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Carlo
Jean
Manuale di studi strategici (Centro Studi di Geopolitica
Economica)
Franco Angeli editore, 2004, pagg. 312, euro 22,00
Il manuale di studi strategici, in esame, si propone come testo
di riferimento per approfondire realtà e prospettive della
sicurezza e dell'impiego della forza all'inizio del XXI secolo. Il
suo autore, Carlo Jean, Presidente del Centro Studi di Geopolitica
Economica e insegnante di studi strategici presso la Luiss e
presso il CASD (Centro alti Studi Difesa) di cui è stato Presidente
in qualità di ufficiale degli Alpini, è certamente uno dei
massimi esperti delle relazioni internazionali, di geopolitica e
dei problemi della sicurezza nonché un appassionato studioso della
storia del pensiero strategico (da Sun Tzu a Machiavelli, da
Montecuccoli a Clausewitz, da Jomini a Douhet, per citarne i
maggiori) nonché sostenitore dell'attualità degli studi strategici,
in un'epoca (la nostra) che appare sembra sempre più caratterizzata
dal rischio di un "trialismo planetario". Il testo, partendo dalla
evoluzione storica del pensiero strategico, si sofferma sui
concetti di sicurezza e difesa, sul tema della guerra e dei suoi
rapporti con la politica, curando ed approfondendo gli aspetti
connessi con la tecnologia militare, la logistica, l'impatto
delle spese sull'economia. In particolare, nell'analisi
introduttiva, l'autore evidenzia come la fine della
contrapposizione bipolare e della guerra fredda non abbia creato i
presupposti per un effettivo ordine mondiale, in quanto si sono
avuti fenomeni di disintegrazione e di balcanizzazione che hanno
portato a nuovi tipi di crisi regionali di natura
etnico-identitaria, fondate su radicalismi religiosi e nazionali,
su contrasti etnici, su rivendicazioni territoriali, con
conseguenti massacri e genocidi di massa nonché nuovi rischi alla
sicurezza internazionale.
Gli attacchi terroristici dell'11 settembre 2001 hanno
ulteriormente sconvolto i precedenti assetti geostrategici,
proiettando sulla scena internazionale nuove minacce derivanti da
possibili azioni terroristiche di matrice fondamentalistaislamica
in aggiunta ai rischi già presenti, quali il proliferare delle
armi di distruzione di massa, la diffusione di tecnologie e di
armamenti sofisticati, la pressione demografica, fenomeni di
criminalità internazionale, fattori questi che hanno imposto un
radicale ripensamento dei modelli di Difesa delle società
occidentali. Gli Stati Uniti d'America, da una parte, hanno rivisto
le loro priorità strategiche i loro impegni internazionali e le
loro politiche di difesa mentre l'Unione Europea, dal canto suo, si
è impegnata a sviluppare una propria politica estera di sicurezza
e di difesa comune (PESD). Molto interessante è la trattazione
delle tipologie dei conflitti armati. In generale, sostiene
l'auto-re, la guerra è espressione armata di una crisi ed avviene
quando due attori politici - non solo Stati ma anche movimenti
rivoluzionari, minoranze etniche secessioniste ecc. - impiegano
la forza per raggiungere i propri obiettivi politici. La guerra
implica l'uso effettivo della forza anche se tale termine è
utilizzato per indicare fenomeni come la guerra fredda in cui la
forza è usata solo allo stato potenziale. Durante la guerra non
cessa il dialogo politico fra i contendenti, ciascuno dei quali
cerca di imporre la propria volontà all'avversa-rio, costringendolo
ad accettare le proprie condizioni di pace. Generalmente le
guerre sono limitate poiché limitati sono gli obiettivi politici
perseguiti, a causa della "ragione strategica", basata
sull'equilibrio fra i benefici (cioè i fini politici) ed i costi e
rischi connessi all'iniziati-va di far ricorso alle armi. Nella
classificazione delle guerre o conflitti armati, l'autore analizza
i seguenti criteri:
-estensione geografica perle guerre locali, regionali,
mondiali;
-tipi di mezzi, tattiche etecnologie impiegate per le guerre
pre-moderne o preindustriali, moderne o classiche o industriali e
postmoderne o post-industriali. Nelle operazioni di "supporto
della pace", in particolare, vengono combattuti due tipi diversi
di guerra: l'Occidente combatte una guerra post-moderna e
post-industriale, mentre i suoi avversari ne combattono una
industriale (come nel golfo o in Kosovo) o pre-industriale (ad
esempio in Somalia);
-intensità alta, media, bassa:i termini si riferiscono,
rispettivamente alle guerre condotte con l'impiego di armi di
distruzione di massa (specie nucleari), alle guerre convenzionali e
a quelle di guerriglia e controguerriglia, tipiche sia delle
guerre di decolonizzazione sia delle operazioni di supporto della
pace, definite dagli Stati Uniti "operazioni diverse dalla guerra"
(operations other than war Ootw);
-durata lunga, come nelcaso delle guerre rivoluzionarie, di
decolonizzazione, di minoranze etniche secessioniste, oppure
corta, come tendono ad essere le guerre convenzionali. Le guerre di
lunga durata sono caratterizzate da bassa intensità e il
contendente più debole che non è in grado di competere direttamente
con quello più forte, utilizza il tempo, lo spazio, ed il sostegno
della popolazione civile per logorare la volontà di continuare il
conflitto dei responsabili politici e dell'opinione pubblica
dell'avversario;
-simmetricità ed asimme-tricità:nei conflitti simmetrici il
confronto armato avviene tra unità regolari, aventi, in linea di
massima, le medesime caratteristiche qualitative e quantitative.
Nei conflitti asimmetrici, le forze sono chiamate a confrontarsi
con gruppi diversificati sia per caratteristiche aggressive e
finalità (gruppi più o meno organizzati, fazioni, organizzazioni
terroristiche o criminali, ecc.) sia per specificità proprie
(cultura, convinzioni politiche, religiose). Inoltre, questi
ultimi, sono caratterizzati dal diverso grado di tecnologia che
caratterizza i sistemi d'arma e gli equipaggiamenti disponibili.
