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Francesco
Forlenza
Il diritto penale nella divina commedia
Armando Editore, 2004, pag. 110, euro 12,00
Avevamo assistito, dopo aver letto la Commedia da studenti
liceali, a tante e pur diverse interpretazioni del padre della
lingua per eccellenza: tante le letture, finanche in forma di
matematica applicata. Ma stavolta lo possiamo apprendere in una
veste nuova, forse inattesa: quella del criminologo ante litteram,
che a mezzo dei suoi versi mena condanne a destra e a manca, senza
lasciarsi sfuggire nessuno. Ed appare allora indicativa quella
frase di Nietzsche, laddove definiva il grande fiorentino come una
iena che fa razzia tra le tombe. Sopra di tutto, egli, nell'aura
del suo destino di esule, lancia il più lacerante atto di accusa
contro i suoi contemporanei, rei di scarsa moralità: non a caso la
peculiarità della Commedia Dantesca affonda qualche radice nella
tumultuosità difforme di quegli eventi di grandezza e miseria,
felicità e tormento, innocenza e colpa, che tanto caratterizzarono
l'agone politico e culturale di quella società italiana. La Divina
Commedia si atteggia anche a strumento di vendetta, che grida
contro una sentenza ingiusta; per questo l'opera diviene
espressione di zelo punitivo, con tutto il suo gravame retributivo
nei confronti delle diversificate colpe dei vari protagonisti, ed
impianto correzionale, talché ciascuno è collocato al suo posto
proprio per espiare e redimersi. L'opera vuole appunto diffondere
una implacabile etica penitenziale, sorretta e sottesa dal diritto
di punire; in essa convivono il delitto e il castigo, il
sorvegliare ed il punire, l'evento e il danno, e quindi l'opera è,
senza equivoci, un compendio del diritto penale, con i reati e le
sanzioni. I soggetti che Dante chiama a rispondere sono sottoposti
al tipo normativo d'autore e al tipo criminologico, senza risparmio
di accenni a casi di patologia morale. Non manca davvero nulla. E
Dante non finisce di mostrarsi, talché l'opera, per originalità e
prosa agevole ed accattivante, contribuisce senza dubbio ad
arricchire la conoscenza, mai interamente compiuta, del grande
fiorentino.
Ten. Col. CC Luigi Cortellessa
Gianrico Carofiglio
Alessandra Susca
La Testimonianza dell'Ufficiale e dell'Agente di Polizia
Giudiziaria
Giuffrè editore, 2005, pag.180, euro 14,00
Il volume è alla sua seconda edizione e fa parte della collana
Teoria e Pratica del Diritto. Com'è noto la testimonianza in
generale e quella della polizia giudiziaria in particolare nel
nuovo processo penale ha subito varie modifiche. L'ultima in ordine
di tempo risale a quattro anni or sono, quando è entrata in vigore
la riforma sul cosiddetto giusto processo. Gli autori si propongono
di fornire un manuale completo e aggiornato in tema di
testimonianza della polizia giudiziaria. Vengono rappresentate in
modo scientifico molte delle problematiche connesse con la
canalizzazione dell'attività procedimentale delle indagini nella
fase processuale del dibattimento. L'opera poi affronta il problema
della disciplina delle investigazioni della difesa e della loro
utilizzazione nel dibattimento. Gli autori non si soffermano
soltanto sulla rappresentazione teorica delle questioni, ma
affrontano i problemi, con il costante riferimento alle innovazioni
legislative e senza perdere di vista la pratica applicazione. In
tale ottica forniscono una impostazione casistica e una guida alla
lettura dei verbali di esame e controesame dibattimentali tratti da
reali vicende giudiziarie.
Cap. CC Giovanni Fàngani Nicastro
Francesco Nuzzo
L'Appello nel Processo Penale
Giuffrè editore, 2005, pag. 288, euro 21,00
L'Autore dopo aver compiuto un approfondito excursus storico del
mezzo d'impugnazione nel processo penale, snodandosi lungo un
analitico percorso ricostruttivo che affonda le sue radici nelle
origini dell'istituto, ne traccia gli aspetti attuali. In
particolare, con l'ausilio di un cospicuo materiale
giurisprudenziale e dottrinale, affronta i diversi profili del
gravame attraverso l'esame di problematiche che presentano
caratteri di novità rispetto al passato. Vengono analizzate, per
fare un esempio, le recenti norme sulla competenza del giudice di
pace e sulla responsabilità amministrativa delle persone
giuridiche. L'opera, ispirata fondamentalmente alle esigenze della
pratica, rappresenta per gli operatori del settore giudiziario un
utile strumento di lavoro e per gli studenti un agile mezzo di
conoscenza.
Cap. CC Giovanni Fàngani Nicastro
Vittorio Italia
Enrico Maggiora
Antonio Romano
L'ordinamento Comunale
Giuffrè editore, 2005, pag.888, euro 65,00
Il Comune, com'è noto, è l'ente pubblico più vicino al
cittadino. Esso impersona da sempre lo "StatoApparato" e lo
rapporta allo "StatoComunità". Nella nostra società l'unità
pubblica elementare, come autorevolmente definito, è in fase di
trasformazione nella sua struttura, nelle sue funzioni, nelle sue
competenze, nello svolgimento dell'azione amministrativa. Il comune
oggi può disciplinare, in modo autonomo, attraverso lo strumento
degli statuti e dei regolamenti, la propria organizzazione e le
proprie attività. Gli Autori tracciano un completo quadro giuridico
dell'ordinamento di questo insostituibile ente locale e ne
analizzano gli aspetti essenziali. In particolare ne esaminano gli
organi, il loro funzionamento, le attività, gli uffici, il
personale. Affrontano, poi, numerosi problemi e casi pratici. Il
volume è aggiornato con la legge n. 15 del 2005 sull'azione
amministrativa.
Cap. CC Giovanni Fàngani Nicastro
Luigi Mone
L'Amministrazione della Pubblica Sicurezza e l'Ordinamento
del Personale (volume primo) L'ordinamento del personale della
Pubblica Sicurezza principali fonti normative (volume
secondo)
Laurus Robuffo,2004, pagg. 437 e pagg. 596, euro 28,00 ciascuno
Luigi Mone pubblica nel 2004 la dodicesima edizione del suo
lavoro in costante ed attento aggiornamento normativo, con lo scopo
di offrire un valido ed efficiente strumento di lavoro
nell'intricata selva delle disposizioni che regolano il servizio
degli appartenenti alla Polizia di Stato sin dal 1981 con la
promulgazione della legge 121. I volumi nascono dall'esigenza di
offrire una maggiore comprensione delle norme che regolano sia
l'attività di servizio, sia la gestione e l'impiego del personale
appartenente ai ruoli della Polizia di Stato, in parte stante
l'esperienza acquisita dall'autore "perché impiegato nello
specifico settore della gestione del personale", e in parte
considerando che "quale docente" ha recepito la "crescente ed
insistente domanda di certezza normativa ed interpretativa
proveniente dagli allievi agenti, allievi vicesovrintendenti,
allievi viceispettori, nonché allievi vicecommissari e commissari
in prova che si sono succeduti nella Capitale negli Istituti e
nelle Scuole di istruzione e formazione". Il primo volume è
strutturato su due parti: l'Amministrazione della Pubblica
Sicurezza e l'Ordinamento del Personale. Nella prima l'autore ha
affrontato l'attività di polizia, l'evoluzione storica
dell'Istituto di Polizia, la legge 1° aprile 1981, n. 121,
l'Amministrazione della Pubblica Sicurezza, le Autorità Centrali ed
il Comitato Nazionale per l'ordine e la sicurezza, le Autorità
periferiche ed i comitati per l'ordine e la sicurezza e la Polizia
di Stato. La seconda parte è dedicata invece alla costituzione,
sviluppo e termine del rapporto, al regolamento di servizio, alle
norme di comportamento politicosindacale, tutela del diritto di
accesso e della riservatezza, alle sanzioni disciplinari e penali
ed alla deontologia professionale dell'appartenente ai ruoli della
Polizia di Stato. Il secondo volume "Principali fonti normative" è
una interessante e utile raccolta della normativa in vigore per il
Corpo della Polizia di Stato, che offre una panoramica completa
delle disposizioni apparse dal 1981 (legge 1° aprile, n. 121) sino
al 2003 (D.P.R. 1° agosto, n. 252, recepimento dell'accordo
sindacale …). È opportuno sottolineare al riguardo che non si
tratta solamente di una raccolta di norme ma, di un utilissimo
ausilio per la trattazione di questioni di fondamentale importanza
nella comprensione delle vicende interne di un'Amministrazione
civile, quale la Polizia di Stato, caratterizzata, per i compiti
assegnatele, da una decisa particolarità rispetto alle altre
amministrazioni.
