Signor
Ministro, Autorità, colleghi, signore e signori.
Negli ultimi vent'anni del secolo appena conclusosi, tutti i Paesi
occidentali sono stati interessati da processi di
reingegnerizzazione della P.A. che fossero capaci di coniugare il
contenimento della spesa pubblica con l'offerta di servizi: "a
Governement that works better and costs less" (cito il National
Performance Review americano, del 1993) cioè servizi offerti dalla
P.A. che, oltre ad essere qualitativamente migliori, consentano un
abbattimento dei costi e siano tempestivi e più facilmente
fruibili, anche attraverso la rete telematica, in funzione di un
maggiore soddisfacimento delle attese dei cittadini; quindi una
P.A. non più autoreferenziata, attenta soltanto alla regolarità
formale delle procedure, ma concentrata nel raggiungimento di
obiettivi a medio/lungo termine.
Questa puntualizzazione nulla toglie
ai meriti dei pubblici impiegati che, da Colbert in poi, hanno
offerto il loro qualificato e leale impegno al servizio della
collettività riconoscendo comunque alla classe politica,
espressione unica ed insostituibile della sovranità popolare,
l'esclusiva competenza nell'identificare le priorità politiche che
discendono dal programma del Governo.
Per cui oggi è la stessa Amministrazione Pubblica che avverte il
bisogno di rinnovarsi, avvalendosi virtuosamente anche dello
sviluppo talvolta pervasivo dell'informatica, per "rileggere" la
sua organizzazione ed il suo "modus operandi", con orgogliosa
consapevolezza degli eventuali limiti esistenti, ma senza complessi
di inferiorità nei confronti della classe dirigenziale e
impiegatizia privata.
Da questa constatazione è derivata la
necessità di creare presso ciascun Ministero un "Servizio di
Controllo Interno" (il nostro Ministero vi ha provveduto all'inizio
della presente Legislatura) quale organo di Staff del Vertice
Politico, ai fini della cosiddetta "a" "c" "b" (analisi - costi -
benefici) per la definizione degli obiettivi da assegnare ai
vertici della struttura amministrativa ed al tempo stesso con il
compito di monitorare il grado ed il livello dei risultati
raggiunti, anche in funzione di una valutazione delle singole
professionalità, in vista della creazione di un "New Public
Management". Tali obiettivi sono quindi una ulteriore e più
dettagliata declinazione delle priorità indicate, come si è detto,
da ciascun Ministro; le priorità strategiche, a loro volta, sono
coerentemente connesse alla programmazione generale del Governo
secondo uno sviluppo logico e conseguenziale. Nell'attuale
legislatura la programmazione parte dai 298 obiettivi del Governo,
passa attraverso le "macro aree" rappresentative delle politiche
pubbliche di settore, si sostanzia nelle priorità politiche fissate
dai ministri per i rispettivi dicasteri e, finalmente, si articola
in obiettivi strategici, obiettivi operativi e programmi di
azione.
Esiste quindi un vero e proprio
rapporto gerarchico degli obiettivi strategici e operativi rispetto
alle 4 politiche intersettoriali (esemplificazione amministrativa,
digitalizzazione della P.A., contenimento e razionalizzazione della
spesa, miglioramento della qualità dei servizi resi dalla P.A.) e
rispetto ai 298 obiettivi di Governo, articolati come si è detto
sinteticamente poc'anzi.
Ovviamente, pur in un contesto profondamente innovativo qual è
quello ora delineato, deve rimanere la consapevolezza che la
Pubblica Amministrazione si connota proprio per le finalità
pubbliche che persegue; per cui, come d'altro canto ha giustamente
osservato recentemente la Corte dei Conti, non può essere
finalizzata al profitto in senso assoluto, in quanto "è chiamata ad
assicurare comunque i servizi alla collettività ed a perseguire le
missioni istituzionali previste per legge".
