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Il 20 ottobre 2006, alla presenza del
Comandante Generale dell'Arma dei Carabinieri, di autorità civili e
militari, dei familiari e del Corpo accademico dell'Istituto, ha
avuto luogo la Cerimonia del giuramento degli Ufficiali
frequentatori del 186° Corso di Applicazione "Dignità".

Intervento del Comandante della Scuola
Ufficiali Carabinieri
Signor Comandante Generale,
sicuro interprete dei
sentimenti del corpo accademico, degli ufficiali allievi e del
quadro permanente, le sono grato per la sua ambita presenza,
che conferisce particolare solennità alla giornata più
significativa dell'Anno accademico del massimo Istituto di
Formazione dell'Arma.
Rivolgo un sentito ringraziamento al Signor Generale Comandante
delle Scuole dell'Arma, alle Autorità e a tutti i gentili ospiti
che con la loro presenza aggiungono valore ai significati della
cerimonia che ci apprestiamo a celebrare.
Un commosso e deferente pensiero ai nostri Caduti che, con il loro
sacrificio, hanno scritto indelebili pagine di storia della nostra
Istituzione e a quei colleghi, non più in servizio, che, prima
quali maestri ed oggi come esempio, ci indicano la giusta strada da
percorrere.
Un saluto, infine, ai membri del CoCeR qui presenti.
Ufficiali del 186° Corso di Applicazione siete qui chiamati oggi,
al cospetto della nostra Bandiera e del Signor Comandante Generale,
ad un solenne atto che dichiarerà la vostra lealtà alla
Patria.
Vi apprestate a giurare fedeltà.
Il Giuramento è l'impegno più solenne che un uomo possa contrarre
soprattutto verso se stesso, è un atto sacramentale che affonda le
sue radici in tempi immemori, eppure, a tanti secoli di distanza,
la fedeltà e la lealtà sono rimasti i capisaldi di
quell'impareggiabile patrimonio di valori che il militare onora e
custodisce.
Giurerete di osservare fedelmente la Costituzione e le leggi dello
Stato, cioè la struttura di base della nostra democrazia, nonché
l'identità della nostra Nazione.
Quando, tra breve, a me volgerete la sciabola, simbolo non di
offesa ma fulgido araldo delle vostre parole, pronunciando la
formula del Giuramento, ricordate che lo farete soprattutto
dinnanzi a voi stessi, come coronamento di quella scelta che vi ha
portato oggi ad essere fieri rappresentanti nelle file della
gloriosa Arma dei Carabinieri.
L'impegno che vi accingete a suggellare sarà certamente gravoso, ma
nel difficile cammino di Comandanti avrete sempre la consapevolezza
di ricoprire un incarico pieno di gratificazioni, coscienti che il
vostro operato si dovrà tradurre - anche e soprattutto - nella
vostra capacità di infondere nei cittadini quel senso di giustizia
e di sicurezza che si aspettano da voi.
A voi, giovani Ufficiali spetterà:
- l'obbligo di rispettare le leggi ed il dovere di assicurare il
rispetto delle regole da parte di tutti;
- la capacità di ottenere la fiducia del singolo, diffondendo la
percezione di un contesto sociale ispirato alla civile ed ordinata
convivenza.
Solo in questo modo otterrete dai vostri collaboratori quella
dedizione tenace e incondizionata e quell'impegno silente,
costante, proprio di chi riconosce nel Comandante la guida,
l'esempio, il modello da emulare.
Questo sarà il vostro ambito premio, il vostro vero appagamento per
tutto l'impegno quotidianamente profuso.
Incontrate ora, giovani ufficiali, lo sguardo affettuoso dei vostri
familiari, che in questo giorno si colma di orgoglio.
A loro, che vi hanno educato alla lealtà, all'onestà ed alla
solidarietà, dedicate questi momenti e con loro condividetene
l'emozione. L'Arma intera crede nel vostro futuro.
