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Sintesi
Il servizio
militare femminile in forma volontaria in Italia è diventato una
realtà con i primi arruolamenti nell'anno duemila. Oggigiorno, a
una distanza di tre anni dall'immissione delle donne nel mondo
militare, si registra una presenza femminile in costante aumento.
Questo fenomeno riveste un'importanza particolare nel nostro Paese,
in quanto l'Italia è stata l'ultima tra le nazioni aderenti alla
NATO a consentire l'arruolamento femminile: Last but not least
perché questo "ritardo" è stato comunque utile per permettere
all'Italia di confrontarsi da subito con le altre realtà militari
nazionali dell'Alleanza, aprire gradualmente a tutti i settori il
reclutamento femminile nelle Forze Armate e predisporre in anticipo
gli apprestamenti necessari. Il presente studio si è orientato
prevalentemente sulle rilevanti modifiche infrastrutturali
necessarie a rendere fruibili al personale dei due sessi strutture
logistiche ed operative, dalle più antiche alle più moderne, tutte
tradizionalmente concepite per un universo maschile.
Le Forze Armate
autonomamente, ma secondo direttrici che potremmo definire comuni,
hanno provveduto a pianificare le modifiche infrastrutturali
necessarie ad accogliere il personale militare femminile. La
situazione infrastrutturale delle Forze Armate è stata la prima ad
essere studiata, prima ancora dell'avviamento dell'introduzione
delle donne nel mondo militare. Tutte le infrastrutture e le
sistemazioni logistiche preesistenti, studiate ed ideate per un
universo maschile, hanno dovuto subire degli adattamenti, delle
trasformazioni tali da essere compatibili con il loro scopo e allo
stesso tempo garantire la privacy, evitare eccessive promiscuità e
fornire sistemazioni autonome ma sostanzialmente uguali per uomini
e donne. Tutte le Forze Armate hanno iniziato la revisione delle
proprie strutture alloggiattive iniziando dagli Istituti di
formazione, prima occasione di ingresso delle donne nel mondo
militare.
L'operazione
apparentemente facile, non trattandosi di enti operativi, ha
richiesto comunque grandi lavori di trasformazione cambiando
radicalmente alcune situazioni logistiche. I problemi più
significativi sono stati rappresentati dagli edifici storici, sia
quelli vincolati come l'Accademia Militare (Palazzo Ducale di
Modena) sia quelli liberi da tali vincoli, ma che per le loro
caratteristiche hanno richiesto interventi delicati e soluzioni ad
hoc (si veda il problema dell'Accademia Navale di Livorno: problema
del passaggio della guardia per la cerimonia dell'Ammaina bandiera
alla Torre dell'Orologio attraverso zone alloggiative femminili).
Gli adeguamenti infrastrutturali degli Istituti di formazione sono
ormai completati o comunque definiti in relazione al graduale
reclutamento di personale militare femminile nelle varie componenti
delle Forze Armate.
La situazione
testé delineata si riferisce naturalmente all'immissione limitata
di donne in relazione alle aliquote percentuali massime di
personale femminile annualmente definite con decreto ministeriale,
così come previsto dalla legge istitutiva del servizio militare
femminile in forma volontaria. I recenti segnali di contrasto delle
aliquote percentuali, provenienti dal Ministero per le Pari
Opportunità e dalla Commissione Europea che ha imbastito un
processo di infrazione per l'Italia, potrebbero stravolgere tale
situazione rendendo necessari costosi ed urgenti adattamenti
infrastrutturali molto più radicali di quelli finora attuati e per
i quali dovrà, se del caso, essere attuata una politica di
pianificazione/reperimento di adeguate risorse finanziarie e
confronto con gli enti deputati al rilascio e valutazione di
eventuali permessi necessari, i cui esiti non sono al momento
preventivabili.
Tale
situazione, diversificata tra le Forze Armate, si presenta ancora
più grave se si sposta il punto di osservazione sugli enti e
reparti operativi fino alle particolarissime esigenze della
componente navale. In particolare l'Esercito ha provveduto ad un
rapido reclutamento di personale femminile tra gli ufficiali, i
sottufficiali e la truppa, addivenendo per quest'ultima ad una
soluzione originale quale la creazione di un reggimento, per
l'esclusiva formazione femminile, di stanza ad Ascoli Piceno. I
maggiori problemi infrastrutturali per l'Esercito sono
rappresentati dalle modifiche degli edifici storici e dal numero
degli enti sparsi sul territorio nazionale. La Marina ha scelto di
arruolare gradualmente il proprio personale femminile iniziando con
gli ufficiali "a nomina diretta", gli allievi ufficiali dei corsi
normali dell'Accademia e gli allievi ufficiali piloti di
complemento (AUPC), per proseguire con gli allievi marescialli dei
corsi normali, con gli allievi ufficiali ausiliari in ferma
prefissata (AUFP) e, per finire, con i volontari in ferma breve
(VFB) i cui concorsi sono stati già banditi e che saranno arruolati
a partire dall'anno 2004.
Tale sistema si
è reso necessario sia per consentire al personale direttivo di
avere un'anzianità di bordo superiore rispetto al personale non
direttivo e di truppa sia in relazione alle limitate disponibilità
di sistemazioni idonee al personale militare femminile a bordo di
un circoscritto numero di unità navali della squadra. L'Aeronautica
ha già provveduto all'arruolamento di personale femminile nelle
categorie degli ufficiali e sottufficiali, mentre al pari della
Marina, recluterà i primi VFB donne a partire dal 2004. Per quanto
riguarda la situazione alloggiativa, considerata la territorialità
dei propri comandi/enti ed il limitato impiego orario a bordo dei
velivoli militari l'Aeronautica non risulta aver avuto particolari
problemi per gli adattamenti infrastrutturali che si sono
concretizzati per lo più nella separazione di locali preesistenti
sia presso gli Istituti di formazione sia presso i comandi/enti
operativi.
