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Enrico Di
Luise
Tenente dei Carabinieri, ufficiale addetto alla Sezione di
Biologia Molecolare presso il Reparto Carabinieri
Investigazioni Scientifiche (R.I.S.) di Messina. Laureato in
Scienze e Tecnologie Alimentari all'Università di
Catania.
Paola Magni
Laureata in Scienze Naturali
presso la Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
dell'Università di Torino. Lavora presso la Direzione della
sezione di Entomologia Forense del Forensic Lab dell'ICAA
(International Crime Analysis Association).
Luigi Saravo
Maggiore dei Carabinieri,
ufficiale addetto al Reparto Carabinieri Investigazioni
Scientifiche (R.I.S.) di Roma. Laureato in Scienze Biologiche
all'Università di Napoli "Federico II".
1. Prefazione
Per molti anni gli insetti che popolavano la superficie e gli
orifizi dei cadaveri sono stati considerati solo una presenza poco
gradevole del lavoro dei medici legali e delle Forze dell'Ordine
coinvolte nelle indagini inerenti a crimini violenti. Ma come gli
intriganti romanzi di Deawer e della Cornwell ci hanno insegnato,
gli insetti costituiscono dei silenziosi custodi di preziosi
informazioni sull'accadimento di fatti a volte inspiegabili.
Tuttavia mentre le varie branche delle scienze criminalistiche (la
biologia, la balistica, la chimica, ecc.) hanno avuto nel tempo una
crescita esponenziale, affinando tecniche e metodologie, lo studio
degli insetti associati alla scena criminis è stato, nel nostro
Paese per molto tempo sottovalutato o addirittura ignorato.
L'Entomologia Forense è un ramo della zoologia dedicata allo studio
degli insetti e di altri artropodi, dal cui esame è possibile
ricavare elementi decisivi per la persecuzione di un reato. Negli
ultimi anni tale disciplina ha visto crescere l'interesse da parte
degli scienziati forensi, dei Medici Legali e delle Forze
dell'Ordine, soprattutto in Europa e negli USA, dove esistono
figure professionali specialistiche che affiancano la magistratura
inquirente nella risoluzione di casi di morti sospette ed altri
reati accomunati dalla presenza di insetti. Purtroppo in Italia
solo da pochi anni si è sviluppato l'interesse verso la materia e
ancora oggi gli entomologi forensi non lavorano sistematicamente
accanto agli organi di Giustizia.
Lo scopo del presente lavoro è una disamina delle potenzialità
dell'Entomologia Forense e delle relative applicazioni come
strumento spesso determinante per la risoluzione di intriganti e
complessi casi giudiziari.
2. Introduzione
La classe degli Insetti(1) comprende circa un milione di specie
ed è quindi la più numerosa tra quelle oggi studiate. Esistono
numerosissimi ambienti di vita (habitats) nei quali è possibile
rinvenire tali specie, essendo le loro capacità di adattamento e
colonizzazione praticamente illimitate.
Un corpo in decomposizione è ovviamente compreso in tale insieme,
costituendo una variegata ed appetibile sorgente di nutrimento
nonché un luogo protetto ed adatto alla riproduzione. In
letteratura sono riportate circa 400 specie colonizzatrici di corpi
animali in decomposizione. Se da una parte è indiscusso il loro
ruolo ecologico di degradatori della materia biologica, dall'altra
essi rappresentano un utilissimo strumento per le indagini
criminali come indicatori del luogo di rinvenimento di un corpo,
per la ricostruzione di molti eventi e per la determinazione del
P.M.I. (Post-Mortem Interval), il cosiddetto "intervallo
post-mortem".
Le tradizionali tecniche medico-legali attualmente utilizzate per
il calcolo del tempo trascorso dalla morte di un individuo al
ritrovamento del suo cadavere, si basano sul decremento della
temperatura corporea, sullo studio del livor (macchie ipostatiche)
e del rigor mortis (rigidità cadaverica) e sullo studio di elementi
accessori come, ad esempio, il contenuto gastrico. Tali parametri,
sebbene di fondamentale importanza nelle prime 24-48 ore, vanno
irrimediabilmente incontro ad una stabilizzazione per la quale i
dati ricavabili risultano poco o per nulla informativi (Greenberg
and Kunich, 2002; Amendt et al., 2004) rispetto, invece, al dato
entomologico che, secondo alcuni Autori (Kashyap & Pillay,
1989; Introna & Campobasso, 1998), almeno entro le 72 ore dalla
morte rappresenterebbe il dato statisticamente più attendibile.
Basti pensare, ad esempio, alla temperatura di un corpo umano
ritrovato, in condizioni ambientali moderate, a 5-6 giorni dal suo
decesso: tale parametro, da solo, non può fornire alcuna
informazione precisa circa l'epoca della morte, potendo
quest'ultima essere stimata indifferentemente tra il 2° (tempo
necessario al naturale dissipamento del calore interno) ed il 6°
giorno dal ritrovamento. Inoltre in alcuni casi il medico legale è
impossibilitato a procedere a tali rilevazioni in sede di
ritrovamento del cadavere, avendo a disposizione il corpo soltanto
dopo la rimozione e il collocamento dello stesso presso le camere
refrigerate degli obitori: in questo caso l'accurato utilizzo delle
tradizionali tecniche perde significativamente la sua
validità.
Per le ragioni sopra esposte lo studio della fauna entomologica e
delle condizioni ambientali che ne hanno favorito lo sviluppo
consentono oggi di ottenere delle stime tanatocronologiche di alta
precisione (Introna e Campobasso, 1998), le quali, insieme alle
risultanze analitiche prodotte da altre scienze forensi (es.
antropologia, botanica, geologia, biologia, etc.), costituiscono il
background tecnico scientifico determinante per la gestione ed il
successo delle indagini.
Oltre al calcolo del P.M.I. il dato entomologico offre un
importante spunto investigativo in relazione allo spostamento di un
corpo e/o al suo occultamento, alla determinazione dei tempi di
emersione dall'acqua, all'identificazione delle droghe e dei
composti tossici che potrebbero aver causato la morte di un
soggetto (la cosiddetta "Entomotossicologia"), fino ad arrivare ai
casi di colpa professionale in ambiente ospedaliero ed
omissione/negligenza nell'assistenza ai malati, applicando gli
stessi criteri adottati per i reati di crimine violento.
a. Cenni storici
Ai giorni nostri la vista degli insetti genera paura o spesso
disgusto ma, nella cultura delle civiltà più antiche,
rappresentazioni di questi esseri sono state legate ad alcuni
aspetti della vita e della morte fino ad essere persino considerati
la personificazione di divinità.
La prima testimonianza dell'interesse dell'uomo verso il mondo
degli insetti, e in particolare verso i Ditteri, si può trovare su
un sigillo mesopotamico di 5000 anni fa in cui è rappresentata una
gazzella distesa a terra apparentemente senza vita sopra la quale è
raffigurata una mosca. L'attenzione verso l'insetto è probabilmente
dovuta al fatto che questo periodo vide crescere in modo
esponenziale l'insediamento umano, la quantità di rifiuti e le
carneficine delle guerre e ciò ha avuto come conseguenza
l'esplosione della popolazione di questi animali: "questi non
poterono esser ignorati né dai vivi né dai morti", essendo "i
cadaveri uguali, siano essi di schiavi o di re" (Greenberg &
Kunich, 2002).
Il primo chiaro riferimento alle mosche carnarie risale a più di
3600 anni fa, su una delle numerose tavolette di creta con scritti
cuneiformi della "Har-ra-Habulla", considerata a tutti gli effetti
il più antico "libro di zoologia" conosciuto. Sono descritti 396
animali, tra i quali 10 mosche - incluse le mosche verdi
(probabilmente Phaenicia sericata o Chrysomya albiceps) e le mosche
blu (probabilmente il Genere Calliphora) -, entrambe, attualmente,
di interesse medico-legale.
La relazione tra insetti e cadaveri era nota anche agli antichi
Egizi: essi conoscevano il ciclo vitale dei Ditteri, compresa la
metamorfosi, e incidevano amuleti a forma di mosca per scacciare il
maligno e collane mortuarie che servivano ad allontanare la
distruzione del corpo. Uno degli obiettivi dell'imbalsamazione del
corpo era proprio proteggere il defunto dall'attacco degli insetti
e del tempo: a tale proposito nel Capitolo 154 del Libro dei Morti
si legge "Questo mio corpo non diverrà preda di larve". Anche dopo
l'imbalsamazione Ka, il guardiano dello spirito, rimaneva vicino al
corpo o periodicamente tornava a controllarlo.
Nel papiro Gizeh n° 18026:4:14, trovato nella bocca di una mummia,
si può leggere "Le larve non diventeranno mosche dentro di te".
Nelle epoche predinastiche compaiono amuleti di pietra a forma di
mosca che avevano valore di prevenzione e protezione ma a partire
dal Nuovo Regno la mosca assume anche significato di impudenza,
persistenza e coraggio tanto da assegnare l'onorificenza
dell'Ordine della Mosca Dorata o Mosca del Valore a soldati
distintisi in battaglia.
Presso i Greci la mosca era considerata un animale sacro al quale
si collegavano alcuni nomi di Zeus e Apollo: essa evocava
l'onnipresenza degli Dei, incessantemente ronzanti, sempre in moto
e pungenti. Ricordava anche il turbinio della vita olimpica e
l'ideale di uomo d'azione, agile e febbrile, ma anche inutile e
rivendicatore, così come il demone della Decomposizione, Eurinomo,
divoratore di cadaveri, veniva rappresentato sia come avvoltoio sia
come mosca. Il ruolo degli insetti nei fenomeni fisiologici della
morte era ben conosciuta anche da Omero che immaginò Achille
rivolgersi alla madre con tale preghiera: "Madre, son degne del
divino fabbro, quest'armi, né può tanto arte terrena. Or le mi
vesto, ma timor mi grava che nelle piaghe di Patroclo intanto vile
insetto non entri, che, di vermi generator, la salma (ahi senza
vita!) ne guasti sì, che tutta imputridisca"."Pensier di questo non
ti prenda, o figlio" - gli rispose la Dea - "l'infesto sciame,
divoratore de' guerrieri uccisi, io ne terrò lontano ov'anco ei
giaccia intero un anno, farò sì, che il corpo incorrotto ne resti,
e ancor più bello" (Omero, Iliade, libro 19, versi 20-33).
La relazione tra Ditteri e cadaveri si fece spazio anche in Asia
minore dove, presso le civiltà dei Caldei, Filistei, Fenici ed
Ebrei, le mosche erano associate a "Baalzebub", Signore delle
Mosche, rappresentato come una mosca che può portare piaghe di
Insetti e mandare legioni alate come punizione (Greenberg
1991).
La prima testimonianza di una relazione "forense" mosca/omicidio
viene fatta risalire ad un episodio accaduto in Cina, in un periodo
compreso tra il 907 e il 970 d.C.: "un ufficiale della corte sentì
una donna piangere e urlare disperatamente. L'ufficiale le chiese
il motivo di questi lamenti e lei rispose che il marito era stato
ucciso dal fuoco. L'ufficiale però si accorse che vicino al corpo
si trovavano molte mosche e durante l'autopsia si scoprì una ferita
sul capo dell'uomo. La donna confessò di aver ucciso il marito
insieme a un altro uomo, procurandogli quella lesione" (Greenberg
& Kunich, 2002).
Un altro "caso" risolto grazie ad evidenze entomologiche, seppur
ancora ancestrali, viene fatto risalire al 1247 in Cina ed è
riportato da Sung Tz'u nel suo "Hsi Yuan Chi Lu" (lo spazzare via i
torti e lavare le ingiustizie), un primordiale, ma efficace,
manuale per l'investigazione sulla scena del delitto: "Un
lavoratore morì in un campo di riso, ucciso dai colpi di una falce.
Il locale agente della legge si recò dove l'uomo era stato ucciso e
radunò tutti i lavoratori dei campi di
quella zona. Chiese loro di deporre le loro falci in fila
per terra. Il tempo era caldo e non ci volle molto tempo prima
che le mosche iniziassero a raccogliersi su un falce
particolare. Alla vista di tal evidenza il padrone della falce
confessò il suo crimine".
Nelle opere d'arte del Rinascimento la morte e il demonio sono
raffigurati come una mosca; si possono ricordare le opere del
pittore veneziano del XV secolo Carlo Crivelli ("Madonna con
Bambino") e quella omonima di Giorgio Schiavone (1460), conservata
nella Galleria Sabauda di Torino, dove si può vedere Gesù tenere in
mano un uccellino, simbolo della Resurrezione, per proteggerlo da
una mosca, simbolo di morte e di Satana (fig.1-2).
Un altro dipinto conservato a Torino, "San Gerolamo nel Deserto" di
Matteo di Gualdo, ritrae il Santo in preghiera e dietro la sua
figura si scorgono due volumi, chiusi con dei lucchetti, davanti ai
quali è posata una mosca: il significato iconografico è che il
Demonio, la mosca, non è in grado di toccare e disonorare le Sacre
Scritture.
Amboise Paré, uno dei più
importanti medici militari del suo tempo, dà una descrizione
personale della Battaglia di San Quintino del 1557: "vedemmo
più di mezza lega di terra coperta da corpi morti; non potemmo
resistere a lungo lì a causa dell'odore che emanavano i corpi
morti e anche i cavalli morti. Pensai che noi ne eravamo la
causa e vidi sciami di mosche intorno ai corpi che procreavano
grazie all'umidità e si vedevano i loro corpi verdi e blu;
erano così tanti da oscurare d'ombra il sole. Sentimmo il loro
ronzio, che era ancora più orribile per noi. E pensai che
fosse abbastanza per determinare una piaga, dove loro si
posavano".
Nel 1668 Francesco Redi compie il primo esperimento medico della
storia seguendo il cosiddetto Metodo Scientifico Sperimentale: egli
studia i fenomeni di decomposizione della carne sia esposta
all'aria sia in recipienti chiusi. Con questo lavoro fu in grado di
demolire sperimentalmente il concetto della "generazione spontanea"
(abiagenesi), secondo cui le larve sarebbero prodotte
"spontaneamente" dalla carne, teoria già enunciata da Aristotele e
sostenuta fino ad allora dalla Scuola Aristotelica. A metà del
diciannovesimo secolo un inventario delle specie di insetti e di
altri artropodi legati ai fenomeni di decomposizione fu redatto da
Orfila, ma senza un nesso con eventuali omicidi: in questo
trattato, datato 1831, sono descritte 30 specie e viene preso in
considerazione il ruolo dei Ditteri e dei Coleotteri nell'attacco e
nella distruzione del cadavere, contribuendo anche ai primi studi
sulla fauna riscontrata nelle esumazioni e sulla successione di
artropodi che si avvicendano sul cadavere umano.
Solo nel marzo del 1850 si può ritrovare una prima documentazione
di applicazione dell'Entomologia forense in occidente, quando
Bergeret risolse un caso di infanticidio facendo uso degli insetti
come indicatori del periodo di morte: il corpo di un bambino fu
trovato murato nel camino di una casa e Bergeret determinò che
l'insieme dei resti di insetti associati al cadavere (pupari di
Musca carnaria) indicava uno stato di decadimento che risaliva a
parecchi anni prima, per cui la responsabilità dell'infanticidio
cadde sui precedenti occupanti della casa, non su quelli presenti
al momento del ritrovamento (Bergeret, 1855). Negli anni successivi
si verificarono casi simili a quello sopra citato e si ricorda
l'intervento di Lazzaretti a Padova nel 1874: venne ritrovato un
piccolo cadavere mummificato in una soffitta e per valutare l'epoca
della morte vennero utilizzati i pupari e le larve che avevano
colonizzato i resti.
È però nel 1894 che si data la nascita della moderna Entomologia
forense, con la pubblicazione de "La faune des cadavres.
Application de l'Entomologie a la Medicine Legale" di Jean-Pierre
Mégnin. Egli determinò la sequenza e l'avanzamento della
decomposizione di un corpo e osservò e descrisse i cambiamenti nei
raggruppamenti di insetti col procedere del disfacimento del
cadavere, definendo le "squadre di Artropodi" (Insetti e Acari)
specifici di ogni stadio. Mégnin considerò il cadavere come un
ecosistema dinamico con una sua particolare successione faunale,
nonostante il corpo umano sia dimensionalmente finito. Mégnin
pubblicò 14 lavori a partire dal 1883 e viene considerato dalla
maggior parte degli autori come il padre dell'Entomologia forense,
benché altri lo abbiano preceduto e molti dei suoi rigidi postulati
siano ormai superati.
A partire del 1920 i medici legali italiani, con i contributi di
Alessandrini, Bianchini e Porta cercano di razionalizzare i
risultati degli anni precedenti, recuperando, non senza critiche, i
concetti generali di Mégnin e apportando dati inediti sulla fauna
cadaverica marina, grazie ad esperimenti orginali (Porta, 1929).
Sempre in Italia, nel 1933, Bellussi pubblica un lavoro di
accertamento della data di morte di quattro persone decedute nel
deserto nordafricano, utilizzando l'entomofauna riscontrata durante
il sopralluogo per effettuare esperimenti in condizioni
controllate.
