design Verification Matrix) per la specifica di unità. Si
tratta solitamente di matrici in cui si risponde ad ogni singolo
requisito con la dichiarazione di una "compliance" completa (C),
"parzialmente completa"(PC), "non compliance" (NC) o "non
applicabilicabilità" (NA). Ciascun requisito è così tracciato e
discusso singolarmente e i vari casi costituiscono materia di
discussione durante le Review di progetto pianificate.
Insisto con il sottolineare che quanto sopra indicato non è
universalmente accettato nella forma sopra esposta, essendo le
procedure decisionali stesse oggetto della trattativa (tanto è vero
che sono dettagliate nel SOW). In ogni caso la corretta
tracciabilità dei requisiti costituisce lo strumento di
comunicazione privilegiato per questo tipo di negoziazioni.
L'uso è diventato così comune da essere persino stato oggetto di
standardizzazioni, come si è già detto. Esitono addirittura dei
prodotti software commerciali (CAD - Computer Aided Design) che
permettono la gestione elettronica dei requisiti attraverso le
varie fasi di progetto, con la generazione automatica della
documentazione a corredo delle varie Review. Il più noto tra questi
è il DOORS® della Telelogic.
In effetti, per il motivo della retroazione di cui si è già
discusso, una delle componenti più difficili da gestire riguarda
gli impatti dei cambi sui requisiti correlati. Il fornitore può
richiedere dei cambi ai requisiti che possono ripercuotersi a
catena in altri contesti, in termini sia ingegneristici sia
economici. I singoli percorsi critici che possono delinearsi sono
una delle componenti dell'analisi del Risk Management.
Tra gli anni '80 e '90 emersero nell'ambito dell'Information
Technology una serie di metodologie dette "Object-Oriented" (O-O)
per l'ottimizzazione degli schemi progettuali del software.
Scrivere software è, di fatto, uno degli esercizi migliori per
apprendere le tecniche di problem-solving da applicare ai più
svariati contesti. Tali metodologie sono state poi trasportate
nell'ingegneria dei requisiti.
Ognuno di questi metodi (l'OMT di Rumbaugh - 1991, il metodo di
Booch -1994, l'Objectory di Jacobsen -1993) sono confluiti in
quello che è allo stato attuale il metodo più usato: l'UML (Unified
Modelling Language -2003). Attraverso lo sviluppo di diagrammi
"strutturali", "comportamentali" e di "interazione", chi studia il
progetto è in grado di modellizzarlo in maniera fine, senza
tralasciare le dinamiche "interne" ed "esterne" che possono
perturbarne la struttura nel corso del tempo.
L'iter procedurale da seguire dipende molto dalla categoria
dell'unità che si intende acquisire.
Ogni disciplina ingegneristica definisce le proprie categorie; ad
esempio in ambito aerospaziale esistono le seguenti:
- categoria A: unità già sviluppata per altri programmi e testata
secondo criteri di severità pari o maggiori a quelli del programma
per cui è acquisita;
- categoria B: unità già sviluppata per altri programmi ma che
necessita di test di qualifica supplementari in base alle mutate
esigenze del nuovo programma;
- categoria C: unità già sviluppata per altri programmi ma che
necessita di qualche modifica di design, con conseguente qualifica
aggiuntiva;
- categoria D: unità da sviluppare ex-novo.
Nei casi in cui il design fosse completamente nuovo, la verifica
delle funzionalità e l'attività di qualifica possono avvenire
attraverso lo sviluppo di modelli ingegneristici (EM, EQM) o
prototipi vari, le cui risposte ai test permettono di verificare o
le modifiche da introdurre nei requisiti o i cambi di design.
Chiariti il concetto di requisito e la categorizzazione del
procurement, si può passare ad esaminare l'iter procedurale che
guida il confronto tra il fornitore e il cliente.
Ogni azienda può specificare l'iter che preferisce. Questo aspetto
riveste un'importanza contrattuale fondamentale da definire in
partenza; per la stragrande maggioranza dei casi ciò avviene in
quella che, dopo gli incontri preliminari, è la prima "milestone"
di rilievo: il Kick Off.
Gli aspetti che vengono trattati nel meeting di Kick Off riguardano
le grandi linee del progetto: il numero di review che verranno
effettuate, la documentazione che verrà prodotta nelle varie fasi,
i costi e le unità che verranno consegnate, le date
(schedule).
Il cliente, dopo una fase di incontri preliminari, fornisce quello
che è il documento di sintesi fondamentale di questa review: lo
Statement of Work. Tale documento tiene traccia delle linee guida
basilari del progetto, oltre a una definizione di dettaglio di ciò
che ogni review futura dovrà prevedere e produrre. L'analisi dei
rischi (Risk Management) è uno degli aspetti principali da
considerare. Per ogni aspetto (Certificazioni di Qualità, standard
aziendali, classe e categoria dei componenti utilizzati), vengono
valutati i documenti applicabili di riferimento.
Sempre in questa fase preliminare il cliente fornisce un gruppo
(Data Package) di "documenti applicabili" che sintetizzano le
richieste in una forma di dettaglio maggiore attraverso il già
menzionato strumento dei requisiti. Ci saranno "Specifica di
Ingegneria", "Specifiche di qualità", "Specifiche di Sistema",
ecc., a seconda del grado di articolazione del progetto.
Anche la tipologia del progetto influenza l'iter procedurale; se
un'unità deve essere progettata ex-novo necessiterà di una fase di
studio preliminare (fase 0 o di fattibilità); a questa farà seguito
una "fase A" con lo scopo di consolidare i requisiti chiave;
seguiranno via via le varie fasi utili alla realizzazione di
dettaglio del design. La gestione di queste fasi preliminari
presenta delle criticità che possono ripercuotersi in tutte quelle
successive. In generale è comunque difficile stabilire un
"linguaggio comune" per riassumere in forma chiara e concisa i
termini degli accordi.
A livello internazionale, enti e agenzie (possibilmente
riconosciute a livello governativo), definiscono una normativa di
base per facilitare questo compito. Per fare un esempio, in Europa
l'Agenzia Spaziale Europea (ESA): la normativa di base è contenuta
negli standard ECSS (European Cooperation for Space
Standardization); ogni aspetto o livello procedurale viene definito
con indicazioni di massima sullo scopo e gli iter da seguire. Per
le "fasi 0/A" menzionate, ad esempio, l'ECSS prescrive uno schema
del tipo:

Il termine "SE" sta per System Engineering; lo schema è stato
infatti tratto da ECSS-E-10 Part 1B, che riguarda l'ingegneria di
sistema. Gli schemi vengono via via articolati sempre più, secondo
uno schema "top/bottom"; ad esempio, per il Risk off:

Oppure, per meglio identificare anche l'attribuzione dei
compiti, vengono riportate tabelle di dettaglio; la figura di sotto
riporta l'estratto di una tabella concernente la fase A di un
progetto.

Nella fase B vengono studiati trade-off e fattibilità.
è nelle review successive (C-D) che i requisiti vengono congelati e
si parte con una descrizione tecnica di dettaglio. Una tipica
review di questa fase può essere la PDR (Preliminary Design Review)
per design in fase di definizione e la CDR (Critical Design Review)
per "congelare" un design portato a compimento. Tutto ciò che
seguirà riguarderà l'integrazione e i test di accettazione o
qualifica. Il numero delle fasi o la loro caratterizzazione può
variare a seconda del contesto o della complessità progettuale
sottostante, così come varieranno anche la documentazione a corredo
di ogni review e il livello dei requisiti. Componenti già usati in
altri programmi e che hanno subito già un processo di qualifica
(COTS, Commercial Off The Shelf) seguiranno degli iter ridotti, a
meno di piccole variazioni nel design o di nuovi processi di
qualifica.
Tra l'altro può capitare una diversa interpretazione delle fasi in
funzione del livello di scala considerato (diverse cioè a livello
di sistema,di sottosistema, di unità, di componente). Per fare un
esempio, per definire una fase B di sistema può occorrere lo
sviluppo di modelli preliminari (EM - Engineering Model), che
costituiscono già la fase C/D a livello di sottosistema.
Per dare un esempio delle review tipiche:
- Kick-Off Meeting (KOM): in questa riunione viene definito il
piano di lavoro per il fornitore relativamente alla fase iniziale
del progetto. Vengono presi in considerazione lo stato di
qualifica, il design, la storia passata dell'unità
(heritage);
- Qualification Test/Status review (QSR): necessaria, come dice il
nome, a confermare l'eventuale stato di qualifica dell'unità;
- Preliminary Design review (PDR): in questa fase contrattuale il
design concettuale e il piano di sviluppo vengono analizzati. La
verifica della comprensione dei requisiti, nonché della loro
completezza è fondamentale per lo sviluppo delle fasi
successive;
- Critical Design review (CDR): in questa fase il design
definitivo di progetto viene congelato, assieme allo stato dei
componenti dichiarati e alla lista dei materiali e dei processi.
Senza l'approvazione, da parte del cliente, di questa review, lo
sviluppo dell'unità non è autorizzato;
- Test Readiness review ( TRR): questa è una fase delicatissima.
Il cliente prende visione del piano di test che verrà effettuato,
tenendo conto dei controlli di qualità e performance, ma anche del
fatto che l'unità non venga danneggiata qualora i livelli di test
dichiarati fossero diversi da quelli concordati;
- Test review Board/Delivery review Board (TRB/DRB): tipicamente
contestuali. Il produttore fornisce il data package completo a
corredo dell'unità che verrà consegnata; in particolare i test
report, con la sintesi dell'intera campagna di test, daranno
evidenza delle performance richieste in accordo alle specifiche e
al test plan.
Gli aspetti di spedizione contengono il controllo di aspetti
riguardanti anche l'imballaggio e gli aspetti economici.
La reale complessità di queste fasi non emerge se ci si sofferma
solo sugli aspetti ingegneristici del processo.
Ad esempio, il rispetto delle milestones e delle date fissate
(schedule) è una capacità fondata sull'individuazione dei percorsi
critici, sulla corretta valutazione delle risorse, sull'analisi dei
rischi.
Valutare un progetto e ripartire la responsabilità tra le diverse
aree di sviluppo è compito di più figure professionali. Gli esperti
dell'ingegneria considerano gli aspetti tecnico/scientifici, gli
esperti della qualità valutano l'applicazione degli standard, le
categorie dei componenti e i flussi dei processi; gli addetti al
program management valutano il rispetto dei tempi, dei costi e gli
impatti commerciali. A un singolo responsabile del procurement, in
genere scelto nell'ambito dell'Ingegneria, viene devoluto il
compito di armonizzare i vari aspetti presiedendo le singole
review; egli comunque si avvale di almeno due figure di
riferimento, una per la qualità e una per il program management,
per avallare decisioni e firmare documenti di review.
L'albero dei requisiti, le sue ramificazioni e le specificità degli
aspetti che li riguardano stabiliscono poi le responsabilità
"locali" sulle varie aree. Dal punto di vista dell'ingegneria, ad
esempio, ci saranno responsabili degli aspetti termici, meccanici,
di compatibilità elettromagnetica, di sistema ecc… Analogamente,
per quanto attiene alla qualità, ci possono essere responsabili dei
processi, dei componenti, dell'affidabilità.
Quanto esposto dovrebbe aver indicato, più che i confini, i piani
concettuali nei quali si articola l'attività di
procurement.
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