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Sandro
Montanari
Gigi Avanti
Alle prese con la famiglia.
Esperienze e riflessioni sui nodi centrali della vita
Edizioni Paoline, 2006, pagg.
123, euro 9,00
Si trascura a volte il fatto che, prima di trasformarsi in
problema, la famiglia è una realtà; ma ancor più non si pensa che a
far diventare la famiglia un problema sono spesso i suoi membri con
quella loro pretesa di volerla perfetta, liscia come l'olio,
dimenticando che il medesimo olio arriva a essere liscio dopo e
grazie a un naturale processo di trasformazione di ogni singola
oliva.
Non si dà, cioè, peso e importanza al fatto che la capacità di star
bene o di star male dipende anche da come ci si pone nei confronti
della realtà, da come si reagisce o si interagisce con essa… né più
né meno come star seduti comodi o scomodi dipende anche da come ci
si siede e non solo dalla sedia.
In altri termini, una realtà può diventare un problema quando non
la si accetta per quello che è, quando si sprecano troppe energie
per resistervi, quando la si osserva e interpreta sempre e solo
attraverso un'unica lente, quando la si ritiene sbrigativamente
ostile, quando perde quella poliedricità e quelle sfumature che le
sono proprie per appiattirsi e trasformarsi in un tracciato
monocolore.
Ciò accade in ragione di un meccanismo particolare che potremmo
chiamare meccanismo della «mente chiusa e rigida».
In virtù di tale meccanismo la mente, prima ancora di mettersi
nella condizione di raccogliere dati provenienti dall'esterno o
dopo averne raccolti soltanto alcuni, preferisce partire solitaria
per la tangente delle supposizioni, delle congetture, delle
interpretazioni, delle ansietà circa il futuro, delle
recriminazioni circa il passato.
Così facendo, il risultato è che si può soffrire di più per quello
che la nostra mente pensa, che non per quello che la realtà
offre.
Individuato, in tale modo, uno dei meccanismi generatori dei
problemi occorre a questo punto riconoscere che, ribaltando la
logica ad esso sottesa, si potrà scoprire uno dei meccanismi
risolutori degli stessi. Infatti anche lo stesso Einstein
affermava: «non si può risolvere un problema con lo stesso modo di
"pensare" che lo ha generato».
Come dire che se a generare il problema è una «mente chiusa e
rigida», a risolverlo potrebbe essere una mente (e un cuore, perché
no?) elastica, capace di aprirsi a letture alternative della realtà
e di osservarla, conoscerla e viverla nelle sue molteplici
dimensioni. In genere, chi ha una mente «aperta e flessibile» tende
ad accedere a gradi di libertà e consapevolezza che gli consentono
di percorrere con pienezza e intensità i sentieri della vita. Ed è
curioso constatare come sia proprio tale tipo di persona ad essere
in grado di sperimentare quanto la accettazione più o meno serena
della realtà aiuti nell'esplorarla e nell'individuare in essa,
oltre che in se stessi, quelle risorse utili per trasformare il
problema.
Se questo vale in generale, vale in particolare per la famiglia
dove la rete dei rapporti, anche trigenerazionali, è, per sua
natura, complessa e dove la corda che tiene collegati i suoi membri
si fa a volte troppo tesa oppure nodosa.
I nodi problematici che si presentano nella vita familiare, nella
sua storia e nelle sue espressioni relazionali, sono talvolta così
stretti e duri da non potersi sciogliere, ma fanno pur sempre parte
della corda e ogni sforzo per scioglierli, mosso sempre e solo
nella medesima direzione (espressione del meccanismo di
funzionamento della «mente chiusa e rigida»), assomiglia sovente
allo sforzo di «voler raddrizzare l'ombra di un bastone
storto».
Sembrerebbe, quindi, più ovvio e conveniente farsene una ragione
anche mediante un atteggiamento di sana accettazione fatalistica
della realtà… evitando però con cura di cadere nella melma di una
sospirosa rassegnazione vittimistica, ma iniziando a confrontarsi
con essa da altre angolature, avviando così processi di
trasformazione interiore.
La consapevolezza adulta dell'inevitabilità dei nodi problematici
costituisce, pertanto, uno degli alimenti principali per la mente
pensante (aperta e flessibile). Tale presa di coscienza può far
nascere, nell'individuo, la spinta a mettersi in discussione e
cambiare al fine di vivere meglio tra le pareti familiari ed
affrontare, con maggiore competenza e creatività, i compiti
evolutivi e le situazioni che la vita gli prospetta.
I concetti sopra delineati sono ben approfonditi e ampliati nel bel
libro "Alle prese con la famiglia. Esperienze e riflessioni sui
nodi centrali della vita" scritto da Sandro Montanari, giudice
onorario del Tribunale per i Minorenni di Roma e psicoterapeuta
esperto di dinamiche familiari, che da anni si contraddistingue per
il pregevole impegno profuso in attività di tutela del minore e
della famiglia, e da Gigi Avanti, consulente familiare e scrittore
che, con inesauribile entusiasmo, ha dedicato e continua a dedicare
la sua vita ai giovani e alle famiglie, occupandosi, tra l'altro,
di preparazione al matrimonio e di educazione all'amore in varie
parti d'Italia.
Gli Autori, attingendo soprattutto al pozzo dei ricordi e delle
esperienze vissute, intraprendono un avvincente e autentico
dialogo, offrendo al lettore spunti di riflessione e suggestioni
proprio attorno ai nodi centrali dell'esistenza umana, quali: la
nascita, la comunicazione, il mistero del vivere, l'amore, il
rapporto tra nonni, genitori e figli, la morte e la
spiritualità.
È quindi un libro utile, se non indispensabile, per chi volesse
iniziare a confrontarsi con (piuttosto che negare) tali nodi. In
questo modo, egli avrà la possibilità di comprendere che questi, un
po' come quelli dei lacci delle scarpe, sono a volte necessari e,
se ben fatti, possono aiutare la persona a camminare meglio, magari
insieme agli (piuttosto che contro gli) altri; altre volte, invece,
possono essere trasformati o sciolti anche per consentire alla
medesima persona di sperimentarsi in nuovi ruoli e contesti
sociali.