Le brevi pagine di introduzione storica dell'opera destano qualche
perplessità, per ciò che attiene alla ricostruzione dei compiti
delle forze di polizia nel Regno di Sardegna ed in particolare a
proposito del ruolo svolto dai Carabinieri Reali: peraltro, tali
dubbi, oltre ad esulare dall'oggetto della presente recensione, non
inficiano in alcun modo la estrema validità del lavoro rispetto ai
fini che la caratterizzano.
Magg. CC Flavio Carbone
Bortoletti Maurizio
Paura, Criminalità,Insicurezza. Un viaggio, nell'Italia
alla ricerca della soluzione.
Rubbettino editore, 2005, pagg. 136, euro 10,00
Negli ultimi anni, in Italia, come in altri Paesi occidentali,
si è andata diffondendo, sino quasi a radicarsi nella coscienza
collettiva, l'idea che uno dei problemi più gravi della nostra
società sia la diffusione dell'illegalità, ben oltre gli standard
fisiologici che il corpo sociale è in grado di sopportare. È
l'insicurezza del quotidiano a fare più paura e non l'eccezionale
evento sanguinario, avvertito come lontano, come qualcosa che
interessa altri: infatti è, soprattutto, la criminalità predatoria
ad influenzare, come ha puntualmente indicato l'Autore, la paura
personale della criminalità, mentre la grande criminalità
organizzata non sembra avere una chiara relazione con tale
sentimento. Questa insicurezza è ulteriormente aggravata da alcuni
elementi di contorno di certi reati: il piccolo spaccio di droga
per la strada infastidisce, di per sé, il cittadino che in quella
strada abita o si trova a passare a piedi. A volte, però, crea più
disagio e avvilimento ciò che ruota intorno a tale spaccio:
l'accorrere di tossicodipendenti, l'impossibilità fisica di passare
per certi marciapiedi, l'ostentata aggressione all'ambiente fatta
di siringhe abbandonate, di androni e scale trasformati in
orinatoi, di strade lastricate da cocci di vetro e di pulsantiere
del citofono bruciate nei palazzoni di periferia. Solo alcuni di
questi comportamenti possono essere definiti reati in senso proprio
e, quindi, solo per una parte di essi i cittadini possono
richiedere legittimamente l'intervento delle Forze di polizia. Ma
la presenza di questi c.d. reati morbidi (soft crimes), o di
inciviltà, segnalano la rottura di un ordine sociale condiviso e la
perdita di controllo da parte delle comunità sul proprio
territorio: possono, quindi, essere percepiti dai cittadini come
segni dell'assenza di norme che governano la zona in cui vivono e
della conseguente imprevedibilità di eventi o comportamenti dei
potenziali autori di reato. È a partire almeno dagli anni settanta
che la questione criminale, intesa nella sua accezione più ampia,
costituisce uno dei problemi principali della società italiana.
Tuttavia, per molto tempo, e sicuramente negli anni settanta ed
ottanta, parlare di questione criminale nel nostro Paese
significava mettere il dito su alcune piaghe particolarmente
visibili, cariche di implicazioni politiche e dal forte impatto
emotivo, come le stragi, il terrorismo, la corruzione e la mafia:
problemi che, facilmente, hanno saputo richiamare l'attenzione dei
media e dell'opinione pubblica, ma che rappresentano solo i momenti
più eclatanti e traumatici della questione criminale. Snodo
cruciale della vita italiana, il tema della sicurezza pubblica vede
oggi una percezione diffusa in cui cresce il senso di disagio e di
incertezza, specie, come rileva l'Autore, tra i cittadini di certe
aree urbane e di certe regioni del nord Italia. La preoccupazione
che la diffusa trasgressività sia ormai sfociata in endemica
criminosità è condivisa sia dall'opinione pubblica e dalla stampa,
sia dalle Forze di polizia e dalla Magistratura, e forse anche
dagli stessi autori dei reati. In Italia, anzi, molti pensano
erroneamente che, ormai, la criminalità sia più diffusa che nella
media degli altri Paesi occidentali. A questo corrisponde un forte
senso di insicurezza dei cittadini ed un conseguente propagarsi e
generalizzarsi dell'allarme sociale. Qui tutti hanno ben chiaro che
poco contano l'entrata in Europa o il federalismo, ma anche la
riduzione del carico fiscale o la semplificazione burocratica per
le aziende, quando in un attimo la violenza di queste bande
delinquenziali può cancellare tutto: i sacrifici di una vita, gli
affetti più cari e, finanche, la propria vita. Una sottile, ma
logorante angoscia, amplificata e resa ancor più drammatica dai
fatti dell' 11 settembre che hanno fatto vacillare, in tema di
sicurezza, quelle poche certezze che ancora sembravano intangibili
e nelle quali il mondo occidentale si era illusoriamente cullato,
quasi fossero consacrate da un patto non scritto tra criminali e
Istituzioni statali. Ogni settimana muoiono sul posto di lavoro
numerosi operai; ogni weekend sulle strade possono trovare la morte
decine e decine di persone vittime di incidenti: ma al di là di
un'emozione passeggera, tutto questo non suscita nessuna
particolare emozione popolare, nessuna richiesta di norme più
severe, di controlli più frequenti, nulla, cioè, di tutto quello
che, normalmente, accompagna i giorni nei quali vi è una
recrudescenza dell'aggressione criminale. È vero che tutti, più o
meno, violiamo, qualche volta, le norme del codice della strada. È
anche vero che, forse, purtroppo, alle morti bianche siamo oramai
abituati da tanti anni. Ma, come l'Autore, penso che, forse, vi sia
qualcosa di più profondo, nel senso di disagio collettivo in tema
di sicurezza e che non sia possibile liquidare il fenomeno come un
fatto di isteria collettiva o, peggio, come il segnale di rigurgiti
razzisti. Non solo. La sottovalutazione del problema sicurezza ha
finito con l'umiliare le vittime. Tollerare le degenerazioni del
tessuto civile, che nascono dalla criminalità urbana, ha
significato, per giunta, disprezzare i più umili che, per primi,
subiscono questa situazione. Ed ha seminato veleni più in profondo:
per questo, come indicato dall'Autore, le Istituzioni devono
riuscire a prestare maggiore attenzione e considerazione alle "
vittime " ed ai danni morali e materiali che hanno subito. Ma nel
nostro Paese esiste un'emergenza sicurezza ? Cosa si può dire di
fronte al comune sentire che vede il nostro " sistema sicurezza "
come malato da una irreversibile inefficienza? E cosa si potrebbe
fare per dare ai cittadini quella sicurezza e quella libertà che
sono la base della fiducia in questo grande bene collettivo? Perché
dalla mancata risposta al problema della sicurezza urbana nasce
l'insoddisfazione del cittadino verso la " sicurezza " e qui, dalle
offese della criminalità urbana, si apre quella ferita con le
Istituzioni che alimenta sfiducia, senso di abbandono, distacco
dallo Stato, sordi rancori, rabbie pronte ad esplodere. Perché
fenomeni quali il "rondismo", i "comitati per la sicurezza" sorti
tra i cittadini, nascono da risposte inefficienti dello Stato a
fronte di un cittadino che ha spesso l'impressione di essere
abbandonato, solo ed indifeso. Solo recentemente la criminalità è
stata riconosciuta, nelle sue molte manifestazioni, come un
problema sociale generale, capace, perché tale, di influenzare, se
non addirittura determinare, la vita economica, civile e politica
del Paese. E solo recentemente è stata attribuita alla criminalità
diffusa, alla microcriminalità tutta l'importanza che merita. Così
la lotta alla criminalità ha iniziato a considerare la sicurezza
come un investimento e non più come un costo, abbandonando il
mistificante slogan "più sviluppo, meno criminalità" a favore del
"più sicurezza, più sviluppo": solo garantendo il rispetto delle
regole, solo assicurando la vigenza dei pilastri fondamentali di
un'economia di mercato sarà possibile attrarre investimenti e
supportare la fiducia degli imprenditori. Da qui nascono tutte
quelle iniziative, avviate a livello nazionale e locale, per
contenere la criminalità e rassicurare il cittadino, per
sconfiggere quella "paura" che non è nemica della politica e che,
in caso contrario, rischia di rimanere un modo di interpretarla
attraverso l'evocazione di un nemico per legittimarsi e
rafforzarsi.
