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1. L'estate
del 1978
a. L'elezione
Il 6 agosto 1978, alle ore 21.30,Paolo VI si spegne dolcemente a
Castel Gandolfo, all'età di ottantun anni. È stato il papa della
chiusura del Concilio, dei primi viaggi apostolici - prima di lui
nessun pontefice aveva mai preso l'aereo - e di un certo rigore
dottrinale, simboleggiato dall'enciclica "Humanae vitae", tanto
contestata, e dalla riaffermazione del celibato dei preti. La
notizia coglie di sorpresa il cardinale Wojtyla che è in
vacanza(1). Il mattino dell'11 agosto Karol Wojtyla prende l'aereo
per Roma. Non è solo. Con lui viaggiano il primate di Polonia
Stefan Wyszynski, i rispettivi segretari e la delegazione
governativa della Repubblica Popolare di Polonia. Il potere
comunista vuole approfittare dell'evento per celebrare la
"distensione" inaugurata l'anno prima con il vertice Paolo VI e
Gierek. La morte di un papa scuote profondamente il mondo. Eppure,
il 12 agosto in piazza San Pietro, attorno alla bara di Giovanni
Battista Montini per la cerimonia delle esequie presieduta dal
cardinale Siri solo centomila fedeli. Un numero non straordinario
correlato a quello che si verificherà dopo circa trenta anni.
Durante le congregazioni dei cardinali convocate ogni mattina nel
corso dei novendiali (nove giorni di lutto per la morte del
pontefice) si discute dei problemi della chiesa universale e
naturalmente della successione. Non si fanno nomi, ci si limita a
tracciare il profilo dell'uomo più adatto ad affrontare i problemi
della Chiesa. Per la prima volta si incomincia a pensare alla
possibile elezione di un Papa non italiano ed in diverse riunioni
l'asse americano-tedesco discute su questa possibilità. La stampa
internazionale di quel periodo fra i papabili annota solo italiani:
Baggio, Bertoli, Colombo, Siri, Benelli, etc. Sabato 25 agosto,
alle ore 16.30, ha inizio la solenne cerimonia di apertura del
Conclave. Il caldo è soffocante ed a Wojtyla (le celle vengono
estratte a sorte) è toccata una camera più confortante del primate
di Polonia. In segno di profondo rispetto il cardinale Wojtyla
offre la propria cella a Wyszynski ma costui rifiuta. Il segretario
di Wojtyla, il fido Dziwisz, è al mare in quanto si presume che il
conclave durerà a lungo. Sorpresa. Contro ogni aspettativa la
domenica i cardinali hanno scelto il successore di Paolo VI in
tempo di record e con 98 voti su 111. Dei sette precedenti conclavi
nel secolo scorso, solo due erano durati più di quattro giorni (per
Pio X nel 1903 e per Pio XI nel 1922). Uno (Pio XII nel 1939) era
stato eletto in un solo giorno( 2). La scelta è caduta sul
cardinale Albino Luciani, patriarca di Venezia, di sessantasette
anni. Un uomo buono, onesto, che ama scrivere, molto apprezzato
nella sua diocesi (anche in quella precedente di Vittorio Veneto),
mite, progressista e non legato agli sfarzi del Vaticano. Le prime
parole del pontefice ai colleghi cardinali: "Dio possa perdonarvi
per quello che avete fatto"(3). Su queste parole alla luce di
quello che succederà un mese dopo sono state fatte molte allusioni.
Una premonizione. Chissà. Wojtyla è uno degli ultimi ad uscire. È
felice, quasi euforico, e non nasconde il suo sollievo. Quando al
primo scrutinio nove elettori hanno spontaneamente votato per lui,
ha temuto per un attimo di essere il prescelto( 4). Il nuovo
Pontefice si affaccia dalla navata centrale e con il suo sorriso
conquista la folla. Si fa chiamare Giovanni Paolo I in segno di
riconoscenza per i suoi due illustri predecessori. Giovanni XXIII
lo aveva consacrato vescovo, mentre Paolo VI con il trasferimento a
Venezia (sede cardinalizia) lo aveva nominato cardinale. Pare che
il Sacro Collegio non abbia desiderato affrancarsi dalla sacrosanta
consuetudine di eleggere un papa italiano. Malgrado l'aggiornamento
del Concilio Vaticano II e l'apertura al terzo mondo, gli elettori
non hanno osato compiere il passo e dare alla Chiesa un capo
africano o proveniente dall'est(5). Il nuovo Papa però si imbatte
con il duro e difficile lavoro della curia e per carattere e per
problemi di salute (cardiovascolari) il suo volto viene visto
sempre circondato da un alone di tristezza. Il carico di lavoro del
pontefice non può essere paragonato a quello di quella oasi felice
di Venezia ed ancor di più di Vittorio Veneto. Giovanni Paolo I
muore di infarto nella notte fra il 28 ed 29 settembre non avendo
completato ancora l'insediamento(6); per quella mattina era
prevista la visita alle Ville pontificie di Castel Gandolfo. Il
cardinale Wojtyla prima di partire per la Polonia aveva cercato
invano di conferire con il Pontefice ma la Segreteria gli aveva
fatto sapere che era meglio tornare in Patria e poi sarebbe stato
convocato in tempi più tranquilli. Non sarà più necessario
conferire con il Pontefice(7). Il cardinale Wojtyla apprende della
notizia dal suo "entourage" e rimane profondamente turbato. Come
sempre quando si trova in difficoltà si ritira nella sua cappella e
lo si vede pregare con una intensità mistica che alcuni hanno
denominato "blocco di preghiera". Da quella morte era rimasto
sconvolto. Difficile non notare il nervosismo di un uomo
abitualmente calmo ed equilibrato(8). La storia si ripete. Il 3
ottobre Wojtyla parte in aereo per Roma e Wyszynski lo raggiungerà.
L'organizzazione rodata mette in opera con facilità un nuovo
conclave ed il cardinale Wojtyla viene eletto dai colleghi
cardinali nella commissione per l'organizzazione del conclave.
Anche questa volta durante le congregazioni si parla dei problemi
della Chiesa e del possibile successore. Tutti sono d'accordo che
ci vuole un Papa giovane che traghetti la Chiesa verso il terzo
millennio e non ci sono più pregiudizi sulla possibile elezione di
un Papa non italiano. Il conclave si apre solennemente il 14
ottobre alle ore 16.30. Karol Wojtyla si presenta turbato
all'ingresso: è arrivato trafelato ed all'ultimo minuto dal
policlinico Gemelli dove è andato a trovare ricoverato il suo amico
Deskur, colpito il giorno prima da un problema cardiaco.
L'atmosfera è pesante, i volti scuri ed impenetrabili. La morte
improvvisa di Albino Luciani aveva lasciato tutti sgomenti. A un
fotoreporter del "Times" che tempesta di foto i papabili, Wojtyla
dice scherzando: "A me no: è inutile". È l'ultima volta che passa
inosservato. Questo conclave verrà ricordato come quello della
disputa (si fa per dire) per l'elezione dei cardinali Siri e
Benelli. Le candidature dei cardinali Siri e Benelli, grandi
favoriti del precedente conclave, sono nuovamente esaminabili(9).
Il primo, arcivescovo di Genova da oltre trent'anni, è uno dei
cardinali italiani papabili ed ha il sostegno della curia. Commette
però un gravissimo errore rilasciando alla "Gazzetta del Popolo"
un'intervista molto pesante sulla collegialità del sinodo. Come
possono i cardinali eleggere un papa così profondamente convinto
che il Concilio sia inutile, se non addirittura nefasto? Il secondo
personaggio in evidenza è Giovanni Benelli, arcivescovo di Firenze,
ma soprattutto ex sostituto della segreteria di Stato. All'età di
57 anni è stato nominato cardinale da Paolo VI e quindi molto
giovane, ma questo non è un handicap. Pio XII è diventato Papa dopo
aver ricevuto la porpora. Benelli non è un riformatore, non ha
amici ma è intelligente, potente e rispettato. Le previsioni sono
esatte al primo turno Benelli supera abbondantemente Siri.
L'arcivescovo di Firenze non ottiene però i due terzi dei voti (75
voti) richiesti dalla costituzione "Romano Pontifici eligendo". Al
secondo ed al terzo turno Benelli conferma la tendenza ma non
riesce a raggiungere il quorum. Il terzo turno per l'elezione del
cardinale Benelli è quello cruciale, non riuscendo nell'intento i
voti incominciano a disperdersi. La sera del 15 la situazione
appare bloccata. Il cardinale Benelli non viene eletto per
l'ostinazione dei seguaci del cardinale Siri e per il mancato
appoggio dei cardinali del terzo mondo(10). Da quella sera
incomincia a veleggiare la possibilità di eleggere un pontefice non
italiano e fra questi il più accreditato è il cardinale Wojtyla.
Durante la cena del 15 i cardinali tedeschi parlano con i colleghi
americani e nasce un asse trasversale che con l'appoggio degli
elettori di Benelli porterà il cardinale Wojtyla sulla soglia di
Pietro. Stefan Wyszynski, il primate di Polonia, va da Wojtyla per
confortarlo e convincerlo a non tirarsi indietro: "Se sarai scelto,
dovrai accettare". Il settimo turno conferma la svolta. Benelli
raccoglie solo 38 voti mentre Wojtyla sfiora l'elezione con 73
suffragi. Il dato è tratto. L'ottavo turno consacra il nuovo
pontefice. In segno di fedeltà verso i predecessori Wojtyla si fa
chiamare Giovanni Paolo II. Alle 18.18 la folla ammassata in piazza
San Pietro scorge finalmente una voluta di fumo che esce dal
comignolo della Sistina: "Bianca! Bianca! Si questa volta è
bianca!". Incominciano a rincorrersi le voci sulla possibile
elezione di un non italiano e Wojtyla è in fondo alle pagine di
tutti i giornalisti. Alle 18.40 finalmente appare il cardinale
Felici. Si sa già che non è eletto, perché è lui a dire "Con somma
gioia vi annuncio….habemus papam!" La folla acclama. Assaporando
l'effetto delle sue parole, Felici ripete "habemus papam"! e
continua "…eminentissinum et reverendissimum… Carolum…cardinalem.".
La gente capisce Carlum e si stupisce. Non avranno eletto il
vecchio Carlo Confalonieri! Felici alza la voce "…Wojtyla!"(11). La
gente incredula si interroga su chi possa essere questo Papa
straniero venuto da lontano. Qualcuno addirittura azzarda l'ipotesi
del Papa di colore. Alle ore 19.35 Giovanni Paolo II molto
emozionato( 12) appare sull'immenso tappeto con lo stemma di Paolo
VI. Indossa una stola rossa e la papalina bianca, e allarga le
braccia. La folla è in trepida attesa. Parlerà in polacco? in
latino? ...si limiterà ad impartire la benedizione solenne? "Sia
lodato Gesù Cristo! Carissimi fratelli e sorelle…". Che piacevole
sorpresa: il polacco parla in italiano e piuttosto bene! Sia lodato
Gesù Cristo! Carissimi fratelli e sorelle…Siamo ancora addolorati
per la morte del nostro amato papa Giovanni Paolo I… Ed ecco i
venerabili cardinali hanno chiamato un nuovo vescovo di Roma…. Lo
hanno chiamato da un Paese lontano…. lontano, ma sempre vicino per
la comunione nella fede e la tradizione cristiana… Avevo paura di
accettare la nomina, ma l'ho fatto per obbedire a Gesù Cristo e
spinto dall'assoluta fiducia in sua Madre, la santissima Madonna…
Mi capite bene? Non so se riuscirò ad esprimermi nella vostra…
nella nostra lingua…Se sbaglio, mi corrigerete! Corrigerete è un
latinismo, un delizioso errore d'italiano. La folla divertita "Ti
corrigeremo"! Poi il papa dà la sua prima benedizione in latino
"…Patris et Filii et Spiritus Sancti… descendat super vos et maneat
semper"! La folla risponde "Amen!". È la prima benedizione urbi et
orbi del nuovo papa. Al piccolo ricevimento organizzato subito dopo
nella sala dei Pontefici parteciperanno tutti i cardinali. Nel giro
di poco tempo Giovanni Paolo II si fa apprezzare per i suoi modi
gentili. È affettuoso, calmo ed ha una parola per ciascuno(13). I
giorni seguenti saranno molto frenetici per il nuovo pontefice che
sta imparando a muoversi nella difficile Curia Vaticana. Giovanni
Paolo II riuscirà a cambiare lo stato delle cose all'interno
facendo ruotare la macchina burocratica che aveva portato alla
morte il suo predecessore ai suoi ritmi. Il martedì 17 dopo pranzo
allarma il suo seguito volendo andare a trovare al policlinico
Gemelli il suo amico Deskur. Il papa si ferma a salutare i malati
ma al congedo si dimentica di benedire. Qualcuno glielo fa notare e
lui scherzosamente: "Mi stanno insegnando a fare il papa!".