Per quanto
riguarda l'Arma dei Carabinieri i reclutamenti di personale
femminile hanno finora riguardato gli ufficiali ed i sottufficiali,
mentre non sono ancora state reclutate donne tra il personale di
truppa. La situazione infrastrutturale degli Istituti di istruzione
limita la potenzialità ricettiva specificamente destinata
all'arruolamento del personale femminile, ma la questione è ancora
più rilevante rispetto alla struttura dell'organizzazione
territoriale che è imperniata su oltre 4.600 presidi capillarmente
diffusi sul territorio nazionale, sovente anche in località isolate
e spesso con organico inferiore alle 10 unità. Proprio nella
considerazione dell'elevato numero di immobili (oltre l'80% dei
quali in locazione da privati) e della difficoltà di adeguarli a
breve-medio termine per vincoli urbanistici o indisponibilità dei
proprietari, solo un ristretto numero di caserme è stato adeguato
per ospitare il personale femminile e garantire una corretta
qualità della vita. L'adeguamento infrastrutturale degli istituti
di Istruzione e dei Reparti dell'Arma per l'ingresso incondizionato
delle donne nelle file dell'Istituzione costituisce, anche in
relazione agli elevati oneri finanziari connessi, un obiettivo
prioritario da perseguire nel medio termine.
Il quadro
normativo-regolamentare ed i primi risultati "sul campo" consentono
di affermare che la legge istitutiva del servizio militare
femminile, unitamente ai provvedimenti normativi discendenti,
risponde allo stesso tempo alle aspirazioni femminili ed alle
esigenze delle Forze Armate. La corretta applicazione dei principi
di parità di trattamento, nel senso delineato nel presente studio,
è il presupposto per una corretta gestione del personale dei due
sessi. Per riassumere le azioni intraprese dalle Forze Armate, si
può affermare che a tutt'oggi sono state apportate modifiche alle
infrastrutture degli istituti di formazione, dei reparti e, qualora
possibile e conveniente, ai locali logistici delle navi già in
servizio; realizzate le uniformi femminili, evitando ogni forma di
differenziazione non giustificata da motivi di opportunità e
funzionalità; previste nelle nuove costruzioni soprattutto navali,
aree idonee ad accogliere personale di ambo i sessi. Al personale
femminile deve essere assicurata dunque l'effettiva applicazione
dei principi propri del mondo militare, in modo da assicurare
concretamente una pari opportunità di impiego e di progressione di
carriera. È pertanto indispensabile che a tutti i livelli di
comando il personale in servizio sia gestito in modo da evitare
qualsiasi discriminazione o favoritismo.
Certamente, gli
standard di efficienza operativi minimi devono essere ugualmente
raggiunti dal personale dei due sessi, ma non si deve tuttavia
dimenticare che esiste una fisiologica differenza tra di loro che,
se ignorata, può avere degli effetti negativi sulla salute e sul
morale dei militari dipendenti nonché sull'operatività degli
stessi. Nella consapevolezza che non risulta possibile limitare o
agevolare i rapporti tra il personale, in un'ottica di
efficienza/efficacia dei comandi/enti, è necessario individuare un
profilo comportamentale che regoli i rapporti interpersonali per
armonizzarli al corretto assolvimento dei compiti assegnati.
Diversa e più delicata trattazione richiederebbe invece il problema
delle molestie sessuali(1) che, sulla base delle esperienze
maturate dalle Forze Armate di paesi alleati, necessita sicuramente
di una maggiore sensibilizzazione, per evitare o almeno limitare la
diffusione del fenomeno e che lo stesso attecchisca anche da
noi.
Dal punto di
vista infrastrutturale è indispensabile una pianificazione delle
nuove costruzioni, terrestri navali e campali, che tenga conto
della massima versatilità e fungibilità di utilizzo per personale
dei due sessi in percentuali variabili e non rigide. Tale policy
deve essere tenuta presente in qualsiasi acquisizione o nella
scelta di dismissione degli immobili. Il servizio femminile è una
grande opportunità di rendere le Forze Armate più vicine ai
cittadini, salvaguardando le esigenze di sicurezza, ma non
trascurando al contempo il benessere del personale e la condizione
militare. Una pianificazione in tal senso renderà sempre più
appetibile e spendibile nel mondo del lavoro la "professione"
militare, catturando i più bravi che avendo la vocazione militare
non rinunceranno per motivi di convenienza economica o di vita ad
una professione stimata e apprezzata in molti paesi. In tale ottica
sarà inoltre possibile una maggiore osmosi con il mondo lavorativo
ricorrendo agli ausiliari ed ai volontari in quei gradi per i quali
alle Forze Armate serve il "numero" e fornendo loro, a termine
esigenza, maggiori sbocchi in altri settori lavorativi e/o crediti
formativi.
1. Premessa
Nel redigere il
presente studio ho inteso sintetizzare l'evoluzione normativa del
servizio militare femminile, fornendo al contempo un quadro
sintetico delle azioni portate avanti dalle Forze Armate per
l'inserimento del personale militare femminile. Il punto di
situazione delineato si è concentrato sulle modifiche
infrastrutturali già realizzate e quelle ancora necessarie, con
particolare riguardo alle sistemazioni di bordo che risultano più
complesse. La problematica infrastrutturale e alloggiativa
rappresenta un punto nodale per la corretta attuazione del servizio
militare femminile, nell'ambito del modello professionale. La
programmazione graduale degli arruolamenti rimane infatti vincolata
alla necessità di regolare la situazione alloggiativa in funzione
del corretto progressivo inserimento delle donne in una realtà
tradizionalmente maschile, in condizioni di lavoro particolari e in
sedi spesso disagiate.
2. Introduzione
L'ingresso
delle donne nelle Forze Armate ha rappresentato un cambiamento
epocale per il mondo militare e civile, ben inserendosi nella
trasformazione dello strumento militare da sistema misto a
professionale.
Il servizio
militare femminile in forma volontaria è stato infatti introdotto
in Italia con la legge 20 ottobre 1999, n. 380(2) che ha delegato
il Governo ad emanare uno o più decreti discendenti, sulla base di
alcuni principi e criteri direttivi: - assicurare la realizzazione
del principio delle pari opportunità nel reclutamento, nell'accesso
ai diversi gradi, qualifiche, specializzazioni ed incarichi; -
applicare al personale la normativa vigente per il personale
dipendente delle pubbliche amministrazioni in materia di maternità,
paternità e pari opportunità uomo-donna, tenendo conto del
particolare status del personale militare. L'obiettivo fissato è di
pervenire ad un'efficace integrazione del personale dei due sessi,
senza alcuna discriminazione o favoritismo, verificando
l'aggiornamento delle norme di tratto nei rapporti interpersonali
in ambito militare, anche in relazione ai comportamenti opportuni e
necessari a prevenire l'insorgere del fenomeno del mobbing e delle
molestie sessuali, per il quale non deve esserci alcuna
tolleranza.