Solo, così, riprendendo la frase del Presidente Roosevelt con la
quale l'Autore chiude il Suo lavoro, riusciremo ad aiutare gli
Italiani "ad avere paura della paura".
Gemma Marotta
Temi di Criminologia
LED edizioni, 2004, pagg. 236, euro 20,00
La Criminologia è la Scienza che studia la natura, l'estensione
e le cause del crimine, partendo da una molteplicità di approcci
scientifici molto differenti fra loro. Il fenomeno criminoso è
considerato nella sua complessità e le differenti discipline che si
sovrappongono consentono di districarsi nel complesso labirinto di
situazioni collocate alla base del comportamento criminale. La
Criminologia, quindi, non è una disciplina univoca ma
interdisciplinare e multidisciplinare, che elabora le tecniche
efficaci di controllo sociale del crimine. Sintetizzando si può
affermare che in essa si confrontano due gruppi di scienze quelle
umane e quelle giuridiche che considerano i fenomeni criminali dal
punto di vista sia sociale ed individuale sia teorico e
sperimentale, senza tralasciare l'aspetto penale. Temi di
Criminologia affronta il problema della violenza nella società
attuale nelle sue più diversificate modalità. Con il mutamento dei
valori e degli stili di vita, infatti, è necessario ristabilire
"culturalmente" i diritti dell'uomo sempre più messi a repentaglio
dalla minaccia e dalle manifestazioni criminali. Quest'opera, nata
con l'intento di mettere in luce la violenza da malessere legata ai
nuovi processi di vittimizzazione, evidenzia quel tipo di crimini
che destano un sempre più forte allarme sociale quali i reati
violenti e a sfondo sessuale, nonché le violenze intrafamiliari. Il
volume raccoglie le esperienzedell'Autore e dei suoi collaboratori
e vuole offrire uno strumento didattico il più possibile semplice
su una materia molto diversa da quelle ordinariamente
caratterizzanti il programma di studi giuridici, che fornisca
concise ed aggiornate informazioni su tematiche criminologiche di
attualità come quelle relative, ad esempio, alla figura della
vittima, oggi tragicamente trascurata. Gemma Marotta è professore
associato di Criminologia nonché di Istituzioni giuridiche,
sicurezza e mutamento sociale presso la Facoltà di Scienze della
Comunicazione dell'Università di Roma "La Sapienza"; è inoltre
docente di Sociologia criminale alla Scuola Ufficiali Carabinieri
di Roma. È autore di varie monografie su tematiche sociologiche e
giuridiche inerenti alla materia.
Mar. Ca. CC Alessio Rumori
Gemma Marotta
Tecnologie dell'informazione e comportamenti
devianti
LED edizioni, 2004, pagg. 293, euro 20,00
La finalità di uno studio criminologico è anche quella di
adeguare l'analisi scientifica alla realtà contemporanea,
individuandone scelte delittuose e metodi di esecuzione criminale.
Le nuove tecnologie dell'informazione hanno prodotto rilevanti
effetti sociali positivi ma, come avviene in tutti i fenomeni, si
sono verificate anche ricadute negative nel mondo deviante e
criminale. Alla Criminologia spetta il difficile compito di
individuare l'abuso dei mezzi informatici (che si è velocemente
propagato a tutti i livelli, dal singolo alle organizzazioni più
sofisticate) al fine di assicurare un sistema di protezione dei
requisiti di integrità, disponibilità e confidenzialità delle
informazioni trattate nell'ambito delle attività informatiche e
telematiche stesse. Tecnologie dell'informazione e comportamenti
devianti si propone appunto di decodificare il complesso rapporto
tra tecnologia e devianza evidenziandone le problematiche più
importanti. Lo scopo è quello di offrire uno strumento conoscitivo
sulle possibili minacce ai sistemi informatici e telematici, sui
metodi di attuazione, sui diversi tipi di criminalità informatica,
nonché sulle misure normative e di sicurezza e sulle metodologie
investigative; rappresentando quindi non solo una valida raccolta
di argomenti di estrema attualità, ma anche un indispensabile
strumento di aggiornamento per la preparazione specifica di
studenti di diversi corsi di laurea e, quindi, con differenti
background culturali. Nonostante la complessa diversità delle varie
aree tematiche in esame, e la difficoltà dei temi trattati,
l'eterogenea formazione e professionalità degli autori permette di
"navigare" nel multiforme mondo della criminalità e devianza
informatica per comprendere meglio gli aspetti giuridici e
criminologici degli scenari più attuali, fornendo un valido
supporto professionale sia agli operatori del settore sia a tutti
quelli che intendono acquisire una visione completa del fenomeno.
La presente opera collettanea, a cura della professoressa Gemma
Marotta, va vista in collegamento con
Teorie criminologiche. Da Beccaria al postmoderno,
dello stesso autore e si aggiunge ad un'ulteriore opera, dal titolo
Temi di Criminologia, a firma di altri autori. In sostanza le due
"letture" sono connesse con il manuale completandolo nei settori di
specifica trattazione.