Gli studi del finlandese Nuorteva prima e quelli di Altamura e
Introna poi, a cavallo tra gli anni '70 ed '80, hanno contribuito a
chiarire il ruolo dei Ditteri cadaverici nella determinazione della
cronologia della morte e hanno contribuito alla conoscenza
morfologica degli stadi preimmaginali (cioè prima della fase
adulta).
Nel 1986 Erzinçlioglu osserva che nell'Entomologia forense c'è una
forma di conoscenza che non si può acquisire con la sola ricerca
sperimentale, ma che richiede la raccolta delle analisi di casi
pratici: questo giustifica la consuetudine da parte degli
entomologi forensi di riportare, oltre agli aspetti scientifici
della materia, anche la descrizione dei casi criminali affrontati e
risolti mediante l'impiego di questa scienza. Negli stessi anni
Marchenko descrisse i possibili casi di degenerazione dei tessuti
dopo la morte: i processi della putrefazione sono dipendenti da
moltissimi fattori quali età, sesso, costituzione, presenza/assenza
di vestiti, tipo di copertura, luogo di morte, esposizione a fonti
luminose, clima, substrato e molte altre condizioni. Tutte queste
caratteristiche incidono sul corpo, ma anche su gli insetti che lo
colonizzeranno, quindi decadono completamente i rigidi postulati di
Mégnin che riguardano le successioni di ondate di insetti sul corpo
nel tempo.
Tra il 1986 ed il 1989 K.G.V. Smith del British Museum di Londra
pubblica i primi manuali di Entomologia Forense, ancora oggi
considerati i testi di riferimento a livello mondiale. Infine
durante l'XIX Congresso Mondiale di Entomologia (Pechino, 1990)
venne per la prima volta organizzata una sessione autonoma di
Entomologia Forense. In quella occasione i più importanti studiosi
della materia (Nortueva, Goff, Lord, Haskell, Hall, Marchenko,
Clark, Nishida e Wells) diedero vita ad un gruppo di lavoro
composto da entomologi e medici legali, e furono così avviati
incontri periodici e progetti di ricerca comuni, con scopi
prevalentemente applicativi, tutt'oggi perseguiti da vari Enti
europei.
3. L'Entomologia Forense
Nel XIII secolo vengono per la prima volta affiancati
l'osservazione delle mosche con la presenza di un cadavere umano
deceduto per cause non naturali: si viene così a definire
l'iniziale profilo di un nuovo indirizzo di studio che mette in
relazione la presenza dell'entomofauna cadaverica con casi di morte
violenta o altri crimini, rendendo lo studio morfologico, ecologico
ed etologico degli insetti applicativo nei casi
medico-legali.
L'Entomologia Forense(2) è lo studio che comprende tutti gli
aspetti applicativi degli insetti in qualche modo correlati a
questioni di carattere legale: le conoscenze così ricavate possono
essere utilizzate nelle indagini, nei processi penali e nelle
controversie civili.
L'entomologia forense può essere suddivisa in tre branche
principali (Lord & Stevenson, 1986; Catts & Goff,
1992):
a. Entomologia Urbana (Urban Entomology): procedimenti legali che
coinvolgono insetti che influenzano manufatti dell'uomo e ambiente
umano;
b. Entomologia dei Prodotti Immagazzinati (Stored Products
Entomology): procedimenti giudiziari che coinvolgono insetti che
infestano beni conservati e/o loro involucri (anche in casi di
contrabbando) ed in particolare i prodotti alimentari (Entomologia
Alimentare);
c. Entomologia Medico-Legale (Medicocriminal Entomology o Forensic
Entomology): scienza che studia il coinvolgimento degli insetti in
eventi di interesse tipicamente medico-legale (omicidi, suicidi,
morti improvvise) e altri reati (abuso fisico, negligenze
professionali).
Le informazioni che possono essere ricavate dalla raccolta e dalla
determinazione degli Artropodi che si trovano sul luogo del reato
sono molto importanti perché la presenza di questi animali non è
mai occasionale: l'entomologia diventa quindi un nuovo e importante
mezzo di indagine che può affiancare la secolare esperienza della
medicina legale.
Inizialmente gli studi di Entomologia Forense vedevano in modo
complessivo il fenomeno della decomposizione, con grande attenzione
verso l'aspetto ecologico; col tempo si è cercato di approfondire
la conoscenza delle specie che fanno capo a questo processo, senza
dimenticare il loro ruolo nell'ecosistema ma cercando di
raccogliere i dati in modo utile alle applicazioni forensi.
Negli ultimi decenni l'evoluzione della materia ha voluto seguire
con maggior impegno la strada dello studio approfondito della
biologia delle specie di maggiore interesse forense (morfologia,
chiavi dicotomiche, sviluppo, cicli di vita) attraverso l'utilizzo
delle tecniche analitiche più moderne e la ricerca di un metodo di
lavoro ottimale e risolutivo.
Il quadro in cui possono essere inserite le attuali linee di
ricerca applicata comprende:
- individuazione delle specie coinvolte nel decadimento dei
cadaveri;
- perfezionamento delle chiavi dicotomiche (cioè degli strumenti
di classificazione delle specie) e definizione di nuove;
- studio dell'ecologia e dell'etologia delle specie
interessate;
- estensione sistematica dello studio ad ambienti diversi;
- perfezionamento e ricerca di criteri affidabili per il calcolo
dei tempi di sviluppo, per la determinazione degli stadi di vita
degli insetti e dell'influenza della temperatura sulla velocità di
sviluppo;
- applicazione di metodologie chimiche e biologico-molecolari al
tradizionale esame morfo-fisiologico degli insetti;
- definizione di criteri per la gestione dei casi pratici, con la
messa a punto di "checklist" e protocolli per il sopralluogo, il
repertamento ed il trattamento dei campioni.
Partendo dalle ricerche pubblicate in letteratura, alcuni autori
hanno raccolto dati riguardanti solo alcune delle specie di
interesse medico legale (soprattutto a quelle dei generi
Calliphora, Protophormia terranovae, Lucilia e Cochliomyia) ma la
gran parte del lavoro deve ancora essere sviluppata a causa della
esigua quantità di specie repertate, della scarsezza di dati
scientifici necessari per disporre di una raccolta sistematica e
del mancato approccio multidisciplinare alle linee di studio sopra
elencate.
a. L'entomofauna necrobionte
Da un punto di vista strettamente scientifico, la carcassa
animale o il cadavere umano può essere considerato un vero e
proprio piccolo ecosistema, che compare improvvisamente
nell'ambiente e che rappresenta un'importante risorsa per numerosi
organismi: mammiferi, pesci, uccelli, invertebrati, vegetali,
funghi e batteri si trovano a disporre di una inaspettata fonte
alimentare che non pone resistenza ad essere predata e che viene
disputata tra i consumatori/degradatori che competono tra loro per
esigenze alimentari affini.
Come per tutti gli ecosistemi di nuova formazione, la fauna(3)
presente su una carcassa si costituisce dapprima tramite la
colonizzazione ad opera di organismi detti "pionieri", che
cominciano a modificare l'ambiente, mentre in seguito viene
incrementata da altri organismi con un ordine temporale ben preciso
dipendente delle loro esigenze di nicchia ecologica.
Come l'ambiente progressivamente si modifica, le specie cambiano
oppure permangono in uno stato di equilibrio sia con il substrato
che li circonda sia con le altre specie competitrici, predatrici,
commensali o parassite.
A differenza di altri ecosistemi costituiti da materiale non
vivente, quello cadaverico è un ecosistema effimero, che appare
improvvisamente e che scompare altrettanto rapidamente, consumato
dai suoi stessi decompositori fino a che non resta più nulla di
"commestibile", eccezion fatta per quei tessuti che non vengono
affatto degradati (ossa).
La fauna saprofaga(4), analizzata in termini quali-quantitativi e
correlata all'ambiente di ritrovamento, al clima, al tempo e alle
fasi di decomposizione cadaverica, è un utile indizio che permette
di risalire al momento in cui è comparso il corpo in una
determinata zona, quindi al momento del decesso ma anche
all'eventuale percorso fatto dal cadavere prima del rinvenimento.
In alcuni casi è possibile pervenire a conclusioni che riguardano
la modalità della morte e l'identificazione personale. Le possibili
ricostruzioni per "via zoologica" degli eventi riconducibili ad un
cadavere si basano soprattutto sullo studio della micro-fauna
cadaverica facilmente rinvenibile sul corpo. Per ciò che concerne
la macro-fauna (ratti, topi, piccoli predatori, uccelli, pesci,)
essa può fornire informazioni per lo più accessorie (es.: lesioni
di morsi di diverse specie sono utili per descrivere i percorsi
seguiti dal cadavere dopo la morte). L'insieme dei cambiamenti
introdotti su una carcassa dalla presenza di piccoli invertebrati
può essere, infatti, molto più significativa dei cambiamenti
arrecati da animali di taglia superiore. Payne (1965) dimostrò
l'incisività degli artropodi nei processi di consunzione cadaverica
registrando perdite di circa il novanta per cento del peso iniziale
della cavia dopo solo una settimana d'esposizione alla
colonizzazione dei Ditteri, mentre registrò una perdita
dell'ottanta per cento della massa, dopo 6/7 settimane, in cavie
non esposte all'azione della microfauna.
Della gran quantità di organismi che fanno parte della fauna
necrobionte(5), il gruppo più rappresentato a livello qualitativo
(varietà di specie) e quantitativo (presenza di esemplari) è quello
degli Artropodi Esapodi (Insetti).

Per quanto riguarda gli insetti necrobionti, si possono definire
quattro categorie ecologiche rinvenibili all'interno della comunità
presente (Smith, 1986; Catts & Goff, 1992) sia
contemporaneamente che in tempi diversi sul substrato in
decomposizione (fig. 3):
a. necrofagi spazzini: soprattutto Ditteri, si nutrono delle
carcasse di organismi animali;
b. parassiti o predatori dei necrofagi: Ditteri, Coleotteri, acari,
ragni e altri artropodi. In alcuni casi gli insetti sono necrofagi
durante i primi stadi di sviluppo e diventano predatori negli
ultimi stadi;
c. onnivori: vespe, formiche e alcuni coleotteri, specie
opportuniste che si nutrono sia del corpo che dei suoi
colonizzatori;
d. occasionali o criptozoici: acari, ragni, formiche, collemboli e
chilopodi. Vivono nell'ambiente circostante e si nutrono
normalmente d'altro, ma possono trovarsi occasionalmente sul
cadavere, ivi trasportati dal vento o attratti dal calore e
dall'umidità del corpo.
L'insetto necrofago(6) utilizza i propri organi di senso altamente
specializzati per individuare il substrato cadaverico sin dalle
fasi iniziali post-mortali, quando la degradazione della materia
determina lo sviluppo di gas e odori particolari, generati
dall'esaurimento della materia organica. Grazie alle proprie
caratteristiche fisiche e fisiologiche gli insetti sono i primi
organismi che trovano e iniziano a modificare un substrato organico
morto, sia esso carogna animale o derrata vegetale: allo stesso
modo la degenerazione del corpo umano in condizioni naturali è
accompagnata dalla presenza d'insetti necrofagi.
Gli insetti attratti da resti in via di decomposizione sono un
numero molto ampio, oltre 400 specie (Payne, 1965), ma i gruppi che
giocano un ruolo attivo nel processo di decadimento sono in
particolare due: i Ditteri (Diptera) e i Coleotteri (Coleoptera),
in altre parole i necrofagi ed i loro predatori (Leclercq &
Verstraeten, 1993).
In questo lavoro è stato scelto di focalizzare l'attenzione
sull'entomofauna necrobionte, ma non bisogna comunque dimenticare
che sul substrato in disfacimento è presente anche una massiccia
fauna non specializzata nella decomposizione delle carcasse
(Anderson & Van Laerhoven, 1996), che è stata spesso trascurata
dagli specialisti, nonostante queste specie siano particolarmente
importanti come partecipanti occasionali attivi alla degradazione
del corpo. Essi possono anche agire come potenziali competitori,
predatori e parassiti della fauna cadaverica, in grado di inibire
in parte o del tutto lo sviluppo di alcune specie normalmente
utilizzate come principali indicatori dei tempi di morte.
Piccoli predatori (ratti, topi, corvi, etc.) possono nutrirsi del
cadavere, senza spostare in modo apprezzabile i resti ma lasciando
particolari segni sul corpo. I roditori possono rosicchiare sia la
carne che le ossa apportando lesioni nettamente
distinguibili.
In alcune condizioni i grandi predatori (alligatori, orsi,
avvoltoi, cani, etc.) possono influire sulla decomposizione del
cadavere, cibandosi del corpo e disperdendone le parti.
Se il corpo viene rinvenuto in stadio di decomposizione avanzato ma
illeso, in un'area in cui è probabile la presenza di vertebrati di
piccola e media taglia, è verosimile ritenere che esso sia rimasto
in un luogo dove i possibili predatori non avevano accesso.
Altri insetti come formiche (ma anche blatte e vespe) possono
cibarsi delle parti esterne del corpo, lasciando effetti
superficiali molto caratteristici, piccoli crateri poco profondi,
di forma e in posizioni irregolari.
Durante il Convegno EAFE (European Association for Forensic
Entomology) del 2004, svoltosi in Londra, fu presentata
un'interessante relazione, basata su casi reali, che focalizzava
l'attenzione sull'effetto dell'attività delle formiche sulla
velocità di decomposizione dei corpi e sull'interpretazione della
lesività prodotta da questi Imenotteri.
Alcune abrasioni cutanee causate da formiche possono, infatti,
essere facilmente confuse con lesioni prodotte in vita. In realtà,
si tratta di modificazioni superficiali dell'epitelio prodotte sia
dall'azione meccanica delle formiche intente a cibarsi dei
frammenti cutanei, sia dall'azione caustica dell'acido formico
secreto dagli Imenotteri stessi.
Tra i casi illustrati degno di nota è quello del cadavere di un
minore diffusamente interessato da lesioni post-mortali da
formiche, in particolare al collo, ove, nonostante l'azione degli
imenotteri, fu ancora possibile rilevare alla ispezione cadaverica
gli esiti di manovre d'afferramento e soffocamento, causa del
decesso (Campobasso et al., 2004).
Grandi e piccoli predatori, possono inoltre, direttamente o
indirettamente, disturbare l'entomofauna nutrendosi di essa e
lasciando sul cadavere una biocenosi(7) del tutto diversa da quella
che ci sarebbe in condizioni normali: questa eventualità può
modificare in modo importante il decorso della decomposizione e
rendere molto complessa la stima dell'intervallo post-mortem sia in
ambiente terrestre sia in ambiente acquatico (Magni P. &
Scaravelli D., 2006).
b. Ditteri e coleotteri di interesse forense
Gli insetti attratti da resti in via di decomposizione sono un
numero molto ampio, ma i gruppi che giocano un ruolo attivo nel
processo di decadimento sono in particolare due: i Ditteri e i
Coleotteri.
1. I ditteri
I ditteri (Ordine Diptera)(8) sono tra gli insetti più numerosi
e presenti nella biosfera terrestre. Il ciclo di sviluppo di questi
animali prevede una metamorfosi completa uovo-larva-adulto con
grandi differenze strutturali ed ecologiche tra gli stadi giovanili
e l'immagine (adulto), nella quale si trasformano dopo un periodo
trascorso all'interno di una "pupa".
Le uova vengono generalmente depositate sul cadavere in siti con
facile accesso alle cavità interne e con un certo grado di umidità
(orifizi naturali del corpo), sono molto piccole e spesso
concentrate in piccoli cumuli.
Le larve (fig. 4-5), che appaiono come piccoli vermetti bianchi,
presentano almeno tre stadi di sviluppo la cui distinzione è
possibile grazie a particolari caratteristiche morfologiche
osservabili con l'ausilio di un microscopio ottico.
Inglobata una quantità sufficiente di cibo, le larve smettono di
mangiare (larve in post-feeding) e generalmente si allontanano in
cerca di un luogo sicuro dove "impuparsi", cioè dove costituire
l'involucro (pupa) all'interno del quale avverrà la metamorfosi in
insetto adulto.
Lo spostamento delle larve in post-feeding può variare da zero a 50
metri, alcune specie tendono a impuparsi direttamente sul pabulum e
altre a scavare nel terreno (Fuller, 1934; Norris, 1959; Turner,
1991): la conoscenza di queste abitudini diventa di estrema
importanza durante il sopralluogo entomologico.
La pupa (fig. 6) rappresenta lo stadio transitorio necessario per
la metamorfosi nello stadio adulto.
Lo farfallamento dell'immagine ha una durata variabile compresa da
pochi minuti a un'ora, sempre in dipendenza dalle condizioni
ambientali; il regime alimentare di questi insetti si basa su una
varietà molto grande di sostanze, dai prodotti della decomposizione
al nettare fino al sangue, usato prevalentemente dalle femmine per
il suo contenuto di proteine necessarie alla produzione delle
uova.
