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1.
Premessa
Gli avvenimenti dell'11 settembre
hanno riproposto prepotentemente il tema della "sicurezza".
Infatti, le rinnovate istanze terroristiche hanno addirittura
spinto molti esperti di scienze strategiche a preconizzare una vera
e propria età del terrorismo(1), ovviamente riadeguata ai tempi e
con affinamento delle tecniche, degli strumenti, degli obiettivi,
ma non della strategia di fondo, diretta a minare il senso di
sicurezza comune. In tale contesto, lo scopo manifesto dell'azione
dei gruppi del terrore è la spinta verso il timore collettivo che
travalichi quindi i confini dell'insicurezza individuale, mettendo
così in discussione le capacità degli apparati istituzionali di
scongiurare pericoli per l'incolumità sociale. Si assiste inoltre
alle altisonanti denunce dei mezzi di comunicazione in cui si
mescolano fascinazione e panico che innescano una sorta di reazione
a catena nelle quali l'opinione pubblica di tutto il mondo vede da
una parte la capacità e la forza organizzativa del terrore e di
contro il fallimento delle Istituzioni preposte alla sicurezza dei
cittadini. Oggi, l'esponenziale evoluzione globale del crimine
parallela a quella della Società ha comportato il necessario
ripensamento delle categorie repressive e la contestuale
rivisitazione delle tecniche di tutela(2).
Chi opera nel settore della
sicurezza, ha la necessità di dare una risposta unitaria alla
fenomenologia su cui si trova ad intervenire e che soddisfi,
quindi, sia le esigenze di contrasto al terrorismo sia quelle di
contrasto ad una criminalità sempre più intelligente ed
internazionale; l'operatore di polizia ha bisogno pertanto non solo
di un quadro normativo adeguato ma anche di strumenti efficaci e la
biometria si propone oggi come uno di questi. Attualmente, il
dibattito circa l'utilizzo della tecnologia biometrica è aperto a
livello sia politico sia scientifico soprattutto negli Stati Uniti,
maggiormente sensibili dopo l'11 settembre ai risvolti pratici di
tali applicazioni che già vengono utilizzate per esempio nei grandi
aereoporti. Tuttavia, anche in Europa dove la Commissione di
Bruxelles ha intenzione di utilizzare i dati biometrici nella lotta
all'immigrazione clandestina, si comincia a parlarne fattivamente.
Per il comune pensare le immagini sono il modo attraverso il quale
catturare la realtà, ma in ambito scientifico esiste un'altra
lettura, che è quella della Computer Science, ed oggi la tecnologia
delle immagini digitali può rappresentare il migliore deterrente al
terrorismo se utilizzata insieme alle ricerche scientifiche
relativamente alla biometria ed all'intelligenza
artificiale(3).
2. La biometria, tecnologia delle
immagini come risposta deterrente al terrorismo
A metà strada fra la scienza pura e
la tecnologia applicata, la biometria(4) si occupa di capire come
alcune caratteristiche del corpo umano, uniche per ciascun
individuo, possano essere utilizzate come strumento di
riconoscimento personale. La natura, infatti, ha fatto un lavoro
straordinario: ci ha creato tutti uguali e, contemporaneamente,
tutti diversi. Tutti noi abbiamo la stessa struttura (occhi,
braccia, cuore, gambe, peli...), ma il viso, la voce, gli
atteggiamenti, le impronte digitali e della mano, la grafia,
l'iride, etc. sono elementi unici che sono riscontrabili in nessuno
altro simile. Da una decina d'anni, grazie alla disponibilità di
computer con performances sempre migliori, alcune caratteristiche
del corpo possono essere rilevate, classificate e usate come mezzo
di riconoscimento. Come è stato anzidetto, la biometria può essere
definita come biologia quantitativa: essa consente di stabilire
relazioni tra le osservazioni, cui seguono le generalizzazioni per
descriverle ed infine la assunzione per deduzione dei principi
teorici per interpretarle.