Mar.Ca. CC Alessio Rumori
Gianremo Armeni
La strategia vincente del Generale Dalla Chiesa contro le
brigate rosse e la mafia
(Prefazione di Nando dalla Chiesa)
Edizioni Associate Roma, 2004, pagg. 187, euro 13,00
L'autore di questo libro, secondo un approccio di ricerca
sociologica, mette insieme testimonianze "privilegiate" e articoli
di giornale dell'epoca nell'intento di raccontare la storia del
Generale dalla Chiesa e delle sue strutture investigative
anticrimine, riuscendo a delineare un quadro generale di quegli
anni drammatici, caratterizzati da un terrorismo interno incalzante
e difficile e dallo sforzo dello Stato per combattere e debellare
quel fenomeno. L'autore, confortato dalle testimonianze raccolte,
parte da un dato storico condivisibile: il terrorismo, al suo
divampare, prevalse sulle forze dell'ordine, abituate com'erano a
dinamiche criminali locali e a sviluppare indagini sui singoli
reati, nell'ambito di un metodo di contrasto relativo e
circoscritto. Con il generale dalla Chiesa si assistette ad un
nuovo approccio culturaleoperativo nella conduzione delle attività
investigative verso i fenomeni criminali complessi, qual era
l'eversione, approccio basato su un modello investigativo nuovo,
speciale, con caratteristiche di agilità e flessibilità, capace di
conoscere, analizzare e prevedere il nemico e le sue azioni, e con
una intelligence a livello centrale in grado di raccogliere i fatti
dispersi, analizzarli per definire le linee di contrasto secondo
una visione strategica unitaria. Diventava così di fondamentale
importanza l'analisi criminale che costituiva il valore aggiunto
della manovra anticrimine e forniva una vasta gamma di conoscenze
necessarie. L'autore passa quindi in rassegna, con stile
giornalistico e con adeguato rigore scientifico e storico, alcuni
dei fatti più significativi della lotta all'eversione, riportando
sul testo i resoconti dei giornali e dei periodici dell'epoca e le
testimonianze dei principali collaboratori del Generale della
Chiesa. La medesima strategia continua poi l'Autore nelle ultime
pagine del suo libro viene poi utilizzata con successo per la lotta
alle associazioni di tipo mafioso, con la ristrutturazione
anticrimine imperniata sul Raggruppamento Operativo Speciale (ROS)
e sulle sue Sezioni periferiche. Condividendo, infine, il giudizio
di Nando dalla Chiesa nella prefazione, il testo è senz'altro un'
antologia di testimonianze, raccolta in modo semplice ma con
"diligenza e rispetto", certamente utile per una ricostruzione
storica dei fatti di quegli anni drammatici per la nostra
Nazione.
Ten. Col. CC t.ISSMI Rosario
Castello
Mary Gibson
Nati per il crimine
Bruno Mondadori Editore, 2004, pagg. 389, euro 28,00
Il volume analizza il pensiero di Cesare Lombroso e dei suoi
collaboratori e allievi che hanno rappresentato il nucleo più
consistente della Scuola Positiva. L'autrice, già nota per aver
pubblicato un lavoro sulla prostituzione femminile nei primi
cinquant'anni di vita del Regno d'Italia (Stato e prostituzione in
Italia, Il Saggiatore, 1995) affronta la nascita e lo sviluppo
della teoria biologica della delinquenza, tipicamente lombrosiana,
con le numerose sfaccettature dovute all'opera dei suoi successori.
L'analisi parte, com'è ovvio che sia, dall'uomo delinquente, per
passare alla concezione della Scuola Positiva su "la donna
delinquente" spostando poi l'attenzione su razza e criminalità e,
infine sulla delinquenza minorile. Aspetti che appaiono di grande
interesse, soprattutto in questa sede, sono i capitoli dedicati
alla "polizia scientifica" e a "teoria e legge dopo Lombroso", con
tutti i successivi sviluppi che investirono sia le forze di
polizia, sia il sistema carcerario, sia il "nuovo" codice penale
voluto dal Guardasigilli Rocco. La Scuola Positiva prese piede in
Italia non solo nelle Università ma soprattutto
nell'Amministrazione dell'Interno con la costituzione della Scuola
di Polizia Scientifica, grazie all'apertura concessa con
l'istituzione di questo primo centro di studio praticoscientifico
da parte del Direttore Generale di PS Leonardi e del Ministro
dell'epoca, Giovanni Giolitti. L'attenzione dedicata a questo campo
portò velocemente l'Italia in una delle primissime posizioni nella
organizzazione di un sistema per l'identificazione dei pregiudicati
e dei sospetti su basi inoppugnabili e sempre al passo con i tempi.
È da rilevare, peraltro, una imprecisione forse dovuta ad una
inesatta traduzione con la quale si fanno apparire gli "appuntati
di PS" parificati alle funzioni ed al ruolo degli ufficiali e dei
funzionari di PS, attività dalle quali erano ben lontani
appartenendo a quella che era definita "la truppa". Dispiace che
questo lavoro sia stato condotto da una studiosa straniera,
testimoniando il minor interesse che in Italia settori così
importanti del pensiero scientifico a cavallo tra l'Otto ed il
Novecento mostrano (nonostante debite eccezioni come il lavoro di
Delia Frigessi su Lombroso). In sintesi, si tratta di un lavoro di
grande interesse, che riesce ad affrontare numerosi aspetti della
vita scientifica di Lombroso e dello sviluppo della Criminologia,
della Psicologia edell'Antropologia criminale nel nostro Paese.
Magg. CC Flavio Carbone
Daniele Biacchessi
Vie di fuga. Storie di clandestini e
latitanti
Mursia Editore, 2004, pag. 190, euro 12,50
La narrazione di una delle pagine più drammatiche della storia
recente italiana si svolge con precisione di dati e contesti
storici e politici, nei quali si consumò la stagione del terrorismo
di sinistra. Il destino agghiacciante di una generazione che non
seppe svolgere un antagonismo politico costruttivo, ma ritenne,
follemente, di percorrere la strada della violenza, è riportato
dall'Autore attraverso una ricostruzione minuziosa di origini,
svolgimento ed epilogo del fenomeno. Quella lucida strategia della
contrapposizione violenta è illustrata anche attraverso singole
testimonianze, riportate senza peraltro appesantire la vivace
dinamica espositiva. Non si spende nel giudizio, ma nella ricerca
dei tanti drammi individuali che resero buia quella stagione della
nostra storia. Il libro esordisce con un drammatico e crudo
bollettino, la cui attualità è data da coloro che ancora non hanno
saldato il loro debito con la giustizia: ben 163 latitanti sono
stati localizzati all'estero, in paesi che ritardano o ostacolano
addirittura le pratiche di estradizione o i cui ordinamenti
assicurano protezione ad imputati per reati politici. Le cifre sono
le testimoni asettiche della tragedia che intaccò, in un modo o
nell'altro, un'intera generazione: dal 1969 al 1989 sono state 4087
le persone condannate in via definitiva per reati di terrorismo, la
cui militanza è ascrivibile a 24 sigle di organizzazioni maggiori e
ad un centinaio di sigle meno note. Vi sono poi i testimoni del
dolore, in particolare i congiunti delle 131 persone assassinate
dal terrorismo di sinistra e gli oltre 2000 feriti. Attraverso
queste cifre l'A. tratteggia e compone in modo efficace gli
elementi di una storia ancora recente, ma da affrontarsi
serenamente, anche grazie a contributi come quello del libro di
Biacchesi.
