|
Se mi è consentito iniziare questa
presentazione con una provocazione intellettuale... potrei
sostenere che l'Italia potrebbe fare tranquillamente a meno
di Forze armate con capacità di proiezione e potrebbe
affidare il proprio contributo al mantenimento della
sicurezza ed alla difesa degli interessi condivisi al di
fuori dei propri confini alle sole MSU. Già, perché anche le
Forze armate meglio equipaggiate ed addestrate servono a ben
poco se non c'è la volontà politica di impiegarle davvero per
svolgere i compiti primari a loro assegnati. Nel caso
dell'Italia non mi sembra di scorgere tale volontà, al di là
delle dichiarazioni di rito, né nelle attuali Forze di
governo, né tantomeno in quelle di opposizione. Forse
l'opinione pubblica sarebbe un po' più interventista, ma il
potente circolo mediatico è sicuramente schierato per una
malintesa politica isolazionista, tanto autolesionista quanto
miope.
Le MSU quindi
si adatterebbero alla perfezione all'esigenza di assumere comunque
un ruolo militare internazionale a fianco degli alleati, ma badando
bene di entrare in campo solo quando le operazioni belliche sono
definitivamente concluse. E visto che pochi fra gli alleati hanno
una Forza di polizia ad ordinamento militare con la consistenza
dell'Arma dei carabinieri, il nostro contributo potrebbe essere
davvero apprezzato. Ecco, questa boutade ci permette di entrare nel
vivo dell'argomento. Le MSU a mio avviso sono una "novità" che
permette di rispondere in modo originale ad una esigenza che però è
vecchia come la guerra: quella di mantenere, nei teatri
d'operazioni dove hanno luogo quelle che oggi si chiamano missioni
di CRO/PSO, ordine pubblico, sicurezza pubblica, consentendo
l'applicazione della (meglio, di una) legge. Un tempo questi
compiti erano affidati in una prima fase direttamente agli eserciti
regolari di occupazione, successivamente si cercava di far ricorso
a forze di polizia o formazioni di collaborazionisti locali.
Ed
evidentemente, volendo riservare alle Forze combattenti vere e
proprie compiti più "combat", come la lotta antiguerriglia, i ruoli
di polizia erano delegati non appena possibile alla polizia
militare, che comunque poteva contare su rinforzi forniti dalle
unità di guarnigione in caso di guai. Il trasferimento di poteri e
funzioni alle nuove autorità civili era naturalmente graduale e la
fase di occupazione militare ed imposizione della legge marziale
poteva protrarsi anche a lungo: basta pensare a quanto è avvenuto
in Germania ed in Giappone ed in qualche misura anche in Italia,
nonché in molti altri paesi "liberati" alla fine della Seconda
guerra mondiale. Probabilmente oggi c'è un po' troppa fretta nel
voler assegnare alle autorità civili locali o a quelle civili
internazionali poteri e competenze che non sono in grado di
esercitare. A mio avviso si eviterebbero molti problemi se questi
sviluppi fossero graduali, ed il passaggio di consegne avesse luogo
solo quando le nuove autorità fossero davvero pronte a svolgere i
compiti attribuiti, sia pure con il sostegno esterno del caso.
Alle autorità
militari dovrebbero pertanto restare i normali poteri attribuiti ad
un esercito occupante fino al momento in cui i buoni propositi si
accompagnano ad effettive capacità. Molti guai, nei Balcani e non
solo, avrebbero potuto essere evitati procedendo secondo la
"vecchia" concezione. Ma torniamo al tema di questo intervento. 194
Le MSU sono indubbiamente Forze specializzate di supporto che
consentono innanzitutto al comandante della missione di utilizzare
le Forze "combat" per garantire la cornice complessiva di sicurezza
indispensabile per consentire il ritorno alla normalità, delegando
ad altre formazioni la responsabilità di gestire l'ordine pubblico
e la ordinaria pubblica sicurezza. Le MSU non svolgono quindi
funzioni "combat", né devono avere la pretesa di fronteggiare la
guerriglia organizzata, quanto piuttosto la criminalità, gli
sbandati, che possono rivelarsi pericolosissimi quando si verifica
un vuoto di potere o la transizione dal vecchio al nuovo sistema. I
"normali" compiti di polizia insomma. In tema di lotta al
terrorismo, si dovrebbe invece parlare di cooperazione tra Forze
combat e Forze specializzate di polizia.