In Italia, il processo di riforma
della Pubblica Amministrazione, ha preso l'avvio, esattamente dieci
anni or sono, con il D.Lgs. 29/93 che rappresenta una vera e
propria pietra miliare di questa riforma, giacché introdusse per la
prima volta la distinzione tra "funzione di indirizzo
politico-amministrativo", esercitata dagli organi di Governo ed
"attività di gestione" (finanziaria, tecnica ed amministrativa),
conferita in via esclusiva al "dirigente", unico responsabile del
perseguimento dei risultati. Da quella data si è assistito ad un
proliferare di norme, a sforzi progettuali di tipo teorico,
dichiaratamente finalizzati ad individuare le procedure per
realizzare questo salto di qualità, ma di fatto tutto è rimasto
immutato sino a quando, con la Direttiva del P.C.M. in data 8
novembre 2002 è stata indicata la procedura di formazione della
"Direttiva Generale sull'attività amministrativa e sulla gestione"
che ogni Ministro è tenuto ad emanare all'inizio di ogni Esercizio
Finanziario.
La Direttiva Generale quindi è il
documento attraverso il quale il Ministro definisce le priorità
politiche e conseguentemente assegna ai titolari dei CRA un insieme
coerente di obiettivi che siano tra loro connessi, congruenti e
gerarchizzati.
Essa ai tempo stesso identifica un corrispondente sistema di
indicatori e di valori che dovranno consentire la misurazione del
grado di raggiungimento dei singoli obiettivi.
Il Controllo Strategico di competenza del Servizio di Controllo
Interno (art. 6 D.Lgs. 286199) è teso a verificare e garantire,
attraverso un'analisi di congruenza preventiva e successiva, la
"coerenza esterna" (cioè l'effettiva aderenza delle scelte
contenute nella Direttiva Generale ai Programmi del Governo) e la
"coerenza interna" (cioè la corrispondenza di obiettivi strategici,
obiettivi operativi e programmi d'azione) agli indirizzi ed alle
priorità fissate dal Vertice Politico.
Al tempo stesso la Direttiva della Presidenza introduce la
necessità dì individuare criteri omogenei di valutazione delle
linee strategiche e di misurazione dei risultati conseguiti,
attraverso una verifica basata su meccanismi di "autotutela" in
caso di mancato perseguimento degli obiettivi. È questo sistema
sinergico di controlli, verifiche e valutazioni, che sostanzia il
controllo strategico ed è quindi:
- correlato alla "Direttiva Generale Annuale" del Ministro per
l'azione amministrativa e per la gestione, quale documento base per
la programmazione e la definizione degli obiettivi affidati alle
unità dirigenziali di primo livello;
- coordinato dal "Comitato Tecnico-Scientifico" istituito presso
la Presidenza del Consiglio dei Ministri (art. 7 del D.Lgs.
286/99), che esegue valutazioni specifiche dei programmi operativi
plurisettoriali;
- integrato da un osservatorio", istituito presso la P.C.M. per
fornire indicazioni in vista della standardizzazione dei sistemi di
controllo strategico;
- supportato, sul piano tecnologico, dal sistema
"informativo-statistico unitario" (art. 9 D.Lgs. 286/99), idoneo
alla rilevazione di grandezze quantitative a carattere economico e
finanziario, attraverso vari "sistemi" tra i quali, ai nostri fini,
è rilevante quello che riguarda le procedure di contabilità
analitica.
Resta inteso che tali valutazioni non
vogliono essere odiosamente invasive delle singole competenze ma,
pur in un confronto meritocratico, rappresentano uno strumento
posto a disposizione dei Dirigenti per svolgere meglio il proprio
lavoro, sapendo "chi fa che cosa" ed al tempo stesso, per
consentire al termine di ogni esercizio finanziario, l'assegnazione
della retribuzione di rendimento non già "a pioggia" ma sulla base
di un sistema di valutazione che veda coinvolti tutti gli
interessati. Ciò nondimeno, da quanto si è detto sin qui, potrebbe
apparire che nella burocrazia statale esista un
"sovradimensionamento dei controlli" a scapito della snellezza e
della rapidità dell'azione amministrativa. Così non è per il
Ministero della Difesa, ed in questo sento, anche a nome di tutta
l'Amministrazione della Difesa, di dover dare atto al Signor
Ministro Martino di aver suggerito una soluzione che fosse capace
di coniugare l'esigenza
di eseguire tutti i controlli e le verifiche, previsti per legge,
con la necessità di economizzare risorse, evitare ridondanze di
strutture a ciò deputate nonché, non ultimo, di non infierire sui
responsabili dei vari settori con ripetitive richieste di
dati.