Domenica 22 ottobre, la messa di inizio pontificato viene ricordata
per due momenti molto suggestivi: l'omelia "Aprite le porte a
Cristo" ed il gesto di rispetto nei riguardi del primate di
Polonia. Il cardinale Wyszynski si inginocchia per baciare l'anello
papale e Giovanni Paolo II con un gesto maldestro lo fa alzare
baciandogli a sua volta la mano(14).
b. La vita del Papa in Vaticano
Karol Wojtyla entra molto presto nel nuovo
ruolo riproducendo nella sua vita di tutti i giorni i gesti di
quando era cardinale a Cracovia. Capisce da subito che se desse via
libera alla Curia ne resterebbe ben presto soffocato. Un papa
polacco, profondo conoscitore della struttura statale, sa più di
chiunque altro che un apparato centralizzato può avere gli stessi
limiti della burocrazia: lentezza degli ingranaggi, subordinazione
all'interesse collettivo, moltiplicazione dei regolamenti(15).
Nell'ottobre del 1978, il Vaticano regola l'orologio sull'ora di
Cracovia. Alle 5.30 i rari passanti di Piazza San Pietro vedono che
le tre finestre della camera del papa sull'angolo del palazzo
apostolico sono illuminate. La camera del papa è una stanza di soli
trenta metri quadrati, divisa in due da un pavimento vecchiotto.
L'ambiente è austero. Da un lato, un grande letto, una poltrona, un
tavolo, un piccolo crocifisso in legno ed il ritratto della
Vergine. Dall'altro, un lungo tavolo con alcune fotografie e due
sedie. Sulla parete in fondo, una piantina della Diocesi di Roma
con le parrocchie che dovrà visitare. Due modeste fotografie in
bianco e nero incorniciate: la prima dei genitori, Karol ed Emilia,
l'altra del suo vecchio maestro, il cardinale Sapieha. Quest'ultimo
lo aveva notato durante una sua visita al liceo del futuro papa e
ne era rimasto favorevolmente colpito. Per molto tempo Giovanni
Paolo II provvederà da solo alla cura della sua persona e solo dopo
l'incidente alla clavicola del 1984 si farà aiutare dal suo
cameriere personale Angelo Gugel, un veneto la cui devozione e
discrezione sono irreprensibili. Il papa indossa la camicia con il
colletto romano e con i polsini chiusi da gemelli, una tonaca
immacolata di lana leggera, trattenuta in vita da una cintura
bianca marezzata, con le insegne pontificie. Sulla tonaca, una
pellegrina bianca ed una croce pettorale d'oro. In testa lo
zucchetto anch'esso bianco. Al dito, un anello d'oro a forma di
croce. Ai piedi, mocassini di cuoio bordeaux, numero 43. D'inverno
indossa inoltre un soprabito, rosso o crema, sobrio come il resto
del suo guardaroba. Dopo l'elezione inattesa, il segretario Dziwsz
si era dovuto recare in tutta fretta ad acquistare della biancheria
per il nuovo pontefice in quanto nelle proprie valigie non c'era
quasi nulla(16). Quando è pronto, verso le ore 6.15, attraversa il
corridoio ed entra nella cappella personale a pregare. Dopo la
preghiera Giovanni Paolo II lascia la cappella e si reca a fare
ginnastica. Il corpo deve essere in perfetta forma. Pio XII che
sicuramente non era un ginnasta ha dotato il Vaticano di una
struttura attrezzata per questa attività. Durante la bella stagione
il papa preferisce passeggiare lungo la terrazza del palazzo o fare
jogging nei giardini vaticani a quell'ora deserti. Durante la
permanenza a Castel Gandolfo il papa si dedica molto di più
all'attività esterna svolgendo anche parte del lavoro quotidiano
sotto un albero nella meravigliosa cornice della villa di Domiziano
I. A Castel Gandolfo, oltre alla ginnastica mattutina, va a nuotare
tutti i giorni nella piscina fatta costruire da lui stesso su
finanziamento dei cardinali americani. Nell'occasione, rispondendo
a chi lo criticava per l'onere eccessivo, il pontefice scherzando
aveva detto che la cosa sarebbe costata meno di un nuovo conclave.
Alle 7.00 il pontefice celebra la messa nella sua cappella
personale per tutto il personale che lo accudisce e tutti i giorni
il Santo Padre invita i propri amici personali che nella maggior
parte dei casi sono polacchi. Il papa dirà messa sempre, anche
all'indomani dell'attentato, con l'aiuto del suo segretario( 17).
Dal 1978 Dziwsz vive in un piccolo appartamento al quarto piano del
palazzo apostolico, collegato con quello papale da una piccola
scala a chiocciola. Ha l'ufficio proprio accanto a quello del Santo
Padre. Sin dal 1979 verrà nominato secondo vicario e lo servirà per
tutto il pontificato avendolo collaborato già da quando era
cardinale a Cracovia. Dopo l'elezione Dziwsz si è recato dal nuovo
pontefice per congedarsi, atteso che la dipendenza del segretario
era dalla diocesi di Cracovia. In quella occasione Giovanni Paolo
II, mettendosi sotto braccio il fedele segretario, gli proferiva:
"rimarrai con me in Vaticano ed invecchieremo insieme"(18). Il
segretario talvolta è entrato in contrasto con la curia,
specialmente nei primi anni di pontificato e soprattutto con il
prefetto della Casa Pontificia a cui spetta l'organizzazione
quotidiana della vita del papa. Nel 1998 il pontefice, per chiarire
meglio la posizione del suo segretario personale, nomina prefetto
della Casa Pontificia l'americano mons. James Harvey e Mons.
Staninslaw Dziwsz prefetto aggiunto. Entrambi saranno anche
nominati vescovi insieme con il terzo uomo del seguito di Giovanni
Paolo II, il maestro delle cerimonie liturgiche Piero Marini. La
messa, senza omelia, dura all'incirca cinquanta minuti. Dopo aver
salutato gli ospiti e benedetto i loro figli nella biblioteca
attigua sotto l'obiettivo benevolo del fotografo Arturo Mari, il
papa va a fare colazione in compagnia di quegli invitati che hanno
ottenuto il privilegio grazie a Dziwsz. Nel 1979, il cattolicissimo
Baldovino I del Belgio è la prima personalità ad usufruire di
questo privilegio. La colazione preparata dalle suore polacche è
ottima e tutto si svolge in maniera molto informale. Dopo colazione
il papa dà uno sguardo alla rassegna stampa e subito dopo va in
ufficio dove con i segretari concorda tutta la giornata. Alle 11.00
l'ambiente cambia, iniziano le udienze ed il papa scende al secondo
piano. Nella biblioteca riceve le persone più importanti per le
udienze dette "private". A fine mattinata riceve i gruppi più
numerosi nelle sale di rappresentanza. Il mercoledì è giorno di
udienza generale. Ogni settimana, alle 11.00, il santo Padre
attraversa in macchina le strade interne di Città del Vaticano per
raggiungere l'uditorio in sala Nervi. Le udienze diventeranno un
momento di vera catechesi che consentiranno al pontefice di
approfondire questioni religiose ed i problemi del mondo che tanto
lo affliggeranno. Il papa ha trasformato l'udienza in un vero e
proprio palcoscenico con canti, balli, grida, sventolio di
fazzoletti, prediche e momenti di meditazione. La domenica è il
giorno del Signore anche in Vaticano ed il papa dice messa la
mattina nella sua cappella privata. Spesso, essendo Vescovo di Roma
e non intendendo la carica solo onorifica, visita le parrocchie
interessandosi di tutti i problemi. Molte volte i parroci rimangono
stupefatti. Alle ore 12.00 l'Angelus (nel "tempo pasquale", il
Regina Coeli) con la benedizione a tutti i fedeli presenti nel
colonnato(19). Giovanni Paolo II pranza alle ore 13.30 ma non è un
maniaco della puntualità( 20). Il suo orologio è il suo segretario
ma molte volte è rimasto inascoltato. Il papa fa di testa sua. Gli
altri pontefici hanno sempre mangiato da soli o al massimo in
compagnia del proprio segretario. Giovanni Paolo II ogni giorno ha
ospiti e si intrattiene dopo il pranzo a parlare con loro. Dopo
pranzo, quando può, fa una siesta di dieci minuti e poi di nuovo al
lavoro fino alle ore 18.30 circa quando incontra i vari
responsabili della curia. Alle 20.00 cena davanti al telegiornale
di Rai Uno in compagnia del suo segretario e dopo circa un'ora
nuovo lavoro fino alle ore 22.45, quando entra nella cappella per
la preghiera prima della notte. Alle 23.30 fuori, in Piazza San
Pietro, gli ultimi curiosi vedono spegnersi le luci delle tre
finestre d'angolo del palazzo apostolico.
2. La Polonia
a. Il primo viaggio del Papa
Mentre Giovanni Paolo II iniziava il suo
pontificato, prendeva avvio una nuova fase. Le chiese in tutta la
Polonia aprirono le loro porte alla "università mobile" del KOR. I
suoi aderenti venivano distribuiti nelle varie zone universitarie e
settanta noti studiosi ne appoggiarono apertamente i programmi. Non
meno di duecento persone si resero disponibili per le lezioni. Era
in corso una vera e propria rivoluzione intellettuale. Le autorità
erano confuse e temevano di entrare nelle chiese ma di tanto in
tanto arrestavano gli insegnanti lungo le strade o a una stazione
ferroviaria se essi arrivavano da fuori città. Fatti come questi
non erano mai accaduti prima sotto il comunismo(21). Fin dal giorno
dell'elezione, Giovanni Paolo II manifesta l'intenzione di andare
in Polonia. Ne parla ai collaboratori e lo scrive in una lettera ai
fedeli della sua diocesi di Cracovia. Il 21 ottobre 1978, durante
il primo incontro con la stampa, un giornalista glielo domanda e
riceve una risposta ambigua " Andrò a condizione che loro me lo
consentano"( 22). L'occasione per ritornare è presto trovata: nella
primavera del 1979 si celebra il novecentesimo anniversario del
martirio di san Slanislao, vescovo di Cracovia, in coincidenza con
la chiusura del sinodo diocesano indetto sette anni prima dal
cardinale Wojtyla. Quando il pontefice, subito dopo la sua
elezione, esterna questa volontà al suo segretario di Stato,
cardinale Villot, quest'ultimo chiede informazioni ad un amico
polacco per sapere se questo evento è veramente importante(23).
Naturalmente nessun altro pontefice sarebbe andato in Polonia per
un tale fatto ma non certo un polacco di Cracovia. Solo uno storico
può sapere che il vescovo Stanislao Szczepanow è stato assassinato,
l'11 aprile 1079, mentre celebrava messa nella chiesa di san
Michele di Skalka, dalla stessa mano che ha ucciso re Boleslao II.