Che
l'ordinamento militare sia ottimale per le MSU non sembra essere
oggetto di discussione: le Forze civili di polizia non sono idonee
per svolgere questi ruoli, soprattutto non possono essere inserite
nel contesto di una struttura di comando militare, avendo
organizzazione, mentalità, procedure, formazione, catena di comando
del tutto diverse. Si può discutere invece se le MSU debbano essere
qualcosa di separato e di diverso rispetto alle formazioni di
Polizia Militare. In Italia esiste l'Arma dei carabinieri, ma si
tratta di una organizzazione che ha pochi paragoni internazionali,
per ruolo, organizzazione, poteri e consistenza organica (per non
parlare del rango di Forza armata), che svolge anche i compiti
classici di MP. I Paesi che non concepiscono l'esistenza di forze
di polizia ad ordinamento militare continueranno ad affidare i
ruoli PM e MSU a formazioni di polizia militare create
essenzialmente all'interno dei rispettivi Eserciti, anche se ogni
Forza armata possiede in genere una propria componente MP, oppure
attribuiranno il ruolo specifico di MSU a truppe dell'Esercito. Si
può discutere poi se queste ultime debbano essere fornite dalla
componente in servizio attivo o da quella riservista/guardia
nazionale e se sia o meno necessario prevedere una formazione,
addestramento, equipaggiamento e dottrina specifica. Gli ultimi
eventi occorsi in Afghanistan e soprattutto in Iraq hanno infatti
portato molti Paesi a dibattere l'opportunità di potenziare i
reparti di MP o addirittura di creare formazioni militari
specializzate da "dopo guerra".
In effetti chi
non ha niente di equivalente ai Carabinieri sarà costretto ad
attribuire le funzioni di controllo dell'ordine pubblico e
sicurezza "interna" a reparti di MP tradizionali, espandendone
competenze ed organici o ai soldati "standard". Perché la mancanza
di una Forza di polizia ad ordinamento militare non pregiudica
certo l'effettuazione di compiti che rientrano tradizionalmente nei
ruoli classici di un esercito di occupazione. L'Italia in questo
settore ha però il vantaggio di poter contare sui Carabinieri, la
cui consistenza, oltre 112.000 uomini e donne, supererà addirittura
gli organici previsti per il futuro Esercito professionale. La
legge che ha riordino compiti e struttura dell'Arma, attribuisce,
sia pure in via non esclusiva, all'Arma compiti di sicurezza
"interna" nel quadro di operazioni di PSO/CRO ed una scuola di
pensiero tende ad accreditare l'ipotesi che le Forze MSU debbano
essere qualcosa di diverso e separato rispetto a quelle di PM
"classiche". Diciamo che sarebbe bello possedere uno strumento
"dedicato", ma questo non è indispensabile ed è comunque possibile
solo quando la consistenza organica delle Forze di polizia ad
ordinamento militare è davvero elevata. Personalmente vedo sempre
con piacere la specializzazione, ma solo se questa non diventa un
ostacolo allo svolgimento dei compiti e delle funzioni
previsti.
In particolare
anche la distinzione tra Forze di PM che supportano direttamente il
combattente (combat support) e MSU che svolgono una funzione
separata di "polizia ordinaria" è un lusso per pochi. Posto che
comunque anche le MSU forniscono un supporto alle forze
combattenti, garantendo la sicurezza interna nel teatro di
operazioni. Evidentemente le MSU supporteranno ed opereranno sotto
il comando del comandante operativo di teatro, il quale, nel
"dopoguerra" almeno, tende a coincidere con il Land Component
commander. Il comandante di teatro, generalmente, ma non
necessariamente, potrà anche contare su una aliquota di Forze
Speciali joint/combined. Ma se mancano MSU o SF le operazioni si
fanno ugualmente. E sarà alla PM, se numericamente sufficiente, o
ai soldati ordinari che in tali casi il comandante affiderà i
compiti di polizia. Nella dottrina americana ultimamente si è
affermata la possibilità che il Comando Forze Speciali possa
assumere il ruolo di Lead Service supportato, in determinate
circostanze. Ma si tratta di situazioni eccezionali.