Siamo certi di aver intrapreso un cammino che ci porterà a formare
giovani forti, nei quali riconosciamo l'entusiasmo che è anche in
ciascuno di noi e nei vostri insegnanti.
Con questa certezza e fiero di essere il vostro Comandante, vi
invito a prestare giuramento di fedeltà alla Repubblica Italiana e
vi auguro, di vero cuore, tutte le fortune che la vita ha in serbo
per voi e che, ne sono sicuro, si identificheranno con quelle
dell'Arma.
Intervento del Comandante Generale
dell'Arma dei Carabinieri
Cari giovani Ufficiali del 186° Corso "Dignità"!
Colleghi Ufficiali,
Gentili ospiti,
Sono particolarmente lieto di
essere qui, oggi, a presiedere in occasione del Vostro
giuramento di fedeltà alla Repubblica, questa cerimonia
solenne che appartiene alla Storia di questo prestigioso
Istituto.
Rendo prima di tutto un deferente omaggio alla Bandiera d'Istituto
e rivolgo un commosso pensiero ai nostri Caduti di tutti i tempi
che per Essa, in Patria e all'estero, hanno sacrificato la loro
vita per il bene comune e la difesa della legalità.
Un sentito ringraziamento a tutti i graditi ospiti che, in questa
stupenda cornice, testimoniano l'affetto e la stima che da sempre
mostrano verso l'operato dell'Arma.
Un affettuoso saluto ai colleghi non più in servizio, custodi delle
memorie, delle tradizioni e dei nostri ideali.
Al Corpo Accademico e al Quadro permanente, che con impareggiabile
dedizione provvedono alla Vostra formazione, il riconoscente grazie
a nome dell'intera Istituzione.
Al Comandante delle Scuole, Gen. C.A. Corrado Borruso e al
Comandante della Scuola Ufficiali, Gen. Div. Massimo Iadanza, il
mio vivo apprezzamento per la loro appassionata opera di comandanti
e di educatori.
Il mio fervido e grato saluto va anche agli organi della
Rappresentanza, mentre ai giovani allievi dell'Accademia Militare
di Modena, che a breve indosseranno la sospirata stelletta e
varcheranno, finalmente, la soglia di questo Istituto, va il mio
paterno e affettuoso incoraggiamento all'impegno negli studi che si
apprestano a concludere in questo anno accademico.
Ufficiali del 186° Corso,
l'odierno Giuramento non soltanto rinnova, oggi, un impegno d'onore
che avete già assunto, ma vi consacra formalmente in un nuovo stato
giuridico, quello di Ufficiali dell'Arma dei Carabinieri, segnando
un passaggio di straordinaria importanza nella vostra vita di
uomini e di soldati.
Il Giuramento è un atto sacro e solenne, che vi impegna
individualmente, sul piano etico e professionale, per tutta la
vita.
Un atto che affonda le proprie radici nei tempi remoti.
Nell'Antico Testamento esso si compiva invocando ad alta voce
Jahvèh. Per i Greci era Zeus il supremo garante della parola
data.
I soldati romani dichiaravano oralmente la loro devozione e fedeltà
nei confronti dei loro comandanti con l'atto del sacramentum, cioè
quanto di più sacro potesse esprimere un uomo in termini di impegno
morale, esponendosi alla grave colpa di sacrilegio in caso di
violazione.
Sacralità, solennità e oralità hanno costantemente caratterizzato
tutti i giuramenti e hanno mantenuto, fino ai giorni nostri, un
significato profondo, capace di incidere indelebilmente sulle
coscienze e di far maturare, nel cuore di chi ha giurato, uno
ineludibile senso di fedeltà e di lealtà per non venire mai meno
alla parola data.
Fedeltà e lealtà sintetizzano mirabilmente l'immenso patrimonio di
valori che il militare è chiamato ad onorare e custodire; valori
tra i quali mi piace richiamare, oggi, anche quello cui è
intitolato il Vostro corso: la Dignità.
