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I conferenzieri sin qui intervenuti
hanno pregevolmente affrontato i vari aspetti relativi
all'impiego dei reparti MSU: dalla configurazione ordinativa
ai compiti, dalle capacità già dimostrate alle potenzialità
esprimibili nell'ambito degli interventi di pacificazione,
cui con sempre maggiore frequenza il nostro Paese è chiamato
a fornire il proprio contributo. Da quando, nel 1998, è stato
schierato il primo Reggimento MSU in Bosnia, i compiti di
tale assetto sono progressivamente aumentati. Oggi infatti i
tre reggimenti impegnati in Bosnia, Kosovo e Iraq, oltre ad
essere orientati al controllo della folla, svolgono un ruolo
determinante in altri qualificati settori. Riveste oggi
particolare rilievo la raccolta e l'analisi delle notizie
sulla criminalità organizzata che i Reggimenti assumono in
chiave di Force Protection (protezione della Forza) e di
antiterrorismo, le investigazioni di reati connessi con tali
forme di criminalità, il pattugliamento areale, la
liberazione di ostaggi e la repressione dei cecchini,
l'estrazione di persone protette, l'assistenza al ritorno dei
rifugiati e degli sfollati nonché il sostegno alla
ricostruzione delle Forze di polizia locale. Per la loro
peculiare natura le MSU rappresentano quindi una preziosa
risorsa nelle aree di crisi ove sia opportuno attivare
funzioni di "sostituzione al combattimento" al fine di
ristabilire condizioni di civile convivenza, esportando così
le caratteristiche ed i modelli operativi tradizionalmente
propri dell'Arma in Patria, quale forza militare di polizia
in servizio permanente di pubblica sicurezza.
Caratteristica
fondamentale dell'Arma è la flessibilità operativa che ha permesso
di concepire le MSU su base modulare al fine di potere, attraverso
il bilanciamento delle varie componenti (informativa, investigativa
e speciale), soddisfare le esigenze connesse con gli ambienti
operativi e i compiti di ogni singola missione. È proprio grazie a
questa capacità, che le MSU hanno potuto dunque adeguarsi con
facilità all'evoluzione dei compiti affidati loro. Pur se i compiti
sono andati nel tempo aumentando, le capacità di intervento per la
gestione dell'ordine pubblico restano comunque un aspetto
fondamentale dei Reparti MSU. Del resto, i recentissimi gravi
episodi che hanno insanguinato i Balcani, hanno confermato in campo
alleato, sotto questo punto di vista, la vocazione delle Unità MSU
e del suo modello funzionale. La NATO, infatti, chiamata a
fronteggiare il degenerare della situazione a Mitroviza dopo
l'uccisione di tre bambini albanesi, ha ritenuto in prima battuta
di rinforzare il suo dispositivo potenziando gli assetti MSU
schierati in modo da meglio affrontare i gravi disordini di
piazza.
E così, a poche
ore dai fatti, due compagnie di Carabinieri schierate nella MSU di
Sarajevo, sono state aviotrasportate a Pristina e subito impiegate
in strada per contenere migliaia di manifestanti. Oltre all'ordine
pubblico, un'ulteriore attività di rilievo è rappresentata dal
controllo del territorio. Quest'ultimo realizzato attraverso
l'esecuzione di un pattugliamento mirato a prevenire la minaccia
attraverso sperimentate modalità che si basano sulla vicinanza alla
popolazione e sul monitoraggio dei punti critici in termini di
ordine e sicurezza pubblica, realizzando in tal modo, quel
"contatto ambientale" tipico della professionalità del carabiniere.
Per la sua particolare finalità, l'azione svolta dalle Unità
Specializzate differisce sostanzialmente da quella condotta dalle
Unità di combattimento, indirizzata invece a prevenire e reprimere
la minaccia militare e monitorarne le fonti. Anche l'intervento
repressivo si gioca sulle modalità operative classiche delle Forze
di polizia ed è, quindi, quasi mai letale e strettamente
commisurato alla forza da respingere. E ciò appartiene al
tradizionale bagaglio culturale e professionale delle Forze di
polizia al quale l'Arma può aggiungere la sua militarità.
