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n. 3 - Luglio -
Settembre > Studi
Il fenomeno delle
tossicodipendenze in Italia: evoluzioni di un comportamento
deviante
Giovanni Tamborrino
1. Fonti di
rilevazione dei dati in materia di tossicodipendenze
I dati relativi alle tossicodipendenze, in Italia, sono raccolti
da più organismi istituzionali delle Amministrazioni centrali e
periferiche:1) Il Ministero della Salute, rilevando l'attività
delle strutture pubbliche, i Servizi per le Tossicodipendenze
(Ser.T.) che si occupano del trattamento dei tossicodipendenti,
fornisce dati sulla tipologia delle sostanze d'abuso e sul tipo di
trattamento somministrato. Nel Paese sono attivi più di 500 Ser.T.
e circa1300 comunità e l'attuale sistema di monitoraggio
dell'utenza dei Ser.T. è delineato dal D.P.R. 309/90, Testo unico
sugli stupefacenti, che ha demandato al Ministero della Sanità il
compito di rilevare informazioni sugli aspetti epidemiologici della
tossicodipendenza, sulle patologie correlate e sulle attività
svolte dai singoli Ser.T. in materia di cura e riabilitazione dei
soggetti con problemi di droga. A tal fine, con decreto
ministeriale del 3 ottobre 1991, sono stati definiti i modelli per
la rilevazione dei dati statistici relativi all'attività ed alle
caratteristiche dei Ser.T., in vigore fino al giugno del 1997. Con
il decreto ministeriale del 20 settembre 1997 "Modifica delle
schede di rilevamento dei dati relativi alle attività dei Servizi
pubblici per le tossicodipendenze" sono stati quindi definiti nuovi
modelli di rilevazione, in vigore a partire dal 15 dicembre 1997.
Tale ridefinizione si è resa opportuna, al fine di migliorare la
qualità dei risultati della rilevazione e di adattarla alle recenti
esigenze informative sul fenomeno(1). Le modifiche sono consistite
nell'eliminazione delle informazioni rivelatesi nel tempo poco
utili o non attendibili (ad es. esito delle analisi delle urine,
facilmente modificato con elementari accorgimenti dai
tossicodipendenti); nella ridefinizione di alcune informazioni
(tipologia di trattamento, tipo di sostanza stupefacente d'abuso) e
nell'introduzione di informazioni importanti per una migliore
valutazione dell'attività dei Servizi o di una più adeguata
conoscenza del fenomeno della tossicodipendenza (ad es. uso
primario per via endovenosa;positività all'epatite virale C3).
Attualmente, in base al sopradetto decreto, vengono effettuati due
tipi di rilevazioni:a) la prima ha periodicità annuale e raccoglie
dati relativi ad un anno solare che i Ser.T. inviano su supporto
cartaceo, magnetico o per posta elettronica al Ministero della
Salute ed alle Regioni. Vengono rilevate nella stessa le seguenti
informazioni:- dati anagrafici dei Ser.T.;- caratteristiche del
personale assegnato al servizio (situazione al 31dicembre di
ciascun anno);- utenti (opportunamente ripartiti in nuovi e già in
carico) distribuiti per fasce di età e per sesso;- utenti
distribuiti per sostanza stupefacente d'abuso primario e
secondario;- utenti distribuiti per tipologia e sede del
trattamento e per sesso, trattati presso le strutture
socio-riabilitative;- utenti (nuovi, già in carico) distribuiti per
positività al test sierologico HIV e per sesso;- utenti (nuovi, già
in carico) distribuiti per positività al test epatite viraleB e per
sesso;- utenti (nuovi, già in carico) distribuiti per positività al
test epatite viraleC e per sesso.b) la seconda ha periodicità
semestrale e raccoglie dati di tipo puntuale inriferimento ai
soggetti in carico alle date del 15 giugno e del 15 dicembre di
ciascunanno che i Ser.T. inviano su supporto cartaceo, magnetico o
per posta elettronica al Ministero della Salute ed alle Regioni.
Sono rilevate in questo caso le seguenti informazioni:- utenti
distribuiti per sesso;- utenti distribuiti per sostanza d'abuso
primaria;- utenti distribuiti per tipologia e sede del
trattamento;- numero di utenti, per sesso, trattati presso
strutture riabilitative;- numero di soggetti "appoggiati" per
sesso.2) Il Ministero dell'Interno sintetizza ed elabora
informazioni sulle strutture socio-riabilitative (ex comunità
terapeutiche) e sulla relativa utenza; sui sequestri delle sostanze
d'abuso e sui decessi droga-correlati, raccolte da:a)Direzione
Centrale per la documentazione e la statistica che, ai sensi del
citato D.P.R. 309/1990, si occupa di rilevazione di dati statistici
inerenti:- i soggetti segnalati ai Prefetti come assuntori e
consumatori di sostanzestupefacenti, attraverso le rilevazioni
eseguite dagli Uffici Territoriali del Governo;- le strutture
socio-riabilitative ed i relativi tossicodipendenti in
trattamento;- le iniziative di contrasto alle tossicodipendenze
attraverso l'osservazione delle attività a livello provinciale
poste in atto da enti pubblici e sistema del privato sociale. La
raccolta dei dati concerne i soggetti segnalati al Prefetto per
consumo personale di sostanze stupefacenti ai sensi dell'art. 75
del D.P.R. 309/1990, grazie aidati rilevati dai N.O.T. (Nuclei
Operativi per le Tossicodipendenze, attestati a livello Ufficio
Territoriale di Governo) in occasione dello svolgimento del
colloquio motivazionale ed i tossicodipendenti in trattamento
presso le strutture socioriabilitative(2). Sono escluse dalla
ricerca le strutture dei Ser.T. che dal 1° gennaio1998 sono
monitorate, come detto, dal Ministero della Salute. Attraverso
l'osservazione dei dati anzidetti, l'Ufficio provvede
all'aggiornamento delle seguenti pubblicazioni, sia su supporto
cartaceo che magnetico (floppy disk e CD -rom):- Censimento delle
strutture socio-riabilitative per la cura ed il reinserimento dei
tossicodipendenti(3);- Tossicodipendenti in trattamento presso le
Strutture Socio-riabilitative eanalisi dei casi di decesso per
assunzione di sostanze stupefacenti(4).L'Ufficio acquisisce,
inoltre, informazioni sulle principali iniziative che a livello
territoriale sono poste in essere dagli Enti pubblici e privati
competenti nella materia (Uffici Territoriali del Governo,
Province, Comuni, A.S.L.,Provveditorati agli Studi, Case
Circondariali, Presidi Militari, nonché associazioni private e del
volontariato). La Direzione Centrale per la Documentazione e la
Statistica, inoltre, collabora con l'Osservatorio nazionale sulle
droghe e tossicodipendenze,corrispondendo a qualsiasi richiesta di
dati e statistiche, garantendo altresì la propria partecipazione
alle riunioni di coordinamento del gruppo interistituzionale sulle
tossicodipendenze, che siede presso il medesimo Osservatorio, cui
partecipano le Amministrazioni che gestiscono flussi informativi
nella materia specifica(5). In particolare ogni anno provvede ad
inviare al predetto Osservatorio il contributo concernente le
statistiche sui dati raccolti, alfine della predisposizione della
"Relazione annuale al Parlamento sullo stato delle
tossicodipendenze in Italia".b)Direzione Centrale per i servizi
antidroga. Istituita con legge 16/1991 nell'ambito del Dipartimento
della Pubblica Sicurezza, con compiti previsti nel D.P.R. 309/1990,
quale struttura interforze di coordinamento investigativo orientato
al contrasto dei traffici di stupefacenti,la D.C.S.A. cura anche
l'analisi strategica ed operativa nel settore della lotta al
traffico di droghe, in diretta sinergia con le Forze di polizia
estere e con le agenzie europee e mondiali preposte ai medesimi
compiti, quali INTERPOL ed EUROPOL. La Direzione elabora
semestralmente una pubblicazione inerente"Il contrasto al traffico
illecito di sostanze stupefacenti - Stato e tendenze"che si
articola attraverso un'analisi su:- lineamenti generali;- analisi
ripartita per tipo di sostanza stupefacente;- connotazioni dei
trafficanti;- stato dei sequestri a livello provinciale(6).c)
Direzione Centrale per i diritti civili, la cittadinanza e le
minoranze, chesi occupa di promozione, realizzazione e
coordinamento dei progetti finanziati con il Fondo Nazionale
d'intervento per la lotta alla droga, nonché del monitoraggio dei
progetti realizzati dagli Uffici territoriali del Governo.3) Il
Ministero della Giustizia svolge diverse attività di studio e
raccolta attraverso i suoi molteplici uffici, direzioni e
dipartimenti e, più precisamente:a)Dipartimento
dell'Amministrazione penitenziaria, che cura la programmazione ed
il coordinamento di iniziative di carattere generale con enti
locali territoriali e terzo settore, con particolare attenzione
all'aspetto della tutela della salute dei tossicodipendenti
soggetti a regime carcerario;b)Ufficio studi, ricerche,
legislazione e rapporti internazionali, che elabora programmi di
reinserimento dei detenuti, anche tossicodipendenti, provvedendo
all'individualizzazione degli stessi, anche in riferimento a
problematiche infettive;c) Ufficio per lo sviluppo e la gestione
del sistema informatico, che cura lo sviluppo di sistemi
informativi ed elaborazioni sullo stato dei fenomeni in ambito
penitenziario, ivi inclusi quelli inerenti alle
tossicodipendenze;d)Istituto superiore di studi penitenziari, che
si occupa della formazione ed aggiornamento dei tecnici e degli
operatori penitenziari e, collaborando con enti vari ed Università,
raccoglie ed elabora dati anche sulla problematica delle
tossicodipendenze in ambiente penitenziario;e) Direzione generale
dei detenuti e del trattamento, che si occupa dell'organizzazione e
del trattamento, anche sanitario, dei detenuti, ivi inclusi i
tossicodipendenti,predisponendo anche specifiche sezioni per il
trattamento avanzato di questi ultimi;f ) Direzione Generale dei
detenuti e trattamento, che attraverso l'Ufficio Trattamento
Intramurale, cura l'osservanza delle misure contemplate dal
D.P.R.309/1990 per il trattamento differenziato dei detenuti
tossicodipendenti;g) Direzione Generale dell'esecuzione penale
esterna, che analizza la corretta esecuzione delle misure
alternative alla detenzione carceraria, con riferimento al
reinserimento dei tossicodipendenti;h)Dipartimento per la Giustizia
Minorile che, nell'ambito della prevenzione delle devianze
minorili, cura anche lo studio su abuso di droghe e sfruttamento
dei minori nel traffico di stupefacenti ed il monitoraggio
semestrale sugli assuntori minorenni transitati nei servizi della
Giustizia Minorile(7);i) Direzione Generale della Giustizia Penale,
che predispone progetti ed interventi normativi per la redazione di
disegni di legge, attraverso un monitoraggio semestrale previsto
dall'art. 1 del D.P.R. 309/1990 dei procedimenti penali e delle
persone coinvolte nei reati di droga, avvalendosi anche delle
banche dati del Casellario giudiziale e dei carichi pendenti.4) Il
Ministero della Difesa, aderisce ai programmi di prevenzione
dell'uso distupefacenti nelle Forze armate e provvede alla raccolta
dei dati descrittivi del fenomeno,mediante indagini sanitarie
mirate, test di personalità, informazione, sostegno psicologico
specialistico e ricerca generale psico-sociale in ambito
militare(8).5) Il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e
della Ricerca, raccoglie dati sulla condizione generale di
infanzia, adolescenza ed età scolari varie, con riferimento ad una
serie di comportamenti, ivi inclusi quelli di assunzione ed abuso
di assunzione di stupefacenti.6) Il Ministero degli Affari Esteri,
opera come struttura di raccolta e collegamento di dati provenienti
da altri paesi ed organismi sopranazionali, anche attraverso la
rete diplomatica di ambasciate e consolati. L'Italia assicura
inoltre la propria presenza, attraverso funzionari ministeriali e
diplomatici, in diversi organismi internazionali finalizzati al
perseguimento delle politiche di contrasto alle tossicodipendenze e
più precisamente:- il Gruppo orizzontale droga: gruppo
interdisciplinare istituito in seno al Consiglio dell'U.E., attivo
nell'analisi dell'applicazione del Piano d'azione dell'U.E. in
materia di droga;- il Gruppo Pompidou: organo intergovernativo
incardinato nel Consiglio d'Europa, impegnato nella lotta all'abuso
del traffico di droga;- l'Osservatorio Europeo delle droghe e
tossicodipendenze (OEDT):agenzia impegnata nell'analisi del
fenomeno droga, insieme ad altre undici agenzie indipendenti
dell'Unione Europea, tutte variamente istituite allo scopo di
affrontare tematiche specifiche, dal miglioramento delle condizioni
di lavoro e dell'ambiente, alla lotta al razzismo e alle droghe.
Obiettivo comune delle citate agenzie è pervenire ad un
decentramento delle attività dell'Unione Europea ed alla formazione
di specifiche competenze scientifiche e tecniche specialistiche.Il
Trattato di Maastricht sull'Unione Europea del 1993 include
infatti, perla prima volta, il soggetto droghe in un accordo
dell'UE. Si tratta di un importante passo in avanti nella lotta
contro la droga in Europa, in quanto colloca gli interventi in tale
settore tra le azioni fondamentali e rafforza le politiche
esistenti(9). Il Trattato di Maastricht individua obiettivi
specifici e strumenti antidroga nelle disposizioni relative alla
sanità pubblica, alla politica estera e di sicurezza comune ed alla
cooperazione nei settori della giustizia e degli affari interni.