Inoltre, aggiunge l'autore, sono entrate nel linguaggio comune e
soprattutto giornalistico nuove denominazioni per indicare gli
attuali conflitti:
- guerre di religione, in cui la religione rappresenta la
principale fonte di mobilitazione psicologica, dei combattenti e
della popolazione, anche se i fini dei leader politici sono
solitamente di altra natura. Queste possono, altresì, trasformarsi
in guerre sante (jihad per i musulmani);
- guerre giuste, cioè guerre considerate legittime dal punto di
vista etico perché ritenute fondate su una causa giusta, quale
l'autodi-fesa da una aggressione, a cui si è aggiunto il
"dirit-to/dovere di ingerenza a scopi umanitari", ad esempio per
porre termine ad un genocidio;
- guerre post-eroiche, termine questo utilizzato da Edward Luttwak
per indicare una tendenza dell'Occidente, in particolare degli
Stati Uniti, a condurre le operazioni militari in modo da evitare
praticamente ogni perdita alle proprie truppe (e,
subordinatamente, anche ridurre al massimo le perdite subite dalla
popolazione civile e dalle forze militari dell'av-versario). È
sinonimo di "guerra a zero morti". Una riflessione a parte
l'au-tore riserva ai temi della guerriglia e del terrorismo,
fenomeni questi assai differenti tra loro con proprie
caratteristiche e finalità. La guerriglia è un tipo particolare di
operazione militare conosciuto e praticato sin dall'antichità che
tendente, in sostanza, ad evitare il combattimento diretto con
superiori forze avversarie e ad estendere la lotta nello spazio
(per frazionare le forze nemiche sul territorio, obbligandole a
difendere molteplici punti sensibili), e nel tempo (per
prolungare la lotta, al fine di logorare l'avversario, anche
psicologicamente, e ridurre il consenso politico alla prosecuzione
della contro-guerriglia). La guerriglia, pur costituendo per sua
natura una modalità di azione militare, è sempre collegata con una
organizzazione politica clandestina che provvede al suo sostegno
logistico, e ha il supporto attivo o passivo della popolazione.
Essa può assumere caratteristiche diverse a seconda del tipo di
conflitto su cui si inserisce, cioè a seconda che si tratti di
resistenza nei confronti di un occupante straniero e di
collaborazionisti nazionali, ovvero contro il governo in carica e
i suoi sostenitori stranieri (guerra civile, sovversiva e
rivoluzionaria). Nel primo caso, il movimento guerrigliero ha
caratteristiche e obiettivi prevalentemente militari; nel secondo
caso ha invece caratteristiche e finalità più politiche, nel senso
che gli obiettivi militari sono definiti innanzitutto per il loro
impatto sul cambiamento politico- sociale. Mentre la guerriglia
interessa soprattutto le aree rurali e colpisce le forze militari,
il terrorismo è un fenomeno spiccatamente cittadino che colpisce le
popolazioni civili e tende a produrre un senso di logorante
insicurezza e paura. Gli impatti psicologici sono enormemente più
importanti di quelli materiali e gli effetti del terrorismo sono
oggi amplificati dai media. Esso si configura come una forma
d'azione violenta "indiretta", cioè non rivolta contro un obiettivo
specifico definito, ad esempio le Forze armate, ma verso bersagli
indeterminati e indifesi. Il terrorismo islamico di matrice
fondamentalista, conclude l'autore, è attualmente quello più
pericoloso e dispone di reti clandestine diffuse in decine di
paesi e di una direzione strategica che fornisce addestramento,
finanzia-menti e simboli. Inoltre, si avvale di terroristi suicidi,
contro i quali non esistono misure di sicurezza veramente
efficaci, e gode del consenso di una ampia base del mondo
islamico.
Ten. Col. t.ISSMI Rosario Castello
Neil Sheehan
Vietnam, una sporca bugia
Piemme editore, 2004, pagg. 635, euro 22,00
Pubblicato per la prima volta negli Stati Uniti, nel 1988, "A
bright shining lie" viene ora riproposto dalla Piemme, per la prima
volta in Italia, con il titolo "Vietnam, una sporca bugia".
L'autore, Neil Sheehan, già corrispondente di guerra per la United
Press International, con il pretesto di narrare le gesta di un
consigliere militare, John Paul Vann, analizza la guerra del
Vietnam tanto da un punto di vista tattico e strategico, quanto
politico. Il tutto con una particolare attenzione ai delicati
rapporti tra l'esercito sud vietnamita e gli americani, questi
ultimi in veste prima di consiglieri militari, successivamente di
alleati. John Paul Vann è figlio di un'America ancora inebriata dal
credo assoluto nel ruolo degli USA nel mondo, dalla fede cieca nel
destino invincibile della nazione, da un anticomunismo viscerale e
patriottico, dal pieno successo perseguito nel corso della Seconda
Guerra Mondiale, che aveva fatto dell'America la prima potenza
planetaria. Un'America che, in forza della sua superiorità militare
ed economica, era perfettamente naturale che assurgesse al ruolo
di guida nei confronti di altri popoli: "gli Stati Uniti erano una
potenza severa ma magnanima, che imponeva la pace e portava
prosperità ai popoli delle nazioni non comuniste, condividendo
l'abbon-danza delle proprie risorse con quelli a cui la povertà,
l'ingiustizia e il malgoverno avevano negato la possibilità di una
vita felice". Nel 1962, Vann viene inviato in Vietnam come
consigliere militare degli alti ranghi del-l'esercito sud
vietnamita. Sbarcato a Saigon, si capacita immediatamente che,
oltre ad essere demotivate e mal addestrate, le forze sud
vietnamite si rendevano protagoniste di torture ed omicidi,
spesso a danno di inermi contadini, ritenuti responsabili di
favorire la causa nord vietnamita, sulla scorta di un semplice
sospetto. Vann comprende che gli scriteriati bombardamenti che
colpivano i civili ben più dei vietcong, avrebbero portato
inevitabilmente la popolazione a mobilitarsi sotto le bandiere
comuniste contro "l'invasore americano". L'impegno in Vietnam era
inserito in un contesto che, di lì a poco, avrebbe assunto i
connotati di un perverso gioco che avrebbe rischiato di far
precipitare gli USA nel pantano di un conflitto sporco, corrotto,
ingovernabile. Sebbene il libro sia di difficile lettura in
quanto molto tecnico - poiché caratterizzato da un modus narrandi
tipico di chi è abituato a trattare di "intelligence", peraltro
del tutto inedito in altri libri dedicati al Vietnam sempre editi
dalla Piemme offre una chiave di lettura illuminante per
comprendere la politica dell'America di ieri e di oggi. L'opera ha
vinto il Premio Pulitzer e il National Book Award.
