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Concludo con il presente fascicolo la
mia esperienza di direttore responsabile della Rassegna dell'Arma
dei Carabinieri. Un breve ma intenso periodo che mi ha consentito
di conoscere ulteriormente, da un punto di vista singolare e
privilegiato, una realtà editoriale che ho sempre apprezzato nella
mia vita professionale e che, dall'inizio della mia carriera di
ufficiale, ha costituito un punto di riferimento per riflettere,
per approfondire, per sviluppare temi ed argomenti di estremo
interesse e di indubbio valore culturale.
La Rassegna ha sempre rappresentato il luogo elettivo del confronto
dialettico all'interno dell'Istituzione, dove idee, studi, proposte
e soprattutto valori, hanno trovato lo spazio congeniale alla loro
trattazione e alla loro divulgazione. Una rivista, la cui vocazione
è sempre stata duplice: mutuando la famosa distinzione delle
riviste scientifiche operata da Massimo Severo Giannini, possiamo
affermare che la Rassegna è "mezzo di cultura", in quanto strumento
di diffusione del pensiero e della cultura professionale del
Carabiniere e, allo stesso tempo, "fatto di cultura", in quanto
espressione di un preciso programma e di una ben determinata
opzione che vuole interpretare e promuovere il ruolo e la
funzione dei Quadri dell'Arma dei carabinieri, ai quali
principalmente si rivolge. Una rivista quindi non solo "di
dibattito", ma anche "di indirizzo", in perfetta simbiosi con il
luogo naturale dove opera e viene edita: la Scuola Ufficiali
Carabinieri. Una vocazione alla formazione e alla preparazione
specifica che condivide con il massimo Istituto d'istruzione
dell'Arma, da cui trae alimento e stimoli e verso il quale rivolge
le sue maggiori attenzioni. Mi sento, pertanto, particolarmente
orgoglioso di aver potuto dirigere la
Rassegna e di aver potuto, tramite essa, perpertuare e sviluppare
quel mondo di valori sottesi al servizio che, quotidianamente ed in
ogni luogo in cui vengono chiamati ad operare, gli appartenenti
all'Arma prestano con dedizione assoluta, profondo spirito di
sacrificio ed elevata professionalità. Ho sempre creduto e credo
sempre più fermamente che la professione di Carabiniere debba (e
possa esclusivamente) essere sorretta da un sistema di valori
tradizionali, immutabili e irrinunciabili: il senso del dovere, lo
spirito di servizio, la solidarietà verso tutti coloro che da noi
attendono fiduciosamente sicurezza e tutela, o anche soltanto un
consiglio o una parola di conforto. I valori istituzionali sono
sempre lì a ricordarci la nostra essenza e la nostra missione,
cardini certi e sicuri delle nostre scelte e del nostro concreto
operare, garanzia di efficienza, ma anche di umanità e di profonda
sensibilità verso un mondo in costante evoluzione, continuamente
permeato di novità, di stimoli, di domande, di attese. L'esperienza
che si conclude con questo numero della Rassegna coincide anche con
un altro momento per me estremamente significativo: lascio,
infatti, anche il comando della Scuola Ufficiali Carabinieri che ho
retto con altrettanto orgoglio e incondizionata passione. Una
Scuola alla quale sono particolarmente affezionato per quanto mi ha
dato professionalmente e umanamente. Una Scuola nella quale ho
vissuto molteplici esperienze di servizio in tempi diversi e anche
assai lontani, ricoprendo gli esaltanti e indimenticabili incarichi
di insegnante, di comandante di sezione e di ufficiale dello Stato
Maggiore. Mi sia consentito, allora, un saluto a tutti i
colaboratori della Scuola Ufficiali Carabinieri e agli ufficiali
frequentatori che hanno rappresentato il fine ultimo della mia
attività di comandante. Un sentito ringraziamento anche ai lettori
e agli estimatori per l'attenzione che hanno comfermato alla
rivista e per gli apporti di pensiero che hanno voluto dedicarvi.
Un grazie riconoscente al Ten. Col. Fausto Bassetta, redattore capo
ed alla Redazione tutta, per avermi aiutato e sorretto in questa
gratificante esperienza. Al Gen. Nicolino D'Angelo, che mi
sostituirà nell'incarico di comandante della Scuola Ufficiali e che
dal prossimo numero assumerà le funzioni di direttore responsabile,
gli auguri più sinceri di ogni migliore successo.
Gen. C.A. Vittorio Barbato
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