Considerato il
carattere di norma "cornice" della legge 380/1999 istitutiva del
servizio femminile, il primo e più importante provvedimento
discendente che costituisce un riferimento indispensabile, per lo
studio della materia, è il decreto legislativo 31 gennaio 2000, n.
24(3) che ha disciplinato il nuovo servizio. Il fatto che
l'inserimento del personale militare femminile nelle Forze Armate
nazionali sia stato avviato durante la vigenza del modello misto di
difesa, caratterizzato dall'avvio del passaggio dal sistema di
reclutamento basato sulla coscrizione a quello fondato
esclusivamente sull'arruolamento volontario, ha una valenza
rilevante e costituisce uno dei processi di trasformazione più
significativi della politica militare e di sicurezza nazionale e
del loro rapporto con il Paese. Il servizio femminile è stato
ritenuto infatti un passo necessario prima del completamento della
riforma delle Forze Armate, iniziata con la riforma dei Vertici -
che ha dato corpo alla riarticolazione della struttura
organizzativa, operativa e tecnico-logistica delle Forze Armate in
un'ottica interforze (Joint) e compatibile con gli impegni
multinazionali (Combined) del paese - fino al "Nuovo modello di
difesa" introdotto con la legge 14 novembre 2000, n.33(4)
istitutiva del servizio militare professionale.
L'importanza
del corretto inserimento del personale femminile nelle Forze Armate
ha indotto il legislatore(5) a disporre che, per il futuro,
qualsiasi provvedimento normativo di attuazione del modello
professionale tenga conto delle esigenze del personale militare
femminile e dei principi contenuti nella legge istitutiva. È
previsto inoltre che il Parlamento venga aggiornato annualmente dal
Governo, sentito il Ministro della difesa, sullo stato di
attuazione del servizio militare femminile. La situazione
infrastrutturale delle Forze Armate è stata la prima ad essere
studiata, prima ancora dell'avviamento dell'introduzione delle
donne nel mondo militare. Tutte le infrastrutture e le sistemazioni
logistiche preesistenti, studiate ed ideate per un universo
maschile hanno dovuto subire degli adattamenti, delle
trasformazioni tali da essere compatibili con il loro scopo e allo
stesso tempo garantire la privacy, evitare eccessive promiscuità e
fornire sistemazioni autonome ma sostanzialmente uguali per uomini
e donne.
3. Il servizio militare femminile in Italia
L'opportunità
di consentire alle donne di prestare servizio militare, in forma
volontaria, in Italia soddisfa una esigenza di confronto del mondo
lavorativo militare con quello civile, in un'ottica di parità e
pari opportunità uomo/donna, consentendo inoltre di poter
compensare parzialmente le perdite di personale connesse con la
prossima sospensione della leva. Allo stesso tempo rappresenta
l'adeguamento dell'Italia agli standard delle altre nazioni
dell'Alleanza nel campo della difesa. Il quadro normativo
discendente dalla legge 380/1999 e dal decreto legislativo 24/2000,
ha inteso: - regolamentare i particolari requisiti somatici (misure
del limite di altezza) per l'arruolamento di donne militari(6); -
inserire le patologie femminili, corrispondenti alle analoghe
maschili, tra i motivi di inidoneità al servizio militare(7); -
fissare le percentuali massime di personale femminile da reclutare
ogni anno nei vari corpi e categorie, mediante decreti ministeriali
annuali (come meglio indicato nell'Allegato B); - istituire un
particolare comitato consultivo in ordine alle problematiche del
personale femminile(8).
La legge
istitutiva ha creato le premesse per l'ingresso a pieno titolo e
senza limiti di impiego e di carriera delle donne nel mondo
militare. Ma il complesso quadro normativo, partito dall'art.1
della legge 9 febbraio 1963, n. 66 ("L'arruolamento della donna
nelle Forze Armate è regolato da leggi particolari") è culminato
nei decreti discendenti dalla legge 380/1999 che hanno tenuto conto
delle esperienze di altri paesi, della realtà militare italiana,
della normativa generale che la regola e dei condizionamenti
infrastrutturali. Il reclutamento di personale militare femminile
è, come già detto, un elemento essenziale per la realizzazione del
modello professionale. Ma l'ingresso delle donne nel mondo militare
ha comportato e continuerà a comportare dei cambiamenti in continua
evoluzione che, seppure realizzati in maniera uniforme a carattere
interforze, debbono tenere conto delle realtà di ogni Forza Armata
che ha ideato in tal senso una propria linea strategica.
4. La situazione alloggiativa
Si è dunque
reso necessario rivedere le forme di reclutamento, le strutture
logistiche degli istituti di formazione e la preparazione del
personale inquadratore, provvedere alla risoluzione di problemi
logistici a terra e, per la Marina, sulle unità navali esistenti,
nonché la progettazione di navi nuove opportunamente attrezzate, la
considerazione di criteri d'impiego del personale e l'adozione di
tutte quelle misure, indicate dal legislatore o rese necessarie
dalle esigenze militari, inerenti ad un'organizzazione mista. Tutto
ciò in un'ottica di più difficile realizzazione, in ragione della
corretta aspirazione delle Forze Armate italiane di dotarsi di uno
strumento militare efficiente ed efficace, scevro da ogni forma di
discriminazione o di favoritismo nei confronti del personale
dell'uno o dell'altro sesso, tenuto conto delle implicazioni
derivanti dal crearsi di famiglie composte da almeno una donna se
non da entrambi i coniugi militari.
Esercito
La situazione
infrastrutturale è in linea di massima più che soddisfacente.