Cap. CC Gianluca Livi
Harold G. Moore Joseph L.
Galloway
Eravamo giovani in Vietnam
Piemme editore, 2004, pagg. 384, euro 18,90
"Eravamo giovani in Vietnam" è stato pubblicato per la prima
volta negli Stati Uniti con il titolo di "We were soldiers once
…and young" nel 1992. I due autori, H. Moore e J. Galloway, hanno
operato in Vietnam durante il conflitto, rispettivamente in
qualità di comandante di brigata e di reporter. Entrambi, grazie a
ricordi personali e a testimonianze raccolte dai soldati americani
e nordvietnamiti, ricostruiscono un episodio cruciale della guerra
del Vietnam: la campagna dello Ia Drang. Il 19 ottobre 1965 due
reggimenti dell'esercito nord vietnamita sferrarono un attacco
contro il campo delle Forze Speciali americane di Plei Me.
L'attacco rientrava in un piano strategico di più ampio respiro
volto a tagliare in due il Sud Vietnam, dal confine cambogiano sino
alla costa. Con i loro elicotteri e la potenza di fuoco che li
caratterizzava, i cavalieri aviotrasportati erano in grado di
contrastare l'attacco nemico, cosa che fecero in tempi contenuti.
Non pago del successo, però, e poco propenso a concedere la
ritirata verso la Cambogia all'esercito nord vietnamita, il
Generale Westmoreland ordinò un'of-fensiva ignorando che il nemico
si era riorganizzato nella Valle dello Ia Drang, sugli altipiani
centrali del Vietnam del Sud, a ridosso del fiume omonimo. Appresa
la notizia, il 14 novembre un battaglione di cavalleria
aviotrasportato volò nella valle per ricercare il nemico. Subito
dopo l'atterraggio, i soldati americani furono presi sotto tiro e
lo scontro degenerò in un corpo a corpo. La cavalleria americana
era inferiore per numero, ma riuscì a resistere grazie al fuoco
d'appoggio dell'arti-glieria e degli elicotteri armati, cui fece
seguito una massiccia incursione di B-52. Dopo intensi
combattimenti, i nord vietnamiti interruppero il contatto per
cercare rifugio al di là del confine cambogiano o nel fitto della
giungla. In 4 sanguinosi giorni, i nord vietnamiti persero 1200
uomini, mentre gli americani contarono 234 perdite (ma nell'arco di
34 giorni, durante le accanite scaramucce che si verificarono
prima e dopo l'apoteosi dello scontro, altri 70 uomini erano o
sarebbero deceduti). Un libro nel quale la ricostruzione degli
episodi e delle esperienze personali di quella sanguinosa campagna
è proposta con attenta professionalità, grazie alla raccolta di
numerose interviste rese da commilitoni ed ex militari nemici,
sapientemente ricomposte in un efficace mosaico. Il libro ha
venduto un milione di copie solo negli USA.
Cap. CC Gianluca Livi
Philip Caputo
La voce del Vietnam
Piemme editore, 2004, pagg. 380, euro 19,90
Da tempo la Piemme Editore si sta rendendo pro-motrice di
diverse iniziative editoriali concernenti la guerra del Vietnam. Si
tratta di opere che vengono pubblicate in Italia per la prima
volta e che negli Stati Uniti, in anni passati, hanno riscontrato
un enorme successo di critica e pubblico. "La voce del Vietnam",
di Philip Caputo, pubblicato per la prima volta nel 1977 con il
titolo di "A rumour of War", è il resoconto redatto dall'allora
Sottotenente Caputo della sua esperienza annuale nel Vietnam nel
corso del 1965. Imbevuto dei miti dello zio Sam, l'autore decise di
arruolarsi nei marines per vivere l'avventura del Vietnam e
sfuggire alla monotonia dell'America dei sobborghi. Con il suo
miscuglio di machismo e formalismo, il periodo di addestramento
sembra regalare a lui e ai suoi compagni, giovani entusiasti e
carichi di energie, l'identità e il cameratismo che ricercano. Ma
quando partono tutti per Danang, dopo un rapido e affascinante
periodo di esaltazione di gruppo, sono costretti ad ammettere che,
visto dal di dentro, il Vietnam assomiglia ben poco al sogno
kennediano: le speranze generate nella giovinezza, i miti inculcati
durante il corso di addestramento, le consapevolezze maturate
nell'esercito, affondano nelle paludi insanguinate e spariscono
di fronte al disgusto per l'ipocrisia palesata dai vertici
dell'esercito. Fin da subito, la certezza della vittoria e della
brevità del conflitto lasciano il posto ad uno snervante alternarsi
di noia e terrore. L'apatia cresce nel giovane ufficiale quando
questi, inviato nelle retrovie, ricopre un incarico di Stato
Maggiore nel corso del quale, ridotto a tenere la contabilità dei
cadaveri, inorridisce di fronte alla serena assuefazione da lui
palesata innanzi alla morte e alla sofferenza. La noia si alterna
al terrore così come l'attesa di partire per una missione "seek e
destroy" (cerca e distruggi) si alterna al combattimento in prima
linea, coraggiosamente richiesta dal giovane ufficiale dopo
l'esperienza di Stato Maggiore, per placare i morsi della sua
coscienza. L'autore fa anche (e soprattutto) i conti con se
stesso: "Chiunque abbia combattuto in Vietnam, se è onesto con se
stesso, deve ammettere di aver goduto del trascinante piacere del
combattimento. Era un piacere anomalo perché mescolato ad
altrettanto dolore. Sotto il fuoco nemico, la forza vitale di un
uomo cresce in proporzione alla sua vicinanza alla morte,
generando in lui l'esaltazione estrema come la sua paura. I suoi
sensi si acuiscono e la sua coscienza raggiunge un'intensità allo
stesso tempo deliziosa e straziante, come quella indotta da una
droga. E può dar luogo alla medesima dipendenza, perché fa sembrare
insignificante tutto ciò che la vita può offrire in termini di
piacere o di tormento". L'opera ha vinto il Premio Pulitzer e ha
venduto più di un milione di copie solo negli USA.
