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Prima di esaminare le possibili
prospettive per il futuro, vorrei ripercorrere rapidamente,
sulla base delle mie esperienze operative, il cammino
compiuto dai Carabinieri impegnati in missioni di pace.
All'inizio l'MSU ancora non esisteva, qual era il caso della
missione IFOR in Bosnia, dove per la prima volta ho
incontrato i Carabinieri, quale vice comandante dell'ARRC.
Uno dei primi personaggi che incontrai, sul tetto
dell'ospedale Zedra a Sarajevo, dove era alloggiata la
Brigata Garibaldi italiana, fu l'allora tenente colonnello
Leso, dietro una mitragliatrice 12,7 puntata verso quelle che
fino a pochi giorni prima erano le linee serbe. Da quella
visione di un reparto di Carabinieri paracadutisti inserito
nella Brigata Garibaldi come reparto di polizia militare
italiano, il cui Comandante era il consulente principale
della Brigata per quello che riguardava gli aspetti della
sicurezza del contingente, ho visto poi trasformarsi la
presenza dei Carabinieri nei vari teatri del peacekeeping in
MSU a prevalenza italiana, poi sempre più multinazionale e
l'ho vista adesso, in Iraq, come MSU multinazionale
inquadrata, però, in un ambiente operativo completamente
diverso quale quello dell'Iraq di oggi. Da queste esperienze
debbo dire che (ed è risultato dai vari interventi che si
sono succeduti tra ieri e oggi) è senz'altro vero che una
dottrina d'impiego delle MSU ancora deve venire.
Finora c'è
stata un'evoluzione bottom up, avvenuta soprattutto sulla base di
spinte interne all'MSU, grazie all'impegno dei vari comandanti che
si sono succeduti e che hanno spostato l'accento dalla funzione
iniziale dell'MSU di solo area control verso altre missioni che
sono più specifiche per un corpo militare che abbia anche capacità
di polizia. Le missioni assegnate all'MSU sono normalmente definite
nei piani operativi che vengono redatti dalle autorità di
pianificazione nazionale in concerto con quelle dell'Alleanza.
Infatti l'MSU - salvo quella che c'è oggi in Iraq - ha sempre agito
nel contesto della NATO, ma da parte dell'Alleanza non si è mai
fatto molto per cercare di riconoscere a questa Forza quello che è
il suo merito principale, ossia la capacità di chiudere il gap
temporale e funzionale tra la fase in cui il controllo del
territorio è condotto sotto l'egida di unità militari tradizionali
e il momento della piena restituzione della responsabilità della
gestione della sicurezza e della giustizia ad organismi civili.
L'esperienza dei Balcani è stata senz'altro un importante banco di
prova per l'MSU ma, entro una certa misura, ne ha anche
cristallizzato lo stato alle esigenze e condizioni di quel
particolare teatro operativo.
Non bisogna
dimenticare che, nel caso del Kosovo, KFOR agisce su un territorio
che è grande la metà della Sardegna e che ha due milioni di
abitanti. Quindi direi che il Comandante provinciale di Roma, tutto
sommato, ha un compito più difficile di quello che possa avere il
Comandante dell'MSU di Pristina e quasi analoga è la situazione per
quello che riguarda la Bosnia. Queste dimensioni, ovviamente, hanno
reso fattibile l'espansione delle missioni assegnate all'MSU che
via via si sono aggiunte a quella iniziale del crowd control.
Diverso è il caso in cui, invece, il territorio di competenza si
debba ampliare ulteriormente. È importante, quindi, definire meglio
la selezione dei compiti che possono essere svolti dall'MSU perché,
ovviamente, c'è un riscontro diretto su quella che poi è la
costituzione del reparto e la capacità delle varie componenti di
interagire. Ritengo inoltre necessario approfondire meglio le
differenze di attitudine e di capacità operativa tra le gendarmerie
(come può essere l'Arma dei Carabinieri o quella francese o la
Guardia Repubblicana portoghese o la Guardia Nazionale spagnola), e
quelle unità che invece sono di polizia militare dedicata
prevalentemente al controllo sull'operato dei militari della
propria nazione.