  
I Ditteri vivono in stretto contatto con l'uomo e costituiscono
veicoli i trasmissione per infezioni e malattie anche degli animali
domestici. In particolare alcuni inducono debilitazione nell'uomo e
negli animali domestici con infestazioni che prendono il nome di
"miasi". La miasi è un'infestazione cagionata da larve di Ditteri a
parassitismo obbligato o accidentale che per un tempo variabile si
alimentano su tessuti vivi o necrotici dell'ospite, dei liquidi o
degli alimenti ingeriti (Zumpt, 1965). Gli insetti "miasigeni" sono
di grande importanza in Entomologia forense perché la loro presenza
su un corpo umano in vita è spesso sinonimo di incuranza
nell'igiene: sono spesso gli anziani e i bambini (Pikles et al.,
2005) a presentare questo tipo di parassitosi perché sono soggetti
che dipendono da tutori la cui affidabilità professionale può
essere oggetto di indagine da parte del medico legale e
dell'entomologo forense.
Da un punto di vista più criminalistico è interessante notare che,
secondo alcuni medici legali, le lesività prodotte dalla massiccia
fuoriuscita epidermica delle larve in miasi potrebbero, se
osservate su tessuti in avanzato stato di decomposizione (quindi in
assenza delle caratteristiche ulcerazioni miasiche), assomigliare
alle ferite prodotte da un arma da fuoco con munizionamento " a
pallini" (le cosiddette "rosate"). L'attenta analisi permetterebbe
però di desumere la direzionalità dell'azione lesiva dai margini
delle ferite, i quali saranno ovviamente rivolti verso l'esterno
nel caso di pregressa miasi (Catts and Haskell, 1990).
L'attacco del cadavere da parte dei Ditteri avviene piuttosto
precocemente, appena l'iniziale odore della putrefazione diviene
percettibile al sensibilissimo apparato olfattivo di questi
insetti: la colonizzazione diventa pressoché immediata durante la
stagione estiva, quando le emanazioni sono più forti ed è presente
un maggior numero di Ditteri attivi.
Sebbene fortemente attratti dai prodotti della putrefazione, i
Ditteri sono capaci di colonizzare un cadavere solo se è
accessibile e non sotterrato: bastano 2,5 cm di terra per impedire
l'attacco delle specie dominanti tra i Ditteri della prima ondata,
con il conseguente rallentamento della decomposizione dei resti
interrati (Lundt, 1964). Alcuni Ditteri dei generi Muscina
(Famiglia Muscidae), Metopina e Conicera (Famiglia Phoridae) sono
in grado di colonizzare corpi sepolti, deponendo uova sul terreno
in risposta alla presenza di liquami organici o all'emanazione di
gas putrefattivi: le larve che si nutrono dei materiali presenti in
superficie dopo aver raggiunto il secondo stadio possono penetrare
lentamente in un terreno morbido e raggiungere la carcassa (Mégnin,
1894; Lundt, 1964; Payne, 1965; VanLoerhoven & Anderson,
1999).
I Ditteri depongono generalmente in parti del corpo come narici,
occhi, meati dell'orecchio, cavo orale, vagina e retto, zone che
mantengono un certo grado di umidità e che facilitano l'accesso
verso l'interno, ma l'eventuale presenza di ferite o lacerazioni
può garantire una scelta più ampia.
La dimensione del cadavere può limitare la disponibilità di cibo,
quindi influenzare la sopravvivenza delle larve che si alimentano
su e di esso e il numero di cicli che possono susseguirsi sul
substrato. Inoltre, ulteriori fattori che assumono valore
fondamentale per il successo del completamento del ciclo vitale
sono:
- la competizione intra ed interspecifica (cioè rispettivamente
tra individui della stessa o di specie diverse)(Smith, 1986);
- i fenomeni di diapausa (interruzione dello sviluppo con durata
temporale prestabilita) e quiescenza (interruzione dello sviluppo
con durata dipendente dal ripristino delle condizioni ambientali
favorevoli);
- le eventuali predazioni ed i parassitismi delle larve e delle
pupe dei Ditteri da parte di altri insetti (es. Imenotteri).
La conoscenza del comportamento delle specie è indispensabile per
l'analisi interpretativa della presenza dei Ditteri e degli altri
insetti sulla scena del crimine. L'attività, la competizione e la
possibilità di questi insetti di bloccare il corso della loro
crescita sono fattori determinanti per lo studio della biocenosi
cadaverica al fine di stimare il PMI e altri parametri.
2. I coleotteri
I coleotteri (Ordine Coleoptera)(9) rappresentano l'ordine con
il maggior numero di specie, costituendo il 40% di tutti gli
insetti conosciuti. Sono caratterizzati dall'avere il paio d'ali
anteriori sclerotizzate, dette "elitre", e il paio d'ali
posteriori, se presenti, membranacee e ripiegate sotto le prime.
Sono insetti che subiscono una metamorfosi completa, le forme
larvali sono molto varie e le specie sono sovente di difficile
determinazione. All'interno di quest'Ordine si trovano molti gruppi
d'interesse forense, ma a causa dei diversi ruoli giocati dalle
varie specie di Coleotteri non esiste un momento caratteristico in
cui gli individui compaiono durante il processo di decomposizione.
Generalmente tendono a colonizzare i cadaveri più tardi dei Ditteri
e la loro presenza è in un numero più limitato.
I Coleotteri possono nutrirsi direttamente del cadavere (Silfidi,
Dermestidi, Nitidulidi e alcuni Cleridi) oppure essere predatori di
Ditteri. A volte si trovano casualmente anche specie fitofaghe o
polifaghe (specie che si nutrono di materiale vegetale o d'altra
natura), ma queste non sono da considerarsi importanti ai fini
medico-legali a meno che la loro presenza non indichi uno
spostamento del corpo da un ambiente all'altro.
Nonostante i tempi di sviluppo di gran parte dei Coleotteri siano
meno conosciuti rispetto a quelli dei Ditteri, il confronto con
questi può servire a confermare o perfezionare la stima del P.M.I.,
definendo la finestra temporale al termine della quale le mosche
hanno completato il ciclo vitale ed abbandonato il cadavere
(Bellussi, 1933).
c. Il ruolo dell'entomologo forense
Il ruolo dell'Entomologo forense nell'ambito delle indagini su
crimini violenti è quello di riuscire a correlare la presenza della
biocenosi campionata sul substrato cadaverico con i parametri
ambientali specifici del luogo di morte per poter stimare con
sufficiente precisione:
- la datazione dell'epoca della morte o P.M.I.;
- il luogo del decesso ed eventuali spostamenti;
- la correlazione degli insetti con la verosimile fonte di
nutrimento;
- gli eventi succedutisi prima del ritrovamento del corpo;
- le eventuali lesioni che potrebbero essere la causa di
morte;
- l'eventuale consumo di sostanze stupefacenti;
- l'eventuale esposizione a sostanze tossiche.
In Italia la figura professionale dell'Entomologo forense è
pressoché sconosciuta e poco impiegata, mentre da parecchi decenni
è diventata irrinunciabile in molti Paesi come gli Stati Uniti. Il
Federal Bureau of Investigation (F.B.I.), prima Agenzia governativa
ad investire massivamente sulle potenzialità delle scienze forensi,
istituì alcuni anni fa una struttura specializzata nello studio
degli insetti presso il "Forensic Science Research and Training
Center" di Quantico (Virginia) e sono in crescita i corsi di
formazione del precipuo settore anche grazie alla diffusione
mediatica. Nella nota serie televisiva "C.S.I.", infatti, il
detective Grissom ricopre il ruolo di Entomologo Forense a capo di
una squadra di specialisti continuamente impegnati nella
risoluzione di intrigati casi giudiziari. Il recente bestseller
della nota scrittrice e criminalista Patricia Cornwell,
"Calliphora", ha come personaggi principali dei ditteri
(Calliphoridae) rinvenuti sul luogo del delitto, così come il
recente successo editoriale della stessa autrice "La Fabbrica dei
Corpi" è invece ispirato ad un centro di ricerca realmente
esistente nel Tennessee (U.S.A.), conosciuto appunto come "The Body
Farm", in cui vengono testate tutte le condizioni possibili
inerenti alla decomposizione fisiologica ed entomologica dei
cadaveri umani.
In Europa la Gendarmeria francese ha avviato, già da qualche anno,
il "Départément Entòmologie" presso l'"Institut de Réchèrche
Criminelle de la Gendarmèrié" mentre l'analogo laboratorio della
Polizia Scientifica Svizzera è attivamente indirizzato nello studio
e nell'applicazione di protocolli di sopralluogo ed analisi di
campioni entomologici. Il Forensic Science Service inglese, uno tra
i più autorevoli enti a livello mondiale nel campo delle
investigazioni scientifiche, ha già da tempo formato i propri
esperti in entomologia forense. Altri paesi europei presentano
complessivamente una situazione ibrida in cui tali competenze sono
delegate sia a strutture universitarie (Dipartimenti di Entomologia
Forense presso Istituti di Medicina Legale) sia a laboratori
specializzati delle forze dell'ordine. Recentemente anche la
Gendarmeria Reale del Marocco ha voluto dotarsi del "Départment
Entòmologie Judiciaire" all'interno del "Laboratòire de Réchérche
et d'Analyses Techniques et Scientifiques".
Negli ultimi anni si è verificato un sostanziale rinnovamento nella
strumentazione e nelle tecniche utilizzate nelle applicazioni
medico-legali, lo sviluppo delle quali può così elargire un
contributo più ampio della sola datazione del P.M.I., peraltro
sempre più precisa grazie all'utilizzo di sistemi
informatico-statistici (Schoenly et al. 1996; Von Zuben et al.,
1996). L'attività dell'entomologo forense in Europa ha iniziato ad
essere una realtà importante anche grazie ai progressi che nel
tempo si sono avuti con l'ausilio di tecniche moderne ed efficaci
come le indagini biochimiche e molecolari a fianco della metodica
classica di studio. D'altra parte molto deve essere ancora fatto
nel nostro Paese affinché tutti gli operatori del settore forense
siano perlomeno portati a conoscenza delle potenzialità di tale
approccio.
d. La datazione dell' epoca di morte: calcolo del
P.M.I.
La datazione dell'epoca della morte (Post Mortem Interval,
P.M.I.) è il parametro principale che l'Entomologo forense deve
essere in grado di identificare. Per poterlo stimare si utilizzano
fondamentalmente due approcci (Haskell et al., 1997; Erzinçlioglu,
1983):
a. lo studio della natura della biocenosi presente sul cadavere,
metodo utilizzato per studiare un P.M.I. lungo e dove intervengono
più ondate successive di insetti necrofagi;
b. la determinazione dello stadio di vita degli insetti che vengono
rinvenuti sulla carcassa, metodo utilizzato per studiare un P.M.I.
breve e dove i Ditteri della prima ondata sono protagonisti.
In entrambi i casi il luogo di ritrovamento del corpo e le
temperature ambientali sono le informazioni di base per la corretta
interpretazione dei dati entomologici. Tuttavia, l'analisi di
questi ultimi non prescinde mai dall'esame medico legale sulla
decomposizione cadaverica ma è di supporto a questa: se la fase di
decomposizione del corpo non corrisponde alle specie ed alle fasi
vitali degli insetti rinvenuti, l'investigatore dovrebbe sospettare
che il processo è stato interrotto o modificato in qualche modo
(Catts & Haskell, 1990).
L'analisi della natura della biocenosi comprende l'identificazione
delle specie alla luce dei fenomeni trasformativi post-mortem e
delle caratteristiche ambientali.
Identificazione di Specie - Per definire univocamente una specie si
ricorre a metodi basati sulle chiavi dicotomiche, cioè al confronto
con connotazioni morfologiche, riportate ed illustrate nei compendi
entomologici, che permettono l'attribuzione di un dato esemplare ad
una specie ben caratterizzata. L'osservazione di tali strutture può
essere eseguita con il microscopio ottico, lo stereoscopio ma anche
con il microscopio elettronico a scansione (S.E.M.). è oggi
possibile utilizzare anche l'analisi del DNA per stabilire
l'appartenenza di un insetto ad una data specie. Una volta
caratterizzata la specie si considerano i fenomeni trasformativi e
l'ambiente circostante. I fenomeni trasformativi post-mortem nei
diversi ambienti costituiscono invece una delle variabili più
influenti nel calcolo del P.M.I.


Fenomeni Trasformativi - La putrefazione rappresenta il più
importante processo naturale di distruzione post-mortale della
materia organica. L'entomologo forense deve essere pienamente
edotto circa l'insieme dei cambiamenti fisici e biochimici cui il
corpo va incontro dopo la morte. Questi sono didatticamente
suddivisi, dalla medicina legale, nelle seguenti fasi o "stadi di
decomposizione":
- stadio fresco (fresh stage);
- stadio cromatico (cromatic stage);
- stadio enfisematoso o gassoso (bloated stage);
- stadio colliquativo (decay stage e advanced decay);
- stadio della scheletrizzazione (dry stage).
I fenomeni trasformativi determinano profonde modificazioni
dell'aspetto e della struttura del cadavere che sono
caratteristiche per ognuna delle fasi appena elencate; essi non
devono essere intesi come momenti rigidamente individuabili, quanto
come una sequenza di fenomeni che si sovrappongono e si combinano
tra loro in una progressione ininterrotta di eventi, fino alla
distruzione della materia organica (Introna & Campobasso,
1998).

Ovviamente ogni stadio presenta una sua caratteristica
popolazione entomologica (fig. 9) la quale, però, può essere non
esclusiva di una data fase e comunemente associata alla presenza di
altre specie. Anche in questo caso le condizioni ambientali giocano
un ruolo fondamentale influenzando contemporaneamente sia il
naturale fenomeno putrefattivo, causato dall'azione enzimatica e
dei microrganismi, sia l'azione della micro-fauna necrobionte.
D'altra parte le specie d'insetti presenti sui resti organici
dipendono fortemente dal particolare ambiente in cui è deposto il
corpo e dalle modificazioni dello stesso. Quindi se da una parte
l'ambiente seleziona la fauna cadaverica, è altresì vero che
quest'ultima modifica l'ambiente stesso di crescita.
Caratteristiche Ambientali. Alla luce di quanto esposto si può
affermare che l'enorme quantità di habitat esistenti e delle
eventuali modificazioni rende praticamente impossibile una
conoscenza analitica e sistematica di tutte le situazioni reali che
si possono presentare; uno studio sugli ambienti più tipici può
invece fornire degli importanti riferimenti di base.
a. Corpi in ambiente terrestre.
L'ambiente terrestre può causare profonde deviazioni dai valori
riportati nelle "tabelle" in considerazione dei molti fattori che
incidono sui fenomeni tanatologici. Tra i più importanti
ricordiamo: clima e microclima (fig. 10), altitudine e latitudine,
presenza e tipo di vegetazione, presenza di animali in grado di
modificare l'habitat, presenza di acqua (dolce, salata o paludosa),
natura del terreno (natura chimica, permeabilità, compattezza,
etc.), ambiente rurale o urbano, ambiente coltivato (i pesticidi
determinano spesso un abbattimento differenziale dell'entomofauna,
per cui molte specie che si trovano negli ambienti circostanti non
si trovano più nelle coltivazioni;

b. Corpi in ambiente chiuso.
I luoghi più comuni sono le abitazioni con porte e finestre
serrate, i bagagliai degli automezzi, i sacchi di plastica, etc.:
più l'ambiente è "ermetico" più sarà difficile per gli insetti
raggiungere il corpo e deporre le uova. Bisogna tenere presente che
sono animali piuttosto piccoli e basta una piccola fessura per
permettere loro l'entrata. D'altra parte la ricerca di una via
d'accesso al cadavere può portare ritardi che non sempre è
possibile quantificare e che riducono il calcolo del P.M.I. alla
stima di un P.M.I. minimo. Inoltre gli ambienti chiusi e/o quelli
sottoposti a massiccia disinfestazione, al pari degli ambienti
sottoposti all'uso intensivo di pesticidi, attuano una selezione
dell'entomofauna. L'occultamento di un corpo in spazi inaccessibili
o con sistemi di copertura a tenuta ermetica "cristallizzerà"
l'entomofauna eventualmente presente al momento dell'occultamento
del cadavere, avendo l'isolamento fisico impedito l'accesso di
altre specie delle "ondate successive";
c. Corpi Sepolti.
