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MANUALI E OPERE
MONOGRAFICHE
Alessandro Pace
Potere costituente, rigidità costituzionale, autovincoli
legislativi
Cedam, 2002, pagg. 313, euro 24,00
Il volume del Prof. Alessandro Pace, ordinario di diritto
costituzionale presso la facoltà di giurisprudenza dell'Università
di Roma "La Sapienza", costituisce una raccolta di saggi che
toccano i punti caldi del nostro sistema costituzionale. La
vorticosa stagione delle riforme costituzionali ha indotto molti
costituzionalisti ad interrogarsi sul tema della revisione
dell'attuale Costituzione, non soltanto attraverso una prospettiva
tecnico-giuridica, ma anche in una recuperata ottica di sensibilità
politica che guarda al testo costituzionale vigente come alla legge
fondamentale di cui vanno salvaguardati i principi e i valori. In
questo contesto si distingue il Prof. Alessandro Pace che sviluppa
una serie di tematiche connesse con la rigidità costituzionale e la
differenza logica e giuridica tra revisione costituzionale e
instaurazione di una nuova costituzione. La profondità del
pensiero, l'analisi delle motivazioni politiche poste a base dei
diversi processi di riforma, il disincanto metodologico del
giurista che ben comprende l'intrinseca politicità dei temi di
diritto costituzionale, l'onestà morale ed intellettuale dello
studioso che denuncia l'illegittimità delle forme e delle modalità,
l'originalità delle prospettive e delle soluzioni sono i punti
focali attraverso i quali l'Autore ci propone una serie di
riflessioni sul potere costituente, sui suoi contenuti, sulle sue
manifestazioni concrete e sulla sua differenza con il potere
costituito. La rigidità della nostra Costituzione, che deriva dal
fatto di essere la legge fondamentale della Repubblica (così come
lo Statuto albertino, ritenuto anch'esso - per una certo periodo di
tempo - una costituzione rigida in quanto legge fondamentale del
Regno d'Italia) e non dalla previsione di uno speciale procedimento
di revisione, non ammetterebbe revisioni del tipo di quelle tentate
con le commissioni bicamerali o di quelle paventate con l'elezione
di un'apposita Assemblea costituente. Un mutamento radicale del
quadro costituzionale rappresenterebbe sicuramente una rottura
dell'attuale sistema e induce a riflettere sul chi sia legittimato
a tanto e sul come debba essere utilizzato il potere costituente di
cui i promotori delle riforme ritengono di essere investiti. In
sintesi, il Prof. Alessandro Pace ci costringe a riflettere su temi
forse troppo superficialmente ritenuti scontati ed ormai liberi
dalle gabbie formali del pensiero giuridico, per essere esclusivo
appannaggio del pensiero politico. L'invito è a guardare le cose in
una diversa prospettiva e a scoprire profondità inaspettate ed
inesplorate.
Ten.Col. CC Fausto Bassetta
Mario Nigro
Giustizia amministrativa
Il Mulino, 2002, pagg. 420, euro 28,00
Giunge alla sesta edizione, curata dai Proff. Enzo Cardi e
Alessandro Nigro, uno dei manuali più apprezzati del diritto
processuale amministrativo. Molto si è perso dell'impostazione
originaria dell'opera, voluta dal prof. Mario Nigro per evidenziare
le caratteristiche strutturali e le dinamiche processuali di un
settore giurisdizionale da sempre poco curato dal legislatore e
completamente maturato alla luce di una fervida attività
giurisprudenziale che ha supplito a carenze ed incertezze
normative. Molto è cambiato nella giustizia amministrativa a
seguito delle importanti innovazioni legislative che, dal d. lg.
31.3.1998, n. 80, sono giunte con la recente legge 21.7.2000, n.
205, a delineare un processo amministrativo ormai completamente
evoluto verso una pienezza di tutela delle situazioni giuridiche
soggettive, connesse con l'azione dei pubblici poteri, sino a
qualche anno fa inimmaginabile. Forse la famosa definizione della
giustizia amministrativa come "prodotto storico", in antitesi a
quella "costruzione razionale" che dovrebbe caratterizzare ogni
forma di "apparato di tutela effettiva di situazioni giuridiche",
non si addice più all'attuale sistema. La stessa impostazione
"storico- problematica", da cui prende le mosse il manuale di
Nigro, non sembrerebbe più idonea per un approccio concettuale e
ricostruttivo che possa far comprendere appieno la materia.
Probabilmente, assisteremo al superamento del nostro singolare
sistema dualistico di giustizia amministrativo, una rarità nel
panorama internazionale. A parte tutto questo, e forse altro, nulla
toglie oggi al manuale di Nigro la freschezza delle idee e
l'attualità di un'analisi che ha scandagliato profondamente le
ragioni storiche e politiche di un sistema di giustizia, da sempre
alla ricerca di una propria identità. Allora il gusto della
conoscenza, che non si ferma alla semplice descrizione
dell'esistente, può coniugarsi con l'esigenza pratica di un
aggiornamento costante su una materia pervasa da una sussultoria ed
episodica volontà di rinnovamento che ancora non ha prodotto un
sistema organico, ma che si muove in un quadro estremamente
frammentario. Un quadro dove le norme sono poste non solo da testi
legislativi (alcuni di straordinaria vetustà), ma anche, e talvolta
soprattutto, dall'attività interpretativa degli organi di giustizia
che hanno ampiamente contribuito a definire il sistema ed
introdotto nello stesso un proprio diritto giurisprudenziale.