Ed in Europa
niente del genere è previsto: le SF sono un asset strategico a
disposizione del comandante. Alle MSU naturalmente nessuno pensa di
assegnare la dignità di "service". Le MSU/PM avranno comunque una
consistenza limitata, nell'ambito del complesso di forze schierate
in teatro. Parliamo comunque di numeri significativi, considerando
che il rapporto può arrivare a 1:10 rispetto al totale delle forze,
a seconda delle condizioni sul terreno. Dato che sono molto attento
agli aspetti pratici e concreti, vorrei fosse ben chiaro cosa vuol
dire affidare a MSU compiti rilevanti di sicurezza interna nel
corso di operazioni PSO/CRO. Vuol dire disporre di migliaia di
militari addestrati per operare all'estero in condizioni
ambientali, logistiche e di sicurezza difficili, con una buona
conoscenza delle lingue straniere, la capacità di osservare una
stretta neutralità, la consapevolezza che un errore può avere
conseguenze politiche-strategiche devastanti. Il compito più
delicato non è tanto il contrasto alla criminalità ordinaria,
quanto il mantenimento dell'ordine pubblico, con la consapevolezza
che una situazione apparentemente "semplice", una banale
manifestazione autorizzata, può rapidamente degenerare in scontro
aperto, atto di guerriglia, battaglia.
Lo vediamo
quotidianamente in Iraq. Se si pensa che le MSU finiscano per agire
ed operare come "il 9 settembre di Nassiriyah" si va incontro a
grossi guai. Le procedure, gli equipaggiamenti, la forma mentis
devono essere diversi, nella consapevolezza che le MSU possono
trovarsi improvvisamente oggetto di attacchi militari
convenzionali, di guerriglia o terroristici. Non si tratta di
svolgere il lavoro di polizia ordinaria di cui ci si occupa in
Patria in un diverso Paese. Occorre quindi personale ben preparato,
che unisca una solida preparazione militare al bagaglio di
conoscenze tipico del tutore dell'ordine e che sia adeguatamente
armato e dotato di mezzi e risorse all'altezza della situazione e
della minaccia. A mio avviso il modello di riferimento in questo
senso è costituito dalla Gendarmeria francese, che ha già
specializzato i suoi organici in due componenti: una tradizionale,
territoriale, ed una particolarmente idonea a condurre operazioni
più pericolose o in contesti a rischio ed a svolgere il controllo
dell'ordine pubblico.
Ovviamente
all'estero vanno essenzialmente gli appartenenti a questa seconda
componente, i quali però sono penalizzati sotto il profilo
logistico e finisco per appoggiarsi all'Esercito. A mio avviso
anche l'Arma dovrebbe compiere una scelta di questo tipo. Fino a
tempi recentissimi i Carabinieri hanno un po' trascurato l'attività
di controllo dell'ordine pubblico. Un tempo, giova ricordarlo, i
battaglioni mobili avevano una forte connotazione combat
(addirittura disponevano di carri armati, mezzi corazzati per
trasporto truppe, autoblindo pesanti), con chiare funzioni
sussidiarie/integrative dei reparti dell'Esercito, anche nella
consapevolezza che in caso di crisi/invasione le operazioni
antiguerriglia/imposizione ordine avrebbero potuto richiedere forze
con elevate capacità di combattimento. Nel tempo questo carattere è
svanito e siamo arrivati al punto che i reparti da ordine pubblico
erano basati su personale di leva, magari volenteroso e nel pieno
fulgore fisico ed ormonale, ma certo non dotato di particolare
capacità, addestramento, esperienza o sensibilità giuridica. Nel
contempo anche le dotazioni e gli equipaggiamenti… non sono stati
adeguati se non in tempi recentissimi. Oggi, dopo il G8 di Genova e
l'11 settembre, con la sospensione del servizio di leva e la
professionalizzazione forzata, c'è l'opportunità di cambiare
radicalmente.
A mio avviso i
reparti per ordine pubblico vanno preparati per operare "fuori
area", devono ricevere un addestramento militare avanzato ed uno
specialistico, disporre di una gamma di armamento ed
equipaggiamenti completa, che inizia con gli strumenti più moderni
per la tutela ordine pubblico e riot control, alle protezioni
passive, alle armi non letali, per arrivare alle armi da fuoco che
dovranno arrivare almeno agli standard previsti per la fanteria
leggera, se non si vuole correre il rischio di trovarsi
"outgunned". Il concetto della doppia/tripla dotazione pare
costituire una risposta. Stesso discorso vale per mezzi e veicoli.