Ten. Col. CC Luigi Cortellessa
Bruno Vespa
(Con le testimonianze di Giulio Andreotti)
Storia D'Italia da Mussolini a Berlusconi
Edizione Mondadori, 2004, pag. 828, euro 18,00
Un attento osservatore della vita politica italiana, padrone di
casa di uno dei salotti più vivaci e seguiti della nostra
televisione, ci racconta la storia del nostro Paese, mettendo a
frutto la sua straordinaria competenza di cronista. E difatti la
narrazione viene condotta con la penna spigliata del giornalista,
abituato da sempre ad essere presente sui fatti. L'accompagnatore
d'eccezione in questo viaggio è il Senatore a vita Giulio
Andreotti, che ha conosciuto Monarchia, Prima e Seconda Repubblica,
sempre con la qualifica di protagonista di primo piano, sorretto da
memoria incorrotta dal tempo e da straordinaria capacità di
connettere episodi e tratteggiare personaggi. Gli episodi non
vengono solamente narrati, ma anche spiegati, con citazione di
aneddoti e retroscena. Un importante riferimento documentale è
fornito in appendice, con i risultati di tutte le elezioni
politiche del sessantennio repubblicano e un'accuratissima
cronologia dell'intero periodo.
Dalla penna del giornalista al servizio della storia scaturisce una
narrazione piacevole e al tempo stesso portatrice di un armonico
panorama d'insieme della storia recente. L'opera assume quindi
rilievo per la sua originalità, quella in definitiva di aver
raccolto, dal 25 luglio 1943 al dibattito politico dei nostri
giorni, gli elementi salienti del nostro divenire, collocandoli in
un mosaico intelligibile.
Ten. Col. CC Luigi Cortellessa
Massimo Mongai
Cronache non ufficiali di due spie italiane
Robin BdW, 2004, pagg. 419, euro 18,00
Il giovane Tenente dei Carabinieri Dante Nicoloso promette bene
sin da giovane. Riservato, a volte introverso, con i privilegi del
figlio unico, qualche vicenda d'amore che non diventa storia per
una innata allergia alla stabilità, missioni delicate che ne hanno
consolidato la considerazione di professionista serio e affidabile.
L'Autore per la prima volta a confronto con una storia di trame ed
operazioni ad alto rischio, gestisce vivacemente una vicenda di non
facile conduzione, ma al tempo stesso ricca di ironia e
fibrillazione, amore e tragedia, intrigo e idealismo. La vicenda,
incastonata in un modernità pericolosamente a confronto con nuove
minacce, sodalizi criminali privi di scrupoli nel mettere a
repentaglio la sopravvivenza stessa di intere comunità, risorgenze
violente di antiche faide etniche, è continuamente messa in
parallelo con una storia di tanti anni prima. Ed infatti Mongai
affianca alla trama principale il diario del trisnonno di Dante,
quel Felice Nicoloso, prima ufficiale dell'Esercito Piemontese e
poi dell'Esercito Italiano, che con le sue riflessioni di un secolo
prima regala al discendente i preziosi consigli della sua
esperienza. Il diario del trisnonno (riportato con caratteri
tipografici diversi) riaffiora nelle ore solitarie del
protagonista, ripercorrendo le vicende nazionali dell'800 con la
narrazione, davvero interessante, della nascita e dei primi
impieghi sul campo dei nostri servizi d'informazione. La scansione
delle vicende, quelle di avo e pronipote, lascia assistere ad una
saga romantica e struggente: ciò che lega le due generazioni è
l'amore incondizionato alla Patria ed un senso del dovere che
trascende la politica del momento.
Ten. Col. CC Luigi Cortellessa
Carlo Spartaco Capogreco
I campi del duce. L'internamento civile nell'Italia
fascista (19401943)
Giulio Einaudi Editore, 2004, pagg. 326, euro 20,00
L'autore, medico chirurgo e presidente della fondazione
Ferramonti (dal nome dell'omonimo campo di internamento), già da
tempo noto per numerosi articoli e saggi dedicati ai campi per gli
internati civili, propone in 314 pagine l'analisi del fenomeno che
si sviluppò principalmente durante la prima parte del conflitto
mondiale, in cui il Regno d'Italia combatteva a fianco della
Germania hitleriana. L'autore, dimostrandosi profondo studioso
della materia, fornisce una classificazione chiara e precisa delle
diverse forme di restrizione della libertà personale analizzate ne
"I campi del duce". Tra le numerose categorie devono essere
distinti i molti confinati per lo più per motivi politici che
furono "trasformati" in internati. Questi ultimi devono essere
nettamente distinti dai prigionieri di guerra e dai detenuti nei
campi di concentramento, poiché tali gruppi di persone non
rientravano, ad esempio, nella sfera di intervento del Comitato
Internazionale di Croce Rossa. Vi erano, poi, due tipi di
internamento dei civili, uno gestito dal Ministero dell'Interno ed
un altro direttamente dal Ministero della Guerra. Mentre il primo
era rivolto a oppositori politici, "spie accertate", "sudditi
nemici" civili, "ebrei stranieri" ed apolidi, il secondo risultava
dedicato esclusivamente a civili "soprattutto nelle aree della
Jugoslavia occupate o annesse nel 1941". Inoltre, almeno per una
parte delle strutture che furono gestite dall'Interno, vi fu un
riutilizzo di quelle già riservate al confino degli oppositori
politici, oltre che di quelli "comuni". Una parte del libro che
appare estremamente interessante è quella dedicata all'esatta
localizzazione dei luoghi di internamento (mappatura) che
raccoglie, in oltre cento pagine, moltissime notizie sugli stabili,
sulle condizioni di vita e sulla permanenza degli internati. In
definitiva, il libro affronta in maniera completa un argomento non
troppo noto e poco studiato quale l'internamento di civili in
Italia.
Magg. CC Flavio Carbone
Carlo Cetteo Cipriani
I libri di Alessandro Dudan nella Fondazione Cini di
Venezia
Il Calamo, 2004, pagg. 115, euro 15,00
Analizzare e riportare un elenco di libri costituisce certamente
qualcosa di utile, visto che già soltanto l'analisi della
biblioteca posseduta dalla persona oggetto dello studio dell'Autore
del volume consente di comprendere la formazione e l'evoluzione
intellettuale. È questo, appunto, il caso del lavoro condotto da
Cipriani, socio della Società Dalmata di Storia Patria il quale,
pazientemente, ha provveduto a stendere un elenco dei libri
posseduti dal senatore Alessandro Dudan e custoditi presso la
Fondazione Cini di Venezia.
È da sottolineare subito che le opere precedenti il 1921 (anno di
applicazione della legge sulla stampa anche alle provincie della
Dalmazia) e pubblicate nel dissolto Impero AustroUngarico non sono
reperibili né presso la Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele di
Roma né presso altre biblioteche che aderiscono al sistema SBN e
Meteopac Azalai; grazie a questi ultimi è stato possibile
verificare come la localizzazione dei volumi di Dudan, invece,
fosse concentrata in biblioteche del Nord Italia. Cipriani ha
voluto realizzare, su segnalazione del Consiglio Direttivo della
Società stessa, una completa biografia di Dudan, personaggio
importante per la storia dalmata e "per la vita pubblica italiana
del '900". Sin da giovane il senatore fu un entusiasta sostenitore
della causa dell'italianità della Dalmazia forse proprio a causa
dei soprusi legati alla croatizzazione di Spalato quando egli vi
attese gli studi liceali (le sue pagelle sono scritte
esclusivamente in croato). Un contributo importante alla causa
italiana fu offerto da Dudan con la presenza tra le file
dell'Esercito Italiano quale sottotenente principalmente nel
Servizio Informazioni della IV Armata (e poi della III) dove si
distinse nel settore delle intercettazioni telefoniche.