Cap. CC Gianluca Livi
Paolo Tonini
Guida allo studio del processo penale
Giuffrè editore, 2004, pagg. 228, euro 14.50
Dopo quasi quindici anni dall'entrata in vigore del codice di
procedura penale l' autore, esperto in materia di indagini
difensive, propone il volume in disamina giunto alla sua terza
edizione
-adottando una impostazio-ne fortemente innovativa. L'opera non si
pone come un tradizionale manuale, bensì come un ausilio didattico,
come uno strumento destinato ad affiancare il manuale di
riferimento. Il testo contiene una raccolta di tavole sinottiche e
di esempi aventi ad oggetto il processo penale. La novità consiste
nell'uti-lizzazione dei diagrammi di flusso che permettono di
rappresentare graficamente un fenomeno nel suo aspetto dinamico
per esporre il procedimento penale nei suoi passaggi temporalmente
distinti. I diagrammi di flusso scandiscono le sequenze operative
in una struttura simile a quella dell'albero genealogico, ponendo
l'oggetto dell'ana-lisi processualpenalistica come rappresentazione
grafica e, quindi, conferendo una impronta spiccatamente pratica
a detto studio. Nel testo sono contenute le tavole sinottiche delle
recenti leggi sulla remissione per "legittima suspicione" e sul
patteggiamento allargato con riferimenti alla giurisprudenza
costituzionale. Il libro rappresenta un aggiornato e utile ausilio
didattico che serve da approfondimento pratico per gli appassionati
della materia conosciuta attraverso i manuali.
Cap. CC Giovanni Fàngani Nicastro
Vito Tenore
La nuova Corte dei Conti: responsabilità, pensioni, controlli
Giuffrè editore, 2004, pagg. 1234, euro 85.00
Il Professor Vito Tenore, autorevole giurista in ambito
processual-penalistico, amministrativo e contabile nonché
magistrato presso la Corte dei Conti, analizza le tre funzioni
fondamentali del supremo Collegio contabile: giudizio sulla
responsabilità amministrativo-conta-bile, contenzioso
pensionistico, azione di controllo. In particolare:
- la funzione di controllo, nella sua attuale evoluzione, risponde
pienamente oltre che alla tradizionale logica di garanzia della
legalità, anche a una più moderna finalità collaborativa e
autocorrettiva dell'apparato della pubblica amministrazione,
intesa in senso ampio, proteso al perseguimento di quegli scopi
istituzionali che sono compendiati nella legge n. 241 del 1990 sul
procedimento amministrativo, ossia economicità, efficacia e
efficienza dell'azione amministrativa;
-la funzione di giurisdizionerappresenta con il suo giudizio di
responsabilità una risposta officiosa e obbligatoria a fenomeni
patologici, presenti da sempre nell'ap-parato pubblico, ancorché in
gran parte privatizzato;
-il contenzioso pensionisti-co, infine, caratterizzato da un
accentuato tecnicismo che richiede sicuramente un patrimonio
giuridico specialistico di cui la magistratura contabile è attenta
depositaria e custode, rappresenta un fondamentale referente per
un notevole numero di utenti e per il legislatore che trae spunti
per le sue scelte tecnico-giuridiche dalla autorevole e direi
monopolizzata giurisprudenza contabile. L'Autore descrive, sulla
base delle sue inequiparabili conoscenze scientifiche e della sua
incontestabile esperienza sul campo, la Corte dei Conti come
essenziale organo del-l'apparato statale, le cui attribuzioni
istituzionali conservano viva attualità nell'ormai mutato assetto
della pubblica amministrazione. La lettura del volume consente di
approfondire gli istituti non solo da un punto di vista dogmatico,
ma anche alla luce del-l'esperienza applicativa.
Cap. CC Giovanni Fàngani Nicastro
Giovanni Amoroso Vincenzo Di Cerbo
Luigi Fiorillo Arturo Maresca
Il Diritto del lavoro
(III Volume - Il Lavoro Pubblico)
Giuffrè editore, 2004, pagg. 966, euro 72,00
Il testo fa parte della collana "Le Fonti del Diritto Italiano"
e viene dedicato al commento del decreto legislativo 30 marzo
2001, n. 165 recante "Norme generali sull'ordinamento del lavoro
alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche" nella versione
risultante dalle modifiche legislative intervenute man mano sin
dalla promulgazione. Gli autori, esperti in diritto del lavoro,
analizzano le disposizioni normative articolo per articolo, salve
pochissime eccezioni per le quali preferiscono un commento per
materia. Il terzo volume, che rappresenta inoltre il complemento
dell'opera nel suo disegno globale, affronta le peculiarità del
lavoro pubblico privatizzato attraverso il contratto e -
riallacciandosi ai precedenti volumi - tratta tutti quegli istituti
di diritto privato che trovano, anche per il lavoro pubblico,
regolamentazione nel codice civile e nelle leggi speciali sui
rapporti di lavoro subordinato in seno all'impresa. Per una
precisa scelta, non solo degli autori ma anche dell'editore, il
commento è stato incentrato sul decreto legislativo 165 del 2001
che, inglobando le disposizioni contenute nell'originario decreto
legislativo n.29 del 1993 e negli altri cinque di modificazioni e
integrazioni intervenuti, costituisce il "corpus" legislativo di
riferimento generale per la regolamentazione del rapporto di
lavoro e della sua organizzazione nonché delle relazioni sindacali
applicabili indistintamente a tutte le amministrazioni pubbliche
interessate alla riforma. Gli Autori, inoltre, al fine di
consentire al lettore un'age-vole indicazione dei temi trattati,
hanno incentrato il commento sull'analisi della dottrina e della
giurisprudenza formatesi sulle singole problematiche e lo hanno
articolato in voci e sottovoci secondo una dettagliata griglia per
argomento riportata sia nei singoli sommari che nell'indice
sistematico. La bibliografia, in conclusione, è ricca di
riferimenti dottrinali completi. Riferimenti che nel testo sono
riportati soltanto sommariamente con l'indicazione del titolo
dell'opera, dell'articolo di legge o della nota. Anche questa volta
gli Autori hanno mostrato una inequiparabile perizia nella
redazione del terzo volume, che si pone a completamento degli
altri due sulla "Costituzione, Codice Civile e Leggi Speciali" e
sullo "Statuto dei Lavoratori e Disciplina dei Licenziamenti" e
rappresenta
-senza ombra di dubbio - unaggiornato e utile strumento didattico
per gli studenti interessati a un approfondimento della
materia.
