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Esprimo innanzitutto il mio sentito
ringraziamento al comandante generale dell'Arma dei
carabinieri ed al comandante della Scuola Ufficiali dei
Carabinieri per avermi invitato a questo seminario,
offrendomi la possibilità di dibattere un argomento di grande
interesse in un consesso tanto numeroso e qualificato.
Certamente, non è facile aggiungere qualcosa a quanto già
detto dagli autorevoli relatori che mi hanno preceduto, tra i
quali alcuni comandanti di teatro operativo che, avendo alle
dirette dipendenze reparti MSU, hanno potuto verificarne
l'efficacia sul terreno. Non mi resta quindi che cercare di
completare il quadro, peraltro estremamente lusinghiero,
tracciato nelle precedenti esposizioni, proponendo alcune
considerazioni che derivano dalle mie personali esperienze
vissute nella veste di vice comandante di KFOR nel 2001 e in
quella, ormai biennale, di comandante operativo di vertice
interforze.
Non v'è dubbio,
ed è stato già ricordato, che l'Arma dei Carabinieri, per il
proprio "status" giuridico bivalente e per i precipui compiti
istituzionali affidatigli, possiede caratteristiche assolutamente
peculiari e sotto certi aspetti esclusive che ne fanno una
componente pregiata dello strumento militare. Tali peculiarità e
tali caratteristiche dell'Arma, sintetizzabili nelle due anime,
militare e di polizia, sono state armonicamente fuse nelle
formazioni MSU, che si sono imposte quali strumenti altamente
apprezzati a livello internazionale per la loro valenza e la loro
flessibilità nelle operazioni di supporto della pace (PSO) o di
gestione delle crisi (CRO), soprattutto quale elemento di raccordo
tra le operazioni militari vere e proprie e le attività di sostegno
alle comunità locali e di ricostruzione del tessuto civile nelle
aree di crisi. La stessa struttura ordinativa dei reggimenti MSU,
basata sulle due componenti operativa e di manovra, si presta ad
una gamma assai vasta e variegata di compiti che vanno da quelli
tipici dell'ordine e della sicurezza pubblica a quelli
investigativi e d'intervento nei confronti del terrorismo e della
criminalità, a quelli di assistenza alle Forze di polizia
locale.
Il tutto, in
ambienti caratterizzati da elevati indici di instabilità e di
rischio e nell'ambito di operazioni militari complesse, quasi
sempre svolte nei contesti interforze e multinazionale. In
particolare, la straordinaria professionalità e la secolare
esperienza maturata dai carabinieri nel settore dell'ordine
pubblico ne fanno una componente pregiata nelle mani del comandante
per fronteggiare situazioni di turbativa dell'ordine pubblico
dovute a sollevazioni popolari o dimostrazioni di massa, anche
violente, tutt'altro che infrequenti nelle aree di crisi. In questi
casi, l'esperienza ha mostrato che l'intervento, a volte la sola
presenza, di unità MSU, molto più che lo schieramento massiccio di
reparti militari, ha contribuito a disinnescare in modo incruento
situazioni di tensione potenzialmente esplosive. D'altra parte,
l'attività investigativa rivolta al mondo della criminalità ed alle
organizzazioni terroristiche è profondamente radicata nella
struttura stessa dell'Arma che si avvale per l'assolvimento della
specifica missione di risorse umane e materiali di primissimo
ordine e di uno specifico sistema infoinvestigativo, strettamente
collegato con analoghi organismi nazionali ed internazionali. È
questa una attività di straordinaria importanza che, trasferita nel
teatro operativo, rappresenta un contributo determinante alla
sicurezza ed alla stabilità dell'area di crisi.
Altro settore
nel quale i reparti MSU sono in grado di esprimere un prodotto di
eccellenza è quello del sostegno alle forze di polizia locale,
attraverso una triade di interventi di "training", "monitoring" e
"mentoring" intesi non solo a formare, addestrare ed equipaggiare i
nuovi agenti reclutati, ma anche a sostenerli nel corso delle
operazioni ed a renderli affidabili e credibili agli occhi della
gente comune, quali futuri protagonisti della crescita sociale e
civile del proprio paese. Non c'è dunque da meravigliarsi se la
creazione e la messa in campo delle Multinational Specialized Units
da parte dell'Italia è stata accolta con entusiasmo a livello
internazionale e se i comandanti dei teatri operativi considerano
queste unità un supporto prezioso alla loro azione di comando, in
grado di coprire quell'"area grigia", molto delicata e talvolta
indefinita, di raccordo tra le attività operative classiche e le
iniziative di sostegno e di controllo dell'ordine sociale e civile,
che sono parte integrante di qualsiasi missione di peace support.
Ciò detto, è bene tuttavia evidenziare che l'inserimento e
l'impiego di unità MSU nell'ambito di contingenti interforze e
multinazionali non è privo di difficoltà e richiede l'adozione di
accorgimenti e predisposizioni, resi necessari dalla specificità e
dalle caratteristiche proprie delle diverse componenti in
gioco.
