
Laureata in Scienze della Comunicazione presso l'Università
degli Studi di Perugia. Collabora con l'Associazione Dante
Alighieri di Casablanca presso il Consolato d'Italia in Marocco e
con l'Ufficio Stampa Nazionale della Croce Rossa
Italiana.
1. Introduzione
L'Arma dei Carabinieri è "quella sottile linea rossoblù che
attraversa il Paese rendendo più visibile una storia di grandi e
piccoli eroismi lontani da ogni tentazione di clamore e
protagonismo"(1).
In questa definizione è racchiusa quella che è l'essenza dell'Arma
dei Carabinieri: un'Istituzione specificatamente italiana,
saldamente radicata nel cuore della nostra società, quale
protettrice e promotrice dei valori e degli ideali del Bel Paese;
un'Istituzione che deve il suo prestigio alla forza della propria
identità collettiva, ma che si caratterizza soprattutto per una
forte spinta all'individualità.
Ciò che è interessante mettere in evidenza, infatti, non è tanto il
carattere unitario dell'Arma, quanto, appunto, "i piccoli e grandi
eroismi"(2), l'individualità di ogni suo componente, la passione e
la dedizione che rende unico, ma al tempo stesso accomuna, ogni
singolo Carabiniere.
L'obiettivo che si cercherà di raggiungere, pertanto, è quello di
proporre un'analisi della figura del Carabiniere quale personaggio
che si muove ed opera all'interno della società, incarnando i
valori dell'Istituzione di cui fa parte nonché della realtà sociale
e culturale italiana.
Nello specifico, si cercherà di realizzare questo scopo attraverso
un'analisi di come la figura del Carabiniere venga rappresentata
nei mezzi di comunicazione, in particolare nel cinema e nella
televisione. Il risultato di quest'indagine dimostra che il
Carabiniere, oltre ad essere una figura eroica e al tempo stesso
popolare in quanto vicina al cittadino, diventa, grazie alla
rappresentazione mediatica, un vero e proprio personaggio che
travalica il confine tra realtà e finzione.
Ciò che si vuol mettere in risalto, in questa sede, è che il
Carabiniere non rappresenta soltanto un'anonima divisa; egli è un
individuo con la propria umanità fatta di virtù e di debolezze e,
al tempo stesso, rappresenta " i valori cardine di un Paese che
deve all'Arma il senso morale di un impegno costruito sul
sacrificio e sulla dedizione quotidiana"(3).
Ogni Carabiniere, dunque, si identifica nell'Arma e l'Arma stessa
ritrova la sua essenza in ciascuno dei suoi componenti.
Per dare un'immagine esaustiva della figura del Carabiniere
all'interno della società italiana, è interessante analizzare il
rapporto tra la società e l'Arma dei Carabinieri, mettendo in
evidenza come quest'ultima si mantenga sempre al passo con i tempi
e in stretto rapporto con l'evoluzione sociale e culturale,
rinnovandosi continuamente, ma sempre nel rispetto della sua
tradizione. Inoltre, con la presentazione del Calendario Storico,
si introduce il tema centrale del nostro discorso, ossia il
rapporto dell'Arma con i mezzi di comunicazione(4).
Infine, si procede ad un'analisi concreta di alcuni casi in cui il
Carabiniere si affaccia nell'universo comunicativo quale vero e
proprio eroe mediatico.
A questo proposito vengono prese ad esempio due figure emblematiche
del nostro panorama cinematografico e televisivo: il Maresciallo
Carotenuto del film Pane amore e fantasia e il Maresciallo Rocca
dell'omonima serie televisiva.
Attraverso uno studio delle loro rispettive azioni, passioni,
caratteristiche e peculiarità, si arriva a confrontare i due
personaggi fittizi mettendone in evidenza somiglianze e differenze,
nonché l'aderenza dei loro modelli alle figure reali dei
Carabinieri che ogni giorno operano all'interno della nostra
società per la salvaguardia della tutela collettiva.
2. Il personaggio del Carabiniere nei
mezzi di comunicazione
In questa prima parte lo studio sulla figura del Carabiniere
viene condotto attraverso un'analisi su come esso viene
rappresentato nei mezzi di comunicazione. Sono, difatti, passati in
rassegna tutti i mezzi di comunicazione in cui il personaggio del
Carabiniere è apparso. Si è partiti dalla rappresentazione del
Carabiniere nel cinema, nella televisione e nella stampa fino ad
approdare, in un viaggio a ritroso, ai romanzi letterari di stampo
verista, per terminare, infine, con il più moderno strumento di
comunicazione, cioè Internet, attraverso cui l'Arma promuove oggi
le sue iniziative e le sue attività a sostegno della
comunità.
In particolare si offre un excursus sulle principali opere
cinematografiche e televisive che hanno reso popolare la figura del
Carabiniere tra il pubblico italiano, attraverso un lungo e
invisibile filo che lega cinema e tv grazie proprio al personaggio
del Carabiniere. Certo, l'ambiente in cui si muovono il Maresciallo
Rocca e il Maresciallo della serie Don Matteo, interpretato da Nino
Frassica, non è certamente quello del Maresciallo Carotenuto di
Pane amore e fantasia o quello di Totò nel film I due marescialli.
Ciò che, però, resta immutato e lega i film degli anni Cinquanta
alle moderne fiction televisive, è l'immagine dell'Arma che se ne
evince. Nonostante la differenza di mezzo comunicativo e di epoca,
infatti, la figura del Carabiniere resta coerente a se stessa e in
attinenza con la realtà storica in cui si colloca.
a. Il calendario dell'Arma dei Carabinieri
Il Calendario Storico dell'Arma dei Carabinieri nasce nel 1927,
anno in cui il generale Gino Poggesi avviò un'iniziativa che nel
tempo ha realizzato risultati sorprendenti e tirature
imprevedibili.
Risulta, purtroppo, impossibile riuscire a stabilire il numero di
copie della prima pubblicazione risalente al 1928; di essa oggi non
è rimasto nessun esemplare, mentre della seconda edizione è
conservata una copia all'interno del Museo Storico. L'annata più
antica conservata al Comando Generale dell'Arma risale al 1930;
sono poi conservate copie del 1932 e del 1934, proseguendo senza
interruzione fino al 1943, anno in cui venne sospesa la
pubblicazione a causa della guerra, per essere poi ripresa nel
1950. Nella copertina dell'edizione del 1930 si rende noto di come
sia stato il generale Poggesi ad aver dato vita all'iniziativa: "Il
Calendario Storico dell'Arma iniziò la sua vita nell'anno di grazia
1928, per iniziativa del generale Gino Poggesi dei Nobili di Pisa,
Ispettore III zona CC.RR. Firenze"(5).
Bisogna, comunque tener conto che già nel 1886 la rivista Il
Comandante di Stazione aveva intuito che un Calendario sarebbe
stato utile ai militari. Fu per questo motivo che essa propose il
Calendario da una settimana all'altra, in cui venivano rievocate le
azioni più rilevanti compiute dai Carabinieri. Questa pubblicazione
fu un'anticipazione, anche se certamente modesta, di ciò che
sarebbe stato il Calendario Storico.
Tornando alla nascita del Calendario in questione, sappiamo che la
proprietà letteraria apparteneva alla rivista La Fiamma fedele,
edita a Firenze. Si trattava di un'iniziativa privata e certamente
limitata per ciò che riguarda l'impegno editoriale. Si deve al
Museo Storico il merito di aver intuito, nel 1933, che il
Calendario poteva diventare un veicolo di notevole portata
culturale e di grande diffusione; per questo esso ne assunse
ufficialmente la paternità l'anno seguente.
Nel 1960 la paternità del Calendario venne assunta dal Comando
Generale e in quello stesso anno la pubblicazione fu affidata,
attraverso delle gare di appalto, alle grandi tipografie del nord
d'Italia, quali, ad esempio, la Mondadori; ciò a dimostrazione che
il Calendario, grazie alla sua accresciuta tiratura, cominciava ad
essere appetibile a livello della grande industria
tipografica.
Il Calendario Storico non nasce nel 1928 con una precisa tematica,
né tanto meno con finalità culturali ben definite.
Esso, fin dai suoi esordi, è stato legato alla rievocazione di
fatti e personaggi della storia dell'Arma, dai ritratti dei primi
Comandanti Generali, fino alla celebrazione degli eroismi della
campagna d'Africa e all'inaugurazione del Museo Storico avvenuta
nel 1937.
Con l'avvento della seconda guerra mondiale le tematiche cambiano e
si attinge copiosamente alle gesta compiute dai Carabinieri sui
fronti di guerra. Dopo un'interruzione negli anni più difficili del
dopoguerra, il Calendario riprende la sua pubblicazione nel 1950,
mettendo in primo piano le gesta patriottiche dei Carabinieri. In
questi anni vediamo apparire sul Calendario le uniformi rinnovate
dei nostri militari, i reparti di recente istituzione e i servizi
d'intervento celere.
Anche la veste grafica inizia a rinnovarsi ed è possibile notare
una presa di distacco dalle edizioni prebelliche.
Negli anni Sessanta, poi, inizia ad affermarsi un orientamento
verso temi monografici, caratteristica che, dagli anni Settanta in
poi, sarà l'elemento vincente del Calendario dell'Arma. Nel 1974,
ad esempio, venne pubblicata l'edizione dedicata alle armi, seguita
da quelle riguardanti le missioni all'estero, i mezzi di trasporto,
la letteratura, fino ad arrivare a quelle più recenti che,
uniformandosi alle problematiche più attuali, hanno deciso di
trattare i temi dei moderni mezzi di comunicazione quali cinema e
televisione.
Una particolarità altrettanto rilevante in quegli anni è la
variazione del formato: si passa dalla rilegatura a libro a quella
ad album, ossia con apertura orizzontale con una legatura a forma
di spirale lungo il bordo laterale sinistro. Da questa sua
particolare configurazione emerge l'intento stesso del Calendario,
che non è certamente soltanto quello di identificare i mesi
dell'anno, ma soprattutto quello di affermare la sua funzione di
simbolo di un'Istituzione amata dal popolo.
Fino a qualche anno fa il Calendario si chiamava "storico" a
sottolineare il suo ruolo rievocativo; oggi quest'aggettivo è stato
eliminato, in quanto gli si è voluta assegnare una funzione
informativa in linea con l'intento dell'Arma di adeguarsi alla
società attuale e alle sue istanze. Per la realizzazione del
Calendario dell'Arma dei Carabinieri, sia per ciò che concerne
l'aspetto contenutistico che quello formale, non esiste una
metodologia unica. Ogni Calendario è un oggetto a sé stante, che ha
le sue caratteristiche, che segue una propria ed individuale linea
di realizzazione e che possiede una sua storia. Il prodotto, pur
rimanendo lo stesso, cambia di anno in anno, rappresentando un
pezzo unico, un oggetto da collezionare.