Ten.Col. CC Fausto Bassetta
Giuseppe Marazzita
L'emergenza costituzionale. Definizioni e modelli
Giuffrè, 2003, pagg. XIII-518, euro 36,00
Il libro costituisce un'opera essenziale per chi deve
confrontarsi con le situazioni d'emergenza, in ragione della sua
funzione o della sua posizione istituzionale. Tema d'attualità e
costantemente d'interesse per la dottrina giuridica, è sicuramente
positivo che sia anche un argomento di pubblica discussione
scientifica e di profonda riflessione democratica. La nostra Carta
costituzionale non si dilunga molto sulle situazioni d'emergenza e
sulla loro disciplina giuridica, lasciando l'interprete di fronte
all'immane lavoro di ricostruzione sistematica dei relativi
istituti, alla ricerca di soluzioni che garantiscano la
democraticità del nostro ordinamento, ma anche la sua capacità di
tutelarsi in quelle circostanze che possono minare la sua stessa
esistenza. L'opera di Marazzita ci orienta, pazientemente e
sapientemente, all'interno della problematica giuridica delle
emergenze, analizzando la relativa fenomenologia e l'intero sistema
normativo, dal livello costituzionale a quello riguardante la
legislazione ordinaria, per buona parte ancora ferma al periodo
pre-repubblicano. Il volume si divide in due parti: in una prima
parte viene esaminata l'emergenza come problema teorico generale,
proponendo un'ampia riflessione sui presupposti e sui fenomeni
emergenziali, per come si sono storicamente manifestati. Nella
stessa parte l'Autore fornisce un'interessante ricostruzione dei
modelli, delle tipologie e delle categorie dell'emergenza, nel
felice tentativo di razionalizzare a livello teorico un fatto di
per se stesso difficilmente catalogabile. Nella seconda parte,
invece, viene analiticamente passata in rassegna la varia ed
eterogenea disciplina normativa dell'emergenza, partendo dalla
guerra come fatto emergenziale tipico, per poi illustrare
l'istituto dello stato di guerra, così come introdotto dalla nostra
Costituzione. Seguono attente considerazioni sulla decretazione
d'urgenza e sul potere del Governo di fronte ai casi straordinari
di necessità e di urgenza (di cui viene proposta una tipizzazione)
che legittimano l'uso di questo strumento normativo eccezionale.
Anche l'istituto dello scioglimento del consiglio regionale e della
rimozione del presidente della giunta viene esaminato alla luce dei
principi costituzionali dell'emergenza. Allo stesso vaglio
costituzionale è sottoposto il potere necessitato d'ordinanza,
previsto sia dal Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, sia
dalla legge istitutiva del servizio nazionale di protezione civile.
Conclude l'opera un capitolo dedicato alla legislazione
d'emergenza, dove l'Autore esprime sinteticamente alcune
considerazioni sulla massa dei provvedimenti legislativi con cui
sono state affrontate le varie emergenze interne, relative alle
calamità naturali, alla lotta al terrorismo e alla lotta alla
mafia.
Ten.Col. CC Fausto Bassetta
Alessandro Pace
Problematica delle libertà costituzionali. Parte
generale
Cedam, 2003, pagg. XXI-352, euro 25,00
Giunge alla terza edizione un'opera fondamentale del diritto
costituzionale italiano, che ci ricorda come il discorso sulle
libertà costituzionali debba costituire una riflessione
ininterrotta. 187 LIBRI La qualificazione del nostro ordinamento
giuridico come ordinamento democratico trova la sua stessa ragion
d'essere nel riconoscimento e nella garanzia delle libertà
costituzionali. L'Autore, ordinario di diritto costituzionale
presso la Facoltà di giurisprudenza dell'Università di Roma "La
Sapienza", ci avverte come in questo campo nulla può darsi per
acquisito e consolidato, ma tutto permane a livello "problematico"
e deve essere analizzato con spirito critico, per cercare le
soluzioni più razionali ed aderenti alla natura democratica della
nostra Repubblica. Il testo, allora, si presenta non solo come un
utilissimo manuale universitario, che guida il lettore nello studio
delle singole libertà costituzionali, ma rappresenta una vera e
propria grammatica giuridica per capire approfonditamente le
coordinate fissate dall'art. 2 Cost., cioè i termini di
orientamento per il cittadino, posti dai diritti inviolabili e dai
doveri inderogabili. Persone fisiche e formazioni sociali si
muovono all'interno di una ricca trama normativa che tende a
valorizzare sino in fondo il singolo soggetto del nostro
ordinamento, nel rispetto degli spazi di libertà di ciascuno e
nella consapevolezza del preminente interesse della dignità della
persona umana. La stessa classificazione dei diritti costituzionali
offerta dall'Autore ci illumina sulla complessità di un discorso
sulle libertà che non si vuole fermare alla loro semplice
enunciazione, ma si spinge a scandagliarne natura e contenuto. E in
questo contesto appare quanto mai significativo il capitolo sulle
garanzie costituzionali dei diritti, dove si può razionalmente
saggiare l'effettività delle declamazioni costituzionali e valutare
la validità e l'ampiezza del sistema di tutela apprestato dal
Costituente. Una lettura veramente stimolante, soprattutto per chi
nella quotidiana attività pone a principio fondamentale della
propria azione il rispetto delle libertà e la tutela dei
cittadini.
