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MANUALI E OPERE
MONOGRAFICHE
R. Garofani - G.M. Racca - M. De
Palma
Responsabilità della pubblica amministrazione e risarcimento del
danno innanzi al giudice amministrativo
Edizioni Giuffrè, 2003, pagg. 696, euro 46.00
Nel 1999 la Suprema Corte di Cassazione, com'è noto, si è
pronunciata con la Sentenza n.500, sulla responsabilità
dell'amministrazione per i danni ingiustamente arrecati a seguito
di ricorso per la tutela di interesse legittimo. Si è trattato,
come autorevolmente osservato, di una vera e propria rivoluzione
copernicana del sistema preesistente. A questa pronuncia
giurisprudenziale ne sono seguite altre, anche della Corte
Costituzionale. Dietro la spinta della dottrina il legislatore, con
la legge 205/2000, ha riconosciuto al giudice amministrativo la
competenza in materia di risarcimento del danno derivante dalla
lesione del diritto soggettivo e dell'interesse legittimo.
Il dibattito dottrinale e giurisprudenziale sull'argomento si
palesa tuttavia ancora in profonda evoluzione.
Gli autori trattano delle numerose problematiche in discussione,
prima tra tutte quella del riparto della giurisdizione tra il
giudice ordinario e il giudice amministrativo sul risarcimento del
danno cagionato dal comportamento illegittimo della pubblica
amministrazione. Tale argomento richiama, poi, la natura giuridica
della fattispecie della responsabilità, gli elementi costitutivi
oggettivi e soggettivi della stessa. E ancora più dettagliatamente,
il rapporto tra azione demolitoria e rimedio risarcitorio, la
relazione tra tecnica risarcitoria specifica o per equivalente e
riserva della funzione amministrativa, i criteri di quantificazione
del danno risarcibile.
Non mancano i riferimenti alle diverse posizioni assunte sulle
tematiche in argomento dalla dottrina e dalla giurisprudenza anche
per ciò che riguarda gli aspetti squisitamente processuali.
L'opera fornisce un quadro esauriente per lo studio delle
discipline sia nel campo del diritto sostanziale sia in quello del
diritto processuale.
Ten. CC Giovanni Fàngani Nicastro
Mengoli Valerio
Gli accordi amministrativi fra privati e pubbliche
amministrazioni
Edizioni Giuffrè 2003, pagg.470, euro 32.00
Il rapporto tra privati e pubbliche amministrazioni, di cui
tratta l'articolo 11 della Legge 7 agosto 1990, n.241, è un tema
che ha innovato in maniera profonda il sistema amministrativo
sostanziale preesistente all'entrata in vigore delle norme sulla
trasparenza del procedimento amministrativo. Le dispute nate nel
primo periodo di applicazione sono state molte e la questione che
ha prevalentemente interessato i giuristi e gli addetti ai lavori è
stata quella relativa alla natura giuridica degli accordi tra
privati e pubblica amministrazione, stante la diversità dei
soggetti. L'esperienza ultradecennale di applicazione della "nuova"
disciplina ha apportato una notevole evoluzione
dell'istituto.
Il volume è diviso in due parti: una generale, articolata in
quattro capitoli, dove vengono approfonditi gli aspetti che
riguardano la natura giuridica, la validità, l'efficacia, i vincoli
e la tutela giurisdizionale degli accordi; una speciale dove
vengono elencati i tipi di accordi individuati sia dal diritto
sostanziale sia dalla giurisprudenza. In quest'ultima parte
rientrano, tra gli altri, gli accordi amministrativi in materia di
pianificazione urbanistica e di riqualificazione urbana, la
"programmazione negoziata" e la "convenzione di lottizzazione" la
"convenzione edilizia" e gli accordi di "cessione bonaria nel
procedimento espropriativo".
è un ottimo strumento di studio e comunque di conoscenza per
l'approfondimento delle tematiche relative alla portata degli
accordi tra privati e pubblica amministrazione così come
disciplinati nell'articolo 11 della "legge sulla trasparenza".