Le idee vengono elaborate all'interno dell'Ufficio Pubbliche
Relazioni del Comando Generale dell'Arma e presentate al Comandante
Generale quando è già stato stabilito il tema annuale, i soggetti
creativi e i responsabili della realizzazione. Il Calendario,
dunque, nasce da un'idea maturata in funzione di un tema da
svolgere, prescindendo dal materiale posseduto dall'Ufficio Storico
del Comando Generale o dal Museo Storico dell'Arma. L'idea da cui
si parte è sviluppata sulla base di ricerche storiche; una volta
fissato il contenuto, si realizzano disegni e fotografie e si
definisce, di volta in volta, la chiave grafica che dia unità e
coesione al materiale scritto e illustrativo. Nonostante queste
variabili, che mutano ad ogni edizione, è possibile individuare
delle costanti nel lavoro di progettazione.
Una caratteristica che rimane costante nel susseguirsi delle varie
edizioni del Calendario è rappresentata dai tempi di lavorazione.
Le idee per la sua realizzazione iniziano ad essere sviluppate
dagli addetti dell'Ufficio Pubbliche Relazioni già nei mesi di
Febbraio e Marzo; sottoposte all'attenzione del Comandante Generale
a Giugno e nel mese di Settembre si avvia la fase di esecuzione
pratica, cioè di scrittura, grafica e stampa. Il Calendario viene
presentato al pubblico nel mese di Novembre e la sua diffusione
raggiunge l'apice durante le festività natalizie.
Una delle peculiarità del Calendario dell'Arma, che lo rende un
prodotto unico ed un appuntamento irrinunciabile, risiede nel fatto
che, dal 1928 ad oggi, esso ha avuto un solo sostenitore economico,
un unico sponsor: il Carabiniere. I militari dell'Arma, infatti,
ogni anno prenotano una certo numero di Calendari sovvenzionando
questa pubblicazione divenuta rara e ricercata nonostante
l'altissima tiratura.
Il Calendario dei Carabinieri è diventato, nel corso degli anni, un
oggetto ambito, un bene da collezionare e da esibire con orgoglio
nelle case private, sui luoghi di lavoro nei bar e così via. Esso
non viene messo in vendita ed acquistato come qualsiasi altro
calendario; la sua funzione non è quella di prodotto commerciale da
cui ricavare degli introiti. Sono, infatti, i singoli militari
dell'Arma che acquistano il Calendario e lo regalano. Durante le
feste natalizie, ad esempio, gestirne la diffusione è diventata
un'impresa per i Comandi dell'Arma. Tutti lo vorrebbero, in
particolare nei piccoli centri, ove, esibirne la pubblicazione può
significare essere meritevoli dell'omaggio concesso da questa
importante Istituzione e costituire, quindi, una sorta di
certificato di buona condotta. Difatti: "I militari lo
regalerebbero a tutti ed è qui che interviene il loro tradizionale
senso della misura, la loro capacità di accontentare tutti e non
dispiacere a nessuno"(6).
In questo modo il Calendario diviene un riconoscimento sociale che
sancisce il legame tra l'Istituzione e la società, tra il
Carabiniere e la sua gente. Esso rappresenta il simbolo e
l'affermazione tangibile di questo legame, attraverso cui la
popolazione si sente protetta e tutelata. Il Calendario, quindi,
assolve ad una duplice funzione nei confronti della società: è
l'emblema di un rapporto di fiducia tra i Carabinieri e la gente,
ma rappresenta anche uno strumento di autopromozione dell'Arma
all'interno della collettività in cui opera.
Attraverso di esso, infatti, l'Arma comunica e promuove le sua
attività a favore della cittadinanza, il suo impegno civile,
l'impiego delle sue risorse nelle missioni di pace all'estero, le
gesta di eroismo quotidiano dei Carabinieri; l'importanza, in
definitiva, di un'Istituzione necessaria e fondamentale per il
mantenimento dell'ordine e della legalità ed indispensabile,
pertanto, per la nostra società.
Si può, in definitiva, affermare che il Calendario dei Carabinieri
è diventato un veicolo di comunicazione autonomo per promuovere le
attività dell'Arma. Esso ha il grande merito di essersi adeguato,
pur rimanendo ancorato alle sue caratteristiche tradizionali, ai
cambiamenti in atto all'interno della società e dell'Istituzione
stessa.
Questo processo di trasformazione che segue l'evolversi culturale
della società è esemplificato nell'attenzione che il Calendario ha
rivolto, in questi ultimi anni, ai media.
Il Calendario del 2002 è il primo di una serie che rivolge la sua
attenzione ai media, in questo caso specifico al mezzo
cinematografico. Il tema guida è la presenza dei Carabinieri
nell'arte cinematografica. Il cinema, sin dalla sua nascita, ha
avuto il grande merito di riuscire ad illustrare con spontaneità ed
immediatezza la società e le sue inquietudini; il suo obiettivo si
è spesso posato sui Carabinieri, sui loro ideali e sul loro operato
vicino alla gente comune.
Esiste, quindi, una stretta relazione tra Carabinieri, cinema e
società.
Il cinema mette in scena la società cercando di rappresentarla
nelle sue varie forme; i Carabinieri fanno parte del tessuto
sociale in quanto ne rappresentano un elemento fondamentale di
tutela e di difesa. Questa triplice correlazione è, pertanto, al
centro del Calendario dei Carabinieri del 2002; il quale
ripercorre, in un sintetico itinerario, i film più rappresentativi
che hanno come tema le vicende ed i personaggi dell'Arma. L'intento
che ha mosso l'Arma a dedicare un calendario al cinema è stato
primariamente quello di mostrare la propria riconoscenza nei
confronti del cinema, in quanto i film, salvo poche eccezioni,
hanno svolto un ruolo positivo nel presentare l'operato dei
Carabinieri. Essi, infatti, sono stati descritti mettendo in
risalto le loro doti di professionalità, di lealtà e di umanità,
caratteristiche che li hanno fatti sentire vicini al cittadino, che
in questo modo si è abituato a riconoscere l'autorità implicita
nell'uniforme.
Il riconoscimento dell'Arma all'interno della società viene, poi,
riaffermato l'anno seguente nel Calendario del 2003, che ha come
argomento guida i Carabinieri nella televisione. È soprattutto
negli ultimi anni che la presenza del Carabiniere si è fatta
massiccia nelle fiction televisive con un enorme seguito di
pubblico. Esse hanno contribuito a rinforzare la già grande
popolarità di cui essi godono tra la gente comune e, seguendo le
orme del cinema, si sono riproposte di rappresentare la grande
umanità di questa professione, sia che se ne metta in evidenza
l'aspetto professionale che quello meno formale e più familiare,
con storie sempre caratterizzate dalla credibilità di un evento
vissuto e verosimile in cui ognuno di noi può riconoscersi. Questo
Calendario viene realizzato, pertanto, con l'intento di rendere
omaggio, da parte dell'Arma, al mondo della televisione per la sua
attenzione affettuosa e positiva ad un'uniforme da sempre vicina
agli italiani.
Questo breve excursus che esemplifica l'attenzione dell'Arma per i
media si può concludere citando la penultima edizione del
Calendario dei Carabinieri, quella del 2005. Si tratta di un
prodotto in un certo senso innovativo rispetto a quelli degli
ultimi anni, in quanto, pur restando fedele al formato e alla
grafica tradizionale, presenta dei cambiamenti interessanti. Anche
questa edizione del Calendario mette in primo piano il rapporto fra
Arma dei Carabinieri ed i mezzi di comunicazione, ma lo fa in un
modo più implicito e probabilmente più sottile. Il Calendario,
infatti si basa su un racconto di Camilleri, già noto al grande
pubblico per i suoi romanzi sul Commissario Montalbano. Qui
l'autore riprende la figura del personaggio in uniforme, ma
stavolta si tratta di un Carabiniere ed in particolare di un
Maresciallo di Stazione.
Per la prima volta il Calendario dell'Arma è articolato seguendo un
filo logico che lega lo scorrere dei mesi dell'anno; questo nesso
è, appunto, lo svolgersi di un unico ed inedito racconto articolato
in dodici capitoli. Il tema del racconto, e quindi del Calendario,
è incentrato sulla figura del Comandante di Stazione. Si tratta di
uno dei personaggi emblematici e forse più amati all'interno
dell'Arma, tanto che la maggior parte dei film e delle fiction
incentrate sulle vicende dell'Arma hanno messo in primo piano, come
protagonista, il Maresciallo di provincia. Ciò è dovuto al fatto
che egli è il rappresentante dell'Istituzione che più è vicino alla
gente comune e alla sua quotidianità. Pur essendo innovativo nella
forma narrativa, questo Calendario resta ancorato alla sua
tradizione per ciò che riguarda la grafica. Le immagini,
commissionate ed eseguite da Ceccotti, sono pittoriche e
realistiche, così come vuole la tradizione dei calendari.
L'importanza di quest'edizione, però, nel nostro contesto, risiede
nel fatto che esso è tutto incentrato sulla figura di uno specifico
personaggio. In questo caso si tratta di un Maresciallo, di un
Comandante di Stazione di un paesino di provincia. Il Maresciallo
Antonio Brancato è un personaggio immaginario, autorevole e al
tempo stesso comprensivo, che vive e lavora nell'immaginario
paesino di Belcolle, nell'entroterra siciliano. Egli è un autentico
militare al servizio della comunità, che ha il dovere di proteggere
e di sostenere. Egli è l'investigatore, il consigliere, l'uomo
operativo, il padre di famiglia; è, in definitiva, tutto quello che
un Carabiniere deve rappresentare. Ed è proprio da qui che inizia
il nostro argomento principale: il personaggio del Carabiniere come
eroe mediatico.
b. Il Carabiniere nel cinema
Quella del Carabiniere è una figura simbolo del nostro Paese,
essa è composta da una serie di icone culturali, fissate nella
nosta memoria: l'uniforme, la fiamma, la figura eretta e così via.
Queste sue immagini sono impresse nel vissuto italiano con una tale
forza, che permettono all'Arma di rappresentare in sé un simbolo
agli occhi dei cittadini nello scorrere della loro vita quotidiana,
nei libri, sui documenti e, naturalmente, nel cinema. Ed è proprio
nel cinema che le immagini si confondono con la leggenda ed il
rituale; è qui che la compostezza iconografica dei Carabinieri
diventa l'unico elemento che mescola il simbolo con la
realtà.
La storia dei Carabinieri è fatta di frammenti, di microstorie
dentro la storia, ma anche dentro la cinematografia; nella realtà
quotidiana e nella finzione narrativa. Queste figure raccontano un
mondo in bilico fra realtà e leggenda e uniscono in un'ideale linea
di continuità un Paese fatto di satira e sacrificio.
Il cinema è, quindi, quell'insieme di rappresentazioni e di
raffigurazioni con cui il Carabiniere viene visto ed interpretato
popolarmente; è un insieme di storie fatte di immagini e passioni,
di scelte e desideri, in cui il Carabiniere ha trovato un suo modo
di essere, una sua visibilità e un suo volto. In qualsiasi film,
l'arrivo di un Carabiniere rappresenta sempre una risoluzione, un
gesto "provvidenziale" che ripristina l'ordine momentaneamente
infranto; il suo è un incombere leggero, discreto, quasi invocato e
auspicato dall'attesa impalpabile dei protagonisti.
In ogni componente dell'Arma, tanto nella realtà quotidiana quanto
nella finzione scenica, è radicato il senso della legge. Si tratta
di un sentimento antico e di un dovere di ordine morale, percepito
da ciascun militare quasi come un'abitudine, un costume, una sorta
di ulteriore uniforme.