Ten.Col. CC Fausto Bassetta
Tiziana Autieri - Maurizio De Polis -
Rosalia Elvira Marchese
Valeria Mascello - Giuseppina Schettino - Silvia Terrados
Molledo
La motivazione del provvedimento amministrativo.
Raccolta di dottrina, giurisprudenza e legislazione
Cedam, 2002, pagg. XVI-283, euro 22,50
La motivazione del provvedimento amministrativo è un argomento
cruciale del moderno diritto amministrativo, sia in relazione alle
istanze di trasparenza e pubblicità dell'azione dei pubblici
poteri, sia con riguardo alla razionalizzazione e al controllo del
potere discrezionale delle pubbliche amministrazioni. L'opera offre
un ampio spaccato di tutte la problematiche inerenti all'istituto
della motivazione, proponendo una dettagliata raccolta di
orientamenti dottrinali e giurisprudenziali e di norme legislative.
Dopo un'accurata analisi dei temi generali connessi con la
motivazione (tra i quali particolarmente interessanti risultano
quelli riguardanti l'obbligo, la patologia, la possibilità di
richiamarsi ad altri atti), il volume tratta partitamente della
motivazione degli atti di autotutela dell'amministrazione, degli
atti interni al procedimento, dei provvedimenti in materia di
urbanistica e di edilizia, degli atti del pubblico impiego, delle
procedure contrattuali ad evidenza pubblica, dei provvedimenti nel
settore ambientale e dei provvedimenti tributari. È evidente che la
motivazione svolge una funzione strategica nell'ambito
dell'attività amministrativa, consentendo non solo il controllo
esterno dell'agire amministrativo, ma anche e soprattutto la guida
logicoargomentativa che i responsabili del procedimento devono
seguire per operare le scelte più congrue, giuste e razionali,
sempre finalizzate alla cura dei pubblici interessi. Diventa,
allora, importante non tanto la semplice presenza della motivazione
(la quale ben potrebbe essere affetta da vizi di eccesso di
potere), per scongiurare l'eventuale violazione di legge, ma il
sapere ben motivare l'atto, chiarendo esattamente l'iter attraverso
il quale si è voluto dare un determinato contenuto al provvedimento
e, in sintesi, le ragioni giustificative dell'utilizzo del potere
nell'ambito della pubblica funzione di competenza. La motivazione,
quindi, non è soltanto una componente strutturale del provvedimento
amministrativo e non partecipa soltanto della tecnica giuridica
dell'esercizio di un potere, ma rappresenta anche il grado di
realizzazione della democraticità del nostro ordinamento
giuridico.
Ten.Col. CC Fausto Bassetta
Eugenio Francesco Schlitzer (a cura
di)
Il sistema dei controlli interni nelle pubbliche
amministrazioni
Giuffrè, 2002, pagg. IX-273, euro 16,50
Il tema dei controlli è uno dei più dibattuti nel contesto della
complessiva riforma della pubblica amministrazione. E tra i vati
tipi di controllo, individuati dalla dottrina (interni ed esterni,
preventivi e successivi, sugli atti e sulla gestione e, forse,
altro ancora), i controlli interni hanno rappresentato uno dei
principali strumenti di innovazione organizzativa e funzionale.
Effetto diretto del principio di separazione tra politica ed
amministrazione, il sistema dei controlli interni ha subito un
profondo processo di differenziazione e specializzazione. Si
distingue, attualmente, tra quattro diversi tipi di controlli
interni: il controllo di regolarità amministrativa e contabile, la
valutazione e il controllo strategico, il controllo di gestione e
la valutazione dei dirigenti. In modo semplice e schematico il
presente volume, per il quale hanno collaborato numerosi autori
(ben 14), espone l'intera problematica dei controlli interni,
trattando anche del ruolo della Presidenza del Consiglio dei
ministri, dei controlli nelle amministrazioni locali, della
direttiva generale sull'azione amministrativa, del raccordo con i
controlli della Corte dei conti, dei sistemi informativi per il
controllo e della qualità dei servizi pubblici. Il controllo
interno si presenta, quindi, come momento importante nell'azione
dei pubblici poteri, sia in relazione alla 189 LIBRI verifica
dell'utilizzo della discrezionalità amministrativa e delle risorse
affidate ai dirigenti pubblici, sia con riguardo al monitoraggio
generale dell'attività, con la conseguente possibilità di apportare
correttivi e miglioramenti. Il controllo interno, nelle sue linee
organizzative e dinamiche, consente alla pubblica amministrazione
di ricercare costantemente l'efficienza e la funzionalità del
servizio reso, prevenendo la complessa e costosa fase di
integrazione dell'efficacia amministrativa, in precedenza demandata
ai controlli preventivi e ai controlli esterni. In generale,
l'economicità, l'efficienza e l'efficacia dell'attività
amministrativa dipendono anche dalla funzionalità del sistema di
controllo e dalla sua utilità in termini correttivi ed
integrativi.