Ancora diversa
è la military police, così come viene invece intesa negli Stati
Uniti, dove i battaglioni di MP sono una specialità della fanteria
che, oltre ad assolvere eventualmente compiti di polizia militare
in senso lato, svolge anche - particolarmente oggi in Iraq -
compiti di combattimento negli abitati o di counter insurgency. E,
oltre a questo, bisogna anche esaminare eventualmente se c'è una
capacità della fanteria leggera di entrare nel contesto di una MSU,
per quei Paesi che non dispongono né di gendarmerie né di military
police, ma che vogliono comunque partecipare: cosa che abbiamo già
visto qui ieri, per esempio, con il caso dell'Ungheria che assegna
all'MSU una compagnia meccanizzata. L'MSU, però, nel corso di
questi anni di impegno nei vari Teatri del peacekeeping, ha
evidenziato che esistono anche delle difficoltà legate alla natura
stessa delle sue funzioni. Quando si parla di MSU impiegata per il
crowd control, sono tutti felici di vederla arrivare: qualunque
comandante di settore l'accoglie a braccia aperte perché,
specialmente nel caso dei Balcani, la situazione più pericolosa per
un reparto militare tradizionale è proprio quella di contrapporsi a
una folla che sta svolgendo delle attività ostili nei confronti di
un'altra fazione, di un gruppo etnico o dei militari stessi.
Quindi, ben
contenti tutti i comandanti di tutte le nazionalità quando il
Comandante in capo di quella particolare missione, visto quello che
sta succedendo, manda l'MSU, la mette sul ponte del fiume Ibar a
Mitrovica o in qualche hot spot della Bosnia e i Carabinieri
tolgono le castagne dal fuoco al comandante del contingente
responsabile di quel settore. Ben diverso, invece, è il caso in cui
l'MSU incominci ad operare per tutto il territorio, superando
quelli che sono i limiti di settore delle singole brigate, come ad
esempio avviene in Kosovo. Allora incominciano le sensibilità dei
vari comandanti, con commenti del tipo: "Oh! Ho visto in giro una
pattuglia dell'MSU oggi nel mio settore. Cosa ci viene a fare? Non
ha preso contatti con il mio comandante di battaglione,
responsabile di quella particolare area!". E quindi nascono dei
problemi di coordinamento perché una Forza che ha una competenza su
tutto il Teatro operativo, che supera - quindi - i limiti di
settore delle varie brigate ecc., può inevitabilmente urtare la
suscettibilità dei comandanti dei settori, che vogliono sapere cosa
si viene a fare, quale tipo di indagine stia conducendo l'MSU, a
chi riporta questi risultati.
Infatti l'MSU,
essendo uno strumento (vedasi Bosnia e Kosovo) alle dirette
dipendenze del Comandante in capo, è vista talvolta come uno
strumento ispettivo che possa mettere in evidenza delle lacune che
non sono state sufficientemente investigate dal comandante della
brigata responsabile del settore. Non solo. Nel momento in cui nel
teatro sia presente anche una international police force che fa
capo alla catena di comando civile, la necessità di uno stretto
coordinamento nasce anche con tale autorità. Un'ulteriore
sovrapposizione infine può sorgere nel momento in cui vengano
attivate anche Forze di polizia locali. Se tutte queste possibili
sinergie non vengono ben dirette è facile che si creino antagonismi
che certamente non favoriscono lo svolgimento del compito. Un altro
elemento che ha una sua rilevanza è il fatto che l'MSU è una unità
che ha avuto, fino ad ora, una caratteristica spiccatamente
nazionale, italiana.