Il seppellimento, in dipendenza della profondità, rallenta il
processo di decomposizione e ostacola o impedisce l'accesso agli
invertebrati, modificando la normale successione delle specie. Solo
un'entomofauna limitata raggiunge il corpo: questi insetti
depongono le uova sulla superficie del terreno e le larve, attratte
dal cadavere, lo raggiungono scavando nel terreno. Il processo di
decadimento di un corpo sepolto, quindi, è simile a quello di un
corpo esposto, cambia solo il tipo di fauna; la presenza di insetti
caratteristici della superficie, quindi, deve far supporre che la
sepoltura sia avvenuta in un tempo successivo alla morte e alla
colonizzazione da parte di Esapodi tipici dell'habitat esterno. In
particolare solo alcuni Calliforidi depongono uova sul terreno, i
Muscidi comprendono larve che migrano fino a 2,5-10 cm di
profondità ed infine gli adulti d'alcuni Foridi (Conicera e
Metopina) e i Coleotteri Stafilinidi del genere Athena, grazie alle
loro dimensioni ridotte, possono raggiungere e colonizzare i
cadaveri interrati anche a maggiore profondità (Lundt, 1964). La
possibilità d'accesso al corpo dipende anche dal tipo di terreno,
ad esempio in un terreno compatto e impermeabile come quello
argilloso gli insetti possono accedere alla materia in
decomposizione solo qualora la copertura di terra sia rimossa dagli
animali o lavorata dall'uomo (Turner & Wiltshire, 1999). Più
alto è lo strato di terreno sovrastante il cadavere, più lento sarà
il processo di decomposizione e minore sarà il numero di insetti
necrofagi che lo raggiungono (Turner, 1991). Studi condotti su
cadaveri da Rodriguez e Bass (1985) hanno permesso di verificare
che dopo un anno di sepoltura ad una profondità di un metro è
possibile trovare grandi quantità di tessuto ma non si trovano
insetti. Il problema dei cadaveri sepolti è molto complesso e non
di facile soluzione: esiste solo un unico studio sperimentale sulla
biocenosi dei corpi interrati nel quale vengono considerate solo la
velocità di decadimento dei cadaveri e le caratteristiche del suolo
(Motter, 1898). Ancora oggi non esistono modelli esaurienti sulla
relazione tra tipo di suolo e azione degli insetti sul corpo
inumato;
d. Corpi in ambiente acquatico.
L'ambiente delle acque dolci e salate, in cui si trovano numerose
larve di insetti, presenta una "nuova frontiera" per l'Entomologia
forense (Haskell et al., 1997; Magni e Scaravelli, 2006;) dal
momento che non esistono insetti puramente necrofagi confrontabili
con le specie terrestri. Il corpo immerso in acqua dolce o salata
subisce un processo di decomposizione diverso rispetto a quello
tipico dei cadaveri esposti all'aria, questo a causa dell'azione
del liquido sul corpo e della diversa azione della fauna cadaverica
che lo attacca. Gli insetti che abitano l'ecosistema acquatico non
hanno abitudini alimentari esclusivamente necrofaghe come capita
per le specie terrestri, gli esapodi e i vertebrati acquatici
vengono in contatto con il cadavere in qualità di opportunisti,
predatori diretti/indiretti o semplicemente in modo casuale. Quando
il corpo è completamente sommerso, la deposizione di uova da parte
degli insetti della fauna terrestre è impossibile. Quindi il
ritrovamento di uova di artropodi terrestri deve suggerire
l'occultamento post-mortem per immersione. Cambiando prospettiva è
anche possibile ipotizzare che insetti caratteristici degli
ambienti acquatici (fiumi, stagni e paludi) siano rinvenuti su un
cadavere rinvenuto molto distante da tali habitat (fig. 11); anche
in questo caso si può immaginare che il corpo sia stato spostato
dal luogo del evento criminoso.
Anche l'utilizzo di alghe, depositi di sedimenti e la presenza di
macroinvertebrati acquatici sia come animale integro sia come
gusci, pupari e/o frammenti di entrambi hanno dimostrato la loro
utilità come mezzi di investigazione. Sebbene nel contesto
acquatico esistano pochi indicatori entomologici con una precisione
comparabile a quella degli insetti terrestri, sono comunque
possibili delle osservazioni che aiutano nella stima del tempo
d'immersione dopo la morte (PMSI, Post-Mortem Submersion Interval),
come ad esempio le fasi di sviluppo d'animali e piante marine che
usano il corpo come substrato di crescita.
I metodi utilizzati nell'analisi dello stadio di vita degli insetti
generalmente comprendono un confronto tra i campioni prelevati
sulla scena del crimine con campioni noti allevati in condizioni
controllate (Kamal, 1958; Nortueva, 1977; Smith, 1986; Williams,
1984).
È possibile stimare l'età del campione in esame riconoscendo alcune
caratteristiche morfologiche e fisiologiche che distinguono gli
stadi dello sviluppo dall'uovo all'adulto (fig. 12). In seguito si
procede, per ottenere una stima più precisa, al sezionamento ed
all'esame microscopico dei tessuti dell'esemplare (in particolare
la larva ed in alcuni casi della pupa).
Alcuni parametri come la sovrapposizione di strutture dello stadio
"nascente" visibili sotto quelle dello stadio precedente (fig. 13)
o il cambiamento di colore (fig. 14) delle pupe vengono
attentamente considerati per stabilire lo stadi larvale e l'età del
campione.
Esistono diverse procedure attraverso cui è possibile definire
l'età di una larva (Amendt et al., 2004):
- calcolo della lunghezza o del peso secco della larva e la
comparazione di queste stime con dati di riferimento;
- studio delle strutture microscopiche;
- stima della storia termica dei Ditteri, o somma termale.
  

La lunghezza e il peso della larva
sono dei parametri direttamente proporzionali che crescono durante
il periodo di feeding (nutrimento) e decrescono nel periodo
post-feeding (Nishida, 1984; Davies & Ratcliffe, 1994);
l'utilizzo di un "isomegalediagramma" e delle scale di maturazione
proposte in letteratura risultano fondamentale per la corretta
identificazione dello stadio dei campioni rinvenuti, poiché
l'accorciamento delle larve, nel periodo post-feeding, può sfalsare
la stima. Il calcolo del periodo di tempo necessario allo sviluppo
dei diversi stadi larvali è possibile grazie a studi in laboratorio
condotti su diverse specie di insetti necrofagi, in condizioni
controllate (temperatura, luce e umidità) e direttamente sul campo
in condizioni naturali selezionate (corpo esposto alla luce, in
ombra, sotterrato, in acqua, bruciato, etc.). Queste
sperimentazioni hanno permesso di stilare dei grafici che
rappresentano un ottimo gradino di partenza per l'analisi dei nuovi
casi, ma che non devono limitare l'Entomologo forense ad una mera
opera di applicazione dei valori espressi in essi. Ogni caso,
infatti, è caratterizzato da variabili peculiari la cui disamina
deve essere integrata con i dati oggettivi espressi dalle
misurazioni di laboratorio. Soltanto un costante aggiornamento e
l'esperienza permettono di integrare le opportune valutazioni
dell'operatore ad un caso reale. Le caratteristiche genetiche e
l'adattamento ecologico delle singole specie possono influire sui
ritmi di sviluppo, risultando quindi più appropriato utilizzare i
dati in letteratura che si riferiscono a sperimentazioni condotte
nella stessa area zoogeografica dei campioni in studio (J. Amendt
et al., 2006).
Lo studio delle strutture microscopiche delle larve, come
l'apparato boccale e gli "spiracoli" posteriori, è effettuato
attraverso sofisticati microscopi in grado di differenziare minuzie
morfologiche invisibili ad occhio nudo.
Il ritmo di crescita degli stadi immaturi dei Ditteri dipende
essenzialmente dalla temperatura ambientale, quindi è possibile far
risalire all'età dei campioni partendo dalla cosiddetta "storia
termica" degli insetti, cioè con la somma delle quantità di calore
accumulata dagli esemplari durante la loro crescita.
Se lo specialista valutasse il P.M.I. basandosi esclusivamente
sulla temperatura media, riferita all'intera durata del ciclo di
sviluppo larvale, rischierebbe di dare un'erronea valutazione
tanatocronologica. Oltre alle informazioni sulla temperatura
ambientale è fondamentale considerare gli ulteriori motivi di
elevazione termica, tra cui la presenza e la densità della massa
larvale, le quali influenzano la "somma termale" ossia la quantità
di calore assorbita dagli insetti. A causa dei movimenti frenetici
degli insetti, ad esempio, la temperatura all'interno della massa
larvale può essere significativamente più alta rispetto temperatura
ambientale (fig. 15) (Wells & LaMotte, 1995); la velocità di
sviluppo delle larve è quindi alterata ovvero accelerata
dall'energia cinetica dovuta all'azione demolitiva degli insetti.
Sono riportati casi in cui all'interno della carcassa la
temperatura raggiungeva picchi di 49°C a fronte di una temperatura
esterna che oscillava tra i 9 e i 22°C, ed esperienze in cui la
massa larvale risultava attiva all'interno del substrato cadaverico
nonostante si registrasse una temperatura esterna di -4°C (C.C.
Deonier, 1940). Il calore sviluppato dalla massa larvale ha quindi
importanti risvolti medico-legali perché in alcune circostanze
(ampia massa larvale estesa in più zone del corpo) è in grado di
vanificare l'effetto refrigerante prodotto dalla cella frigorifera
dove si trova il cadavere.
Uno dei maggiori limiti di questo strumento dipende dal fatto che,
sebbene gli insetti vengano attratti dall'odore della carcassa
entro pochi minuti dalla comparsa di questa nell'ambiente, ciò non
è sufficiente alla deposizione delle uova se la temperatura e le
condizioni del substrato non sono ideali. L'ovodeposizione non
avviene fin quando non si instaura, complessivamente, quell'insieme
di condizioni del substrato (ossia dei tessuti della carcassa) tale
da favorire i primi stadi di sviluppo dell'uovo e/o della larva. Le
femmine dei Ditteri ad esempio non depongono su tessuti mummificati
ma solo su quelli umidi perché solo in queste condizioni le larve
possono svilupparsi.
Le successioni: il cadavere, specialmente se esposto all'ambiente
esterno, può essere considerato come un ecosistema a sé stante,
soggetto a rapidi cambiamenti naturali dovuti alle diverse fasi
della decomposizione (diminuzione della temperatura corporea,
irrigidimento delle fibre muscolari, autolisi, acidità, etc.) e
alla presenza della fauna necrobionte.
 
Lo studio delle successioni (successional waves, "successioni di
ondate" o "ondate di insetti") prende in considerazione tutti gli
insetti contemporaneamente presenti su un cadavere (fig. 16), i
rapporti che ciascuna specie contrae con le altre e il ruolo che i
diversi organismi hanno nel modificare il substrato.
Le specie che possono essere raccolte differiscono in base alla
regione in cui si lavora ed alle diverse circostanze in cui è
avvenuta la morte, ma in linea di massima l'andamento della loro
permanenza segue un decorso simile che è stato rappresentato da
diversi autori con tabelle in cui sono descritte più "ondate" di
colonizzazione in relazione alle fasi di decomposizione del
cadavere (Smith, 1986; Turner, 1991). Attraverso questi studi,
portati avanti grazie alle sperimentazioni su carcasse animali, in
particolare suini, è stato possibile provare che in ogni stadio
prevalgono numericamente alcune specie anche se le altri esemplari
caratteristici degli altri stadi di decomposizione sono comunque
presenti.
Le osservazioni sperimentali dimostrano che i diversi periodi di
decomposizione e le particolari successioni di insetti non possono
essere interpretati come una sequenza di fenomeni separati l'uno
dall'altro, ma devono essere intesi come eventi che si
sovrappongono e si combinano tra loro in una successione
ininterrotta (fig. 17): questa sovrapposizione rappresenta la
principale difficoltà nell'analisi ai fini medico-legali e richiede
una provata esperienza da parte dell'operatore nell'interpretare i
dati entomologici alla luce degli eventi ambientali.
Molte famiglie di insetti che appaiono presto sulla scena di morte,
possono comprendere specie non prettamente necrofaghe (Amendt J et
al., 2004); queste specie possono determinare cambiamenti nella
microfauna cadaverica attraverso fenomeni di predazione e
parassitismo, la comprensione dei quali è indispensabile per non
commettere errori interpretativi grossolani.

e. Correlazione campioni entomologici-dati ambientali e calcolo del
P.M.I.
Il calcolo del P.M.I. nei casi studiati è basato fondamentalmente
sulla correlazione tra lo stadio di vita dell'insetto identificato
dopo il campionamento e le temperature ambientali alle quali è
stato sottoposto dalla deposizione fino al suo ritrovamento. Questi
dati sono confrontati con apposite "tabelle di crescita" messe a
punto da vari autori e che prendono in considerazione, per ogni
specie di insetto, la tempistica del loro ciclo di sviluppo.
Viene scelta la tabella con dati che meno si distaccano dalla
situazione che si vuole studiare e si calcola il P.M.I., che può
essere espresso come ADH o ADD(10).
In condizioni normali le femmine dei Ditteri trovano il cadavere
entro pochi minuti o poche ore dalla morte ed effettuano subito la
deposizione delle uova: in questo modo si attiva immediatamente
l'orologio biologico che permette il calcolo del P.M.I. e in
particolare si può risalire al "P.M.I. massimo", periodo di tempo
compreso tra la morte con il contemporaneo arrivo degli insetti ed
il momento del ritrovamento del cadavere. In particolari
circostanze (es. corpo mantenuto in ambiente ermetico, corpo
sotterrato o temperature ambientali troppo basse, etc.), però,
l'accesso al cadavere da parte dei Ditteri non è possibile o
possibile solo dopo un certo periodo: in questi casi l'orologio
biologico per il calcolo del P.M.I. non si attiva o si attiva in
ritardo, quindi la stima riguarderà solo un parametro più ridotto
definito M.P.M.I. o Minimun Post Mortem Interval (P.M.I. minimo),
periodo di tempo compreso tra l'arrivo degli insetti e il
ritrovamento del cadavere, senza però ottenere informazioni
sull'effettiva data di morte.
L'Italia, in considerazione della sua particolarissima connotazione
geografica, esprime condizioni ambientali molto varie secondo la
latitudine, l'altitudine, la vicinanza del mare e/o di bacini
idrici, la stagione e le specie che in un dato momento ed in un
dato microclima hanno trovato le condizioni ottimali di sviluppo.
Se a ciò si aggiunge che le specie di insetti necrofagi rinvenibili
sul luogo del delitto oltre a essere quantitativamente numerose
presentano ognuna diversi stadi di maturazione, tutti diversamente
influenzabili dall'ambiente, si capisce quanto sia importante la
profonda conoscenza degli animali in questione ed il loro
comportamento in esperimenti controllati ed in casi reali.
4. Sopralluogo, campionamento e
conservazione dei campioni entomologici
Gli insetti che si trovano su un
cadavere o vicino ad esso, se correttamente raccolti, conservati e
analizzati da un entomologo forense esperto e messi a confronto con
dati ambientali rilevati in maniera accurata, possono fornire stime
oggettive del momento della morte e offrire altre valide
informazioni relative alle circostanze del decesso.
Sono state descritti in letteratura numerosi sistemi di
raccolta/cattura, nelle più svariate scene di morte (Lord &
Burger, 1983; Goff, 1998b; Haskell & Williams, 1990; Haskell et
al., 1997), che prevedono accorgimenti generali, ma nella pratica
ogni entomologo perfeziona il proprio metodo grazie all'esperienza
acquisita e maturata attraverso il confronto con gli altri
operatori del settore.
Per lo svolgimento di tali attività sono state ideate delle schede
(Amendt et al., 2006; Magni et al., in stampa), da compilare in
sede di sopralluogo e di autopsia, che possono aiutare il medico
legale e le Forze dell'Ordine e l'entomologo a reperire il maggior
numero di informazioni (biologiche, climatiche e circostanziali)
utilizzabili per il successivo compimento delle indagini
delegate.
Le finalità della presente trattazione non consentono di sviscerare
nel dettaglio tali aspetti, ma è utile porre l'accento su alcuni
concetti base che, se applicati, possono contribuire ad evitare la
perdita delle preziose informazioni che l'entomofauna necrobionte
può fornire.
Per ciò che attiene al sopralluogo, come per le tecniche ispettive
classiche, vige l'assioma "Initial Success or Final Failure"(11).
Tali espressioni suggeriscono l'influenza che possiedono il
sopralluogo e la strategia d'osservazione e repertamento sulla
scena criminis nella estrapolazione di dati informativi. In tale
fase è estremamente importante documentare tutte le azioni
intraprese e, tramite l'ausilio di mezzi video-fotografici, i siti
interessati da colonizzazione della microfauna e l'ambiente
circostante. La ricerca di tali siti va estesa alle zone
immediatamente adiacenti il cadavere (sotto il corpo, tra le
coperte, dietro la tappezzeria, cavità dei muri, condotte di
areazione, etc.) ma anche alle zone distanti alcuni metri; ciò può
essere indispensabile per il ritrovamento degli esemplari negli
stadi successivi a quello larvale. Tali siti vengono scelti dagli
insetti stessi in base alle condizioni ottimali per lo sviluppo
successivo (Larva Pupa Adulto). Una volta terminato il proprio
ciclo di crescita, gli adulti, possono ulteriormente "modificare"
la scena criminis trasportando tracce di sangue della vittima anche
in luoghi distanti, complicando quindi l'analisi delle macchie di
sangue o "B.P.A." (Benecke et al., 2003).