Ten.Col. CC Fausto Bassetta
Stefano Picciaredda
Diplomazia umanitaria
Il Mulino, 2003, pagg. 310, euro 22,00
Negli ultimi anni si è sviluppata un'attenzione crescente sul
tema dell'assistenza umanitaria a popolazioni coinvolte in
conflitti locali, regionali o all'interno degli stessi Stati.
Questi conflitti non hanno salvaguardato, nella maggior parte dei
casi, le popolazioni civili che si sono trovate tra i contendenti e
hanno subìto amare vicende, a dispetto della tutela prevista dalle
Convenzioni di Ginevra del 1949 (delle quattro si ricorda l'ultima,
relativa alla protezione delle persone civili in tempo di guerra) e
dai protocolli aggiuntivi alle Convenzioni di Ginevra del 1977
(relative alla protezione delle vittime dei conflitti armati
internazionali e non internazionali). Le convenzioni del '49
prendono spunto dalla necessità di non ripetere più gli errori o le
omissioni che il 2° Conflitto mondiale causò principalmente in
Europa. Il libro affronta le difficoltà che il Comitato
Internazionale di Croce Rossa (d'ora in poi CICR) ebbe nelle
relazioni con i vari Stati belligeranti che in buona parte avevano
aderito (tranne l'URSS) alle convenzioni internazionali del 27
luglio 1929, in particolare la Convention relative au traitement
des prisonniers de guerre. Inoltre il testo pone l'accento
sull'applicabilità del "codice per prigionieri di guerra" che aveva
valenza esclusivamente in condizioni di reciprocità. Amara poi la
sorte degli I.M.I. (Internati Militari Italiani) ovvero tutti i
militari catturati dall'8 settembre in poi che ne furono esclusi.
Il lavoro di Picciaredda (collaboratore alla cattedra di Storia
Contemporanea dell'Università degli Studi "RomaTre") è stato reso
possibile grazie all'apertura degli archivi del CICR, in base ai
quali è stato dipinto un quadro completo delle attività di
quest'ultimo durante la II^ Guerra Mondiale. Emergono i caratteri e
le figure dei membri più significativi: Max Huber (Presidente del
Comitato e figura di primo piano del panorama universitario
svizzero negli studi di diritto internazionale), Jacques Chenevière
(vicepresidente del Comitato, entrato a far parte di essa nel 1919,
dopo l'esperienza nell'Agenzia Centrale dei prigionieri di guerra
nel 1° Conflitto Mondiale), Carl J. Burckhardt (diplomatico di
carriera, storico e Alto Commissario della Società delle Nazioni
per la città libera di Danzica dal '37 al '39), Marguerite Frick-
Cramer (prima donna nel Comitato a partire dal 1918 dopo
l'esperienza come responsabile della sezione Entente dell'Agenzia
durante il I^ Conflitto Mondiale). Il testo è strutturato su otto
capitoli (I. Il Comitato internazionale della Croce Rossa
all'inizio della Seconda guerra mondiale, II. La Germania,
interlocutore privilegiato?, III. Da Est nessuna risposta: il CICR
e l'Unione Sovietica, IV. Il CICR e la Francia di Pétain e De
Gaulle, V. Ginevra e Londra divise, VI. L'Italia prima e dopo l'8
settembre, VII. Oltre le convenzioni, VIII. L'eredità del
conflitto) e due appendici che ben riescono a fornire una
ricostruzione inedita del panorama europeo politico- internazionale
durante la II^ Guerra Mondiale. L'autore è riuscito a realizzare un
lavoro che, strutturato con un taglio scientifico, si presenta
anche di agevole lettura per un approfondimento di taglio
divulgativo.
Maggiore CC Flavio Carbone
Nicolò Giordano
Claudio Sanchioli
Il Corpo Forestale dello Stato
Ministero delle Politiche Agricole e Forestali - Direzione
Generale delle Risorse Forestali, Montane e Idriche, 2002, pagg.