La biometria nel corso dei secoli si
è sempre più orientata verso quelle caratteristiche del corpo umano
che possano essere identificative di un singolo individuo. Esistono
molte caratteristiche biometriche che possono essere rilevate.
Tuttavia, la rilevazione automatizzata ed il confronto
automatizzato con dati immagazzinati in precedenza prevede che le
caratteristiche biometriche possiedano le seguenti proprietà: -
Invariabilità delle proprietà: cioè la costanza per un lungo
periodo di tempo; - Misurabilità: le proprietà devono poter essere
rilevate in condizioni normali; - Singolarità: le caratteristiche
devono avere proprietà sufficientemente uniche da permettere di
distinguere una persona da qualsiasi altra; - Accettabilità:
l'acquisizione di tali caratteristiche deve essere possibile per
un'ampia percentuale della popolazione; - Riducibilità: i dati
acquisiti devono poter essere riassunti in un file di facile
gestione; - Affidabilità: il procedimento deve garantire un grado
elevato di affidabilità e di riproducibilità; - Privacy: il
procedimento non deve violare la privacy della persona. Date queste
proprietà, il numero di caratteristiche biometriche utilizzabili si
riduce significativamente.
Altre caratteristiche, come per
esempio il peso, le dimensioni, il colore degli occhi e dei capelli
e proprietà speciali, riscontrabili nei passaporti, non possono
essere utilizzate poiché non soddisfano criteri come la
singolarità, la misurabilità o l'invariabilità. La biometria,
dunque, in primo luogo, esamina tutti questi dati fisionomici
(legati alle caratteristiche anatomiche e di comportamento di un
individuo) andando a evidenziare quelle particolarità, spesso
minuscole, che ci rendono unici al mondo; quindi stimola la
tecnologia a creare strumenti appropriati per far diventare tali
peculiarità la "chiave" necessaria e indispensabile per aprire una
porta, avviare la propria automobile, accedere a un computer,
utilizzare i servizi del bancomat o di altre reti telematiche, ma
soprattutto in ambito governativo o di polizia sono uno strumento
insostituibile per individuare ad esempio un individuo da seguire
in un aeroporto poiché considerato pericoloso.
Apparentemente un tale sistema
potrebbe sembrare futuristico; il caso o la fortuna invece hanno
fatto sì che le ricerche relativamente all'analisi avanzata,
automatizzata ed intelligente delle immagini nell'ambito della
ricerca scientifica in fisica nucleare ed in astrofisica ponessero
con qualche anno di anticipo quelle problematiche computazionali
che oggi concernono la sicurezza internazionale, la riduzione dei
crimini, l'individuazione di soggetti potenzialmente pericolosi e
conseguentemente il riconoscimento di azioni criminose in atto e
dei loro autori già schedati negli archivi delle FF.PP.
3. La biometria delle impronte
digitali
L'uso delle impronte digitali come
strumento di autenticazione e/o di firma di un documento è
particolarmente antico(5). I primi sistemi automatici per il
riconoscimento di impronte digitali furono sviluppati nel 1950
dall'F.B.I. in collaborazione con il National Bureau of Standards,
con il Cornell Areonautical Laboratory, e con la Rockwell
International Corp. Per il giudizio di comparazione fra due
impronte digitali si ha come metodo quello del numero di "punti di
riferimento" uguali fra le due impronte(6). La domanda che ci si
pone è come si possa effettuare un test sulle impronte digitali
utilizzando le nuove tecnologie. La risposta è estremamente
semplice, visti gli sviluppi tecnologici; infatti, è sufficiente la
realizzazione di un sistema software basato sull'analisi
dell'immagine e di sensori-scanner(7) per l'acquisizione delle
immagini dell'impronta. Tali sistemi, inoltre, se architettati
correttamente permettono di tenere conto anche delle diverse
condizioni in cui l'impronta viene acquisita. Tuttavia si
verificano delle differenze tra acquisizioni successive della
stessa caratteristica e le principali cause sono: - variazioni
sopravvenute nella caratteristica biometrica (ad esempio tagli o
escoriazioni nelle impronte digitali); - errato posizionamento
rispetto al sensore di acquisizione; - salienti variazioni
dell'ambiente di acquisizione (variazioni di illuminazione,
temperatura, umidità, etc.).