I Carabinieri nel cinema sono stati, pertanto, raccontati mettendo
in evidenza le loro doti di professionalità, di lealtà e di
umanità; doti che li hanno fatti sentire vicini ai cittadini come
se fossero degli amici e questo ha comportato, come conseguenza, il
riconoscimento dell'uniforme come autorità, senza che ciò
intaccasse la simpatia di cui essi godono tra la gente.
A conclusione, possiamo dire che nel cinema i Carabinieri sono i
protagonisti delle avventure quotidiane; e anche se la cinepresa a
volte, bonariamente, sorride di qualche loro debolezza, mette
sempre in primo piano, e mai in discussione, la loro dignità ed il
loro senso del dovere.
Il primo film italiano in cui appare il personaggio del Carabiniere
è Briganti in Sardegna. Di esso non ci è stato tramandato quasi
nulla: il film è andato perduto e non se ne conosce il soggetto;
sappiamo soltanto che fu prodotto dalla Ambrosio e che la pellicola
aveva una lunghezza di 167 metri. Superstite resta solo il
manifesto, conservato al Museo del Cinema di Torino, che mostra due
briganti i quali minacciano un Carabiniere che sembra
opporsi.
Fino a noi è pervenuto, invece, un film risalente al 1907,
intitolato Il cuore più forte del dovere. Questo film è un apologo
morale e racconta la vicenda di un Carabiniere che consegna tutti i
suoi risparmi alla famiglia di un contadino da lui arrestato in
quanto reo di aver commesso un furto per sfamare i propri
figli.
Un altro personaggio, questa volta un Capitano dell'Arma, è al
centro della trama di Triste eredità. Il film narra la storia di un
ufficiale dell'Arma che prende con sé e cresce il figlio del capo
di un gruppo di banditi che egli stesso aveva dovuto uccidere nel
corso di un conflitto a fuoco scoppiato per reprimere un episodio
di brigantaggio. Ormai adulto, il giovane apprende che il padre
adottivo è il responsabile della morte dei suoi genitori naturali e
vorrebbe farsi vendetta, ma subito il pensiero di quanto
l'ufficiale ha fatto per lui lo riporta sulla strada
dell'onestà.
È evidente come il filo conduttore di questi primi film sui
Carabinieri sia la tematica comune. In tutte queste pellicole,
infatti, sono rappresentate vicende esemplari e dimostrative dei
valori di onestà, lealtà e fedeltà dei militari dell'Arma. Vi è
sempre, a conclusione, la vittoria della giustizia e la punizione
dei colpevoli, come è sempre presente uno spirito di umana
comprensione verso i deboli ed i perseguitati.
Non mancano, inoltre, film sui Carabinieri che hanno presentato i
nostri protagonisti sotto vesti più scherzose. Un esempio è
Cretinetti Carabiniere, film risalente al 1912, in cui la popolare
macchietta si finge inutilmente Carabiniere per contattare più
facilmente la figlia di un severo Maresciallo. Il suo intento non
andrà a buon fine e l'unico risultato sarà una serie di situazioni
comiche.
Recentemente riscoperta è la pellicola Carabiniere, un film
prodotto dalla Pasquali & C. di Torino nel 1913 e diretto da
Ubaldo Maria del Colle. Esso fu tratto dalla commedia Carabiniè,
una delle opere più popolari del teatro dialettale piemontese. La
storia racconta del Carabiniere Moretti, incaricato di arrestare un
cacciatore reo di bracconaggio, il quale, in realtà, aveva commesso
il reato per poter curare i suoi familiari gravemente malati. Al
corrente della situazione, Moretti consegna in caserma i suoi
risparmi, sostenendo di averli ricevuti come risarcimento dal
bracconiere; il suo superiore si rende conto dell'inganno messo in
atto dal suo subalterno e alla fine sarà lui a pagare, in modo tale
da evitare la prigione ad un uomo colpevole perché spinto dalla
necessità. Le vicende di questo film ottennero un grande successo,
le critiche furono osannanti e si parlò di poesia profonda.
Il cinema italiano torna sull'argomento, intorno al 1915, in
concomitanza con lo scoppio della prima guerra mondiale, subì un
arresto e la produzione cinematografica si orientò verso altri
generi, soprattutto ispirati al conflitto.
Al tempo stesso si assistette ad una profonda crisi del cinema
nazionale, sempre più minato dalle produzioni straniere,
soprattutto americane, tedesche e francesi. Nei film degli anni
seguenti, quindi, i Carabinieri smisero di essere al centro delle
vicende cinematografiche, anche se sporadicamente, in qualche
pellicola, apparivano in coppia, come angeli custodi di un
personaggio incappato nei sistemi della giustizia.
Bisognerà attendere parecchi anni perché questi nostri
rappresentanti dell'ordine ricompaiano come protagonisti assoluti
sugli schermi dei cinema italiani.
Negli anni della nascita del cinema sonoro la figura del
Carabiniere è fondamentale nella società italiana per la sua opera
di tutela della popolazione: per questo sembra curioso che essi
siano del tutto assenti, come personaggi, nelle pellicole di quegli
anni. La spiegazione più plausibile è, probabilmente, che il
Fascismo, affermatosi proprio in questo decennio, non amava molto
l'Arma così fedele alla Monarchia; inoltre non ne sollecitava
l'intervento, in quanto pubblicizzava una società priva sia di
pericolosi delinquenti sia di semplici ladruncoli.
È, perciò, soltanto verso la fine degli anni Quaranta che la figura
del Carabiniere appare nuovamente sullo schermo cinematografico
come personaggio chiaramente positivo e come esempio da
seguire.
Il film probabilmente più rappresentativo di quegli anni fu La
fiamma che non si spegne, risalente al 1949. In questo film la
figura del Carabiniere appare in tutto il suo valore morale e per
la prima volta è il vero ed unico protagonista della scena.
Il film si ispira alla figura e alla vicenda del giovane Salvo
D'Acquisto, strappato al suo sereno ambiente familiare per
diventare, con il suo sacrificio, un vero eroe.
Egli compare con il nome di Luigi Manfredi, Carabiniere che si fa
uccidere per salvare la gente del proprio paese, dichiarandosi
colpevole dell'uccisione di due soldati tedeschi durante il periodo
nazista.
Tra i film di quegli anni, da menzionare è anche In nome della
Legge, diretto da Pietro Germi e tratto dal romanzo di Lo schiavo
Un giorno in pretura in cui un Maresciallo dei Carabinieri aiuta un
pretore in un difficile inchiesta in una cittadina siciliana in cui
vige l'omertà, la paura e il potere dei grandi proprietari
terrieri.
Nel decennio successivo, la figura del Carabiniere appare più
frequentemente sugli schermi italiani; egli si afferma come
personaggio onesto e leale, come vero tutore della legge. È,
infatti nel biennio 1953-1954 che si afferma una delle figure più
simpatiche e rappresentative del cinema italiano; si tratta del
maresciallo Carotenuto, impersonato da Vittorio De Sica nei
brillanti e divertenti film della serie Pane amore e… diretti prima
da Luigi Comencini e poi da Dino Risi. Unico e incontrastato
protagonista è un simpatico Maresciallo descritto in modo
fresco(7), brioso e galante, a cui fanno da contraltare due
straordinarie figure: il Carabiniere Stelluti, timido ed impacciato
e il Carabiniere Rocco, più saggio e posato.
Qualche anno dopo, esattamente nel 1958, riappare sugli schermi il
Carabiniere Stelluti di Pane amore e fantasia in È permesso
maresciallo in cui il timido Carabiniere è ora diventato Comandante
di Stazione.
Dello stesso anno è Ladro lui, ladra lei in cui Alberto Sordi,
esilarante nell'interpretare un bonario truffatore, si traveste da
Carabiniere per compiere una rapina in un oreficeria, per essere,
poi, scoperto da un vero Brigadiere.
Al genere semiserio della commedia di costume appartiene il film I
due marescialli, commedia del 1961 con Totò e De Sica, dedicata
all'Arma dei Carabinieri. Il film gioca su uno scambio di ruoli, in
cui il truffatore Totò, in virtù della divisa, seppur indossata con
abuso, si riscatta dalla sua disonestà. Il film più serio di quegli
anni è, invece, Il giorno della civetta, tratto dall'omonimo
romanzo di Sciascia e diretto da Damiano Damiani nel 1968. Si
tratta di un opera di denuncia, intrisa di dignità, in cui la
figura del Capitano dei Carabinieri Bellodi si pone in primo piano
nella sua lotta alle cosche mafiose ed in opposizione all'omertà di
una cittadina in virtù della sua dedizione al dovere e all'ordine
sociale.
Nei successivi anni Settanta, l'Arma dei Carabinieri è presente in
maniera massiccia nel panorama della cinematografia italiana, anche
se i film di questo genere non si distinguono per qualità. In una
nazione afflitta, in quest'epoca, da problemi politici ed
esistenziali, il Carabiniere si afferma, nell'immaginario
collettivo, come punto di riferimento e di certezza per tutelare
l'ordine pubblico e sconfiggere i piani della criminalità
organizzata. Del 1975 è il film di Guerrieri Salvo D'acquisto
basato sulla storia vera del giovane Carabiniere ucciso dalle S.S.
Si tratta di un film semplice, privo di retorica, in cui viene
efficacemente spiegata la tragica umanità di questa vicenda della
storia italiana e in cui il giovane Carabiniere si erge a simbolo
di coraggio e di fedeltà estrema, impersonando i valori assunti
dall'Arma come propri principi guida. Il film più rappresentativo
degli anni Ottanta, che poi ha fatto la fortuna di questo genere,
sia nel cinema che in televisione, è I due carabinieri del 1984.
Qui Carlo Verdone, in un film semiserio, testimonia l'interesse
della società per l'Arma, mettendo in scena due personaggi
esilaranti, di contagiosa simpatia, ma al tempo stesso
credibili.
Negli anni Novanta è la televisione che monopolizza il personaggio
del Carabiniere e lo erge ad icona del nostro tempo. Ma nonostante
questo primato quasi esclusivo, il Carabiniere resta una figura
importante anche nel cinema.
Nel film Il ladro di bambini del 1992, diretto da Gianni Amelio,
infatti, il Carabiniere è il protagonista assoluto della storia.
Egli è un militare dell'Arma modesto e ubbidiente, ma è prima di
tutto un uomo che prende da solo le sue decisioni anche a costo di
andar contro i suoi doveri. Ne risulta un film incantevole,
incisivo e coinvolgente con un personaggio in primo piano,
caratterizzato da una profonda umanità e intensamente attuale.
c. Il Carabiniere in televisione
I Carabinieri sono stati presenti sul piccolo schermo fin dalle
sue prime trasmissioni e godono di notevole polarità nei programmi
televisivi. Questo fenomeno di grande consenso si deve al fatto che
si tratta di eroi vicini alla gente comune, di autorità dal volto
umano e non soltanto professionale, tali da costituire un modello
popolare e rassicurante.
Nel piccolo schermo prolifera la presenza di Ufficiali e
Marescialli dell'Arma, in quanto essi incarnano l'italianità, ossia
gli italiani con i loro valori, pensieri e parole, dando vita ad
una straordinaria miscela di vita privata e professionale, di
eroismo e dedizione.