Ten. CC Giovanni Fàngani
Nicastro
Francesco Caringella
Giustizia Amministrativa. Corso completo
(III edizione totalmente rifatta)
Edizioni giuridiche Simone 2003, pagg. 864, euro 50,00
Per i tipi Studi Superiori, la casa editrice napoletana ha
licenziato un testo di notevole spessore, il cui Autore può a
giusto titolo essere definito un veterano autorevole della
pubblicistica in materia. L'opera percorre tutte le tappe della
specifica disciplina, fino a giungere alla trattazione della legge
21 luglio 2000, n. 205 "Disposizioni in materia di giustizia
amministrativa", che rappresenta la innovazione più significativa
del sistema e la cui necessità scaturisce dall'esigenza di riordino
del sistema, dopo gli incisivi interventi della Corte di
Cassazione, che hanno abbattuto il dogma della irrisarcibilità
degli interessi legittimi. Oggi ci si ritrova dinanzi ad un diritto
amministrativo profondamente innovato e modificato rispetto a
quello che sorgeva, circa trenta anni orsono, con la costituzione
dei TAR: il modello che si è raggiunto non sempre però è improntato
ad intelligibile coerenza. Si è giunti all'ampliamento dei poteri
di cognizione del giudice in sede di giurisdizione generale di
legittimità, attraverso l'estensione di essi alle questioni
risarcitorie e a quelle patrimoniali consequenziali, alla
rivisitazione integrale del processo cautelare con l'adozione di
misure cautelari atipiche, alla significativa integrazione dei
mezzi istruttori, alla previsione di nuove competenze. Molto
articolata risulta la trattazione dottrinale dei diritti
soggettivi, interessi legittimi e delle altre situazioni
soggettive, rilevanti per poter procedere, nella pratica, alla
determinazione del giudice competente per la effettiva tutela,
delle forme e del grado della tutela stessa. Il luogo della tutela
amministrativa e la tipologia dei ricorsi esperibili (ricorso
gerarchico proprio, ricorso in opposizione, ricorso gerarchico
improprio, ricorso straordinario al presidente della Repubblica)
costituiscono una parte significativa ed approfondita della intera
trattazione che analizza anche i rapporti intercorrenti con altre
forme di esercizio della giurisdizione.
Inoltre vengono affrontate incisivamente le linee generali del
nuovo riparto di giurisdizione, con riferimento alla giurisdizione
sul pubblico impiego: difatti, l'aver sottoposto il lavoro alle
dipendenze della P.A. ad una normativa di carattere privatistico,
con la conseguente qualifica degli atti di gestione del rapporto
come atti di diritto privato e non più come atti organizzativi di
carattere pubblicistico, ha imposto la traslazione delle competenze
dal Giudice Amministrativo al Giudice Ordinario. L'A. tratta questo
delicato passaggio con esauriente penetrazione delle singole
problematiche, curando, tuttavia, di rendere assai armonico
l'intero quadro espositivo. La giurisdizione esclusiva dei Tar,
l'ottemperanza al giudicato, il processo amministrativo e i riti
speciali, nella completezza delle loro fasi, e i giudici
amministrativi speciali costituiscono, infine, oggetto di autonoma
e specifica trattazione.
Il testo è poi utilmente corredato da appendici
giurisprudenziali, con aggiornamenti recentissimi, fino al febbraio
2003.
In definitiva, si tratta di un'opera che, necessariamente
voluminosa per la mole legislativa e giurisprudenziale da dover
esaminare, ha il pregio dell'agevole consultazione e della
immediata accessibilità, tanto da costituire un pratico strumento
di lavoro per chi opera nel settore ed un sicuro riferimento per i
cultori della dottrina.