Con l'aiuto delle coinvolgenti e, non di rado, commoventi
narrazioni contenute nel volume, che riflettono la logica della
«mente aperta e flessibile» non si raddrizzerà certo l'ombra di
un
bastone storto, ma si eviterà perlomeno di darselo in testa…
reciprocamente.
AAAA
Sergio Cimignoli
Raffaele Tortora
Luca Marzocchi
Il procedimento per
l'avanzamento degli ufficiali delle forze armate
(I diritti d'autore sono devoluti ai Vescovi del Terzo Mondo
attraverso l'opera della Chiesa)
Ed. Rivista Aeronautica, 2005, pagg.
132, euro 9,20
L'opera del Gen. Tortora e del Dott. Marzocchi ha il grande
pregio di sviluppare, in modo non "cattedratico", uno degli ambiti
più complessi delle Forze Armate: l'avanzamento dei "quadri". è
significativa, al riguardo, l'affermazione del Capo di Stato
Maggiore dell'Aeronautica che, in prefazione, nell'autorizzarne la
divulgazione, evidenzia come il settore sia "spesso noto solo ai
cultori".
La stratificazione normativa di settore, più volte novellata dal
legislatore, si presenta di difficile lettura, interpretazione ed
applicazione.
Il testo, molto agevole nella lettura, anzi in più parti pure
stimolante, risulta efficace per la pragmaticità di trattazione
laddove, nel ricostruire l'impalcatura della peculiare disciplina,
ha la caratteristica di saper riannodare ad un "lungo filo" la
stratificazione di un cospicuo numero di provvedimenti di legge
(basti pensare che anche numerose leggi finanziarie contengono
commi di integrazione e modifica) che hanno variamente inciso sulla
coerenza originaria della legge n. 1137/1955.
è di tutta evidenza l'assoluta rilevanza del tema di avanzamento
degli ufficiali che si pone l'obiettivo di procedere alla selezione
delle risorse umane, per perequare le esigenze organiche in
funzione delle delicate missioni che la Repubblica assegna alle
F.A.
L'esigenza delle F.A. di selezionare le persone preposte agli
incarichi delicati dei vertici dei singoli comparti amministrativi
ai vari livelli, secondo meccanismi che sappiano valorizzare anche
il legame fiduciario con gli organi di alta dirigenza, in analogia
a quanto introdotto nelle altre P.A. con l'art. 21 del D. Lgs. n.
29/1993, trova la sua radice proprio nei criteri meritocratici di
valutazione.
Il volume si snoda in cinque capitoli che trattano, in modo
sintetico ma ad un tempo esaustivo, il "quadro normativo", la
"procedura d'avanzamento", la "valutazione" ed il
"contenzioso".
In tale ambito, assume una significativa valenza la chiarezza
espositiva del blocco normativo, molto ben attualizzato attraverso
il sistematico inserimento di innumerevoli sentenze e decisioni
emesse (la mole delle sole decisioni del Consiglio di Stato fa
intuire la rilevanza della materia), in epoca recente, dalla
giustizia amministrativa che non possono non costituire una guida
attiva nella interpretazione applicativa della sedimentazione
normativa.
Il sistema legislativo, impostato nel 1955 ha trovato nel 1993
ulteriori momenti di attuazione, con uno specifico decreto
ministeriale individuante (già aggiornato nel 2002) le modalità
procedurali e di attribuzione dei punteggi a cura dei commissari,
facenti parte dell'organo collegiale valutativo.
Particolare attenzione è attribuita al ruolo devoluto alla
valutazione tecnica e discrezionale espressa dall'organo
valutativo, che correla la propria decisione, in una qualche
misura, anche al giudizio intuitu personae, specie per le posizioni
verticistiche.
Interessante è, inoltre, l'accostamento allo spirito della Legge n.
241/1990, che non incide sulla struttura della vigente normativa,
in forza della quale le valutazioni tecniche sono formulate con
espressioni numeriche, non realizzando affatto la omissione della
motivazione, ma concretizzando solo una particolare modalità di
attuazione, pienamente allineata alla più recente novella in tema
di "trasparenza amministrativa".
Il testo si chiude con una appendice normativa essenziale, per una
lettura del testo completa e pertinente.
Col. CC Francesco Bonfiglio
AAAA
Edoardo Chiti
L'amministrazione militare
tra ordinamento nazionale ed ordinamento globale
Vol. I, Giuffrè editore, 2006,
pagg. X-171, euro 18,00
Anche l'amministrazione militare - finalmente - suscita
interesse teorico ed adeguata attenzione da parte della dottrina
giuridica. Siamo grati al Prof. Edoardo Chiti per la sua ampia
riflessione sull'ordinamento militare nella sua attuale
conformazione, storicamente data, e - soprattutto - nelle sue
prospettive evolutive. La tesi del Prof. Chiti è allo stesso tempo
di estrema evidenza empirica e di straordinario intuito
speculativo.
L'amministrazione militare è sempre più influenzata e condizionata
dall'ordinamento globale che, lentamente ma inesorabilmente, sta
penetrando in tutti gli assetti organizzativi dello Stato, anche in
quelli che tradizionalmente e storicamente sono stati sottratti a
qualsiasi ingerenza esterna. Questo condizionamento, però, non è
meramente incidentale e settoriale, ma coinvolge l'amministrazione
militare in tutte le componenti che fondano la sua rilevanza come
apparato servente la comunità statale. In tal senso, l'Autore
individua una progressiva evoluzione della "funzione difesa", che
da esigenza prettamente nazionale sta diventando un'istanza
collettiva della comunità internazionale. In questa dinamica emerge
il concetto di sicurezza internazionale come precondizione
essenziale per garantire la pace e il rispetto di ogni singolo
soggetto dell'ordinamento mondiale. L'emersione di questa nuova
funzione globale è chiaramente rinvenibili nei sistemi giuridici
ultrastatali e nella prassi delle relazioni internazionali. La
funzione, d'altronde, condiziona strutturalmente l'organizzazione
(è quest'ultima che deve conformarsi ai compiti da svolgere,
nell'ambito delle finalità da perseguire), impone a quest'ultima i
cambiamenti necessari per adeguarsi ai nuovi compiti. Anche in
questo settore l'Autore intravede profondi mutamenti e,
addirittura, una progressiva costruzione di un'organizzazione
globale della difesa con propri singolari caratteri.