Risulta quindi necessario attribuire
alla frase "due caratteristiche biometriche coincidono" il
significato di "sono sufficientemente simili" ed essere coscienti
che, anche se molto raramente, il sistema può commettere errori. La
probabilità con cui si verificano tali errori è espressa da due
parametri legati tra loro: - FRR (False Rejection Rate): è la
frequenza dei falsi rifiuti e specifica la frequenza con la quale
il sistema rifiuta ingiustamente individui che sono autorizzati
all'accesso(8); - FAR (False Acceptance Rate): è la frequenza delle
false accettazioni, e specifica la frequenza con cui il sistema è
ingannato da estranei che riescono ad essere autorizzati, pur non
avendo diritto di accesso. Questo tipo di errore è sicuramente più
grave. Il grado di sicurezza di un sistema biometrico può essere
impostato dall'organo competente agendo sulla soglia di sicurezza,
che stabilisce quanto stringenti debbano essere i requisiti di
somiglianza delle caratteristiche biometriche.
I due parametri FRR e FAR sono
infatti funzione di tale soglia(9). Qui di seguito, introdurremo
alcuni elementi di anatomia dell'impronta digitale. Un'impronta
digitale è costituita da un insieme di linee dette ridge line o
creste, che scorrono per lo più in fasci paralleli, che a volte si
intersecano, formando un disegno denominato ridge pattern.
Nell'analisi della struttura delle impronte digitali ricorre anche
il termine flow line o linea di flusso: si tratta di un'ipotetica
linea che corre parallelamente ad un insieme di creste contigue.
L'andamento delle ridge line può essere efficacemente descritto
dall'immagine direzionale, che è una matrice i cui elementi sono
vettori non orientati ottenuti tramite la sovrapposizione di una
griglia a maglia quadrata all'immagine dell'impronta. Ogni vettore
è posto in un nodo della griglia e ha direzione parallela a quella
della flow line che attraversa il medesimo.
In altre parole questi vettori
denotano l'orientazione della tangente alle ridge line in
corrispondenza dei nodi della griglia. Esaminando accuratamente
l'andamento delle creste si possono notare delle regioni in cui
esse assumono andamenti particolari: curvature accentuate,
terminazioni o biforcazioni frequenti. Queste zone sono dette
singolarità o regioni singolari e sono riconducibili a tre
tipologie distinte: - core o (loop): caratterizzate da un insieme
di creste che hanno un andamento ad U; - whorl: caratterizzata da
una struttura ad U; - delta: caratterizzate da creste che delineano
una struttura a forma di delta. Ad un'analisi più approfondita, si
possono osservare altre caratteristiche fondamentali delle impronte
digitali: queste micro-singolarità, chiamate minutiae o
caratteristiche di Galton, sono principalmente biforcazioni o
terminazioni delle ridge line e sono molto importanti per la
discriminazione delle impronte. Infatti, esse rappresentano i punti
in cui si ha un comportamento anomalo delle ridge line in cui ogni
minuzia può essere descritta come un vettore con un attributo che
ne descrive il tipo(10).
I sistemi automatici di verifica e
riconoscimento considerano, generalmente, le sole terminazioni e
biforcazioni, perché tutte le altre minutiae possono essere
ricostruite tramite varie configurazioni di queste. Allo stato
attuale, da un punto di vista computazionale, in ambito scientifico
ed applicativo, esistono tuttavia diversi approcci metodologici ai
sistemi AFIS (Automatic Fingerprint Identification Systems)(11).