Le fondamentali
differenze, emerse anche in questo Seminario, portano a considerare
come il pattugliamento areale condotto da MSU e dalle unità di
combattimento non debbano essere considerati come sovrapponibili
ma, al contrario, entrambi necessari. Sfruttandone infatti le
rispettive potenzialità, le due attività debbono e possono essere
utilizzate per costituire un razionale ed integrato sistema di
controllo territoriale indispensabile ai fini della sicurezza
generale dell'area di responsabilità. Queste condizioni, è inutile
che io lo ripeta, attengono soprattutto alla necessità per MSU di
poter disporre di grande autonomia operativa e ampia libertà di
manovra nell'intera area d'operazioni. MSU infatti è una risorsa
strategica, che deve essere tenuta alla mano dal Comandante
Interforze di teatro e spesa in supporto e integrazione
specializzata dell'attività condotta dai reparti cui invece è
affidato il controllo militare di porzioni di territorio. Abbiamo
visto che MSU si sviluppa conseguentemente come una esperienza
pratica, inizialmente priva di costruzione normativo - concettuale
a sostenerla che, nel corso del tempo, ha demarcato i confini della
funzione militare operativa di MSU oramai definita come "funzione
di sostituzione del combattimento" da esercitare laddove, per la
natura non militare della minaccia e la fonte di quest'ultima (la
popolazione civile) è necessario dare corso ad una risposta
militare con l'approccio e gli strumenti tipici di una Forza di
polizia.
Missione di MSU
è quindi la creazione di un ambiente sicuro per la Forza e la
tutela delle operazioni militari da minacce non militari. Gli
ordini d'operazione e la realizzazione delle procedure tecnico -
tattiche necessarie per l'impiego dell'Unità, pertanto, hanno
anticipato e posto le fondamenta per la dottrina MSU, che si
sviluppa successivamente sulla base delle esperienze maturate, in
un processo dal basso verso l'alto. Ma MSU, per l'Arma dei
Carabinieri, non è solo partecipazione allo sforzo nazionale per
contribuire alla pacificazione delle più martoriate aree del globo.
Conscio delle grandi potenzialità esprimibili, il Comando Generale
dell'Arma ha deciso, all'indomani dell'11 settembre 2001, di
investire ulteriori risorse nei Reggimenti MSU, nella convinzione
che l'impegno nei teatri operativi costituisca - anche e
soprattutto - una difesa avanzata per il Paese nei confronti di
tutte le forme di criminalità e in particolare del terrorismo che,
in molte di quelle aree, trova un fertile terreno di sviluppo.
Sono intuibili,
infatti, le potenzialità informative offerte dalla presenza di così
qualificati sensori. Le MSU costituiscono, oggi, assetti
determinanti per la raccolta informativa nei vari teatri operativi,
in quanto forniscono dati sensibili per l'elaborazione di documenti
di analisi, anche ai fini della valutazione della minaccia per il
contrasto ai fenomeni di criminalità organizzata, terrorismo e
traffico di sostanze stupefacenti. In tale quadro il Comando
Generale, conscio che la molteplicità dei rischi che interessano
l'attuale scenario globale e la molteplicità delle aree di
provenienza della minaccia richiedono lo sviluppo di una "attività
informativa avanzata", si adopera per garantirne lo stretto
raccordo con gli altri Enti che trattano le informazioni, a livello
interno ed internazionale, attraverso l'intensificazione dei
rapporti di cooperazione a livello operativo e di interscambio
delle informazioni. A conferma di quanto ho detto, ricordo quale
esempio l'arresto avvenuto a Bologna nel Febbraio 2002 di Jarraya
Khalil, ricercato da alcuni anni quale principale responsabile di
una rete che finanziava il terrorismo islamico in Spagna, Germania,
Francia, Belgio, ed Italia con il traffico di armi, documenti e
valuta falsificata. L'importante operazione, infatti, è stata
condotta dal ROS, appositamente attivato dal Reggimento MSU-SFOR
che, ne ha segnalato l'imminente rientro in Italia dalla Bosnia
dove si era rifugiato.
È dunque
evidente come le capacità informative dei reparti MSU ne esaltino
l'attitudine ad affrontare i compiti tipici di ogni futura attività
di peacekeeping, nel quale il Paese voglia spendere una risorsa
operativa valida ed efficiente. In relazione al prevedibile
moltiplicarsi delle esigenze, il Comando Generale è attivamente
impegnato per ricercare, sul piano della cooperazione
internazionale, il contributo di quelle Forze che, come i
carabinieri, hanno capacità militari e cultura
info-investigativa.
(*) - Generale di Brigata dei
Carabinieri, comandante della Regione Carabinieri
Sicilia. |