Cap. CC Giovanni Fàngani Nicastro Elio Casetta
Manuale di Diritto
amministrativo
Giuffrè editore,
2004, pagg. 950, euro 58.00
Il volume, giunto alla sua sesta edizione, è aggiornato tra
l'altro con il commento della Sentenza della Corte Costituzionale
n.204 del 2004. L'Autore passa in rassegna gli stessi istituti del
"Compendio di Diritto Amministrativo" ma in maniera approfondita e
vasta con chiarezza e completezza. In particolare tratta
dell'Amministrazione e del diritto che la regola. Del concetto di
ordinamento giuridico in seno all'amministrazio-ne pubblica nel
più ampio contesto del diritto costituzionale. Dei profili
generali del-l'organizzazione amministrativa mediante i
regolamenti e degli enti pubblici in generale. Poi si sofferma
sulle situazioni giuridiche soggettive e sulle loro vicende,
quindi tratta del procedimento amministrativo nel suo divenire e
delle sue varie fasi fino a giungere al provvedimento
amministrativo e agli accordi amministrativi. Affronta il delicato
problema delle obbligazioni della pubblica amministrazione.
Fornisce un breve excursus storico del sistema italiano di
giustizia amministrativa, indicandone l'evolu-zione. Tratta della
tutela innanzi al giudice ordinario, della tutela innanzi al
giudice amministrativo e chiude con l'indicazione delle
giurisdizioni amministrative speciali e dei ricorsi
amministrativi. Il manuale rappresenta un aggiornato e utile mezzo
di approfondimento pratico tanto per gli studenti e per gli
studiosi appassionati della materia, quanto per i funzionari e
dirigenti della pubblica amministrazione che quotidianamente
affrontano le problematiche connesse.
Cap. CC Giovanni Fàngani Nicastro
Rossella Castrica Giorgio
Bolino
I Trattamenti Pensionistici Privilegiati e l'Equo Indennizzo
Giuffrè editore, 2004, pagg. 768, euro 53.00
Giunto alla sua seconda edizione, il testo tratta della
disciplina delle pensioni di guerra, delle pensioni ordinarie e di
quelle privilegiate nonché dell'equo indennizzo. La materia
pensionistica -com'è noto - ha subito, specie negli ultimi cinque
anni, notevoli modifiche rispetto al passato. L'approfondimento
normativo e giurisprudenziale riportato dall'opera è molto ampio
e viene indicato con riferimenti generici nelle note a piè pagina
e più dettagliata-mente in appendice dove vengono raccolte oltre
settecento sentenze e decisioni. Gli autori si soffermano sulle
competenze, estese con le novità legislative del 2004, non solo
alle Commissioni Mediche Ospedaliere, ma anche alle Aziende
Sanitarie Locali Territoriali e alle Commissioni Mediche del
Ministero del Tesoro. La lettura del volume consente di
approfondire gli istituti da un punto di vista dogmatico nella
prospettiva di una futura esperienza applicativa nel nuovo
contesto pensionistico ed è rivolto ai medici legali, ai magistrati
ordinari delle sezioni lavoro di Tribunali civili, ai magistrati
contabili delle sezioni regionali della Corte dei Conti, agli
avvocati in genere, dal momento che i ricorsi avverso i decreti di
pensioni e gli atti a questi connessi non sono più demandati ai
soli patrocinanti in Cassazione; categorie di professionisti per i
quali costituisce un utile strumento di lavoro.
Cap. CC Giovanni Fàngani Nicastro
Antonio Sannino
Le forze di polizia nel dopoguerra
Mursia, 2004, pagg. 270, euro 15,00
L'Autore, Antonio Sannino, vicequestore a Roma, in polizia dal
1966, si presenta tra i fondatori del movimento per la
smilitarizzazione, la riforma e la sindacalizzazione dell'ex
Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza, nonché consigliere
nazionale del Sindacato italiano unitario dei lavoratori di
Polizia. Il volume, eccettuato il primo capitolo che ripercorre
brevemente la storia delle forze di polizia direttamente
dipendenti dal Ministero dell'Interno, è incentrato sul periodo che
va dalla liberazione d'Italia sino alla riforma della Polizia di
Stato. Le Forze di polizia, in genere, durante il periodo della
Repubblica Italiana (ma non solo durante questo) sono state
percepite come un corpo separato dal resto della comunità, vuoi per
il carattere militare (il Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza
lo è stato dal 1943 sino al suo scioglimento nel 1981) vuoi per il
compito di barriera tra i manifestanti in piazza e lo Stato in
quanto entità astratta. Sannino, attraverso le sue 270 pagine,
affronta la lunga, contorta e difficile questione dell'ordinamento
del vecchio Corpo di Guardie di Pubblica Sicurezza, delle lotte
portate avanti dalla base per ottenerne la riforma, ma
soprattutto la smilitarizzazione e la conseguente
sindacalizzazione. Se da un lato va riconosciuto il lavoro che
l'Autore ha condotto basandosi anche su documenti d'archivio,
dall'altro va anche sottolineato che il titolo più appropriato
sarebbe dovuto essere incentrato sul tema principale della
narrazione piuttosto che sulla generica indicazione delle forze di
polizia nel dopoguerra. In questo senso, sembra quasi che l'Autore
segua il richiamo di Medail ("Sotto le stellette - il movimento dei
militari democratici", apparso nel 1977 per i tipi di Einaudi)
piuttosto che affrontare in maniera più armonica le questioni
relative alle Forze di polizia, come il confronto-scontro durante
i periodi più difficili in materia di ordine pubblico per le
diverse situazioni legate alle evoluzioni politiche nazionali e
internazionali. Anche gli aspetti comparativi che emergono tra il
disciolto Corpo e l'Arma dei Carabinieri tendono a rappresentare
que-st'ultima in maniera parziale se non, addirittura, faziosa,
senza condurre un'anali-si più puntuale e approfondita che
l'occasione avrebbe potuto permettere.