Ten. Col. CC Luigi Cortellessa
Testo Unico sull'immigrazione e Norme sulla condizione dello
straniero
(II edizione)
Edizioni giuridiche Simone, 2003, pagg. 187, Euro 13,00
Il nostro Paese, protagonista di rilievo nel Mediterraneo, è
altamente interessato al controllo dei flussi migratori, sia come
area di stanziamento sia come zona di passaggio verso gli altri
Paesi della Comunità Europea.
è risultato di tutta evidenza, come peraltro confermato dalle
cronache recentissime, che l'immigrazione, generalmente clandestina
ed alimentata dalle aree del Sud del pianeta, sia intimamente
connessa con delicate problematiche di ordine pubblico. Queste
ultime scaturiscono dalla necessità di controllare i singoli
individui che permangono all'interno dei confini nazionali
prevenendo il riaffermarsi di sacche di criminalità e dal doveroso
onere di allestire condizioni di vivibilità per quanti, con
situazioni di pregressa sofferenza, intendono legittimamente
guadagnare dignitosi spazi di vita e di lavoro. L'attuale
legislazione tenta di contemperare le diverse esigenze, con il
denominatore del rispetto della dignità della persona,
irrinunciabile in una civiltà giuridica avanzata.
Il legislatore ha più volte messo mano alla controversa materia,
per giungere alle ultime disposizioni, spesso precedute da
confronti parlamentari a tratti aspri e segnati da insormontabili
contrapposizioni di principio. Il compendio normativo edito dalla
Simone offre un quadro di situazione aggiornato e completo.
Particolare attenzione viene fondata sulla legge base, e cioè il
T.U. sull'immigrazione, emanato con D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286,
sintesi di istanze solidaristiche ed esigenze di regolarizzazione:
molto utile appare la citazione dei testi precedenti a tale
normazione. In successione, viene affrontata l'analisi della legge
30 luglio 2002, n. 189 (Bossi - Fini), che innova le condizioni di
permanenza dello straniero, vincolandole alla vigenza di un
contratto di lavoro.
Il testo prende in considerazione anche la normativa di tipo più
prettamente assistenziale, quella cioè giustamente apprestata a
tutela dell'unità famigliare, dei minori, dell'assistenza
sanitaria. Per la possibilità di immediata ed agevole
consultazione, si ritiene che il testo possa essere destinato ai
vari operatori della P.A., che lavorano nel settore, nonché alle
organizzazioni di volontariato che in gran numero offrono i loro
servigi ai meno fortunati.
Ten. Col. CC Luigi Cortellessa
Vincenzo Musacchio
Manuale pratico di diritto dell'immigrazione
Cedam, 2003, pag.788, euro 56,00
Il testo di Vincenzo Musacchio, avvocato e docente di diritto
penale commerciale presso la Facoltà di Economia dell'Università
degli studi del Molise, costituisce un interessante e valido
manuale di riferimento per comprendere e soprattutto applicare la
recente normativa in materia di immigrazione. L'Autore, con la
seconda edizione del manuale in esame, interamente riveduto ed
aggiornato alla legge Bossi-Fini, si prefigge lo scopo di dare a
tutti "coloro che entrano in contatto con il mondo
dell'immigrazione" uno strumento interpretativo chiaro, organico e
semplice da consultare.
La legislazione sugli stranieri e sull'immigrazione, soprattutto
nell'ultimo decennio, con l'affermarsi del fenomeno migratorio, è
stata spesso frutto di situazioni emergenziali, per cui non si è
mai raggiunta una disciplina della materia che fosse omogenea e
funzionale alle esigenze di contenimento e controllo del fenomeno
stesso, in linea con le normative europee ed internazionali.
Il manuale, dopo un parte introduttiva relativa alla evoluzione
della normativa in materia di immigrazione in Italia, passa in
rassegna i nuovi istituti giuridici, così come delineati dalla
Bossi-Fini: identificazione del cittadino straniero e disciplina
dei visti, ingresso e soggiorno dello straniero in territorio
italiano, disciplina dei permessi di soggiorno, respingimento ed
espulsione dello straniero.