Infatti, gli standard abitativi minimi sono ampiamente rispettati
e, in alcuni casi, le modifiche infrastrutturali messe in atto per
il personale femminile hanno costituito stimolo per una elevazione
della qualità della vita di tutti i Quadri. Inoltre, l'Esercito sta
procedendo ad un adeguamento delle proprie infrastrutture secondo
una specifica pianificazione che tiene conto delle priorità di
alimentazione delle Unità, con standard infrastrutturali e
logistici identici per maschi e femmine. A livello di Istituti di
formazione sono state ultimate le sistemazioni infrastrutturali per
allievi ufficiali, allievi marescialli e volontari. Sono previste
per le donne sistemazioni logistiche in aree separate ma non
isolate, per non inficiare le possibilità di comunicazione e
partecipazione alle attività didattiche; comunque è esclusa la
possibilità di promiscuità. Sono in corso adeguamenti strutturali
volti ad incrementare le possibilità alloggiative per standard
femminili, che potranno prevedere per il 2005 l'apertura totale a
tale reclutamento.
Al riguardo, si
evidenzia che, attesa la natura storica dell'edificio presso il
quale insiste l'Accademia Militare (Palazzo Ducale di Modena), ogni
modifica infrastrutturale richiede il preventivo nulla-osta delle
competenti autorità. Sono inoltre in corso presso la Scuola
Sottufficiali di Viterbo adeguamenti infrastrutturali volti ad
incrementare le possibilità alloggiative per standard femminili che
potranno essere verosimilmente ultimati per il 2005. Per quanto
attiene il personale militare femminile di truppa, la formazione di
tale personale è condotta in un solo Reparto addestrativo (235° RAV
"Piceno" in Ascoli Piceno) che, attualmente, consente di ospitare e
quindi di reclutare 420 unità per ciascun ciclo formativo di tre
mesi. Considerando che il sistema di reclutamento prevede tre
"battute" annuali, sarà possibile formare un massimo di 1.260 unità
all'anno. Esistono inoltre problematiche alloggiative del personale
femminile di truppa anche presso i reparti operativi, per i quali
peraltro è in corso un progressivo adeguamento infrastrutturale
secondo un programma elaborato sulla scorta delle disponibilità
finanziarie stanziate dalla legge di bilancio.
Marina
Diverso il
discorso per quel che concerne la Marina in quanto caratterizzata
per lo più da un ambiente molto particolare: la nave. La situazione
logistica risulta pertanto notevolmente diversificata tra Istituti
di formazione, enti a terra operativi e non, diverse tipologie di
navi esistenti e progettazione di navi nuove. In Accademia Navale
si sono resi necessari alcuni interventi di adeguamento delle
strutture abitativo-logistiche per i Concorrenti di sesso
femminile, a cui sono stati assegnati 4 dormitori collettivi. Gli
alloggi destinati agli allievi donne sono stati ubicati in apposite
strutture, separati, ma non isolati da quelli dei colleghi maschi.
Non esistono differenze fra le tipologie alloggiative per allievi
uomini e donne se non nei bagni per donne, provvisti di sanitari
specifici (raccoglitori, bidet, ecc.). Per gli allievi donne dalla
2^ classe in poi e, analogamente per gli Ufficiali/Allievi donne a
Nomina diretta, le sistemazioni alloggiative sono a camerette a 4
posti, corredati di lavabi, ma con uso dedicato e separato di bagni
e docce, con apprestamenti del tutto uguali a quelli degli
uomini.
Si è reso
necessario separare alcune "aree" di camerette e rendere
indipendente il transito e l'accesso ai bagni e docce nei predetti
dormitori, per salvaguardare la reciproca intimità. In particolare,
gli interventi più importanti hanno riguardato: - l'installazione
di docce "a telefono" in un dormitorio (ed in piscina limitatamente
alla zona femminile); - la messa a punto di preesistenti bidet nei
dormitori femminili; - l'oscuramento, tramite pannelli opacizzanti
o strutture fisse (separé), delle zone femminili (nei dormitori, in
piscina, nel locale dove si effettua la prova vestiario, ecc.); -
la fornitura in tali aree di contenitori per assorbenti igienici; -
l'apposizione di cartelli con indicazioni riguardo alla presenza di
personale femminile e la definizione delle modalità per lo
svolgimento della cerimonia dell'Alza/Ammaina Bandiera (che prevede
il transito dei nocchieri diretti alla torre dell'orologio
attraverso uno dei dormitori femminili); - la previsione di un
dormitorio vuoto interposto fra le zone maschili e femminili; -
l'allestimento di locali igienici per il personale femminile a
Stadio, nel Palazzo Studi e nella Galleria Allievi; - la previsione
del rifornimento dello spaccio allievi di generi di uso femminile.
Nell'area del Campo a Massafra la dislocazione logistica preparata
dal personale del Reggimento San Marco prevedeva tende dormitorio,
servizi igienici (una serie di box) e shelter docce separate per
gli allievi donne. La sistemazione si è rivelata efficace.
Sulla Nave
Scuola Vespucci durante la sosta lavori precedente alla Campagna
2001 sono state effettuate le seguenti
ristrutturazioni/ridistribuzioni degli spazi interni: - creazione
sul Piano di Corridoio di un locale per allievi donne (4^ squadra)
dotato di 31 ganci per amaca, armadietti individuali e armadi
collettivi, ottenuto unificando l'ex-locale sottufficiali di
governo e l'ex-Cala accademia; - creazione sul Piano di Corridoio
di un locale per 3 Ufficiali Inferiori donna al posto del locale
stireria accademia; - ampliamento e messa a punto dell'ex-locale
igienico dei sottufficiali di governo sul Piano di Batteria,
adibito a locale igienico per allievi donne; - creazione, sul Piano
di Batteria in locale attiguo al precedente, di un servizio
igienico per gli Ufficiali donna, al posto di una Cala Elettrica; -
trasformazione dei due camerini per personale civile A.N. (non
usati nelle precedenti campagne) in locale sottufficiali di governo
A.N. per 4 persone. Le strutture alloggiative ricavate per il
personale femminile si sono dimostrate adeguate allo scopo(9).