Questo risultato virtuoso è stato
raggiunto creando presso il SECIN - Difesa una banca dati unificata
alla quale affluiscono dati omogenei e perciò statisticamente
confrontabili e valutabili. Per far ciò si è proceduto alla
codifica unificata di tutti gli out-put della Difesa, in un lavoro
di omogeneizzazione e rilevazione che ha visto meritoriamente
impegnati tutti i responsabili dei CRA, la quasi totalità dei quali
fa capo al Segretariato Generale, nonché i CRA di Forza Armata.
Contemporaneamente il Servizio ha elaborato un programma
informatizzato, collegato in rete intranet con tutti gli OO. PP. ed
i CRA della Difesa, oltre che ovviamente con i Vertici, i quali,
appena il programma sarà a regime, in tempo reale potranno
estrapolare con le dovute garanzie di autonomia e di riservatezza,
tutti i dati necessari al monitoraggio strategico, al controllo di
gestione, alla valutazione delle performances individuali,
all'attuazione del programma di Governo ed all'accertamento della
necessaria "congruenza".
Questo ruolo di coordinamento del
SECIN, d'altra parte, si ricava dall'art. 1, comma 2, lettera (a) e
(c) del decreto legislativo 286/99 dal quale emerge una posizione
sovraordinata del Servizio nell'architettura dei controlli di ogni
Dicastero rendendo evidente la sua cointeressenza anche nel
controllo di gestione e nella connessa valutazione della dirigenza,
ferme restando, ovviamente, le competenze e le responsabilità ai
vari livelli gerarchici.
Tutte le iniziative ora elencate sono state peraltro valutate
favorevolmente dalla Corte dei Conti nella relazione sul rendiconto
generale dello Stato, relativo all'Esercizio Finanziario 2002, e
dal Comitato Scientifico della P.C.M., che ha condiviso questa
sperimentazione, perché inquadrabile nell'ottica di ottimizzare
l'impiego delle risorse destinate al controllo strategico, al
controllo di gestione, ed alla valutazione delle "performances". In
tale proiezione, la rete telematica del SECIN - Difesa renderà
disponibili anche i suoi strumenti di misura, valutazione e
quantificazione dei risultati ottenuti nonché delle risorse
impiegate, mediante un percorso guidato che dovrà estendere il
nuovo modello organizzativo della Pubblica Amministrazione,
scaturito dalla riforma della legge di bilancio n. 94/97, sino ai
livelli periferici, promuovendo, al tempo stesso, i principi di
trasparenza, autonomia e integrazione di ruoli e
responsabilità.
Nell'ambito della Difesa tutti questi
principi, recepiti nel DPR 14 maggio 2001, n. 241, che nella
pratica si configura come il Regolamento attuativo del più volte
citato D.Lgs. 266/99, hanno trovato pratica ed integrale
applicazione o avvio, a partire dall'Esercizio Finanziario 2002,
recuperando i pregressi ritardi.
Questo, in grandi linee, è il quadro normativo di riferimento, dal
quale discende deduttivamente la considerazione che il nuovo
modello organizzativo dovrà rispondere ad una visione della
Pubblica Amministrazione nella quale il rispetto delle regole non
deve "ingessare" l'iniziativa di chi ha voglia di fare ma deve
tenere in debito conto i risultati raggiunti nelle varie attività,
attraverso una gestione economica ispirata da quei principi di
efficacia, efficienza ed economicità che, come si è detto più
volte, sono indispensabili per garantire il livello delle
prestazioni richieste e l'uso economico delle risorse. In sintesi,
questa nuova "filosofia" gestionale della P.A., si dovrà basare su
3 caposaldi:
a) l'esatta correlazione fra competenze e responsabilità,
attribuite al medesimo soggetto, per evitare discrasie, fra chi (lo
Stato Maggiore) fissa gli obiettivi operativi impiegando le risorse
e chi (DD.GG.) attua il procedimento tecnico-amministrativo (di cui
risponde), per la acquisizione dei beni e/o servizi, necessari al
conseguimento degli obiettivi fissati. In sintesi, secondo la nuova
teoria, dovrà esistere un solo soggetto responsabile, il quale
"programma", "gestisce" e "rende conto" delle risorse umane,
strumentali e finanziarie
impiegate, indipendentemente dall'organo che "risponde del processo
di spesa" (DD.GG., Uffici Amministrativi, ecc.);
b)la Rilevazione del grado di efficienza raggiunto, per
valutare/controllare, nel corso dell'Esercizio Finanziario, i
risultati via via conseguiti;
c) l'Adozione del sistema della "competenza economica" (aspetto
tipico della "teoria economica" e, quindi, del settore
aziendalistico privato) invece del sistema della spesa, adottato
tradizionalmente nel bilancio statale.