Si tratta di
provvedimenti suggeriti dalla ormai pluriennale esperienza di
missioni "fuori area", di cui i pianificatori militari e gli stessi
comandanti debbono tenere debito conto, pena un impiego non
ottimale, se non addirittura improprio, di tale pregiata risorsa.
Innanzitutto, occorre garantire la conoscenza, da parte dei
comandanti militari che esercitano l'autorità del controllo
operativo, delle capacità delle possibilità e dei limiti di tali
organismi. Non è un fatto scontato, dal momento che il "controllore
operativo" è in genere un ufficiale di altra Forza armata, non
sempre in possesso di cognizioni ed esperienze che gli consentono
l'oculata gestione delle unità MSU. Di contro, gli ufficiali dei
carabinieri destinati ad assumere la guida di una MSU in operazioni
devono essere perfettamente consapevoli delle missioni, dei
compiti, dei criteri d'impiego e dei procedimenti tattici propri
delle unità nazionali e straniere con le quali sono chiamati ad
operare. Tale esigenza di "reciprocal understanding" va
soddisfatta, ovviamente, attraverso lo scambio di informazioni,
l'addestramento congiunto e l'organizzazione di esercitazioni
"joint" e "combined", ma anche iniziative come questo seminario
possono risultare molto utili allo scopo.
È inoltre
imperativo assicurare l'interoperabilità, se non l'integrazione,
dei sistemi di comunicazione e di comando e controllo delle unità
MSU con quelli dei comandi militari superiori e collaterali e delle
Forze di polizia locali e internazionali presenti in zona, tenendo
conto che anche il sistema infoinvestigativo dei carabinieri deve
poter interagire, con criterio di mutuo scambio, con l'architettura
dell'"intelligence" operativa realizzata dai comandi militari in
teatro, dal momento che criminalità, organizzazioni terroristiche,
gruppi armati e formazioni regolari nemiche costituiscono parti di
un unico quadro della minaccia alla sicurezza ed alla stabilità
dell'area di crisi. Si tratta, dunque, di realizzare un unico
sistema integrato, alle dirette dipendenze del comandante operativo
in teatro, nel quale le task forces terrestri e l'MSU agiscono in
stretto coordinamento. Particolare cura deve essere dedicata alla
definizione della "task organization" del reparto MSU che deve
essere oculatamente calibrata sulla base della missione da
compiere, della tipologia del teatro operativo, dell'andamento del
processo di stabilizazione dell'area di crisi.
Dunque, non una
struttura rigida, ma flessibile, pronta ad adattarsi, anche
missione durante, all'evolvere della situazione sul terreno,
mediante il sapiente dosaggio delle componenti operativa e di
manovra e delle singole cellule costitutive. Una struttura, infine,
pronta a ricevere, sia nello staff del comando, sia nei reparti
d'impiego, personale di altri paesi alleati ed amici, per assumere
piena fisionomia multinazionale. Per concludere, uno sguardo
all'organizzazione di comando e controllo. È innegabile che per
assolvere al meglio la propria funzione, l'unità MSU deve poter
disporre della sufficiente libertà d'azione e di manovra, che le
consenta di estendere quanto più possibile la presenza dei suoi
"sensori" sul territorio, di ampliare la sua rete di intelligence
investigativa anche oltre i limiti del settore di responsabilità e
di mantenere un contatto costante e diffuso con le popolazioni e le
istituzioni locali. Essa opera pertanto accentrata, anche in virtù
della sua alta specializzazione che ne fa risorsa limitata e
preziosa, alle dirette dipendenze del comandante interforze
multinazionale o nazionale cui è affidata una ben definita area di
responsabilità, ma non è raro che, per particolari missioni e su
espressa delega nazionale, essa possa essere impiegata,
unitariamente o per aliquote, anche a livello superiore.
Si è di recente
aperto un dibattito nell'ambito della Nato e dell'Unione Europea
circa l'opportunità di porre le unità MSU alle dirette dipendenze
dell'autorità civile che rappresenta la comunità internazionale
nella regione interessata alla crisi. Non intendo in questa
circostanza, anche per mancanza di tempo, approfondire l'argomento.
Desidero solo evidenziare che tale ipotesi configura un impiego,
peraltro previsto dall'unione europea nell'ambito delle IPU
(Integrated Police Units), in situazioni di avanzata
stabilizzazione dell'area di crisi, dove la presenza militare
assolve un ruolo di pura deterrenza e le unità dei carabinieri
rientrano nel novero degli assetti di polizia multinazionale
all'uopo costituita. Ma in questo caso dubito si possa continuare a
parlare di MSU, almeno nella accezione ormai nota e consolidata,
attribuita al termine dai pianificatori militari. Concludo questo
mio breve intervento, consapevole di aver appena sfiorato alcuni
importanti aspetti relativi all'impiego delle unità MSU, che
rappresentano un vero valore aggiunto che integra ed esalta le
capacità delle Forze armate italiane nel loro intenso ed oneroso
impegno nei più diversificati e critici teatri operativi a favore
della pace, della stabilità e della sicurezza internazionale.
(*) - Tenente Generale,
Comandante del Comando Operativo di Vertice
Interforze. |