Proprio come Thomas Becket che, un secolo dopo, cadrà sotto i colpi
di Enrico II Plantageneto nella cattedrale di Canterbury. Le
condizioni sono le stesse ed il movente anche: al pari di Becket,
il vescovo Stanislao non voleva che la Chiesa diventasse uno
strumento nelle mani dello Stato. Per Giovanni Paolo II si tratta
di aprire una breccia nel muro del totalitarismo partendo da basi
storiche e culturali convincenti. Il suo non è un progetto politico
contro il comunismo ma un progetto di verità. Molta acqua è passata
sotto i ponti della Vistola da quando Wladislaw Gomulka, capo del
Partito comunista, si era opposto nella primavera del 1966 al
desiderio del primate Wyszynski di invitare Paolo VI a presiedere
le celebrazioni per il millenario della Polonia. Nell'autunno 1978
Edward Gierek, successore di Gomilka alla testa del Partito
comunista polacco, si trova di fronte alla stessa richiesta, ma la
situazione è cambiata: i rapporti fra lo Stato e la Chiesa sono
ottimi. Il papa ha tenuto il suo vecchio passaporto in quanto
polacco e quindi diventa difficile negargli la visita atteso che la
Polonia si vanta di essere la più liberale del blocco socialista. E
poi, facendo un'analisi approfondita, i gerarchi comunisti polacchi
avevano compreso che era meglio aver l'illustre compatriota alleato
che nemico. Il papa avrebbe colpito di più da San Pietro. Il POUP
(partito comunista polacco) decide di dare prova di buona volontà e
tramite il ministro Kazimierz Karol fa una dichiarazione di
notevole apertura facendo presente che il papa sarebbe stato
accolto con piacere in Polonia. L'unica eccezione è che le date
dovevano essere fissate di comune accordo. Purtroppo, alcuni giorni
dopo, il papa senza consultarsi con il potere polacco annuncia di
persona l'intenzione di andare in Polonia e per il martirio di san
Stanislao. Per i dirigenti polacchi è un affronto molto difficile
da digerire tant'è che iniziano una serie di trattative che
porteranno il Santo Padre in terra natia non in maggio ma a giugno.
Da parte sua l'episcopato polacco, per venire incontro alle
aspettative del papa, prolunga i festeggiamenti di un mese. Mosca
guarda con sospetto. Leonid Breznev telefona personalmente a Gierek
per convincerlo a ritornare sui suoi passi suggerendo al papa di
rinunciare al viaggio adducendo motivi di salute. Ormai è troppo
tardi il viaggio si farà(24). Il 2 giugno 1979 la Polonia si veste
dei colori del Vaticano (bianco e giallo) e di quello della Polonia
(bianco e rosso) e tutta la nazione è in festa. Giovanni Paolo II
all'aeroporto di Okecie bacia il suolo della sua terra natale con
un gesto che diventerà familiare. Quando le condizioni di salute
non gli permetteranno di chinarsi per baciare il suolo si farà
portare la terra dentro un vaso da una coppia di bambini del luogo.
Il diplomatico vaticano Luigi Poggi, ora cardinale, era del seguito
pontificio e ricorda che il viaggio in Polonia segnò "l'inizio del
movimento di Solidarnosc, l'inizio di un'opposizione non violenta.
D'allora in poi, il governo sarebbe sceso a trattative. Il fatto
stesso di negoziare indeboliva la sua posizione". Nina Gladziuk,
allora studente universitario e ora professore, dice: "Era come se
ci vedessimo per la prima volta, dopo decenni di comunismo.
Scoprivamo di essere uniti e milioni erano come noi. Scoprivamo la
comunità, la solidarietà ed il potere"(25). La Polonia è in festa
ma la gente di Varsavia contiene il proprio entusiasmo e si limita
a sorridere o a piangere, tant'è che si era pensato ad un fiasco
del papa ma poco dopo nella piazza principale di Varsavia si
radunano circa trecentomila persone festanti. L'applauso si leva
alto quando il papa pronuncia "Nessuno può escludere il Cristo
dalla storia dell'Uomo, in nessuna parte del mondo!". Per tutto un
popolo è la rivelazione che il regime non ha distrutto né la sua
fede, né la sua identità, né la sua unità. La storia incomincia a
fare il suo corso e la fine del comunismo inizia la sua marcia
lenta ed inesorabile. Il giorno dopo le folle sempre più numerose a
Gniezno, culla del cristianesimo polacco, Czestochowa, capitale del
culto mariano, ed Auschitz. Il 10 giugno un milione e mezzo di
persone si ammassano nel prato Blonie a Cracovia. Una folla
oceanica ascolta le parole del papa "bisogna aprire le frontiere"(
26). Dall'altare alcuni dei numerosi concelebranti non polacchi ma
degli altri paesi vicini non credono ai loro occhi. Da giorni la
gente è in fermento e messa dopo messa i polacchi prendono
coscienza della loro forza. Fortunatamente il tutto si svolge in un
clima pacifico e festoso.
b. Gdannsk, agosto 1980
Allarmati dal crescente potere del libero movimento polacco, nel
1980 i Sovietici cercarono di sopprimere il KOR. In gennaio,
Mikhail Suslov, il braccio destro di Brezhnev, era volato da Mosca
per prendere parte alla quadriennale assemblea del Partito, a
Varsavia, e aveva insistito con Gierek perché irrigidisse la sua
posizione. Gli arresti di membri del KOR aumentavano così come il
numero di coloro che protestavano. I funzionari di partito accusati
di essere troppo indulgenti furono sostituiti. Ma la soppressione
influenzò ben poco lo spirito che Giovanni Paolo II aveva portato
in Polonia. La miccia fu accesa a una mostra artistica. Migliaia di
persone attesero in fila anche tre ore a Cracovia per poter
ammirare un'esibizione di trecento dipinti patriottici: alcuni
risalenti al XII secolo. Gli ultimi due erano provocatori. Uno
ritraeva il papa come un muscoloso atleta, con le mani piegate
sotto il mento, una raffinata come quella di un membro
dell'intellighenzia e un'altra nodosa come quella di un lavoratore.
L'ultimo dipinto, che ritraeva un lavoratore con l'elmetto, in tono
di sfida, fu intitolato "Polacco 79". L'artistico manifesto
socialista era stato modificato e reso anti comunista. "Questa
mostra fu l'evento più decisamente patriottico degli ultimi
decenni" dice Janina Jaworska, uno storico dell'arte che aiutò ad
organizzarla. Fu visitata da così tanta gente "per la stessa
ragione per cui le nostre chiese erano così piene in quegli anni,
per protesta". Il solo timore che le folle potessero insorgere
impedì alla polizia di chiudere l'esibizione. Il 1° luglio del
1980, mentre tutti parlavano della mostra, il governo aumentò i
prezzi della carne. Si diffusero voci che la carne destinata alla
Polonia veniva dirottata a Mosca per le Olimpiadi. Gli scioperi si
diffondevano di città in città. I membri del KOR aiutavano
nell'organizzazione e ricordavano ai gruppi locali di lavoratori i
loro diritti sotto la legge comunista(27). A metà luglio, una crisi
scoppiò a Lublino. Dopo la chiusura di officine meccaniche,
impianti caseari, industrie del te e allevamenti di pollame, gli
operai delle ferrovie tagliarono i collegamenti con Mosca. Gierek
apparve in televisione per avvisare del rischio che si correva
disturbando gli "amici" sovietici della Polonia. Gli scioperi
finirono quando il governo aumentò i salari e accettò le elezioni
sindacali, ma non un sindacato veramente indipendente. Gierek volò
alla casa in cui Brezhnev trascorreva le vacanze, per riferire la
cessazione degli scioperi, ma trovò il premier sovietico "piuttosto
seccato"(28). A Danzica, i sindacalisti si lamentavano che gli
operai di Lublino avevano ceduto troppo in fretta. La polizia dava
la caccia ai capi del KOR. Alla fine di luglio del 1980, i due
principali indiziati, Jacek Kuron e Adam Michnik, s'incontrarono.
"Jacek, con me, era assai a disagio per la situazione venutasi a
creare a Danzica a causa di atteggiamenti un po' troppo
imprudenti", ricorderà più tardi Michnik. Una di queste "idee
imprudenti" erano "sindacati indipendenti e autogestiti …Jacek
sapeva che questo era impossibile in un sistema comunista… Avrei
dovuto andare a Danzica per spiegare che non aveva senso insistere
su tale richiesta. Visto che lì ero ben conosciuto e assai
apprezzato, forse li avrei convinti. Fortunatamente, fui
arrestato". Dunque Michnik tornò in prigione e i capi di Danzica
avrebbero perseverato nella loro follia. Il 7 agosto esponenti
governativi presso i cantieri silurarono Anna Walentynowicz per la
sua partecipazione al sindacato di Borucewicz. "Robotnik" riportò
la vicenda: era impiegata da trenta anni, a solo cinque mesi dal
pensionamento. Alle sei del mattino del 14 agosto i lavoratori dei
cantieri scioperarono per richiedere il suo reinserimento. Il
bollettino dello sciopero firmato da Borucewicz e altri due fu
ampiamente distribuito. Alle otto l'intera città, tra cui anche
Walesa (che era stato costretto a lavorare altrove), ne era a
conoscenza. Walesa saltò su una macchina e si diresse tra la folla
verso l'ingresso dei cantieri, che erano stati sigillati dalla
polizia. Incontrò un piccolo muro e, con un gesto plateale, lo
scavalcò. Aveva sognato a lungo quel momento, scriverà più tardi.
Pensava che "occorressero un anno o due di duro lavoro per
prepararlo. Ma gli eventi ci sorpresero. Non avevamo altra scelta".
Usando il suo naturale carisma, la stima che si era guadagnata in
precedenti proteste e la sua identità di operaio più che di
intellettuale, Walesa si mise alla testa della protesta. Le
richieste includevano ora il reimpiego suo e di altri operai, come
pure la reintegrazione di Walentynowicz, un sostanzioso aumento di
stipendio e l'innalzamento di un monumento alle vittime delle
violenze del 1970. All'improvviso gli occhi del mondo erano su
Danzica. Domenica 17 agosto 1980 il papa in compagnia del suo
segretario Dziwisz guarda il telegiornale ed apprende che in
Polonia gli operai dei cantieri navali "Stoczniz Gdanska Im.
Lenina" stanno facendo, in segno di sfida al regime, la Comunione
in tuta da lavoro blu e dietro le loro spalle ai cancelli è ben
visibile un ritratto del papa. Il papa a quelle visioni rimane
turbato e si ritira in preghiera. Conosce perfettamente i rischi di
quei movimenti, ma del resto il tutto è legato alla grave crisi
economica ed a nulla è servito l'aumento dei salari. È innegabile
però che il viaggio del papa ha innescato una miscela esplosiva e
dal quel viaggio si susseguono in tutto il baltico un'ondata di
scioperi e tutti con il marchio della fede cristiana. L'Occidente
osserva affascinato e perplesso ma il papa è preoccupato. Sa che i
polacchi giocano con il fuoco. Il 20 agosto Stanislaw Dziwisz, in
vacanza in Polonia, va in incognito a visitare i cantieri
Lenin(29). Lo stesso giorno Giovanni Paolo II nel corso di
un'udienza generale in San Pietro esce dal silenzio ed invita i
ventimila pellegrini radunati a pregare per la patria natia
invocando "la libertà della chiesa, la pace per la patria e la
protezione del popolo contro tutti i pericoli". Il riferimento è
presto fatto(30). Il papa ha paura per un intervento armato della
Russia e la cosa non è del tutto infondata. La stessa sera il papa
scrive al primate di Polonia, cardinale Wyszynski, al quale
rappresenta le gravi preoccupazioni per il paese. A Varsavia la
posizione della Chiesa locale è molto difficile. Infatti da un lato
non si possono sconfessare quegli operai così devoti, dall'altro
bisogna assolutamente evitare il temuto intervento. Del resto dopo
la primavera di Praga tutto è possibile. Il partito comunista
polacco tenta di giocare la carta della Chiesa cattolica, l'unica
istituzione in Polonia forte ed ascoltata. I dirigenti polacchi
conoscono perfettamente che la Chiesa è molto preoccupata per un
intervento sovietico e giocano la carta dell'accordo cercando di
inviare al primate Edward Gierek, primo segretario del POUP. Dopo
qualche esitazione il cardinale primate rifiuta. Sta preparando
l'omelia per la festa della Vergine di Jasna Gora che si terrà il
26 agosto a Czestochowa ed ha paura che si possa fare un
collegamento fra l'incontro e i toni moderati della predica.