Questo,
ovviamente, comporta che una MSU automaticamente abbia un
comandante italiano; il che - in un quadro di legittima ambizione
di altri Paesi - può talvolta limitare il desiderio di entrare a
farvi parte a meno che non si possa acquisire nella sua struttura
anche una rilevante presenza nel nucleo comando e che non si possa
adeguatamente influire sul decision making process. Di conseguenza
questa specie di brevetto italiano su questa magnifica invenzione
che è l'MSU può talvolta essere la causa di qualche difficoltà nel
conferire alla MSU quella multinazionalità veramente totale che
invece, nel mondo delle operazioni di oggi, soprattutto gli stati
di maggior peso si aspettano. Un'altra cosa da mettere in evidenza
è il fatto che, quando l'MSU opera nel settore delle attività di
polizia vere e proprie, soffre della carenza di un codice di
procedura e di un corpo di leggi riconosciuto da tutti. Molto
spesso, quando si va in queste aree di crisi, la legge invece non
esiste, ce la dobbiamo fare noi.
n tal caso si
può operare con riferimento alle regole di ingaggio, adottando
riferimenti esclusivamente militari, coperti da quella facoltà che
viene data al Comandante dal mandato della missione, ovvero di
garantire nel senso più generale del concetto di legalità, un safe
and secure environment. Quindi ogni personaggio che costituisca una
minaccia all'implementazione di questo principio può essere
arrestato e detenuto. Questa parola chiave "detenere" determina,
poi, un'altra serie di problemi. Se invece si vuole esercitare la
funzione di polizia nel termine civile della parola, occorre avere
delle leggi di riferimento. Nel momento in cui qualcuno viene
arrestato si deve procedere secondo criteri accettabili anche dai
codici civili delle rispettive nazioni che formano l'MSU. Noi -
come italiani - potremmo anche decidere di consegnare un arrestato
al comandante di brigata statunitense che abbia nella sua
organizzazione un centro di detenzione. Ma ci possono essere altre
nazioni che obiettano, in quanto secondo le loro leggi nazionali
non è possibile passare all'autorità di terzi un individuo che per
qualsivoglia motivo sia stato fermato. Poi si trovano sempre delle
soluzioni: in Kosovo, per esempio, la polizia internazionale aveva
realizzato delle carceri in cui gli arrestati dall'MSU potevano
essere detenuti nel rispetto di regole riconosciute dalla comunità
internazionale.
Tuttavia il
passaggio dell'arrestato alla magistratura civile (o a un
ordinamento civile) richiede che il suo giudizio venga sostenuto da
prove. E a questo punto il problema si può ulteriormente complicare
perché la raccolta di prove si può fare in un certo modo, ha
bisogno di certi strumenti che non sempre, in un teatro di
operazioni di questo tipo, sono disponibili. Poi c'è un altro
aspetto ancora: l'attività investigativa dell'MSU si deve in
qualche modo interfacciare con l'attività di intelligence condotta
dagli organismi a ciò preposti del contingente multinazionale
responsabile dell'area. E qui, e i Carabinieri questo lo sanno
bene, non è sempre facile trasformare una notizia di intelligence
in una prova giuridica. In sintesi l'attività di MSU è estremamente
delicata e, proprio per questo, richiede che a monte vi sia un
chiaro riferimento di impiego costituito da una dottrina da tutti
condivisa.
Siamo ancora a
questo punto perché molte di queste cose che ho indicato non sono
ancora state sufficientemente approfondite nella normativa, in
corso di elaborazione o già esistente, da parte degli organismi
sopranazionali (come la NATO, l'ONU, l'UE) ed ecco che ci troviamo
di fronte al caso dell'Iraq. Il caso dell'Iraq apre tutta una nuova
serie di prospettive. Prima di tutto, abbiamo già accennato alle
dimensioni ridotte della Bosnia e del Kosovo, che hanno consentito
un certo concetto d'impiego dell'MSU: qui ci troviamo invece di
fronte a un teatro di operazioni che, tolti i deserti, è grande più
o meno come l'Italia, ha 25 milioni di abitanti ed è suddiviso in
6-7 settori. Sulla base delle attuali dimensioni di una MSU, di
livello reggimento, circa 6-700 persone compresi i nostri alleati
portoghesi e rumeni, mettere questa Forza alle dirette dipendenze
del Comandante del Teatro operativo non avrebbe senso. Bisogna fare
delle scelte. Bisogna decidere e, nel nostro caso, questa volta è
stato deciso di tenerla nella provincia affidata agli italiani con
il non indifferente vantaggio di poter disporre di un reparto da
poter dedicare quasi esclusivamente al fiancheggiamento e controllo
delle Forze di polizia locali.