Le riflessioni del Prof. Chiti partono da un'attenta descrizione
della formazione del modello tradizionale dell'amministrazione
militare, considerando come l'analisi storica sia un'utile (se non
necessaria nel caso dell'ordinamento delle Forze armate) premessa
per l'indagine giuridica. L'assunto ci rammenta l'identità di
prospettiva speculativa fatta propria da Vittorio Bachelet nella
sua ormai famosa illustrazione giuridica della disciplina
militare(1); e sappiamo a quali fecondi risultati portò
quell'analisi, ancora in parte valida a distanza di più di
quarant'anni. L'esperienza storca, d'altra parte, dimostra la crisi
(considerata ormai irreversibile) dello stesso modello tradizionale
dell'amministrazione militare. Una crisi che ancor prima coinvolge
il paradigma statale come entità politica elementare capace di
assicurare nel futuro stabilità e sicurezza.
In sintesi, una lettura stimolante e dagli ampi orizzonti,
consigliabile non solo a chi si occupa di problemi giuridici e di
questioni inerenti all'ordinamento militare, ma anche a tutti
coloro che vogliono cogliere le dinamiche evolutive di un mondo
sempre più piccolo ed interconnesso.
Ten. Col. CC Fausto Bassetta
AAAA
Vito Tenore
L'incidenza della nuova legge
n. 241 del 1990 sulle pubbliche amministrazioni (e su quella
militare in particolare)
Cedam, 2006, pagg. XX-362+cd-rom,
euro 39,00
La nuova fatica di Vito Tenore, consigliere della Corte dei
conti e docente di diritto amministrativo militare presso la Scuola
Ufficiali Carabinieri, rappresenta un ulteriore, prezioso
contributo dottrinale nell'ambito dell'infaticabile attività
dell'Autore, quale profondo studioso dell'ordinamento
militare.
L'opera è un commento organico alla legge 7 agosto 1990, n. 241,
dopo le modifiche apportate dalle leggi n. 15 e n. 80 del 2005, con
ampi riferimenti di giurisprudenza e di dottrina. Correda il volume
una ricca appendice bibliografica consultabile anche nell'allegato
cd-rom.
Tra i primi a cogliere la straordinaria importanza della legge n.
241/1990 nella quotidiana dinamica giuridica ed operativa della
Pubblica Amministrazione, Tenore si è da subito interessato ai
peculiari profili applicativi della innovativa legislazione
nell'ambito delle Forze armate. L'interesse non è mai stato così
propizio e fecondo.
Non c'è dubbio che tra tutte le pubbliche amministrazioni quella
militare ha avvertito l'impatto della l. n. 241/1990non solo come
qualcosa di veramente innovativo, ma anche come un radicale
cambiamento rispetto a prassi e procedure consolidate nel tempo.
Ciò ha comportato una revisione sistematica dei particolari
procedimenti amministrativi militari, alla luce di principi
talvolta antitetici a quelli propri di un ordinamento fortemente
gerarchizzato. Il cambiamento, allora, è stato anche e soprattutto
culturale ed ha determinato un processo di riqualificazione
formativa che ha trovato in opere specifiche, come il presente
commentario, un valido ed irrinunciabile ausilio didattico.
Il pregio di questa opera è duplice, poiché essa costituisce un
testo di studio ed approfondimento puntuale ed efficace, ma allo
stesso tempo è un vero e proprio manuale operativo, capace di
orientare adeguatamente nella risoluzione degli innumerevoli
problemi applicativi. La stessa articolazione interna del volume
consente di cogliere immediatamente le questioni fondamentali che
l'ormai legge generale sull'attività amministrativa pone
all'interprete ed all'operatore pratico: lo svolgimento
procedimentalizzato dell'azione amministrativa e l'accesso ai
documenti amministrativi. Particolarmente interessanti le parti che
contemplano la casistica tipica riguardante le Forze armate, con
particolare riguardo alla motivazione del provvedimento, alla
comunicazione di avvio del procedimento e ai profili peculiari
dell'accesso agli atti dell'amministrazione militare.
In sintesi, l'opera di Vito Tenore è un testo fondamentale, utile
non solo a chi deve percorrere un iter formativo orientato alla
qualificazione alle funzioni direttive e dirigenziali, ma anche per
chi deve gestire quotidianamente procedimenti amministrativi più o
meno complessi.
Ten. Col. CC Fausto Bassetta
AAAA
V. Poli - V. Tenore
L'ordinamento
militare
Giuffrè editore, 2 voll., 2006, pagg.
LXI-1397 e pagg. LXI-1657, euro 105,00 e 125,00
Da tempo (da troppo tempo) non vedeva la luce un'opera giuridica
di tale imponenza sull'ordinamento militare. Per avere un'idea
sommaria della completezza e della complessità del lavoro svolto
dagli autori è utile, preliminarmente, riportare per intero il
piano dell'opera.
Il primo capitolo illustra le basi costituzionali del diritto
amministrativo militare.
Il secondo capitolo si occupa dei profili internazionali, con
particolare riguardo alle organizzazioni internazionali che
tutelano la sicurezza collettiva e alle politiche di difesa e
sicurezza comuni.
Il terzo capitolo è dedicato ai profili organizzativi relativi sia
alle strutture centrali sia agli apparati operativi.
Il quarto capitolo tratta dell'incidenza della l. n. 241/1990 in
tema di procedimenti e di provvedimenti amministrativi in ambito
militare.
Il quinto capitolo è dedicato alla leva e al sistema (orami
congelato) del reclutamento obbligatorio. Segue un sesto capitolo
che tratta del servizio civile nazionale.