Preferisce incontrare un dirigente di livello più basso Stanislaw
Kania, membro dell'ufficio politico incaricato di questioni
religiose, al quale chiede che cosa intende fare Mosca. Il
dirigente gli conferma quello che tutti sanno e cioè che per la
ricorrenza del Patto di Varsavia si stanno mobilitando circa
quarantamila soldati di varie nazionalità appartenenti al blocco
sovietico. Il 26 agosto il cardinale primate pronuncia la sua
omelia e con toni pacati, facendo presente che le aspirazioni degli
operai sono giuste, esprime alcune riserve, cosa che il partito si
aspettava, invitando gli operai a riprendere il lavoro. L'invito
del primate cade sui dirigenti comunisti come manna dal cielo a tal
punto da far passare inosservato che tre giorni prima il capo degli
scioperanti Lech Walesa ha istituito una piccola squadra di
consiglieri, reclutati fra i più autorevoli intellettuali del
paese. Ne fanno parte fra gli altri tre amici personali del Santo
Padre. Gli accordi di Gdansk firmati il 31 agosto sono una vittoria
straordinaria. La calma e la determinazione degli operai, il
coraggio e la solidarietà delle loro famiglie sono riuscite a far
arretrare il potere. Sei mesi dopo, in occasione di un incontro in
Vaticano, Giovanni Paolo II avrà modo di congratularsi
personalmente con Walesa ed i capi di Solidarnosc. Il papa sa
perfettamente che Mosca, non potendo accettare gli accordi di
Gdansk, prima o poi reagirà non potendo accettare diverse cose ma
soprattutto la libertà di religione ed i timori si fanno più
concreti quando a capo del partito comunista polacco viene nominato
il compagno Kania al quale Breznev invia una lettera di saluto
molto persuasiva sul da farsi in Polonia. Il 5 dicembre i capi del
Patto di Varsavia riuniti a Mosca sembrano decisi ad intervenire
militarmente in Polonia per imporre la legge marziale e solo una
vibrante arringa di Kania riesce ad evitare il peggio.
c. Lo stato di guerra
L'11 dicembre Miroslaw Chojecki, fondatore della stampa clandestina
polacca, tenne una conferenza privata presso il Dipartimento di
Stato a Washington. Era partito dalla Polonia per presentare le sue
opere a una fiera del libro in Germania procedendo poi per il
Canada dove Mazowiecki (l'editore) gli annunciò che alcuni
sindacati si erano offerti di donare la tanto necessaria carta per
la stampa. Una volta in Nord America, Chojecki colse l'opportunità
di visitare suo zio Jan Novak, l'ex direttore della sede polacca di
Radio Europa Libera, che si era da poco ritirato a Washington.
Novak organizzò l'incontro con il Dipartimento di Stato(31).
Chojecki, ignaro degli ammonimenti che la CIA aveva ricevuto dal
colonnello Kuklinski, assicurò ai funzionari di Stato degli USA che
una repressione di Solidarnosc era impensabile(32). Le sue
assicurazioni confermavano la convinzione dell'amministrazione che
i comunisti non sarebbero intervenuti. La sera di venerdì 11
dicembre, il consiglio dei vertici di Solidarnosc iniziò un
incontro di tre giorni presso i cantieri di Danzica. I militanti
presero subito il sopravvento. Con un Walesa quasi taciturno, il
consiglio votò di richiedere un referendum nazionale da tenersi in
febbraio per le libere e pubbliche elezioni parlamentari. La
discussione iniziò con l'esame dei piani per il controllo e la
"socializzazione" (come veniva intesa dal papa) delle aziende e
della televisione. All'una di notte di domenica 13 dicembre,
all'indomani di un'altra giornata di incontri, Lech Walesa incontrò
privatamente "i due Zbigs", Zbigniev Bujak e Zbignieww Janas; erano
i rappresentanti eletti dagli operai presso un importante impianto
industriale dell'entroterra. Il telefono ed il telex cessarono di
funzionare. Stava accadendo qualcosa di insolito. Lungo la strada
Bujak e Janas incontrarono l'autista di Walesa, il quale riferì
loro che Walesa era stato arrestato presso la sua abitazione. I due
Zbigs decisero di recarsi, separatamente, alle case di amici non
attivisti dove la polizia non sarebbe andata e di incontrarsi il
giorno dopo in cattedrale. Il 13 dicembre del 1981 tutto il mondo
sa che il generale Wojciech Jaruzelski ha istaurato la legge
marziale nell'intero territorio della Polonia ed ha fatto arrestare
tutti i capi di Solidarnosc. Tutte le comunicazioni dalla Polonia
sono interrotte e non si ha alcuna notizia di Walesa. A San Pietro
durante l'Angelus il pontefice si rivolge ai pellegrini con toni
moderati avendo paura che una resistenza disperata avrebbe potuto
far scatenare una guerra civile di proporzioni terrificanti. Il
papa è scioccato e non sa come reagire e nella circostanza, al
contrario di altre volte, non è informato su quello che sta
accadendo( 33). Il mercoledì successivo durante l'udienza generale
il pontefice fa riferimento al primo discorso televisivo del nuovo
primate di Polonia monsignor Glemp e quest'ultimo dà una prova di
moderazione che sfiora il fatalismo. Il papa si rammarica con il
potere per aver abbandonato la via del dialogo(34). Sabato 19
dicembre il pontefice invia a Varsavia il nunzio itinerante Luigi
Poggi, profondo conoscitore dei problemi dell'Est, in compagnia del
monsignor Janusz Polonec che lavora in Curia, per informarlo sulla
situazione polacca. A monsignor Poggi il pontefice affida una
lettera per il generale Jaruzelski (una copia è destinata al
primate ed una copia a Walesa) che nasconde sotto la tonaca. La
lettera fra le altre cose è un vibrante appello ad interrompere lo
spargimento di sangue ma purtroppo il furbo generale dopo aver
fatto attendere per giorni l'alto prelato lo riceve davanti alle
telecamere di tutto il mondo. Domenica 20 dicembre il papa durante
l'Angelus, rivolgendosi ai fedeli riuniti a San Pietro, li invita a
pregare per coloro che trascorreranno le prossime feste in carcere
o in campi di prigionia. Il giorno successivo riceve in segreto e
per un lungo colloquio nel suo studio privato monsignor Bronislaw
Dabrowski, vescovo ausiliare di Varsavia e segretario generale
della Conferenza episcopale polacca. Il colloquio è molto
interessante e utile per il pontefice in quanto Dabrowski ha
incontrato nella villa dove è tenuto prigioniero Walesa ed ha
appreso da costui che non cederà alle richieste del generale
Jaruzelski, tenendo un atteggiamento diverso da quello del primate
Glemp. Dopo quella conversazione il pontefice non abbandonerà più
la causa di Solidarnosc e la notte del 24 dicembre terrà in segno
di resistenza un cero acceso alla finestra invitando i fedeli di
tutto il mondo ad unirsi a lui. Da quel giorno Giovanni Paolo II ha
fatto la sua scelta sicuramente difficile e piena di insidie.
Solidarnosc è l'unica speranza che si può abbattere il muro del
totalitarismo senza spargimento di sangue. Il pontefice in
occasione dei vari riti del Natale non si risparmia, durante le
omelie, a fare riferimento alla sua amata terra natia. Il 1°
gennaio 1982 in occasione del messaggio "Urbi et orbi" il pontefice
ritorna sui temi di Solidarnosc per ricordare che tutti i
lavoratori hanno diritto ad associarsi in sindacati autonomi e di
godere dei diritti familiari ed individuali. Da allora ad ogni
udienza pubblica il pontefice fa riferimento alla situazione
polacca. Il pontefice non trascura l'alta politica e nel gennaio
1982, rivolgendo un discorso al corpo diplomatico, denuncia
solennemente le conseguenze degli accordi di Yalta che hanno
portato divisioni e limitazione della sovranità altrui. Richiama
più volte l'episcopato polacco ad una politica più accorta e meno
permissiva nei confronti del governo totalitario.
d. Dal 1983 al 1987
La terza settimana del giugno del 1983 fu la più importante del
pontificato di Giovanni Paolo II. Il suo primo viaggio in Polonia
nel 1979 e i suoi incontri prima con Reagan e poi con Gorbacev,
anche se cerimoniali, avevano ricevuto una grande pubblicità; anche
le sue prese di posizione e le encicliche sulla contraccezione e
sull'aborto avevano avuto una grande eco. Il secondo viaggio del
Papa in Polonia fu invece un punto di svolta nella storia. Un sogno
non può durare senza passare all'azione. Quando un sogno muore la
gente perde perfino la capacità di sognare. Al culmine della stato
di guerra nel 1981 monsignor Glemp vuole scongiurare la sorte
parlando del prossimo viaggio del Santo Padre in Polonia nel 1982,
in occasione del sesto anniversario della fondazione del convento
di Jasna Gora, a Czestochowa e durante l'omelia esprime la speranze
che lo stato di guerra cessi al più presto( 35). Il generale
Jaruzelski sogna di accogliere il Santo Padre al fine di togliere
quella brutta impressione della Polonia. Una visita del papa
sarebbe salutare per i rapporti con la comunità internazionale ma
non viene fatto alcun segnale di distensione circa "lo stato di
guerra". Mentre il papa era in viaggio per Varsavia, Jas Gawronski,
un italiano di origini polacche e membro del parlamento Europeo, si
fece portavoce dei pensieri di molte persone: "il viaggio desterà
false attese e produrrà frustrazione" disse ad alcuni
corrispondenti(36). Il 16 giugno 1983 il pontefice atterra
all'aeroporto di Varsavia ed i commenti sulla visita sono divisi.
Padre Ken Doyle del National Catholic News Service, corrispondente
delle visite papali per gli Stati Uniti, descriveva agli Americani
una "scena lugubre". Le strade erano silenziose e le persone, anche
se cortesi, quasi mai sorridevano. Un velo di discreto cinismo era
steso sulla nazione( 37). È giusto che con quella situazione il
Santo Padre visiti la Polonia? La risposta viene da uno degli
arrestati di Solidarnosc Adam Michnik che alla vigilia dell'arrivo
del pontefice scrive una lettera dal carcere affermando che questa
visita segnerà il fallimento morale del potere. Il papa appena
giunto farà presente che non potrà visitare tutti i prigionieri e
non visiterà, per cause indipendenti la sua volontà, tutti i
luoghi( 38). L'ultimo riferimento è per Walesa costretto a vedere
in televisione l'arrivo del pontefice. Il papa con il suo viaggio
alimenta la speranza e non fa ammainare la bandiera. All'arrivo del
papa a Varsavia la folla inizia a urlare Solidarnosc non curante
dei gravi rischi a cui va incontro. La stessa scena si ripete in
tutte le città della Polonia visitate dal papa. Il pontefice
risponde alle proteste del popolo con un discorso mirato che ruota
attorno alla verità, alla solidarietà ma soprattutto alla vittoria.