Infine, per migliorare le prestazioni, soprattutto quando si lavora
con grandi database di sistemi automatici da interrogare in tempo
reale, è possibile ricorrere ad una combinazione di più tecniche di
verifica(12).
4. La biometria facciale
Altre impronte biometriche sono
quelle realizzate utilizzando le tecniche per il riconoscimento
facciale. Sulla faccia sono essenzialmente riscontrabili due tipi
di caratteristiche: caratteristiche olistiche (dove ogni tratto è
caratteristica dell'intero volto) e caratteristiche parziali (come
il naso, la bocca, etc.)(13).
Le tecniche delle caratteristiche
parziali prendono delle misure su molti punti cruciali del volto,
laddove le tecniche delle caratteristiche olistiche trattano il
volto come un insieme. Questi sistemi, dati dalle immagini ferme o
video di una scena, consentono di identificare una o più persone
presenti, utilizzando dei database, che contengono dei volti
immagazzinati. Il procedimento prevede che in una prima fase si
segmenta una determinata scena, all'interno di più scene in
disordine, poi si procede alla estrazione delle caratteristiche
della regione facciale - utilizzando una delle due metodiche sopra
indicate - e infine si perviene alla decisione che può riguardare
la identificazione, il riconoscimento o la categorizzazione di una
persona. Vale la pena citare due sistemi classici per il
riconoscimento facciale. Il meno recente è un sistema di
riconoscimento di immagini statiche, denominato Photobook, che
utilizza un metodo statistico detto PCA, acronimo di Principal
Component Analysis, sviluppato dal MIT di Boston.
Il PCA interpreta la faccia come "un
punto in uno spazio n-dimensionale (spazio delle immagini) e la
proietta su un nuovo spazio attraverso una trasformazione lineare
che massimizza la "varianza" delle facce". Il sistema individua ed
acquisisce le caratteristiche discriminanti dell'intero volto, le
memorizza nel database e le confronta con le altre immagini
acquisite, esprimendo conclusivamente un giudizio di somiglianza
con una o più immagini acquisite nel database. Altro sistema è il
Local Component Analysys (LCA), attraverso il quale si cerca di
operare il riconoscimento automatico dei volti in immagini sia
statiche sia di movimento, indipendentemente dalle condizioni di
variabilità della scena e della faccia. Quest'ultimo sistema trova
applicazione nelle investigazioni di polizia, funzionali ad
individuare gli autori di un reato, ripresi da una telecamera a
circuito chiuso (banche, supermarket, uffici postali).
Negli ultimi anni, in relazione alle
necessità internazionali, si stanno diffondendo sistemi
automatizzati e real-time particolarmente sofisticati che hanno
l'obiettivo di identificare una classe di individui ritenuti
pericolosi, piuttosto che riconoscerli esattamente(14). Il motivo
di avere dei sistemi di identificazione di possibili candidati
pericolosi nasce dalla necessità di effettuare una pre-selezione di
individui da tracciare o seguire in aree ad alta densità dove vi è
un numero limitato di agenti.
5. La biometria dell'iride
La storia dell'iridologia affonda le radici nel passato più
lontano, visto che già i cinesi duemila anni prima di Cristo e i
sacerdoti Caldei avevano considerato l'importanza dell'occhio nei
loro scritti di scienza. Ma è solo nell'ottocento che l'iridologia
trova nel medico ungherese Ignaz von Peczely il primo dei veri
appassionati studiosi della topografia dell'iride che nel ventesimo
secolo si svilupperà come scienza iridologica.