Ma se si vuole
espandere il concetto e rafforzare alcune idee che ci sono, che
l'MSU nella posizione ideale debba essere uno strumento alle
dipendenze del comandante di Teatro, bisogna fare anche qualche
considerazione sulle dimensioni, sul contributo che può venire
dagli altri Paesi, su una dottrina che preveda che l'MSU sia
un'entità assai più complessa dell'attuale sia sul piano
ordinativo, sia sul piano dell'impiego. Inoltre, in Iraq c'è anche
il problema della force protection. L'attività di polizia dovrebbe
essere condotta a piccoli nuclei, altrimenti diventa un'attività
paramilitare più che di polizia, ma oggi non è pensabile di
condurre la propria attività con una Land Rover con 3 Carabinieri
che vanno a parlare con i bottegai per raccogliere informazioni o
che vanno a farsi un giro in un certo villaggio, perché la minaccia
è troppo elevata. Quindi bisogna costituire nuclei di Forze che
muovendosi sul terreno abbiano un minimo di capacità di
self-defence. E questo condiziona le attività che possono svolgere
le MSU. Inoltre anche la protezione delle basi assume una nuova
dimensione, non è più un fatto marginale, come in Kosovo e in
Bosnia dove gli accantonamenti in cui sono alloggiate le MSU godono
praticamente di una difesa simile a quella che può avere una nostra
caserma in Italia.
In Iraq c'è un
problema di difesa perimetrica, di osservazione del territorio
circostante, di pattugliamento intorno all'area per prevenire
l'eventuale collocazione sugli itinerari di accesso di ordigni
esplosivi comandati a distanza. È un impegno gravoso: chi lo fa? Se
lo fanno le MSU, con le dimensioni che noi conosciamo, ben poco
resta loro di capacità operativa per condurre altri compiti. Anche
il contatto con la popolazione civile diventa più difficile, perché
chiunque può essere un avversario che compie azioni ostili: quindi
la pattuglia, anche una volta appiedata, si deve muovere con
estrema cautela. È successo, a Baghdad, che macchine militari,
ingolfate nel traffico, si siano dovute fermare; uno dei militari
scende col fucile imbracciato per dare sicurezza, si guarda
intorno; da dietro un'altra macchina sbuca uno, gli punta la
pistola al collo e lo uccide. È vero che non è dappertutto così. È
vero che questi sono casi eccezionali, ma il discorso non si può
paragonare a quello che siamo abituati a vedere nel teatro
balcanico. Ritengo che, comunque, il concetto di MSU con capacità
di svolgimento di tutta la gamma delle possibili azioni di polizia,
sia un concetto molto importante e valido, ma che vada però
accompagnato da quella flessibilità che più volte è stata indicata
ieri e stamattina in vari interventi: cioè, laddove ci siano delle
situazioni particolari, bisogna che i compiti siano definiti in
base alla situazione del posto.
Può darsi che
in alcune circostanze il compito più importante delle MSU divenga,
ad esempio, quello dell'addestramento delle Forze di polizia
locali; nel qual caso la loro composizione dovrà essere rispondente
a questi compiti. Se ci sono altre esigenze dovranno essere
adeguatamente valutate, per non disperdere le capacità specifiche
delle MSU in compiti che sanno fare anche altri normali reparti di
fanteria. Ci può essere sempre la parte di monitoring, mentoring e
training delle unità di polizia locale, perché è un compito
specifico e si può svolgere in un ambito che garantisce certe
condizioni di sicurezza. L'attività investigativa deve essere,
invece, meglio configurata. La parte che possono fare unità
speciali, come elementi del GIS, va sempre bene perché certe
persone che devono essere arrestate possono essere arrestate solo
con quello strumento e lo si fa meglio che non usando pattuglie di
fanteria. In conclusione intendo ribadire che ogni situazione
operativa presenta ampi spazi per l'impiego di MSU, ma che è
altrettanto importante definire volta per volta qualisiano i
compiti prioritari ai quali dedicare le sue risorse.
Grazie.
(*) - Trascrizione da
registrazione audio corretta dall'autore.
(**) - Tenente Generale (aus.) dell'Esercito
Italiano. |