E tutto questo in pieno stato di guerra. Domenica 19 giugno il papa
depone ai piedi della Vergine nera di Jasna Gora la cintura bianca
bucata dai proiettili che indossava il 13 maggio del 1981 giorno
dell'attentato ed in quella occasione riprende i suoi cari discorsi
sulla libertà e sui doveri democratici. La ricerca del dialogo è il
desiderio profondo del pontefice, ma in quali termini? Sarebbe
sufficiente azzerare gli accordi di Gdansk e trovare una nuova
intesa a spese di Solidarnosc. Il papa a tal proposito risponde al
generale Jaruzelski che gli chiedeva se voleva incontrare Walesa
con una frase affermativa e decisa. Su quell'incontro un po'
misterioso molto è stato scritto e sarà costretto alle dimissioni
l'abate Virgilio Levi, vice direttore dell'Osservatore Romano.
Infatti l'indomani della visita l'Osservatore Romano pubblica in
prima pagina "Onore al sacrificio". Il papa furente non sente
ragioni e pretende le immediate dimissioni di Levi(39). Nel giugno
del 1987 la storia si ripete in occasione di una nuova visita del
pontefice in Polonia(40). Migliaia di fedeli si ammassano sulle
barriere metalliche e cantano dei canti tanto cari al pontefice. Le
voci della folla si levano assordanti sempre negli stessi termini
"Wa - le - sa……So - li - da - rno - sc". Qualcosa di nuovo però
c'era stato qualche mese prima. Infatti il generale Jaruzelski era
stato ricevuto in udienza privata da Giovanni Paolo II e l'incontro
era durato circa settanta minuti. Il fatto è sicuramente storico,
atteso che avveniva a cinque anni dall'instaurazione dello "stato
di guerra", quando ancora tutti i potenti della terra del blocco
non sovietico guardavano con sospetto il generale dagli occhiali
scuri. L'ex allievo dei padri mariani parla con il pontefice non
tremando più come ai tempi del primo incontro in Polonia. Entrambi
parlano da polacchi consapevoli che il destino della loro Patria
deve essere cambiato. Un altro fatto importante per la risoluzione
della questione polacca è che a Mosca viene nominato nuovo capo del
Cremlino Mikhail Gorbacev, un uomo deciso a cambiare rotta(41). Nel
corso dell'incontro il pontefice fa presente al generale che il
prossimo giugno andrà in Polonia solo se gli sarà concesso di
visitare Walesa che le autorità comuniste si ostinano a chiamare
semplice cittadino. O l'incontro con Walesa o la visita salta(42).
Giovanni Paolo II è irremovibile. Il generale non può non accettare
ma vieta al papa di avvicinarsi ai cantieri Lenin. Entrambi si
lasciano andare a qualche concessione. Infatti il generale, se la
visita andrà bene, aprirà al pluralismo mentre il Vaticano
riconoscerà l'autorità politica polacca. Durante la visita però
tutto assume una dimensione diversa ed il Santo Padre in diverse
occasione parla esplicitamente della parola solidarietà chiedendo a
gran voce l'applicazione degli accordi di Gdansk. Il pontefice
afferma che il tempo dell'attesa e della prudenza è terminato
chiedendo a gran voce il ripristino del sindacato polacco. La
mattina del 14 giugno giorno della partenza le personalità
aspettano il pontefice sotto l'aereo per i saluti di rito ma il
papa ritarda. Il generale Jaruzelski ha espresso il proprio
desiderio di incontrarlo nuovamente e nel corso della visita
rimprovera il pontefice di avere utilizzato un tono troppo severo
nei confronti dell'autorità polacca(43). In buona sostanza il papa
non ha rispettato i patti. L'incontro burrascoso dura cinquanta
minuti(44). Per la riconciliazione nazionale ci vorranno due anni
sotto l'avallo di Gorbacev. Il 6 febbraio 1989 si apre un incontro
a Varsavia sotto le telecamere di tutto il mondo presieduto dal
ministro Kiszczak, braccio destro di Jaruzelski e da Lech Walesa,
portavoce dell'opposizione polacca. I negoziati, inediti per i
paesi dell'Est, hanno per oggetto la partecipazione del sindacato
Solidarnosc ad un accordo nazionale. In sintesi quello che il papa
chiedeva da tempo.
3. Fine del comunismo
a. La Polonia
La questione polacca è durata dieci anni e sicuramente è uno dei
fattori più importanti del processo disgregativo dei regimi
dell'Est ma da sola non può spiegare gli effetti che hanno
provocato la caduta del muro di Berlino. Il papa dal giorno della
sua elezione in tutti i modi ha annunciato il suo messaggio e,
diffondendo le sue idee che avrebbero risvegliato le coscienze di
quei popoli, ha accelerato il crollo dell'Impero sovietico(45).
All'indomani della elezione nel 1978, durante la messa inaugurale
del pontificato, Giovanni Paolo II dopo il famoso "non abbiate
paura" indirizza il suo saluto in decine di lingue di nazioni in
cui la Chiesa è silenziosa. Il papa in quell'occasione, a chi gli
chiedeva di non dimenticarsi della Chiesa del silenzio, rispondeva
che ormai quelle Chiese parlavano con la voce del papa. Il fatto
assume una svolta storica. Il papa, profondo conoscitore dei
problemi della chiesa dell'Est e motivo non trascurabile della sua
elezione, si prende a cuore la situazione dei popoli sotto la
cortina di ferro. Il papa da subito allude ad un'Europa senza
confini e getta le basi per una "casa comune europea". L'occidente
aveva ratificato gli accordi di Helsinki nel 1975 preferendo
dialogare con i paesi ostili piuttosto che perpetuare nella guerra
fredda ed il fatto aveva riguardato anche il Vaticano che
quell'accordo lo aveva ratificato. Il diplomatico Agostino
Casaroli, appoggiato da Achille Silvestrini, proseguiva sulla via
indicata da Paolo VI stabilendo un dialogo a costo di discutere con
il diavolo. Questo atteggiamento del Vaticano dava enorme fastidio
alle Chiese oppresse ed ecco che l'atteggiamento di Giovanni Paolo
II di contro disturbava la curia(46). Alla morte di Villot, nel
marzo del 1979 con enorme sorpresa, Giovanni Paolo II nomina suo
Segretario di Stato monsignor Casaroli. Il papa che non era
cresciuto all'interno della Curia capisce da subito che per non
essere schiacciato dalla burocrazia è necessario nominare un
esperto. A Casaroli la burocrazia, al papa i grandi orientamenti.
Il 2 ottobre del 1979 fa leggere a Casaroli il discorso che andrà a
fare all'ONU. Il nuovo segretario, preoccupato di non turbare la
prestigiosa assemblea, elimina dal discorso le parti che riguardano
la libertà religiosa e i diritti dell'uomo. L'anno seguente presso
l'Unesco, a Parigi, il papa traccia un vero e proprio programma
etico per il mondo libero. Il papa afferma che la crisi del mondo è
possibile superarla appoggiandosi alla cultura in quanto la
comunità naturale è prima di ogni cosa realtà culturale. Solo
appoggiandosi alla cultura è possibile resistere ai totalitarismi.
Il papa dà una speranza a tutti. Il papa si ostinerà ad esaltare le
radici culturali dell'Europa di fronte al comunismo ed a
festeggiare le ricorrenze religiose che il comunismo ha soppresso.
Nella storia di ogni popolo c'è la via per la libertà.
b. La Cecoslovacchia
Sicuramente la prima nazione a cui ha rivolto lo sguardo il
santo Padre è, per evidenti motivi, la Polonia ma ben presto l'onda
verrà trasmessa a tutti i paesi oppressi dal comunismo. A Gniezno
in Polonia il 3 giugno 1979 il papa nota un cartello con il quale
gli si chiedeva di non dimenticare i suoi figli cechi. Come può un
papa polacco non tener conto dei problemi della vicina
Cecoslovacchia? Il pontefice conosce bene che i cechi presenti
hanno dovuto aggirare gli ostacoli che il regime impone e del resto
al cardinale primate della Cecoslovacchia il giorno dell'inizio del
pontificato aveva detto "Noi siamo tanto vicini l'un l'altro e lo
saremo ancor di più…". Il vecchio Tomasek di 79 anni aveva scontato
tre anni di prigione nel 1949 per essere stato fatto vescovo
clandestinamente ed era diventato un vero e proprio modello di
prudenza dopo aver sostituito nel 1965 monsignor Beran. Dopo la
primavera di Praga del 1968, aveva perso ogni speranza ma il
giovane collega polacco a poco a poco gliela fa ritrovare(47). Con
i continui contatti il papa riesce a convertire il cardinale. Nel
1984, con un gesto audace, monsignor Tomasek invita il papa a
presiedere a Velehrad il millecentesimo anniversario della morte di
san Metodio, uno dei due evangelizzatori dei popoli slavi. Il
governo nega la visita e reprime tutti i movimenti giovanili che
sponsorizzavano l'evento. Il papa non si arrende e l'anno seguente
invia al cardinale primate una lettera che verrà letta a tutti i
sacerdoti, anche a quelli vicini al regime, a Velehrad. Dopo tre
giorni il pontefice nella sua quarta enciclica, la Slavorum
Apostoli, parla dei fratelli Cirillo e Metodio, ai quali gli slavi
devono la loro evangelizzazione. Il 5 luglio del 1985 circa
duecento pellegrini si ritrovano a Velehad ed il governo cerca di
trasformare un evento religioso in festival della canzone, inviando
il ministro della cultura Mila Klusak che azzarda un paragone fra i
due santi e l'Armata Rossa liberatrice della nazione nel 1945. I
fischi della folla, che chiede una messa e la presenza del Santo
Padre, diventano assordanti. Non si vedeva tanto dai tempi del
1968. Da quel giorno comincia la resistenza di massa ed il
cardinale primate ormai ottantaduenne diventa una sorta di guida
spirituale. Il papa aumenta i gesti di simpatia nei confronti dei
fratelli dell'Est e ben presto la chiesa oppressa invade la curia
con una serie di incarichi molto importanti che vengono assunti da
prelati dell'Est. Giovanni Paolo II fece un ingresso trionfale a
Praga nell'aprile del 1990(48). Subito dopo aver baciato il
terreno, Vaclav Havel - come il papa un capo di Stato con una
formazione letteraria - dichiarò: "Il messaggero dell'amore viene
oggi in una nazione devastata dall'ideologia dell'odio". Giovanni
Paolo II celebrò una Messa davanti a mezzo milione di persone.