L'iridologia è una scienza basata
sulla "lettura della morfologia e del cromatismo dell'iride" come
fonte di informazioni relative all'intero organismo, riguardo
aspetti psichici e fisici, sia normali sia patologici, di natura
ereditaria, costituzionale od acquisiti. L'indagine iridologica
permette quindi di delineare un quadro completo del soggetto
esaminato che comprende caratteristiche e condizioni generali
(personalità, vitalità, difese immunitarie, stress ecc.) e
condizioni di singoli apparati ed organi, patologie pregresse e
patologie in atto. Il bulbo oculare è costituito da tre strati
sovrapposti di tessuto: la parte più esterna viene chiamata sclera,
ed è quella che comunemente viene detta "bianco degli occhi"; al
centro della parte anteriore della sclera è situata la cornea, che
è un tessuto trasparente e non vascolarizzato che fa parte della
sclera, la quale ha il compito di consentire il passaggio dei raggi
luminosi. La seconda membrana, che si trova al di sotto della
sclera, assume il nome di coroide e nella sua parte centrale
anteriore, in una zona che corrisponde anatomicamente alla
collocazione della cornea, dà forma all'iride, tessuto che è
fortemente vascolarizzato ed innervato. Il terzo strato, il più
interno, è la retina che è sensibile alla luce che trasforma in
segnali elettrici i quali, inviati al cervello tramite il nervo
ottico, ci consentono di vedere.
L'iride è una struttura circolare,
posta dietro la cornea ed anteriormente al cristallino; al centro
dell'iride si trova un'apertura circolare, la pupilla, che permette
il passaggio dei raggi luminosi e ne regola l'intensità per mezzo
dei muscoli ciliari, i quali fanno parte dell'iride e che
consentono i movimenti di apertura e chiusura della pupilla.
L'iride ha un diametro di circa 12 millimetri ed uno spessore medio
di 0,3 millimetri, che non è uniforme su tutta la sua superficie.
Essa è anatomicamente suddivisa in due parti concentriche, l'iride
pupillare, quella più interna, e l'iride ciliare, all'esterno. Da
quanto detto si può affermare che l'iride sia lo specchio della
nostra collettività con tutte le sue differenze e singolarità.
Proprio per tali singolarità, tra le tre metodiche analizzate è la
più sicura da utilizzare(15).
6. Conclusioni
Il tema trattato è vasto e fitto di
connessioni interdisciplinari e tale trasversatilità rende
l'argomento obiettivamente complesso e non esauribile in questi
pochi paragrafi. La volontà che sottende questo testo è
sostanzialmente divulgativa e tesa a sensibilizzare sulle
potenzialità della biometria e del contributo che tale scienza può
dare alle investigazioni scientifiche e al comparto sicurezza in
generale, sia esso di polizia che prettamente militare, quale
l'intelligence. L'analisi automatizzata di grandi quantità di
immagini richieste, ad esempio, dagli attuali AFIS (Automatic
FingerPrint Identification System) è una tecnologia ad oggi
posseduta da pochissimi gruppi di ricerca scientifica che sono
pronti a dare il loro contributo affinché il grado di sicurezza
possa essere tale da migliorare le condizioni di vivibilità della
nostra epoca ed aiutare le forze dell'ordine a ridurre i crimini e
ad individuare gli eventuali trasgressori. Grazie all'indagine
biometrica - sia essa il volto, l'iride o l'impronta digitale -
l'immagine viene trasformata in un codice (fingercode) con il quale
sarà possibile effettuare confronti molto veloci tra numeri
piuttosto che tra immagini.
Tale codice vive in un iperspazio
probabilistico a dimensioni non intere e metriche non euclidee, la
cui complessità è molto alta, così come la capacità di effettuare
identificazioni veloci su grandi database. In questo modo
l'impronta biometrica di un individuo diventa un punto in uno
spazio di probabilità. I sistemi biometrici attualmente studiati da
ricercatori scientifici internazionali, tra cui anche studiosi
italiani, sono tali da permettere il riconoscimento di individui
sia collaborativi (che si lasciano riprendere da una telecamera)
attraverso l'uso di impronte digitali o l'iride, ma anche di
individui non collaborativi (camuffati o che tentano di sfuggire
all'acquisizione del loro volto innanzi a telecamere nascoste)
attraverso la biometria facciale o l'analisi in tempo reale dei
loro movimenti ed azioni in un dato contesto ad alta densità di
popolazione, come ad esempio una stazione, uno stadio o un
aeroporto. Si prevede che entro la fine del 2006 sarà sviluppato un
sistema informativo di seconda generazione (SIS II) che sostituirà
l'attuale Sistema Informativo Schengen istituito quale misura
compensativa per l'abolizione dei controlli intracomunitari
dell'Unione europea(16).