Inoltre, ogni racconto in cui si muove ed opera un Carabiniere,
assume il valore di storia vera, di una vita vissuta, in cui
ciascun telespettatore può riconoscersi.
Il pubblico ama proiettarsi nei personaggi che vede sullo schermo
e, in questo caso, ben riesce ad immedesimarsi nel Carabiniere, in
quanto la sua figura conferisce una forte credibilità
all'evento.
La televisione ha avuto il grande merito di aver raccontato, e di
raccontare ancora oggi, attraverso di esso, non solo l'importanza
di un'Istituzione, ma soprattutto la vita delle persone che ne
fanno parte. Attraverso la tv, l'Arma ha avuto l'occasione per
avvicinarsi agli italiani, entrando nelle loro case in modo
amichevole e discreto.
La televisione ha profondamente inciso sulla società italiana,
accelerando il processo di condivisione culturale; ha avvicinato il
Paese, con le sue Istituzioni, al cittadino; tra queste istituzioni
c'è l'Arma, che ha saputo cogliere la forza del mezzo televisivo e
spesso ha prestato la sua consulenza e collaborazione nella
realizzazione di prodotti che sapessero trasmettere il suo
messaggio.
In televisione emerge quella che è la filosofia sociale dell'Arma,
sintetizzata da un vecchio detto di Soldati: "mano di ferro in
guanto di velluto", espressa nella capacità del Carabiniere di
essere al tempo stesso fermo e comprensivo, tollerante e giusto;
un'autorità che non intimorisce per la sua rudezza, ma che resta
galante, garbata e dal volto umano.
Il primo grande successo televisivo che ha come protagonista
assoluto un Carabiniere è la serie I racconti del Maresciallo,
tratta dall'opera di Mario Soldati e adattata in uno sceneggiato
televisivo nel 1968. Mario Soldati ricavò queste quindici storie
dalle esperienze e dai racconti di un suo caro amico, sottufficiale
dell'Arma. Da questo enorme successo letterario il regista Mario
Landi porta sul piccolo schermo, in sei gustosi film, le vicende di
una Stazione dei Carabinieri. Ne scaturiscono dei racconti
insoliti, a metà tra genere psicologico e il poliziesco, che
rappresentano situazioni del tutto abituali nella società italiana,
filtrate attraverso la professionalità, il buonsenso, la bonomia e
la saggezza di un Maresciallo dell'Arma. Il protagonista di questa
serie è, infatti, il Maresciallo Gigi Arnaudi, interpretato da Turi
Ferro. Si tratta di un militare dai toni bruschi, ma dalla profonda
umanità, che unisce severità e paternalismo e che conquista il
pubblico televisivo facendo riscoprire i rischi e le fatiche dei
nostri tutori della legge. Egli diventa un eroe nazional-popolare,
che ha il merito di arrivare al cuore dei telespettatori e dei
cittadini per le sue grandi doti di umanità con le quali affronta
gli enigmi dei racconti televisivi. È il simbolo e la
personificazione di un archetipo di Carabiniere popolare, del
militare amico, pronto ad aiutare chi ne ha bisogno con la sua
forza rassicurante.
Con l'avvento della televisione a colori, e nell'ambito di un
panorama sociale mutato, resta, tuttavia centrale, la figura del
Carabiniere, quale testimonianza della presenza dello Stato e segno
rassicurante di continuità civile.
Egli rappresenta il principio ordinatore, il tutore della legge,
necessario in una società bisognosa di protezione rispetto agli
sconvolgimenti sociali. In questo contesto così cangiante resta
l'archetipo del Carabiniere come amico e protettore della società e
degli uomini onesti, pronto a porgere la mano a chi ne ha
bisogno.
Nel 1984, a distanza di sedici anni, ricompaiono sullo schermo le
avventure del Maresciallo Gigi Arnaudi. L'autore delle storie è
sempre Mario Soldati, mentre la regia è del figlio dello scrittore,
Giovanni Soldati. Le storie di questa serie prendono le mosse dai
racconti dell'anziano Maresciallo ormai in pensione. Egli, ora, ha
il volto di Arnoldo Foà, straordinario per la sua capacità di
calarsi nei panni del protagonista, tanto che la critica del tempo
disse che sarebbe stato un perfetto Carabiniere se non avesse
scelto di far l'attore. Le vicende si tingono di un giallo
poliziesco assente nella prima serie e si arricchiscono
dell'apporto dei mezzi ora in dotazione all'Arma, quali
motovedette, elicotteri ed autoradio; in questo modo i film della
serie assumono un ritmo narrativo insolito e più veloce, capace di
competere con un'altra serie televisiva che in quegli anni miete un
gran successo di pubblico: La Piovra.
La prima serie de La Piovra viene mandata in onda nel 1984 e fino
al 1998, anno della sua ultima, nonché nona serie, resta la
trasmissione più amata e seguita dagli italiani in quegli anni. Il
successo e la credibilità di questi episodi sono dovuti alla
presenza non solo dei Carabinieri, ma dell'intero apparato delle
forze dell'ordine, ognuna inserita nel proprio ruolo di competenza,
tanto che tutta la serie assume toni da telegiornale e di cronaca
reale.
La Piovra è una storia di mafia, il che significa che attinge ad
una materia problematica della realtà sociale e dell'immaginario
italiano. Si tratta, quindi, di una storia popolare a sfondo
criminale, composta da un mix inestricabile di attrazione e
repulsione, che tematizza la mafia come problema e male sociale
dell'Italia contemporanea. La prospettiva morale della serie sta
nella sua formula, in quanto con essa si afferma l'instabilità e
l'incertezza dell'esito nella lotta tra criminalità e giustizia.
Uno dei personaggi più amati della serie, oltre naturalmente a
quello interpretato da Michele Placido nel ruolo del Commissario
Cattani, è il Capitano dei Carabinieri Carlo Arcuti, che compare
nell'ultima serie sotto le vesti di un giovane Raoul Bova. Nel
frattempo gli anni passano e la televisione cresce e si
arricchisce. Nascono nuove emittenti, il pubblico diventa più
esigente; il serial diventa il genere più richiesto, esso ricorre
ad una ricetta di successo fatta di storie a puntate con soggetti
di sicuro favore nelle preferenze del pubblico. E tra i soggetti
più amati dai telespettatori ci sono sicuramente i
Carabinieri.
È da questo contesto televisivo che nasce una delle serie ed uno
dei personaggi più amati dal pubblico italiano: Il Maresciallo
Rocca.
Sono passati trent'anni dallo sceneggiato I racconti del
maresciallo e l'Italia è cambiata; è cambiata la sua società, sono
cambiate le Istituzioni ed anche il Maresciallo dei Carabinieri non
è più lo stesso; la sua immagine viene completamente rivista, pur
rimanendo inalterati i suoi principi guida e i suoi ideali. È,
insomma, un personaggio che cambia nella forma, ma che nella
sostanza rimane lo stesso. Ma del Maresciallo Rocca si parlerà
approfonditamente più avanti, in quanto esempio che incarna in modo
emblematico il personaggio del Carabiniere.
Un'altra fiction di successo della televisione pubblica italiana è
la serie Don Matteo. Essa punta su due personaggi chiave della
nostra società, che assicurano il successo della serie: il Parroco
e il Maresciallo dei Carabinieri(8).
Queste due figure sono personaggi tipici della nostra società di
provincia; uno è il tutore dell'ordine e della legalità, l'altro è
l'assistente spirituale e il confessore. I loro ruoli spesso si
identificano, e nella finzione, spesso si invertono; tanto che la
concorrenza tra i due personaggi è la chiave di sviluppo della
serie, si tratta di una competizione non voluta, ma istintiva e
inconsapevole, a tratti addirittura cordiale, che spesso è, più che
altro, caratterizzata dalla collaborazione in situazioni
verosimili, sviluppate nella consapevolezza che Parroco e
Maresciallo agiscono sempre dalla parte del bene e della
giustizia.
Ultima, ma non meno importante, fiction televisiva sui Carabinieri
è quella trasmessa dalla rete mediaset, intitolata, appunto,
Carabinieri.
Con essa continua il fortunato filone delle serie incentrate sulla
vita di caserma e, tenendosi al passo coi tempi, introduce un
personaggio femminile nell'Arma dei Carabinieri.
La protagonista è, infatti, una donna-carabiniere, interpretata
dalla prorompente Manuela Arcuri, che si trova a dover convivere
con un nutrito gruppo di colleghi uomini.
Il suo personaggio è indicativo del progresso all'interno dell'Arma
e della società; è una donna tenace, che ha voglia di parità in un
sistema lavorativo prettamente maschile, ma che non rinuncia alla
fragilità e alla vulnerabilità dei suoi sentimenti.
La serie si muove con un diffuso ed esplicito sapore di romanzo
rosa, ma non mancano figure di rilievo in linea con la tradizione
dell'Arma, come quella del Maresciallo della Stazione, interpretato
da Pino Caruso, la cui caratterizzazione del personaggio è
all'altezza di alcuni tra i suoi più importanti predecessori.
Il Carabiniere Arcuri è un segno del tempo e della fiction italiana
contemporanea, così come il Maresciallo De Sica di Pane amore e
fantasia era un segno della storia, della realtà e del mondo dei
Carabinieri degli anni Cinquanta.
d. Il Carabiniere nella stampa
La figura del Carabiniere occupa un posto di rilievo nello
sviluppo della stampa italiana, soprattutto è una figura centrale
nei periodici popolari illustrati nati a cavallo tra gli ultimi
anni dell'Ottocento e gli inizi del XX secolo. In questi periodici
troviamo moltissimi articoli che hanno come protagonisti i
Carabinieri e molte illustrazioni che li pongono come figure di
primo piano.
Le illustrazioni e gli articoli sui Carabinieri provengono quasi
tutte dai più diffusi settimanali italiani, oggi ormai scomparsi. I
periodici più noti che si sono occupati di mettere in risalto le
nostre forze dell'ordine furono La Tribuna Illustrata e La Domenica
del Corriere, che nasce nel 1899 come supplemento settimanale del
quotidiano, allora maggiormente venduto, Il Corriere della
Sera.
Gli autori più famosi furono Vittorio Pisani e Walter Molino, i
quali, per molti decenni, comunicarono agli italiani i fatti più
rilevanti della settimana attraverso le loro illustrazioni. Il più
noto disegnatore resta, tuttavia, Achille Beltrame: nelle sue
tavole la figura del Carabiniere è quasi d'obbligo; riesce ad
infilarlo in qualsiasi tipo di avvenimento di cronaca accaduto.
Quando il Carabiniere era il protagonista assoluto nei fatti di
cronaca, infatti, Beltrame lo rappresentava, a seconda del caso,
come vittima o come autore di imprese leggendarie inserendolo in
ogni tipo di avvenimento per dare una parvenza di credibilità alla
storia, in quanto se un rappresentante delle forze dell'ordine era
presente all'episodio, ciò stava a significare che l'attendibilità
della notizia era incontestabile.