I successivi sei capitoli si occupano di beni militari, di
dismissione di beni militari, di modi di acquisto coattivo dei beni
militari, di diritti militari su beni altrui, di governo del
territorio e opere militari e di appalti.
Il tredicesimo capitolo tratta la responsabilità civile
dell'amministrazione militare e dei suoi dipendenti, concludendo il
primo volume dedicato alle fonti, all'organizzazione, alle funzioni
e ai mezzi.
Il quattordicesimo capitolo apre il secondo volume, interamente
dedicato al personale militare, con il tema del reclutamento.
Seguono i capitoli che trattano dei ruoli e delle posizioni di
stato giuridico, dell'avanzamento, del trasferimento, della
sospensione dal servizio, della disciplina, della responsabilità
amministrativo-contabile del personale, dei diritti dei militari,
del trattamento economico e di fine rapporto e, infine, del
trattamento previdenziale e della tutela del rischio professionale
del personale militare.
In sintesi, un vero e proprio trattato di diritto amministrativo
militare che mette in risalto le peculiarità (non poche) di un
sistema giuridico per molti aspetti singolare. L'impresa degli
autori si pone come punto di arrivo di una pluriennale attività di
studio e di approfondimento sui temi svolti che parte da un primo
volume sistematico, edito nel 2002, sempre per i tipi Giuffrè, dal
titolo "I procedimenti amministrativi tipici e il diritto di
accesso nelle Forze armate". Lo sviluppo di quei temi e,
soprattutto, la consapevolezza che l'ordinamento militare meritasse
un'esposizione giuridica quanto più completa possibile (colmando
una lacuna troppo evidente) hanno indotto i due curatori ad
abbandonare visioni settoriale e a gettare uno sguardo, acuto e
penetrante, a 360° sulle Forze armate. Dopo numerose analisi
sociologiche, socio-psicologiche, storiche, tecnico-operative,
tecnico-amministrative (ed altro ancora), si è finalmente giunti
anche ad un'analisi giuridica a tutto campo. La maggiore utilità
dell'opera sta proprio in questo: nell'aver voluto ricondurre
l'intero ordinamento militare ai parametri interpretativi e
valutativi del diritto, senza la mediazioni di altre scienze
conoscitive. L'approfondimento teorico ha fatto emergere in tutta
la sua importanza e nel suo valore di paradigma sistematico
l'ordinamento delle Forze armate, come apparato servente,
predisposto per garantire e salvaguardare le funzioni essenziali
dello Stato. La particolare cura (talvolta anche eccessiva) con cui
l'attività di normazione giuridica ha disciplinato tutti gli ambiti
funzionali ed organizzativi di questo ordinamento dimostra il ruolo
strategico che esso gioca all'interno dello Stato e, soprattutto,
nel contesto internazionale. Questa finalità speculativa, seppur
emerge dalla trama complessiva dell'opera, non è certamente lo
scopo principiale del presente lavoro. È indubbio che i due volumi
sono stati pensati e concepiti per una utilità immediata:
consentire agli operatori pratici di orientarsi opportunamente nel
ginepraio di norme e di procedure, fornire ai cultori (non molti)
della materia un testo di riferimento, adeguato anche per un
itinerario formativo di alto livello, costituire un valida opera di
consultazione, facile e completa, per gli operatori giuridici
(avvocati e magistrati). Non sempre un'opera riesce a soddisfare
tutte queste esigenze; L'ordinamento militare ha anche
quest'ulteriore pregio. La prospettiva applicativa non nasce solo
da un preciso obiettivo editoriale, ma è particolarmente congeniale
per il profilo professionale dei singoli collaboratori, tutti
magistrati (militari, amministrativi e contabili). Ricordiamo tra
gli autori, oltre ai due curatori Vito Poli e Vito Tenore, anche
Andrea Baldanza, Rosanna De Nictolis, Adele Simoncelli, Maria
Teresa Poli, Adelisa Corsetti.
Speriamo solo che questa fatica non sia un punto di arrivo, ma
rappresenti l'inizio di un itinerario che porti a sempre più
fecondi risultati, con la certezza che si tratta - comunque - di un
vera e propria pietra miliare, difficilmente eguagliabile.
Ten. Col. CC Fausto Bassetta
AAAA
Alfio Caruso
Noi moriamo a
Stalingrado
Longanesi editore, 2006, pagg.
269, euro 16,60
è la storia sconosciuta dei 77 Ufficiali, Sottufficiali e
Soldati italiani che, nell'imprevedibilità della guerra,
condivisero con la VI Armata del Maresciallo Paulus, la IV
Panzeramee e il VI Corpo d'Armata romeno, la terribile esperienza
dell'assedio nella sacca di Stalingrado ad opera dell'Armata Rossa.
Quasi tutti appartenevano al 248° Autoreparto di stanza a Millerovo
e al 127° Autoreparto schierato a Vorosilovgrad. Tra il 14 e il 15
novembre 1942, i due Autoreparti furono inviati a Stalingrado con i
FIAT 626 per portare rincalzi e rifornimenti ai tedeschi impegnati
nella battaglia contro i difensori della città. Giunsero a
destinazione, a Gumrak e Voroponovo, rispettivamente a nord e sud
della città, giusto in tempo per rimanere insaccati dall'Armata
Rossa che, il 19 novembre, aveva lanciato l'operazione Urano. I
militari delle due autocolonne e gli altri tre italiani rinchiusi
nella sacca (un Ufficiale medico, un Aiutante di Sanità e un
Ufficiale di collegamento con i tedeschi, che si trovavano a
Stalingrado già da tempo) vissero l'esperienza dell'assedio, della
fame, del cannibalismo, della malattia e, per coloro che ebbero la
ventura di essere presi prigionieri, dell'inumano trattamento dei
gulag sovietici, all'insaputa gli uni degli altri, tagliati fuori
da tutto, chiusi nel proprio microcosmo di tragedia, fino alla
morte in prigionia. Se ne salvarono due soli.
L'autore ha ricostruito questa sconosciuta odissea grazie all'aiuto
e alle ricerche dei familiari dei militari e alle lettere che
questi riuscirono ad inviare dalla sacca tramite la posta militare
tedesca.