Successivamente assegnato al servizio propaganda fu allontanato dal
Territorio in stato di guerra per evitare di essere catturato dagli
austroungarici dai quali era stato condannato per alto tradimento.
Al termine del conflitto mondiale Dudan sostenne l'impresa fiumana
e aderì al fascio di combattimento di Roma partecipando poi alla
marcia su Roma e alla caduta del sistema liberale in Italia.
Accettò anche l'incompatibilità tra fascismo e massoneria (come era
stato deciso dal Gran Consiglio del Fascismo nel 1923), venendo
espulso dal Gran Maestro di palazzo Giustiniani. Infine, la
vittoria degli Alleati pose Dudan in una particolare posizione: in
quanto considerato elemento pericoloso, fu rinchiuso nel campo di
Padula. Ne uscì dopo alcuni mesi e ottenne, come soddisfazione
morale, l'annullamento della decadenza da senatore del Regno da
parte della Corte di Cassazione nel 1948. Il lavoro di Cipriani
costituisce un prezioso contributo alla conoscenza di uno dei più
accesi sostenitori della componente italiana nella Dalmazia,
dall'inizio del 900 alla metà degli anni quaranta.
Magg. CC Flavio Carbone
Louis N. Panel
Maisons Alfort
Gendarmerie et contreespionnage (1914-1918)
Service Historique de la Gendarmerie nationale, 2004, pagg. 250,
euro 18,00
L'autore, Louis Panel, è Aspirant presso il SHGN (Service
Historique de la Gendarmerie nationale), dove svolge servizio
presso la Sezione Studi e Ricerche Storiche; questo primo lavoro
rappresenta la prima realizzazione di una produzione scientifica
più articolata, orientata alla stesura di una tesi di dottorato
sulle attività della Gendarmerie nationale nella Grande Guerra.
Durante il primo conflitto mondiale la Gendarmerie nationale viene
investita di numerosi compiti da espletare sia al fronte sia
all'interno. In questo periodo storico, la questione principale
alla base delle recriminazioni fatte ingiustamente ai gendarmi
consiste nell'essere l'unica Arma composta da militari di carriera
che non partecipa ai combattimenti; insomma che non si tratti di
un'arma combattente. Tale situazione assumerà un peso determinante
da parte dei fanti francesi al momento del passaggio dalla prima
linea alle retrovie per i periodi di riposo. La Gendarmerie
nationale ha in ogni caso espletato compiti altrettanto importanti
nel sostenere lo sforzo bellico, al pari dei soldati al fronte,
degli operai nelle fabbriche e dei deputati in parlamento. Tra i
vari compiti, Panel focalizza l'attenzione sullo sforzo condotto
dalla GN nella lotta allo spionaggio durante il primo conflitto
mondiale, dimostrando trattarsi di un elemento altrettanto
indispensabile al funzionamento dello strumento militare francese.
All'organizzazione del servizio, l'autore dedica tutto il primo
capitolo (un corps prédisposé) evidenziandone le funzioni indicate
sin dalla loi Boulanger del 18 agosto 1886; il secondo capitolo
tratta il riaggiustamento dell'organizzazione allo scoppio del
conflitto. Le altre tre parti del volume (Action, Partenaires et
adversaires e Identité) individuano le attività condotte sul campo,
i rapporti tra la Gendarmerie e gli interlocutori civili e militari
nel servizio di controspionaggio e, da ultimo, la percezione che i
gendarmi avevano di se stessi come Corpo e il conseguente senso di
appartenenza all'Istituzione. La guerra porta con sé anche alcuni
riconoscimenti dell'importanza del lavoro svolto come ad esempio,
la costituzione nell'ambito del Ministero della Guerra di una
sottodirezione della Gendarmerie (1918) di lì a poco elevata a
direzione (1920). Da ciò, oltre che dalla concessione di circa 5000
croci di guerra individuali, si desume una conferma dell'importanza
dei compiti assolti dalla Gendarmerie nationale durante la I Guerra
Mondiale, ivi compresa la lotta allo spionaggio.
Magg. CC Flavio Carbone
Olivier Buchbinder
Maisons-Alfort
Gendarmerie prévôtale et maintien de l'ordre
(19141918)
Service Historique de la Gendarmerie nationale, 2004, pagg. 166,
euro 14,00
Affrontare i compiti di polizia militare assegnati alla
Gendarmerie prévôtale durante la Prima Guerra Mondiale non appare
un lavoro semplice, dovendo districarsi in questioni in relazione
alle quali ancora oggigiorno il dibattito non è completamente
sopito, almeno in Italia. Olivier Buchbinder è un giovane aspirant
in servizio presso il Service Historique de la Gendarmerie
Nationale che ha svolto questo lavoro inizialmente per conseguire
il diploma di mâitrise presso l'Università di Parigi IV Sorbona
sotto la direzione del professor JeanNöel Luc. Il lavoro
originario, riorganizzato e rivisto, è apparso nel catalogo del
SHGN sul finire del 2004. La Gendarmerie mobilitata si trovò a
subire insieme a quella territoriale legate insieme ed individuate
facilmente per l'utilizzo dello stesso tipo di uniforme la
riprovazione da parte del comune fantassin francese e dei ceti meno
abbienti a causa delle fortissime misure di sorveglianza e di
repressione che furono da essa mantenute e condotte durante il
primo conflitto mondiale. A questo deve essere anche aggiunta la
forte spinta antimilitarista manifestatasi nell'immediato
dopoguerra. La Gendarmerie interpreta comunque un ruolo ben poco
apprezzato dai cittadini francesi sia in armi o meno ma molto
richiesto da parte degli alti comandi. Il volume di Buchbinder
analizza con serietà e serenità l'operato di questa consorella
dell'Arma senza agiografia e senza requisitorie. Il lavoro è
strutturato per i cinque anni di guerra su sette capitoli: "la
prévôte aux armées sur le front occidental", "L'entrée en
campagne", "la campagne de répression", "Le contrôle de la zone des
armées", "l'évolution des normes disciplinaires", "l'adaptation de
la prévôte" e "soldats citoyens et gendarmes prévôtaux".
Particolarmente significativa è l'attenzione posta dall'autore sul
ruolo della Gendamerie prévôtale verso il funzionamento della
componente logistica e nella gestione della circolazione stradale
nelle immediate retrovie del fronte, aspetti quasi mai analizzati e
pressoché caduti in oblio. In definitiva, si tratta di un lavoro
importante che riesce a far luce su uno dei periodi più difficili e
complessi per la storia mondiale nel quale i gendarmi ebbero non
poca parte.