I disegnatori, primo fra tutti proprio Beltrame, avvertivano la
necessità di inserire la figura del Carabiniere anche quando essa
non era necessaria per suggellare la veridicità del fatto e la
credibilità del racconto. Essi si resero conto, infatti, che un
Carabiniere in prima pagina faceva sempre notizia, destava
l'attenzione e incuriosiva i lettori a sfogliare il giornale. Le
testimonianze dei fatti di cronaca arrivavano solo nei giorni
seguenti all'accaduto, grazie alle testimonianze di fotografi
specializzati; dunque, inizialmente, i particolari potevano
fornirli solo i Carabinieri. Fu per questo che in ogni Divisione(9)
dell'Arma nacque la figura dell'Ufficiale addetto alle pubbliche
relazioni, che aveva il compito di intrattenere i rapporti con la
stampa e di consentire che i fatti venissero presentati al pubblico
con esattezza.
L'uniforme serve nelle rappresentazioni di eventi ufficiali e nelle
ricorrenze nazionali, ma diventa ancor più indicativa quando si
inizia a percepire lo scoppio imminente della guerra.
Le copertine di quel periodo ci mostrano i Carabinieri sempre in
prima linea con le loro divise di panno verde e la bandoliera di
cuoio scuro; quando, poi, termina il conflitto, essi tornano ad
essere raffigurati con la loro divisa tradizionale che sottolinea
il ritrovato periodo di pace.
Nella società italiana, alla guerra, segue un periodo di nuove
istanze sociali e di un brusco ritorno della malavita; i
Carabinieri si trovarono, pertanto, in queste drammatiche
circostanze a rivestire un ruolo di primo piano.
Negli anni del Fascismo gli episodi raffigurati nelle copertine dei
settimanali sono tutti improntati sulla generosità e la
tranquillità, in quanto queste erano le istruzioni che il regime
impartiva ai giornali(10).
Nonostante la rappresentazioni di questi avvenimenti di quotidiana
assistenza alla società, nella realtà i Carabinieri continuarono la
loro dura opera di difesa delle Istituzioni e del vivere
sociale.
Con il secondo conflitto mondiale i Carabinieri sono nuovamente
rappresentati con la divisa da guerra, li vediamo nelle pagine de
La Domenica del Corriere e in quelle de La Tribuna Illustrata nelle
fredde steppe russe; poi per qualche anno scompaiono dalle
copertine, in quanto i settimanali illustrati non vengono più
pubblicati a causa dell'occupazione tedesca.
Fu solo al termine del conflitto che la stampa illustrata poté
veramente rendere omaggio ai Carabinieri nella loro lotta a fianco
della Resistenza; ciò fu fatto con ampi articoli e tavole
rievocative, che fecero venire alla luce tutti quegli episodi
ignorati dalla maggior parte della popolazione, quali la tragedia
delle Fosse Ardeatine, dell'eccidio di Teverola e molti altri
avvenimenti in cui i Carabinieri si erano costituiti in formazioni
partigiane contro l'occupazione tedesca.
Negli anni Sessanta si assiste ad una crisi dela stampa illustrata
a causa dell'avvento della fotografia a colori; inoltre la
necessità di riuscire a competere con il nascente, ma già
dominatore mezzo televisivo, che bruciava in fretta le notizie,
indusse gli editori ad adottare nuove tecniche e nuovi
schemi.
Nonostante ciò, i Carabinieri non vennero mai relegati in secondo
piano, anzi ad essi rimase dedicata la giusta attenzione. Ne sono
testimonianza i numerosi inserti dedicati all'Arma nella stampa
quotidiana e nei supplementi dei settimanali e, anche se purtroppo
non c'è più il sapore romantico dei disegni di Beltrame, ciò che
resta inalterata è la conferma dell'importanza di quest'Istituzione
che si rinnova continuamente.
Oltre alla stampa illustrata settimanale, vanno ricordate altre
testate dedicate esclusivamente all'Arma dei Carabinieri. Tra di
esse la pubblicazione più rappresentativa è la testata Il
Carabiniere, nata nel 1875, ma ancor oggi in forte sviluppo, per
iniziativa di un editore privato, Carlo Marchisio, industriale che
fiutò nel momento giusto un affare proficuo.
A muovere l'imprenditore, non fu, quindi, l'amore per l'Arma, ma la
consapevolezza che essa rappresentava l'unica organizzazione
composta da individui che sapessero tutti leggere e
scrivere(11).
Altri due periodici esclusivamente dedicati al personale dell'Arma
sono La Fiamma Fedele e Fiamme d'Argento. Queste testate nascono
negli anni Trenta e sono edite, come Il Carabiniere, da
privati.
In queste pubblicazioni è messo maggiormente in risalto il ruolo
del Carabiniere così come si voleva che venisse percepito
nell'immaginario popolare, in quanto vi è un'esaltazione del suo
operato. Tutte queste pubblicazioni si immergevano in maniera
magistrale nell'ephos popolare ed esprimevano al massimo livello il
senso di solidarietà, giustizia, coraggio e sacrificio.
Non c'era atto di abnegazione che non avesse a protagonista un
Carabiniere. Egli era rappresentato nei momenti più diversi della
sua missione: il Carabiniere che brandisce la sciabola in nome
della legge, quello che punta la sua pistola contro un bandito o
quello che salva un malcapitato da un cavallo imbizzarrito e cosi
via.
Il Carabiniere, sia che fosse Maresciallo, Appuntato o Brigadiere,
perdeva la sua controversa identità di semplice essere umano e
cittadino ordinario, per ergersi a figura quasi ideale, votata al
bene. Divenne, perciò, quasi normale pretendere dal Carabiniere di
essere sempre umile, dedito, eroico e fedele. Ciò si è talmente
radicato nella nostra società e nel nostro immaginario collettivo,
che, poi, nei casi in cui un episodio di cronaca ce li mostra come
violatori della legge o mette in mostra le loro debolezze, il Paese
si sdegna e sconcerta per il timore di perdere quel sentimento di
sicurezza che essi ci comunicano.
Tra i temi più importanti e maggiormente menzionati nei periodici
illustrati c'è la lotta alla criminalità ed il soccorso in
situazioni di pericolo e di emergenza.
e. Il Carabiniere nella letteratura
I Carabinieri, sin dall'Ottocento, hanno svolto un duplice ruolo
nella narrativa italiana; essi sono stati, e sono tutt'ora, i
protagonisti di numerosi romanzi e racconti, ma molto più spesso
hanno rappresentato la principale fonte di informazione e di
ispirazione di romanzieri e giornalisti di cronaca.
Come scrisse Sciascia: "La narrativa italiana, dall'Unità alla
Seconda Guerra Mondiale, è stata più attenta ai fatti che passavano
per le Stazioni dei Reali Carabinieri"(12).
Infatti molti autori, in special modo in ambiente verista, hanno
attinto dai giornali di servizio delle Stazioni dei Carabinieri per
dar vita ad un tipo di narrativa in cui le componenti fondamentali
erano il delitto, la pena o le vicissitudini giudiziarie dei
protagonisti sotto l'occhio vigile di un Maresciallo o di un
Brigadiere dell'Arma.
Esempi di questo tipo di narrativa sono le storie di autori come
Oscar Pio, Cesare Quarenghi, Edoado Arbib.
Esisteva, poi, una narrativa meno nobile, che si esauriva nel giro
di una decina di minuti. Si tratta della narrativa dei cantastorie,
figure antecedenti l'epoca dell'informazione e della comunicazione
di massa. Essi giravano di paese in paese in coincidenza di feste o
fiere; giunti nella piazza principale vi issavano un tabellone in
cui, attraverso una serie di vignette, veniva rappresentato il più
tremendo delitto del momento. Essi indicavano il susseguirsi
dell'avvenimento; il tono del racconto si faceva più serio e
solenne al momento del suo epilogo, quando compariva l'immagine di
due Carabinieri, quali immancabile incarnazione della giustizia
divina che giungeva inesorabile. In queste storie i Carabinieri
servivano ad identificare la giustizia ed erano considerati gli
esecutori materiali di un'autorità superiore a tutte le forze del
male, anche se poteva accadere che, più raramente, fossero le
vittime di un destino iniquo.
Un esempio di questo tipo di narrativa orale è quello che racconta
le gesta criminose del brigante Giuseppe Musolino che, tra la fine
dell'Ottocento e i primi del Novecento, interessò morbosamente
l'opinione pubblica italiana e che, di conseguenza, acquistò un
posto di rilievo tra i racconti dei cantastorie.
Oltre a questo tipo di narrativa, certamente più popolare e
popolana, vi sono romanzi, soprattutto veristi, che hanno come
sfondo le caserme dell'Arma e che hanno per protagonisti i
Carabinieri.
A quel periodo e a questa tipologia appartengono, per esempio,
Fortezza e Il Carabiniere Gamalero di Edmondo De Amicis o Tigrino
di Renato Fucini(13).
f. Il Carabiniere ed internet
L'Arma dei Carabinieri si è dotata recentemente di un Sito
ufficiale, che negli anni si è notevolmente arricchito ed oggi è
una delle pagine web tra le più complete nel panorama di quelle
relative alle varie forze di polizia.
Il sito dell'Arma nasce con l'intento di stabilire un canale di
comunicazione diretto, veloce e di facile consultazione per il
cittadino. Lo scopo primario è di informare la popolazione e di
creare una vera e propria interazione tra l'Istituzione e la
società, caratterizzata da una comunicazione che non sia fredda e
unidirezionale.
L'obiettivo è quello di creare uno strumento che consenta all'Arma
stessa di trovare riscontro delle sue attività nelle opinioni della
gente comune.
L'Arma dei Carabinieri, in questo senso, si dimostra, come sempre,
attenta ai mutamenti all'interno della società e ai cambiamenti
culturali. Essa è da sempre interessata allo sviluppo dei canali di
comunicazione e si dimostra al passo con le nuove tecnologie.
Internet, infatti, rappresenta il futuro della comunicazione, con
le sue caratteristiche di multimedialità ed interattività. E
l'Arma, cosciente dei suoi vantaggi e delle sue potenzialità, si
inserisce con disinvoltura in questo nuovo contesto e ha il merito
di riuscire a sfruttare questo medium per raggiungere i suoi
utenti.
Un sito internet è uno spazio di significazione che nasce da una
combinazione di istanze create dall'interattività e dalla
multimedialità del mezzo stesso; non si tratta soltanto di un
composto di dati testuali, filmici e iconici, ma è il risultato
dell'insieme di queste componenti.
In questo contesto l'Arma è intesa come una vera e propria azienda
che promuove se stessa e i suoi prodotti. La sua attenzione per il
web è un ulteriore tangibile segno del suo interesse per le nuove
tecniche comunicative e per tutto ciò che rappresenta innovazione.
E come sempre essa segue i cambiamenti mantenendosi sì al passo coi
tempi, ma restando ancorata ai suoi ideali ispiratori e alle sue
tradizioni.
Il sito ufficiale dei Carabinieri è, nel suo complesso, ben
articolato e completo nei contenuti e gradevole nella forma e nella
presentazione.
L'home page mette in evidenza, in alto a sinistra, il simbolo
dell'Arma, la fiamma dei Carabinieri e accanto ad essa un titolo
semplice ma d'impatto: Carabinieri, in modo tale da favorire un
rapido riconoscimento del sito da parte dei visitatori.
