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Lo Stato è
il supremo garante delle condizioni di vita dei suoi consociati e
pertanto deve assumersi la responsabilità di ricercare, garantire e
mantenere le condizioni che assicurino il libero e ordinato
svolgersi della vita sociale. La comunità, al suo interno, deve
confrontarsi con spinte contrarie alle sue finalità: tra queste, in
primo luogo, la violazione delle leggi poste a fondamento della
struttura sociale. L'ordinamento giuridico persegue, anche al fine
di garantire la sua stessa sopravvivenza, l'obiettivo di prevenire,
impedire e reprimere i comportamenti che contrastano con le norme
che lo compongono e che per tale motivo vengono qualificati
illeciti. In tal senso, lo Stato, nella sua funzione di depositario
delle scelte legislative e di attuatore delle stesse a mezzo dei
suoi apparati, è il titolare delle scelte di politica criminale,
dopo aver individuato i beni giuridici meritevoli di tutela, primo
tra tutti quello della libertà del cittadino poiché "dalla bontà
delle leggi penali dipende principalmente la libertà del
cittadino(1)".
Pertanto, lo Stato ha la necessità
di allestire un apparato difensivo interno, costituito da
organismi, disposizioni legislative, modalità attuative, per
garantire la sua integrità rispetto alla minaccia di azioni
contrarie alle sue finalità ed alla sopravvivenza dell'ordinamento.
Nell'esercizio di questa funzione, deve essere riconosciuta allo
Stato la potestà di adottare, in determinate situazioni,
provvedimenti autoritativi diretti verso gruppi di cittadini, od
anche verso il singolo, capaci di limitarne, sia pure
temporaneamente, l'esercizio di alcuni diritti, che peraltro non
possono essere limitati da nessun'altra manifestazione di volontà
esterna. Vi è, accanto, la necessità di fornire risposte
tranquillizzanti ai consociati, che nei comportamenti antisociali
intravedono la lesione o la messa in pericolo di un sistema di
valori di riferimento, cui essi affidano il sereno svolgersi della
vita quotidiana.
L'insicurezza, prima di essere un
fatto, è una sensazione; chi detiene responsabilità politiche ed
istituzionali deve comprendere quali siano le ragioni che sono
all'origine del senso di insicurezza, considerando comunque che
esso fa leva su due elementi: la sensazione dell'impunità del
criminale e la frequente disattenzione verso la vittima. Nel campo
penale questo scopo è affidato principalmente alle pene detentive
(ergastolo reclusione ed arresto)e pecuniarie (multa e ammenda), le
quali costituiscono, in via principale, una punizione a fronte
della commissione di un illecito (funzione retributiva)e mirano, in
fase di esecuzione, alla rieducazione del reo (funzione
correttiva). La pena svolge, altresì, in tale contesto, una
funzione di deterrenza, quale elemento di intimidazione che esorta
a non commettere reati (funzione preventiva). In definitiva, deve
riconoscersi che "…lo Stato, attuando la giustizia penale, provvede
alla necessità della difesa sociale, e poiché l'umana società
(nazione) può essere minacciata e danneggiata dall'esterno o
dall'interno, lo Stato ha due funzioni supreme di difesa sociale,
che sono: la difesa militare contro le aggressioni esterne e la
giustizia penale contro le aggressioni interne quando sono già
avvenute, la polizia di sicurezza prima che avvengano(2)".
Approfondimenti
(1) - MONTESQUIEU, Lo spirito delle leggi, Libro XII, Rizzoli,
Milano, 1989, pag. 341.
(2) - FERRI, Principi di diritto criminale, Torino, 1928,
pag.110. |