La fedeltà come assoluta rispondenza ad un impegno liberamente
assunto e alla fiducia accordata. La lealtà come onestà dichiarata,
costantemente associata a franchezza e sincerità. La dignità come
trasparenza morale, altruismo, senso di responsabilità e giusto
amor proprio.
Oggi giurate, anzitutto, di "essere fedeli alla Repubblica
Italiana". In questa formula si rispecchia il credo
dell'Arma.
La Sua "fedeltà nei secoli" è la Vostra di oggi, ereditata da
quella di chi Vi ha preceduti e che voi trasmetterete a quanti Vi
seguiranno.
Il dovere di fedeltà che oggi assumete non impegna soltanto le
Vostre coscienze, ma l'intera Istituzione cui appartenete.
Onorate questo impegno a tutti i costi, come hanno saputo fare, in
quasi duecento anni di storia, i nostri Eroi di ieri e di
oggi.
Con l'impegno ad "osservare la Costituzione e le leggi", le
fondamentali regole della nostra Repubblica, l'Ufficiale dei
Carabinieri assume anche il dovere di assicurarne il rispetto da
parte di tutti.
Fatelo sempre fedelmente e lealmente; siate degni del privilegiato
ruolo che lo Stato Vi affida. Difendete la legalità ispirandovi
costantemente ad un imperativo di giustizia e fatelo sempre con
"disciplina ed onore", così come con "disciplina ed onore" siete
tenuti ad adempiere "tutti i doveri" del Vostro stato.
Disciplina e onore sono, fra tutti, i valori più autentici e
profondi delle Forze Armate: su di essi si fonda la coesione e
l'efficienza delle istituzioni militari.
La disciplina militare - non dimenticatelo mai - è la massima
espressione della consapevole condivisione dei supremi fini
istituzionali.
Non consideratela mai un limite, mai un'imposizione.
Essa è parametro di ordine e di armonia degli sforzi dei singoli,
sotto il comune denominatore degli indeclinabili principi di
fedeltà, lealtà e amor di Patria.
Questa è la vera disciplina!
L'onore dovrete meritarlo ogni giorno sul campo!
Esso suggellerà ogni vostro gesto o semplice pensiero, nel
quotidiano esercizio delle responsabilità che vi saranno affidate,
obbedendo soltanto all'imperativo del dovere, dell'onestà e della
coerenza.
La Vostra vera forza sarà la consapevolezza di essere al "servizio"
della collettività, veri servitori dello Stato, di interpretare un
ruolo straordinariamente utile e gratificante.
Quella forza, alimentata dalla tensione ideale che oggi Vi anima,
Vi consentirà, ne sono certo, di onorare la Vostra missione con lo
slancio del vostro giovanile entusiasmo, quello stesso slancio che
ha ispirato la scelta di servire la Patria, al fine di tutelare i
supremi beni della libertà e della ordinata civile
convivenza.
Dedicatevi ai Vostri collaboratori, siate per loro modello
esemplare di principi e, soprattutto, di comportamenti.
Apprezzate e valorizzate i loro sforzi, incoraggiateli a superare
le inevitabili difficoltà della quotidianità, occupatevi dei loro
problemi ed adoperatevi concretamente per risolverli.
L'esercizio del comando è soprattutto questo: dare l'esempio e
servire. Vi ricambieranno con la loro straordinaria
dedizione.
Vi regaleranno una messe di emozioni che arricchirà la Vostra vita.
E, come è accaduto a ciascuno di noi, non li dimenticherete mai,
così come loro non dimenticheranno mai Voi.
Cari giovani Ufficiali del 186° Corso,
sono certo che saprete compiere fino in fondo l'alta missione che
oggi l'Arma vi affida e Vi auguro, con sincero affetto, ogni
migliore fortuna. |