Ancora oggi, di quasi tutti loro si ignora se siano rimasti in vita
fino ad essere catturati, in quale campo siano stati imprigionati e
dove siano sepolti. La storia minima di 77 italiani incastonata
nell'enormità della battaglia di Stalingrado, che si snoda, umile,
a fianco dell'epopea della ritirata dell'ARMIR, incisivamente
descritta, tra gli altri, da Rigoni Stern e Bedeschi. è un libro
che va letto.
Ten.Col. CC Andrea Paris
AAAA
Pietro Burla - Giorgio Fraccastoro
Il diritto di accesso ai
documenti della Pubblica Amministrazione
Laurus Robuffo, 2006, pagg. 172,
(II ed.) euro 20,00
La legge 7 agosto 1990, n. 241, ha rifondato le basi del
rapporto tra Pubblica Amministrazione e cittadino, improntandolo ai
principi di pubblicità e partecipazione dei privati ai procedimenti
e agli atti amministrativi. Questo primo intervento organico del
Legislatore nel campo del procedimento amministrativo è stato nel
tempo, dapprima, novellato con le leggi 26 gennaio 2005, n. 15, e
14 maggio 2005, n. 80, e, successivamente, nello specifico settore
dell'accesso agli atti amministrativi, completato e arricchito dal
d.P.R. 12 aprile 2006, n. 184, e da diversi interventi
giurisprudenziali. Una materia in costante accrescimento, quindi,
che ha sollecitato gli Autori, a solo un anno dalla 1^ edizione, a
ritornare sull'argomento con uno studio aggiornato sia sul piano
normativo sia su quello giurisprudenziale.
L'opera si apre con una panoramica sulla portata innovativa della
l. 241/90 e delle novelle del 2005, per poi concentrare
l'attenzione sull'oggetto specifico enunciato nel titolo.
Successivamente, dopo l'esame complessivo del nuovo procedimento di
accesso, dedica attenzione particolare al rapporto esistente tra
diritto di accesso e tutela della riservatezza delle persone nonché
all'accesso agli atti del procedimento tributario. Chiude l'opera
un articolato capitolo contenente la disamina di interessanti
particolarità afferenti l'esercizio del diritto di accesso.
Complessivamente un lavoro concreto, aggiornato e utile per chi si
accosti alla materia per la prima volta ma anche per gli operatori
già consolidati.
Ten.Col. CC Andrea Paris
AAAA
Filippo Cappellano - Bruno
Marcuzzo
I bombardieri del
Re
Gaspari Editore, 2005, pagg. 286,
euro 12,80
Il titolo del volume "I bombardieri del Re - La storia e
l'armamento del Corpo dei Bombardieri della Grande Guerra"
realizzato dal tenente colonello Filippo Cappellano e da Bruno
Marcuzzo colma una lacuna nella storia dei reparti e della tattica
impiegata durante la Prima Guerra Mondiale.
Il volume oltre che da una premessa è costituito da due parti: la
prima dedicata alla "Storia del Corpo dei Bombardieri" con
l'impiego della specialità e dei materiali mentre la seconda è
dedicata alla "Tecnica dei materiali" in cui si approfondiscono con
rigore le varie esperienze dei materiali utilizzati dai bombardieri
tra i quali si possono ricordare ingegnose esperienze come "gli
esperimenti con bombe ad ancora" oppure l'apparecchio "lanciaruote
esplosive Cantono" o ancora la bombarda da 320 "Maggiora ad
acetilene".
Già in passato era stato analizzato l'impiego delle bombarde
durante la Grande Guerra (basti pensare all'opera di Montù
sull'Artiglieria italiana) ma mancava un'analisi di dettaglio così
attenta e puntuale nel ricostruire l'evoluzione di questo
particolare corpo dalla breve vita che contribuì notevolmente ad
alcuni importanti successi durante quelle difficili operazioni
militari: basti pensare al positivo impiego nel corso della grande
offensiva dell'agosto 1916 che portò alla conquista di Gorizia e
del San Michele.
Tale esperienza permise di saggiare le positive esperienze condotte
presso la Scuola di Susegana e di impiegare a massa le bombarde con
ottimi risultati per i militari italiani nel battere le difese
passive austro-ungariche e le prime linee, tanto che i comandi
nemici corsero ai ripari rivedendo completamente le modalità di
impiego delle truppe in prima linea, al fine di scongiurare proprio
gli effetti devastanti delle bombarde italiane.
Certamente l'impiego della specialità non era possibile con gli
stessi risultati in zone montagnose allo stesso modo che in zone
pianeggianti o, meglio ancora, collinari, dove i bombardieri
avevano invece riscosso notevoli risultati operativi.
Inoltre, è da segnalare che il corpo dei Bombardieri pagò con alte
percentuali di caduti sia tra gli ufficiali sia tra la truppa
l'impiego in zone di combattimento molto vicine, o addirittura in
prima linea dovendo fornire un supporto ravvicinato alla fanteria
nonché un'azione di osservazione dei risultati di tiro molto
puntuale ai fini di una efficace direzione di tiro.
La vita del corpo dei bombardieri terminò con la fine della guerra
vista anche l'impellente necessità con la quale era nata la
specialità, dovendo sopperire ad esigenze operative legate
all'urgenza di avere strumenti bellici adeguati ai bisogni del
momento.
Magg. CC Flavio Carbone
AAAA
Raffaella Del Puglia
Notizie Istoriche riflettenti
il Corpo dei Reali Carabinieri - 1820-1821
Edizioni Settimo Sigillo, 2006,
pagg. 69, euro 15,00
L'opuscolo è costituito dal manoscritto intitolato "Notizie
Istoriche riflettenti il Corpo dei Reali Carabinieri specialmente
negli ultimi sconvolgimenti Politici Distese dal Cav. Gio. Maria
Cavassanti - Agosto 1821", integrato da otto pagine di prefazione
di Raffaella Del Puglia che introduce le memorie di Cavassanti,
senza peraltro commento e note al testo, che avrebbero, invece,
potuto offrire maggiori e più significative chiavi di lettura circa
l'operato del giovane Corpo dei Carabinieri Reali e del fallito
moto liberale.