Incontrò studenti e insegnanti della versione ceca della
"università mobile" che egli aveva contribuito a lanciare in
Polonia e un'infinità di altri eroi della rivoluzione non violenta
in Cecoslovacchia. Entusiasta, colse di nuovo l'occasione per il
suo sogno dell'evangelizzazione e indisse un "eurosinodo" a Roma
per l'anno seguente, per riunire le Chiese d'Oriente e
d'Occidente(49).
c. La Russia
Il 24 gennaio del 1979 alla vigilia della sua prima visita in
America Latina il papa riceve in Vaticano Andrei Gromyko di anni
'70, ministro degli Affari esteri e membro del Politburo del
Partito comunista sovietico, una delle voci più ascoltate del
Cremlino. Il "signor no" sempre accigliato e deciso ha conosciuto
Giovanni XXIII e Paolo VI e vuole continuare sulla linea del
dialogo. I dirigenti russi sono molto orientati sul disarmo e
presumono che Giovanni Paolo II sia un interlocutore attento. Il
dialogo dura poco ma è sufficiente a far capire al dirigente russo
che le cose in Vaticano sono cambiate e da quel giorno c'è un
interlocutore difficile(50). Gromyko conosce bene il papa polacco
ed in Russia l'elezione di Giovanni Paolo II non ha riscaldato più
di tanto gli animi. La Russia è atea ed i pochi cristiani sono
ortodossi nemici giurati dei cattolici. La Russia sovietica può
rispolverare una vecchia battuta di Stalin su quante divisioni
avesse il papa e, pur temendo l'avversario, sa che, come aveva
fatto durante il cardinalato di Varsavia, non si scontrerà
frontalmente con il potere(51). Il pontefice dal canto suo, almeno
nella fase iniziale del suo pontificato, non conosce questo
sconfinato paese, pur essendo un esperto di marxismo, ma dal giorno
della sua elezione vuole riconciliare i cristiani dell'ovest con
quelli dell'est e per questa riconciliazione non può che passare
per la Russia. Paese che vorrà da sempre invano visitare. Nel 1985
Mikhail Gorbacev diventa capo del partito comunista sovietico e la
cosa non suscita particolari attese in Vaticano. Del resto qualche
mese prima Gromyko era stato ricevuto in Vaticano dal Santo Padre
nel corso di un freddo colloquio. Cosa ci si poteva aspettare da un
uomo che era stato così fortemente sponsorizzato proprio da
Gromyko! Soltanto dopo il 1987 quando Gorbacev incomincia a parlare
a chiare lettere di "perestroika" (riforma) e di "glasnost"
(trasparenza, chiarezza) Giovanni Paolo II comincia a credere che
qualcosa di veramente nuovo stia succedendo in Russia anche se
guarda sempre con sospetto al dirigente sovietico in controtendenza
a quello che avviene per gli altri leader europei. Le autorità
russe oppongono un nuovo rifiuto alla richiesta del papa di recarsi
in URSS per andare a festeggiare, nella primavera del 1987, il
seicentesimo anniversario della conversione al cristianesimo della
Lituania. Un viaggio nella piccola repubblica profondamente
religiosa sarebbe una follia bella e buona. Perché non prevedere
una sosta a Mosca con delle limitazioni ben precise, suggerisce
l'entourage di Gorbacev? Il papa però non si fermerebbe mai in
Russia senza visitare le piccole repubbliche. Il tutto viene
complicato dall'ostilità della chiesa ortodossa che non può
accettare una simile cosa invocando affermazioni poco obiettive del
pontefice sul comunismo(52). In quel periodo cattolici ed ortodossi
si preparano a celebrare un anniversario eccezionale, il millenario
battesimo di san Vladimiro che ebbe luogo a Kiev nel 988, periodo
in cui Russia ed Ucraina non esistevano ancora come stati
costituiti, e cattolici e ortodossi non erano ancora due
confessioni separate. Per gli occidentali tali finezze storiche
sono incomprensibili ma per il papa polacco tutto ha un nesso
logico molto preciso. Come festeggiare i cattolici ucraini senza
urtare il patriarcato di Mosca? Il papa non essendo stato invitato
né a Mosca né a Kiev, indirizza una lettera agli ortodossi e poi
una ai cattolici greci. Rinunciare al riavvicinamento con il
patriarcato di Mosca soprattutto in questi frangenti di comunione
storica appare fuori questione. Il papa ha a cuore i cattolici
orientali che devono professare la propria fede in segreto
rischiando il carcere ad ogni riunione e per questo deve
approfittare delle nuove idee che circolano in Russia. In giugno il
papa invia a Mosca al Cremlino i cardinali Willebrands e Casaroli e
quest'ultimo al teatro Bolscioi pronuncia un discorso in cui
difende a spada tratta la libertà religiosa. Successivamente
consegna personalmente a Gorbacev una lettera personale del Santo
Padre in cui lo invita in Vaticano in occasione di una prossima
visita in Italia per parlare della ripresa delle relazioni fra URSS
e Vaticano, del ripristino della libertà religiosa e della
condizione degli uniati ucraini costretti a professare in
clandestinità (53). Giovanni Paolo II conosce perfettamente che
Gorbacev è desideroso di dimostrare la propria buona volontà
togliendo i divieti che gravano sulla Chiesa cattolica ucraina ma
non può spingersi oltre per non inimicarsi ulteriormente il
patriarcato di Mosca. Il 1 dicembre del 1989 Mikhail e Raissa
Gorbacev varcano in auto blindata la porta di S. Anna e, ricevuti
da monsignor Monduzzi, prefetto della casa pontificia, vengono
accompagnati presso la biblioteca ove li attende Giovanni Paolo II.
L'incontro fra il capo della Chiesa cattolica ed il capo del
movimento comunista internazionale è veramente storico. Gorbacev,
che da tempo si definiva come un ateo non praticante, era il primo
leader russo a visitare il Vaticano dal tempo in cui Nicola I fece
visita a Gregorio XVI nel 1845 (54). Il papa parla qualche parola
di russo ma ben presto i due vengono affiancati da interpreti (55).
Il colloquio dura più di un'ora ed il papa ribadisce i tre concetti
a lui tanto cari, la libertà religiosa, il problema dei cattolici
ucraini e l'apertura delle relazioni diplomatiche con il Vaticano.
Gorbacev afferma, per la prima volta per un leader di quel livello,
che il marxismo-leninismo non è la verità assoluta e di contro il
papa sottolinea che i cambiamenti dell'est non devono per forza
rifarsi al modello occidentale. Il papa lo incoraggiò vivamente nei
suoi progetti, sebbene comprendesse che la dignità umana di cui
Gorbacev parlava era "difficilmente perseguibile nel contesto di
una filosofia atea"(56). In relazione agli uniati Gorbacev fa
presente che qualsiasi accordo prenderanno le autorità religiose
quelle politiche non si opporranno. Si tratta di una mossa abile di
un vero statista. L'incontro davvero storico segue ad una serie di
eventi in Europa molto importanti che stanno segnando la fine del
comunismo. Nell'attesa che Gorbacev e Giovanni Paolo II concludano
il loro colloquio a quattr'occhi, il nuovo ministro degli Esteri
sovietico Eduard Shevarnadze, si china verso il cardinale Casaroli
e gli fa presente che senza il Vaticano tutto questo non sarebbe
successo. Anche lo stesso Gorbacev qualche giorno dopo alla stampa
italiana sottolinea questo importantissimo principio. Per Giovanni
Paolo II tutto questo è frutto della Provvidenza e dopo nove anni
il Santo Padre può fare visita a Cuba. Anche in questo caso è il
frutto del lavoro di alto livello della diplomazia vaticana che già
nel 1979, in occasione della visita del papa in Messico, aveva
ricevuto l'invito da Fidel Castro a visitare l'Havana. In quel caso
si preferì non effettuare la visita per evitare di improvvisare un
evento così importante per di più in un paese comunista nel quale
ai cristiani non è concesso alcun diritto. Castro, da quello che ha
dichiarato, ci è rimasto molto male. Dopo lunghe trattative e la
visita segreta del cardinale Etchegaray, lo stesso pontefice dà il
tono della visita al suo arrivo all'Havana "Che Cuba si apra al
mondo e che il mondo si apra a Cuba". L'intervento è simile a
quello del primo viaggio in Polonia(57). Il vecchio rivoluzionario
apprezza l'intervento del Santo Padre che ribadisce la condanna
agli Stati Uniti per un embargo che dura ormai da trentacinque
anni. Alla storia rimarrà la messa solenne in piazza della
rivoluzione con la duplice condanna papale dei sistemi atei e del
neoliberismo capitalista.
4. L'attentato
a. Il folle gesto
Piazza San Pietro 13 maggio 1981. Alle ore 17.00 circa, come tutti
i mercoledì di primavera, la folla ha invaso lo spazio compreso fra
le colonne del Bernini per assistere all'udienza generale
all'aperto. Alla sinistra della basilica il papa sale sulla jeep
scoperta, con a fianco il segretario Dziwisz, il cameriere
personale Gugel ed alcuni agenti della sicurezza. Per il Santo
Padre è una situazione normale e del resto tutti i mercoledì ne ha
fatto un momento di catechesi importante per i pellegrini di tutto
il mondo. Nella piazza ci sono circa venticinquemila persone ed il
papa, se potesse, li saluterebbe tutti; per questo la jeep molto
lentamente percorre il tragitto prefissato(58). Urla di gioia e
bambini vengono avvicinati al pontefice che li accarezza
teneramente. Nessuno poteva immaginare quello che sarebbe successo
di lì a poco. Due uomini armati attendono con calma il momento
propizio, Mehmet Ali Agca, in giacca grigia e camicia bianca, si è
appostato vicino ad una transenna, con in mano il calcio di una
Browning calibro nove, ed Oral Celik, con giubbetto di pelle, jeans
e scarpe da ginnastica, tiene stretta in mano una Beretta cal.
7,65. I due hanno studiato bene il percorso e sanno cosa devono
fare. In via di Porta Angelica hanno parcheggiato una Ford Taunus
che non avranno difficoltà a raggiungere nel panico che si
diffonderà subito dopo l'attentato. Alle ore 17.17 il papa arriva
all'altezza dei due sicari, sul lato della Porta di Bronzo. Agca
estrae la pistola e con calma alla distanza di circa tre metri
spara due colpi. Celik più distante un solo colpo. Giovanni Paolo
II si accascia fra le braccia del Segretario mentre centinaia di
colombi si levano in volo. Il Santo Padre è stato attinto in tre
parti all'addome, al gomito destro ed all'indice della mano
sinistra. L'autista della jeep in quel frangente capisce che è
necessario trasferire il pontefice ferito in una ambulanza
attrezzata per la rianimazione e di lì immediatamente al
Policlinico Gemelli(59)(60). Il Santo Padre più volte aveva fatto
sapere che in caso di necessità voleva essere portato in ospedale
come un cittadino normale. Il tragitto, miracolosamente in
quell'ora di punta, durava solo otto minuti. Qualche attimo in più
ed il papa sarebbe morto dissanguato. Il medico personale del papa,
il dottor Buzzonetti, assiste il ferito, assieme a un infermiere.
Dziwsz, chino sul Santo Padre, lo sente pronunciare qualche parola
che assomiglia a una preghiera(61). Al policlinico, dopo un attimo
di scompiglio generale, si fa salire il paziente al decimo piano.
La pressione è scesa pericolosamente, il polso quasi
impercettibile. Le condizioni generali disperate. Dziwsz gli
somministra l'estrema unzione durante il trasferimento in sala
operatoria, al piano inferiore, per un intervento urgente. Il Prof.
Francesco Crucitti, uno dei primari di chirurgia del Gemelli,
appresa la notizia si precipita all'ospedale. In piazza San Pietro,
al panico subentra lo stupore. Dall'altra parte delle transenne due
turiste americane, Rose Hall e Ann Odre, che sono rimaste ferite da
una pallottola dell'assassino, vengono a loro volta portate in
ospedale. Celik si è dileguato; un americano che lavora per la rete
televisiva ABC, Lowell Newton, lo ha visto chiaramente sparire tra
la folla, con una pistola in mano. Agca invece non è riuscito a
raggiungere il complice in quanto una suora vestita di nero, Suor
Letizia, gli si è aggrappata al braccio e dopo avergli fatto cadere
a terra la pistola è riuscita a fare intervenire un poliziotto
della Gendarmeria Vaticana che lo ha immobilizzato. Al policlinico
Gemelli alle ore 18.00 inizia la difficile operazione sotto la
direzione del professor Crucitti. Quest'ultimo riferirà che c'era
sangue dappertutto ed è stato necessario drenarne tre litri prima
di fermare l'emorragia e costatare che nessun organo importante era
stato leso. Un vero miracolo(62). Né l'aorta centrale, né l'arteria
iliaca, né la spina dorsale. Man mano che l'operazione va avanti
l'emozione cede il passo alla speranza(63). Alle ore 20.00 viene
letto prima ai giornalisti accorsi numerosi e poi in Piazza San
Pietro alle migliaia di fedeli il primo bollettino medico. Il testo
non è né pessimista né ottimista, conferma che il papa non è morto.