Sicuramente
differente è la situazione per quel che riguarda le unità navali
operative, sulle quali bisogna considerare un problema di gestione
della obbligata promiscuità, per le quali si è già previsto che le
nuove costruzioni siano dotate di moduli abitativi di nuova
concezione; per contro è apparso del tutto non conveniente
modificare radicalmente le unità già in servizio in relazione agli
alti costi e alla tempistica dei lavori, ma in riferimento ai
progressivi e limitati ratei di immissione di donne (circa 10%
dell'equipaggio una volta a regime) l'imbarco si è reso fin dai
primi momenti (dopo aver sostenuto gli adeguamenti infrastrutturali
possibili) praticabile sulle Unità maggiori, dove è stato possibile
dedicare aree di vita adeguate (LLPPDD, Incrociatori "Garibaldi" e
"Veneto", Classe Ammiragli e Rifornitori, ecc.). La "policy" della
Marina è dunque di aver rivisto dove possibile gli standard
abitativi delle navi esistenti e di studiare per le navi nuove
soluzioni costruttive che permettano di soddisfare le maggiori
esigenze di privacy richieste da un equipaggio misto.
L'unica
difficoltà si intravede per i Sommergibili, dove gli spazi angusti
e le prolungate missioni impongono una convivenza molto ravvicinata
per lunghi periodi. Per quanto riguarda la campagna "velica"
d'istruzione estiva degli Aspiranti 3^ classe dell'Accademia
Navale, di sesso femminile, si è ritenuto in ragione della
situazione logistica, di programmarla esclusivamente su Nave Orsa
Maggiore che, rispetto a Nave Stella Polare e Capricia, è l'unica
con 3 camerini da sei posti ciascuno, tutti chiusi da una porta e
dotati di bagno con doccia, oltre agli alloggi del Comandante e del
"secondo". Tale sistemazione è apparsa ottimale per garantire il
rispetto della privacy per entrambi i sessi ed assicurare un minimo
di ridondanza in caso di avaria ad uno dei locali igienici. Sotto
il profilo infrastrutturale, è estremamente significativo rendersi
conto dell'importanza di creare delle condizioni adeguate,
soprattutto per quanto attiene alla disponibilità di moderni e
decorosi impianti sanitari.
Questa esigenza
risulta particolarmente gravosa per la Marina che, non potendo
ricorrere a costosi adeguamenti generalizzati, ha la necessità di
estendere con gradualità la presenza femminile sulle navi, ancorché
auspicata, mediante la progettazione sulle navi nuove di impianti
autonomi e locali separati gli uni dagli altri. Infatti è
preferibile creare locali autonomi che possano essere utilizzati
singolarmente o da piccolissimi nuclei dell'uno o dell'altro sesso
in modo da non creare sistemazioni logistiche per le donne
radicalmente diverse e migliori di quelle per gli uomini ma di
avere ambienti utilizzabili da tutti senza eccessiva promiscuità.
La linea strategica della Marina militare ha dovuto tenere conto,
in via preliminare, della necessità di provvedere agli adeguamenti
strutturali necessari che più semplici da realizzare a terra
risultano molto più complessi a bordo. È stato pertanto limitato,
in questa prima fase, l'imbarco delle donne alle navi più grandi,
capaci di essere adattate alla nuova realtà senza dover provvedere
a costose importanti modifiche strutturali.
Tuttavia sono
allo studio degli esperti i progetti per le navi di nuova
costruzione che devono avere locali separati in grado di accogliere
a bordo uomini e donne senza promiscuità. In tal senso la Marina,
sulla base della stringente normativa in materia(10), ha dovuto
individuare i criteri generali relativi all'arruolamento e
all'impiego delle donne nella F.A. Per quanto concerne le fasi di
reclutamento, la Marina non ha previsto alcuna prova particolare
per le donne, adottando prove selettive valide per i due sessi,
anche se chiaramente le visite psico-fisico-attitudinali devono
tenere conto dei nuovi limiti di altezza per le donne e dei motivi
di inidoneità al servizio militare che sono stati incrementati
rispetto al passato dalle possibili patologie femminili. Per
l'impiego del personale dei due sessi non sono previsti invece né
discriminazioni né favoritismi, ma si ritiene - sull'esperienza di
altre marine occidentali - che la presenza delle donne sulle navi
debba attestarsi sulla percentuale ottimale del 10%
dell'equipaggio. In tal senso, non sono previste misure restrittive
circa l'impiego delle donne nei vari settori ad eccezione, per il
momento, delle compagnie d'assalto del Reggimento San Marco, degli
incursori e dei sommergibili. L'attenzione della Marina è stata,
pertanto, focalizzata sull'adeguamento delle infrastrutture, sulla
possibilità di destinare personale femminile in numero e con
modalità adeguate sulle navi maggiori e sulla necessità di
prevedere nella costruzione di navi nuove moduli abitativi
autonomi.
Sotto tale
profilo, si sono resi inizialmente indispensabili numerosi
adattamenti infrastrutturali degli istituti di formazione(11) e,
per quanto necessario, di comandi/enti a terra. In tale ottica,
l'obiettivo principale è stato e continua ad essere quello di
creare delle condizioni adeguate, soprattutto in merito alla
disponibilità di moderni e decorosi impianti sanitari. Questa
esigenza risulta particolarmente gravosa per la Marina che, non
potendo ricorrere a costosi adeguamenti generalizzati, ha come già
detto la necessità di estendere con gradualità la presenza
femminile sulle navi, progettando su quelle nuove impianti autonomi
e locali separati gli uni dagli altri. È stato ritenuto infatti
correttamente preferibile creare locali autonomi, utilizzabili
singolarmente o da piccolissimi nuclei dell'uno o dell'altro sesso,
in modo da non creare sistemazioni logistiche per le donne
radicalmente diverse e migliori di quelle per gli uomini, ma
ambienti utilizzabili da tutti senza promiscuità, come già attuato
sulle nuove unità minori della classe Cigala Fulgosi.