Se le MSU svolgono compiti di polizia, oltre alla unità da ordine
pubblico sono necessarie pedine ad altissima specializzazione e
ridotta consistenza numerica. Tuttavia sono convinto che anche
questo personale possa essere semplicemente tratto dai reparti
nazionali territoriali, sottoposto ad un periodo di preparazione
intensiva dedicata e poi spedito in teatro.
Il
condizionamento pre-impiego si dovrebbe misurare in mesi, non in
settimane. La mafia, la camorra, le BR sono pericolose, ma quello
che si affronta in missioni fuori area di PSO/CRO è diverso.
L'eccezione è rappresentata da GIS e Tuscania. Inoltre se davvero
l'Italia e l'Arma vogliono un ruolo guida in ambito NATO devono
essere pronte all'impiego Forze sufficienti per giustificare tale
ambizione: la filosofia è importante, ma conta sola se è supportata
dai numeri. Per far sul serio servono reparti di consistenza
adeguata per proiettare in missioni fuori area un minimo di tremila
uomini, con la capacità di sostenere nel tempo tale sforzo. Questo
vuol dire disporre di 10-12.000 militari specializzati ed
addestrati che oggi semplicemente non sono disponibili. Così come
non c'è un vero centro di addestramento dove ci si può preparare in
condizioni realistiche con formazioni consistenti. Al momento i
reparti sotto organico delle Forze "di proiezione" sono rimpolpati
ad occasionem pescando tra i volontari della territoriale che
arrivano un po' dappertutto, svolgono un minimo corso di
preparazione e poi sono spediti in Teatro. Questo vale sia per le
componenti specialistiche sia per le unità di ordine pubblico.
Una scelta
pericolosa, dettata dall'emergenza, sia per chi partecipa a queste
operazioni senza essere preparato, sia per i reparti e le
organizzazioni che si affidano a questi uomini, al di là della
buona volontà. Se ciascun reggimento MSU sostiene una missione
ruotando le proprie pedine organiche di base, plotoni e compagnie,
per mesi e mesi, l'output complessivo non può che essere limitato
ed il reparto non ha tempo per condurre attività addestrative
complesse. Ed infatti ad oggi l'Arma non può andare al di là della
soglia dei 1.500 uomini in missione, considerando sia la componente
ordine pubblico sia quella specialistica. Per ruotare interi
reggimenti occorre che il pool di personale assegnato sia più
vasto. Nessuna novità peraltro: anche l'Esercito, quando aveva un
numero ridotto di volontari e troppe missioni, era costretto a
formare reparti "compositi" ed a ruotare i Reggimenti, ma non i
comandi di Brigata. Oltre alle Forze "operative" occorre una
organizzazione logistica dedicata per consentire il funzionamento
di forze consistenti per periodi prolungati a migliaia di
chilometri dalle basi stanziali.
È vero che le
MSU non hanno i consumi e le esigenze logistiche di un reparto da
combattimento in azione di guerra; è vero che mantenere un reparto
in azione di ordine pubblico per più di 36 ore di fila senza cambio
non rientra nella prassi, ma posto che anche questo può essere
necessario, la semplice attività di sostentamento non combat, il
supporto ai mezzi, i materiali di consumo diventano impegnativi se
sul terreno si schierano 500 o 1.000 uomini e ci si trova a 3-4.000
km da casa. Inutile dire che tutto questo costa, costa moltissimo e
il bilancio dell'Arma non è particolarmente ricco, specie sul
versante degli investimenti in mezzi e materiali. In conclusione,
il concetto delle MSU, ora che si è rinunciato a tentare di farne
un duplicato dell'Esercito, è interessante, ma se si vuole far sul
serio l'Arma dovrebbe intraprendere una revisione organizzativa e
filosofica. E visto che tutto non si può fare, questo comporta
rinunciare a competere, pardon, collaborare su un piede di parità
con la P .S. nel teatro domestico. Se invece non è questa
l'intenzione, meglio ridimensionare le ambizioni in ambito NATO e
internazionali, nei quali mai come di questi tempi contano le
capacità effettive, al di là della validità delle idee e dei
propositi, perché si rischia qualcosa di peggio di una brutta
figura.
(*) - Responsabile della Rivista
Italiana Difesa. |