Secondo la curatrice "le pagine scritte, a volte hanno una vita
propria, una loro avventura culturale. Aspettano con ostinata
pazienza - per queste circa 200 anni - il momento di uscire dal
silenzio, di far udire la loro verità. Queste carte escono da un
archivio autorevolissimo, che non perde nulla, ma che a volte non
stimola a consultare vecchie carte" (p. 7).
In base a quanto desumibile dai ringraziamenti, sembra che
l'archivio citato sia "l'Archivio Storico del Gruppo Medaglie d'Oro
al V.M. di Roma". In realtà, all'inizio del XX secolo il
manoscritto originale si trovava custodito presso la biblioteca del
Duca di Genova a Torino.
Spiace molto, inoltre, dover rilevare che le pagine di Cavassanti
furono pubblicate con il titolo Il Corpo dei Reali Carabinieri nei
rivolgimenti politici del 1821, in "Il Risorgimento italiano,
Rivista storica", anno V, n. 1 - febbraio 1912, pagg. 1 - 48,
dall'allora tenente colonnello dei bersaglieri Eugenio De Rossi,
studioso di questioni militari, che riuscì a reperire il menzionato
originale a Torino (è noto che il De Rossi donò la propria
trascrizione al Museo Storico dei Carabinieri). Peraltro, anche
l'immagine di Thaon di Revel sulla copertina dell'opuscolo suscita
perplessità stante il fatto che morì a Torino nel luglio del 1820:
forse si sarebbe potuto utilizzare un'effigie di Cavassanti, ad
esempio, riproducendo il quadro dedicatogli e attualmente custodito
presso il Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri.
È, poi, purtroppo, raffigurato il secondo stemma araldico dell'Arma
e non l'attuale (il quarto in ordine di tempo).
Magg. CC Flavio Carbone
AAAA
Erwin A. Schmidl - Graz
Going International in the
Service of Peace
Vehling Verlag GmbH, 2005, pagg.
200, s.p.
Il volume "Going International in the Service of Peace - The
Austrian Armed Forces and Austrian participation in International
Missions since 1960" (Diventando internazionali nel servizio della
Pace - Le Forze Armate austriache e la partecipazione austriaca
nelle missioni internazionali dal 1960) è stato realizzato in
occasione del cinquantesimo anniversario della costituzione
dell'esercito federale.
Il testo, realizzato in tedesco ed in inglese, ricostruisce
brevemente il percorso seguito dalle Forze Armate austriache dopo
la Seconda Guerra Mondiale e continua nell'analizzare la presenza
di queste ultime in numerosi Teatri di operazione a partire dalla
missione in Congo nel 1960 con un ospedale da campo e personale
medico e paramedico.
Il contributo austriaco alle diverse missioni (sia per il
continente, sia per i compiti attribuiti) è cresciuto continuamente
soprattutto in occasione della "Diversificazione" dopo la fine
della "Guerra Fredda"; ciò ha reso necessario anche la
trasformazione dello strumento militare che si è dovuto adeguare a
tale importante processo di sviluppo a livello internazionale con
nuove missioni e compiti.
Così, si è assistita ad una presenza sempre più puntuale del nostro
contingente in Namibia, Cambogia, Sahara Occidentale, Timor Est per
non parlare delle missioni in America Latina, in Albania, Kossovo e
Macedonia nonché della partecipazione di unità con bandiera
rossa-bianco-rossa alla missione di assistenza e sicurezza in
Afganistan (ISAF).
Il testo affronta anche gli aspetti relativi alla cooperazione
civile-militare (CIMIC), alle missioni umanitarie ed alle missioni
di verifica ed osservazione delle elezioni, fornendo un quadro
molto ampio e completo delle differenti esperienze condotte sul
campo dai militari austriaci.
Resta da sottolineare come, al pari della partecipazione di oltre
56000 austriaci (di cui più di 53000 militari nonché 1300
appartententi alle forze di polizia, della dogana e delle prigioni)
anche l'Austria, abbia pagato un contributo di sangue di 44
vite.
L'autore, in sintesi, ricostruisce sinteticamente la presenza delle
Forze Armate austriache durante 45 anni di missioni condotte
all'estero. Il volume è arricchito da numerose immagini
fotografiche che ne aiutano la lettura.
Magg. CC Flavio Carbone
AAAA
Svetozár Nad'ovic ed altri
The Great
withdrawal
Ministero della Difesa della
Repubblica Slovacca, 2005, pagg. 290, s.p.
Il volume che porta il titolo di "La grande ritirata" è stato
realizzato da quattro maggiori generali, nell'ordine Svetozár
Nad'ovic, Harmut Foertsch, Imre Karácsony e Zdzislaw Ostrowski,
all'epoca, rispettivamente della Cecoslovacchia, della Repubblica
Federale Tedesca, dell'Ungheria e della Polonia.
Il sottotitolo del volume, "Il ritiro dell'esercito sovietico -
russo dall'Europa Centrale 1990-1994", consente di comprendere
meglio la questione trattata ovvero l'abbandono, dopo circa cinque
decenni di presenza, degli Stati dell'Europa Centrale dalla
presenza dell'esercito sovietico che, come il Paese a cui
apparteneva, stava collassando grazie alle varie spinte centrifughe
dei singoli Stati una volta parti integrate dell'Unione delle
Repubbliche Socialiste Sovietiche (esemplare fu il caso della
flotta del Mar Nero, contesa tra Russia ed Ucraina).
Le vicende che assunsero una maggiore drammaticità, brevemente
riportate nel testo, furono l'invasione dell'Ungheria nel novembre
del 1956 per "la restaurazione dell'ordine sociale socialista" (p.
206) e quella della Cecoslovacchia, quando, per reprimere il
fenomeno della c.d. "Primavera di Praga", nell'agosto del 1968,
l'Unione Sovietica inviò il proprio esercito, insieme a quelli di
altri quattro Stati appartenenti al c.d. Patto di Varsavia.