A mezzanotte un nuovo bollettino in cui si fa presente che
l'operazione è riuscita perfettamente e le condizioni generali del
paziente sono soddisfacenti. Il papa viene trasferito in sala
rianimazione in cui rimarrà per quattro giorni. L'indomani mattina,
intorno a mezzogiorno il Santo Padre, riprende conoscenza e la
prima cosa che chiede al suo segretario che lo ha assistito sveglio
per tutta la notte è se hanno recitato la compieta. La domenica
successiva dal suo letto d'ospedale dopo aver celebrato messa
recita, in collegamento da San Pietro, il Regina Coeli e pronuncia
parole che stupiscono tutto il mondo. Ringrazia tutti coloro che
gli sono stati vicini e si sente accanto alle altre persone ferite
per causa sua. Perdona il fratello che gli ha sparato e prima di
concludere si rivolge a Maria con la celebre frase "A te, Maria,
Totus tuus ego sum". Lunedì 18 lascia la rianimazione e viene
trasferito in un piccolo appartamento per lui allestito al decimo
piano. Il 20 maggio vengono sospese le trasfusioni ed il pontefice
consuma il primo pasto. Il tutto fa sperare per il meglio, a parte
una difficoltà respiratoria ed una leggera e persistente febbre che
non vuole abbandonare l'illustre ospite dell'ospedale. Il 25 maggio
il cardinale primate di Polonia, gravemente malato, aveva voluto
essere benedetto da Giovanni Paolo II(64). Il 3 giugno, nonostante
l'opposizione dei medici, lascia l'ospedale e si reca a San Pietro
dove ricomincia a lavorare come al solito. Le sue condizioni
generali non migliorano. Il giorno 10 una brutta febbre genera
inquietudine e dopo alcuni giorni viene nuovamente ricoverato per
altri accertamenti al Gemelli. Dopo una serie di approfondite
analisi si capisce che il pontefice ha contratto un virus durante
le prime trasfusioni. Qualche giorno dopo il paziente sta meglio e
dopo poco incomincia a pretendere che gli venga tolta la colostomia
che tanto lo disturba. I medici non volevano fare quell'intervento
tanto delicato d'estate ma dietro le insistenze del pontefice
decidono di operarlo il 5 agosto. L'operazione di un'ora riesce
perfettamente ed il Santo Padre all'uscita dall'ospedale va a
riposarsi nella sua residenza estiva di Castelgandolfo.
b. Ali Mehmet Agca
Dopo qualche ora dall'attentato lo sparatore viene accompagnato
dalla polizia italiana nella sede centrale della polizia romana.
L'uomo sui ventitre anni in un primo momento si è dichiarato cileno
ma poi ha fatto presente di essere il pericoloso terrorista turco
"Mehmet Ali Agca". Vengono convocati diversi interpreti al fine di
decifrare i suoi primi discorsi indecifrabili. Dalle prime perizie
si evince che il terrorista turco è sano di mente ed incominciano
le indagini al fine di stabilire se ha agito da solo o se qualcuno
lo ha armato. Tutti incominciano a pensare all'est e soprattutto al
KGB. Ali Agca non è uno sconosciuto, soprattutto in Turchia.
Infatti nel 1979, dopo essere stato arrestato per aver fatto parte
dell'organizzazione terroristica dei "lupi grigi", dietro la
complicità dei funzionari governativi evade dal carcere e poco dopo
dichiara che avrebbe ucciso il papa in occasione della visita del
Santo Padre ad Istanbul. La visita fortunatamente si svolge
regolarmente sotto delle asfissianti misure di sicurezza. Il papa
torna a Roma sano e salvo. Di Agca si perdono le tracce fino al
tragico 13 maggio. I giudici italiani continuano ad indagare anche
se Agca, forse sperando si essere liberato come era successo in
passato, si chiude in silenzio. Dopo circa un anno, quando capisce
che le cose questa volta stanno in maniera diversa, incomincia a
parlare all'ufficio del giudice Martella. Da subito si prese in
considerazione la possibilità che estremisti sovietici o
dell'America Latina avessero ordito un complotto per uccidere il
papa; i secondi furono esclusi per mancanza di contatti con
Agca(65). Dopo i primi depistaggi, Agca rivela di essere il braccio
armato dei servizi segreti dell'est, di aver ricevuto a Sofia
passaporti ed istruzioni e di essere stato preparato all'impresa da
agenti bulgari(66). Li riconosce in foto ne descrive abitudini e
fornisce numeri di telefono. Il 25 novembre, dopo una serie di
discrete indagini, il giudice Martella fa arrestare Sergei Antonov,
trentacinque anni, capo scalo della Balkan Air, la compagnia di
bandiera bulgara. Gli altri due sospetti, Teodor Aivazov, cassiere
dell'ambasciata bulgara a Roma, e Zelio Vasiliev, vice dell'addetto
militare bulgaro, sono in vacanza a Sofia. L'arresto fa sensazione
ed ora la pista bulgara sembra acclarata. Seri dubbi vengono ad
incrinare questa apparente unanimità. Se Antonov è l'agente
operativo, perché i suoi superiori l'avrebbero lasciato al suo
posto a Roma per diciotto mesi? Se i tre bulgari hanno organizzato
il tutto, come si spiegano quei grossolani errori? Molto strano
altresì è l'atteggiamento degli Stati, Uniti tanto abbottonati
sull'intera vicenda. L'imbarazzo della CIA e dei servizi segreti
occidentali è sorprendente. Agca però continua a contraddirsi, a
ritrattare e moltiplica folli dichiarazioni. Ci vorranno più di
quattro anni di inchieste perché la tesi della pista bulgara venga
abbandonata nel marzo del 1986 per insufficienza di prove.
L'interrogativo principale, però, rimane: chi ha avuto l'idea di
uccidere il papa? Per quale motivo? Perché il trafficante Bekir
Celenk ha promesso tre milioni di marchi a Agca e Celik, sicari di
professione, per uccidere il papa? Il mistero poteva essere svelato
solo da Celenk ma quest'ultimo muore in carcere ad Ankara nel 1985
portandosi nella tomba il suo segreto. Tuttavia si pensa alla
rivelazione del mistero quando il Santo Padre va di persona a fare
visita a Mehmet Ali Agca. Centinaia di giornalisti studiano
l'incontro ma non trapelerà nulla. L'unica cosa che farà sapere il
pontefice è che il suo aggressore aveva una grande paura della
Vergine di Fatima e sul punto Agca è stato tranquillizzato
sull'eterna misericordia della Madonna. Sicuramente a quella
distanza un professionista esperto non poteva sbagliare. La Vergine
aveva salvato il papa e di questo è consapevole anche l'aggressore(
67).
5. Conclusioni
La figura straordinaria, direi gigantesca di Giovanni Paolo II -
L'ultimo gigante ha titolato L'Express un articolo in memoria del
papa scomparso - è destinata per più versi a dominare questo
periodo di passaggio tra i due millenni, un periodo convulso e
colmo di eventi che stanno cambiando il volto del mondo. E a sua
volta il papa che ci ha appena lasciato manifesta la sua grandezza
per il modo con cui ha cambiato profondamente il rapporto tra la
Chiesa ed il mondo e ha contribuito a cambiare il mondo stesso. I
temi finora dominanti della secolarizzazione, dell'"apostasia dal
Cristianesimo" da parte delle masse, di un mondo in cui pochi
sembravano avvertire il richiamo del Sacro, sembrano sbiadire di
fronte alle enormi folle che hanno partecipato emotivamente, con
una commozione che ha dell'incredibile, alla scomparsa di un uomo
profetico, dotato di un grande carisma, che lottava con la
sofferenza e la malattia fino all'estrema benedizione muta dalla
finestra dei palazzi apostolici. Che però era pur sempre il Romano
Pontefice, capo di una Chiesa universale, ma al tempo stesso parte
di un mondo globale al cui interno convivono religioni, ideologie,
orientamenti culturali molto diversi e lontani dal mondo cattolico.
Molti, soprattutto laici, si chiedono infatti se questa vastissima
partecipazione, che ha coinvolto milioni e milioni di persone, non
faccia emergere qualcosa di molto profondo, e quasi nascosto
finora, di un animus religioso, presente consapevolmente o persino
inconsapevolmente, sotto la fragile patina della secolarizzazione,
nel cuore degli uomini(68). Una secolarizzazione che fino a ieri
sembrava devastante e dominante. Al punto che l'Europa, centro
della Cristianità, non è riuscita neppure a mettere alla base della
sua Costituzione, il richiamo alle sue radici cristiane. Giovanni
Paolo II si è battuto senza risparmio perché queste radici
venissero dichiarate nella nuova Europa unitaria, ma non è riuscito
nel suo intento. Giovanni Paolo II "il Grande" ha vissuto con
spirito tutt'altro che rassegnato la secolarizzazione, anzi ha
condotto con forza la battaglia della sfida del laicismo. Ma l'ha
combattuta senza troppo preoccuparsi dell'abbandono della chiesa da
parte di molti fedeli, ha lottato con l'ottimismo di chi sa che
alla fine sarà il Signore ed il bene a prevalere sul male. Nessun
pontefice inoltre aveva finora mostrato un'apertura così grande
verso le altre Chiese e le altri fedi, in particolare l'Ebraismo,
l'Islam, le altre religioni ed ideologie, tranne la giusta condanna
per tutte le forme di totalitarismo. Alla fermezza dottrinale si
univa una straordinaria apertura verso tutti gli uomini, pur
lontani dalla Chiesa, diversi, che prima sarebbero apparsi estranei
ad ogni interesse per il Cristianesimo; anzi, aveva quasi una
preferenza per questi ultimi. La capacità comunicativa di Karol
Wojtyla è stata la peculiarità di un uomo dotato di una grande
sensibilità e di tante corde al suo arco. Attore, drammaturgo,
regista e poeta, egli ha messo le sue doti a servizio della sua
opera apostolica per raggiungere tutti, senza esclusione. Per
questo i mass-media e la moderna rapidità di spostamento da un
punto all'altro della terra si sono rivelati uno strumento
prezioso, che gli ha permesso di far giungere in ogni angolo del
mondo la predicazione del Vangelo con l'intensità e la passione di
cui era capace. La pace è stato uno dei temi più rilevanti del
pontificato di Giovanni Paolo II, nella convinzione che la guerra,
qualsiasi guerra non solo non risolve le controversie
internazionali, ma le aggrava. Papa Wojtyla non solo ha condannato
le guerre, tutte le guerre, ma era visibile, tangibile la sua
sofferenza durante la guerra in Kossovo, Afganistan e le due guerre
in Iraq. Raggiungere tutti, soprattutto i giovani con cui aveva
stabilito un rapporto privilegiato. Egli ben sapeva che questi,
nonostante l'edonismo ed il consumismo, avevano bisogno di punti di
riferimento saldi, di comprensione, di entusiasmo per valori veri.
Oggi il loro dramma è quello di essere sperduti, disorientati, alla
ricerca di percorsi sicuri e profondamente soddisfacenti, alla
ricerca di chi poteva offrire loro amore. E a questo Giovanni Paolo
II ha risposto con slancio e senza risparmiarsi. Adesso è salito
sul trono di San Pietro - nel segno di una continuità creativa -
Benedetto XVI, che sin dai primi atti del suo pontificato ha
mostrato quanto la fermezza si possa coniugare alla dolcezza,
quanto la raffinatezza si possa unire a sentimenti profondi di
fede, di carità e di umanità. Seguirà senz'altro le orme del suo
grande predecessore, ma con uno stile nuovo, forse del tutto
inedito. E forse con grandi sorprese e con aperture inattese, che
dal cardinal Ratzinger non si sarebbero potute immaginare e non ci
saremmo aspettate. Certo sarà un Papa adeguato ai nostri tempi, che
conosce acutamente e profondamente.