Nel giugno1997, il Trattato di Amsterdam rafforza ulteriormente
tali disposizioni. Dal1990 in poi vengono elaborati, con cadenza
regolare, piani d'azione europei di lotta contro la droga e l'8
febbraio 1993 viene definitivamente approvato a Bruxelles il
regolamento CEE n. 302/93 del Consiglio che istituisce
ufficialmente l'OEDT. Il 29 ottobre dello stesso anno, il Consiglio
Europeo sceglie Lisbona come sede dell'Osservatorio ed il giorno
successivo entra in vigore il regolamento. L'OEDT diviene
pienamente operativo agli inizi del 1995.L'Osservatorio è concepito
come risposta al sempre più grave problema della droga in Europa ed
alle richieste dell'opinione pubblica e delle istituzioni di
disporre di un quadro chiaro e preciso del fenomeno nell'Unione
Europea ed halo scopo di fornire ai cittadini, agli operatori ed ai
responsabili politici europei,"informazioni obiettive, affidabili e
comparabili a livello europeo sul fenomeno delle droghe e delle
tossicodipendenze, nonché sulle loro conseguenze"(10). Le
principali funzioni dell'Osservatorio sono schematizzabili come:-
la raccolta e l'analisi dei dati sulle droghe;- il miglioramento
della metodologia di confronto dei dati;- la diffusione dei dati;-
la cooperazione con enti ed organizzazioni europei ed
internazionali e con paesi terzi. L'attività dell'organismo
comunitario si concentra su diversi aspetti del problema droghe e
più precisamente:- la domanda e la riduzione della domanda di
droghe;- le strategie e le politiche nazionali e comunitarie;- la
cooperazione internazionale e la geopolitica dell'offerta;- il
controllo dello spaccio di stupefacenti, di sostanze psicotrope e
dei precursori;- le implicazioni del fenomeno della droga per i
paesi produttori, consumatori e di transito.L'OEDT non opera,
comunque, in modo isolato, ma si avvale di una retedi 15 centri
nazionali di informazione, o Punti Focali Nazionali, uno per
ogniStato dell'Unione con l'aggiunta della Norvegia e dei Paesi già
dieci candidati chea partire dall'anno 2004 sono formalmente parte
della rete. Insieme al PuntoFocale della Commissione Europea, i
centri nazionali formano così "REITOX", la Rete Europea di
Informazione sulle Droghe e le Tossicodipendenze. La
strutturaamministrativa dell'OEDT si avvale di un Consiglio di
Amministrazione,composto da un rappresentante per ogni Stato
membro, da due rappresentantidella Commissione Europea e da due
personalità scientifiche designate dalParlamento Europeo, e di un
Comitato Scientifico, composto da un rappresentanteper ogni Stato
membro. Presso la sede dell'Osservatorio a Lisbona operauna
struttura di circa 60 unità operative, coinvolte nei diversi
settori di attività.L'organismo viene finanziato dall'Unione
Europea sulla base della presentazionedi Programmi di lavoro
triennali approvati dal Consiglio di Amministrazione,
inconsultazione con il Comitato Scientifico(11). Sulla base di
questi dati è possibilericostruire un quadro dell'andamento del
fenomeno droga in ciascun Paese.7) Il Ministero del Lavoro e delle
Politiche Sociali, provvede alla raccolta,all'analisi ed alla
valutazione dei dati forniti dalle suddette amministrazioni
centralidello Stato e dalle Regioni ed enti periferici, presentando
annualmente inParlamento la "Relazione sullo stato delle
tossicodipendenze in Italia" che rappresenta,senza dubbio, il
documento di analisi più importante per la comprensionedel fenomeno
a livello nazionale ed in maniera comparativa fra le singoleRegioni
amministrative e Province autonome(12). Il Ministero si occupa del
problemain senso più ampio, avvalendosi di alcune strutture,
quali:a) la Direzione Generale per la diffusione delle conoscenze e
delle informazioniin merito alle politiche sociali che attraverso
il servizio telefonico nazionale"Drogatel", che con un numero verde
fornisce counseling sulle tossicodipendenze,orientamento legale e
supporto psicologico, rileva andamenti comportamentalisul fenomeno
dell'abuso;b)la Direzione Generale per la prevenzione ed il
recupero dalleTossicodipendenze e Alcooldipendenze e per
l'Osservatorio permanente per laverifica dell'andamento e del
fenomeno delle droghe e delle tossicodipendenze,attraverso la
quale, nell'ambito delle competenze attribuite dal Testo
Unico309/90 e successive modifiche, il Ministro del Lavoro e delle
Politiche Sociali èincaricato di rappresentare l'Italia presso
l'Osservatorio Europeo sulle droghe e le tossicodipendenze di
Lisbona. In tal senso l'Osservatorio permanente per laverifica
dell'andamento del fenomeno delle droghe e delle tossicodipendenze
inItalia (O.I.D.T.), istituito dalla legge 45/1999 e disciplinato
nel suo funzionamentoda Decreto Ministeriale dello stesso anno, è
un polo di informazione edaggiornamento permanente per la verifica
dell'andamento generale del fenomenodelle tossicodipendenze in
Italia, operando su tre macroaree di intervento:-
statistico-epidemiologica;- documentazione;- punto focale
nazionale. Quest'ultima area di intervento qualifica la Direzione
come interfaccianazionale dell'Osservatorio Europeo delle droghe e
tossicodipendenze(O.E.D.T.) di cui si è sopra ampiamente
trattato(13). In particolare, tramite proprirappresentanti, il
Ministero garantisce la partecipazione istituzionale ai
lavoriprevisti dalle riunioni periodiche del Consiglio di
Amministrazione; la designazionedel rappresentante italiano presso
il Comitato Scientifico; il collegamentooperativo alla rete Reitox
dei Punti Focali Nazionali; lo scambio di informazionitra
l'Osservatorio Europeo e la rete nazionale delle istituzioni
pubbliche e deglienti privati operanti nel settore delle droghe.
Ogni anno, per la stesura della"Relazione annuale sull'evoluzione
del problema delle droghe nell'UnioneEuropea", i Punti Focali
Nazionali raccolgono i dati e le informazioni fornitedalle
istituzioni, dai servizi territoriali e dalle organizzazioni non
governative(14). I Punti Focali costituiscono in tal modo la
struttura portante del lavorodell'Osservatorio. Come si è detto, da
un accurato esame del sistema delle fontisull'argomento specifico,
il documento che a livello nazionale compendia inmodo più efficace
l'esame sull'andamento della problematica degli stupefacentiin
Italia è la già menzionata "Relazione annuale al Parlamento sullo
stato delletossicodipendenze in Italia" predisposta dal Ministero
del Lavoro e delle Politiche Sociali. Da quanto precede, emerge
chiaramente che in Italia è presente un sistemaefficace, anche se
certamente perfettibile, di rilevazione dati, attraverso unarete di
servizi, in ambito sia pubblico sia privato, tra le più organizzate
a livelloeuropeo. Pertanto la predetta relazione è sovente
ripartita in più parti, descrittivedi altrettanti aspetti rilevanti
del fenomeno. La Relazione relativa all'anno 2003,ad esempio, si
compone di quattro parti e più precisamente:- indicatori di impatto
del fenomeno;- interventi istituzionali;- il fondo nazionale di
intervento per la lotta alla droga;- approfondimenti;ed è corredata
da una serie di tavole statistiche che riepilogano i diversivalori
rilevati per macroaree e per regioni amministrative, onde rendere
comparabiligli stessi. La Relazione relativa all'anno 2004, invece,
approfondisce tematichecomplesse quali, ad esempio:- incremento
dell'uso di sostanze psicotrope illegali nella popolazionegenerale
in comparazione con la popolazione studentesca;- censimento dei
fattori protettivi;- revisione delle strategie di intervento, in
relazione al mutato scenariodelle sostanze di abuso;-
approfondimento sulle tematiche di policonsumo;- problematiche
psichiatriche droga collegate;- incidenza della sieropositività nel
sistema tossicodipendenza;- incidenti stradali e
tossicodipendenza;- ricoveri ospedalieri di
tossicodipendenti.
2. Metodi di rilevazione dei dati in
materia di tossicodipendenze
Il problema dei metodi di rilevazione dei dati, in una materia così
complessae studiata da più enti ed organismi centrali e periferici,
quale è quella delmondo degli stupefacenti, non è di poca
rilevanza, ai fini di una corretta interpretazionedelle evoluzioni,
per un'opportuna attivazione delle comparazionidel caso e per la
successiva elaborazione di strategie integrate di
intervento.L'Osservatorio Europeo delle tossicodipendenze,
pertanto, frequentementeraccomanda agli Stati membri omogeneità di
sistemi di raccolta, onde renderepiù facilmente analizzabili e
comparabili i dati forniti e da sempre imprimeuna spinta ad
adeguare i diversi sistemi informatici delle Amministrazioni
centralie periferiche, segnalando come una priorità proprio lo
sviluppo coordinatodell'informazione e la valutazione e successiva
analisi dei dati raccolti. A tal finel'OEDT che nel 2003, in
corrispondenza con il decennale della sua istituzione,ha elaborato,
oltre alla "Relazione annuale 2003 - Evoluzione del fenomenodella
droga nell'Unione Europea ed in Norvegia", anche una "Relazione
annuale 2003 - Evoluzione del fenomeno della droga nei paesi
aderenti e nei paesicandidati all'adesione all'Unione Europea",
raccomanda specificamente agliStati membri di fornire informazioni
attendibili sulla base di cinque indicatoriepidemiologici
principali che vengono identificati in:- prevalenza e modelli di
consumo degli stupefacenti tra la popolazione ingenerale (indagine
sulla popolazione);- prevalenza e modelli di consumo problematico
di stupefacenti (stime diprevalenza e incidenza integrate da
indagini tra consumatori di stupefacenti);- malattie infettive
correlate con gli stupefacenti (prevalenza e incidenza delvirus
HIV, dell'epatite B e C tra i consumatori di stupefacenti per via
parenterale);- decessi e mortalità correlati con gli stupefacenti
tra i consumatori di stupefacenti(statistiche desunte dai registri
di mortalità della popolazione e dairegistri speciali, nonché da
studi di coorte tra i consumatori di stupefacenti sullamortalità e
sulle cause del decesso);- richieste di terapie di
disintossicazione (statistiche desunte dai centri diterapia delle
tossicodipendenze sui pazienti che entrano in terapia).Esiste,
inoltre, da parte europea la determinazione, attraverso un
appositoelenco, delle informazioni minime dei sistemi di
monitoraggio della domandadi trattamento, che fa esplicito
riferimento all'indicazione dei seguenti dettagli:- tipo di centro
di trattamento (ambulatoriale, residenziale, centro a bassasoglia,
ambulatorio medico, unità di trattamento in carcere);- data di
inizio di trattamento (mese ed anno);- precedenti trattamenti
(assenti, presenti, non conosciuti);- canale di invio
(nessuno/volontario, famiglia/amici, altri centri di trattamento
antidroga, medico di base, ospedale/altri canali medici, servizi
sociali,giudice/misure alternative/polizia magistrato - prefetto,
altri);- informazioni demografiche: sesso, età, anno di nascita,
condizione abitativa(convivenza);- condizione abitativa
(alloggio);- nazionalità;- professione;- titolo di studio;-
informazioni sulle sostanze (sostanza primaria): oppiacei (eroina,
metadone,altri oppiacei), cocaina crack, stimolanti (anfetamine
MDMA e altri derivati,altri stimolanti), ipnotici e sedativi
(barbiturici, benzodiazepine, altri),allucinogeni (LSD, altri),
inalanti volatili, cannabis e altre sostanze;- trattamento
sostitutivo in corso (eroina, metadone, oppiacei, altri);- modalità
di assunzione (sostanza primaria): endovena, fumata/inalata,orale,
nasale, intramuscolare, altre;- frequenza di assunzione (sostanza
primaria): non assunta nell'ultimomese/occasionale, una
volta/settimana, due/sei giorni a settimana, quotidiana,non
conosciuta;- età della prima assunzione;- altre sostanze assunte
(secondarie): oppiacei, cocaina, stimolanti, ipnoticie sedativi,
allucinogeni, inalanti volatili, alcool, altre sostanze;-
comportamento iniettivo pregresso/attuale (ultimi trenta giorni):
pregressonon attuale, attuale, mai presente, non conosciuto.Già
dalla "Relazione sullo stato delle tossicodipendenze in Italia
2003" sievinceva che nel nostro Paese "…grazie all'impegno costante
dell'Osservatoriopermanente per la verifica dell'andamento del
fenomeno delle droghe e delletossicodipendenze nazionale (O.I.D.T.)