è molto importante descrivere dettagliatamente le condizioni
ambientali al momento dei rilievi tecnici nonché rilevare quelle
dei giorni passati e quelle dell'intervento dei primi soccorritori
(Forze dell'Ordine, Vigili del Fuoco, etc.). A tal proposito
bisogna evidenziare che, nel caso di luoghi chiusi, l'errata
abitudine di aerare i locali mediante l'apertura delle finestre e
delle vie d'accesso al fine di allontanare l'odore pungente, altera
irrimediabilmente il succitato binomio "entomofauna-ambiente".
L'entrata di "nuovi" insetti, la brusca variazione della
temperatura e le modificazioni che entrambe possono produrre sulla
scena introducono un imponderabile fattore d'incertezza nelle
valutazioni entomologiche. Durante il sopralluogo l'Entomologo
Forense deve necessariamente interagire con gli altri operatori
sulla scena criminis al fine di adottare le più opportune strategie
comuni di rilievi e repertazione, senza ostacolare (o peggio
alterare) il campo d'azione delle altre tipologie di analisi
forensi. Risulta qui evidente che gli interventi sulla scena del
crimine debbano avere una completezza multidisciplinare e che
debbano essere necessariamente espletati da persone preparate e
qualificate ossia da specialisti in grado di recuperare e
conservare le prove riguardanti le diverse discipline (Magni et
al., in stampa). Solo adottando tale strategia le tracce,
analizzate ognuna dal singolo professionista e correlate tra loro
da un team di specialisti, potranno fornire indicazioni riguardo ai
periodi ante-mortem, peri-mortem e post-mortem, ricostruendo gli
eventi significativi di un crimine.
Il Campionamento - È importante raccogliere campioni
rappresentativi di tutti gli adulti e gli stadi immaturi che si
trovano sopra, sotto ed attorno al cadavere. Il campionamento
prosegue anche durante l'autopsia, importante occasione per
controllare accuratamente le pieghe dei vestiti, tipica zona
d'annidamento delle pupe (fig.18) e per reperire materiale
all'interno del corpo (ferite, pieghe cutaneee, cavità cranica,
canali digestivi e respiratori se colonizzati possono favorire lo
sviluppo di una fauna diversa che nell'ambiente circostante) (fig.
19-20-21).
La raccolta degli insetti adulti può avvenire con diversi sistemi
(rete aerea, trappole appiccicose, etc.) ma per ciò che attiene
alle larve e alle uova, l'uso rispettivamente di cucchiaio e
pennellino è strettamente necessario per non danneggiare le
microstrutture altamente identificative. Sulla scena del
ritrovamento dopo la rimozione del corpo, è indispensabile inoltre
prelevare campioni di foglie e di terreno in quanto questi luoghi
sono il posto ideale in cui gli insetti si lasciano cadere o si
nascondono per ripararsi ed "impuparsi".
Generalmente i campioni sono suddivisi in due sottocampioni: un
gruppo è ucciso per fermare l'orologio biologico ed un gruppo è
mantenuto in vita ed allevato per confermare l'identificazione
della specie con l'analisi dell'insetto adulto (Lord & Burger,
1983; Haskell & Williams, 1990).
La Conservazione - La conservazione e la collezione degli insetti
segue procedimenti diversi in base al tipo di campione da
mantenere: solamente gli esemplari adulti vengono spillati, mentre
gli stadi giovanili rimangono sotto alcool all'interno di provette
sigillate. Il punto essenziale rimane però il trattamento immediato
delle uova e delle larve al fine di conservarne lo stato di
ritrovamento. Tale accorgimento preclude la possibilità per gli
insetti di crescere (o decrescere) ed eventualmente di andare
incontro al successivo stadio del ciclo vitale, fenomeni che
falserebbero in modo notevole la stima del P.M.I. è fondamentale
che le larve campionate vengano poste in acqua bollente per pochi
secondi e in seguito conservate in alcool etilico al 70%: il
processo di bollitura permette di mantenere quasi totalmente
inalterate le dimensioni dei campioni, che possono essere così
misurati senza incorrere in errori grossolani, dovuti all'effetto
disidratante delle soluzioni conservanti (le soluzioni disidratanti
causano un accorciamento "meccanico"). è comunque consigliabile
l'identificazione e la misurazione del campione il prima possibile
dopo la conservazione (Amendt et al., 2006). In generale le
metodologie di campionamento e conservazione possono essere
modificate leggermente secondo il contesto operativo ma è solo
l'esperienza dell'operatore a guidare la scelta verso la soluzione
più opportuna.
  

5. Il contributo della biologia molecolare
all'entomologia forense
Nell'ultimo ventennio l'avvento delle nuove tecniche della
biologia molecolare ha rivoluzionato il mondo della medicina, della
microbiologia, delle biotecnologie ed ovviamente del settore
forense aumentando esponenzialmente il volume di conoscenze in
nostro possesso. Molte delle informazioni riguardanti il patrimonio
genetico, il quale rappresenta al tempo stesso l'origine della
biodiversità ed il depositario dei caratteri ereditari, sono state
acquisite grazie ad un rapido ed progressivo avanzamento delle
frontiere della biologia molecolare moderna. Se da un lato ciò ha
contribuito ad inasprire la polemica sull'uso indiscriminato di
tali strumenti a fini non direttamente terapeutici (es. clonazione,
fecondazione artificiale, OGM, etc.), dall'altro lato tali scoperte
hanno apportato innovazioni straordinarie in molti campi delle
scienze applicate tra cui quello della biologia forense. In
particolar modo, al fine di soddisfare la richiesta di metodi
affidabili, sensibili e altamente discriminanti, l'analisi del DNA
per scopi identificativi(12) ha subito una eccezionale
propulsione.
Le metodologie in uso, ormai validate a livello mondiale,
permettono oggi un potere discriminante dell'ordine di 1 su 1016
individui (in altre parole 1 su 10.000.000.000.000.000). La
sensibilità di tali tecniche, cioè la soglia minima necessaria alla
rilevazione del materiale genetico, si è abbassata notevolmente,
passando in pochi anni da un valore di 100 nanogrammi (cioè
miliardesimi di grammo) di DNA genomico al limite attuale di poche
decine di picogrammi (cioè kilomiliardesimi di grammo) raggiunto
grazie alla messa a punto di protocolli di estrazione specifici per
il DNA in LCN(13) (Saravo et al., 2003) ed all'ausilio di
sofisticate tecniche di micro-dissezione laser (Di Martino et al.,
2006, Staiti et al., 2005). La scoperta di nuovi "marcatori"(14),
infine, sta incrementando enormemente l'arsenale di strumenti a
disposizione dei biologi forensi, non solo elevando il potere di
discriminazione nei casi controversi (Di Luise et al., in press) ma
anche aumentando la percentuale di successo nell'analisi di reperti
antichi e di campioni altamente degradati (MiniSTR, SNiPs) (Romano
et al., 2006) ovvero a discernere i contributi maschili da quelli
femminili in una miscela biologica come nei casi di violenze
sessuali (marcatori dei cromosomi X e Y). La stessa biologia
molecolare che ha permesso i suddetti traguardi, può contribuire
attivamente alle analisi dell'entomologia forense. In particolare
possiamo distinguere due linee di applicazione della biologia
molecolare all' Entomologia Forense:
a. Identificazione mediante analisi molecolare delle specie
rinvenute sul luogo del reato. L'utilizzo delle tecniche di
biologia molecolare è in questo caso finalizzato alla precisa
identificazione di una specie di insetto. Quest'ultima, infatti, se
basata sulla metodologia classica, può presentare dei grossi
limiti. L'approccio classico è basato sull'individuazione di
caratteri morfologici che possono essere ritrovati nelle cosiddette
"chiavi dicotomiche", strumenti indispensabili per l'attribuzione
di un esemplare ad una particolare specie. Il limite di questo
approccio è che per alcune specie non è però sempre agevole o
addirittura possibile distinguere morfologicamente le uova, le pupe
e gli stadi larvali dagli stadi analoghi di specie diverse (Amendt,
et al., 2004). Inoltre tale approccio può diventare molto laborioso
e lungo, potendo richiedere anche l'allevamento (per diverse
settimane e non sempre con esito positivo) degli esemplari
campionati al fine di esaminarne gli stadi di sviluppo più
avanzati. Una conoscenza analitica, sistematica e completa di
grandi Ordini di insetti è ottenibile solo dopo numerosi anni di
studio ed applicazione pratica ed è appannaggio solo di poche
nicchie di ricercatori. Infine la valutazione che si ottiene
dall'applicazione di tali misurazioni è in ogni caso ombreggiata da
un velo di soggettività che potrebbe in alcuni casi pregiudicare
una piena "efficacia dibattimentale". Con l'avvento delle tecniche
basate sull'utilizzo del DNA sono state identificate alcune regioni
del genoma comuni agli appartenenti alle stesse specie e/o a specie
affini; si è così scoperto che alcune di queste potevano essere
considerate dei veri e propri "contrassegni" molecolari o
"marcatori", cioè sequenze in grado di identificare e classificare
univocamente una specie. L'entomologia classica e la zoologia in
generale hanno visto rivoluzionare il proprio campo di studio
dall'avvento di tale metodologia di classificazione, ma al tempo
stesso hanno potuto testarne le potenzialità ed apprezzarne i
vantaggi. Nei primi anni di applicazione dei marcatori molecolari
ai fini tassonomici(15) molte specie animali che prima erano state
classificate, tramite l'approccio delle chiavi dicotomiche, ad un
particolare taxon, vennero in seguito attribuite a gruppi
filogeneticamente molto distanti, contribuendo ad incastrare i
tasselli mancanti nello studio dell'evoluzione: si passò così da
chiavi "fenotipiche" a chiavi "genotipiche". Numerosi studi sono
stati pubblicati sull'identificazione per via biomolecolare degli
invertebrati di interesse medico-legale. Alcuni di essi sono il
risultato di un applicazione pratica a casi reali in cui
l'approccio classico non era stato soddisfacente. Non solo le larve
e gli adulti campionati sul luogo del reato ma anche i "pupari"
(gli involucri protettivi dalla larva in metamorfosi) si sono
dimostrati utili ai fini identificativi, sebbene fosse trascorso un
certo intervallo di tempo dalla scomparsa degli esemplari che li
avevano prodotti (cioè degli esemplari presenti nelle prime fasi
della colonizzazione) (Mazzanti et al., 2006). Il grande vantaggio
dei dati ottenuti grazie al sequenziamento del DNA è quello di
applicarli in maniera speditiva e, una volta informatizzati grazie
all'ausilio di moderni software, interpretati alla luce di calcoli
statistici complessi (Sperling et al., 1994). In generale si
possono distinguere due oggetti dell'analisi biomolecolare
utilizzati per l'identificazione di specie: marcatori del DNA
mitocondriale (mtDNA) e marcatori del DNA nucleare. Nel primo caso
i marcatori maggiormente utilizzati sono le sequenze nucleotidiche
che codificano per le subunità I e II (COI e COII) delle citocromo
ossidasi, proteine enzimatiche coinvolte nel metabolismo
energetico. Sono inoltre utilizzate, anche per altri Ordini, le
sequenze delle subunità 12S e 16S del RNA ribosomiale, il gene del
tRNA della leucina. Tali sequenze sono messe a confronto con le
sequenze di riferimento ottenibili in apposite banche dati su
internet o presso musei di scienze naturali in tutto il mondo. La
perfetta sovrapponibilità delle sequenze è sufficiente, insieme con
i dati morfo-fisiologici, per un'accurata identificazione di
specie. Differenze della sequenza nucleotidica possono invece
essere attribuite a variabilità intraspecifica (tra esemplari della
stessa specie) o interspecifica (tra specie dello stesso genere e
di generi diversi). Con numerosi esperimenti condotti su esemplari
di riferimento, gli studiosi Wells, Sperling e Vincent hanno
dimostrato che la variabilità intraspecifica delle sequenze COI e
COII è comunque minore o uguale all'1% mentre quella interspecifica
si attesta intorno al 3-5% (Wells e Sperling, 2000-2001; Vincent,
2000). Sebbene non si possa escludere a priori un fenomeno di
sovrapposizione delle due tipologie di variabilità, questi dati
fissano una linea di demarcazione tra la percentuale di differenze
nucleotidiche presenti all'interno di una data specie e l'analoga
percentuale riscontrabile nel confronto di specie differenti.

In pratica il rilevamento di variazioni di un ordine minore o
uguale all'1% nella sequenze COI e COII del DNA mitocondriale potrà
essere assunto come effetto della naturale variabilità genetica tra
individui simili, mentre percentuali superiori al 3% saranno
attribuiti alla presenza di specie differenti. L'approccio
biomolecolare si dimostra quindi adeguato per l'identificazione a
livello di specie anche alla luce del fatto che non sono state
osservate variazioni intraspecifiche significative tra esemplari
campionati in regioni molto distanti del globo terrestre (Stevens
and Wall, 1996, 2001). Non bisogna altresì dimenticare che la
ricerca zoologica per l'identificazione di specie non di interesse
forense ha portato negli ultimi anni alla scoperta di nuovi
marcatori che in futuro potrebbero risultare utili per il
differenziamento di ceppi della stessa specie. Sperling ha inoltre
considerato la possibilità che gli studi sulla sequenza delle
citocromo ossidasi, proteine fondamentali per il metabolismo,
possano contribuire allo sviluppo di sistemi predittivi circa
l'accrescimento e la durata degli stadi larvali (Sperling et al.,
1994). Infine è doveroso segnalare che, a fronte delle innegabili
potenzialità di tali tecniche, sono stati riportati in letteratura
alcuni casi d'errata identificazione di specie a causa di
ibridazione interspecifica (accoppiamento tra specie dello stesso
genere), fenomeno peraltro non raro negli artropodi (Stevens et
al., 2002). L'utilizzo di marcatori del DNA nucleare prevede invece
l'utilizzo delle regioni ITSI e ITSII, lsu-28S, D1-D7. In
particolare l'analisi della subunità grande (large subunit) del RNA
ribosomiale 28S si è rilevata molto sensibile nell'identificazione
e discriminazione tra specie appartenenti alle famiglie delle
Calliphoridae e Luciliinae (Stevens and Wall, 2001). L'utilizzo di
altri marcatori del DNA nucleari (STR) appare controverso in questo
tipo di applicazione essendo stati rinvenuti esemplari della stessa
specie (ma di popolazioni molto distanti) che esibivano una
variabilità genetica molto accentuata ossia dello stesso ordine di
grandezza di quella esistente tra due specie diverse. Infine è
importante sottolineare che, mentre è nota la sequenza del mtDNA di
almeno 400 specie, quella dei marcatori nucleari e delle regioni
adiacenti è ancora poco completa. Recentemente sono stati
intrapresi degli studi per valutare la possibilità di identificare
univocamente lo stadio di vita attraverso l'espressione del RNA
messaggero ed i fattori di controllo della trascrizione che
caratterizzano i diversi cicli vitali (Ames et al., 2004);
b. applicazione al fine di accertare la correlazione esistente tra
insetto, luogo del reato e vittima. Alcuni rappresentanti
dell'entomofauna necrobionte, come prima illustrato, si nutrono dei
tessuti del corpo (necrofagi) oltre che dei colonizzatori primari
(predatori). Alcuni insetti, detti ematofagi, assumono il sangue
dai corpi in quanto essenziale per una completa maturazione delle
uova prima della deposizione. Il materiale biologico della carcassa
può quindi permanere indigesto all'interno di tali esemplari per un
tempo variabile, costituendo una fonte di DNA utilizzabile ai fini
investigativi (Introna, 1999; Clery, 2001). Nel caso di
spostamento/occultamento del cadavere, il ritrovamento e la
localizzazione di particolari insetti, o meglio del loro contenuto
di DNA umano, può rappresentare la prova del "passaggio" della
vittima in un determinato luogo. Similmente tale approccio può
chiarire, in base allo studio delle successioni, dove e/o su cosa
si siano sviluppate le larve nel caso in cui la "fonte alimentare"
delle stesse sia dubbia. Anche i detriti e le feci prodotte da tali
insetti possono contenere quantità di DNA umano sufficienti
all'identificazione del cadavere a scapito del quale essi si sono
nutriti (Reploghe, 1994). Nel 2002 un gruppo di ricercatori guidati
da J. Di Zinno del Laboratory Division del F.B.I. riuscì a
sequenziare il DNA mitocondriale contenuto nel tratto intestinale
di scarafaggi (coleotteri) che si erano sviluppati su ossa
umane.