Aeronautica
Gli Istituti di
formazione (Accademia Aeronautica di Pozzuoli, Scuola di Guerra
Aerea di Firenze e Scuola Allievi Marescialli di Caserta), che per
primi hanno accolto il personale femminile, hanno subìto i
necessari adeguamenti infrastrutturali con congruo anticipo. Per
gli allievi ufficiali dell'Accademia aeronautica è prevista una
sistemazione logistica in ala separata per gli allievi donne
(standards identici per allievi uomini e donne), che comunque non
inficia le possibilità di comunicazione e partecipazione alle
attività didattiche comuni; anche per gli allievi marescialli è
prevista una sistemazione degli allievi donne in ala separata,
mentre per gli ufficiali a nomina diretta, la sistemazione
logistica non crea problemi particolari essendovi presso la Scuola
di Guerra Aerea di Firenze camere doppie con bagno. Diversa è la
situazione presso gli Enti/Reparti periferici, in particolar modo
negli Stormi/Gruppi di volo dislocati su tutto il territorio
nazionale.
Essi
attualmente sono oggetto di specifici rifacimenti strutturali che
riguardano prevalentemente la configurazione alloggiativa,
improntata a criteri di modularità abitativa tali da consentirne
l'uso a personale di sesso diverso (camere, servizi igienici, corpi
di guardia, ambienti dove si effettuano turni h/24 e specifiche
aree operative). L'adeguamento infrastrutturale, non del tutto
terminato, è stato organizzato in modo da poter impiegare il
personale femminile in misura maggiore, "dilazionandone" però nel
tempo l'immissione. Carabinieri La situazione infrastrutturale
degli Istituti di istruzione limita la potenzialità ricettiva
specificamente destinata all'arruolamento del personale femminile,
ma la questione è ancora più rilevante rispetto alla struttura
dell'organizzazione territoriale che è imperniata su oltre 4.600
presidi capillarmente diffusi sul territorio nazionale, sovente
anche in località isolate e spesso con organico inferiore alle 10
unità. Proprio nella considerazione dell'elevato numero di immobili
(oltre l'80% dei quali in locazione da privati) e della difficoltà
di adeguarli a brevemedio termine per vincoli urbanistici o
indisponibilità dei proprietari, solo un ristretto numero di
caserme è stato adeguato per ospitare il personale femminile e
garantire una corretta qualità della vita.
L'adeguamento
infrastrutturale degli istituti di Istruzione e dei Reparti
dell'Arma per l'ingresso incondizionato delle donne nelle file
dell'Istituzione costituisce, anche in relazione agli elevati oneri
finanziari connessi, un obiettivo prioritario da perseguire nel
medio termine.
5. Aliquote massime di personale femminile
Il quadro di
situazione degli arruolamenti del personale femminile evidenzia una
programmazione graduale non solo sotto il profilo delle differenti
responsabilità, ma anche dal punto di vista numerico, in relazione
al decreto ministeriale che determina percentuali massime annuali
diversificate per corpi, ruoli e categorie(12). Tali percentuali,
secondo la Commissione nazionale per la parità e le pari
opportunità, dovranno essere gradualmente abolite, tuttavia le
Forze Armate hanno rappresentato in ambito interforze la necessità
che le donne debbano continuare ad essere arruolate con gradualità,
senza la paventata abolizione delle quote, al fine di consentire di
risolvere tutte le problematiche logistiche ed infrastrutturali e,
in particolare per la Marina, di attestarsi su valori di presenza
femminile sulle navi in linea con gli altri paesi (10%
dell'equipaggio) evitando comunque di imbarcare un numero troppo
esiguo di donne sulla stessa unità, per non incorrere nei casi di
isolamento già verificatisi in altre marine (es: Spagna).
Allo stato
attuale, i primi concorsi aperti ai due sessi hanno avuto un
successo quantitativo e qualitativo e si stanno assestando, dopo
gli iniziali entusiasmi, sulle percentuali fisiologiche delle altre
nazioni. Il mantenimento delle aliquote di personale femminile
arruolabile consente di programmare con gradualità i reclutamenti
in relazione alla corretta alimentazione dei ruoli ed alle relative
piramidi organiche. Alcune varianti in corso d'opera saranno
sicuramente necessarie e - nonostante che le norme di stato
giuridico siano uguali per uomini e donne e che la normativa,
raccolta di recente in un testo unico(13) sulla maternità e
paternità nella pubblica amministrazione, sia estesa ai militari
fatte salve particolari esigenze - si è reso necessario proporre a
livello tecnico una norma speciale per il personale imbarcato che,
non appena comunicato lo stato di gravidanza e, fatti salvi i
congedi obbligatori, deve essere impiegato, fino a sette mesi dopo
il parto, in sole mansioni d'ufficio o avviato a corsi di
aggiornamento(14). Comunque, essendo stata prevista una parità di
trattamento uomo-donna senza eccezioni di sorta in materia di
accesso ai diversi corpi/ruoli/categorie e gradi e di avanzamento,
è stato ritenuto opportuno disciplinare la progressione in
carriera, in relazione ai periodi di astensione obbligatoria e
facoltativa per maternità e paternità, naturale e adottiva.
In particolare,
i periodi di astensione obbligatoria sono ritenuti completamente
validi ai fini della progressione in carriera, in relazione alla
relativa incidenza temporale, fatta salva la necessità di assolvere
gli obblighi di comando/attribuzioni specifiche e imbarco. Per
quanto attiene invece ai periodi di astensione facoltativa, le
eventuali assenze danno diritto alla conservazione del posto e sono
computabili ai soli fini dell'anzianità economica e previdenziale
di servizio. Peraltro, atteso che tali periodi possono prolungarsi
fino all'ottavo anno di vita del bambino e sussistendo la necessità
di salvaguardare l'acquisizione di quella esperienza professionale
e di servizio, indispensabile per abilitare il personale
all'idoneità al grado superiore, anche in questo caso l'incarico
ricoperto cessa in coincidenza del trascorrere del sessantesimo
giorno continuativo di assenza. Per quanto riguarda in particolare
la Marina, si rammenta che l'impiego del personale militare
femminile è al momento escluso tra gli incursori, nel Reggimento
San Marco (compagnie d'assalto) e sui sommergibili (e relative
categorie dei sottufficiali: IN/SMG/SDI/SUB/ ANF/BSM).
Con l'avvio del
professionale (L. 331/2000 e D.Lgs. 215/2001) è stata introdotta la
nuova categoria degli ufficiali ausiliari, tra i quali sono
compresi gli ufficiali in ferma prefissata (reclutabili dal
1.1.2003 con ferma di 30 mesi, rinnovabile per ulteriori 12), delle
forze di completamento(15) e dei piloti in ferma dodecennale.