Sempre alla stessa altezza, ma a caratteri minori, compaiono le
diciture Ministero della Difesa e Repubblica Italiana, che stanno
ad indicare e rimarcare il carattere istituzionale del sito nonché
l'ufficialità e l'autorevolezza dell'Arma.
Sempre nell'home page compaiono le principali notizie del giorno,
fornite dalle agenzie di stampa e, di seguito, gli eventi più
interessanti relativi al mondo dei Carabinieri, come, ad esempio, i
contenuti delle principali pubblicazioni di settore, gli eventi
legati a qualche cerimonia ufficiale o gli avvenimenti mediatici di
rilevanza relativi al mondo militare.
Ma i contenuti del sito sono molto più vasti e
particolareggiati.
Innanzitutto vi è un'intera sezione del sito dedicata all'editoria.
In essa vi sono esposte le principali edizioni e gli articoli più
interessanti del periodico specializzato Il Carabiniere e vi è una
ampia pagina interamente dedicata al Calendario Storico, con un
catalogo di tutti i suoi esemplari e la presentazione dell'ultima
edizione con commenti del Comandante dell'Arma, dei creativi e dei
giornalisti intervenuti alla presentazione.
Un'ulteriore parte è dedicata alle pubblicazioni relative al mondo
dell'Arma, quasi sempre legate all'universo mediatico, infatti tra
i principali volumi editi dal Comando Generale dell'Arma dei
Carabinieri possiamo trovare titoli quali: Carabinieri nel Cinema,
I Carabinieri tra Storia e Letteratura e ancora Carabinieri in
Televisione e Dalla cronaca alla leggenda(14).
Molto importante è la sezione dedicata al cittadino, in cui ogni
utente può trovare informazioni relative agli ultimi avvenimenti di
cronaca, consigli delle forze dell'ordine relative al mantenimento
della pubblica sicurezza, i servizi forniti dai Carabinieri e così
via.
In questa sezione, dedicata prettamente agli utenti, vi è una
pagina interamente rivolta al mondo dei bambini. In essa si trovano
i consigli che l'Arma rivolge ai più piccoli, e attraverso l'uso di
fiabe, fumetti e favole, riesce, in un linguaggio semplice e
immediato, a parlare ai bambini di argomenti problematici, come lo
sfruttamento dei minori, la tossicodipendenza, la violenza
domestica e i maltrattamenti, la pedofilia, il razzismo e tanto
altro ancora.
Attraverso un personaggio virtuale, il simpatico Maresciallo
Esposito, il sito affronta argomenti delicati, consigliando i
minori su come affrontare questi casi e come chiedere aiuto a
familiari e Istituzioni.
Accanto al Maresciallo "cantastorie", sono state ideate altre due
figure virtuali, "Fidelio" e "Fidelia".
I due personaggi sono, naturalmente, due carabinieri, ma
soprattutto due simpatici delfini. Essi, attraverso una serie di
fumetti, istruiscono i bambini sui principali pericoli in cui si
possono trovare coinvolti.
Così, attraverso questi escamotage simpatici e divertenti, l'Arma
riesce ad affrontare temi di grande attualità e di difficile
gestione soprattutto quando riguardano il mondo dei minori.
Ma il sito dei Carabinieri si distingue anche per il dialogo che
cerca di instaurare con i cittadini. In una società che fa largo
uso delle tecnologie informatiche e dei vantaggi offerti da
Internet (si pensi allo shopping fatto direttamente sul web o alle
chat) anche un'Istituzione autorevole e di antiche tradizioni come
l'Arma dei Carabinieri ha deciso di investire le proprie risorse in
questo campo.
È, proprio con questo intento, che i responsabili informatici
dell'Arma hanno elaborato una sezione del sito web in cui il
cittadino può interagire in maniera diretta e individuale con i
vari organi dei Carabinieri. On line è, infatti, possibile
consultare un catalogo di oggetti smarriti, fare una denuncia o
consultare i materiali di interesse artistico ritrovati dal reparto
a tutela del patrimonio culturale dei Carabinieri. Esistono anche
un forum, una mailinglist e una chat e vengono fatti dei sondaggi
in cui gli utenti possono esprimere le proprie opinioni non solo
sul sito dell'Arma, ma anche sulle sue attività; anzi è proprio
l'Istituzione stessa che sprona i cittadini a dare consigli per
migliorare la qualità del proprio operato in modo tale da poter
rispondere il più possibile alle esigenze e alle aspettative dei
cittadini.
Sempre sul sito vengono date indicazioni sui principali enti e
sulle associazioni legate all'Arma, vengono forniti i principali
numeri di pubblica utilità e viene data notizia dei concorsi per
chi fosse interessato ad accedere all'Arma.
Il sito viene continuamente aggiornato sia nella sua presentazione
grafica sia, e soprattutto, per ciò che concerne i suoi
contenuti.
In definitiva, dall'analisi del sito ufficiale dell'Arma dei
Carabinieri, si può ulteriormente affermare un concetto già ben
esemplificato precedentemente: e cioè l'interesse della società per
il mondo dell'Arma, attenzione che passa attraverso i mezzi di
comunicazione.
3. Il Carabiniere come personaggio tra finzione e
realtà
a. Il Carabiniere come personaggio mediatico
Gli strumenti di comunicazione di massa, prime fra tutti la
fiction e la cinematografia italiana, si sono incentrati sulle
tematiche e sulle figure che rappresentano i valori e gli ideali
propri della nostra società e della nostra cultura.
Le figure portanti di questa tradizione sono, pertanto, anche
alcune figure fondamentali della nostra cultura, quali i preti, i
medici e, naturalmente, i Carabinieri. I serial televisivi ed i
film cinematografici, difatti, hanno sempre prediletto questi
personaggi quali protagonisti delle avventure narrate, in quanto,
attraverso essi, è possibile raccontare la realtà della vita
quotidiana. Ciò è reso possibile dal fatto che non si tratta di
personaggi mitici ed inavvicinabili, ma di uomini vicini alla gente
comune; sono figure che travalicano il significato di personaggio e
diventano delle persone in carne ed ossa.
L'enorme successo di questa tipologia di personaggi, ed il
conseguente trionfo dei film e delle fiction che ne raccontano le
storie, sono dovute, pertanto, alla predilezione che il pubblico ha
per le storie semplici, che avverte vicine alla propria realtà di
vita, cosicché nel loro immaginario essi perdono il connotato di
finzione per assumere una valenza reale.
La figura del Carabiniere è popolarissima proprio perché
rappresenta e sintetizza tutti i valori dell'italianità; perché è
si un eroe, ma è vicino alla gente; è lontano dal clamore e dal
protagonismo e, dietro la forza e la perfezione tipicamente
attribuite all'eroe, si intravede l'uomo con le sue debolezze ed i
suoi problemi, che sono anche i nostri.
Studiando a fondo questo fenomeno tipicamente italiano, emergono
delle questioni di tipo pratico e teorico. Innanzitutto appare
necessario chiedersi fino a che punto il Carabiniere può essere
considerato un personaggio mediatico circoscritto in un film o in
una fiction seriale; tale figura, infatti, proviene già dal mondo
della letteratura, ha avuto fortuna sulla stampa periodica sin dai
tempi della Domenica del Corriere e circola nel mondo del web. In
questo senso è possibile sostenere che il personaggio del
Carabiniere gode di quell'intermedialità che è tipica dei moderni
mezzi di comunicazione di massa, che non vanno più pensati come
indipendenti o contrapposti, bensì come strettamente interrelati e
correlati. Da qui deriva il valore di cult che questo personaggio
ha da tempo acquisito, dando forma a fenomeni che trascendono
l'universo dell'immaginario per diffondersi nel mondo della nostra
esperienza vissuta.
In secondo luogo bisogna chiedersi se la figura del Carabiniere,
così come viene rappresentata nei media, possa ancora essere
chiamata, nel suo tradizionale senso narrativo, un "personaggio".
Se per certi versi appare evidente che, nelle sue diverse e
specifiche identificazioni, il personaggio incarnato dal
Carabiniere prova emozioni ed agisce all'interno di configurazioni
che sono prettamente narrative, per altri versi la sua figura
travalica la narrazione, che per definizione è caratterizzata da un
inizio, uno svolgimento ed una fine, per abitare in universi più
ampi.
L'intento dell'analisi proposta è quello di rispondere a questi
interrogativi e, al tempo stesso, di spiegare il ruolo che il
personaggio mediatico del Carabiniere ha svolto nella formazione
dell'immagine dell'Arma nella società italiana.
Per raggiungere questo scopo è necessario analizzare dei personaggi
mediatici concreti, delle figure di Carabiniere dotate di
un'identità specifica. La scelta è caduta su due personaggi, uno,
il Maresciallo Carotenuto, appartenente alla realtà
cinematografica, l'altro, il Maresciallo Rocca a quella televisiva;
uno rappresenta la realtà italiana del dopoguerra, l'altro
esemplifica i valori della nostra società contemporanea.
Attraverso l'analisi del personaggio mediale del Carabiniere, e
mettendo in evidenza la stretta relazione con il personaggio reale
e con l'Arma stessa, è possibile, di conseguenza, vedere come è
cambiata la nostra società con lo scorrere del tempo e come sono
cambiati i media.
(1) Il Maresciallo Antonio Carotenuto
Antonio Carotenuto è un Maresciallo dei Carabinieri, ma è,
innanzitutto, un personaggio cinematografico, interpretato
dall'attore Vittorio De Sica nei film della serie Pane amore e
fantasia. Gran parte del loro successo fu merito proprio di De
Sica, che seppe tirar fuori la brillantezza del personaggio, a cui
si era preparato con impegno, curandone meticolosamente i tratti,
il portamento ed il modo di parlare.
Ciò che ne nasce è un piccolo gioiello d'interpretazione,
d'identificazione e d'invenzione, in quanto egli si cala nei panni
del Maresciallo con un'immedesimazione ed un'ironia
straordinaria.
Vittorio De Sica rivestì i panni dell'ironico Maresciallo in ben
quattro film, dando vita alla prima serie cinematografica italiana,
eguagliata, forse, solo da quella dei film di Don Camillo con Gino
Cervi e Fernandel. La sua interpretazione fu talmente straordinaria
che diede luogo a quel fenomeno che, spesso, lo portò ad essere
identificato con il suo personaggio.
Questo fenomeno si verifica solo nei casi in cui l'interprete
riesce a cogliere gli aspetti più buffi e visibili dell'universo
umano e li mette in scena, creando un personaggio che, nella sua
unicità e particolarità, incarna degli aspetti tipici delle persone
reali.
Nel suo personaggio si ravvisano i tratti degli uomini appartenenti
all'Arma, ma anche le qualità più specificatamente intime e
caratteriali di un singolo individuo dotato di un'anima e di una
sua indole.
Il merito del personaggio Carotenuto-De Sica consiste, quindi,
proprio nella capacità di saper conciliare queste differenti
qualità pubbliche e private in un unico modo di affrontare i
problemi quotidiani, sia di tipo professionale sia di tipo
personale.