Alcuni Autori (Campobasso et al. 2005) hanno valutato i parametri
fondamentali per l'utilizzabilità del DNA umano contenuto nel
"gozzo" (crop), un'appendice esofagea dei Ditteri con funzioni
d'immagazzinamento del cibo. In particolare questi ricercatori
hanno considerato l'età e le dimensioni ideali, il tempo limite dal
campionamento all'analisi molecolare, le metodologie per prevenire
le contaminazioni dei tegumenti esterni della larva, i fenomeni
degradativi del DNA all'interno del gozzo e l'influenza dei metodi
e dei tempi di conservazione. Le conclusioni, sebbene complesse ed
articolate, indicano che, entro un range compreso tra 2,5 e 4,5
giorni dal campionamento, le dimensioni del gozzo ed il ciclo
vitale della larva rappresentano le variabili più importanti; il
tempo di conservazione, la lunghezza complessiva del P.M.I. ed gli
eventuali fenomeni degradativi a carico del materiale genetico
sembrerebbero avere una scarsa incidenza nella "tipizzazione" del
DNA umano (Wells et al, 2001). Recentemente un gruppo di studiosi
ha dimostrato la possibilità di rilevare l'antigene prostatico
specifico (PSA) e di tipizzare i marcatori del cromosoma Y partendo
dall'estratto del "gozzo" di Ditteri allevati parecchie ore prima
(fino a 145 ore) su tessuti ricoperti di sperma umano (Clery,
2001). Il test del PSA ed i marcatori genotipici del cromosoma Y
sono correntemente utilizzati nei casi di violenza sessuale
rispettivamente per determinare la presenza di sperma e per
distinguere il contributo maschile nelle miscele genotipiche
(genotipo aggressore + genotipo vittima) che si ottengono
dall'analisi degli indumenti e/o del tampone vaginale della
vittima. L'esperimento di Clery e dei suoi collaboratori apre la
strada all'applicazione ai casi di violenza sessuale-omicidio in
cui i cadaveri vengono rinvenuti molti giorni dopo l'evento
delittuoso. In considerazione del fatto che le vittime sono a volte
ritrovate in condizioni tali da non permettere l'isolamento delle
tradizionali tracce biologiche dell'aggressore (sul corpo e sui
vestiti) e che gli orifizi del cadavere sono i punti più
velocemente occupati dall'entomofauna, tale strategia potrebbe
essere decisiva nell'identificazione del colpevole. In casi di
violenza sessuale è anche possibile il trasferimento occasionale di
pidocchi o piattole, parassiti comuni dell'Uomo, dall'assalitore
alla vittima; giacché tali artropodi assumono sangue umano e,
considerato che è stata verificata la rilevabilità del DNA umano
nei loro resti, essi potrebbero essere utilizzati per accertare la
correlazione fisica dell' "ospite originario" con la vittima
(Mumcuoglu et al., 2004). Data la peculiare composizione cellulare
dell'invertebrato e dell'esigua (e/o degradata) quantità di DNA, è
auspicabile comunque l'applicazione di metodiche estrattive
modificate e di laboratori attrezzati per l'analisi in alta
sensibilità (Spitaleri et al., 2006; Campobasso et al.,
2005).
Nei casi di correlazione tra insetto, luogo del reato e vittima, i
marcatori molecolari (STR - Short Tandem Repeats) sono gli stessi
utilizzati nella routine dai laboratori delle Forze dell'Ordine per
l'attribuzione di tracce biologiche repertate sulla scena criminis
ad un soggetto sospettato o indagato. I dati ottenuti quindi sono
direttamente comparabili con quelli presenti negli archivi dei
laboratori delle Forze dell'Ordine o con quelli eventualmente
acquisiti nell'ambito delle attività di Polizia Giudiziaria.
6. Cenni di
entomotossicologia
L'entomotossicologia studia l'applicazione delle analisi
tossicologiche agli insetti cadaverici, al fine di identificare
droghe e tossine presenti nei tessuti e per determinare gli effetti
causati da queste sostanze sullo sviluppo degli artropodi e quindi
sul calcolo del P.M.I. (Introna et al., 2001). Nel caso in cui il
cadavere si trovi in uno stadio di decomposizione particolarmente
avanzato, i fluidi biologici e gli organi solidi potrebbero non
essere più disponibili per le tradizionali analisi tossicologiche.
In questi casi gli esemplari di insetti sono utilizzabili per
diversi tipi di analisi tossicologiche, soprattutto di carattere
qualitativo (Nolte et al., 1992; Goff & Lord, 1994, 2001;
Introna et al., 2001; Campobasso et al., 2004; Traqui et al.,
2004). Il passaggio dei composti tossici e delle sostanze venefiche
dalla carcassa ai ditteri non si esaurisce al primo anello della
catena alimentare, ma prosegue anche nei coleotteri, predatori
delle larve (Bourel, 1998), in cui si nota un bioaccumulo
secondario.
Le larve che si nutrono della carcassa possono accumulare le droghe
ed i farmaci di cui aveva fatto uso il soggetto prima di morire;
inoltre è possibile rilevare numerose sostanze tossiche alle quali
il soggetto era stato esposto in vita. Dopo l'omogenizzazione delle
larve sono possibili diversi tipi di analisi come la cromatografia
su strato sottile (TLC), il saggio radioimmunoenzimatico (RIA), la
gas-cromatografia (GC), la gas-cromatografia/spettrometria di massa
(GC/MS) e la high-performance liquid chromatography/spettrometria
di massa (HPLC/MS) (Gagliano-Candela and Aventaggiato, 2001; Goff
and Lord, 2001); queste tecniche possono essere applicate anche a
insetti adulti, frammenti di pupari (Goff et al., 1993, 1997 ;
Miller et al., 1994; Introna et al., 1996), esuvie e feci di
coleotteri che è possibile rinvenire sulla scena del crimine già
dopo i primi giorni ma anche a molti anni di distanza dall'evento
criminoso (Nortueva et al., 1982; Miller et al., 1994; Amendt et
al., 2004).
Per alcune sostanze i dati tossicologici ottenuti dalle larve di
insetti risultano essere più attendibili di quelli ricavati dai
tessuti cadaverici; residui di paracetamolo, benzodiazepine,
barbiturici e antidepressivi triciclici possono essere rilevate in
larve campionate su un cadavere dopo molti giorni dalla morte
(Kintz et al., 1990). L'ingestione di droghe o di sostanze tossiche
può influenzare lo sviluppo degli insetti necrofagi (O'Brien and
Turner, 2004; Pien et al., 2004), come dimostrano esperimenti
condotti su carcasse di conigli uccisi con una dose letale di
cocaina (Goff et al., 1989) o di eroina (Goff et al., 1991): il
ritmo di crescita degli insetti allevati sui fegati e sulle milze
di questi animali è molto più rapido che in condizioni standard.
Caso contrario avviene con la morfina, che rallenta il ritmo di
crescita degli insetti che si nutrono dei tessuti che la contengono
(Bourel, 1999).
Tuttavia, come dimostrano gli studi di Sadler et al. (1997), le
sostanze stupefacenti si accumulano nell'organismo dei ditteri in
maniera non prevedibile, quindi rendendo tale tecnica, sicuramente
molto interessante per le finalità di P.G., ancora abbisognevole di
ulteriori approfondimenti.
In un interessante studio Roeterdink e collaboratori (2004) hanno
dimostrato che le larve di una specie di Calliphora, recuperate da
tessuti animali in decomposizione, possono accumulare le particelle
di tipo GSR o Gunshot residues, ossia i residui da polvere da sparo
comunemente ricercati per stabilire l'utilizzo di armi da fuoco.
Ciò può risultare molto utile nel caso in cui l'assenza di ogive e
l'avanzato decadimento del cadavere non permettano il
riconoscimento delle tipiche ferite da arma da fuoco. In
particolare gli esperimenti preliminari di questi studiosi hanno
permesso di ipotizzare che le larve necrobionti fungessero da
bioaccumulatori del Bario (uno degli elementi chimici presenti
nelle GSR Piombo-Antimonio-Bario) durante le prime fasi di
accrescimento larvali. Piombo, Antimonio e Bario subiscono comunque
un decremento globale in seguito all'allontanamento degli insetti
dal tessuto contaminato con tali elementi.
7. Casi reali
In passato le segnalazioni casistiche hanno rappresentato la
bibliografia di riferimento dell'entomologia forense ed ancora oggi
i molti casi illustrati dagli entomologi e dai patologi
contribuiscono alla diffusione degli aspetti più affascinanti di
questa disciplina, accrescendo l'interesse degli operatori nel
settore investigativo. Sono stati, pertanto, selezionati alcuni
casi giudiziari in cui l'aspetto entomologico è stato un prezioso
strumento determinante per la risoluzione e che mostrano l'aspetto
pragmatico di quanto finora esposto.
1) Influenza dell'esposizione e della copertura della carcassa sul
calcolo del P.M.I.
Caso 1. Il corpo nudo di una giovane donna venne scoperto il 31
agosto di qualche anno fa in una scarpata nei pressi di una strada
poco distante dall'aeroporto di Seattle (USA). Il cadavere era
esposto al sole e la parte inferiore del corpo si trovava
all'interno di un sacco di plastica nera per rifiuti. Uova di mosca
furono campionate dalla metà superiore del corpo; la raccolta fu
eseguita anche per le numerose larve che infestavano le aperture
vaginale, orale e nasale. I dati ambientali ottenuti dalla stazione
meteorologica dell'aeroporto registravano temperature massime
variabili tra 23°C e 33°C, mentre la temperatura del corpo era di
31°C. Tali elementi, se meramente applicati alle tabelle di
crescita, avrebbero portato alla stima di un P.M.I. certamente
superiore ai tre giorni. Ma, dopo l'allevamento delle larve ed
un'analisi dettagliata delle condizioni di sviluppo, gli entomologi
conclusero che la vittima era stata uccisa 2,5-3 giorni prima della
scoperta del cadavere. Le alte temperature, l'esposizione continua
alla luce diretta del sole e la circostanza che la parte inferiore
del corpo fosse coperta da un sacco di plastica di colore scuro
hanno determinato una crescita delle larve molto più rapida che in
condizioni normali. Sviluppi investigativi consentirono di
accertare che la vittima era deceduta, per cause accidentali, la
notte del 28 agosto (Catts & Haskell, 1990).
Caso 2. I resti carbonizzati di un uomo di 25 anni furono rinvenuti
nel mese di agosto all'interno di un'automobile bruciata, in
un'area rurale della città di Brindisi (Introna et al., 1998). I
resti erano per lo più combusti il che rendeva la determinazione
del P.M.I. praticamente impossibile. Tuttavia una parte del
cervello e degli organi interni, meno devastati dalle fiamme,
presentavano colonizzazione da parte di larve di Ditteri.
L'autopsia rivelò due fori da proiettile nella zona del collo e
contenuti stomacali parzialmente digeriti costituiti da carne e
sostanze vegetali. L'uomo fu riconosciuto grazie al confronto delle
impronte dentarie e, sulla base delle specie di insetti rinvenuti
sulla scena del crimine, il P.M.I. venne stimato in 3-4 giorni.
Approfondimenti investigativi confermarono tale dato in quanto
l'ultima volta in cui l'uomo era stato visto in vita risaliva
proprio a quattro giorni prima del rinvenimento del corpo quando,
insieme con un gruppo di amici, si recò in un ristorante e ordinò
carne e insalata (Introna et al., 1998).
2) Rilevanza dell'ambiente e delle azioni antropiche sullo sviluppo
della biocenosi cadaverica.
I corpi di due donne vennero rinvenuti in ottobre, a distanza di
pochi giorni l'uno dall'altro, in due campi di grano limitrofi
situati sulla terraferma in prossimità della città di Venezia.
Entrambi i cadaveri mostravano chiare lesioni da strangolamento. La
somiglianza tra i due casi, sia geografica sia temporale, avrebbe
fatto supporre una simile colonizzazione da parte della fauna
cadaverica, ma l'analisi dei dati entomologici non confermò questa
ipotesi. In entrambi i casi fu campionato Stearibia nigriceps,
dittero tipico dello stadio di fermentazione "casearia" che avviene
3-6 mesi dopo la morte: la colonizzazione da parte di questo
Piofilide è facilmente spiegabile data l'accelerazione della
decomposizione dovuta alle alte temperature estive. Ma solo in uno
dei due casi, invece, fu riscontrata la presenza di Hermetia
illucens, dittero che aveva inibito la presenza delle normali
mosche cadaveriche: infatti, in questo caso, l'entomofauna
cadaverica non comprendeva i Calliforidi che invece erano
abbondantemente presenti sull'altro cadavere (Turchetto et al.,
2001). Tale diversità avrebbe potuto screditare eventuali
correlazioni temporali tra i due eventi delittuosi. Ulteriori
indagini sul caso permisero di appurare che nei due diversi campi
di grano veniva fatto uso di pesticidi di diverso tipo: l'assenza
dei Calliforidi causata dalla competizione di Hermetia illucens sul
cadavere rinvenuto in una zona più "inquinata" è giustificata dalla
maggiore resistenza di tale dittero all'esposizione agli
insetticidi (Vanin, 2006). In considerazione di queste valutazioni
e di quelle strettamente anatomo-patologiche è stato possibile
ricondurre il periodo di morte per entrambi i casi a due mesi prima
del ritrovamento.
3) Presenza di fauna cadaverica non specializzata.
I resti scheletrizzati di una giovane donna furono trovati il 29
gennaio in una foresta di querce e aceri delle montagne del
Cumberland (USA). Nei pressi del corpo vennero ritrovati un paio di
jeans usurati e fu rinvenuto un cavo elettrico, probabilmente
utilizzato per strangolare la vittima. L'interno del cranio era
occupato da un nido di vespe (gen. Polistes), costituito da circa
100 celle, quasi tutte vuote: questo indicava che una colonia aveva
costruito e occupato il nido l'estate dell'anno precedente.
Basandosi sulla conoscenza del comportamento delle Polistes è stato
possibile supporre che il cranio era libero da tessuto già in
primavera, quando le vespe vanno in cerca di un luogo fresco e
protetto dove costruire il favo.
All'interno del cranio venne inoltre ritrovato un pupario di
Sphaeroceridae, mosca della "seconda ondata", che permise di
indicare che la successione della fauna necrobionte avvenne durante
la stagione calda precedente alla costruzione del nido, quindi un
intervallo post-mortem di 18 mesi. Questa conclusione fu sostenuta
in modo indipendente da un antropologo forense in base ai segni
delle intemperie sullo scheletro e da specialisti che analizzarono
e datarono i segni d'usura del pantalone rinvenuto.
L'identificazione della donna, avvenuta grazie alle radiografie
dentarie, permise di sapere che la sua scomparsa era stata
segnalata il febbraio di due anni prima (Catts & Haskell,
1990).
4) Entomologia Forense e Botanica Forense: l'incidenza di un
approccio multidisciplinare alle indagini
tecnico-scientifiche.
Caso 1. Nei sobborghi di Chicago una donna venne brutalmente
violentata da un uomo che indossava una mascherina da sciatore. Gli
investigatori arrivarono un anno dopo ad un sospettato e, muniti di
mandato di perquisizione, trovarono nella sua casa una maschera
simile a quella descritta dalla vittima dell'aggressione.
Interrogato sulla maschera l'uomo ammise la proprietà della
maschera, ma affermò di non averne fatto uso dall'ultimo
inverno.
Gli investigatori osservarono che alla maschera aderivano molti
residui vegetali, tra cui parecchi frutti di Xanthium (frutti
aculeati). Nel tentativo di identificare tale reperto per altri
fini, gli analisti rilevarono la presenza di piccoli bruchi che
vennero successivamente inviati ad un entomologo per
l'identificazione di specie. Tali bruchi hanno un ciclo di sviluppo
lungo un anno: in primavera gli adulti sono attivi ed all'inizio
dell'estate depongono uova da cui, verso la seconda metà
dell'estate, si originano bruchi che colonizzano i frutti. Gli
stessi bruchi entrano nello stadio di pupazione durante l'inverno
ed emergono come adulti fecondi la primavera successiva.
L'entomologo concluse che la maschera doveva essere esposta in
ambiente esterno durante l'estate precedente, lo stesso periodo in
cui avvenne la violenza, e che verosimilmente in quel periodo i
frutti di Xanthium erano rimasti impigliati alla maschera, portando
al loro interno i bruchi. Quando gli furono contestate queste
evidenze scientifiche, il sospettato confessò la violenza (Catts
& Haskell, 1990).
Caso 2. In Sicilia il corpo esanime di una prostituta fu trovato
tra i cespugli presenti nell'area adiacente ad una spiaggia.
L'autopsia rilevò evidenti segni di strangolamento ma nessuna
traccia utilizzabile ai fini dell'identificazione dell' autore del
reato. Qualche tempo dopo, le indagini degli investigatori
concentrarono i sospetti su un distinto uomo d'affari residente in
una provincia dell'entroterra, lontana decine di chilometri dalla
spiaggia. Il sopralluogo nell'abitazione del sospettato sembrava
essere destinato ad un fallimento investigativo poiché la casa
appariva caratterizzata da un perfetto ordine e da una maniacale
pulizia. Agli esperti della scena criminis non sfuggì però, su una
delle pareti, una zanzara (Culex pipiens) schiacciata ed
interessata da una piccolissima macchia rossastra. Alcuni frammenti
fogliari presenti sui vestiti ed un vecchio paio di scarpe furono
sequestrati per le successive analisi. L'analisi sul DNA, espletata
secondo metodologie tali da ridurre i fenomeni di inibizione e da
incrementare la soglia di sensibilità, stabilì che il sangue
assorbito dalla zanzara apparteneva alla vittima. Il terreno
risultò essere sabbia della stessa tipologia del luogo del
ritrovamento, mentre i frammenti fogliari, sottoposti ad esame
morfologico comparativo da un laboratorio universitario,
risultarono appartenere alla Calendula Marittima, una pianta
cespugliosa i cui rami nascondevano parzialmente il corpo della
vittima al momento del ritrovamento. Se da un lato la sabbia era
comune solo ad alcune spiagge lungo la costa, l'associazione di
tale sedimento con la Calendula marittima, una pianta alofila di
per sé molto rara, poteva considerarsi unico nell'intera isola. è
qui fondamentale evidenziare che nessuno di questi risultati, da
solo, avrebbe provato una correlazione fisica tra la vittima ed il
sospettato ma la bassissima probabilità del verificarsi congiunto
di tutti e tre gli eventi, insieme ad altre prove indiziarie,
condusse il tribunale ad una condanna per omicidio
preterintenzionale (Spitaleri et al., 2006).