227 e 129 tavole, euro 30,00
Il lavoro è strutturato su due parti principali: "Origini e
storia" e "Le uniformi dei forestali attraverso i regolamenti dal
1823 al 1998"; questa seconda parte è arricchita da 129 tavole che
comprendono le uniformi del Corpo dal 1823 in poi. Gli studi
condotti da Nicolò Giordano e Claudio Sanchioli hanno permesso di
attribuire correttamente l'istituzione del primo nucleo di quello
che è diventato in età repubblicana il Corpo Forestale dello Stato
(per semplicità si continuerà ad utilizzare l'attuale denominazione
del Corpo) alle Regie Patenti del 15 ottobre 1822, abrogate poi con
le riforme albertine (R.P. del 1° dicembre 1833) e riscritte
completamente con la riorganizzazione nazionale (R.d. 19 ottobre
1862, n. 1013) che comportò un "processo di integrazione fra
diverse realtà organizzative e giuridiche". Il Corpo Forestale
visse numerose trasformazioni che ebbero una particolare incidenza
durante il periodo giolittiano, sia per quanto riguardava
l'Istituzione nella sua complessità (l. 2 giugno 1910, n. 277), sia
per aspetti particolari, quali la creazione dell'Istituto superiore
nazionale forestale di Firenze necessario per la formazione dei
quadri del Corpo (l. 14 luglio 1912, n. 834). Importante si rivelò
anche la partecipazione del Corpo al primo conflitto mondiale,
durante il quale una parte minore del suo personale fu richiamato
al servizio in armi e la restante parte contribuì alla gestione del
patrimonio boschivo così necessario alle Forze Armate. La
caratteristica di Corpo combattente fu vissuta 191 LIBRI solamente
durante il periodo fascista, quando (con leggi del 1926 e 1928) fu
trasformato in Milizia Nazionale Forestale e combatté durante la
Campagna di Etiopia, oltre a garantire la partecipazione alle
attività di difesa interna del territorio durante il secondo
conflitto mondiale. Gli autori evidenziano bene le caratteristiche
del Corpo quali la difesa specifica del patrimonio boschivo, per la
quale veniva data sempre preminenza all'attività tecnica, che
comporta un particolare addestramento. La ricostruzione degli
avvenimenti che videro partecipi gli appartenenti al Corpo si
orientano, come è nella specificità dell'Istituzione stessa, verso
le attività connesse con le foreste, fondamentali riserve di
combustibile vegetale, elemento di base per il naviglio velico e
materiale necessario per aspetti bellici. Un aspetto interessante è
quello della formazione del personale (ufficiali, sottufficiali e
agenti) che viene ben delineato nei vari istituti di formazione,
mettendo in evidenza anche la peculiarità degli studi.
Un'attenzione particolare è data agli elenchi nominativi dei caduti
(durante operazioni belliche e in servizio d'istituto) nonché ai
capi del Corpo dal 1910 al 2002. Ricostruire una storia
istituzionale che raccolga in maniera completa il percorso
istituzionale di oltre 180 anni di vita appare sicuramente
ambizioso, ma questo libro rappresenta evidentemente un primo
importante passo in questa direzione. Completano il libro numerose
immagini fotografiche, cartine e tabelle, che riescono ad offrire
un quadro generale e apprezzato del lavoro svolto, nel passato come
nel presente, dal Corpo Forestale dello Stato.
Maggiore CC Flavio Carbone
Guglielmo Malizia
Renato Mion Orlando
Vito Vittorio Pieroni
Giuliano Vettorato
Il minore a-lato. Bisogni formativi degli adolescenti dei
Municipi Roma 6 e 7: vecchie e nuove povertà
Franco Angeli, 2002, pagg. 331, euro 20,00
Il testo "Il minore a-lato, bisogni formativi degli adolescenti
dei Municipi Roma 6 e 7: vecchie e nuove povertà" descrive i
risultati di un'interessante ricerca, promossa dal Comune di Roma e
svolta in un territorio ad elevato tasso di disagio sociale della
città, tesa ad approfondire la conoscenza della condizione
giovanile e ad affinare gli strumenti di intervento- azione e di
prevenzione per i minori "a rischio". Alla sua realizzazione hanno
collaborato i docenti degli istituti di sociologia e di metodologia
pedagogica della Facoltà di Scienze dell'Educazione dell'Università
Salesiana, coadiuvati da un gruppo di ricerca di un centro locale
di attività socioeducative e religiose, il Borgo Ragazzi Don Bosco.