L'arruolamento di tali ufficiali è previsto per gli appartenenti ai
due sessi, consentendo quindi l'allargamento del possibile bacino
di alimentazione del personale femminile. A fattor comune giova a
questo punto rammentare che le aliquote massime di personale
femminile da reclutare sono stabilite ogni anno, con decreto
ministeriale, distinte per FA, corpo, ruolo, categoria e
specialità, e si aggirano tra una percentuale del 20/30% ed una del
100% per talune tipologie. Tali aliquote sono state introdotte in
via transitoria e se ne prevede in futuro l'abbattimento in
un'ottica di pari opportunità, pur riconoscendosi la necessità
dell'organizzazione militare di armonizzare le attuali capacità
ricettive degli istituti formativi e dei comandi/enti di impiego di
avere a disposizione, per i reclutamenti ordinari,
istruttori/consiglieri donna in grado di coniugare un'adeguata
capacità didattica con un'azione di comando più vicina alle
peculiarità psico-fisiche femminili ed infine di prevenire le
problematiche che potrebbero insorgere con un'immediata apertura a
tutti i livelli di reclutamento.
Per quanto
riguarda più in particolare la Marina, considerate le sue
peculiarità, è stata rappresentata la necessità di mantenere una
aliquota massima media assorbibile di personale femminile non
eccedente la soglia del 20%. Tale scelta non è una preclusione di
principio ma è motivata da oggettive difficoltà della FA
riconducibili a tre elementi fondamentali: impiego, linea operativa
ed infrastrutture. Infatti tutti i corpi, ad eccezione delle
capitanerie di porto (che hanno comunque una loro specifica linea
operativa navale ed aerea) hanno obblighi di imbarco che vanno da
un massimo di 10 anni ad un minimo di 4, valori spesso superati
nella pratica routine dell'impiego degli ufficiali di Marina. La
peculiarità dell'impiego a bordo, soprattutto per ciò che attiene
l'ambiente nave in senso lato, comporta la necessità della massima
adattabilità del singolo e l'esistenza di requisiti che non
consentono l'assorbimento di un numero non contingentato di
personale femminile.
Tale concetto
rende indispensabile l'esame obiettivo e sensato dell'impiego sulle
navi del personale femminile, individuando congrui moduli d'impiego
che ne consentano la piena efficacia e la corretta integrazione,
evitando spiacevoli forme di emarginazione; infatti, sulla base
dell'esperienza di altre marine, per avere risultati soddisfacenti
e piena integrazione l'aliquota ottimale di donne si deve attestare
su circa il 10% dell'equipaggio.
6. Conclusioni
Il quadro
complessivo delineato ed i primi risultati "sul campo" consentono
di affermare che la legge istitutiva del servizio militare
femminile, unitamente ai provvedimenti normativi discendenti,
risponde allo stesso tempo alle aspirazioni femminili ed alle
esigenze delle Forze Armate. La corretta applicazione dei principi
di parità di trattamento, nel senso delineato nel presente studio,
è il presupposto per una corretta gestione del personale dei due
sessi. Naturalmente i progetti iniziali sono i più delicati e
richiedono un'informazione di tutto il personale affinché
l'inserimento del personale femminile al pari di quello maschile
possa diventare un unico processo caratterizzato da una naturalezza
"controllata", nel senso di una condivisione dei principi
ispiratori della normativa e del buon senso, in grado di
valorizzare gli aspetti positivi e di smussare le inevitabili
difficoltà. Per riassumere le azioni intraprese dalle Forze Armate,
si può affermare che a tutt'oggi sono state: - apportate modifiche
alle infrastrutture degli istituti di formazione e, laddove
possibile, ai locali logistici delle navi già in servizio; -
realizzate le uniformi femminili, limitando all'indispensabile ogni
forma di differenziazione non giustificata da motivi di opportunità
e funzionalità; - previste nelle nuove costruzioni navali aree
idonee ad accogliere personale di ambo i sessi; - per la Marina,
aggiornate le "norme di tratto", distribuite norme di linguaggio
con le denominazioni dei gradi del personale dei due sessi,
approvate le direttive ai Comandanti delle unità ad equipaggio
misto ed una guida all'imbarco del personale militare
femminile.
In conclusione,
"l'ingresso delle donne è una rivoluzione culturale di libera
scelta nelle pari opportunità tra cittadini e cittadine.
Partecipando al rischioso lavoro di prevenzione dei conflitti,
mantenimento e ristabilimento della pace, le donne possono
contribuire con la loro cultura all'impiego di forze al servizio
della libertà dalla paura, dall'oppressione e dal bisogno"(16). Al
personale femminile deve essere assicurata dunque l'effettiva
applicazione dei principi propri del mondo militare, in modo da
assicurare concretamente una pari opportunità di impiego e di
progressione di carriera. È pertanto indispensabile che a tutti i
livelli di comando il personale in servizio sia gestito in modo da
evitare qualsiasi discriminazione o favoritismo. Deve essere
evitata inoltre qualsiasi forma di "aiuto" non necessario e di
cavalleria nei rapporti di servizio, in modo da escludere che il
personale femminile possa apparire "debole" e non adeguato ai
compiti ed ai doveri del grado. Così come non si deve in alcun modo
privilegiare la visibilità del personale femminile rispetto alle
effettive presenze o nei rapporti gerarchici, per fugare ogni
possibile risentimento che, è bene ricordare, può essere causato
anche da atteggiamenti in apparenza inoffensivi o da
disinformazione.
Certamente, gli
standard di efficienza operativi minimi devono essere ugualmente
raggiunti dal personale dei due sessi, ma non si deve tuttavia
dimenticare che esiste una fisiologica differenza tra di loro che,
se ignorata, può avere degli effetti negativi sulla salute e sul
morale dei militari dipendenti nonché sull'operatività degli
stessi. Nella consapevolezza che non risulta possibile limitare o
agevolare i rapporti tra il personale, in un'ottica di
efficienza/efficacia dei comandi/enti, è necessario individuare un
profilo comportamentale che regoli i rapporti interpersonali per
armonizzarli al corretto assolvimento dei compiti assegnati. In
tale ottica, se naturalmente non è possibile vietare la nascita di
relazioni anche strette tra i militari, è comunque doveroso
impedire che queste relazioni interferiscano con i compiti
istituzionali delle Forze Armate e quindi con la funzionalità dei
comandi/enti. Una prima indicazione in tal senso è contenuta nelle
citate direttive ai comandi di unità navali ad equipaggio misto.