5) Variazioni indotte da condizioni climatiche estreme.
Caso 1. A metà del mese di dicembre due sciatori non fecero rientro
a casa. Dopo una settimana i soccorsi abbandonarono le ricerche. A
metà del mese di maggio ai piedi di una scarpata venne notata una
cavità dove fu possibile distinguere un cadavere. Furono catturate
alcune mosche che si trovavano nella zona del ritrovamento del
corpo. Le registrazioni fatte sul posto indicavano una temperatura
di 2,5 e 2,9°C nelle immediate vicinanze del cadavere. Furono
campionati insetti vicino agli occhi, sulla parte posteriore del
collo e dietro l'orecchio sinistro, vennero rinvenute anche uova,
poste in seguito in una teca per allevamento. I campioni vennero
attribuiti alle specie Calliphora vicina e Calliphora vomitoria. La
presenza di queste mosche in un ambiente estremo, caratterizzato
dalle rigide temperature d'alta montagna, conferma la capacità
d'adattamento e l'ubiquità di questi animali che è spesso causata
dall'insediamento antropico; gli autori ipotizzano che questi
insetti siano attirati, oltre che dai cadaveri in stadio fresco,
anche da quelli vecchi di anni, ma conservati in modo ottimale
dalla neve e dal ghiaccio (Wyss et al., 2003).
Caso 2. Il corpo di un uomo di 77 anni venne trovato 18 giorni dopo
l'ultima volta che era stato visto in vita, in una grotta profonda
10 metri, in una foresta della Svizzera a 1260 metri sul livello
del mare. Il cadavere era supino, vestito, senza particolari segni
di ferite. La grotta era totalmente buia e la temperatura era
costante, di 5°C. Il corpo fu trasportato all'Istituto di Medicina
Forense e conservato per tre giorni in camera fredda a 4°C. L'esame
autoptico rilevò un ematoma epidurale procurato dalla caduta come
causa della morte, ma non il P.M.I. Vennero quindi campionate uova
di Ditteri sulla testa e sulla bocca, che messe in allevamento dopo
poche ore schiusero e furono identificate come Calliphora
vicina.
Al fine di dimostrare che Calliphora vicina è in grado di volare e
deporre uova all'interno della grotta e per stimare in modo
accurato il P.M.I., gli studiosi depositarono 1.5 kg di carne
fresca e 1 kg di fegato di maiale all'interno della stessa grotta,
nel punto ove il cadavere era stato rinvenuto. Ogni giorno veniva
controllata la presenza di uova le prime delle quali vennero
deposte dodici giorni dopo l'inizio dell'esperimento; le uova si
schiusero il 21° giorno confermando le informazioni riguardanti il
giorno della scomparsa (18 giorni dalla sparizione dell'uomo al
ritrovamento, più tre giorni di camera fredda). L'identificazione
degli adulti permise di appurare che anche in questo caso si
trattava di individui appartenenti a Calliphora vicina, una specie
evidentemente favorita in tali condizioni.
Questo caso fornisce importanti conferme circa la capacità di
sviluppo di una mosca tipica della decomposizione in condizioni
estreme sia di temperatura che di illuminazione (Faucherre et al.,
1999).
Caso 3. Le salme di quattro aviatori italiani, partiti in volo il
28 febbraio e dispersi a causa di un incidente aereo, vennero
rinvenute nel deserto egiziano il giorno 8 giugno dello stesso
anno. I corpi erano ancora parzialmente vestiti e completamente
scheletrizzati. I resti furono sottoposti ai rilievi per
l'identificazione, per la causa e l'epoca di morte. Il medico
incaricato fu colpito in modo particolare dalla grande presenza,
fra le pochissime parti molli dei cadaveri, di coleotteri della
specie Dermestes frischi (larve, involucri larvali e adulti). I
ditteri erano rappresentati solo da pupari vuoti di due specie di
Muscidae. Un successivo sopralluogo nella località di ritrovamento
delle salme permise di confermare che nessun altro insetto aveva
contribuito alla degradazione attiva dei corpi degli
aviatori.
Allo scopo di stabilire l'arco temporale in cui si completa la
riduzione scheletrica di un corpo posto all'aperto nelle condizioni
ambientali tipiche del deserto, vennero poste due carogne di cane
protette da una fitta rete metallica per evitare possibili attacchi
da parte di volatili e mammiferi carnivori. Tale sperimentazione
confermò sostanzialmente i dati ottenuti dal repertamento sulle
salme e permise di appurare che in una zona molto calda e secca
come il deserto, i fenomeni cadaverici dissolvitori e trasformativi
seguono un andamento che si discosta notevolmente da quello
descritto in condizioni normali. L'azione della fauna entomologica
in questo caso fu incentrata sull'azione di Dermestes, coleottero
che nelle successioni classiche è normalmente collocato solo nelle
fasi tardive. La sua massiccia presenza su corpi deceduti da poco
tempo trova spiegazione nella rapidità in cui i corpi in ambiente
desertico superano velocemente la fase gassosa e colliquativa,
arrivando velocemente alle fasi di essiccamento e mummificazione,
nicchia tipica dei Dermestidi. Si può supporre che Dermestes sia
giunto sui corpi dopo qualche giorno dal decesso a causa delle
condizioni geografiche (il deserto può essere ostile anche per un
insetto necrofago) e ambientali (l'incidente aereo era avvenuto a
febbraio) che hanno rallentato anche i tempi di copula e di
riproduzione. L'autore dello studio ritenne improbabile la
possibilità che una sola generazione di coleotteri aveva potuto
scheletrizzare il corpo di un uomo adulto a quelle temperature,
quindi suppose una doppia generazione per un totale di circa
novanta giorni dalla data in cui i resti furono rinvenuti. Il dato
fu poi supportato dalle notizie riguardanti l'incidente aereo,
avvenuto 100 giorni prima del ritrovamento dei corpi (Bellussi,
1933).
6) Correlazioni tra entomofauna e scena del crimine.
Caso 1. Il mese di gennaio venne rivenuto nella città di
Panguipulli (Cile) il corpo di una donna di 60 anni, all'interno
del suo appartamento. Il cadavere si trovava sul letto, coperto da
uno strato di terriccio e presentava lesioni da punta e taglio. La
polizia indicò come sospettato il figlio ventiduenne, che negò ogni
responsabilità circa la morte della madre. Durante l'ispezione
nell'appartamento del giovane non furono trovate tracce di sangue
della vittima, fu però portato in laboratorio un paio di scarpe da
ginnastica con la suola sporca di detrito simile a quello che
copriva il cadavere. La comparazione non diede informazioni utili.
Ma nelle scanalature delle scarpe vennero repertati dei pupari,
identificati come appartenenti a Calliphora sp. uguali a quelli
presenti nel terriccio della scena del crimine in cui erano
visibili anche resti di adulti. Fu possibile concludere che il
sospettato era stato nel luogo in cui erano presenti i pupari,
quindi dove si trovava il corpo in decomposizione (Tosti-Croce and
Leyton, 2006).
Caso 2. Il corpo nudo di una donna venne trovato poco lontano da
una strada, nei sobborghi di una città della California. Durante la
mattinata un sergente del Dipartimento dello Sceriffo condusse un
sopralluogo preliminare e la mattina seguente notò delle macchie
rosse e pruriginose sulla sua pelle. Egli interpretò queste come
morsi delle larve dell'acaro del tutto simili a quelle subite anni
prima quando si trovava in Kentucky. In seguito venne a sapere che
anche 20 dei 23 membri della squadra avevano lesioni simili e
ragionò sul fatto che fosse inusuale la presenza di quel
particolare acaro in California. Nell'osservare le fotografie dei
sospettati dell'omicidio egli notò una persona con le stesse
macchie rosse e concluse che doveva esserci una correlazione tra i
morsi dell'acaro, il sospettato, la squadra di soccorso e la scena
del crimine. Venne interpellato un entomologo e portato sul luogo
di ritrovamento del corpo, furono riesaminate le fotografie e venne
fatto un sopralluogo nella casa in cui il sospettato aveva
affermato di aver passato la notte dell'omicidio. L'indagine
sull'area della scena di morte portò alla raccolta di un gran
numero di larve di acaro, specialmente nella radura dove era stato
rinvenuto il cadavere, mentre le aree vicine con habitat simili o
diversi resero un numero ridottissimo di campioni repertati,
probabilmente a causa della predazione da parte di lucertole.
È stato quindi possibile constatare che la probabilità di
incontrare un numero di esemplari tali da provocare lesioni a più
di 20 persone, in una zona diversa da quella del ritrovamento del
corpo, era remota. Questa osservazione, insieme all'analisi delle
caratteristiche dei morsi sulla pelle dei membri della squadra e
del sospettato furono presentate al processo, alla fine del quale
l'imputato fu condannato (Catts & Haskell, 1990).
7) Influenza degli insetti sul Bloodstain Pattern Analysis
(B.P.A.)
Nel 1997 due uomini venero trovati uccisi da colpi di arma da fuoco
alla testa ed al torace in un appartamento del Nebraska. Numerose
aree interessate da macchie di sangue (ing. Bloodstain) da bassa,
media e alta velocità furono osservate sia nelle immediate
vicinanze dei cadaveri che su alcuni suppellettili e sulle pareti
più lontane della stanza; furono inoltre rinvenute simili aree
sulle porte e sulle pareti di altre stanze della casa. Gli
investigatori ritennero in un primo momento che l'omicidio fosse
stato preceduto da una violenta colluttazione e/o che i corpi
fossero stati spostati dal teatro dell'uccisione. La spiegazione
poteva quindi essere ipotizzata come una reazione delle vittime ad
un tentativo di rapina (o ad un litigio finito in tragedia)
piuttosto che ad un'esecuzione. Ciononostante nessun segno di lotta
era presente nella casa e nella stanza del ritrovamento. Un'attenta
analisi delle macchie di sangue presenti su tutte le aree della
casa permise di distinguere quelle originate dall'evento
omicidiario da quelle che non presentavano i parametri classici
degli "sputters" (trad.= spruzzi) da ferita da arma da fuoco.
Quest'ultime in particolare presentavano caratteristiche simili:
diametro compreso tra 1-3 mm, forma simile ad uno spermatozoo,
assenza di direzionalità univoca nelle aree interessate
(fig.24).

A seguito dell'intervento di un entomologo, si provò a
riprodurre tale fenomeno ponendo delle mosche (della stessa specie
di quelle rinvenute sulla scena del crimine) a contatto con un
liquido di colore rosso in una stanza chiusa. Dopo alcuni giorni,
il rigurgito ed il contatto delle mosche produsse un effetto
assolutamente sovrapponibile a quello della scena criminis. Le
macchie sparse in tutta la casa furono quindi attribuite alle
mosche, il che indirizzò le indagini verso l'ipotesi di
un'esecuzione premeditata da parte di chi aveva commesso il reato
(Benecke et al., 2003).
Questo caso dimostra come la conoscenza dei fenomeni indotti
dall'entomofauna presente sulla scena del crimine può influenzare
significativamente le indagini. Molti specialisti del Blood Pattern
Analysis "mettono in guardia" circa le valutazioni errate che
possono essere indotte ignorando il contributo degli insetti
(James, 1998; Bevel, 1997).
8) Ferite causate dall'entomofauna necrobionte.
Il corpo completamente vestito di una giovane donna fu trovato in
un terreno con poca vegetazione in Maryland (USA). I resti
presentavano grandi masse di larve sul petto e sul collo e altre
infestazioni si notavano sui palmi delle mani. Gli insetti non
furono campionati, ma furono scattate numerose fotografie del corpo
e del luogo di rinvenimento. Le foto furono sottoposte all'esame
degli entomologi perché stabilissero se l'età delle larve fosse
coerente con la data della presunta scomparsa della vittima. Ma,
analizzando il materiale fotografico gli esperti poterono indicare
la presenza di traumi al momento della morte non riconducibili,
come descritto inizialmente, all'attività degli artropodi. Quando
questa informazione fu esaminata dalle autorità, la vittima era già
stata sepolta e la morte classificata come "decesso da overdose".
Sulla base delle prove entomologiche la magistratura ordinò la
riesumazione ed una nuova autopsia che infine rilevò
incontrovertibili segni di ferite da coltello su cui le larve
avevano, dopo la morte, compiuto i loro primi stadi vitali (Catts
& Haskell, 1990).
9) Entomotossicologia.
Caso 1. Il corpo non identificato di una donna fu rinvenuto in una
zona rurale della Finlandia. Il cadavere era in avanzato stadio di
decomposizione, colonizzato da larve di ditteri, che vennero
prelevati e messi in camera di crescita; in seguito venne
analizzato il contenuto di mercurio degli insetti adulti. La bassa
concentrazione di mercurio contenuta negli insetti adulti indicava
che la vittima proveniva da una zona poco inquinata, a differenza
del luogo di ritrovamento del corpo. Ulteriori analisi permisero in
seguito di accertare questa ipotesi (Nortueva, 1977).
Caso 2. Il corpo senza vita di una donna di 22 anni fu trovato da
un escursionista in un'area boscosa, vicino al letto di un
torrente. Il cadavere era completamente scheletrizzato, coperto
dagli indumenti intatti ad eccezione delle lacerazioni dovute alle
intemperie del periodo post-mortem. Vicino al corpo erano presenti
una lettera ed una borsa contenente i documenti, una scatola di
medicinali vuoti e una prescrizione medica di Phenorbital.
Dopo l'identificazione, eseguita anche con esami dentali, si scoprì
che la giovane aveva tentato il suicidio già cinque volte. Durante
l'autopsia vennero prelevate le larve di insetti per stabilire il
P.M.I., ma in mancanza di tessuti per analisi tossicologiche
vennero utilizzati gli stessi campioni, che risultarono positivi al
Phenorbital.
Gli entomologi consultati identificarono le larve come di
Cochliomyia macellaria e assicurarono che la droga presente negli
insetti non poteva aver avuto origine da meccanismi metabolici ma
dal pabulum di questi (Beyer et al., 1980). In questo caso
l'analisi entomotossicologica riuscì a fugare ogni dubbio circa il
farmaco utilizzato per il suicidio anche nell'impossibilità di
perseguire le tecniche ortodosse della tossicologia forense.
10) Selezione dell'entomofauna dovuta allo spostamento, al
seppellimento, all'immersione ed all'occultamento.
Caso 1. Il corpo di una donna fu scoperto in un boschetto ombroso
adagiato sul terreno, con la testa contusa, le mani legate
all'altezza dei polsi e le caviglie strette con una fune.
Le larve più grandi (di Cynomya cadaverina) si trovavano
soprattutto sul volto della vittima e indicavano uno sviluppo di
circa 5 giorni ma questo insetto colonizza i cadaveri solo quando
lo stadio di decomposizione fresca è avanzato; quindi l'ipotesi
degli entomologi fu che il crimine venne commesso qualche giorno
prima in un luogo diverso da quello del ritrovamento e che Cynomya
cadaverina giunse solo dopo sul corpo. Altre prove della scena di
morte erano in accordo con questa conclusione (Catts & Haskell,
1990).
Caso 2. Il corpo di una donna anziana venne rinvenuto nel mese di
marzo sul pavimento di un alloggio della città di Venezia. Il
cadavere, coperto da un vestito di lana, si trovava completamente
coperto da materiale di varia natura tra cui anche cuscini e
materassi. Durante l'autopsia, che certificò la morte causata da un
attacco di cuore, furono campionati ditteri delle specie Calliphora
vicina, Fuscina stabulans e del genere Megaselia. La strana
preponderanza di esemplari di Megaselia a scapito dei Calliforidi,
avrebbe potuto falsare le considerazioni entomo-tanatologiche. In
realtà l'evento fu brillantemente spiegato osservando che gli
adulti di Megaselia depongono le uova su piante e animali in
decomposizione e nel suolo da cui le larve si muovono scavando
anche a profondità di 50 cm. Questo comportamento può spiegare il
motivo della loro massiccia presenza: le larve, attratte dal corpo
in decomposizione, erano state in grado di "scavare" attraverso le
coperture del corpo, mentre solo pochissimi esemplari delle altre
specie erano stati in grado di raggiungere il corpo (Turchetto et
al., 2001).