e delle amministrazioni centrali e regionalidello Stato, sono stati
sviluppati sistemi di raccolta e gestione dati, flussiinformativi e
indagini campionarie sull'uso ed abuso di sostanze illegali,
sulricorso alle strutture territoriali di intervento sui soggetti
tossicodipendenti esulle principali patologie infettive"(15). Il
dato è incoraggiante, ma come si avrà modo di verificare più
avanti, è forse troppo ottimistico. Passando ad esaminarein maniera
più precisa i singoli indicatori descritti dall'O.E.D.T., quali
essi siconfigurano a livello nazionale, si può dire che:- il primo
di essi (prevalenza e modelli di consumo degli stupefacenti trala
popolazione in generale) viene approfondito attraverso il supporto
tecnicooperativogarantito all'Osservatorio Nazionale dal Consiglio
Nazionale delleRicerche che, per il tramite della sezione di
epidemiologia dell'Istituto diFisiologia clinica, raccoglie ed
elabora i dati. Già nel corso dell'anno 2003 ilC.N.R. ha attivato
così due indagini: IPSAD (Italian Population Survey onAlcool and
Drugs) sul consumo di alcool, tabacco e sostanze psicotrope legali
edillegali nella popolazione generale residente in Italia, da parte
di soggetti di etàcompresa fra i 15 ed i 24 anni ed ESPAD (European
School Survey Project onAlcool and Other Drugs) inerente agli
atteggiamenti, alla percezione del rischioed al consumo di alcool,
tabacco e sostanze psicotrope legali ed illegali nellapopolazione
giovanile scolarizzata di età compresa fra i 15 ed i 19 anni;- il
secondo degli indicatori (prevalenza e modelli di consumo
problematicodi stupefacenti) viene elaborato grazie alla sinergia
di vari gruppi di ricercaappartenenti alle diverse amministrazioni,
operando un'implementazione deidati protesi alla ricerca e alla
valutazione della quota sommersa degli utilizzatoridi sostanze,
sfruttando le informazioni contenute in più flussi di origine
ministeriale.La bontà delle stime ottenute è subordinata alla
qualità e completezzadei dati variamente raccolti;- l'indicatore
"richieste di terapie di disintossicazione" a livello
nazionalecomporta un'interazione dei dati rilevati dai Ministeri
della Salute, dellaGiustizia e dell'Interno;- l'indicatore "decessi
droga correlati" viene invece ricavato sulla base dellerisultanze
emerse da diverse fonti, quali: Registro generale di mortalità
dell'Istat,Registro speciale dei decessi droga correlati del
Ministero dell'Interno,Direzione Centrale per i Servizi antidroga e
dagli istituti di medicina legale.Naturalmente i criteri forniti
dall'agenzia europea, se hanno il pregio dellasistematizzazione
dell'informazione, non sempre sono esaustivi, per una
comprensioneintegrale ed un approfondimento delle problematiche
droga correlate.In tal senso l'elaborazione di apposite sezioni di
approfondimento all'interno della "Relazione annuale sullo stato
delle tossicodipendenze in Italia", sottolineaanche nel documento
di importanza maggiore a livello nazionale per la comprensionedel
fenomeno, la necessità di un approfondimento di tematiche
specifiche,selezionate anno per anno. L'esistenza degli
"indicatori" diviene in talmodo non un limite del quadro di
analisi, che evidentemente può essere dilatatoed approfondito senza
limiti, ma piuttosto uno strumento conoscitivo generaleed un
meccanismo di recupero di dati che diversamente sarebbero
polverizzatiin un "provincialismo statistico", poco produttivo di
analisi serie e capaci diispirare le strategie di intervento e di
contrasto del fenomeno. Pertanto, nonostantele positive risultanze
evidenziate dalla Relazione 2003, il sistema di monitoraggioa
livello nazionale è in costante tentativo di perfezionamento,
medianteprocedure sperimentali intese ad ottimizzare la capacità di
implementazionedelle banche dati. In definitiva, si può concludere
che il quadro di insieme cheemerge dalla raccolta dei dati
informativi in atto, è un quadro non ancora dettagliatodel fenomeno
oggetto di indagine.È assai interessante in tal senso quanto
riportato, sempre nella "Relazionesullo stato delle
tossicodipendenze in Italia nell'anno 2003" in cui si
descrivel'obiettivo di "individualizzare" i contenuti della
ricerca, elaborando un"Codice"per ogni soggetto censito dalle
ricerche, costruito nel rispetto dellavigente normativa sulla
privacy (16), per consentire di creare un database con unnumero
minimo di dati comune a tutte le amministrazioni variamente
interessatealla raccolta di notizie. Un'impostazione di questo
genere sottolinea il tentativodi superare il principale fra i
fattori distorsivi della raccolta ed elaborazionein atto poste in
essere: la duplicazione di dati censiti da amministrazionidiverse a
carico degli stessi soggetti ed ancor peggio la duplicazione di
dati sullostesso soggetto trattati in seno alla stessa
amministrazione, che non è in grado direndersi conto della
circostanza, per la mancanza di sistemi identificativi del
singolosoggetto dei trattamenti.È evidente che la soluzione del
problema passa attraverso un'ottimizzazionedei sistemi di raccolta
ed un'integrazione dei database ed è quindi di natura
preminentementetelematica lo sforzo che deve essere posto in atto.
Le amministrazioni che al momento sono in grado di raccogliere ed
elaboraredati secondo le premesse sopra enunciate e quindi "per
singolo record" sono: laDirezione Centrale per la documentazione e
statistica e la Direzione Centrale peri Servizi Antidroga del
Ministero dell'Interno, il Dipartimento per la giustiziaminorile ed
il Casellario giudiziale centrale del Ministero della Giustizia e
laDirezione Generale della Sanità Militare del Ministero della
Difesa. Solo quandola procedura, da sperimentale, diverrà operativa
per tutte le amministrazioni centralied organi periferici si potrà,
in definitiva, addivenire ad una "fotografia" fedeledel fenomeno.
Così, per esempio, in tema di stime di incidenza di uso di
unasostanza stupefacente nella popolazione, potrebbe essere di
grande importanzaavvalersi di dati particolari, quali sono i
cosiddetti "casi incidenti", cioè il numerodi soggetti che
intraprendono l'uso di una sostanza stupefacente in modo
problematicoin un anno. Proprio su quest'argomento il nostro Paese
si è fatto promotorea livello europeo dell'adozione di una
metodologia, denominata "back calculation",per la valutazione
dell'incidenza che, sottoposta al vaglio dell'O.E.D.T., èstata
approvata. Nello stesso senso nella "Relazione 2003" si afferma che
sarebbe(17) estremamente utile poter effettuare analisi per
tipologia di sostanza d'abuso,in base all'età dei soggetti o almeno
alla tipologia di utenti (nuovi o già in carico)"…così da poter
rilevare in modo più elaborato e preciso … e conoscere meglio
icambiamenti di tipologia dell'utenza e di nuovi pattern d'uso".Il
sistema di rilevazione, quale oggi si configura da quanto
precedentementedetto, è dunque decisamente perfettibile ed in tal
senso anche la Relazione2003, pur enunciando motivi di
soddisfazione, non nasconde l'esigenza di"nuovi indicatori da
sviluppare", fra cui cita espressamente:- la criminalità connessa
alle norme sugli stupefacenti;- le operazioni antidroga e le
sostanze sequestrate;- le denunce;- le condanne per reati previsti
dal testo unico sugli stupefacenti;- la situazione riferita al
mondo carcerario;- la situazione riferita ai minorenni;- le
segnalazioni al Prefetto;- la situazione riferita al mondo
militare.Questi dati naturalmente vengono raccolti anche oggi, ma
una loro sistematizzazionepuò contribuire decisamente
all'inquadramento "sociale" del problema.Un esempio emblematico
dell'urgenza di uniformazione e sistematizzazionedei dati si può
desumere da quanto attiene al monitoraggio dei soggetticonsumatori.
L'art. 75 del D.P.R. 309/90, come è noto, prevede espressamenteche
chiunque, per farne uso personale, illecitamente importa, acquista
ocomunque detiene sostanze stupefacenti o psicotrope è sottoposto
ad una seriedi sanzioni amministrative(18). Competente ad applicare
la sanzione amministrativaè il Prefetto del luogo ove è stato
commesso il fatto.La prima rilevazione sul problema stupefacenti
riguarda quindi una correttaindividuazione del numero e della
tipologia degli assuntori, onde poter ricavareun quadro di insieme
della problematica di base sul quale si innestano poil'esame
dell'abuso, dello spaccio e traffico e delle conseguenze sociali da
partedegli assuntori. L'art. 75, per l'eventuale applicazione delle
sanzioni amministrative individuate, prefigura nei successivi commi
l'instaurazione da parte del Prefetto di un procedimento che, a
seguito delle modifiche introdotte dal D.P.R.171/93, ha
ulteriormente evidenziato le finalità riabilitative della normativa
inmateria di tossicodipendenza(19). In tale attività il Prefetto è
assistito dal personale del Nucleo Operativo sulle
Tossicodipendenze, costituito presso ogni Prefettura-Ufficio
Territoriale del Governo. Nel corso del colloquio viene così
proposto al soggetto un programma terapeutico o socio-riabilitativo
ad adesione volontaria.Per le esigenze connesse con tali compiti
attribuiti al Prefetto e qui sintetizzate,sono stati infatti
istituiti presso gli attuali Uffici Territoriali del Governo, i
Nuclei Operativi per le Tossicodipendenze (N.O.T.) con un'apposita
dotazione organica di assistenti sociali, in considerazione della
rilevanza delle conoscenze di questi ultimi in ambito sociale e
psicologico. Si evidenzia da queste necessarie premesse
l'importanza statistica del procedimento individuato, ai fini della
metodologia di rilevazione che assume concretezza con la
compilazione, a seguito del colloquio,di una scheda informativa
individuale e con la raccolta dei successivi dati relativi
all'esito dell'eventuale programma di cura e riabilitazione. Gli
Uffici Territoriali del Governo, tramite i N.O.T., trasmettono i
dati raccolti, attraverso un sistema di terminali collegati con il
Centro Elaborazione Dati del Ministero dell'Interno(20). Per
un'ottimizzazione dei dati raccolti occorrerebbe disporre di un
unico modulo di rilevazione, sia nel momento della segnalazione da
parte delle Autorità competenti, sia nella fase di ritorno delle
informazioni, nel caso di attuazione o meno del programma
terapeutico, onde evitare la non completa utilizzazione del
patrimonio informativo disponibile, a causa di eventuali carenze di
dati che si possono verificare, sin dalla redazione dei rapporti
informativi sui soggetti segnalati. Inoltre, nell'attuale sistema
di raccolta e gestione dei dati, non è prevista la possibilità di
distinguere i soggetti recidivi da quelli non recidivi,essendo i
dati osservati riferiti genericamente alle segnalazioni, piuttosto
che ai soggetti segnalati. Le attuali informazioni contemplano,
infatti, il numero delle segnalazioni, senza tenere conto di quante
volte uno stesso individuo sia stato segnalato. Se l'attuale
sistema informativo venisse adeguato, sarebbero possibili analisi
più approfondite e più vicine alla realtà del fenomeno come, ad
esempio,attraverso il monitoraggio degli interventi di recupero.
Viceversa nell'attuale circostanza i dati possono essere utilizzati
unicamente per analisi descrittive molto generali, che riguardano
più il carico di lavoro dei N.O.T. che la popolazione dei
consumatori e l'efficacia degli interventi. Oggi vengono infatti
raccolti i seguenti dati:- le caratteristiche socio-demografiche
dei segnalati: età, sesso, professione,titolo di studio e stato
civile, la Provincia/Regione di residenza e quella dove è avvenuta
la segnalazione;- il tipo di droga (distinta in leggera e pesante),
senza entrare in tutti i casi nel dettaglio relativamente alla
tipologia delle sostanze(21);- l'esito dei colloqui avvenuti, che
prevedono l'inserimento dei soggetti in un programma terapeutico;-
le fattispecie di provvedimento sanzionatorio eventualmente
deciso;- la contestazione, per l'ulteriore convocazione e
l'eventuale archiviazione amministrativa;- il risultato ottenuto
dai programmi terapeutici avviati ed i loro tempi di durata
(conclusi o meno).Non tutte queste informazioni vengono elaborate,
a causa della possibile ed eventuale incompletezza dei dati
raccolti, di cui si è detto in precedenza. Da quanto sin qui
premesso, si possono evidenziare le ragioni improrogabili e
oggettive dirette al necessario cambiamento innovativo del sistema
informativo in uso in materia di tossicodipendenze. Le ragioni
scaturiscono dalla constatazione dell'esistenza di concrete
necessità di aggiornamento e miglioramento delle metodologie di
rilevazione ed analisi dei dati raccolti, anche alla luce
dell'impiego delle nuove tecnologie informatiche al servizio
dell'indagine statistica,al fine di offrire, in ambito nazionale,
un quadro più ampio e sempre più aderente alla realtà del fenomeno
droga in continua evoluzione(22). Nell'ambito di ciò occorre,
inoltre, includere il miglioramento della qualità e attendibilità
delle informazioni e l'armonizzazione dei dati raccolti fra diverse
amministrazioni competenti nella stessa materia e in ambito europeo
tra Stati. Per corrispondere a tali esigenze conoscitive
dell'Osservatorio Europeo, occorre osservare e analizzare dati più
ampi rispetto a quelli sino ad oggi considerati in Italia, che
attengono al tipo di sostanza usata, all'età di prima assunzione,
alla frequenza, modalità,luogo di assunzione, con riferimento alla
situazione concreta vissuta dal soggetto. È necessario, quindi,
acquisire informazioni sulla famiglia del soggetto, sulla scuola e
sull'eventuale abbandono e dispersione scolastica, sulla condizione
lavorativa e, quindi, sull'eventuale soddisfazione o
insoddisfazione che da esso deriva, sul percorso terapeutico e cioè
sulla data di inizio del programma riabilitativo, l'eventuale
interruzione e ripresa, la conclusione, nonché informazioni
relative alla terapia farmacologica, psicologica o di altro tipo
che è stata adottata ed al coinvolgimento in essa di altre persone
della famiglia e non. Per raggiungere i risultati richiesti è
opportuno procedere ad un urgente adeguamento e all'implementazione
dell'attuale sistema di rilevazione, al fine di trattare tutte le
informazioni suddette, nel rispetto della privacy, in modo da
potere ricostruire e comprendere le storie e i percorsi di vita dei
soggetti segnalati al Prefetto per uso personale di sostanze
stupefacenti, mediante l'individuazione statistica del singolo, con
l'utilizzazione sistematica di un opportuno codice identificativo.