Conseguentemente l'analisi si dovrà basare sul fattore "costo"
(rilevato al momento dell'utilizzo delle risorse), e non già
sull'esborso monetario, cui, invece, si riferisce la "spesa"
(tipica espressione finanziaria utilizzata sino ad
oggi).
Ovviamente, l'integrazione dei due
modelli, normativo ed economico, presuppone una diffusa
partecipazione al processo strategico e gestionale da parte di
tutti i livelli di responsabilità onde garantire, non soltanto la
legittimità dei comportamenti, ma anche una capacità programmatoria
che sia in grado di individuare obiettivi (management by objectiv)
percorribili, valutabili e verificabili attraverso monitoraggi
sistematici.
In altri termini, è imprescindibile la collaborazione tra tutti i
funzionari pubblici; serve quello che il Presidente del Consiglio,
intervenendo alla I^ conferenza nazionale dell'Alta Dirigenza
Statale, ha definito "un grande gioco di squadra"; cioè una intesa
partecipativa di tutti i gangli dell'organizzazione; la negazione
di atteggiamenti di sufficienza o supponenza, di rifiuto delle
novità, se non di resistenza passiva occultata dietro il commento,
"si è sempre fatto così, perché cambiare?".
Per la verità è giusto riconoscere
che l'Amministrazione della Difesa ha dato prova di una grande
determinazione, nell'avviare il processo di reingegnerizzazione
delle sue strutture, raggiungendo risultati di rilievo, tra i quali
citerò: la decisione dello Stato Maggiore della Difesa di
accentrare il controllo operativo dei fondi, a partire
dall'Esercizio Finanziario 2004. In merito è stata approntata una
Direttiva, relativa al settore investimento, che contiene spunti di
interesse; cito ad esempio la previsione di "programmi di riserva"
da inserire nella programmazione al fine di attivarli prontamente,
in sostituzione di obiettivi programmati all'inizio dell'E.F. ma
non più realizzabili;
ferma restando ovviamente la competenza del Vertice Politico, nello
spirito innanzi descritto, ad avallare e scelte alternative fatte
esercizio finanziario durante.
In altri termini questi "programmi di riserva" sono una sorta di
"portafoglio progetti" come quello esistente presso tutte le
imprese, che però non grava sulla programmazione finanziaria
annuale, poiché altrimenti rischierebbe di creare
residui.
Altra innovazione di grande rilievo
riguarda la riduzione dei CRA da 18 a 7; la contrazione delle Unità
Previsionali di Base di 70 unità e quella dei capitoli di spesa di
200 unità.
Non è tutto; è stata individuata una serie di indicatori, per il
monitoraggio e la valutazione, capaci di aderire alle peculiarità
del "macrocosmo" Difesa; ed ancora la modifica della direttiva
"GAB-2001" che prende atto dell'avvenuta creazione del SECIN -
Difesa inserendone compiti e funzioni nelle procedure di formazione
del bilancio della Difesa. Per finire: lo studio, la concertazione
e l'approvazione di un sistema di valutazione dell'Alta Dirigenza
della Difesa, la cui attuazione è già partita - pur se a livello
sperimentale - dall'Esercizio Finanziario in corso, anche per
ricavare indicazioni per l'estensione di tali procedure a tutta la
"Dirigenza" dell'Amministrazione della Difesa.