Magg. CC Flavio Carbone
Jean-Noël Luc
Maisons-Alfort
Histoire de la Maréchaussée et de la Gendarmerie. Guide de
recherche
Service Historique de la Gendarmerie nationale, 2004, pagg. 1105,
euro 33,00
Il volume, presentato ufficialmente giovedì 10 febbraio 2005
durante un incontro organizzato dalla Gendarmerie nationale al
Castello di Vincennes, rappresenta uno strumento indispensabile per
chiunque si voglia avvicinare allo studio della storia della
Gendarmeria francese. È evidente, che per la produzione scientifica
del Service Historique de la Gendarmerie nationale, il 2004
costituisce il punto più alto della produzione sinora realizzata in
materia di ricerca storica. E in effetti, lo stesso direttore
generale (il primo proveniente dalle forze armate dalla
liberazione), général d'armée Guy Parayre, è persuaso che il libro
rappresenti "uno strumento di lavoro di prim'ordine non solo per
gli universitari, gli studenti, ma anche per i gendarmi che
desiderano trovare una chiarificazione e un riferimento: numerose
informazioni permettono di comprendere l'evoluzione progressiva
dell'organizzazione dell'Arma [gendarmeria]". "Storia della
Gendarmeria a quale scopo?", sempre secondo il direttore generale,
è importante per relativizzare i problemi attuali di contrasto alla
criminalità e al terrorismo facendo percepire e comprendere rotture
e continuità in una prospettiva storica. Ciò consentirà, a suo
giudizio, di fornire elementi di analisi, che combinati tra loro,
condurranno a soluzioni innovatrici. Questo lavoro, conclude il
generale Parayre, "arriva a proposito con la creazione del Servizio
Storico della Difesa sin dal 1° gennaio 2005 perché evidenzia il
lavoro compiuto in meno di dieci anni e allo stesso tempo che ci si
muove verso un avvenire che apre un vasto campo di ricerca". È
evidente che lo sforzo congiunto di numerosi studiosi sotto la
guida del professor Luc nel realizzare un lavoro del genere non
poteva essere realizzato in poco tempo; esprime, in effetti,
l'impegno di più anni di ricerca e di studio che viene "ridotto" in
oltre 1100 pagine. La Guida è decisamente importante per molteplici
aspetti, che non possono essere trattati tutti in questa sede. Si è
ritenuto opportuno valorizzare quello più significativo: si tratta
di uno strumento di ricerca essenziale, che consente di coprire
un'importante lacuna nel panorama più ampio della ricerca
scientifica.
Analogamente a quanto si è verificato per l'Arma dei Carabinieri,
anche per la Gendarmerie tracciare un profilo storico delle
attività condotte e conoscere, attraverso le pagine dei suoi
rapporti o dei processi verbali, la società soprattutto nelle fasi
di una evoluzione sociale e politica di una nazione è cosa sempre
difficile. La documentazione prodotta dalla Gendarmeria nel corso
dei secoli, è ora sparsa su tutto il territorio francese e, se da
un lato avvantaggia gli storici locali, dall'altra consente con
maggiore difficoltà uno studio d'insieme, che si concentri su di
essa nel suo complesso. Lo sforzo in questo campo, quindi, si è
concentrato sulla necessità di fornire, quanto più possibile, degli
elementi d'informazione per lo sviluppo di attività di ricerca,
concentrando l'attenzione sia sulla Maréchaussé, sia sulla
Gendarmerie. L'organizzazione della Guida è strutturata su più
parti tutte ben ordinate in relazione allo scopo: "L'Istituzione",
"Bibliografia", "Gli Archivi", "Altre fonti", "Luoghi della
memoria", "Dizionario storico".
Il Professor Luc, ha osservato che "sin dagli anni Ottanta numerosi
specialisti di forze di polizia hanno deplorato la rarità delle
ricerche sulla storia della gendarmeria. […] Minerve, il prezioso
inventario del Centro di studi di storia della Difesa faceva
osservare lo stesso alla fine degli anni Novanta: in dodici anni,
sette lavori universitari solamente potevano essere recensiti sulla
gendarmeria, contro alcune centinaia sulle altre Forze armate". È
evidente che questo volume, insieme a tutti quelli realizzati dalla
collaborazione tra il SHGN e l'Università Paris ISorbona,
attraverso l'impegno in prima persona di Luc, rappresentano un
chiaro e consistente balzo in avanti nella produzione scientifica
che analizza in maniera equilibrata e senza agiografia né
requisitoria la storia dell'Arma dell'Esercito francese più
radicata sul territorio nazionale.
Magg. CC Flavio Carbone
Benôit Haberbuch
Maisons-Alfort
La Gendarmerie en Algérie (1939-1945)"
Service Historique de la Gendarmerie nationale, 2004, pagg. 593,
euro 28,00
Questo volume rappresenta la riduzione della tesi di dottorato
che il tenente Haberbuch (responsabile della cellula di storia
orale del SHGN) ha sostenuto presso l'Università di Paris IV
Sorbona. Come il titolo del libro indica chiaramente, viene
analizzato un periodo molto importante per la storia d'Algeria
attraverso il "prisma della Gendarmeria" d'Africa come ricorda il
prof. Jacques Frémeaux che firma la prefazione. Le fonti utilizzate
sono numerose e inedite, come i documenti consultati presso gli
Archivi nazionali, quelli de l'Armée de Terre e ovviamente del
Service Historique de la Gendarmerie nationale. I problemi della
Gendarmeria d'Africa assumono particolare peso inizialmente con lo
scoppio della II Guerra Mondiale e successiva sconfitta francese.
Dopo il 22 giugno 1940 (firma dell'armistizio), il periodo di due
anni e mezzo che separa dallo sbarco alleato non viene vissuto
serenamente con una pace assai precaria. A ciò si aggiungano le
spinte autoritarie del regime di Vichy che si estendevano anche
all'Algeria e che modificano i compiti della Gendarmerie.
Successivamente, con lo sbarco angloamericano, la Gendarmerie si
trova ad essere sballottata nel campo alleato. Nel frattempo, sale
lentamente la tensione tra gli algerini per i focolai di
nazionalismo che hanno il loro punto più alto e tragico di questo
periodo nelle manifestazioni del maggio 1945, durante le quali,
oltre a festeggiare la fine della guerra, si chiede l'indipendenza.
Il volume è anche di grande interesse perché riesce a fornire una
visione più articolata e ampia del rapporto tra Gendarmerie e
popolazione locale. Il libro è organizzato su cinque lunghi
capitoli: "portrait de la gendarmerie d'Algérie à la veille du
conflit", "La campagne 19391940, une guerre par procuration?", "Une
paix sans influences (juillet 1940 novembre 1942)", "La nouvelle
donne du débarquement angloaméricain (novembre 19421945)", "La
victoire de 1945 à l'épreuve du nationalisme algérien". In sintesi,
le 593 pagine analizzano in modo scientifico la Gendarmeria in sei
anni di guerra e allo stesso modo, come ricorda il medesimo autore,
gli avvenimenti prodromici del nazionalismo algerino. Numerose
carte del territorio algerino e tabelle completano il volume.
Magg. CC Flavio Carbone
Médard Bonnart
Souvenirs d'un capitaine de gendarmerie
(1775-1828)"
(Edizione curata da Edouard Ebel e Gildas Lepetit,
MaisonsAlfort)
Service Historique de la Gendarmerie nationale, 2004, pagg. 659,
euro 26,00
Nella produzione scientifica curata dal Servizio Storico della
Gendarmeria Nazionale francese il volume che viene presentato
"Souvenirs d'un capitaine de gendarmerie (17751828)" di Médard
Bonnart si inserisce nella collezione dedicata alle testimonianze.
Una prima edizione delle memorie del capitano della Gendarmeria
Médard Bonnart risale al 1828 in due volumi con il titolo di Storia
di Médard Bonnart, capitano della gendarmeria in pensione.