Nella figura del Maresciallo Carotenuto si individuano peculiarità
quali: la naturale tendenza al comando tipica dei militari, uno
smodato e sincero desiderio di capire il prossimo, una simpatia
contagiosa, una galanteria bonaria ed ostinata, una cordialità
istrionica ed un'ironia un po' irriverente. Tutte queste sue
caratteristiche si ravvisano sia nei momenti in cui egli è chiamato
ad esercitare le sue funzioni pubbliche di tutore dell'ordine, sia
per ciò che concerne la sua vita privata.
Da notare, però, è che, se il personaggio del Maresciallo è
credibile sul versante dell'umana simpatia, lo è un po' meno per
quello che concerne la dura realtà quotidiana; infatti egli diventa
un eroe positivo, ma non bisogna dimenticare che si tratta pur
sempre di un'invenzione cinematografica e che vi è una grande
distanza che separa la vita da una sceneggiatura.
Il Maresciallo è un personaggio che possiede tratti caratteriali
credibili nonché aspetti plausibili che si ravvisano nei veri
militari dell'Arma; ciò, però, da cui si evince che si tratta di
finzione scenica è il contesto bonario, lontano dai drammi della
vita e dalla difficoltà di molte circostanze reali. Infatti la
maggior parte delle situazioni in cui il Maresciallo agisce sono
caratterizzate dall'ilarità e dalla scherzosità, in quanto il film
è improntato su una spensieratezza che fa da sfondo a tutti gli
avvenimenti; ciò accade proprio in quanto esso è inserito e fa
parte del genere della commedia.
Nonostante questo aspetto brioso, la figura del Maresciallo ci dà
anche l'occasione di riflettere, in quanto è decisamente in
contrasto con un mondo in cui le famiglie numerose portano avanti
una quotidiana lotta per la sopravvivenza.
Carotenuto rappresenta il Maresciallo dei Carabinieri per
antonomasia, è capace di delineare l'essenza dell'Arma e di
spiegare, attraverso le sue azioni, il legame che unisce i
Carabinieri con la gente comune.
Il Comandante di Stazione è una delle figure più amate
dall'immaginario collettivo, perché è un militare e, soprattutto,
un Carabiniere vicino alla gente. Egli ha un gran senso di
appartenenza alla sua terra, sia a quella adottiva sia a quella
d'origine, ma soprattutto è legato alla sua popolazione.
(2) Il personaggio del Maresciallo Giovanni Rocca
Il personaggio del "Giovanni Rocca" è, come lo definiscono i
suoi creatori Laura Toscano e Franco Marotta, "un vedovo di circa
cinquant'anni, nato a Roma, che ama la musica lirica, con una
predilezione per le opere verdiane, ma che è irrimediabilmente
stonato"(15).
Inizialmente la parte del maturo Maresciallo dei Carabinieri venne
proposta all'attore Franco Nero, il quale rifiutò. La parte venne,
quindi, affidata a Gigi Proietti, uno degli attori più eclettici ed
estroversi del panorama italiano, al quale venne, appunto,
assegnato il compito di impersonare il ruolo di un tipico italiano,
per piacere agli italiani.
Rocca deve combattere il mondo del crimine; egli compie il suo
dovere armandosi di virtù necessarie quali il coraggio e la
determinazione. In questo modo cerca di affrontare e sconfiggere la
delinquenza; si trova davanti a realtà difficili e a volte
squallide, ma in tutto questo riesce a conservare i sentimenti
positivi e i valori della società che è chiamato a
proteggere.
Ciò lo porta a dover far fronte ad un profondo sdoppiamento che
solo un sofferto senso del dovere e una profonda consapevolezza dei
propri limiti può consentire di fare. Un esempio di questa dolorosa
condizione si propone al Maresciallo nel momento in cui egli deve
indagare sul più atroce dei delitti: l'omicidio della donna che
amava. Si tratta di un caso al limite dell'impossibile e la sfida è
tale che i suoi superiori temono che egli possa mettere,
nell'esercizio del suo dovere, un'animosità e un impeto tale da
alterare la propria capacità di discernimento, cosicché il dolore
possa portarlo ad oltrepassare quel limite che deve essere proprio
dell'uomo di legge.
Il personaggio del Maresciallo Rocca mette in scena un Carabiniere
moderno, diverso rispetto al suo progenitore di cinquant'anni fa,
il quale aveva come orizzonte civile la piazza del paese con la sua
farmacia, la chiesa e la caserma come presidio di una comunità
compatta nei suoi valori di riferimento.
Ma nella sua figura, come in quella del più antico Maresciallo
Carotenuto, rimane immutata la stessa funzione e l'identica
missione di confidente, confessore, nonché tutore dell'ordine,
della moralità e della legge.
Rocca è, perciò, un personaggio al tempo stesso nuovo e antico;
egli è un uomo dei suoi, ma anche dei nostri tempi; è da questo
contrasto che nascono le sue inquietudini e la sue contraddizioni.
La sua famiglia, ad esempio, è il prodotto di questa dicotomia:
egli è un vedovo con figli grandi, che portano nella sua
quotidianità la tensione ed i problemi della loro gioventù e che si
innamora di una donna dal passato doloroso. Il pubblico che ama il
Maresciallo Rocca, lo ama perché nel suo personaggio identifica un
eroe popolare, in quanto incarna i valori e gli ideali più alti
dell'italianità.
Giovanni Rocca è un uomo con un carattere solido e tranquillo, è un
uomo ironico, generoso, ma al tempo stesso disincantato e
bonariamente collerico. Egli è, come ogni buon militare, un maniaco
della disciplina, sempre in lotta per far quadrare i conti del
bilancio familiare e che cerca, inutilmente, di passare di grado
senza mai riuscirci.
Rocca è un Carabiniere, ma è anche un uomo, con i suoi problemi e
con qualche debolezza, che vive le sue gioie quotidiane ed i suoi
drammi esistenziali. Egli è il protagonista di grandi operazioni
anti-crimine, che assolve i suoi compiti con coraggio e spirito di
sacrificio come simbolo del bene e della legalità.
Nel Maresciallo Rocca i telespettatori si identificano, in quanto
non è un personaggio derivato dall'immaginazione; egli è,
naturalmente, un personaggio che nasce dalla penna degli
sceneggiatori, ma è al tempo stesso una figura reale, che lotta per
un ideale di equità e di giustizia e che fa della vita quotidiana
una missione, in nome dell'impegno morale e civile che la divisa
esprime con i valori più alti dell'Arma. Egli non è un eroe
televisivo inavvicinabile, è un uomo del popolo, con i suoi guai,
ma che per lavoro si trova a dover risolvere i problemi degli altri
e lo fa in modo mirabile, perché per farlo guarda ai suoi problemi:
la casa, i figli, la fidanzata.
In lui si identifica l'uomo medio; ha le stesse esigenze, gli
stessi pensieri.
Con il Maresciallo Rocca viene alla ribalta una nuova figura del
Carabiniere. È un Maresciallo giovane, disinvolto, che usa il
telefono cellulare, che parla lo stesso linguaggio dei suoi figli e
che fuori servizio indossa i blue-jeans. In questo senso l'immagine
del Maresciallo è tutta da rivedere. Ciò che resta immutato è
l'impegno e l'abnegazione che egli mette nel suo lavoro, l'umanità
tradizionale del Carabiniere e l'orgoglio di tramandare un ruolo
ineguagliabile.
Rocca è un uomo che ama il suo lavoro e la sua carica; i suoi figli
vorrebbero che lui si spostasse da Viterbo per fare carriera,
mentre lui non ha il coraggio di confessare alla sua famiglia di
non provare questo desiderio, di amare il suo mestiere così com'è
ed il suo ruolo nella cittadina perché sa sempre dove tenere gli
occhi puntati e che, essendo diventato, dopo molti anni un po' il
confessore ed il confidente di tutti, si sente orgoglioso di aver
dato al suo lavoro una dimensione umana.
Rocca è un uomo saldo nei suoi principi, che non si è lasciato
scalfire da una visione pessimistica e disincantata della vita,
anche se i casi che viene chiamato a trattare, a volte, gli fanno
nascere qualche dubbio. Di fronte a tutto ciò, prevalgono gli
anticorpi della sua ironia e del suo ottimismo, in modo tale che
egli resta un eroe del quotidiano che risolve i suoi casi più per
la sua profonda conoscenza dell'animo umano, che per il suo acume
investigativo. Egli conosce i lati oscuri dell'anima e li affronta
con una pietas e un'intelligenza di chi è consapevole che tra il
bene ed il male la distanza, a volte, è infinitesimale.
Egli non nasconde l'empatia con le vittime dei suoi casi e per loro
prova un dolore che riesce a superare solo con la profonda
convinzione che sia giusto portare a termine il proprio dovere
senza trionfalismi. Rocca è un uomo che si deve continuamente
confrontare con le meschinità del genere umano. La sua
particolarità sta nel voler continuamente cercare di capire le
motivazioni che muovono le azioni criminose ed ignobili.
Proietti dà vita ad un personaggio che compie il suo dovere senza
retorica, le cui caratteristiche appaiono acquisite e non scritte
da un copione, in quanto vissute dall'attore con enorme
convinzione.
Nel suo privato, poi, il Maresciallo è un uomo dolce, premuroso,
sempre preoccupato di aiutare gli altri, i figli prima di tutto.
Egli vorrebbe trascorrere il suo tempo fuori dalla caserma in modo
sereno, ma si accorge che questo suo desiderio è vanificato dal suo
modo di essere e da un tipo di comportamento che gli viene dettato
dal senso di responsabilità, dalla sua umanità e dall'amore per la
verità.
Rocca è, quindi, un eroe reale, perché nasce dalla realtà
quotidiana ed in essa vive ed opera. Inoltre nelle sue vicende si
identifica un po' anche quella che è la storia dell'Arma dei
Carabinieri che, attraverso la sua figura, ha acquistato ulteriore
stima da parte degli italiani.
Come sappiamo, il personaggio del Maresciallo dei Carabinieri
Giovanni Rocca è interpretato dall'attore Gigi Proietti. Dandogli
un corpo, l'attore ha risucchiato il personaggio in se stesso,
finendo, a volte, per esserne travolto; infatti, per quanto egli
rivesta altri ruoli, per molti telespettatori viene identificato
con il suo personaggio, al punto tale da aver ricevuto, come
abbiamo visto(16), la carica di Maresciallo onorario.
Nel processo di identificazione tra personaggio e interprete ha
contato, in questo caso, la bravura di un attore con anni di
esperienza alle spalle ed una capacità interpretativa
impareggiabile. Alcune delle peculiarità dell'attore vengono
trasposte nel suo personaggio, cosicché molte delle caratteristiche
del Proietti attore convergono nel personaggio di Rocca. Essendo
elementi che il pubblico già ama, perché distintivi dell'attore,
l'identificazione con il personaggio diventa più immediata e, di
conseguenza, è possibile assistere a divertenti fenomeni di
identificazione, per i quali l'attore viene riconociuto per le
strade dalla gente comune non più come Gigi Proietti, ma come il
Maresciallo, tanto che può accadere che gli venga chiesto come
stiano Margherita e i suoi figli.