Si può così arrivare a distinguere statisticamente tra coloro che
vengono segnalati per la prima volta ed i recidivi. Queste
popolazioni statistiche possono essere ulteriormente classificate
tracoloro cui viene irrogata una sanzione e coloro che, invece, non
si presentano al colloquio. Diventano così usufruibili altre
informazioni relative alla storia individuale del soggetto, alla
data di inizio del consumo della sostanza usata e alla situazione
familiare del momento. Con l'adozione del codice identificativo dei
soggetti osservati è possibile avviare uno studio della popolazione
dei consumatori abituali che risultano non ricettivi ai programmi
terapeutici. Il numero dei recidivi, in rapporto ai segnalati,
consente inoltre una stima dell'espandersi del fenomeno del
consumo. Con l'aggregazione dei programmi riabilitativi, in alcune
tipologie, è possibile elaborare alcune valutazioni dei programmi
intrapresi (in funzione ad esempio della loro durata).La
possibilità di mettere a confronto il numero dei segnalati che non
si presentano al colloquio rispetto al numero totale dei segnalati,
suddivisi in nuovi e recidivi, consente di evidenziare un
indicatore di efficacia della procedura amministrativa prevista
dall'art. 75. Parimenti il numero di coloro che interrompono il
trattamento, o non vi aderiscono, rappresenta il risultato negativo
di ciascun programma, mentre un indice di successo è senz'altro
rappresentato da coloro che portano a termine il programma di
riabilitazione. Va ribadito che l'identificazione di tutti i vari
tipi di sub-popolazioni di cui si è detto è resa possibile
dall'introduzione del codice identificativo dei soggetti presi in
esame. Tale codice è stato approvato dall'Osservatorio Nazionale
sulle Tossicodipendenze ed è perfettamente comparabile con analoghi
codici identificativi assunti dalle altre Amministrazioni centrali
e periferiche, titolari di flussi informativi in materia di
tossicodipendenze. Il codice identificativo consente, pertanto, di
razionalizzare i dati rilevati dal Ministero dell'Interno e, più in
generale, di armonizzare gli stessi con quelli delle altre
Amministrazioni, così come richiesto dagli Osservatori nazionale ed
europeo. Lo stesso codice viene adottato nella nuova scheda di
rilevazione dei dati relativi alle strutture socio riabilitative,
consentendo di raggiungere i medesimi risultati statistici, a
fronte degli attuali generici dati sulla struttura e sul numero
degli utenti in carico. Questi approfondimenti innovativi rispetto
alle segnalazioni precedenti sono di grande utilità ai fini della
prevenzione del fenomeno, sia della sorveglianza,sia della
repressione. In questa parte è persino prevista, qualora il
colloquio non possa avere luogo alla data stabilita per
l'intervenuto decesso del convocato,l'indicazione dell'immediata
archiviazione per tale motivazione. In definitiva,la scheda, oltre
ad offrire i vantaggi connessi con una procedura di
standardizzazione delle informazioni, si propone come uno strumento
operativo di notevole impatto innovativo su più versanti:- sul
piano delle relazioni con i cittadini assuntori di sostanze, che
possono essere seguiti ed assistiti più consapevolmente;- sul piano
delle relazioni e dello scambio di informazioni a livello nazionale
ed internazionale, facilitando la comparabilità;- sul piano delle
relazioni interne, sia tra i diversi Uffici Territoriali del
Governo, sia tra gli U.T.G. e l'amministrazione centrale, nei
confronti di altre amministrazioni e dei centri di intervento,
facilitando la comunicazione ed il coordinamento delle azioni
intraprese in ambiti diversi;- consente di elaborare nuovi
indicatori statistici;- di sviluppare analisi comparabili a livello
europeo;- di elaborare tipologie di abuso;- di identificare i
fattori di rischio;- di studiare modalità idonee per progettare
interventi di prevenzione e di reinserimento;- di calibrare ed
orientare gli interventi repressivi. Un discorso a parte meritano i
metodi di rilevazione riconducibili al Ministero della Salute, per
il tramite dei Ser.T., che analizzano elementi raccolti dalle
strutture che ricevono richieste di assistenza da parte dei
tossicodipendenti. L'attuale rilevazione si basa sull'utilizzo di
schede di dati aggregati. Tale metodologia, seppure adeguata per
alcune finalità, presenta indubbi svantaggi,particolarmente per
quanto riguarda la possibilità di effettuare incroci di più
variabili (es.: numero di utenti maschi di età compresa fra 20 e 25
anni in trattamento farmacologico), come pure di raccogliere
informazioni su variabili tipi che dei casi incidenti (es.: consumo
di eroina nell'ultimo mese).Da tempo, pertanto, alcune Regioni
hanno sperimentato l'utilizzo di sistemi di raccolta di dati
individuali, siano essi fondati sulla creazione di banche dati
locali o a livelli superiori. Anche alcuni studi, come ad esempio
lo studio"First treatment demand" (FTD) dell'Istituto Superiore di
Sanità, hanno sperimentato l'utilizzo di questa metodologia. In
teoria l'implementazione di banche dati individuali non dovrebbe
presentare eccessive difficoltà, tenuto conto del fatto che i dati
nascono per definizione individuali e vengono aggregati solo in
occasione della rilevazione del Ministero della Salute. In pratica
si tratta di un carico di lavoro non indifferente,specie per i
servizi ad alta utenza e che, comunque, per essere efficiente,deve
prevedere l'utilizzo di banche dati di tipo informatizzato che
comprendano sia i nuovi utenti, sia la "storia" del servizio.
Inoltre il trattamento di dati nominativi, anche anonimizzati, ma
caratterizzati da un codice univoco di identificazione (come ad es.
il codice fiscale o alcuni codici in uso in determinate regioni),
specie se effettuato da persone ed Enti non responsabili della
gestione clinica (Regioni, Ministeri, ecc.), presenta problemi di
compatibilità con la legge sulla "privacy" (legge 31 dicembre 1996,
n. 675 e successivo T.U.196 del 2003). L'utilizzo di codici non
univoci (che non consentono, cioè, in alcun modo di risalire
direttamente alle generalità anagrafiche del soggetto), d'altronde
purtroppo da un lato non previene completamente il fenomeno delle
cosiddette"doppie conte" e dall'altro comporta, comunque, un certo
rischio di individuazione indiretta degli utenti, specie nei
piccoli centri. L'implementazione delle banche dati individuali è
quindi ora divenuta una necessità inderogabile in seguito alle
iniziative dell'Osservatorio Europeo sulle droghe e la
tossicodipendenza. Tra i vari "indicatori" da armonizzare
nell'immediato futuro, compare quindi al primo posto nei programmi
dell'OEDT, proprio quello relativo alla "Domanda di trattamento",
cioè il flusso delle informazioni provenienti dai centri di cura. A
questo proposito, a seguito di vari progetti sperimentali, l'OEDT
ha messo a punto, con il consenso dei rappresentanti degli Stati
membri, un documento di Linee guida sulla raccolta dei dati dai
centri di trattamento che deve costituire la base
tecnico-scientifica per le normative nazionali, regionali e
locali(23). I principali contenuti del documento sono:- la lista
delle "informazioni minime" (core items) che devono essere raccolte
dai centri di trattamento per tutti i nuovi pazienti e quelli
"rientrati" in trattamento nel corso dell'anno;- il protocollo
contenente le direttive sulle modalità di raccolta dei
dati(definizione di caso, "timing" della raccolta, ecc.);- le
"schede-tipo" di dati aggregati che le autorità nazionali devono
inviare annualmente all'OEDT come proprio debito informativo. In
riferimento a quanto sopra detto, il Ministero della Salute, ad
esempio,ha coordinato, con la Regione Veneto, un progetto su scala
nazionale denominato"Potenziamento delle dotazioni informatiche dei
Ser.T. ed implementazione di un sistema di monitoraggio dell'utenza
dei servizi basati sull'utilizzo distandard Europei" (SESIT),
finanziato con il Fondo Nazionale per la Lotta alla droga per la
realizzazione degli obiettivi europei relativi alle schede utenti
per dati disaggregati. In particolare, il Gruppo tecnico,
coordinato dalla Regione Veneto e dal Ministero della Salute, sta
predisponendo, d'intesa con i rappresentanti delle Regioni, ed alla
luce delle indicazioni europee, le linee guida perla raccolta delle
informazioni sul settore dei trattamenti delle dipendenze,
compresigli standard per i prodotti informatici e le relative
modalità di interconnessione fra i sistemi regionali.
3. Evoluzioni storiche del
fenomeno
L'evoluzione dei fenomeni di uso ed abuso di sostanze stupefacenti,
come ampiamente anticipato nei paragrafi precedenti, è descritta da
una serie di documenti di carattere interno e sopranazionale. Più
precisamente, la prospettiva europea del fenomeno si identifica nei
contenuti della più volte citata"Relazione annuale - Evoluzione del
fenomeno della droga nell'Unione Europea ed in Norvegia" a cui si è
aggiunta, nell'anno decorso, una relazione dell'OEDT intesa a
conoscere il fenomeno nei Paesi in procinto di entrare nell'Unione
(l'ultima Relazione in tal senso è stata quella del 2003, atteso
che i dati relativi al2004 vengono inseriti in un unico documento,
in concomitanza del pieno accesso di quei Paesi nell'Unione).
Naturalmente l'evoluzione del fenomeno nei singoli Paesi si
caratterizza per peculiarità difficilmente riconducibili ad
un'unica dinamica, in ragione delle considerevoli differenze
geografiche, sociali e culturali che connotano le diverse
componenti nazionali dell'Unione stessa. Tuttavia è possibile
evidenziare alcune linee di tendenza comuni, che giustificano un
approccio sistematico derivante dal "Piano europeo di lotta alla
droga". In ordine ai modelli di consumo, già la Relazione Europea
2003 indicava l'emergere di alcune tendenze comuni, fra cui le più
evidenti erano:- la connotazione della cannabis quale droga
maggiormente problematica,consumata, nella modalità "una tantum",
con prevalenza di consumo da parte di soggetti giovani e di sesso
maschile. Questa sostanza presentava un andamento di uso crescente
e costante negli ultimi dieci anni, confermato anche dai dati di
richiesta di trattamento, che vedevano nell'eroina l'unica sostanza
con un numero maggiore di richieste;- l'uso di ecstasy ed
anfetamine, quello immediatamente più diffuso dopo la cannabis,
segnatamente in popolazioni di giovani ed adulti, soprattutto nelle
aree urbane. Su tali categorie di consumo l'indicatore di richiesta
di trattamento è poco significativo, per la contenuta attitudine
degli assuntori di anfetamine e la decisamente esigua inclinazione
degli assuntori di ecstasy ad entrare in contatto con i servizi;-
il costante aumento dell'uso di cocaina, soprattutto fra i giovani
nelle aree urbane con un puntuale elemento di conferma, sia nei
dati inerenti alla domanda di trattamento che in quelli forniti dal
numero di decessi droga correlati e dei sequestri;- l'uso
prolungato di natura problematica di stupefacenti, segnatamente
oppiacei, era in crescita nella metà dei Paesi europei, mentre in
alcuni Paesi sono le anfetamine a dilagare con maggiore virulenza.
Il quadro che emergeva era quindi quello di un'Unione Europea, in
cui il consumo problematico di stupefacenti era soprattutto
costituito dall'eroina,sovente associata con altre sostanze. In tal
senso le stime oscillavano fra lo 0,2%e l'1% nei vari Paesi, che in
termini totali significava circa 1,5 milioni di assuntori
problematici. Non meno preoccupante era il quadro riferito alla
cannabis, seconda sostanza d'abuso in Europa, che ne è il
principale mercato mondiale, con una quota di sequestri pari ai
tre/quattro di quelli mondiali ed andamento di consumo sempre
crescente, soprattutto in aree urbane e popolazioni giovanili.
Analogo preoccupante aumento era quello della cocaina, univocamente
in crescita secondo tutti gli indicatori più attendibili (domanda
di trattamento, decessi e sequestri). Non si deve poi dimenticare
che il continente è anche luogo di produzione di nuove e pericolose
sostanze sintetiche a prevalente componente allucinogena. In merito
occorre tuttavia puntualizzare, con stretto riferimento alle
cosiddette "sostanze ricreazionali", che gli attuali indicatori
lasciano indubbiamente un elevato "numero oscuro", attesa la minore
auto percezione di tossicodipendenza dei loro consumatori, che
induce tradizionalmente ad una certa reticenza al contatto con i
servizi, anche se recentemente si sono riscontrate inversioni di
tendenza in questo senso. Non molto dissimile era il quadro che
emergeva nei Paesi aderenti ed invia di adesione all'Unione
Europea(24). Tali Paesi, per il deficit di autorità conseguito al
tracollo del blocco dell'Est, hanno risentito fortemente, nel corso
degli anni Novanta e dei primi anni del nuovo millennio, delle
conseguenze negative di una liberalizzazione politica ed economica
priva di governance e nella quale il ruolo dei traffici illeciti,
ivi incluso quello di stupefacenti, è divenuto voce importante
delle economie criminali, divenute esse stesse voce dominante dei
bilanci nazionali. L'indicazione di linee di tendenza sulla materia
soffre di un problema originario difficilmente risolvibile e cioè
quello dell'assenza o assoluta incompletezza di dati riferiti agli
anni passati. Cio nondimeno, grazie ad una serie di iniziative di
organi comunitari come il Consiglio d'Europa o la Commissione
Europea, è stato possibile ricostruire a grandi linee delle
tendenze di riferimento(25). Il risultato di tali ricerche è
compendiabile in una "occidentalizzazione"delle abitudini di
consumo di sostanze stupefacenti negli anni Novanta, con la
comparsa di cannabis, eroina, LSD e cocaina, a fianco delle droghe
tradizionalmente usate; con una prevalenza dell'eroina quale
problema più rilevante ed un aumento dell'uso di cannabis, sempre
più presente, insieme al tradizionale consumo di alcool (anche
nella sua evoluzione degenerativa di"binge drinking", quale
sinonimo di bere freneticamente) sedativi e tranquillanti per uso
non terapeutico. Passando all'esame dei dati a livello nazionale,
con riferimento all'Italia, il primo fenomeno che si osservava con
rilevanza significativa nelle tendenze temporali era che l'uso di
droghe in proporzione si è spostato dal problema eroina adun sempre
crescente problema di sostanze ricreazionali, con un trend sempre
più insistente relativo alla cocaina(26). L'abuso di quest'ultima
sostanza ha cominciato a manifestarsi anche attraverso un
indicatore consuetamente meno significativo per lo studio della sua
incidenza: la richiesta di trattamento. Con particolare evidenza
nella fascia di età 19-44 anni, tra il 1999 ed il 2002, infatti, i
trattamenti per cocaina, quale sostanza d'abuso primaria, hanno
registrato un incremento complessivo dell'80%, crescendo dal 21% al
27% come sostanza secondaria. Fra il 2000 ed il 2003 si ravvisava
così nell'esame delle segnalazioni amministrative di possesso per
uso personale di stupefacenti ai sensi dell'art. 75 del Testo unico
sugli stupefacenti, rilevate dal Ministero dell'Interno, una
riduzione del numero di nuovi soggetti segnalati per eroina ed un
chiarissimo incremento di nuovi segnalati per droghe ricreazionali,
prima fra tutte la cocaina, passando da 398 ad886 unità per la
cocaina nel triennio e da 68 a 131 per l'ecstasy(27).Alla
diffusione sempre più crescente nel consumo, si associava anche una
ancor più preoccupante regressione dell'età media di primo uso, con
un trendche da 30 anni si spostava sempre di più verso i 17 anni,
passando attraverso punte di 12 e 13 anni di età(28). Il dato è
estremamente allarmante, perché l'abuso di questa sostanza in età
così giovani si concilia facilmente con la previsione di una
società futura di adulti in cui saranno sempre più insistenti i
problemi di ansia, depressione, disordini della personalità e
disturbi del comportamento comunque riconducibili al pregresso
abuso(29). Numerosi studi concordano,ormai, nella previsione di
quote crescenti di soggetti affetti da "dipendenze plurime"(alcool
e droga) in cui insorgeranno senza dubbio fenomeni di comorbidità
(combinazione di uso ed abuso precoce di sostanze e
psicopatologie), segnatamente fra le donne. L'incremento dell'uso
di cocaina si ravvisava, d'altronde,anche in altri indicatori,
quali i decessi droga-correlati (indicatore previsto
dall'OEDT)(30), in cui, peraltro, l'incidenza delle sottostime è
ancora più seria,atteso che l'indicatore si riferisce solo ai dati
di causazione diretta di decesso,senza poter analizzare episodi di
natura ulteriore quali la letalità di alcune patologie
cardiovascolari connesse con l'abuso o la sinistrosità stradale
mortale di soggetti in stato di intossicazione da stupefacente. La
cocaina ed in senso più lato le sostanze d'abuso ricreazionali
hanno prodotto già nel 2003 il 18% delle richieste di intervento
specialistico, a seguito di abuso di stupefacenti, a carico di
soggetti non ancora ventenni. Il dato ha confermato l'elevata
incidenza del problema fra i giovani, ma ancor più ha smentito la
presunta inattitudine di questi assuntori a percepire il proprio
problema. Si può dire, senza timore di smentita, che il cliché
dell'eroinomane come soggetto abbisognevole di assistenza, a fronte
di una "integrata serenità comportamentale"degli assuntori di
sostanze ricreazionali, si sta decisamente venendo a perdere,per
l'insorgere, sempre più frequente, di problematiche di disturbo
della personalità,soprattutto di ansia, a carico di questi
soggetti, segnatamente nelle situazioni di policonsumo. Il quadro
che si delineava, nell'esame dell'utenza di sostanze
ricreazionali,è quindi quello di una prevalenza di assuntori
giovani che fanno uso di sostanze in casa, nei locali pubblici ed
in strada e che in un caso su tre ritengono il consumo di certe
sostanze elemento di socializzazione, non percepito come vizio,ma
in alcuni casi addirittura come automedicazione da alcuni mali
dell'anima,quali depressione, noia ed ansia. Queste valutazioni
sono in linea con tendenze riscontrate anche negli ultimi anni. Ad
esempio, con riferimento alla diversa diffusione delle droghe fra i
giovani fino ai 19 anni, relativamente al sesso ed alle aree
territoriali di residenza,posto che le sostanze più diffuse sono
l'hashish e la marijuana, con un consumo da parte di più del 27%
dei soggetti ancora inseriti nel ciclo scolastico,seguiti dalla
cocaina con il 4,5% e dall'ecstasy con il 2,6%, tradizionalmente i
derivati della cannabis sembrano essere diffusi in maggior misura
nelle regioni del Nord e del Centro (con eccezione di alcune
regioni meridionali, fra cui la Basilicata che fa registrare il
28,5%), mentre l'uso di cocaina sembra trovare nel Centro Italia
l'area di maggior diffusione relativa (con eccezioni nelle altre
aree,fra cui sempre la Basilicata con il 4,4%) e la massima
concentrazione nell'uso di eroina si riscontra nel meridione. La
situazione dei giovani assuntori, con riferimento all'indicatore
dei decessi droga-correlati segna, invece, dei dati in tendenziale
diminuzione (15 nel 2003 a fronte dei 51 del 1991 che segnava il
picco massimo)(31).L'andamento del fenomeno, con riferimento ad
altri "indicatori" non tipici,dimostra, con riferimento alla fascia
di età inferiore ai 19 anni, una netta prevalenza di cittadini
italiani di sesso maschile, con una prevalenza percentuale di
denunce per cannabinoidi, seguite da quelle per cocaina ed eroina.