A seguito del Consiglio europeo di
Laeken nel dicembre del 2001, la Commissione europea era stata
invitata a condurre uno studio di fattibilità su un sistema
informatico europeo di trattamento dei visti denominato VIS (Visa
Informative System). Le linee guida del Consiglio definiscono il
VIS un sistema per lo scambio fra Stati membri di dati riguardanti
i visti, con lo scopo - tra l'altro- di facilitare la lotta alla
contraffazione dei visti, contribuire alla prevenzione di "visa
shopping" e migliorare la cooperazione consolare. L'architettura
del sistema VIS potrebbe essere molto simile a quella dell'attuale
SIS con un sistema locale; non dovrebbe fornire esclusivamente dati
alfanumerici, ma anche foto e dati biometrici (impronte digitali,
scansioni dell'iride, riconoscimento facciale). In tale quadro, è
stato richiesto lo studio di fattibilità anche per cercare
possibili sinergie tra VIS e SIS II ed in generale aumentano le
pressioni agli Stati membri per includere la biometria nei
passaporti. La biometria sembra destinata per il futuro ad uno
sviluppo notevole e pertanto nel lungo termine può compromettere la
privacy dei cittadini di una Nazione. Infatti, se la diffusione dei
sistemi biometrici sotto forma di passaporti, visti e carte d'
identità può ridurre il deficit di sicurezza che oggi tutti noi
avvertiamo, dall'altra fotocamere nascoste che riconoscono gli
individui nei luoghi pubblici violano inequivocabilmente la
privacy(17). A tal punto le Istituzioni dovranno riproporsi
l'oramai annoso dilemma se privilegiare la sicurezza delle loro
Comunità o il diritto alla riservatezza dei propri cittadini e la
risposta più adeguata è un' attenta disciplina normativa della
biometria.
(*) - Capitano dei Carabinieri, Comandante della Compagnia
Carabinieri di Mercato San Severino, cultore della materia presso
la cattedra di Diritto Penale dell'Università degli studi di
Salerno.
(**) - Docente Universitario presso il Dipartimento di Ingegneria
dell'Informazione e Matematica Applicata dell'Università di Salerno
e Direttore del Consorzio Centro di Eccellenza su "Metodi e Sistemi
per l'Apprendimento e la Conoscenza".
(1) - Cfr.: GEARTY, Il futuro del terrorismo, Garzanti, 1999.
(2) - Sulla problematica, v.: STELLA, Giustizia e modernità,
Giuffrè, 2001 passim.
(3) - In tale ambito, le immagini sono funzioni di due variabili
(le coordinate di un pixel nell'immagine) che conservano in modo
coerente l'informazione. Un singolo pixel di un'immagine
rappresenta poco o nulla, mentre l'insieme di essi costituisce un
volto, un'impronta digitale o un'iride attraverso cui individuare
una persona sospetta.
(4) - Cfr.: AA.VV, Biometric Recognition: Security and Privacy
Concerns in http://biometrics.cse.msu.edu.
(5) - Nel 1925 è stato rinvenuto in Caldea un muro, costruito nel
2800 a.C., recante due impronte digitali. In Cina, nel VII secolo,
le leggi prescrivevano che, all'atto del divorzio, i coniugi
analfabeti apponessero le loro impronte digitali. In Corea nel 1200
venivano catalogate le impronte digitali degli schiavi
venduti.