Quello che si evince da queste considerazioni è la realizzazione di
un fenomeno di doppia identificazione tra la persona reale ed il
personaggio immaginario: Gigi Proietti diventa il Maresciallo Rocca
nella finzione filmica attribuendogli le proprie caratteristiche
fisiche e, sotto alcuni aspetti, anche psicologiche; dall'altro
lato il personaggio del Maresciallo invade la vita reale
dell'attore, che spesso finisce per essere identificato nella
figura del Carabiniere. La conseguenza di questa fenomeno consiste
nel fatto che i confini tra persona e personaggio e tra realtà e
finzione diventano labili e possono essere confusi.
Da questo fenomeno, ma non solo, deriva la fuoriuscita del
personaggio dal suo testo filmico e narrativo, ma soprattutto il
suo approdo all'interno di un intertesto mediale.
b. Due Marescialli a confronto
Il lavoro svolto è stato concepito con l'intento di fornire
degli esempi concreti di rappresentazione della figura del
Carabiniere nei media.
I soggetti analizzati in questa sede, difatti, sono entrambi due
famosi personaggi mediali che hanno, ognuno a suo modo, influenzato
il pubblico dell'epoca riguardo al modo di concepire la vita e gli
ideali dell'Arma dei Carabinieri.
Di conseguenza si è resa necessaria, in quanto indissolubilmente
collegata all'analisi del personaggio, la descrizione dell'opera in
cui essi hanno preso vita e il contesto artistico che ne ha fatto
da cornice.
Dalla connessione e dall'analisi di questi tre elementi sono emersi
dei rapporti interessanti che legano i due personaggi in questione:
il Maresciallo Carotenuto ed il Maresciallo Rocca.
Entrambi sono militari, due Carabinieri e, non a caso, tutti e due
rivestono la carica di Maresciallo, scelta non casuale.
Il Maresciallo dei Carabinieri è, al tempo stesso, una figura di
comando ed un personaggio vicino alla gente; egli non è un alto
graduato che lavora chiuso nel suo ufficio lontano dalle strade, né
un Carabiniere semplice che deve compiere il suo dovere senza
valersi di una posizione decisionale.
Il Maresciallo è un uomo che ha il comando della sua Stazione e dei
suoi uomini, ma che comunque rappresenta una carica accessibile
alla comunicazione con il singolo cittadino; è proprio per queste
sue caratteristiche che la letteratura cinematografica, e
successivamente quella televisiva, lo hanno rappresentato così
frequentemente.
Inoltre in entrambi i casi si è assistito ad un processo che ha
portato ad una forte identificazione tra il personaggio ed il suo
interprete. Ciò è accaduto, certamente grazie al successo dei film
e al consenso del pubblico, ma soprattutto per merito delle doti di
due attori formidabili, che con le loro capacità interpretative
hanno avuto il merito di creare dei personaggi talmente verosimili
da diventare reali.
In questo senso si potrebbe addirittura parlare di personaggio nel
personaggio; è un personaggio il Maresciallo della rappresentazione
scenica, ma lo è anche l'attore che lo interpreta.
Da questo incastro di ruoli nasce una figura unica, che, grazie a
questa sua doppia valenza, esce dal suo contesto mediale per
prendere consistenza, in quanto in lui abitano due entità: una
fittizia ed una reale.
Il Maresciallo Carotenuto ed il Maresciallo Rocca sono due
Carabinieri e due uomini rappresentativi della loro epoca. Con le
loro azioni, i loro comportamenti e i loro problemi rappresentano
ognuno, allo stesso modo, il proprio differente contesto sociale e
culturale.
Carotenuto, infatti, si colloca nella realtà contadina povera e
disastrata che cerca di ricostruirsi sulle macerie della guerra ed
il suo personaggio è emblematico di una società che vuol tornare a
sorridere e a gioire dei piaceri della vita con
spensieratezza.
Rocca è anch'egli un personaggio rappresentativo della sua età; che
si colloca in una contemporaneità che deve far i conti con la
moderna criminalià, con i problemi di una generazione complessa in
cui i giovani sono disorientati e gli adulti vedono cambiare la
società e la cultura ad una velocità impressionante.
Con l'analisi di questi due personaggi, così simili nelle loro
diversità, si è presentata l'occasione di rilevare anche le
differenze dei media usati.
Si parla di cinema quando appare la figura del Maresciallo De
Sica-Carotenuto; si parla di televisione nel caso di
Proietti-Rocca.
Si tratta di due media con un rapporto da sempre contrastante; di
amore e odio, di concorrenza e di compensazione.
Il cinema è il simbolo dello spazio pubblico ed è nella vita
sociale che se ne usufruisce; la televisione è un mezzo tipico
dell'ambito privato e familiare e di un contesto individuale.
Durante la rappresentazione di un film lo spettatore è totalmente
immerso nella visione; nell'utilizzare la televisione egli è in
grado di compiere delle altre azioni e può distrarsi senza perdere
le fila degli avvenimenti. Nonostante questa apparente lotta e
diversità tra le due tipologie di media, bisogna tener presente
che, nell'evoluzione mediale, i mezzi di comunicazione di massa non
si sovrappongono, ma si aggiungono l'un l'altro e coesistono in un
processo di continua accumulazione.
Ora, la televisione ha profondamente modificato il rapporto del
pubblico con il cinema, causando una ri-localizzazione domestica
delle pellicole cinematografiche e un ridimensionamento
dell'immagine filmica. Nonostante la diversità di mezzi utilizzati,
però, vi è una sorta di prosecuzione nel genere in cui i due
protagonisti si caratterizzano. La fiction seriale italiana degli
anni Novanta deve molte delle sue peculiarità alla tradizione della
commedia all'italiana degli anni Cinquanta: le tematiche, la
caratterizzazione dei personaggi, il carattere leggero, ma serio al
tempo stesso.
Carotenuto e Rocca sono, quindi, due Carabinieri che si passano
cinquant'anni l'uno dall'altro: cambia la società con i suoi
valori; cambia la cultura con i suoi riferimenti; muta il ruolo dei
mezzi di comunicazione e le loro forme di rappresentazione mediale.
Ciò che, però, resta immutato, in questo inarrestabile processo di
trasformazione è la sostanza di un personaggio che conserva le sue
credenze, resta fedele ai suoi ideali, persegue il suo dovere con
la stessa perseverante tenacia che caratterizza i Carabinieri di
cinquant'anni fa da quelli di oggi.
È la visione che la collettività ha dell'Arma e dei suoi
Carabinieri che resta immutata e sopravvive, adeguandosi ai
cambiamenti.
4. Conclusioni
Questo lavoro è nato, e si è sviluppato, con l'intento di
guardare l'Arma dei Carabinieri in un'ottica particolare, che desse
conto della molteplicità delle sue caratteristiche e
dell'eterogeneità dei suoi compiti, ma che facesse emergere,
soprattutto, la sua dimensione più intima e forse meno
conosciuta.
L'obiettivo, pertanto, è stato quello di ritrarre l'Arma dei
Carabinieri cercando di mettere in risalto la sua essenza: una
dimensione profondamente umana che accompagna e guida la realtà
italiana oggi come al momento della sua nascita.
L'ipotesi di fondo è stata quella di considerare l'Arma inserendola
nel solco di un processo evolutivo storico-sociale; in questo modo
è stato possibile notare come, con lo scorrere del tempo, essa si
presenti continuamente rinnovata pur mantenendo inalterata la sua
essenza.
Per raggiungere questo scopo l'attenzione si è centrata, in
particolar modo, sulla figura del singolo Carabiniere, quale
portatore di una tradizione antica che si rinnova continuamente,
inseguendo le trasformazioni sociali e culturali.
Per raggiungere questo obiettivo, ci si è approcciati alla figura
del Carabiniere in quanto protagonista, nella realtà come nella
finzione, della società italiana. In particolare si è messo in
evidenza come questa figura sia entrata nell'immaginario collettivo
grazie alla rappresentazione che i moderni mezzi di comunicazione
ne promuovono.
Ciò che ha permesso di condurre un'analisi in questi termini è la
considerazione del Carabiniere quale personaggio che si muove
all'interno di veri e propri "testi", con tutte le caratteristiche
che ne conseguono. Nella consapevolezza dell'origine letteraria di
questo concetto, si è cercato di offrire uno spunto per una sua
possibile applicazione in un contesto differente da quello di
nascita e che possiamo considerare come particolarmente
stimolante.
Il risultato di quest'analisi è stato quello di far emergere come
la figura del Carabiniere sia diventata immensamente popolare nel
panorama italiano soprattutto grazie alle sue rappresentazioni
mediatiche; esse sono state tanto efficaci e verosimili da far
coincidere, nella mente del pubblico, le persone reali con i
personaggi fittizi.
Queste considerazioni si sono concretizzate, poi, grazie a degli
esempi reali, ossia attraverso l'analisi di due personaggi
mediatici del passato e di oggi: il Maresciallo Carotenuto di Pane
amore e fantasia e il moderno Maresciallo Rocca dell'omonima serie
televisiva. I due modelli sono serviti, in quest'ambito, a
precisare lo stereotipo del Carabiniere, così come si è costruito e
modificato nel corso del tempo e nell'immaginario popolare.
La conclusione a cui si è arrivati è stata, infatti, la
constatazione dell'ipotesi di partenza, ossia quella
dell'esistenza, all'interno dell'Arma dei Carabinieri, di un
duplice processo: la conservazione delle tradizioni e il
rinnovamento continuo dell'Arma stessa.
Ciò che resta inalterata ed immutata nel tempo è l'essenza della
Benemerita, che mantiene inalterati i suoi compiti, i suoi valori e
i suoi ideali, ma che si rinnova continuamente nelle modalità per
raggiungere questi suoi obiettivi e per assolvere ai suoi doveri.
Ma non è solo l'intero Corpo che partecipa a questo processo, anche
suoi singoli rappresentanti ne sono parte attiva: ciascun
Carabiniere mantiene i propri valori umani, ma lo fa inserendosi in
quel lento ed inevitabile processo di trasformazione della società
e della cultura moderna.
____________________________
(1) - DELLI COLLI, Prefazione in FERRARA (a cura di), Carabinieri
in televisione, Ente Editoriale dell'Arma dei Carabinieri
2003.
(2) - DELLI COLLI, ibidem.
(3) - DELLI COLLI, ibidem.
(4) - Nello specifico si fa riferimento alle edizione degli anni
2002, 2003 e 2005 in cui si esemplifica in maniera più marcata la
relazione fra Arma e media.
(5) - AA.VV., 1930.
(6) - DI PAOLO, 1995.
(7) - Cfr.: parte II.
(8) - Una situazione simile si verifica anche nel film Pane amore e
fantasia.
(9) - Si riferisce al moderno Comando Provinciale.
(10) - Cfr.: infra (situazione che si imponeva anche nel
cinema).
(11) - Per far parte del Corpo dei Carabinieri requisito essenziale
era, tra gli altri, quello di saper leggere e scrivere
correttamente.
(12) - FERRERO, Prefazione, in FERRERO, La mala Italia - Storie
nere di fine secolo, Milano, Rizzoli.
(13) - RACCONTI DELL'OTTOCENTO in FERRARA (a cura di), I
Carabinieri tra storia e letteratura, Roma, Ed. Il Carabiniere,
1976.
(14) - Queste pubblicazioni costituiscono una buona parte del
materiale bibliografico della mia ricerca.
(15) - TOSCANO, 1997.
(16) - Cfr.: infra. |