In riferimento ai sequestri operati, dal 2000 al 2003, si evidenzia
in Italia una diminuzione per i cannabinoidi ed un incremento per
eroina ed ecstasy, mentre la cocaina presenta andamenti pressoché
costanti. L'indicatore "segnalazioni amministrative"per assunzione
di stupefacenti, nella fascia di età fino a diciannove anni,
confermala prevalenza dei cannabinoidi quali sostanze d'abuso.
Anche l'indicatore "domanda di trattamento" (uno degli indicatori
ufficiali della classificazione dell'OEDT), sviluppato secondo il
protocollo TDI(Treatment Demand Indicator) conferma un incremento
delle richieste, dal 26%del 1999 al 33% del 2003. Con riferimento
all'attività repressiva posta in essere dalle Forze dell'Ordine,
nel corso degli anni le azioni di contrasto sono rimaste pressoché
stabili. Mettendo a confronto i dati del 2003 e del 2002 con quelli
del 2001 forniti dal Ministero dell'Interno, è invece considerevole
l'aumento dei quantitativi di cocaina sequestrata (nel 2003 ben
5.100 sono state le operazioni con oggetto cocaina).Anche per
l'eroina c'è un aumento dei sequestri, ma di entità più lieve(3.475
operazioni nel 2003). Un decremento hanno registrato, invece, i
sequestri di cannabis (9.035 nel corso dell'anno 2003). La crescita
esponenziale dei sequestri di cocaina è parallelamente
riconducibile a un'allarmante crescita del consumo ed è quindi
importante promuovere interventi specifici. Emerge, inoltre,la
diversa diffusione delle droghe fra i giovani dai 15 ai 19 anni
relativamente alle aree territoriali. I derivati della cannabis
sembrano essere diffusi in maggior misura nelle regioni del Nord e
del Centro; l'uso di cocaina sembra trovare nel Centro Italia
l'area di maggior diffusione relativa, mentre la massima
concentrazione nell'uso di eroina si riscontra nel meridione. Il
consumo di ecstasy, sembra invece presentare caratteristiche di
maggior omogeneità territoriale tra nord, centro, sud e isole. In
totale, in base ai dati del Rapporto della Direzione Centrale per i
Servizi Antidroga del dipartimento di Pubblica sicurezza del
Viminale, ammontano a 12.071 kg i sequestri di stupefacenti
compiuti dalle Forze di polizia già nel primo semestre del 2004.
Nello stesso periodo, le persone segnalate, a vario titolo,
all'Autorità giudiziaria sono state13.509 (12.420 per traffico
illecito e 1.071 per associazione finalizzata al traffico
illecito), di cui 9.681 italiani e 3.828 stranieri (il 28% del
totale). Tra i denunciati, anche 491 minorenni (il 3%), di cui 386
italiani e 105 stranieri(32).Nel corso del 2003 la situazione
rilevata dal Ministero del Welfare si manifestastabile dal punto di
vista quantitativo, ma presenta dei significativi mutamenti sul
piano strettamente qualitativo, in riferimento agli stupefacenti
oggetto di consumo. In relazione all'utenza che inoltra richiesta
di trattamento, si è rilevata infatti una percentuale di incremento
femminile. In ordine alle sostanze,poi, si riscontra un incremento
dei soggetti dipendenti da sostanze diverse dall'eroina ed in
particolar modo un incremento di abuso di cocaina. Il comportamento
delle generazioni giovanili verso l'uso ed abuso di stupefacenti si
manifesta mutato rispetto al passato e si polarizza verso nuove
tendenze che richiedono modifiche di strategia e di intervento
preventivo e repressivo. Si riscontra, infatti, con crescente
insistenza e ricorrenza, un uso dei derivati della cannabis, sempre
più diffusi nel mondo giovanile e sempre più spesso associati
all'alcool ed altre sostanze. L'uso, pur rimanendo entro valori non
eccessivi, rispetto alle medie europee, richiede un'azione di
contrasto più energica,perché comporta conseguenze più pericolose a
carico di soggetti appartenenti a categorie assai vulnerabili, sia
dal punto di vista socio-culturale sia psicoindividuale.Altra
problematica assai rilevante è quella della scarsa percezione della
pericolosità dell'uso di ecstasy e stimolanti che, nonostante
l'elevato numero di sequestri, non figurano tra le sostanze
comunemente riconosciute più pericolo se da parte delle generazioni
che le usano, prevalentemente giovani. Proprio sull'interazione fra
mondo giovanile e stupefacenti verte un'analisi dell'Eurispes
relativa al 2004. "Conformista", "Sintetico", "Anfibio",
"Virtuoso". Così vengono denominati i quattro profili del giovane
italiano tracciati dall'Eurispes, dopo aver analizzato il
comportamento di circa seimila adolescenti di età compresa tra i 12
e i 19 anni. Dall'analisi, contenuta nel 4° Rapporto nazionale
sulla condizione dell'infanzia e dell'adolescenza, realizzato
dall'istituto di ricerca in collaborazione con Telefono Azzurro,
emerge che il 28% degli adolescenti italiani consuma sostanze
stupefacenti di diversa natura e pericolosità. Un dato allarmante
che, tradotto nella realtà, significa che un ragazzo su quattro fa
uso di droghe e alcolici. Dallo studio della correlazione nelle
componenti principali, riferita agli atteggiamenti nei confronti
delle droghe, del fumo, degli alcolici e superalcolici,è stato
possibile identificare quattro tipologie di adolescenti italiani
classificati,in base alle caratteristiche comportamentali appunto,
in:- "conformisti" (il 23% degli adolescenti tra 12 e 19 anni, pari
a circa1.059.000 soggetti sul territorio nazionale);- "sintetici"
(i consumatori di droghe sintetiche, il 3% dei giovani che
corrispondono a circa 138.000 unità);- "anfibi" (il 2% del totale,
pari a 92.000 adolescenti);- "virtuosi" (il 72% degli adolescenti,
circa 3.300.000 giovani).La prima tipologia delineata dall'indagine
Eurispes è identificata come quella dei "conformisti". I giovani
che appartengono a questa categoria fanno uso prevalentemente di
droghe leggere associate all'assunzione di alcolici e, solo
occasionalmente, consumano ecstasy, bevono vino e birra, ricevono
proposte di droghe leggere, fumano sigarette e ricevono proposte di
droghe pesanti. Marcata, inoltre, risulta essere la logica
dell'appartenenza al gruppo: uno degli atteggiamenti
caratterizzanti riguarda, infatti, la frequentazione di amici che
fanno già uso di droghe sia leggere che pesanti(33).La seconda
tipologia, connotata da una comune linea comportamentale,rilevata
nella correlazione tra variabili riferite al consumo di droghe
sintetiche e chimiche, raggruppa i giovani denominati "sintetici",
ovvero gli psiconauti, che,attraverso le droghe di sintesi, tentano
di esplorare le potenzialità immaginative della psiche. Accanto
all'uso di droghe psichedeliche e allucinogene, vengono utilizzate
anche droghe di prestazione come il crystal e la cocaina. Questa
categoria di giovani, dunque, cerca l'evasione, l'esperienza ludica
ed estatica del tripmentale, ma anche la durata e la resistenza
fisica (garantite dalle droghe stimolanti)necessarie per soddisfare
il proprio bisogno di onnipotenza e restare in piedi tutta la notte
in discoteca. Nell'analisi dei valori, riferite ai comportamenti a
rischio, è possibile individuare poi una terza linea di
comportamento giovanile, quella degli anfibi,nella quale risulta
essere prevalente l'uso della cocaina, una droga di prestazione e
di esaltazione dell'ego, che in questo caso si accompagna a
stimolanti come l'ecstasy, a droghe psichedeliche come le ketamine,
o (meno frequentemente) astupefacenti come l'eroina, spesso fumata
o sniffata per "tornare a terra", dopo la fase di eccitazione
indotta dalla coca e dalle pasticche. La prevalenza dell'uso di
coca, in questa categoria di giovani, rinvia ad una ricerca
spasmodica di autoaffermazione e di una sensazione di disinvoltura,
stile,mondanità. I giovani che ne fanno uso, come del resto gli
adulti, spesso manager,professionisti o dirigenti, sono competitivi
e ambiziosi e ricercano l'affermazione personale: a questi
soggetti, la cocaina offre una doppia soddisfazione,perché grazie
ai suoi effetti (potenziamento della lucidità e dell'attività)
consente loro di vivere, come anfibi, sia sulla terraferma del
riconoscimento sociale,che nelle acque instabili della
trasgressione(34).Alla tipologia dei virtuosi appartengono coloro
che non fanno mai uso di droga e alcool. Questi ragazzi sono
estranei ad ogni forma di trasgressione, non sembrano solleticati
dall'interesse a provare "nuove sensazioni" prodotte dal consumo di
droghe o alcool ma, al contrario, appaiono talmente integri da non
fumare neanche sigarette. I "virtuosi" assumono comportamenti
salutisti a tutela del proprio benessere psico-fisico e vivono con
fastidio l'altrui "dipendenza". Il gruppo dei "virtuosi", appare il
più consistente e corrisponde a circa3.300.000 giovani. In
conclusione, dall'analisi elaborata dall'Eurispes, emerge che le
sostanze stupefacenti si sono moltiplicate e aumentano anche i
modelli di consumo; inoltre appare sempre più frequente l'uso in
contesti legati al divertimento e al tempo libero. Questa tendenza,
inoltre, è confermata dal fatto che cresce il consumo delle droghe
"ricreazionali" (anfetamine, ecstasy, psicofarmaci,LSD e,
soprattutto, cocaina), la cui assunzione rende nell'immediato più
socievoli,disinibiti, euforici. È infine aumentata, negli ultimi
anni, la tendenza dei ragazzi al "policonsumo",la forte
sovrapposizione tra consumo di droghe ed alcolici e fra consumo di
oppiacei e di stimolanti, con una minore resistenza al passaggio
dagli oppiacei a droghe più pesanti. Un complesso di dati
sufficientemente confermato dalla Relazione sullo stato delle
tossicodipendenze in Italia, riferita all'anno2004. Il dato
maggiormente rilevante è quello relativo all'incremento dell'uso di
sostanze psicotrope illegali nella popolazione generale. I rilievi
confermano,infatti, un incremento del consumo di sostanze illegali,
in particolare della cannabis e della cocaina, mentre continua ad
affermarsi il consumo di psico stimolanti rispetto a quello dei
depressori del sistema nervoso centrale. Il 26%della popolazione
studiata tra i 15 ed i 44 anni di età ha fatto uso di cannabis
almeno una volta nella vita. Altrettanto preoccupante è l'esito
della rilevazione riferita alla popolazione studentesca: il 32,1%
degli studenti ha fatto uso di cannabis ed il 4,8% di cocaina,
almeno una volta nella vita. L'esposizione alle sostanze illegali
si mostra poi già significativa tra gli studenti di 15 anni, a
riprova del fatto che il primo contatto con gli stupefacenti
avviene per gran parte dei giovani in età anche anteriore. Una
significativa correlazione viene poi riscontrata,comparando la
percentuale di fumatori e quella di assidui consumatori di alcool
fra i soggetti assuntori di stupefacenti che evidenzia come il 44%
della prima categoria ed il 75% della seconda siano anche
tossicofili. Se ne può dedurre che l'estraneità a tali abitudini di
consumo ha un efficace valore preventivo. Percentuali ancora più
significative dell'associazione di abitudini, sono quelle fornite
dalla lettura dei dati riferiti al mondo giovanile. Circa il 70%
degli studenti che indica di essersi ubriacato nell'ultimo mese ha
ammesso di aver fatto uso di stupefacenti. Più del 73% di coloro
che si dichiarano attratti dal tabacco ha invece fatto uso di
sostanze illegali. Analizzando i fattori protettivi, la Relazione
2004 evidenzia così che nella popolazione generale, la percezione
del rischio sembra ridurre la possibilità di esposizione alla
cannabis ed un buon livello culturale, indipendentemente dalla
fascia di reddito di appartenenza, è considerabile come fattore
protettivo(35).Sicuro fattore protettivo fra i giovani è anche la
scolarizzazione ed ancor più il successo negli studi, mentre per
questa categoria la semplice percezione del rischio sembra perdere
connotazioni preventive(36). Il fatto di continuare a frequentare
la scuola fino a diciotto anni assume un decisivo ruolo per la
riduzione dell'esposizione al rischio di consumo. Il dato indica
l'importanza di strategie preventive improntate alla prevenzione
della dispersione scolastica, quali rilevanti premesse per la
prevenzione delle abitudini di consumo. L'evasione scolastica in
genera, infatti, caduta di autostima ed abbattimento di
progettualità,nonché affievolimento di senso di appartenenza alla
famiglia ed alle istituzioni prosociali. Sempre in tema di
popolazione giovanile, si rileva come l'attivo coinvolgimento dei
genitori nella vita dei figli, con un'attenta opera di controllo
sulla vita degli stessi, appare sicuramente fattore protettivo e
preventivo ed in tal senso un corretto orientamento delle famiglie
sul problema si pone come momento qualificante per l'immunizzazione
dei giovani(37). Il ruolo della scuola,della famiglia e delle altre
agenzie di senso ed orientamento consentirebbe di accrescere
l'indisponibilità degli adolescenti a sperimentare sostanze
illegali. Non a caso fattori di rischio riconosciuti a livello
internazionale, quali il comportamento aggressivo, l'impulsività,
la propensione ad essere coinvolti in episodi conflittuali
risultano, anche nello studio relativo al 2004, fattori di
vulnerabilità estesi all'utilizzo di sostanze di abuso. Anche
l'esame di dati riferiti alla compresenza di problematiche di
assunzione e di disturbo mentale presenta importanti conclusioni:
il 30% di pazienti tossicodipendenti è affetto da disturbi
psichiatrici maggiori; il 59% da disturbi della personalità, in
molti casi preesistential consumo di droghe ed in taluni successivo
e verosimilmente indotto dalle stesse(38).Il numero di
sieropositivi per HIV è invece in progressiva diminuzione fra i
nuovi pazienti dei Ser.T., mentre sempre meno sono i
tossicodipendenti tra i nuovi sieropositivi per HIV. Analogamente i
decessi per overdose nel 2004 confermano la tendenziale diminuzione
iniziata negli anni Novanta, attestandosi su441, mentre nel 1996
raggiungevano quasi 1600. In tema di correlazione fra incidenti
stradali e consumo di cocaina, poi, secondo uno studio recentemente
condotto dalla sezione di Tossicologia Forense dell'Università di
Milano, tra i positivi alla cocaina alla verifica autoptica, il 25%
delle morti sono ascrivibili ad overdose, mentre il 31% sono
riconducibili a sinistri stradali ed il 43% si riferisce ad altre
cause come omicidio, suicidio o incendio. Tra il 2001 ed il
2003,poi in Italia si sono registrati più di 84.000 ricoveri con
diagnosi principale o concomitante, relative all'utilizzo di
sostanze psicotrope.