Magg. CC Flavio Carbone
Piero Crociani
Guida al Fondo "Brigantaggio"
Ufficio Storico Stato Maggiore dell'Esercito, 2004, pagg. 467, euro
20,00
Il lavoro, iniziato dal compianto Alberto Arpino e portato a
termine da Piero Crociani con la collaborazione di Antonio Rosati
e di Pier Paolo Battistelli, presenta un chiaro interesse
archivistico proponendosi, come indicato dal titolo stesso, quale
Guida al Fondo "Brigantaggio", che raccoglie i documenti di
carattere quasi esclusivamente militare dei Comandi e dei Corpi
che furono presenti nel Meridione d'Italia dal 1860 sino
all'eliminazione del fenomeno dieci anni dopo. Il volume, oltre a
rappresentare un utile quanto indispensabile sussidio per coloro
che vorranno effettuare uno scavo serio e articolato all'interno
di questo fondo (si tratta di ben 140 buste), costituisce un
valido riferimento per comprendere in linee decisamente sommarie
e superficiali lo sviluppo di alcune operazioni e dei rapporti tra
i Corpi impiegati in operazioni nel Teatro nazionale durante il
primo difficile decennio d'Unità.
Lo stesso Capo Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito,
Colonnello Massimo Multari, ne sottolinea l'importanza in quanto
completamento, da parte della Forza Armata, del-l'esauriente "Guida
alle fonti per la storia del brigantaggio postunitario conservate
negli Archivi di Stato". Le 35 pagine di introduzione redatte dal
Crociani forniscono una chiave interpretativa al materiale che
poi si può trovare nella Guida stessa suddiviso per buste
ricchissime di materiale. Ciò rappresenta, come lo stesso Crociani
ricorda, la forza e la debolezza, allo stesso tempo, di questo
fondo già analizzato una prima volta dal colonnello Cesare Cesari
il quale, pur comprendendone i limiti, diede alle stampe, nel 1920,
il volume "Il Brigantaggio e l'opera dell'Esercito Italiano dal
1860 al 1870". Si rappresenta, peraltro, che forse sarebbe stato
più produttivo, ratione materiae, dare vita ad un numero speciale
del Bollettino d'Archivio dell'Ufficio Storico dello Stato Maggiore
dell'Esercito comprendente questo lavoro piuttosto che realizzarlo
a parte. In questo modo vi sarebbe stata una collocazione più
funzionale della Guida consentendo, allo stesso modo, di
evidenziare, ancora una volta, l'importanza di uno strumento di
lavoro significativo come il Bollettino d'Archivio.
Magg. CC Flavio Carbone
Angelo Del Boca
La disfatta di Gasr Bu Hàdi
Mondadori editore, 2004, pagg. 148, euro 14,00
Il volume realizzato da Del Boca "La disfatta di Gasr Bu Hàdi"
riporta come sottotitolo "1915: il Colonnello Miani e il più
grande disastro dell'Italia coloniale": in base ad esso è
identificabile la fase delle varie campagne coloniali sulla quale è
concentrata l'attenzione. Del Boca, autore notissimo per i suoi
studi sull'Africa e sulle operazioni militari italiane in quel
continente, analizza attraverso la sconfitta di Gasr Bu Hàdi la
situazione in Libia e la gestione politica e militare della
penetrazione italiana poco prima della nostra partecipazione al
primo conflitto mondiale. Questo studio è stato reso possibile
soprattuto grazie ai documenti del Colonnello Miani (indicati come
CMPA, Carte Miani presso l'Autore) che questi aveva iniziato a
raccogliere ben prima della sconfitta e della successiva necessità
di difendersi. L'Autore analizza anche le vicende che videro il
colonnello, sino ad allora appartenente autorevole di quella
ristretta cerchia di ufficiali italiani con una lunga esperienza
in Africa, salire in periodi diversi della sua vita militare agli
onori per le operazioni condotte dapprima come giovane ufficiale
in Eritrea e successivamente in Libia. In questo modo viene ben
rappresentato anche il dramma di un uomo che, giunto sino al grado
di colonnello con onori, ricompense al valore e promozioni al
merito, fu colpito sin troppo ingiustamente dal grave insuccesso
di cui non era il solo ed unico responsabile. Per Miani la
sconfitta aprì uno dei capitoli più dolorosi della vita nel
tentativo, condotto sino alla sua morte e poi proseguito dalla
famiglia, di far riscattare la figura e l'onore di un ufficiale
che aveva dedicato la quasi totalità della sua esistenza alla
carriera militare e alla conoscenza dell'Africa e delle sue genti.
Nonostante i tentativi condotti da alte personalità del mondo
militare, Miani non riuscì ad ottenere soddisfazione. Il
riconoscimento che ricevette fu tardivo e non arrivò dai suoi
superiori ma fu opera appassionata condotta dal tenente colonnello
Guido Fornari che dopo la sua morte fece dare alle stampe nel 1941,
a cura dell'Ufficio studi del Ministero dell'Africa Italiana, il
volume "Gli italiani nel Sud Libico. Le colonne Miani (1913-1915)",
per i tipi dell'editore Airoldi di Verbania. Fornari ebbe il grande
merito di fornire una lettura degli avvenimenti più equilibrata
consentendo di porre nel giusto rilievo le responsabilità di Miani
che, seppure vi furono, non potevano essere additate, come
ingiustamente fu fatto, come le uniche a causare "la disfatta di
Gasr Bu Hàdi".
