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"E la quinta consolazione è la
disciplina.
Anche il borghese ha la sua disciplina, e gli serve a soddisfare i
bisogni; ma la nostra va più lontano, e ci serve a vincere tutti i
bisogni e tutte le miserie: la fame, la sete, la paura, la fatica.
Quando la disciplina del borghese non ne può proprio più, allora
comincia appena la disciplina del militare. Noi siamo di quelli che
partono anche se piove; e digeriscono anche se non hanno mangiato;
a fan paura alla più brutta paura; e riescono a ogni costo, e non
cercano scusa mai; e quando son morti, rispondono ancora
all'appello e vanno all'assalto 7 volte almeno".
Piero Jahier
Con me e con gli alpini (l'opera è in
libreria per i tipi Mursia, al prezzo di euro 16,00)
Una delle più belle liriche in versi e prosa scritte durante la
Prima guerra mondiale. Con me e con gli alpini è un'opera davvero
singolare, frutto del particolare stile linguistico e descrittivo
dell'Autore. A momenti di intensa poesia si alternano brevi prose,
secondo un ritmo narrativo sospeso tra intima commozione umana,
ardore patriottico ed un altissimo senso della responsabilità del
momento storico.
Il libro è una lettura fuori dall'ordinario; in essa traspare
chiara la volontà di ricercare all'interno della vicenda bellica,
comunque tragica e dolorosa, i valori di fratellanza, di umanità e
di purezza che l'Autore pone al di sopra di qualsiasi accadimento
che possa turbare la sua limpida visione del mondo.
Il frutto delle esperienze vissute durante la guerra costituisce il
materiale narrativo che viene selezionato e proposto dall'Autore
attraverso un'originale rielaborazione stilistica che evidenzia una
forte tempra morale e il tentativo di razionalizzare e sistemare il
convulso succedersi degli eventi. Da questo materiale narrativo
Jahier trae i protagonisti della sua opera, il cameratismo, gli
alpini, la montagna, e li pone come pietre militari di un percorso
esistenziale che non vuole smarrirsi nei meandri del dolore e del
sacrificio.
Con me e con gli alpini è un diario scritto al fronte tra il marzo
del 1916 e il luglio del 1917; del diario - però - ha soltanto la
struttura logico-formale, mentre il contenuto è lo sviluppo di
sentimenti e di ideali che assurgono a valenza universale.
Piero Jahier ci racconta le sue esperienze come tenente degli
alpini con umiltà, con dedizione, con la forza della serenità di
chi ha coscienza delle proprie responsabilità e le vive sino in
fondo. Un'alta idealità morale, come un inno all'etica del dovere.
Sospesa tra prosa e poesia, l'opera è un canto alla vita,
nonostante la morte.
"Per tutto ciò che era organico, distribuzione e
schematizzazione, essi ranked con fin eccessiva evidenza dal Regio
Esercito, mentre i garibaldini facevano del loro acre meglio per
scostarsene radicalmente; il fatto si era che i capi badogliani,
eleganti, gentlemanlike, vagamente anacronistici, consideravano la
guerriglia nient'altro che il proseguimento di quella guerra
antitedesca di cui la disastrosa fretta dell'8 settembre non aveva
permesso la formulazione dettagliata, ma che era praticamente
formulata e bandita".
Beppe Fenoglio
Il partigiano Johnny (Il partigiano
Johnny è in libreria per i tipi Einaudi, al prezzo di euro
10,50)
Il partigiano Johnny è uno dei più bei romanzi sulla Resistenza
ed una delle migliori opere di Beppe Fenoglio. Si tratta di un
romanzo complesso per le ardite sperimentazioni linguistiche
dell'Autore, per l'ampiezza del racconto, per le forti tensioni
morali che si agitano nell'animo del protagonista, per il valore
tragico ed epico degli eventi narrati. Nondimeno, è un affascinante
viaggio nel mondo della Resistenza, vista e vissuta all'interno
delle formazioni azzurre.
Le Langhe, la città di Alba, paesi e villaggi del Piemonte, colline
e campagne, un ambiente quasi fiabesco, ma tragicamente reale, in
cui gli scontri a fuoco, le fughe disperate e la stessa vita
quotidiana si rincorrono con un ritmo narrativo incalzante, reso
estremamente appassionante da uno stile sobrio, asciutto,
essenziale. Il protagonista del romanzo incarna le inquietudini e
le speranze di un'intera generazione travolta dalla guerra, messa
di fronte a scelte drammatiche e definitive. La scelta è chiara,
irreversibile, assoluta nel suo valore esistenziale e accompagna
costantemente il partigiano Johnny nei lunghi mesi di lotta. La
bellezza del romanzo, però, non è soltanto nella sagace e attenta
ricostruzione delle vicende umane, in un periodo della nostra
storia controverso e tormentato, durante il quale le sfumature
psicologiche lasciano necessariamente spazio alla determinazione ed
al coraggio individuale.