L'indagine è stata condotta nei Municipi 6 e 7 di Roma, considerati
territori sostanzialmente omogenei a livello sociale, geografico,
culturale. In particolare, queste zone sono dotate di
infrastrutture, ma anche di un significativo tasso di immigrazione
e forte presenza di nomadi. In esse è inoltre rilevabile sia un
significativo svantaggio culturale (per esempio la media degli
iscritti alle superiori è inferiore a quella cittadina) e
occupazionale, sia un elevato tasso di diffusione di
tossicodipendenza e di microcriminalità. Nell'ambito di tali
territori sono stati presi in considerazione i seguenti tre
contesti di osservazione del rischio: l'"istituzione scolastica e
formativa", nella quale possono emergere più facilmente eventuali
problematiche di insuccesso, disadattamento e abbandono, i "servizi
pubblici", deputati all'assistenza dei minori nei casi di disagio e
devianza, e le "organizzazioni di terzo settore" che attuano
interventi finalizzati a sostenere giovani considerati a rischio. I
campioni coinvolti nella ricerca sul campo sono stati cinque, così
costituiti: 598 studenti delle scuole medie, delle scuole superiori
e della formazione professionale; 100 giovani appartenenti alle
categorie del disagio; 115 genitori; 97 insegnanti/formatori; 20
esperti (testimoni privilegiati), selezionati in base alle
competenze in materia. La metodologia utilizzata si è avvalsa di
tecniche sia qualitative che quantitative e ha perlopiù comportato
la somministrazione di interviste e questionari ai soggetti
individuati. L'indagine ha affrontato lo studio del mondo giovanile
rivolgendo l'attenzione su alcune importanti tematiche quali ad
esempio le relazioni intrafamiliari, amicali e con gli adulti, il
rapporto con la scuola e le esperienze ivi vissute, il tempo
libero, i valori, le aspirazioni e i bisogni. Uno degli obiettivi
della ricerca è stato anche quello di identificare i bisogni
presenti nella popolazione giovanile "emarginata", nell'intento di
delineare quel complesso di fattori che concorrono quantomeno a
rafforzare situazioni di disagio e devianza. Sono stati quindi
intervistati giovani in particolari condizioni: ripetenti, "ragazzi
del muretto" che fanno uso di sostanze alcoliche o tossiche, con
problemi giudiziari o vittime dell'emarginazione. A questo
riguardo, gli autori hanno inteso indagare alcune aree tematiche
quali quelle connesse con le esperienze negative, con le condotte
devianti (episodi di trasgressione o violenza) ed con l'uso di
sostanze stupefacenti; è da sottolineare inoltre che, in fase di
elaborazione dei dati, i ricercatori hanno, tra l'altro,
confrontato la struttura valoriale dei "giovani a rischio" con
quella degli "studenti" intervistati, al fine di evidenziarne
similarità e differenze. Per ciò che concerne i risultati, appaiono
a nostro avviso particolarmente interessanti quelli che si
riferiscono al "mondo della devianza " e sui quali focalizzeremo
l'attenzione. Si può affermare che l'analisi delle problematiche
correlate alla devianza giovanile e all'uso della droga sembra
chiamare in causa una serie di fattori che, in ultima analisi,
rimandano a criticità rilevabili sia nelle agenzie socio-educative
quali la famiglia, la scuola e le altre istituzioni educative, sia
nel contesto sociale allargato. I bisogni che emergono -
soprattutto nel campione degli intervistati "a rischio" - sono
infatti di tipo "affettivo- relazionale" (in particolare, tali
bisogni appaiono 193 LIBRI poco soddisfatti dalla famiglia),
"sociale-occupazionale" (rilevante appare l'esclusione sociale
patita sul versante scolastico e, in seguito, lavorativo),
"formativo ed educativo" (i bisogni a tal riguardo sembrano
perlopiù connessi ad una ristrutturazione cognitiva e valoriale
tesa alla trasformazione delle condotte antisociali in
comportamenti prosociali). Dai risultati ottenuti si può
evidenziare che a livello di prevenzione, formazione e intervento
con i giovani a rischio, è necessaria l'attuazione di interventi
finalizzati alla riduzione delle situazioni di disagio e alla
promozione delle potenzialità e delle competenze del soggetto in
difficoltà. Ciò significa porre la "prosocialità" quale valore da
perseguire e, in altri termini, suggerire ai vari "attori sociali"
che ruotano (o dovrebbero ruotare) intorno al giovane un approccio
di intervento teso a promuovere il positivo piuttosto che a
ostacolare il negativo. In questo senso, la ricerca sottolinea
l'assoluta necessità che la società nel suo complesso e gli
amministratori locali creino situazioni in cui il ragazzo trovi
spazi adeguati alle sue attitudini e possibilità, partecipi
attivamente alla costruzione del suo copione di vita e "si senta
effettivamente soggetto di diritto e non solo oggetto di
provvedimenti che, seppure presi con le migliori intenzioni, non
rispettano le autentiche esigenze di sviluppo armonico
dell'individuo" (pagg.23-24). In conclusione, l'indagine descritta
sembra porsi quale utile punto di riferimento per i legislatori, i
giudici minorili, gli amministratori a livello locale, gli
operatori sociali, gli insegnanti e i genitori, nella misura in cui
questi - se pur da diversi punti di vista - debbano prendere
coscienza dei bisogni dei ragazzi a rischio al fine di individuare
le strategie più opportune per attenuare il disagio giovanile e
programmare, anche nel lungo periodo, interventi di valorizzazione
dell'universo dei "giovani periferici".
Dott. Sandro Montanari
Dott. Francesca Mandato
Paolo Paoletti
I traditi di Corfù
Fratelli Frilli editori, 2003, pagg. 166, euro 14,00
Paolo Paoletti ricostruisce, attraverso la raccolta delle fonti
bibliografiche e i necessari approfondimenti archivistici, le
vicende che coinvolsero i militari italiani presenti sull'isola di
Corfù. Si tratta di una ricostruzione degli avvenimenti che segue
in maniera logica e puntuale un percorso temporale analizzando
l'atteggiamento sia del Comando Supremo italiano (generale
Ambrosio), sia degli Alleati, tutti accusati di aver dimostrato
prima un minore e poi un tardivo interesse non solo per le sorti
dei nostri militari, ma anche per il possesso di un'isola
dall'importante valore strategico per quel Teatro operativo.