Ciascuno degli autori, dopo aver delineato le vicende della
presenza sovietica nel territorio dei quattro Stati, a partire dal
1945, approfondisce le relazioni tra le forze armate dei singoli
Paesi e quelle dell'Unione Sovietica, sino al ritiro di queste
ultime avvenuta sulla base di accordi bilaterali a partire dal
1990.
Inoltre, tutti gli autori hanno vissuto in prima persona le fasi
del ritiro sovietico e tracciano con attenzione e capacità i
singoli momenti di tale movimento di mezzi e di truppa. Si tratta
di una sintesi abbastanza efficace del più grande movimento di
truppe in Europa dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale,
supportato da una ricca bibliografia per ciascuna delle quattro
parti che compongono il volume.
In definitiva, il testo offre una visione di primissima mano di
avvenimenti recenti che già sono entrati a far parte della Storia
d'Europa.
Magg. CC Flavio Carbone
AAAA
Associazione Europea degli Amici Archivi Storici,
Storia dello
spionaggio
L'Artistica Editrice, 2006, pagg.
166, euro 15,00
Il volume "Storia dello spionaggio" reca come sottotitoli
"L'intelligence militare italiana - l'intelligence elettronica -
l'intelligence cinese" e costituisce la pubblicazione degli atti
del convegno omonimo tenutosi nell'ottobre 2005 a Biella,
organizzato dall'Associazione Europea degli Amici Archivi Storici
in collaborazione con la Società Italiana di Storia Militare, il
Centro Universitario di Studi Strategici e Internazionali di
Firenze ed la Vialardi di Sandigliano Foundation. I curatori degli
atti sono stati il dottor Tomaso Vialardi di Sandigliano e il
professor Virgilio Ilari.
Tali atti costituiscono un contributo alla negletta storia
dell'intelligence e particolarmente quella militare.
A partire proprio da tali atti è possibile osservare quanto il
campo di ricerca storica rivolto ai servizi di informazione e
sicurezza sia ancora così aperto e quanti contributi possano essere
offerti per lo studio di tale organizzazione.
Deve essere sottolineato, proprio a proposito di ciò, che
"nell'ultimo quarto di secolo, soprattutto nei Paesi di cultura
sassone, si è manifestata una forte ripresa quali-quantitativa
della storiografia militare, con un ruolo non indifferente della
storia dell'intelligence. L'Italia è rimasta ancora ai margini". In
effetti, tolti gli atti in questione e altri due convegni
organizzati nel 2002 e nel 2003 rispettivamente da Centro
Universitario di Studi Strategici e Internazionali, dal Centro
Studi "Gino Germani" e dall'Istituto Lombardo di Storia
Contemporanea e dal Museo di Storia Contemporanea del Comune di
Milano, non compaiono altri sforzi su di tale argomento.
Tra i numerosi contributi se ne segnalano alcuni particolarmente
interessanti: Problematiche costanti nel servizio di informazioni
militari italiano dal 1861 al 1949 (di Maria Gabriella Pasqualini),
L'azione del servizio informazioni dell'Esercito italiano verso
l'Austria-Ungheria fino al 1915 (di Filippo Cappellano), Soviet
penetration of the Italian intelligence services in the 1930s (di
Brian Sullivan) e L'intelligence cinese: un miliardo di spie e di
spiati (di Fabio Mini).
In sostanza, il volume fornisce un primo e valido contributo per
conoscere alcuni aspetti dello spionaggio (principalmente militare)
e per offrire una base di partenza dalla quale poter sviluppare
ulteriori aspetti sino ad ora poco conosciuti o addirittura
inesplorati.
Magg. CC Flavio Carbone
AAAA
Carl Schmitt
Teoria del
partigiano
Adelphi, 2005, pagg. 179, euro
10,00
La casa editrice Adelphi ripubblica in Italia il volume di Carl
Schmitt dal titolo la "Teoria del partigiano", dopo aver già dato
alle stampe altri suoi lavori, tra i quali si può ricordare "Il
nomos della terra". Il testo è stato integrato da una nota di
Franco Volpi.
L'autore, giurista e filosofo del diritto, dopo aver sostenuto
negli anni Trenta le teorie della Germania hitleriana, continuò a
sviluppare e condurre ricerche nei suoi due principali campi
d'interesse tanto che fu molto apprezzato da numerosi esponenti
della sinistra in tutta Europa durante il periodo della "Guerra
Fredda".
Nonostante tutte le sue particolarità, vi sono numerosi aspetti che
mantengono un interesse attuale e che emergono chiaramente nel
lavoro di Schmitt.
L'avvio delle riflessioni dell'autore parte dal fenomeno che
storicamente per eccellenza consente di parlare di guerra
irregolare, o meglio, partigiana: la resistenza spagnola
all'invasore francese durante il periodo napoleonico.
Tale concetto della figura del partigiano si sviluppa ed è assunto
anche nel Regno di Prussia, con l'immagine del suddito che combatte
per la difesa della propria Patria come supposto dai militari
riformatori dell'esercito prussiano superando l'organizzazione
della nazione in guerra dell'Ancien Régime. Tra questi giova
ricordare il più famoso, Carl von Clausewitz.
Schmitt attribuisce al partigiano quattro criteri fondamentali che
fanno differire la sua azione da quella del soldato appartenente ad
un esercito regolare, ed in particolare: "irregolarità, accresciuta
mobilità, intensità dell'impegno politico e carattere tellurico"
(p. 35).
Tali elementi costituiscono l'essenza del partigiano in modo tale
che, perdendone anche solo uno, il suo operato cessa di possedere
quel vantaggio che poteva esercitare nei confronti di un
combattente regolare.
Nel corso dei secoli si è, in ogni caso, arrivati ad una
classificazione che tutela il partigiano e che passa - sia pure
incidentalmente - dalla convenzione dell'Aja del 1907, per giungere
sino alla codificazione internazionale con le quattro convenzioni
di Ginevra del 12 agosto 1949. Di tali trattati, in questa sede,
quello che interessa maggiormente è la quarta convenzione in
materia di protezione della popolazione civile in tempo di guerra
(senza dimenticare i due protocolli aggiuntivi alle convenzioni in
materia di conflitti intrastatuali).