4. Alcune riflessioni sull'impatto sociale dell'uso di stupefacenti
e su tossicodipendenza e devianza criminale
Il consumo e l'abuso di sostanze voluttuarie e di droghe è
considerato generalmente di per se stesso deviante in modo
fortemente discrezionale. Il fatto è comprensibile, se solo si fa
riferimento al concetto stesso di devianza che muta in modo assai
significativo da cultura a cultura(39). La devianza infatti è
definita tale con riferimento alla reazione sociale di censura che
certe condotte suscitano in un gruppo umano e quindi anche
l'accettazione culturale o meno della liceità sociale del consumo
di certe sostanze è, in definitiva, il parametro con cui un
consorzio definisce la devianza o meno del soggetto che pone in
essere la condotta di uso o abuso delle stesse(40). È quindi anche
un problema di "costume",legato alle tradizioni, ai rituali, agli
interessi economici e ad altri fattori contingenti e, pertanto
mutevoli, a seconda delle diverse culture e dei singoli momenti
storici, nell'ambito della stessa cultura. Il grado di tolleranza
culturale, nei confronti delle differenti sostanze voluttuarie è
quindi, per definizione, un fatto relativo, intimamente connesso a
variabili storiche e geografiche, che contribuiscono a
circoscrivere una cultura ed una società(41).È ben noto, ad
esempio, che gli allucinogeni naturali ricavati da alcuni funghi
venivano impiegati in alcune antiche civiltà del Centro America e
che il loro consumo aveva anche connotazioni religiose connesse
alla ricerca di particolari stati dell'umore, quando non era
espressamente intesa al raggiungimento dell'estasi. Analogamente,
ancora oggi, è prassi frequente in alcuni paesi del Sud America il
masticare foglie di coca, contenenti il principio attivo della
cocaina; i derivati della canapa indiana, marijuana ed hashish sono
leciti o tollerati nei paesi orientali ed arabi. In questi ultimi,
per contro, è censurato e spesso proibito l'uso di alcool. La
cannabis, anche se legalmente proibita, d'altronde suscita oggi
pericolosamente molto meno allarme sociale nei paesi del mondo
occidentale,di quanto non accadesse trenta o anche venti anni fa.
Nessuna riserva esisteva,di contro, nella nostra cultura, nei
confronti dell'uso del tabacco e solo da alcuni anni, l'acquisita
conoscenza delle conseguenze sulla salute di questa sostanze ne ha
condotto ad un progressivo etichettamento, scoraggiato e poi
definitivamente censurato l'uso. In qualche modo, nella cultura
occidentale l'alcool costituisce una "droga privilegiata", di cui
non solo si tollera l'uso, ma che viene pubblicizzato senza clamore
alcuno, tanta ne è stata la capacità di penetrazione nella cultura
occidentale, segnatamente europea e nord americana, per cui esso è
una parte stessa delle abitudini di consumo, non scevro da aspetti
ritualistici:l'alcool entra così di fatto, non solo nelle abitudini
alimentari, ma anche nel costume e nei cerimoniali festivi. Il suo
uso è addirittura in molti casi qualificante:il saper sopportare
alte dosi di alcool diviene così simbolo di forza e virilità e, di
contro, l'essere astemio viene qualificato un vizio o una
debolezza, più che una virtù. Nei confronti dell'alcool, così è
considerato deviante solo l'abuso:ubriacarsi troppo o troppo
frequentemente. La natura culturale e convenzionale della
percezione deviante dell'uso di alcune sostanze voluttuarie non può
costituire, tuttavia, valido motivo per assumere atteggiamenti di
tendenziale relativismo etico o peggio di indifferenza nei
confronti del loro impiego, fino al punto di non considerare
tossicodipendenza il loro abuso(42).La visione relativistica non
altera il fatto che ciascuno vive nel proprio tempo e nella propria
cultura ed è pertanto, entro certi limiti, vincolato ai valori
morali tipici del suo contesto di vita. È così difficile
individuare le ragioni per cui alcune culture tollerano e altre
rifiutano il consumo di certe sostanze e perché uno stesso ambito
culturale si determina a perdere o accentuare nel tempo la censura
verso le stesse. I parametri che, comunque, oggi si ritengono
fondamentali per il rifiuto nella nostra cultura di certe sostanze
voluttuarie e di quelle che si qualificano come droghe, sono forse
due: il danno alla salute e le implicazioni socio-comportamentali
negative legate al loro impiego. Il motivo della censura può così
individuarsi, talora nel rischio per il benessere fisico, talaltra
nel fatto che l'uso comporta una cattiva socializzazione
dell'individuo, con conseguenti modificazioni negative del
funzionamento sociale.Si tratta di due criteri non sempre
contestualmente presenti per ogni tipo di sostanza psicoattiva,
talchè in molti casi la censura è motivata soltanto da
preoccupazioni attinenti alla salute, in altri, piuttosto, dai
riflessi sulla condotta, in altri ancora da ambedue le ragioni. Ciò
giustifica e spiega in qualche modo il fatto che il tabagismo, dopo
che ne è stato definitivamente acclarato il sicuro effetto dannoso
per la salute, è pur sempre tollerato, perché da esso non deriva
alcun disturbo del comportamento o della socializzazione, perché
anche il più accanito fumatore non ne riceve compromissioni
psichiche. Per lo stesso motivo è efficace la tolleranza dell'uso
ma non dell'abuso di alcool, perché solo tale ultima condotta
produce gravi danni alla salute e sicure modificazioni del
comportamento in senso peggiorativo. Così, ancora, è considerato
assolutamente deviante l'uso di droghe pesanti, proprio per i gravi
e noti rischi alla salute connessi con il loro uso, che compromette
gravemente il funzionamento sociale e lo stile di vita degli
assuntori. In senso contrario, il margine di tolleranza nei
confronti dei consumatori di droghe leggere, specificamente della
canapa indiana,anche se è lontano dalla totale accettazione, trova
ampie aree di consenso nell'ambito delle opinioni pubbliche di
molti paesi occidentali, per l'esperienza maturata in ordine alla
loro ritenuta innocuità fisica ed alla scarsa incidenza sui
comportamenti sociali. Quest'atteggiamento si dimostra oggi non
poco dannoso,per le incidenze di incentivazione a carico di
soggetti molto giovani. Più ambigua e difficile da spiegare è
invece la reazione pubblica nei confronti della cocaina, il cui
uso, sempre più esteso negli ultimi anni, non produce le
immaginabili reazioni di disapprovazione univoca che ci si dovrebbe
aspettare. L'ambiguità del giudizio, verosimilmente è da
riconnettersi con il fatto che l'assunzione della sostanza ad alte
dosi è decisamente nociva, mentre un uso non massiccio non si rende
"visibile" nelle relazioni umane, preservando in tal modo la piena
socializzazione dell'assuntore.Gli effetti della sostanza vengono
addirittura sfruttati proprio per accrescere l'efficienza
lavorativa e sostenere il clima altamente stressante e competitivo
che caratterizza gran parte degli ambienti lavorativi della società
postcapitalistica. Forse una maggiore attenzione al problema del
consumo di sostanze voluttuarie dovrebbe condurre all'ovvia
conclusione che, al di là del danno alla salute e dei riverberi
sociali o comportamentali, il desiderio stesso di alterare
artificialmente e senza necessità lo stato psichico con agenti
esterni è proprio la ragione più profonda ed ontologicamente più
vera del rifiuto che una cultura dovrebbe opporre nei confronti
delle droghe. Considerando, invece, in dettaglio le correlazioni
fra droga e criminalità, il punto di partenza è senza ombra di
dubbio l'analisi della criminalità del tossicomane. Essa si
articola in modo complesso e va quindi esaminata secondo diverse
prospettive, per non cadere nel rischio di generiche ed arbitrarie
generalizzazioni. Occorre pertanto distinguere:- una criminalità
diretta, quale commissione di reati eseguiti sotto l'effetto di
droghe;- una criminalità da sindrome di carenza;- una criminalità
indiretta, dovuta alla necessità di procurarsi il danaro per
acquistare la droga;- una criminalità da ambiente, connessa con la
sottocultura e le aree criminose nelle quali vengono a confluire i
tossicomani più gravi. La correlazione fra droga e criminalità è
poi da riferirsi al tipo di sostanza assunta, poiché l'uso di
droghe pesanti, e specialmente di eroina, induce quasi
necessariamente alla criminalizzazione del tossicomane, mentre il
consumo di altre droghe può essere praticamente irrilevante sotto
il profilo del comportamento criminoso(43).In primo luogo, non è da
credere che l'uso di droga induca sempre effettiimmediati e diretti
che favoriscano di per sé la commissione di atti violenti o di
altri delitti; le modificazioni psichiche legate all'effetto acuto
delle droghe, solo raramente pongono in uno stato di alterazione
facilitante gesti inconsulti, azioni incontrollate o atti
violenti.I crimini commessi per l'effetto diretto di droga sono
perciò statisticamente poco rilevanti. I dati che al proposito si
possiedono indicano, sia pure eccezionalmente,che possono tuttavia
aversi, sotto l'effetto di alcune droghe, disturbi psichici che si
evidenziano in alterazioni del controllo dell'inibizione, in stati
psicotici,in stati confusionali, o di eccitazione, in esaltazione
del tono dell'umore.Disturbi psicopatologici del genere possono
tradursi in reati violenti, in aggressioni sessuali o d'altro tipo,
in azioni incongrue, in condotte imprudenti(44). Sono queste
manifestazioni che possono verificarsi con l'uso di tutte le
sostanze psicoattive e, perciò anche di psicofarmaci. Comportamenti
inconsulti o violenti,direttamente legati all'effetto farmacologico
delle anfetamine, o della cocaina, o degli allucinogeni sono stati
segnalati, ma più raramente. Ancor più raro è osservare condotte di
questo tipo per l'assunzione della cannabis, sotto il cui effetto
prevalgono i comportamenti astensionistici, gli stati di quiete e
di piacevole inerzia, o di "bonaria" euforia: atteggiamenti quindi
difficilmente criminogenetici.Che invece l'eroina sia la droga
selettivamente criminogena è fuori discussione,ma non tanto per
l'azione farmacologia immediata, quanto piuttosto perle cause
indirette. È però pur sempre possibile un effetto diretto, talchè
si danno casi, per quanto rari, nei quali si verificano
aggressioni, violenze, addirittura omicidi, e tutti commessi con
modalità estremamente impulsive, poco o nulla motivati dalle
circostanze, incoerenti, assurdi, non giustificati, magari neppure
dalla necessità di procurarsi denaro per la droga. Ciò può essere
indicativo di alterazioni della lucidità mentale e delle funzioni
inibitorie dovute all'ottundimento psichico per l'azione
farmacologia del narcotico.La percezione sociale, piuttosto
diffusa, della pericolosità dell'eroina si ricollega, almeno in
parte, appunto a tali comportamenti imprevedibili. È difficile
però, distinguere quando questi ultimi siano dovuti all'effetto
propriamente farmacologico dell'eroina, ovvero se siano espressione
del degrado etico, del deterioramento della personalità, o ancora
dell'appartenenza ad una sottocultura criminosa e violenta, in cui
finiscono per confluire i più gravi tossicomani. Una particolare
criminalità è quella direttamente riconducibile ai delitti compiuti
dall'eroinomane nel corso della sindrome da carenza.Essa è ben poco
frequente rispetto a quella mediata di cui si discuterà più avanti.