L'autore, grazie all'analisi dei documenti rinvenuti presso gli
Uffici Storici degli Stati Maggiori dell'Esercito e della Marina,
l'Archivio statale-militare di Friburgo e del processo di
Norimberga per la parte specifica, fornisce un quadro completo
degli avvenimenti, chiarendo l'atteggiamento tenuto dal comandante
dell'isola colonnello Lusignani, completamente differente da quello
mantenuto per Cefalonia dal suo superiore generale Gandin (entrambi
decorati di medaglia d'oro al valor militare). La durezza del
titolo "i traditi di Corfù" sottolinea crudemente il dramma che
vissero i comandanti e i gregari dei reparti sull'isola corfiota in
quei tragici giorni che vanno dalla dichiarazione d'armistizio alla
metà d'ottobre con la difesa dell'isola, le fucilazioni, gli
internamenti e i tentativi di sottrarsi alla prigionia. Tra gli
ufficiali del presidio dell'isola che rimasero sulla posizione del
comandante dell'Isola di Corfù, si può trovare anche il capitano
dei Carabinieri Reali Nicola Caggiano, il quale riuscì a reclutare
e armare oltre 600 isolani disposti a combattere a fianco degli
Italiani. Caggiano fu fucilato, insieme ad altri tre ufficiali tra
i quali Lusignani, all'interno della fortezza vecchia dopo la
caduta dell'isola nelle mani dei tedeschi. A noi rimane un dovere
da assolvere: ricostruendo gli episodi passati si devono assimilare
gli errori e fare in modo che non si verifichino mai più, oltre a
mantenere vivo il ricordo di quegli uomini, che, difendendo se
stessi dal nuovo avversario, difesero un suolo e un popolo che non
era il proprio. Lo fecero con valore pagando il prezzo più alto, ma
rimasero "i traditi di Corfù".
Maggiore CC Flavio Carbone
Paolo Giacomel
Tu col cannone, io col fucile. Alessandro Suckert e Curzio
Malaparte nella Grande Guerra
Gaspari Editore, 2003, pagg. 159, euro 12,00
Giacomel ricostruisce, attraverso la corrispondenza privata
della famiglia Suckert che è giunta sino a noi grazie anche alle
cure della sorella Edda e la nipote Laura Ronchi Abbozzo, l'intenso
rapporto familiare di Curzio Malaparte (pseudonimo di Kurt Suckert)
e del fratello Alessandro. Le epistole citate tratteggiano un
intenso legame familiare, palpabile e drammatico, maggiormente
nelle pagine che riguardano la morte di Alessandro, nel 1951, a
causa delle ferite subite durante il primo conflitto mondiale. I
due fratelli prestano servizio militare e diventano ufficiali, il
primo di Fanteria ed il secondo d'Artiglieria, ma il carattere è
diverso. Curzio parte diciassettenne come volontario garibaldino a
fianco dei Francesi, per tornare in Italia con lo scioglimento
della Legione garibaldina e far parte della Brigata Alpi, con la
quale vivrà la sua esperienza sul fronte italiano prima e su quello
francese poi. Il carattere di Curzio si delinea già in questo
periodo e se ne possono apprezzare alcuni tratti, quali la
franchezza e l'onestà intellettuale di affrontare (e il passaggio
non è privo di drammaticità) da sottotenente di complemento il
proprio comandante di Reggimento giunto da poco al fronte e meno
temprato dalle vicende del conflitto mondiale. Al contrario,
Alessandro si mostra sotto una prospettiva diversa, compie il
proprio dovere e dalle pagine del suo "giornale" non vengono
percepite annotazioni di contrasto con la sua esperienza militare,
ma traspare chiaramente il muta- 195 LIBRI mento nell'atteggiamento
e nella coscienza di un interventista che, dopo le "radiose
giornate di maggio", vive la triste esperienza della vita in
trincea. Nella prefazione Alberto Monticone ricorda che Malaparte è
stato già studiato come letterato interprete della guerra e
specialmente di Caporetto da Isnenghi ne "Il mito della Grande
Guerra", ma il testo di Giacomel permette di apprezzare l'autore de
"La rivolta dei santi maledetti" sotto il profilo della sua
esperienza militare, ove traspare un Malaparte più umano e meno
solitario. Nonostante negli ultimi anni si sia sviluppata una
corrente storiografica che cerca il recupero dei contributi minori
offerti dagli scritti dei soldati, tralasciando i ricordi di autori
più significativi, il testo - attraverso le pagine dei Suckert
militari - offre la possibilità di comprendere la vita trascorsa
lassù sulle montagne dolomitiche, ma non solo, che i nostri soldati
combatterono con l'avversario di un tempo.