È così riconosciuta una maggiore tutela giuridica ad i vari attori
che partecipano alle operazioni belliche i quali ottengono,
finalmente, "riconosciuta la qualifica di combattente" (p.37)
conquistando gli stessi diritti e prerogative al pari dei
combattenti regolari.
Magg. CC Flavio Carbone
AAAA
Bortoletti Maurizio
Paura, criminalità,
insicurezza. Un viaggio nell'Italia alla ricerca della
soluzione
Rubbettino editore, 2005, pagg.
136, euro 10,00
"Negli ultimi 12 mesi e, più in generale, nei primi tre anni
della Legislatura, le Forze di Polizia hanno colto successi
importanti nella loro attività di prevenzione e contrasto al
crimine in tutte le sue forme … Eppure, nonostante questi risultati
di indubbio valore, in molte zone del Paese si avverte il
persistere di un accentuato senso di insicurezza …".
Le parole del Ministro dell'Interno, con cui inizia l'ultimo
"Rapporto sullo stato della sicurezza", fotografano esattamente il
problema ed evidenziano lo stupore con il quale il " primo tra gli
addetti ai lavori " guarda ad un sentimento di insicurezza che
continua a "drogare" la civile convivenza nonostante le statistiche
sulla delittuosità indichino una criminalità in calo.
La paura della criminalità sembra essere diventata una costante
della vita quotidiana e la progressiva americanizzazione della
politica ha fatto entrare la "questione sicurezza" nelle agende
politiche di Sindaci e Presidenti delle Giunte Regionali e
Provinciali: i cittadini, infatti, identificano il problema
criminalità con quello della vivibilità e della qualità della vita,
aspetti dei quali vengono considerati responsabili, prima di tutti,
i Sindaci divenuti, così, gli attori emergenti delle nuove
politiche di sicurezza a livello locale.
Dalla costituzione, circa dieci anni orsono, del Comitato
scientifico di "Città sicure" su iniziativa della regione Emilia
Romagna, molta strada è stata percorsa e, oggi, le scelte politiche
locali sembrano sempre meno condizionate dalla visibilità mediatica
di cui beneficiano i responsabili e sempre più ispirate a concreti
contenuti frutto della elaborazione dottrinale. Ma la richiesta di
maggiore tranquillità e sicurezza, che sale inarrestabile dalla
popolazione almeno in alcune zone del Paese, resta una "minaccia"
che fornisce alla politica un'interessante "opportunità": quella di
collocare il cittadino "al centro della scena", con
l'implementazione di politiche "one to one" caratterizzate da
puntuali interventi di rassicurazione, da una migliore informazione
e da una tempestiva, aderente attenzione verso le vittime dei
reati.
AAAA
Marco Marsilio
Razzismo. Un'origine
illuminista
Vallecchi editore, 2006, pagg.
188, euro 18,00
"Questo è un libro sgradevole. E scomodo. Sgradevole perché non
è simpatico che qualcuno ti ricordi che Kant pensava che i negri
puzzassero e che la nazione è tale per comune discendenza di
stirpe. Mentre Voltaire era convinto che le negre si accoppiassero
con gli scimpanzè dando vita a mostri sterili. E che ancora oggi in
Calabria si uccide qualche mostro generato dalle donne.
Non è improbabile che, nei paesi caldi, delle scimmie abbiano
soggiogato delle fanciulle. D'altra parte sempre Voltaire notava
che i negri e le negre, trasportati nei paesi più freddi,
continuano a produrvi animali della stessa specie e che i mulatti
sono semplicemente una razza bastarda".
Il razzismo ha rappresentato per oltre due secoli la più pericolosa
infezione dello spirito nella cultura occidentale. Il trauma del
nazismo ha costretto a una riflessione accentrata quasi
monotematicamente sulla Shoa. In questo studio, l'Autore, ha voluto
ricostruire più complessivamente la storia del mito della razza,
individuando nei filosofi che fondano il pensiero moderno le radici
di un nuovo atteggiamento di fronte il genere umano. Si è spesso
notato come la cultura occidentale, non volendo più essere
razzista, abbia cercato di non esserlo mai stata, scaricando ogni
responsabilità sul nazismo. Marco Marsilio costruisce la galleria
degli orrori da Linneo a Darwin a Spencer, passando per Lombroso,
Marx e Carrell, comprendente il meglio della filosofia e della
scienza moderna; smontando così, pezzo per pezzo, il luogo comune
autoassolutorio che l'uomo contemporaneo europeo e occidentale si è
costruito per evitare di fare fino in fondo i conti con le proprie
radici.
Con questo libro l'Autore ricostruisce quindi il filo nero che lega
tragedie diverse di tanti "razzismi" ma tutte riconducibili agli
esiti dell'illuminismo-positivismo, intrecciati con il romanticismo
e con l'idea etnica di nazione. L'opera osserva anche, nella
prefazione di Gianni Scipione Rossi, che la storiografia,
naturalmente, non è un tribunale. Ma forse la verità sta nel mezzo.
Nel senso che - chiarito il contesto - i posteri possono esprimere
un giudizio etico. Secondo le mentalità del loro tempo. Senza
moralismi ne giustificazionismi. Dal pensiero filosofico
aristotelico dove "l'essere che può prevedere con l'intelligenza è
capo per natura, mentre quello che può col corpo faticare, è
soggetto e quindi per natura schiavo", di passi ne sono stati
fatti. Fortunatamente l'attuale e comune auspicio rivela una
volontà ben più nobile.
Marco Marsilio è laureato in filosofia. Vive a Roma ed ha una lunga
e consolidata esperienza di politica attiva. Ha affrontato i temi
del confronto tra culture differenti, dell'integrazione etnica, dei
conflitti di civiltà. Temi che ha sviluppato in varie conferenze, e
che sono alla base degli studi dai quali e nata questa opera.
Mar.Ca. CC Alessio Rumori |