Magg. CC Flavio Carbone
Vincenzo Pialorsi
Luciano Faverzani
Gabriele d'Annunzio nelle medaglie
Grafo edizioni, 2004, pagg. 234, euro 25,00
Di Gabriele d'Annunzio sono stati analizzati numerosi aspetti e
sfaccettature riguardanti la vita, le opere e le azioni. Ci sono
però alcuni aspetti che possono apparire minori e che non sono
stati ancora sufficientemente analizzati. Tra questi, spicca per
l'interesse e la cura il lavoro di Pialorsi e Faverzani sulla
figura di "Gabriele d'Annunzio nelle medaglie". Il volume è stato
diviso in due parti (una per autore); la prima, curata da Pialorsi,
analizza le medaglie e le placchette emesse in onore di Gabriele
d'Annunzio in vita e dopo la morte. Viene così studiata la figura
del Vate, sia come combattente sia come letterato, non dimenticando
l'importante lavoro artistico realizzato da scultori ed incisori
che hanno poi provveduto alla creazione delle medaglie. La seconda
parte, realizzata da Luciano Faverzani, analizza invece il
medagliere di d'Annunzio, composto da "onorificienze, medaglie e
distintivi". Questa seconda parte ricostruisce la figura di
d'Annunzio militare dall'av-vio della sua esperienza durante la
prima guerra mondiale sino all'impresa di Fiume. In merito a
quest'ultima appare interessante segnalare che il d'Annunzio fece
istituire, una volta entrato a Fiume, la medaglia "commemorativa
della spedizione di Fiume" o "della marcia di Ronchi" che ebbe un
complesso iter nel riconoscimento da parte del Regno d'Italia con
una prima tappa nel 1926. In merito è da rilevare che di essa fu
realizzata anche una versione in oro, conferita, tra gli altri, al
Capitano pilota Medaglia d'Oro al Valor Militare Ernesto Cabruna,
già ufficiale dei Carabinieri Reali. In generale, l'importanza di
questo lavoro risiede non tanto o non solo nell'aver catalogato e
reso disponibile l'immenso materiale che era stato realizzato in
onore di d'Annunzio o concesso a quest'ultimo come uomo d'armi
quanto, piuttosto, nel fornire un quadro più completo della fama
che aveva in Italia e nel mondo e che gli consentì di ottenere
pieno appoggio ai più alti livelli delle Forze armate nella
conduzione di imprese militari tanto ardimentose quanto
significative per l'impatto psicologico che ebbero sui combattenti
dei due fronti.
Magg. CC Flavio Carbone
Wesley K. Clark
Vincere le guerre moderne
Bompiani editore, 2004, pagg. 254, euro 16,00
Il Generale Wesley K. Clark, già Comandante Supremo delle forze
alleate in Europa dal 1997 al 2000, affronta l'analisi della
situazione internazionale nata a seguito degli attentati dell'11
settembre 2001, come sottolineato dal sottotitolo "Iraq,
terrorismo e l'impero americano". L'Autore sottolinea nella
premessa che il libro nasce da alcune considerazioni ed attività
che egli stesso aveva condotto nell'analizzare lo scenario
internazionale e l'atteggiamento degli USA e delle sue Forze armate
a seguito dell'attacco al cuore del Paese, precisando di aver
"utilizzato le idee contenute in queste pagine per la mia campagna
elettorale. Sono idee personali", visto che quando scrisse "questo
libro, nell'estate del 2003, non intendevo candidarmi alle elezioni
presidenziali". Nel testo vengono affrontate diverse questioni che
vanno dall'analisi dell'ope-rato del vertice strategico-politico a
quello dei comandi a livello operativo chiarendo numerosi aspetti
che riguardano la preparazione e l'efficienza delle Forze armate
statunitensi come, ad esempio, il fatto che i comandanti a livello
operativo e tattico già avevano operato ai minori livelli durante
la prima guerra del Golfo. Si trattava quindi di mettere in campo
le "esperienze di oltre tren-t'anni nelle Forze armate
statunitensi. Avevano studiato le armi, le strategie, gli uomini e
le donne che avevano guidato; conoscevano la storia militare;
erano tutti in possesso di titoli di studio avanzato". Questa
miscela di varie componenti doveva fornire, nei piani, la base di
partenza per un successo che era stato studiato da oltre dieci
anni nei minimi particolari e che tuttavia, come tutte le
operazioni, aveva alcune pecche sia nella fase di esecuzione, come
generalmente capita, sia in quella di pianificazione. Per
quest'ultima fase vengono sottolineate le errate valutazioni di
una popolazione entusiasta dell'arrivo dei liberatori nonché un
difetto nel garantire una adeguata cornice di tutela della
sicurezza e dell'ordine pubblico all'indomani dell'in-gresso delle
truppe statunitensi nella capitale e della fine delle ostilità. La
schiacciante superiorità aerea ha consentito il continuo
martellamento delle Forze armate irachene, non solo dei centri di
comando, di controllo e di comunicazione ma il tank plinking,
ovvero l'eliminazione dei singoli carri armati anziché di grosse
unità. L'impiego ed il successo nella guerra contro il regime di
Saddam Hussein delle Special Operations Forces costituisce un
ulteriore elemento che va a sostegno dello sforzo condotto sin
dopo l'inizio degli anni Ottanta di riorganizzare le unità da
impiegare in missioni speciali. Infatti, piccole unità bene armate
con un forte supporto aereo e con l'appoggio delle milizie curde
riuscirono a tener testa ai tentativi iracheni di mantenere il Nord
del Paese nelle loro mani. Si tratta di un libro in grado di
fornire una lettura chiara degli avvenimenti che hanno coinvolto
nel Teatro medio-orientale l'unica superpotenza rimasta nel
Mondo.
Magg. CC Flavio Carbone
Zurla Renato
Cuba, Albania, Iraq. Testimonianze di un medico della Croce rossa
italiana
Pontecorvo edizioni, 2004, pagg. 168, euro 15,00
L'Associazione italiana della Croce Rossa è impegnata, fin dalla
sua fondazione, 140 anni fa, a portare aiuto e soccorso a tutti
coloro i quali soffrono per calamità naturali, disastri e conflitti
armati, senza alcuna discriminazione di parte e con umanità e
professionalità. In tutto il mondo, in ogni parte dove c'è umanità
che soffre, la Croce Rossa Italiana lavora e opera. E così anche
nella drammatica esperienza dell'Iraq la Croce Rossa Italiana è
presente, dal primo volontario fino al suo vertice nazionale, con
tutte le sue componenti e con tutte le sue professionalità, per
adempiere alla sua missione. "Ciò è possibile grazie alla
laboriosità e all'impegno di tutti i volontari della Croce Rossa
Italiana, che ogni giorno offrono il loro tempo e la loro
professionalità al servizio degli altri(1)". Anche quando
infuriano i sentimenti umani più "inumani" e lo strazio della
guerra e dell'odio trascina con se i civili, le donne, i bambini,
gli anziani, l'im-pegno di pace della Croce Rossa non cede di un
passo(2). Anche nell'inferno di Bagdad la Croce Rossa Italiana -
unica Società nazionale rimasta a Bagdad, nonostante gli scontri, i
rapimenti e gli attentati continua a portare una testimonianza
forte della dedizione e dell'impegno che la pervade, consapevole
della sua primaria missione: portare soccorso all'umani-tà che
soffre, ovunque.