Caso 3. In novembre furono rinvenute numerose carcasse di suino,
interrate abusivamente, in un terreno privato poco lontano dalla
città del nord Italia. Fu aperta un'inchiesta per la valutazione
del tempo d'interramento degli animali e vennero chiamati, con
l'incarico di periti, esperti nelle discipline di Medicina
Veterinaria, Anatomo-Patologia Veterinaria ed Entomologia Forense.
Durante il sopralluogo sul terreno incriminato furono scavate, con
l'ausilio di una scavatrice meccanica, 6 fosse di circa 2 metri di
profondità, in zone scelte arbitrariamente: in 4 dei 6 punti di
escavazione furono trovati resti di carcasse di suino in diversi
stadi di decomposizione. Nella prima fossa si trovarono resti di
carcasse, molte larve e pupe di Ditteri (Helina sp. e Calliphora
vicina), alcuni adulti e larve di Coleotteri, mentre nelle altre
fosse si evidenziarono solo carcasse od ossa di suini, nessun
reperto entomologico.
Le carcasse rinvenute nella prima buca presentavano alterazioni
cadaveriche compatibili con un periodo d'interramento variabile tra
6 mesi e 1 anno, confermato dallo studio entomologico delle pupe di
Helina sp.; tale dittero è in grado di colonizzare carcasse sepolte
deponendo uova sul terreno da cui schiudono larve capaci di
scendere verso il corpo sepolto. Inoltre, la presenza di altre
larve di Helina sp., databili come deposte da 1 mese, permise di
ipotizzare la sovrapposizione delle carcasse in due tempi
successivi d'interramento (Appino et al., 2005). I campioni di
Calliphora vicina, specie di superficie, permisero invece di
accertare che alcune carcasse erano state precedentemente esposte
alla superficie e solo in un secondo momento inumate. I reperti
delle altre fosse furono datati un tempo massimo di 2 anni, periodo
confermato dall'assenza di reperti entomologici, deteriorati nel
terreno. L'insieme di tali risultati permise di accertare il
compimento ripetuto e continuato di una condotta illecita.
Caso 4. Durante un'immersione ricreativa due subacquei trovarono
un'automobile, capovolta sul fondo del fiume Muskegon (Michigan).
All'interno fu rinvenuto il corpo di una donna. La polizia estrasse
la macchina dal fiume e risultò essere di proprietà del marito
della vittima. Sul capo della donna i medici rilevarono contusioni
che sembravano non essere state procurate dall'incidente. Il marito
dichiarò di non aver più visto la donna dalla sera nebbiosa di
settembre in cui si era consumato un litigio, al seguito del quale
la moglie era andata via in macchina. L'automobile sembrava in
buone condizioni: ciò faceva presupporre che fosse stata spinta,
piuttosto che essere precipitata nel fiume in seguito ad un
incidente. Sebbene l'acqua fredda avesse conservato il corpo, il
P.M.I. era in ogni modo di difficile determinazione. Sull'auto gli
investigatori trovarono e campionarono diversi insetti acquatici
attaccati al parabrezza, al paraurti e alle portiere. Tra gli altri
artropodi acquatici vennero anche rinvenuti pupari di Simulidi. Le
femmine adulte dei Simulidi depongono le uova tra la fine della
primavera e l'inizio dell'estate. Queste rimangono nel sedimento
del fondale e vanno obbligatoriamente in diapausa fino all'autunno
o l'inverno, dopodiché si schiudono in larve che si attaccano ad un
substrato (rocce o vegetazione, in questo caso un'automobile) e si
nutrono per filtrazione del particolato presente in acqua. Dopo
poco, tra marzo e aprile le larve entrano in "pupazione" ed in
seguito (intorno alla metà di maggio) emergono insetti adulti che
escono dall'acqua e continuano il ciclo vitale come insetti alati.
Basandosi sull'identificazione della specie e sulla conoscenza del
ciclo di vita dei Simulidi presenti sulla macchina è stato
possibile dichiarare che l'automobile doveva essere precipitata in
acqua presumibilmente in autunno. Il sospettato aveva in precedenza
dichiarato di aver avuto notizie dalla moglie durante l'inverno e
la primavera ma ciò non era possibile in base ad alcuni parametri
autoptici ed ai reperti entomologici.
Grazie alle informazioni ottenute dall'autopsia, dall'analisi degli
insetti e basandosi su altre prove presentate dall'accusa e dai
testimoni, fu provato che la donna era scomparsa l'autunno
precedente e che la macchina si trovava nel fiume da circa nove
mesi; ciò fu ritenuto sufficiente per condannare il marito per
omicidio di secondo grado (Byrd & Castner, 2001).
11) Assenza di entomofauna.
Il corpo di un uomo venne ritrovato disteso prono sul pavimento
della toilette di una stazione di servizio. Sul cadavere non vi
erano evidenze di ferite, ma un braccio era stretto da laccio
emostatico e poco lontano dal corpo era presente una siringa.
L'uomo era sparito da 17 giorni e la sua automobile, ritenuta
abbandonata nel parcheggio della stazione di servizio, era stata
rimossa giorni prima del ritrovamento del corpo. Gli inservienti
dei servizi igienici, non potendo entrare nella toilette a causa
della porta chiusa dall'interno, non si erano accorti della
presenza del cadavere. Soltanto molti giorni dopo l'odore era
diventato talmente forte da insospettire i gestori al punto di
prendere la decisione di abbattere la porta. In sede di autopsia
non fu possibile rinvenire campioni entomologici.
La spiegazione più plausibile della mancanza di insetti si trova
nel potente sistema di aerazione che eliminava gli odori dai bagni
della stazione di servizio e nell'ampia grata disposta sul
pavimento che ha aiutato nella percolazione dei liquami
putrefattivi. L'assenza di insetti sulla scena di morte è possibile
se le temperature sono molto alte o molto basse e/o in condizioni
particolari di mantenimento del corpo, come luoghi sigillati,
inumazione, immersione e congelamento. In condizioni normali, la
totale assenza di insetti per tutta la durata della decomposizione
è una possibilità remota, perché questi animali hanno
caratteristiche fisiologiche che permettono loro il ritrovamento di
un corpo in decomposizione anche a grande distanza e
caratteristiche morfologiche che gli consentono l'invasione di
quasi ogni luogo. Quindi in mancanza delle succitate condizioni
inibenti lo sviluppo dell'entomofauna diventa importante non
sottovalutare che sulla scena del delitto "l'assenza di tracce è di
per se una traccia", principio che vale per tutte le applicazioni
della criminalistica. Una volta eliminate tutte le possibili cause
di isolamento e/o inibizione dello sviluppo è dunque verosimile
ipotizzare uno "staging" attuato tramite alterazioni e spostamenti
del cadavere.
12) Maltrattamenti e Negligenze.
Caso 1. In un appartamento che versava in cattive condizioni di
ordine e pulizia, alle 6.35 del mattino venne rinvenuto il corpo
senza vita di una donna di 89 anni, che abitava insieme alla
figlia. Il cadavere fu rimosso senza l'intervento di un medico e
dall'osservazione delle condizioni del corpo gli inquirenti
datarono la morte a molti giorni prima.
Venne aperto un procedimento per occultamento di cadavere nei
confronti della figlia che però affermava di aver servito la cena
alla madre la sera prima del ritrovamento. L'autorità giudiziaria
ordinò un esame del corpo da parte di un anatomo-patologo il quale
campionò larve di ditteri al secondo e terzo stadio. In assenza di
altre informazioni tali esemplari avrebbero rappresentato il
segnale di un certo lasso temporale trascorso dalla morte. Invece
l'esame esterno rese evidenti estese piaghe da decubito sulla
schiena e sulle gambe, erroneamente interpretate dagli inquirenti
come segni di putrefazione. L'analisi medico-legale congiuntamente
a quella entomologica permisero infine di accertare un'infestazione
da parte degli insetti iniziata alcuni giorni prima del decesso,
avvenuto in realtà nelle ore precedenti al ritrovamento del corpo.
Caddero quindi i requisiti per un procedimento penale per
occultamento di cadavere, ma fu valutata la condotta negligente
della figlia dei confronti dell'anziana madre (Gherardi et al.,
2004).
Caso 2. Un caso molto discusso a livello mediatico riguardò un uomo
giunto all'ospedale di Chicago ferito alla gamba a causa di un
incidente. Dopo diverse operazioni l'uomo fu dimesso
ripresentandosi, però dieci giorni dopo al pronto soccorso
dell'ospedale con larve che fuoriuscivano dalla ferita della gamba.
Gli avvocati d'entrambe le parti interrogarono i propri esperti per
risalire alla data in cui tale infestazione si era originata e
quindi per stabilire eventuali responsabilità. Gli entomologi
stabilirono che l'infestazione era attribuibile a Phaenicia
sericata, mosca abbondante nella zona di Chicago in quel periodo
dell'anno. Assumendo che la temperatura sotto le bende fosse
compresa tra i 29°C e i 35°C si poté stabilire che, in tali
condizioni, il tempo necessario a Phaenicia sericata per
raggiungere lo stadio post-feeding è quantificabile in tre giorni
dalla deposizione. In quella data il paziente si trovava in casa e
non nell'ospedale che fu scagionato da ogni responsabilità
(Greenberg, 1984).
8. Conclusioni e prospettive
future
Come evidenziato nei paragrafi precedenti, la precisa stima del
P.M.I. rimane il dato più indicativo dell'approccio entomologico
alle indagini medico-legali. Molti aspetti però devono ancora
essere approfonditi, a causa delle innumerevoli variabili
esistenti, per dare piena dignità probatoria ad uno strumento
investigativo divenuto oramai irrinunciabile. Anzitutto formare le
coscienze e le conoscenze del personale che normalmente interviene
sulla scena del crimine: annotare e documentare con precisione
certosina le condizioni ambientali in rapporto agli stadi di
decomposizione del corpo ed all'influenza reciproca che entrambi
possono esercitare sulla biocenosi cadaverica.
La conoscenza dell'etologia e della fisiologia degli insetti è
inoltre ancora incompleta e contribuisce ad allargare uno spettro
delle variabili: la lunghezza del giorno (fotoperiodo), le
temperature ambientali e cadaveriche, la tendenza diurna o notturna
all'ovodeposizione, i fenomeni di diapausa, competizione,
parassitismo e predazione alterano drasticamente lo sviluppo
dell'entomofauna (Amendt et al., 2004). Ma se a ciò si aggiungono
situazioni d'isolamento fisico, occultamento (es. tramite materiali
sigillanti), spostamento, esposizione ad agenti chimici e fisici
(es. corpi carbonizzati), presenza di fauna non specializzata
(formiche, ratti, altri mammiferi, etc.), seppellimento ed
immersione dei cadaveri si comprende come l'interpretazione delle
variabili diventi estremamente complessa. Il ruolo dell'acqua nei
fenomeni degradativi cadaverici e nella colonizzazione degli
artropodi acquatici ha ricevuto la minor attenzione da parte degli
studiosi, non esistendo ad oggi dei modelli affidabili (Amendt et
al. 2004). Lo studio delle conoscenze scientifiche si sta,
nell'ultimo decennio, sempre più consolidando così come
l'esperienza derivante dall'applicazione a casi reali.
Per ciò che attiene all'approccio biomolecolare all'Entomologia
Forense, il maggiore ostacolo consiste nella mancanza di dati
genotipici dell'entomofauna italiana. Le banche dati genetiche per
le specie d'interesse forense sono per lo più frutto di studi
condotti su popolazioni di insetti nelle aree nordeuropee ed
americane e non possono essere applicate indiscriminatamente sugli
esemplari campionati sul nostro territorio. Considerata l'elevata
variabilità genetica ed ambientale in campo entomologico, non
sarebbe rigoroso estrapolare i dati in conformità a comparazioni
che non tengono conto della tipicità del nostro ecosistema.
D'altronde le valutazioni statistiche che ponderano l'unicità dei
profili genotipici umani, ordinariamente utilizzate nelle nostre
aule di Giustizia, sono considerate attendibili grazie ai confronti
con i consolidati dati genotipici riferiti ai differenti ceppi
della popolazione mondiale.
è quindi auspicabile, da parte dei nostri atenei, il potenziamento
della ricerca di base in tale settore. Moltissime speranze sono poi
riposte nello sviluppo dei marcatori molecolari "RNA-based"
(analisi dei trascritti mediante mRNA differential display) e
proteomici (fattori della trascrizione tra cui TATA-box binding
protein) per l'identificazione univoca dello stadio di sviluppo
dell'insetto (Ames et al., 2004). Ciò permetterebbe di velocizzare
e semplificare notevolmente le attuali attività di laboratorio
producendo un risultato difficilmente "attaccabile" nel contenzioso
penale. Infine è ipotizzabile che tra qualche tempo saranno
sviluppati marcatori molecolari in grado di identificare, come per
l'uomo, il singolo insetto, permettendo la tracciabilità di un dato
esemplare lungo tutto i suoi cicli vitali.
La correlazione tra il cadavere e l'entomofauna mediante l'analisi
del DNA umano presente all'interno degli artropodi richiede la
predisposizione del laboratorio interessato per l'applicazione di
metodiche estrattive "high-purity" e per le analisi in alta
sensibilità (DNA-LCN). Inoltre, come anche già evidenziato, un
ulteriore limite è anche offerto dalla scarsa attenzione/conoscenza
prestata a quest'approccio da parte di chi opera nel sopralluogo e
dei medici legali in sede di autopsia (Gomes et al., 2006). In un
futuro prossimo l'analisi genotipica trarrà comunque notevole
vantaggio dallo sviluppo della tecnologia dei microarray che
permetterà, tra le altre cose, anche la tipizzazione del genotipo
umano e dell'insetto con una singola analisi.
In conclusione l'entomologia forense rappresenta uno strumento
investigativo e giudiziario indispensabile unitamente a tutte le
altre branche della criminalistica. Lo sforzo umano ed economico
impiegato da molti Paesi viene costantemente ripagato dalla
risoluzione di casi giudiziari soprattutto di quelli definiti
"senza apparente motivo". In Italia tale studio è attualmente ad
appannaggio di pochi ricercatori che con estrema dedizione e
elevata professionalità trainano la ricerca in questo affascinante
mondo degli insetti: a questi le forze di polizia si stanno
affiancando soprattutto negli ultimi anni, come le recenti cronache
testimoniano. Grazie alle collaborazioni con scienziati nel
precipuo settore, infatti, si cerca di diffondere la cultura
dell'entomologia nonché, soprattutto, l'immediato risvolto pratico.
Le aule dibattimentali, notoriamente prudenti verso le "nuove
esperienze", si stanno aprendo a questo nuovo mondo, contribuendo,
con la casistica giuridica, a spingere verso la necessità di
impiegare le larve come "nuove fonti di prova".
Un autorevole scienziato forense diceva che "su una scena del
crimine ogni "evidence" parla: sta alla capacità dell'operatore
saper ascoltare" ed il mondo degli insetti sicuramente rappresenta
un coro che, almeno al momento non sempre siamo in grado di
apprezzare.
"Era stata finora occulta la generazione di questo terribile
insetto, ed a me è toccata la sorte di scoprirla" (A. Vallisneri,
1733).
___________
(*) - Ufficiale addetto al Reparto Carabinieri Investigazioni
Scientifiche di Messina.
(**) - Responsabile del Forensic Entomology Laboratory (F.E.Lab) -
ASL 1 Torino.
(***) - Comandante la Sezione di Biologia Molecolare del Reparto
Carabinieri Investigazioni Scientifiche di Messina.
(1) - Dal latino Insecare = tagliare, con questo termine si intende
indicare gli animali il cui corpo è "tagliato" o suddiviso in
pezzi.
(2) - Dal greco Entèmnein = tagliare in pezzi, e dal latino
forenseum = attinente al "foro".
(3) - dal latino Fàunus, antico dio protettore degli armenti e
delle greggi.
(4) - Dal greco Sapros = decomposto e Phagein = mangiare.
(5) - Dal greco Nekros = morto, e Biotos = vitale, quindi "che vive
su ciò che è morto".
(6) - Dal greco Nekros = morto e Phagein = mangiare.
(7) - Insieme di tutti gli organismi.
(8) - Dal greco Dis (due), Pteron (ala).
(9) - Dal greco Koleos (astuccio) e Pteron (ala).
(10) - La quantità di calore richiesta per lo sviluppo di un
insetto dall'ovodeposizione ad un qualsiasi stadio di sviluppo può
essere calcolata in termini di gradi/ore accumulati (ADH,
Accumulated Degree Hours) o di gradi/giorni accumulati (ADD,
Accumulated Degree Days, giorni): ogni stadio di sviluppo richiede
una precisa "quantità di temperatura" e ogni specie ha bisogno di
un numero specifico di gradi/ora o gradi/giorno per completare il
suo sviluppo a temperature definite.
(11) - Successo iniziale o Fallimento finale.
(12) - Sia per le indagini di P.G. sia nell'identificazione di
cadaveri in casi di mass fatality.
(13) - Low copy number: DNA in basso numero di copie.
(14) - Una sorta di "contrassegni" molecolari.
(15) - Tassonomia, dal greco taxinomia, che deriva dalle parole
taxis = ordine, e nomos = regole.
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