Si tratta di atti delittuosi che vengono commessi in una
particolare condizione di sofferenza angosciosa, che può portare a
una più o meno accentuata mancanza di controllo, o alla vera e
propria perdita di esso, legata all'impellente bisogno di
procurarsi rapidamente la droga. Data la particolare urgenza di
queste situazioni, comunque eccezionali, possono venir commessi
reati impulsivi,inconsulti, improvvidi, non rientranti in un
coerente progetto delittuoso. La regola piuttosto, è che la
criminalità del tossicomane sia in correlazione mediata con la
droga, o meglio con l'eroina, la quale, come è stato ripetuto, è
l'unico stupefacente che induce quasi senza scampo alla
criminalizzazione.Moltissimi reati sono compiuti in modo
continuativo dall'eroinomane,appunto per la necessità di procurarsi
giornalmente quantità ingenti di denaro necessario all'acquisto di
droga. Questa correlazione esiste, dunque, solo per l'eroinomane, a
cagione dell'imperiosità della dipendenza, talchè egli è indotto a
procurasi l'eroina a qualsiasi prezzo e con qualsiasi mezzo(45).Le
remore morali cadono facilmente sotto l'imperioso bisogno di droga,
eil tossicomane si trasforma rapidamente in un delinquente
abituale: le vessazioni e le estorsioni verso i familiari, e ben
più spesso i furti, le aggressioni, le rapine,gli scippi, la
prostituzione, lo spaccio di stupefacenti "al minuto" sono mezzi
quotidianamente utilizzati da moltissimi eroinomani per procurasi
il denaro. Essi sono perciò dotati di una particolare pericolosità
sociale, per l'elevato numero e costo per la collettività dei reati
contro la proprietà compiuti per strada,nelle abitazioni e nei
negozi. Per l'amministrazione penitenziaria il 50% dei detenuti si
trova in carcere per reati connessi alla droga, e tra questi i
tossicodipendenti sarebbero una quota molto rilevante (circa il
25%). Vi è anche fra droga e criminalità una correlazione
ambientale: vi sono certi ambienti sociali, certe aree urbane,
certigruppi, dove il consumo di droga è particolarmente intenso e
dove confluiscono i tossicomani; e sono aree dove anche la
criminalità abituale e convenzionale è uno degli aspetti
strutturali tipici. Si deve poi anche considerare che fra i
delinquenti comuni l'uso di droghe è molto diffuso e che in certe
aree di delinquenza comune molti delinquenti abituali divengono
tossicomani; questa condizione può chiamarsi tossicomania dei
delinquenti, accanto alla delinquenza dei tossicomani, quale quella
che abbiamo testé considerato. Necessità di contatti, frequenti
rapporti e confluenza di interessi rendono col passar del tempo la
distinzione fra tossicomane criminalizzato e delinquente
tossicomane sempre più ambigua, talvolta praticamente solo teorica.
Certo è che negli ambienti delinquenziali vi è molta
tossicomania,così come vi è molta delinquenza negli ambienti dei
tossicomani. Con riferimento alle connessioni fra criminalità e
tossicodipendenza in ambito organizzato,va detto che i legami fra
criminalità organizzata e traffico di droga sono divenuti sempre
più stretti. Tale circostanza ha prodotto modificazioni
quantitative e qualitative nei sistemi criminali, che si sono
accresciuti e dilatati a livello mondiale, mentre si assiste anche
ad una modificazione qualitativa degli stessi stili criminosi. Le
lotte fra trafficanti di droga hanno visto venir meno le regole
sotto culturaliche la delinquenza comune accettava, per rendere
meno violenti e sanguinari i rapporti e perfino i conflitti di
interesse. È molto interessante, poi, il dato residuale rilevato in
molte indagini di polizia giudiziaria, in cui emergeva chiaramente
l'emarginazione dalle organizzazioni di soggetti eroinomani,
ritenuti più vulnerabili e per questo pericolosi per i sodalizi di
appartenenza. In tal senso è stata anche documentata la
decisione,in alcuni contesti, di inibire il traffico di eroina, le
cui implicazioni evidenti ed emergenziali, inducono reazioni più
decise degli apparati repressivi.
5. Conclusioni
Il quadro di situazione delineato, impone una serie di strategie e
provvedimenti contenitivi della problematica, che tengano conto
delle indicazioni fornite.A riguardo la Relazione sullo stato delle
tossicodipendenze 2005 evidenzia come sia impellente la necessità
di trattamenti per le tossicodipendenze mirati e differenziati, in
ragione delle differenti peculiarità derivanti dalla tipologia
disostanza o sostanze di abuso, dall'età e dalle caratteristiche
sociali e culturali dei soggetti. In tal senso si rilevano
differenze relative ai trattamenti, per cui i trattamenti
psicosociali nei Servizi, dal 2001 al 2004 rappresentano poco meno
del49% di tutti i trattamenti erogati, con un tendenziale aumento,
con il passare degli anni. Nell'intero quadriennio si assiste,
invece, ad una costante diminuzione dei trattamenti farmacologici
di dissuefazione mediante farmaci non stupefacenti,passati dal 3%
del 2001 all'1% del 2004. L'82% dei trattamenti farmacologici è
attuato con metadone (a dosi decrescenti, medio e lungo termine) e
dal 2001 al2004 si verifica un aumento delle quote di terapie a
lungo termine, a fronte di una leggera diminuzione di quelle a
medio termine e a dosi decrescenti. Le strategie dovranno tenere
conto anche di fattori differenti come l'occupazione:i soggetti non
occupati sono fortemente rappresentati fra i pazienti avviati al
trattamento residenziale in Comunità, mentre una maggior quota di
occupati è presente fra i pazienti trattati con metadone. Nel 2004
le persone trattate presso i servizi territoriali per le
tossicodipendenze sono state 171.724, mentre 17.143 sono stati i
soggetti assistiti da strutture socio-abilitative del privato
sociale per un intervento terapeutico e di reinserimento sociale.
Rispetto all'uniformità dei pazienti che si presentavano ai Ser.T.
ed alle Comunità alcuni anni orsono, il profilo della richiesta di
trattamento nel 2004indica una significativa variabilità.È
necessario approfondire per quale specifico problema i più giovani
consumatori di cannabis e di amfetamino-derivati, con i quali i
Ser.T. sono entrati in contatto, si rivolgono alle strutture di
cura: difficile interpretare se a motivare il ricorso ai servizi
sia un generico malessere, una vera e propria
dipendenza,l'insorgenza di disturbi psichici o relazionali o la
semplice preoccupazione degli adulti che li accompagnano.
D'altronde l'elevata quota di cocaina, come sostanza utilizzata dai
pazienti appare costituire un sensibile cambiamento nelle domande
di cura presso i Servizi. Se si sommassero i pazienti primariamente
dipendenti dalla cocaina, con quelli che la accompagnano ad altre
droghe, si evidenzia come i Servizi possano annoverare fra gli
utenti circa il 40% di individui in contatto con gli
psicostimolanti.Un importante lavoro di riorganizzazione dei
Servizi sembrerebbe necessario,su queste premesse, con la
differenziazione di percorsi di qualificazione, clinici e
riabilitativi, la dotazione di nuovi strumenti terapeutici, sia di
tipo farmacologicoche psicosociale. La nostra rete, costituita da
oltre 500 Ser.T. ed un migliaio di strutture socio-riabilitative
del privato sociale è uno strumento unico nel panorama europeoe
dovrebbe essere oggetto di un rilevante percorso di
riqualificazione finalizzato ad un'offerta terapeutica
differenziata e puntuale. I Servizi, infatti, strutturati come sono
per il trattamento degli eroinomani,dovrebbero elaborare strategie
complesse, tipiche di un approccio clinico moderno(46). La
creazione di modelli differenziati e calibrati sulle singole
categorie di tossicodipendenti e di opportunità terapeutiche non
standardizzate, ma piuttosto personalizzate, è quanto mai
necessaria. In tale prospettiva, i Servizi pubblici e privati e
tutti gli attori del mondo preventivo, dovrebbero cooperare in modo
costruttivo, provvedendo ad integrare le reciproche competenze
complementari,per dare luogo ad una risposta decisa al problema,
che si rende quanto mai necessaria in un contesto in cui il
tossicodipendente diviene sempre più "invisibile" rispetto ai
tradizionali sensori sociali(47).
(*) - Capitano dei Carabinieri, Comandante della Compagnia
Carabinieri di Martina Franca - Taranto.
(1) - Per un quadro di insieme sulla problematica delle
tossicodipendenze in prospettiva storica, siveda: A. PASINI,
Manuale sulle tossicodipendenze, Università degli Studi di Roma
"Tor Vergata",1996, ma anche L. CANCRINI, Esperienze di una ricerca
sulle tossicomanie in Italia, Mondadori,Milano, 1973, mentre
un'aggiornata opera sull'argomento vedi: R. C. GATTI,
Droga.Architettura e materiali per le nuove reti di intervento,
Franco Angeli, 2004.
(2) - Per quanto concerne l'indagine statistica relativa all'art.
75, vengono rilevati, in particolare,l'entità, la distribuzione
geografica dei consumatori e dei detentori di sostanze stupefacenti
peruso personale segnalati dalle Forze dell'Ordine ai Prefetti, il
tipo di sostanza usata (pesante oleggera), il numero sia dei
colloqui svolti e dei procedimenti sanzionatori, sia dei
procedimentiarchiviati per conclusione del programma riabilitativo.
L'indagine, invece, sulle strutture socioriabilitative del
territorio nazionale rappresenta un unicum nell'ambito del privato
sociale convenzionatoe non, contenente i dati sulle comunità
terapeutiche, sul numero dei tossicodipendentiin trattamento
distinti per sesso e disaggregati per Regioni e Province.
(3) - Le fonti di rilevazione sono Prefetture e Strutture socio
riabilitative e lo studio ha periodicitàdi rilevazione
annuale.
(4) - Le fonti sono Prefetture e Dipartimento della Pubblica
Sicurezza - Direzione Centrale per i ServiziAntidroga con
periodicità di rilevazione trimestrale e periodicità di
pubblicazione semestrale.
(5) - Istituito dal 1984 presso la Direzione Centrale per la
Documentazione, poi trasferito allaPresidenza del Consiglio dei
Ministri - Dipartimento per gli Affari sociali, con legge del
18febbraio 1999, n. 45 e successivamente, a seguito del riordino
delle Amministrazioni centralidello Stato, al Ministero del Lavoro
e delle Politiche Sociali.
(6) - La relazione è annualmente disponibile sul sito
www.ministerointerni.it alla voce DCSA(Direzione Centrale Servizi
Antidroga).
(7) - La rilevazione viene pubblicata sul sito internet del
Ministero della Giustizia www.ministerogiustizia.it.
(8) - L'importanza del fattore prevenzione in tema di
tossicodipendenze è chiaramente illustrata daG. CONTESSA,
Prevenzione primaria alle tossicodipendenze, Clued, 1991.
(9) - Un quadro di insieme sulle misure preventive in campo di
abuso di sostanze è fornito già da V.ANDREOLI e don Oreste BENZI,
in Il diritto a non drogarsi.
(10) - Per un inquadramento internazionalistico delle problematiche
connesse all'uso di stupefacenti,si veda: D. ZOLO, Globalizzazione,
una mappa dei problemi, Bari, 2004.
(11) - Tutte le informazioni e i documenti relativi
all'Osservatorio europeo possono essere consultatisul sito:
http://www.emcdda.org/.
(12) - La relazione 2003 è disponibile sul sito del Ministero
www.welfare.gov.it.(13) - Per quanto riguarda l'area della
documentazione, tutte le informazioni concernenti
l'attivitànazionale ed internazionale dell'O.I.D.T. sono state rese
accessibili on line, nel corso del2003, mediante un apposito link,
presente sulle pagine web dedicate alla Direzione Generalesul sito
ufficiale del Ministero (www.welfare.gov.it) reso accessibile anche
dall'indirizzo webwww.puntofocale.it.(14) - Il titolo dello studio
è "Annual report on the state of the drugs problem in the
EuropeanUnion and Norway".
(15) - Relazione sullo stato delle tossicodipendenze in Italia
2003, pag. 11.
(16) - Legge n. 675 del 1996, confluita nel Testo unico emanato con
d.lg.vo 196/2003.
(17) - Relazione Europea sullo stato delle tossicodipendenze in
Italia 2003, pag. 41.
(18) - La sospensione della patente di guida, della licenza di
porto d'armi, del passaporto e di ognialtro documento equipollente
o, se trattasi di straniero, del permesso di soggiorno per motividi
turismo, ovvero del divieto di conseguire tali documenti, per un
periodo da due a quattromesi o da uno a tre mesi, a seconda del
tipo di sostanza usata.
(19) - Il problema dell'organizzazione di una risposta al problema
dell'uso delle sostanze stupefacentiè trattato in modo interessante
da V. ANDREOLI, La norma e la scelta, Mondadori,Milano, 1984.
(20) - La trasmissione avviene in tempo reale, ma è evidente che
l'organizzazione del lavoro di ciascunN.O.T. influenza la procedura
modificando il tempo di trasmissione.