Diversa e più delicata trattazione richiederebbe infine il problema
delle molestie sessuali(17) che, sulla base delle esperienze
maturate dalle Forze Armate di paesi alleati, necessita sicuramente
di una maggiore sensibilizzazione, per evitare o almeno limitare la
diffusione del fenomeno e che lo stesso attecchisca anche da
noi.
La soluzione
individuata a livello interforze di far riferimento al Comandante
di Corpo, non sarà sufficiente a garantire spontaneità e anonimato
di chi dovrà denunciare ed evitare che tali aberranti comportamenti
possano nuocere alla serenità dell'individuo e al corretto
svolgimento del servizio; si auspica pertanto di poter adottare al
più presto una soluzione simile a quella di molti paesi alleati,
già presente da noi a livello di società civile (consultori e
servizi quali "telefono blu"). Si tratta di una problematica che
può avere risvolti drammatici e quindi, secondo le indicazioni
Nato, si deve avere una tolleranza pari a zero, evitando però forme
di strumentalizzazione.
(*) - Contrammiraglio,
Frequentatore della 55^ sessione dell'Istituto Alti Studi della
Difesa.
(1) - "Le molestie sessuali sono considerate discriminazione
fondata sul sesso sul luogo di lavoro in presenza di un
comportamento indesiderato a carattere sessuale avente lo scopo o
l'effetto di ledere la dignità di una persona e/o di creare un
ambiente intimidatorio, ostile offensivo o molesto, in particolare
quando il rifiuto o la sottomissione di una persona a tale
comportamento vengono usati come base di una decisione che
interessa questa persona"(direttiva europea 2001).
(2) - Delega al Governo per l'istituzione del servizio militare
volontario femminile.
(3) - Disposizioni in materia di reclutamento su base volontaria,
stato giuridico e avanzamento del personale militare femminile
nelle Forze Armate e nel Corpo della Guardia di Finanza, a norma
dell'articolo 1, comma 2, della legge 20 ottobre 1999, n.
380.
(4) - Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n.269
del 17.11.2000.
(5) - Cfr. la citata legge 331/2000.
(6) - DPCM 16 marzo 2000, n. 112 (Regolamento concernente le misure
di altezza per il reclutamento nelle Forze Armate): a) per gli
ufficiali, sottufficiali, e volontari di truppa non inferiore a
metri 1,65 per gli uomini e a metri 1,61 per le donne e,
limitatamente al personale della Marina, non superiore a metri
1,95; b) per gli ufficiali piloti della Marina e per gli ufficiali
del ruolo naviganti normale e speciale dell'Aeronautica: non
inferiore a metri 1,65 e non superiore a metri 1,90; c) per gli
ufficiali dei Carabinieri: non inferiore a metri 1,70 per gli
uomini e a metri 1,65 per le donne.
(7) - DM (Difesa) 4 aprile 2000, n. 114 (Regolamento recante norme
in materia di accertamento dell'idoneità al servizio militare). Il
provvedimento ha sostanzialmente confermato le procedure e le
patologie vigenti, opportunamente incrementate in relazione a
quelle femminili (mammella ed apparato urogenitale
femminile).
(8) - DM (Difesa) 19 giugno 2000 (Istituzione del Comitato
Consultivo del capo di Stato maggiore della Difesa e del comandante
Generale della Guardia di finanza) composto da 7 membri indicati
dal Ministero della Difesa (2 ufficiali Generali e 5 Dirigenti
donne) 4 membri dal Dipartimento delle pari opportunità (Dirigenti
donne) ed un membro dal Ministero delle finanze, con compiti di
indirizzo e coordinamento in ordine alle problematiche relative al
personale militare femminile.
(9) - Il rapporto numero servizi igienici/allievo è identico per
allievi uomini e donne, tuttavia almeno un servizio W.C.,
suppletivo è auspicabile per le specifiche esigenze femminili. La
presenza di un lavabo di grandi dimensioni in locale docce Allievi
donne e la contemporanea presenza di un essiccatoio ha indotto il
Comando Classe ad autorizzare gli Allievi donne che lo chiedessero
a lavarsi da sole la biancheria intima, non essendo state
intraviste motivazioni contrarie a tale concessione e consentendo
di fatto una leggera diminuzione del lavoro per la lavanderia
stessa.
(10) - Principi di parità e pari opportunità uomo/donna,
applicazione della normativa sulla maternità/ paternità con
correttivi "militari".
(11) - In Accademia navale, ad esempio, l'ex Palazzina IGM è stata
femminilizzata.
(12) - Cfr. Allegato B.
(13) - L. 8 marzo 2000, n.53 (Disposizioni per il sostegno della
maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla
formazione e per il coordinamento dei tempi delle città); D.Lgs. 26
marzo 2001, n.151 (Testo unico delle disposizioni legislative in
materia di tutela e di sostegno della maternità e della paternità,
a norma dell'articolo 15 della L.53/2000).
(14) - Norma da veicolare nel primo provvedimento utile (c.d.
Professionale 2). Proposta riportata integralmente in Allegato
C.
(15) - Reclutabili, in relazione a particolari esigenze correlate
con missioni internazionali, tra gli ufficiali di complemento ed in
ferma prefissata congedati e richiamabili in servizio per un
anno.
(16) - Da: Ministero della Difesa, Nuove Forze per un nuovo secolo,
Libro bianco, Paragrafo XLIV, 2001.
(17) - "Le molestie sessuali sono considerate discriminazione
fondata sul sesso sul luogo di lavoro in presenza di un
comportamento indesiderato a carattere sessuale avente lo scopo o
l'effetto di ledere la dignità di una persona e/o di creare un
ambiente intimidatorio, ostile offensivo o molesto, in particolare
quando il rifiuto o la sottomissione di una persona a tale
comportamento vengono usati come base di una decisione che
interessa questa persona" (direttiva europea
2001). |