L'edizione attuale è stata curata dal Chef d'Esquadron Edouard
Ebel, capo della sezione Studi e Ricerche Storiche e dalla Aspirant
Gildas Lepetit addetta alla medesima sezione del Servizio Storico
della Gendarmeria Nazionale. Si tratta di una testimonianza
preziosa che il SHGN ha inteso valorizzare riproponendone la
stampa; la particolarità risiede nel fatto che sono note pochissime
memorie di ufficiali e di appartenenti alla Gendarmeria. Analoghe
considerazioni possono essere fatte anche per gli appartenenti
all'Arma dei Carabinieri e agli altri Corpi di Polizia: ciò
rappresenta una forte limitazione alla comprensione della vita e
alle attività degli appartenenti a tali Corpi. Bonnart descrive la
propria esperienza militare attraverso i ricordi nella prima parte
come appartenente all'esercito francese della rivoluzione mentre
dedica la seconda alla propria esperienza nella gendarmeria.
L'importanza di queste memorie risiede proprio nella necessità di
rompere il velo che nascondeva e in parte nasconde ancora la
conoscenza della storia della gendarmeria e dei suoi membri. Nato
nel 1775, Bonnart viene integrato nel 1790 nella Guardia Nazionale
e parte come volontario nel 1791. Nel 1807 chiede di passare nella
Gendarmeria come maréchal de logis, cosa che riesce ad ottenere
dopo un esame di una commissione. Nel 1810, dopo aver ottenuto il
grado di sottotenente quartiermastro ottiene la nomina a
Luogotenente e tre anni dopo la Légion d'honneur. Le sue capacità
di gestione amministrativa gli consentono una vita in qualche modo
migliore rispetto ai parigrado, soprattutto all'inizio della
propria carriera nella GN, tanto che ha la possibilità di
migliorare le proprie condizioni economiche. È presente anche in
Spagna tra il 1812 e il 1813 sino all'abbandono della Penisola.
Bonnart all'abdicazione di Bonaparte abbandona la coccarda
tricolore per quella bianca ma nonostante ciò viene accusato di
bonapartismo da una parte e di "realismo" dall'altra. In ogni caso,
mantiene il suo posto di ufficiale contabile che lascerà solamente
nel nel 1817, venendo promosso capitano honoraire nel 1818. Dopo 26
anni di servizio egli decide di andare a vivere a Parigi dove si
iscrive alla facoltà di Lettere e nel 1826 si sposa finendo con il
gestire una somma di denaro che gli consente una rendita non
disprezzabile. Queste memorie, in conclusione, rappresentano un
elemento importante per la comprensione della vita nella
Gendarmeria dell'Impero e della prima Restaurazione fornendo un
quadro di grande interesse, sinora poco conosciuto. In tal senso,
pertanto, va particolarmente apprezzato lo sforzo dei due curatori
e del SHGN per la ristampa delle memorie, introdotte da 26 pagine
che riescono a dare un esatto profilo storico della Gendarmeria nel
periodo analizzato.
Magg. CC Flavio Carbone
Simonetta Agnello Hornby
La zia marchesa
Feltrinelli, 2004, pagg. 322, euro 16,00
Pare di rivivere quello stesso ambiente che appartenne al
Gattopardo, grazie a questa scrittrice siciliana, inglese di
elezione. La storia, contestualizzata nella seconda metà dell'800,
è quella di un'antica famiglia feudale siciliana, i Safamita di
Sarentini, poco disposta a cedere gli antichi privilegi di casta:
il crollo del regime borbonico, la vendita dei beni ecclesiastici,
il potere eroso dalla mafia lacerano le certezze di un ceto fino ad
allora autoreferenziale. Il racconto, con un canovaccio a più voci,
si svolge sulla vicenda umana di Costanza Safamita, la bimba dai
capelli rossi, adorata dal padre Domenico e rifiutata dalla madre
Caterina, donna instabile e nevrotica. La balia della piccola
nobile, Amalia, protegge la bimba e le dona il calore umano che non
trova nella madre naturale. Sarà poi Costanza l'unica erede del
prestigio e del patrimonio del vecchio casato. Zie bigotte e cugine
libertine riempiono le pagine con i loro colloqui, pettegolezzi e
sfoghi, immagine di un'aristocrazia annoiata e ripiegata su stessa,
incapace di interpretare i tempi, adattandosi e rinnovandosi. Sullo
sfondo una terra bruciata dal sole e teatro di moti rivoluzionari e
rivolgimenti politici, che fanno traballare secoli di dominazione
feudale. E qui l'autrice tratteggia mirabilmente il dramma di una
casta che si interroga sulle scelte da operarsi in modo più
conveniente, perché nulla cambi. Il libro è anche un bel trattato
sociologico sulla società siciliana di quel secolo.
Ten. Col. CC Luigi Cortellessa
Alessandro Baricco
Senza sangue
BUR Scrittori Contemporanei,2004, pagg. 105,euro 5,00
Una delle caratteristiche di Baricco, tali da farne un
protagonista forte della nostra letteratura, è la immediatezza
della prosa, corroborata dalla capacità, purtroppo non diffusa, di
andare al cuore della storia. E le dimensioni del libro lo
confermano. La scena iniziale e determinante si svolge in una
fattoria isolata di Mato Rujo, attimi di esistenza quotidiana di un
uomo qualunque, due figli e una vita ordinaria. Ma le conseguenze
di una guerra appena terminata si fanno sentire: su una vecchia
Mercedes, rumore inatteso di disgrazia incombente, arrivano quattro
uomini armati. Uccidono senza pietà, lasciando a terra Manuel Roca
e suo figlio. La bimba, Nina, riesce a sfuggire alla strage, non
vista dagli assassini. Ma il destino non molla i protagonisti di
questa faida e dopo tanti anni, nella ordinarietà di un incontro
casuale, avviene la resa dei ricordi: ma senza sangue. Si tratta di
un riuscito apologo sulla violenza e sul dolore. La storia, breve
ed incalzante, tenta di risolvere, attraverso la finzione
letteraria, un grande dilemma della nostra epoca, e cioè la
difficile scelta se operare o meno una rimozione del passato per
guardare avanti, con l'ausilio della grande lezione tratta dalla
storie dei singoli.
Ten. Col. CC Luigi Cortellessa
Valerio Massimo Manfredi
L'isola dei morti
Marsilio Editore, 2004, pagg. 79, euro 8,00
Storia breve, lettura che ti prende, compagnia di una serata:
anche se il titolo non mette certamente allegria. Ma l'Autore,
abituato com'è ad andare a scavare nelle cose antiche, per farne
delle storie sempre suggestive, è abituato da sempre a giocare su
questi nervi scoperti del grande pubblico, oggi, più che nel
passato, fortemente proteso ad accostarsi alla storia d'intrigo più
che alla letteratura d'introspezione. Venezia è lo scenario di
questa storia: quale ambiente più adatto se non le nebbie della
laguna, contenitore ideale di misteri? Dante è il protagonista
assente. Tra i comprimari della vicenda compare anche un giovane
ufficiale dell'Arma, il tenente Savelli, del Nucleo per la
protezione del patrimonio archeologico. Il giovane ufficiale,
unitamente a ricercatori distratti, filologi e linguisti
appassionati a tesi stravaganti, penetra all'interno di un mistero
della Commedia di Dante: la tesi avvincente è che il poeta fosse
ritornato sul suo testo fino all'ultimo momento e che certi
ripensamenti o aggiunte fossero state apportate addirittura poco
prima della sua morte. La storia si articola sullo sfondo di una
caccia senza tregua, con duelli senza esclusione di colpi, nel
tentativo del recupero di un'antica nave affondata in un'isola
maledetta, dove si È un bel racconto investicircostanze misteriose
sui aggirano gli spettri della gativo. fondali misteriosi di
laguna.
Ten. Col. CC Luigi
Cortellessa |