(*) - Capo della 3a Sezione, Ufficio Addestramento e Regolamenti
del Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri.
(1) -BERNARD LECOMTE, Giovanni Paolo II. La biografia. Baldini
Castaldi Dalai 2005.(2) -JONATHAN KWITNY, L'uomo del Secolo. Piemme
2005.
(3) -MIECZYSLAW MALINSKI, Il mio vecchio amico Karol, ed. Paoline
1980.
(4) -Secondo padre Kukolowicz, assistente del cardinale
Wyszynski.
(5) -ALAIN VIRCONDELET, Giovanni Paolo II. La biografia del Papa
che ha cambiato la storia. Lindau. 2005.
(6) -DAVID YALLOP, In nome di Dio: la morte di papa Giovanni Paolo
I, ed. Paoline,1996.
(7) -Notizie non documentate apprese direttamente dallo scrivente
da ambienti Vaticani durante la permanenza come Comandante dal 2001
al 2003 della Compagnia Carabinieri di Castelgandolfo.
(8) -BERNARD LECOMTE, Giovanni Paolo II. La biografia. Baldini
Castaldi e Dalai 2005.
(9) -ALAIN VIRCONDELET, Giovanni Paolo II. La biografia del Papa
che ha cambiato la storia. Lindau, 2005.
(10) - BERNARD LECOMTE, Giovanni Paolo II. La biografia. Baldini
Castaldi Dalai 2005.
(11) - ALAIN VIRCONDELET, Giovanni Paolo II. La vita di Karol
Wojtyla. Rizzoli libri illustrati 2005.
(12) - In compenso, padre Stanislaw Rylko, appena nominato da
Wojtyla vicedirettore del seminario di Cracovia, che assisteva alla
funzione nella basilica, non ricorda di aver notato nessuna
emozione nell'officiante.
(13) - Monsignor Wojtyla teneva ogni giorno il "diario delle
attività da Vescovo" in una agenda di medio formato, sciupata, dove
annotava tutto con una scrittura veloce ma chiara, usando molte
abbreviazioni. Il diario termina con gli appunti presi durante la
sua elezione: - 16 ottobre: ore 7, concelebrare; - festa di santa
Edvige. Conclave; - 17.15 circa, Giovanni Paolo II.
(14) - MIECZYSLAW MALINSKI, Il mio vecchio amico Karol, ed. Paoline
1980.
(15) - ALAIN VIRCONDELET, Giovanni Paolo II. La biografia del Papa
che ha cambiato la storia. Lindau, 2005.
(16) - Notizie non documentate apprese direttamente dallo scrivente
da ambienti Vaticani durante la permanenza come Comandante dal 2001
al 2003 della Compagnia Carabinieri di Castelgandolfo.
(17) - ALAIN VIRCONDELET, Giovanni Paolo II. La biografia del Papa
che ha cambiato la storia. Lindau, 2005.
(18) - Notizie non documentate apprese direttamente dallo scrivente
da ambienti Vaticani durante la permanenza come Comandante dal 2001
al 2003 della Compagnia Carabinieri di Castelgandolfo.
(19) - JONATHAN KWITNY, L'uomo del Secolo. Piemme 2005.
(20) - ALAIN VIRCONDELET, Giovanni Paolo II. La vita di Karol
Wojtyla. Rizzoli libri illustrati 2005.
(21) -JONATHAN KWITNY, L'uomo del Secolo. Piemme 2005.
(22) - ALAIN VIRCONDELET, Giovanni Paolo II. La biografia del Papa
che ha cambiato la storia. Lindau, 2005.
(23) - ANTOINEWENGER, Le cardinal Villot (1905-1979), Desclèe de
Brouwer, 1989.
(24) - I dirigenti hanno inoltre cancellato dal programma
desiderato dal papa le due tappe più "proletarie": Piekary (feudo
di Edward Gierek, capo del Partito) e Nowa Huta (dove il cardinale
Wojtyla aveva fatto la celebre battaglia per le chiese).
(25) - JONATHAN KWITNY, L'uomo del Secolo. Piemme 2005.
(26) - SOLIDARNOSC, Documentario di J.M. Murice, K. TALCZEWSKI e G.
METERYK, Ed. Point du Jour, 1990.
(27) - JONATHAN KWITNY, L'uomo del Secolo. Piemme 2005.
(28) - JANUSZ ROLICKI, EDWARDA GIEREK: PRZERWANA DECADA,
WYDAWNICTWO KAKT, Varsavia 1990, citato in Tad Szulc, Pope John
Paol II.
(29) - BERNARD LECOMTE, Giovanni Paolo II. La biografia. Baldini
Castaldi Dalai 2005.
(30) - GORGE WEIGEL, Testimone della speranza: la vita di Giovanni
Paolo II. Mondatori, 1999.
(31) - JONATHAN KWITNY, L'uomo del Secolo. Piemme 2005.
(32) - Interviste con Chojecki e Richarda Pipes, l'esperto di
questioni sovietiche e dell'Europa dell'Est per il Consiglio
Nazionale di sicurezza.
(33) - BERNSTEINCARL, POLITIMARCO,Sua Santità. Rizzoli 1996.
(34) - BERNARD LECOMTE, Giovanni Paolo II. La biografia. Baldini
Castaldi Dalai 2005.
(35) - ALAIN VIRCONDELET, Giovanni Paolo II. La biografia del Papa
che ha cambiato la storia. Lindau, 2005.
(36) - JONATHAN KWITNY, L'uomo del Secolo. Piemme 2005.
(37) - Conversazioni con Doyle ed una sequenza tratta dalle sue
telecronache. (38) - "La Croix", 19 giugno 1983.
(39) - TAD SZULC, in Pope John Paul II.
(40) - JEAN OFFREDO e DOMINIQUE LE CORRE, Jean-Paul II en Pologne,
Cana, 1983.
(41) - ANDRZEJ DRAWICZ, ZMIANA KLIMATU (Cambiamento di clima),
«Tygodnik Powszechny» 12 ottobre 1986.
(42) - LECH WALESA, Un cammino di speranza. Istituto Geografico De
Agostini. (43) - ANDRÉ FROSSARD, Portrait de Jean-Paul II. ROBERT
LAFFONT, 1988.
(44) - Jaruzelski riferirà a Szulc una versione diversa e
autocelebrativa secondo cui il papa gli avrebbe detto "Generale,
non si senta insultato; non ho nulla contro il socialismo. Voglio
solo un socialismo dal volto umano".
(45) - BERNARD LECOMTE, Giovanni Paolo II. La biografia. Baldini
Castaldi Dalai 2005.
(46) - JEAN-BERNARD RAIMOND, Jean Paul II, un pape au coeur de
l'histoire, Le Cherche-Midi, 1999.
(47) - Giovanni Paolo II manda al cardinale Tomasek un messaggio
per il Natale 1978, poi questa lettera per il 250° anniversario
della canonizzazione di Giovanni Nepomuceno (2 marzo 1979). Lo
riceve nel febbraio 1979, luglio 1979, marzo 1980, ottobre 1981,
novembre 1982, ottobre 1983 ecc. Il cardinale ceco, che ha prestato
servizio con i polacchi nell'esercito austriaco prima della guerra
del 1914-1918, parla correntemente il polacco.
(48) - JONATHAN KWITNY, L'uomo del Secolo. Piemme 2005.
(49) - Sull'attività di Giovanni Paolo II in ciascuno dei Paesi
dell'Europa dell'Est, conviene consultare La verità prevarrà sempre
sulla menzogna. Mursia 1992.
(50) - Rapporto del 4 novembre 1978 al Comitato centrale del PCUS.
Nello stesso periodo negli Stati Uniti gli esperti della CIA
redigono una prima valutazione secondo la quale l'URSS ha tutto da
temere dall'elezione di questo papa che va a complicare
ulteriormente i suoi sforzi per "contenere l'attrazione della
Polonia verso l'Occidente". "L'avvento dell'arcivescovo di Cracovia
al papato si dimostrerà estremamente preoccupante per Mosca", si
rileva in questo memorandum segreto in data 19 ottobre 1978 (cioè
tre giorni dopo l'elezione di Giovanni Paolo II), sottolineando
altresì che essa "contribuirà a un aumento del nazionalismo
nell'Europa dell'Est". Questo documento è oggi di pubblico dominio
(AFP, 12 marzo 2001).
(51) - BERNARD LECOMTE, Giovanni Paolo II. La biografia. Baldini
Castaldi Dalai 2005.
(52) - JACQUES AMALRIC, Le patriarchi aux mains sales. «Le Monde»,
5 maggio 1990.
(53) - WEIGEL GORGE, Testimone della speranza: la vita di Giovanni
Paolo II. Mondatori, 1999.
(54) - DAVID WILLEY, God's Politician. John Poul at the Vatican,
St. Martin's, New York 1992.
(55) - Giovanni Paolo II non conosce abbastanza il russo per fare
un colloquio in questa lingua. Padre Sloweniec, un polacco che ha
trascorso l'infanzia in Siberia, gli serve da interprete
ufficiale.
(56) - L'espressione proviene da Rocco Buttiglione, che l'aveva
udita da Giovanni Paolo II.
(57) - Circa 4000 giornalisti, soprattutto americani, si sono
accreditati per questo viaggio, il che costituisce un primato. Va
precisato inoltre che una parte della stampa americana fa i bagagli
a poche ore dall'arrivo del papa per rientrare in fretta e furia
negli USA in seguito all'inattesa esplosione del caso Monica
Lewinski. (58) - ALAIN VIRCONDELET, Giovanni Paolo II. La biografia
del Papa che ha cambiato la storia. Lindau, 2005.
(59) - Porta il nome del francescano padre Agostino Gemelli
(fondatore dell'università cattolica di Milano nel 1921); il
policlinico è stato fondato per un voto di papa Pio XI nel
quartiere di Monte Mario, a nord di Roma. È stato inaugurato da
Giovanni XXIII nel 1961.
(60) - André Frossard riferisce che il papa gli raccontò che la
prima ambulanza dovette essere sostituita con una seconda a causa
di un guasto, tuttavia nessun'altra fonte conferma questa
informazione ed il Prof. Crucitti nega il fatto. (61) - Confidenza
ad André Frossard.
(62) - Intervista rilasciata a Jonathan Kwitny dal Prof. Crucitti
del Policlino Gemelli. (63) - In maniera non meno immaginosa,
Giovanni Paolo II si confiderà con i vescovi italiani nel corso di
una meditazione dopo l'uscita dal Policlinico Gemelli il 13 maggio
1994, "è stata una mano materna a guidare la traiettoria della
pallottola ed il papa agonizzante si è fermato sull'orlo della
morte".
(64) - Nel 1979, durante la visita del papa a Czestochowa, Joseph
Dembo, inviato della CBS News, fu portato da alcuni sacerdoti ad
ammirare in esclusiva l'effigie della Madonna Nera. La cappella
dove è esposto il dipinto era stata sigillata quel giorno a causa
della folla. Ma aprendo la porta scoprirono una figura solitaria
inginocchiata e in preghiera. Era Wyszynski. Un cronista non
cattolico che aveva scritto parecchie cose sulla chiesa diceva che
la maggior parte dei cardinali non crede in Dio. Il fatto si
commenta da solo.
(65) - WILTONWYNN, Keepers of the Keys.
(66) - Vedi dossier pubblicato in Francia dall'autore, all'epoca,
in "La Croix" dell'8 gennaio 1983 dal titolo La filiere bulgare:
prudence!.
(67) - BERNARD LECOMTE, Giovanni Paolo II. La biografia. Baldini
Castaldi Dalai 2005.
(68) - Bulletin Europeen. Edizione Italiana. Giovanni Paolo II: un
pontificato epocale. Aprile 2005. |