Il partigiano Johnny è anche il romanzo delle Langhe, di una terra
dal fascino ancestrale, di una realtà contadina semplice e forte,
di un sistema di vita basato sulla tradizione, il buon senso, la
solidarietà e quanto vi è di essenziale. In tutto ciò il mondo
della resistenza prorompe con tutte le sue passioni, la sue ferrea
volontà di combattere, la sua primordialità militare, i suoi scarni
ma rigidi codici di comportamento. E il mondo della Resistenza
appare nel romanzo in tutte le sue particolarità, nelle sue diverse
e distanti anime, sospeso tra formazioni "azzurre" e formazioni
"rosse", tecnicamente tra divisioni e brigate. La coesistenza non è
facile, ma è necessaria, ed assume - talvolta - connotazioni
umanamente fragili e quasi divertenti, come quando l'oggetto del
contendere diventano le ragazze di Santo Stefano Belbo, grosso
paese dove confluivano le aree azzurre e rosse e dove il
confronto-scontro assumeva tutt'altra natura: "Lo spirito di corpo
provocò poi frizioni e provocazioni, duelli, e i due comandi, non
potendo permettersi l'idea di porre Santo Stefano off limits,
istituirono per le domeniche un'apposita e mista polizia
militare".
Certamente una lettura umanamente densa e profonda, capace di
coinvolgere il lettore dalla prima all'ultima pagina.
"Al lato della pista si è fermato un generale. È Nasci, il
comandante del corpo d'armata alpino.
Sì, è proprio lui che con la mano alla tesa del cappello ci saluta
mentre passiamo. Noi, banda di stracciati. Passiamo davanti a quel
vecchio dai baffi grigi. Stracciati, sporchi, barbe lunghe, molti
senza scarpe, congelati, feriti. Quel vecchio col cappello d'alpino
ci saluta. E mi sembra di rivedere mio nonno".
Mario Rigoni Stern
Il sergente nella neve
(Il sergente nella neve è in libreria per i tipi Einaudi, al
prezzo di euro 10,00)
La storia della ritirata dalla Russia da parte dell'Armir. Il
sergente nella neve racchiude i ricordi di un protagonista di quei
tragici eventi. Ricordi semplici, immediati che sgorgano come un
fiume in piena; ricordi che vogliono soltanto raccontare fatti,
persone, il freddo e la fame. Non si tratta, però, di un resoconto,
ma di una testimonianza umana in un mare di neve in cui si può
sprofondare e non riemergere mai più. Una fuga interminabile per
sfuggire al nemico e al candido, gelido abbraccio dell'inverno
russo, che senza tregua non lascia scampo a chi è stanco, a chi
viene ferito o fatto prigioniero.
Senza armi, senza cibo, quasi senza vestiti, al soldato non rimane
che aggrapparsi alla speranza di tornare a casa o, come
insistentemente si domandano gli alpini, di "rivarem a baita".
Animati solo da una ferrea volontà di sopravvivenza, questi uomini
riescono a compiere qualcosa di sovrumano, a vincere la fame e il
freddo, a rompere i continui accerchiamenti delle preponderanti e
molto meglio equipaggiate forze russe, a portare a termine una
ritirata impossibile. Il racconto è appassionante per le
incredibili vicende narrate; è oltremodo toccante per la tragedia
umana che si consuma in ognuno di quei lunghissimi giorni, in ogni
piccolo passo nella neve che può condurre alla salvezza, ma che può
essere anche l'ultimo. Pochi sono riusciti a raccontare un evento
così incredibile con una tale serenità d'animo che non suscita
sentimenti di rivalsa o, peggio ancora, di odio, e con una capacità
descrittiva che non trascura i particolari in uno sguardo d'insieme
particolarmente efficace e penetrante. L'umanità che traspare dal
libro stempera le visioni più agghiaccianti e rende più
sopportabili le efferatezze che qualsiasi guerra porta con
sé.
Molte sono le emozioni che suscita Il sergente nella neve; è
impossibile, poi, non fermarsi di tanto in tanto nella lettura e
meditare su quanto narrato, su quanto sofferto e vissuto.