"Si parva licet": sono risultati, non
di poco conto, raggiunti o posti a regime, si può dire, nel corso
degli ultimi 12 mesi, con la volontà di
corrispondere lealmente alla fiducia accordataci dal Ministro della
Difesa in questa sfida innovativa. L'attività formativa o
addestrativa è una componente indispensabile di queste
trasformazioni di cultura oltre che di tecnica manageriale; donde
la necessità di organizzare il corso che oggi prende l'avvio. Il
corso, che avrà la durata complessiva di tre settimane, articolate
in tre distinte fasi temporali al fine di non sottrarre i
funzionari frequentatori per un unico lungo periodo dagli impegni
dei rispettivi uffici, intende perseguire sostanzialmente tre
obiettivi:
1. Attivare un circuito dedicato alla
"comunicazione", perché le riforme che sono in itinere raggiungano
non soltanto gli addetti ai lavori ed i loro collaboratori, in un
indispensabile rapporto sinergico, ma anche i fruitori e cioè i
cittadini. A questo fine, sono lieto di comunicare, non senza
soddisfazione, che i lavori di questo corso, al pari della banca
dati citata in precedenza, potranno essere consultati da parte dei
Vertici degli OO.PP. e dei CRA, in tempo reale, sulla rete intranet
attivata recentemente dal SECIN Difesa.
2. Dare sistematicità scientifica al
lavoro già realizzato o che è in via di realizzazione, in materia
di reingegnerizzazione delle procedure amministrative, studio dei
metodi e degli strumenti per valutare i risultati dell'azione
amministrativa, contabilità analitica e controllo di
gestione.
3. Confrontarsi sulla esigenza di
realizzare una programmazione strategica in chiave economica e non
meramente finanziaria, in vista del superamento dell'attuale
sistema di "programmazione capovolta" (come efficacemente la Corte
dei Conti ha definito la programmazione della P.A. in generale),
cioè una programmazione che procede dal budget agli
obiettivi.
Ciò in quanto, riconosciuta ormai inconfutabilmente la preminenza
dell'indirizzo politico rispetto alle proposte degli Organi
Programmatori, questi ultimi dovrebbero indicare al Ministro quali
sono le esigenze delle singole FF.AA. lasciando invece al Governo
la competenza, oltre che la responsabilità, di calibrare le risorse
finanziarie da attribuire ai programmi strategici prescelti e,
conseguentemente, di decidere quali programmi invece non potranno
essere finanziati.
Concludo.
I tragici eventi dell'11 settembre
2001 hanno postulato la necessità, avvertita a livello mondiale, di
individuare nuovi parametri di politica economica da proporre sia
nel mondo della imprenditoria privata e sia nel campo
dell'Amministrazione Pubblica.
Ad onor del vero il comparto della Difesa, in Italia, ha saputo
reagire in maniera esemplare a tale congiuntura negativa
promuovendo una sua perfetta integrazione nel "Sistema Paese" che
ci ha permesso di figurare egregiamente nel contesto internazionale
dove le varie componenti delle nostre FF.AA. e dell'Arma dei
Carabinieri sono state richieste espressamente, in ragione della
loro alta professionalità, per l'assolvimento di missioni di pace.
Proprio in questa capacità di reagire alla congiuntura negativa
appare insostituibile il ruolo che il Servizio di Controllo interno
è chiamato a svolgere per suggerire, anche nel corso dell'Esercizio
Finanziario, gli aggiustamenti capaci di ridurre i costi ed
ottimizzare l'impiego delle risorse finanziarie, umane e
strutturali.
Con questa motivazione e con questo "respiro", i Vertici e l'Alta
Dirigenza dell'Amministrazione della Difesa, con il tradizionale
spirito di servizio, si sentono lealmente impegnati nello sforzo di
adeguamento voluto dal Governo, sicuri che questo impegno e queste
motivazioni troveranno adeguata considerazione e riscontro nelle
risorse assegnate al Comparto Difesa, a partire dalla prossima
Legge Finanziaria.
(*) - Prolusione tenuta al "1°
Corso di formazione" svolto il 22-26 settembre 2003 in Roma.
(**) - Generale di Corpo d'Armata dell'Arma dei carabinieri,
Presidente del SECIN - Difesa. |