La testimonianza del dottor Zurla viene fatta propria dal-l'intera
Associazione che, per il tramite del suo responsabile nazionale
avvocato Scelli, ritiene questo libro "un'ulte-riore occasione per
diffondere quel messaggio d'amore che… è fonte di ispirazione,
quel messaggio di fratellanza che è la nostra forza, la nostra
guida." E la testimonianza resa dal dottor Zurla, come medico e
come volontario, non dimentica la storia della propria vita, di
quel "suo tribolato percorso personale e familiare"; sono pagine
molto intense e belle quelle in cui parla della moglie e delle
figlie e che fa ancor meglio comprendere le difficoltà e le
asprezze delle scelte quotidiane, come ricorda, con parole sentite,
il direttore della rivista Libertà il dottor Gaetano Rizzuto "e che
fa ancor meglio comprendere le difficoltà e le asprezze delle
scelte quotidiane". Sappiamo bene che la testimonianza raccolta dal
dottor Zurla in questo leggibilissimo libro non è che la naturale,
spontanea continuazione dell'impe-gno che egli profonde nella
città di Piacenza e nella Croce Rossa Italiana provinciale di
Piacenza da anni, da quando entrò nell'Associazione come semplice
volontario. Piacenza oggi, anche grazie al dottor Zurla, ha tanti
volontari della Croce Rossa impegnati quotidianamente con
abnegazione. Senza dimenticare anche la formazione degli stessi
volontari e - come previsto dallo Statuto della Croce Rossa - della
popolazione civile e degli appartenenti alle Forze armate e di
Polizia: infatti, non è un caso che la Croce Rossa Italiana di
Piacenza da anni è particolarmente impegnata nella diffusione del
diritto internazionale umanitario dei conflitti armati, al fine di
sensibilizzare sempre più i giovani, i volontari, gli operatori
umanitari ma anche i nostri soldati e i nostri agenti di polizia
(sempre più impegnati in operazioni di pace all'estero) ai temi del
diritto umanitario e dei diritti umani, delle tematiche legate ai
rifugiati e di tutela dei civili e delle categorie da proteggere,
donne, bambini, anziani, malati. Facendo crescere un humus
cittadino vitale e attento alle tematiche in parola(3).
(1) - Prefazione a cura dell'avvocato Maurizio Scelli,
Commissario Straordinario della Croce Rossa Italiana.
(2) - I. Palumbo, Appunti e lezioni di diritto internazionale dei
conflitti armati e delle operazioni di pace, Roma, pag. 525,
2004.
(3) - vedi: il Convegno su La democrazia, lo stato di diritto e i
diritti umani nell'evoluzione dei rapporti internazionali,
organizzato dalla Scuola della Polizia di Stato di Piacenza e
diretto dal dottor Gaetano Rizzuto, direttore di Libertà, nel marzo
del 2004.
Isidoro Palumbo
Georg Klein
Libidissi
Marsilio editore, 2004, pagg. 188, euro 12,50
"Libidissi", scritta dal tedesco Georg Klein, è una storia di
spionaggio originale sia nella trama sia nella narrazione.
Considerato dalla critica internazionale un romanzo a metà strada
tra Kafka e Grisham, "Libidissi", è un noir atipico, enigmatico ed
avvincente, un thriller teso e paranoico molto particolare dove
il concetto di realtà e il divario tra la realtà e l'immaginazione
si fanno sottilissimi, dove trionfa un senso di decadenza quasi
marcio che pervade ogni cosa. Una spy-story a dir poco inusuale,
priva di dialoghi ma ricca di descrizioni particolareggiate delle
curiose usanze della città "Libidissi": un'immaginaria e non meglio
definita metropoli mediorientale in cui, come nella Tangeri dei
film di un tempo, prolifera la corruzione, non ultima quella delle
spie che la hanno eletta a loro nido. Una città logorata dalla
violenza e dall'inquinamento con un passato sanguinoso di
dominazioni straniere e rivoluzioni religiose e un presente di
traffici oscuri, dove vive Spaik, un ambiguo e trasandato agente
dei servizi segreti tedeschi. In questa misteriosa e tumultuosa
città, l'autore desume la visione cupa e decadente di un futuro non
troppo remoto; la figura dell'uomo solitario e tormentato
coinvolto in tensioni che oggi sono così attuali. Devastato da
intrugli inebrianti che assume cercando di annegare i foschi
presagi del presente, come la suleika schifoso intruglio che si
ottiene dal latte della giumenta fatto fermentare attraverso i
batteri prodotti dagli intestini dei vitelli macellati - e dai
medicinali di cui si imbottisce, mentre la città vive con ansia la
vigilia del nono anniversario della morte del leader dei
fondamentalisti Grande Gahis, che i suoi seguaci prenderanno
sicuramente a pretesto per far scoppiare disordini, Spaik attende
l'uomo che dovrà prendere il suo posto. L'Ufficio Centrale, però,
invece del promesso sostituto ha deciso di inviare una coppia di
spietati sicari con il compito di terminare l'anzia-no
collega.
La vita del protagonista, in uno scenario così complesso per le
invenzioni disturbate e bizzarre e per il fremito febbrile che
caratterizza tutta la sordida e soffocante vicenda, subisce una
spasmodica vertiginosa accelerazione e dopo un gran numero di
morti ed eventi drammatici, si arriva alla conclusione senza essere
ben sicuri di cosa sia successo, tantomeno delle ragioni che hanno
causato un simile putiferio. Si tratta di un libro che dalla
fantascienza ha tratto molti insegnamenti, riproponendoceli poi a
un livello più astratto e con un invidiabile controllo del
linguaggio, quasi alieno. Georg Klein è stato acclamato dalla
critica internazionale come uno dei più innovativi e dotati
scrittori tedeschi della nuova generazione.
Mar.Ca. CC Alessio Rumori |