Leggendo questo libro non si possono facilmente dimenticare i tanti
nomi citati, i nomi degli uomini e i nomi dei tanti reparti
militari, soprattutto nomi di battaglioni che ricorrono
costantemente, a memoria di tutti quegli uomini che non sono stati
citati personalmente e che sono rimasti per sempre nella
neve.
Questo è un libro che dovrebbero leggere tutti: le generazioni che
hanno vissuto in presa diretta quegli eventi e, in special modo, le
generazioni che - forse - hanno saputo solo qualcosa dai libri di
scuola, magari in modo generico ed offuscato.
"Questa fede che mi pare sopravviva in ognuno di noi e regni
sovrana negli Eserciti, è quella dell'ONORE.
Non scorgo in essa alcun indebolimento, niente che l'abbia
consumata. Non è un idolo, anzi, per la maggiore parte degli
uomini, è un dio, e un dio attorno al quale molti dei più grandi
sono caduti. La caduta di tutti i loro templi non ha demolito la
sua statua.
Una vitalità indefinibile anima questa bizzarra virtù, orgogliosa,
che si tiene in piedi in mezzo a tutti i nostri vizi, accordandosi
anche con essi al punto di accrescersi della loro energia.
Mentre tutte le Virtù sembrano discendere dal cielo per darci la
mano ed elevarci, questa sembra emergere da noi stessi e tendere
fino al cielo. È una virtù tutta umana che si può credere nata
dalla terra, senza palma celeste dopo la morte; è la virtù della
vita".
Alfred de Vigny
Servitù e grandezza della vita militare
(l'opera è in libreria per i tipi Fazi Editore, al prezzo di
euro 14,46)
Uscito nel 1835 Servitù e grandezza della vita militare,
contiene tre racconti lunghi: Lauretta, la veglia di Vincennes e
Vita e morte del Capitano Renaud, Bastone di giunco, i primi due
ricompresi nei ricordi di servitù militare, mentre il terzo
costituisce il libro III, quello dei ricordi di grandezza
militare.
L'opera di de Vigny, ritenuta di straordinaria modernità, nasce
dalla particolare esperienza di vita di un nobile francese, per
lungo tempo ufficiale di carriera, che entra in servizio a soli
quindici anni, ma nel momento storico in cui la stella napoleonica
è ormai declinante e inizia il tempo della Restaurazione. Disilluso
e disincantato, de Vigny nel suo libro riesce a cogliere i più
profondi sentimenti umani nelle vicende belliche e nella
quotidianità di una vita militare fatta di miserie, di grandi
passioni e dell'esercizio delle più alte virtù.
Rivolto prevalentemente a un pubblico militare, l'opera, seppur
ideata come un testo didascalico e morale, costituisce un libro di
straordinaria umanità che travalica le stesse originarie intenzioni
narrative. A tal proposito, lasciamo parlare direttamente l'Autore:
"L'esercito è cieco e muto. Colpisce davanti a sé dal luogo in cui
viene posto. Non vuole niente e agisce su impulso.
È una grande cosa che viene mossa e uccide; ma è anche una cosa che
soffre". In questa visione letteraria c'è tutta l'immagine di un
mondo e di una concezione delle cose militari sospesa fra
tradizione e modernità, dinastia e rivoluzione, necessità e
umanità. Da questo quadro d'insieme, l'Autore sovente scende ad
indagare stati d'animo e valori individuali, come quando distingue
il comando dall'obbedienza: "Mi sembra che esistano due specie di
grandezza Guerriera o di fascino della vita d'armi: la specie del
comando e quella dell'obbedienza.
Una è tutta esteriore, attiva, brillante, fiera, egoista,
capricciosa: via via che la civiltà diverrà più pacifica, essa si
farà sempre più rara e indesiderata; l'altra invece è tutta
interiore, passiva, nascosta, modesta, devota, perseverante, e
verrà onorata ogni giorno di più.
Oggi, col venir meno dello spirito di conquista, ciò che di
valoroso può apportare un carattere elevato al mestiere delle armi,
mi sembra consistere non tanto nella gloria del combattere quanto
nell'onore di soffrire in silenzio e di adempiere con costanza a
dei doveri spesso odiosi".
Molti sono gli spunti di riflessione che offre il libro, piacevole
e scorrevole è la sua lettura, oltremodo affascinante il mondo che
si agita, vive e soffre all'interno dei tre splendidi
racconti. |