Maggiore CC Flavio Carbone
Tommaso Baris
Tra due fuochi. Esperienza e memoria della guerra lungo la linea
Gustav
Editori Laterza, 2003, pagg. 236, euro 22,00
Baris, dottorando di ricerca presso la Cattedra di Storia
Contemporanea della Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di
Roma "La Sapienza", Esordisce con un lavoro dall'impegnativo
sottotitolo "esperienza e memoria della guerra lungo la linea
Gustav". Il libro è strutturato in sei capitoli (1. L'occupazione
tedesca tra storia e memoria; 2. Bombardamenti alleati e strategie
di sopravvivenza; 3. Alleati e violenza in genere; 4. La Chiesa nel
Frusinate tra guerra e dopoguerra (1943-46); 5. Il dopoguerra: le
strategie della sinistra e il "piccolo" 6. Il 18 aprile 1948: le
ragioni di un successo di lungo periodo). L'oggetto della ricerca e
dell'elaborazione di Baris ruota intorno alla popolazione civile,
che ha subìto nove mesi di presenza del fronte lungo il quale
tedeschi ed Alleati si sono affrontati. Maggiore appare lo sgomento
quando ai tedeschi in fuga (e autori di stragi apostrofate quasi
sempre come naziste, ma compiute anche da appartenenti all'esercito
germanico) subentrano gli Alleati, che non compaiono inizialmente
come i giovani soldati statunitensi immortalati dai fotogrammi di
John Ford, bensì come i goumiers del Corpo di Spedizione Francese
(CEF) autori, grazie anche alla compiacenza dei loro ufficiali
francesi, di numerose nefandezze poi sfruttate dalla propaganda
italiana di Salò. Il ricordo e le conseguenze del passaggio del CEF
ebbero effetti di lunga durata soprattutto all'interno delle
comunità locali. Verso la fine il testo abbandona il ricordo e
l'esperienze del fronte per analizzare alcuni fenomeni politici
che, anche grazie alla lotta per la sopravvivenza legata alle
operazioni belliche, spinsero la popolazione locale a fare tesoro
della recente esperienza bellica appoggiandosi in parte alla DC e
all'importante lavoro condotto dall'episcopato e dal clero
frusinate a suo sostegno e in parte ai partiti socialista e
comunista, che riuscirono ad ottenere una buona affermazione locale
anche durante le elezioni del 18 aprile 1948. Baris, attraverso
un'attenta ricerca archivistica e una raccolta di 66 interviste
rilasciate da persone che direttamente o indirettamente vissero
quegli avvenimenti, riesce ad offrire uno spaccato della vita e
delle difficoltà nel Frusinate tra il 1943 e il 1948, proponendo un
"modello per chi voglia ricostruire seriamente la storia della
società italiana nel passaggio cruciale fra guerra e dopoguerra"
(Giovanni Sabbatucci).
Maggiore CC Flavio Carbone
Francesco Dusi (a cura di Enrico
Cernigoi e Paolo Pozzato)
Dall'Adige all'Isonzo
Itinera progetti, 2003, pagg. 236, euro 18,00
"Dall'Adige all'Isonzo" è un documento che può essere ricompreso
nella categoria della diaristica della quale, soprattutto il primo
conflitto mondiale, vide una notevole produzione editoriale. Dusi
pubblicò inizialmente il suo diario nel 1924, presentandolo come un
lavoro che non era nato per essere dato alle stampe e scusandosi
con il lettore per la stesura non brillante. Ma si tratta comunque
di un testo d'interesse. Ciò innanzitutto perché è un diario che
disegna la vita del 159° Reggimento della Brigata Milano il quale
non ha avuto l'onore di venir ricordato in altre produzioni
diaristiche. Poi perché il percorso temporale si snoda dal richiamo
alle armi sino al termine del conflitto, con Dusi ricoverato in un
ospedale militare a causa della febbre spagnola che aveva contratto
poco prima. Il percorso spaziale porta invece l'autore, richiamato
come soldato poco prima dello scoppio della conflagrazione
mondiale, a narrare tutte le vicende che visse in prima persona da
semplice militare ad ufficiale di complemento, divenutovi dopo aver
frequentato uno dei "famosi" corsi accelerati che si tenevano nel
Teatro d'operazioni. Come ricordano i curatori, il testo di Dusi è
ancor più da apprezzare poiché affronta con sincerità e a tratti
quasi con ingenuità gli avvenimenti che egli vive e che narra con
immediatezza, dando modo al diario di offrire un ricordo ed una
visione quasi reale e franca degli avvenimenti vissuti
dall'estensore. Egli narra le vicende dell'unità con uno stile
piano ma avvincente che stimola la lettura del lavoro. Esso è
completato da alcune pagine introduttive dei curatori e di brevi
cenni degli stessi che integrano la narrazione, consentendo di
avere un quadro più organico degli avvenimenti. Integrano lo
scritto alcuni disegni e fotografie che rappresentano uomini, mezzi
e località in cui si fronteggiarono due grandi eserciti.
Maggiore CC Flavio
Carbone |