(21) - Per una visione schematica delle differenti tipologie di
sostanze di abuso e delle correlate problematiche,si veda: Drugs,
cosa sono, effetti, rischi e precauzioni, Baldini & Castoldi,
1997, diComunità Nuova.
(22) - Il compito principale delle indagine statistiche è proprio
quello di fornire un utile ausilio agliOrgani decisionali centrali
e locali, perché questi, attraverso la fruizione di un quadro
aggiornatoe attendibile del fenomeno droga possano fondare e
programmare, su basi concrete, inecessari interventi di prevenzione
di contrasto.(23) - Il documento Europeo, insieme con una serie di
informazioni generali, è disponibile anchein formato scaricabile
dal sito internet dell'OEDT alla pagina
http://www.emcdda.org/situation/themes/demand_treatment.shtml
ovvero può essere richiesto al Ministero della Salute,Direzione
Generale della prevenzione Sanitaria, Ufficio IX.
(24) - Come è noto, il 2004 è l'anno di adesione all'Unione Europea
dei primi dieci Paesi (Cipro,Estonia, Lettonia, Lituania, Malta,
Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia edUngheria), mentre
in futuro aderiranno alla stessa anche Bulgaria, Romania e
Turchia.
(25) - Sono di rilevante importanza, in tal senso, gli studi
epidemiologici promossi dal "GruppoPompidou" del Consiglio d'Europa
ed il "Sistema informativo sulle droghe" operato su iniziativadella
Commissione Europea.
(26) - L'incidenza sempre più negativa delle sostanze cosiddette
ricreazionali nel sistema dell'abusoproblematico di stupefacenti ha
condotto anche a recenti ricerche, fra cui la Ricerca suiServizi e
le sostanze "ricreazionali": una rilevazione clinica in Italia,
prima rilevazione sull'argomentoeffettuata da sedici Regioni con
una copertura dell'85% del territorio nazionale.
(27) - La prevalente preferenza per la cocaina nei giovani italiani
è attestata e confermata in areegeografiche fra loro molto lontane
e socialmente disomogenee, come attesta uno studiodell'Istituto
Superiore di Sanità, in collaborazione con associazioni di privato
sociale.
(28) - Rilevante il quadro fornito da A. CAVALLI, Senza nessuna
fretta di crescere, in Il Mulino, n.345, gennaio-febbraio
1993.
(29) - In tema di assunzione di stupefacenti e comportamenti
giovanili, si veda: M. DE LUCA, Letribù dell'ecsatsy, musica, riti,
simboli, linguaggio, abbigliamento, Theoria, 1996.
(30) - Dalla Relazione sullo stato delle tossicodipendenze in
Italia, 2003, si evince (pag. 431) che a frontedi una mortalità fra
i decessi droga-correlati del 2,8% nel 1996, si sia passati al
13,8% nel 2002.
(31) - A riguardo vale la pena di ricordare che l'unica fonte che
metta in relazione diretta l'abusodi sostanze con i decessi è a
livello nazionale la Direzione Centrale per i
ServiziAntidroga.
(32) - Un ruolo centrale nel traffico illecito di stupefacenti in
Italia spetta agli albanesi. Accanto aloro i marocchini, che
risultano prevalere pure nello spaccio. In particolare per quanto
riguardal'eroina "sono risultati coinvolti nel traffico illecito
-si legge nel rapporto- sulla direttriceMacedonia - Albania -
Italia oppure Albania - Grecia - Italia, sodalizi criminali
composti prevalentementeda albanesi con ramificazioni operative in
Argentina, Olanda, Germania eAustria". Stesso aspetto è emerso nel
traffico di cocaina (nel quale risultano però essere
maggiormenteimplicati i marocchini, oltre ai tunisini e anche alla
'ndrangheta) e per quello dicannabis e derivati (sulla stessa
direttrice segnalata per l'eroina). Quanto alle droghe
sintetiche,invece, sottolinea il rapporto, "l'entità dei sequestri
e il numero delle operazioni antidrogaeffettuate nel settore
sembrano confermare un consumo, al momento, ancora poco diffuso
inItalia". La metà (700 kg) dell'intero quantitativo di eroina
sequestrato (in totale 1.414 kg) nelcorso dei primi sei mesi
dell'anno, è risultato "di provenienza albanese, mentre 780 kg
(55%)sono stati individuati in capo a cittadini albanesi operanti
da soli o in concorso con altri". Leregioni italiane dove si è
realizzato il sequestro di quantitativi significativi sono:
Lombardia(367 kg), Friuli Venezia Giulia (343 kg), Veneto (164 kg)
e Puglia (129 kg). Sono stati 1.682 i kgdi cocaina sequestrati nel
primo semestre; 67 kg a trafficanti albanesi; Calabria (582
kg),Lombardia (398 kg) e Lazio (252 kg) sono state le regioni dove
sono stati rinvenuti i quantitativipiù significativi. I sequestri
di cannabis e derivati sono stati pari a 8.783 kg, di cui 7.139kg
di hashish e 1.644 kg di marijuana. Quanto all'hashish, è risultata
provenire principalmentedal Marocco, mentre quasi la metà del
totale di marijuana sequestrata era di provenienzaalbanese (796 kg,
pari al 48%), il 30% (504 kg) sequestrato a carico di cittadini
albanesi.Alla Liguria, la palma per i sequestri di hashish (2.008
kg) e alla Sicilia (807 kg) perquelli di marijuana. Sono state
sequestrate 260.254 dosi di droghe sintetiche, di cui 260.013di
anfetaminici e 241 di LSD. Emilia Romagna (113.784) e Sicilia (138)
le regioni rispettivamentepiù coinvolte. Tra Campania (1.061),
Lazio (1.038), Sicilia (986), Lombardia (973)e Puglia (777) si
concentra oltre il 54% dei cittadini italiani denunciati per
traffico illecito(8.908). Gli stranieri coinvolti sono stati 3.512,
concentrati soprattutto nel nord Italia(64%); qui la Lombardia con
962 denunciati incide sul dato nazionale per il 27%.
(33) - Un aspetto rilevante di correlazione fra abuso di sostanze
ed interrelazioni con il gruppo èpresente in I. CHAMBERS, I ritmi
urbani, Costa e Nolan, Genova, 1996.
(34) - Mentre continua a prevalere il ricorso al trattamento
residenziale per la dipendenza da eroina,quote consistenti dei
pazienti delle Comunità Terapeutiche presentano un'anamnesi di
poliabusoo di dipendenza dalla cocaina. Se si considera che il
poliabuso comprende nella maggiorparte dei casi anche gli
psicostimolanti, si può dire che per circa la metà dei pazienti, i
disturbida uso di cocaina e amfetamino - vitamine derivati,
richiedono uno specifico trattamento.
(35) - Sul valore della prevenzione in tema di tossicodipendenze si
veda: REGOLIOSI, Un approccioformativo alla prevenzione,
1992.
(36) - Il mondo giovanile e la droga sono esplorati da molti
autori, fra cui: C. BARALDI, M. RAVENNA,Fra dipendenza e rifiuto.
Una ricerca su percorsi e immagini della droga tra i giovani, F.
Angeli, 1994.
(37) - La rilevanza del ruolo della famiglia in tema di prevenzione
è ampiamente sviluppata dalPontificio Consiglio per la Famiglia in
Dalla disperazione alla speranza, famiglia e
tossicodipendenza,1992, I a, Libreria Editrice Vaticana, pag. 6.,
da G. MASTROENI, Educazione controdroga, F. Angeli, 1998, da V.
ANDREOLI, Come difendere i figli dalla droga, Liviana, 1981 e daF.
BAGOZZI, Generazione in ecstasy, ed. Gruppo Abele, 1996.
(38) - Le relazioni fra psiche ed uso di sostanze stupefacenti e
psicotrope è materia di rilevanteinteresse, accuratamente trattata
da M. RAVENNA, Psicologia delle tossicodipendenze, IlMulino,
1997.
(39) - Per devianza si intende un atteggiamento o comportamento che
differisce dagli standardcomunemente accettati da una società; si
differenzia dal reato, che si configura esclusivamentein presenza
di azioni contrarie alla legge, in quanto la devianza è un concetto
più esteso, cheinclude anche la trasgressione di norme sociali,
oggetto o meno di disposizioni legislative. Isociologi non
considerano la devianza come un attributo individuale, ma la
definiscono piuttostocome una proprietà dei sistemi sociali o di
contesti specifici, che segnala la mancanza dicontrollo sociale o
una tendenza verso il mutamento (fenomeni, tra l'altro,
caratteristici ditutte le società e, particolarmente, di quella
contemporanea). Il francese Emile Durkheim fuuno dei teorici della
devianza. Dopo aver studiato l'integrazione sociale e il ruolo
della divisionedel lavoro nella coesione sociale e nel mutamento,
formulò il concetto di anomia, definitacome mancanza di norme
dovuta ai mutamenti nella divisione del lavoro sociale, inseguito
al passaggio dalle economie agricole al lavoro specializzato nella
società industriale.Secondo Durkheim, la forma di solidarietà
prevalente nelle società del passato era quellameccanica: in tali
società ogni individuo passava attraverso le medesime esperienze e
la differenziazionedal ruolo era minima. Ma, con il processo di
specializzazione tipico delle societàindustriali, le esperienze
individuali si diversificano e l'innovazione acquisisce un ruolo
fondamentale.Nelle società contemporanee, inoltre, si accresce il
culto dell'individualità, alpunto che l'individualismo diviene
paradossalmente la base della solidarietà sociale. Le teoriedella
devianza costituiscono un tema fondamentale nella riflessione
sociologica, e i contributipiù importanti in tal senso si devono a
Robert Merton (1910), che ha rielaborato il concettodi anomia, a
Earl Sutherland (1915-1974), che ha formulato la teoria
dell'associazione differenzialee a Edwin Lemert che elabora la
teoria dell'etichettamento.
(40) - Sul concetto di devianza si veda anche: Compendio di
criminologia, di Gianluigi PONTI, ed.1995, pag. 87.
(41) - Sempre in tema di devianza si veda: F. BASAGLIA, F. ONAGRO,
La maggioranza deviante,Einaudi, Torino, 1971.
(42) - Il concetto stesso di tossicodipendenze merita quindi una
definizione come condizione diintossicazione cronica,
caratterizzata dalla irrefrenabile pulsione ad assumere un farmaco
ouna sostanza stupefacente e dalla dipendenza fisica e psichica dai
suoi effetti. La dipendenzafisica si verifica quando il farmaco ha
indotto cambiamenti fisiologici nell'organismo, comprovatidallo
sviluppo di tolleranza o assuefazione (fenomeno per cui per
ottenere lo stessoeffetto sono necessarie quantità sempre maggiori
di farmaco) e dallo scatenamento di unacrisi di astinenza alla fine
degli effetti del farmaco o della droga. La crisi di astinenza è
caratterizzatada sintomi come nausea, diarrea o dolore, che variano
a seconda del tipo di sostanza.La dipendenza psicologica si
manifesta quando la pulsione ad assumere un farmaco o unadroga è
forte, anche in assenza di sintomi fisici da astinenza. Gli
scienziati misurano spesso ilpotenziale di abuso dei farmaci o
delle droghe con studi sugli animali di laboratorio. Lesostanze che
gli animali tendono ad autosomministrarsi ripetutamente hanno
potenti proprietàrinvigorenti e un alto potenziale di abuso. Fra
essi vi sono alcuni dei farmaci e delledroghe di cui gli uomini
fanno maggiore consumo: oppio e derivati, alcool, cocaina e
barbiturici.Altre sostanze, come la marijuana e i farmaci
psicotropi, producono assuefazione nell'uomo,ma non negli animali
di laboratorio. Le sostanze di cui si fa maggiore abuso, a
partealcool e tabacco, possono essere raggruppate in sei classi:
oppiacei, ipnotici-sedativi, psicostimolanti,allucinogeni, canapa
indiana e inalanti.(43) - Criminalità ed assunzione di stupefacenti
sono materia correlata ben trattata da G.V. PISAPIA,Contributo ad
un'analisi socio - criminologica della devianza, Cedam, Padova,
1978.
(44) - Sulle peculiarità comportamentali dei tossicodipendenti, si
veda: M. RAVENNA, Psicologiadelle tossicodipendenze, Il Mulino,
1997.
(45) - La correlazione fra tossicofilie e le implicazioni negative
sociali sono ben descritte da U.BECK, La società del rischio,
Carocci, 2000.
(46) - L'incidenza della cocaina quale fattore problematico
prevalente, evidenziata da alcuni recenticasi mediatici che hanno
visti coinvolti in scandali sul consumo della sostanza
specifica,numerosi appartenenti al mondo dello spettacolo e
dell'industria, si connota di particolaritàassai peculiari, come
chiaramente illustrato nel settimanale Panorama del 3 novembre
2005,pag. 91 nell'articolo a firma di Giacomo AMADORI, Lo sballo
con i genitori. Adolescenti arischio. Drogarsi in Lombardia,ove,
tra l'altro, si evidenzia come nella sola provincia diMilano, a
fronte di un decremento di sequestri di eroina nel primo semestre
2005 del 43,6%e di marijuana del 92,8%, l'incidenza dei sequestri
di hashish e di cocaina si sia attestata suun 21,2% per il primo ed
addirittura sul 192,2% per la seconda.
(47) - In tal senso si veda quanto riferito da Roberto Oliverio sul
quotidiano IL MESSAGGERO del 9giugno 2005, pagg. 1 e 24
nell'articolo "Lo sballo dei ragazzi normali", in cui, tra l'altro,
silegge, "… Le anticipazioni sulla Relazione annuale al parlamento
sulle tossicodipendenze2005 fotografa una situazione che da tempo
allarma gli esperti. In sostanza stanno cambiandoprogressivamente
le caratteristiche delle tossicodipendenze, le proprietà delle
sostanzad'abuso e, cosa ancor più preoccupante, l'età in cui si
verifica il primo contatto con ladroga… L'immagine che molti hanno
del drogato non corrisponde ormai alla realtà… Oggil'abuso ha
connotati nuovi in quanto è legato a sostanze diverse dall'eroina…
Ciò fa si che ilconsumo… possa essere compatibile con un'attività…
normale e che chi fa uso di droghenon sia immediatamente
riconoscibile, nemmeno dagli esperti". |
Giovanni Tamborrino
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