(6) - In Italia la giurisprudenza (Cass., II, 21.4.1954 in Foro
It., 1955, II, 102 ss; II, 14.11.1959 in Giurispr. penale 1960,
III, 359) conformemente ritiene necessari per la sicurezza
dell'identificazione 16 o 17 punti caratteristici eguali per forma
e posizione. Per maggiori approfondimenti si rimanda a: "Le
impronte" in Le indagini tecnico-scientifiche nell'Arma dei
Carabinieri, Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri, 2000
Capitolo IX pag. 201.
(7) - Il parametro tecnico cui molti assegnano la maggior
importanza è la risoluzione ovvero il numero di punti per pollice o
dpi con cui l'immagine viene acquisita. Intuitivamente la
risoluzione indica l'ingrandimento con cui lo scanner acquisisce
l'impronta. La risoluzione di 500 dpi è quella richiesta dai
sistemi FBI-compliant, mentre 250-300 dpi è probabilmente la minima
risoluzione alla quale è possibile rilevare le minuzie sull'area
dell'impronta.
(8) - Nel caso in cui un utente sia ingiustamente rifiutato dovrà
ripresentare nuovamente la caratteristica biometrica al sistema. Si
noti che un falso rifiuto non è necessariamente indice di errore
del sistema: si pensi ad esempio, nel caso delle impronte digitali,
ad uno scorretto posizionamento del dito sul sensore o alla
presenza di polvere.
(9) - Incrementando il valore di t per rendere più arduo il compito
agli impostori (diminuisce FAR), alcuni utenti, che lecitamente
tentano di accedere al sistema, possono essere talvolta rifiutati
(cresce infatti FRR). Al contrario, diminuendo il valore di t per
facilitare estremamente gli accessi a chi ne ha diritto (diminuisce
FRR) potrebbe aumentare il pericolo di false accettazioni (cresce
FAR).
(10) - ANSI, acronimo di American National Standard Institute,
fornisce una classificazione di tali minuzie in sette categorie
principali.
(11) - In relazione a quanto detto la maggior parte dei sistemi
AFIS opera sulle minutiae. Tuttavia esistono altri approcci non
basati sulle minutiae bensì su proprietà globali dell'impronta;
essi si fondano su: - l'analisi del gradiente e l'immagine
direzionale; - l'analisi statistica della pattern area; - l'analisi
in spazi di frequenza (via Fourier o Wavelet); - correlazioni tra
blocchi dell'immagine.
(12) - Per una panoramica complessiva Cfr: NALINI - K. RATHA, KALLE
KARU, SHAOYUN CHEN, ANIL K. JAIN, A real-time matching system for
large fingerprint database, IEEE TRANSACTION ON PATTERN ANALYSIS
AND MACHINE INTELLIGENCE, Vol. 18, n. 8, August 1996.
(13) - W. A. BARRETT, A survey of Face Recognition Algorithms and
Testing Results, IEEE, 1998. R. BRUNELLI, T. POGGIO, Face
Recognition: Features versus Templates, IEEE TRANSACTION ON PATTERN
ANALYSIS AND MACHINE INTELLIGENCE, Vol. 15, n. 10, 1042, Ottobre
1993.
(14) - G. IOVANE, M. GAETA, S. SALERNO, Bio-Face system, Proceeding
del Convegno NIWeek, Austin (USA), 2004.
(15) - G. IOVANE, IS (Iris Security), proceeding of "Best
Applications of Measurement and Automation Contest for 2002-2003 in
Europe", promosso dalla National Instruments, VNU Business
Publications, 2003 pag. 97.
(16) - Cfr. 2489 Sessione del Consiglio d'Europa -Giustizia e
Affari Interni- in http://ue.eu.int/
(17) - Per una panoramica completa sulla materia vedi: A. LEONARDI,
La gestione dei dati personali in Europol, in RASSEGNA DELL'ARMA
DEI CARABINIERI, n. 3, 2001. |