Dopo questa prima parte rivolta, per lo più, alle autorità di P.S.
agli organi di polizia, seguono dei capitoli relativi allo status
dello straniero in Italia ed ai conseguenti diritti e doveri che ne
discendono, analizzando gli aspetti familiari (unità familiare,
ricongiungimento familiare, tutela speciale per i minori) e quelli
lavorativi (sportello unico per l'immigrazione, il contratto di
soggiorno per lavoro subordinato, stagionale, autonomo,
regolarizzazione del lavoro sommerso).
L'aspetto innovativo, che fa del testo un manuale operativo, è
costituito dal vademecum dei diritti dell'immigrato in materia di
cittadinanza, alloggio, sanità, maternità, lavoro, istruzione
scolastica, circolazione stradale, diritto di difesa, con annessa
una modulistica di riferimento.
Il manuale contiene per ultimo, oltre alla legislazione nazionale
ed alla giurisprudenza amministrativa, della Corte Costituzionale,
della Cassazione, della Corte di Giustizia Europea, anche le
maggiori circolari ministeriali in materia.
Magg. t.ISSMI Rosario Castello
Luigi Cortellessa - Natale Fusaro
Pedofilia e criminalità
Koinè, 2003, pagg. 119, euro 12,00
La pedofilia è un tema particolarmente scottante e delicato per
i suoi risvolti psicologici, sociali e giuridici. Affrontare questo
tema in una peculiare ottica di indagine (che vuole approfondire
questo fenomeno nei suoi aspetti criminali) rappresenta
innanzitutto una coraggiosa scelta di impegno professionale e
culturale per chi ha dimostrato non solo l'attitudine alla
divulgazione scientifica, ma anche il desiderio di intervenire
concretamente ed utilmente. Dalla lettura dell'agile volume
traspare in ogni pagina questo orientamento di fondo dei due autori
(ancor più forse, la loro predisposizione etica al difficile
problema), la cui felice collaborazione ha determinato un'armoniosa
fusione di competenze criminologiche, giuridiche e professionali.
Dal concetto di pedofilia, ai profili psichiatrici e normativi,
sino alle interconnessioni con internet e con le organizzazioni
criminali di tipo mafioso. Ma non manca l'aspetto più operativo che
dalla moderna analisi criminale e dalla illustrazione degli
strumenti legislativi, a livello internazionale e nazionale, giunge
a prefigurare un quadro esauriente dell'attività di contrasto,
sviluppata nelle sue forme preventive e di repressione. La
complessità dei vari ambiti trattati non toglie al testo quella
facilità di lettura che costituisce uno dei suoi maggiori pregi e
rende lo stesso fenomeno della pedofilia più comprensibile nelle
sue linee fondamentali anche per chi per la prima volta si avvicina
a questo tema e con molta difficoltà è portato a comprenderlo. La
pedofilia è talmente lontana dal comune modo di pensare e di
intendere i rapporti sociali che, oltre - talvolta - a suscitare
una morbosa curiosità, difficilmente riesce ad essere un
interessante motivo di lettura. L'aver attirato la giusta
attenzione sul fenomeno, soprattutto nelle sue deformazioni
criminali, l'averlo sviscerato secondo prospettive inedite
(l'approccio ai siti pedopornografici tra effetti criminogenetici e
possibilità di catarsi) e l'aver voluto chiaramente indicare gli
strumenti di contrasto rappresentano i motivi principali per
raccomandare la lettura dell'interessante volume, preziosa ed
indispensabile soprattutto per gli operatori pratici.
Il testo è arricchito, inoltre, da una prefazione del Prof.
Francesco Bruno, ordinario di psicopatologia forense e criminologia
nell'Università degli Studi di Roma "La Sapienza".
Arnaldo Fiori - Marco Fiori
La perizia calligrafica
(Manuale teorico-pratico per Giudici, Avvocati e Periti)
Edizioni giuridiche Simone, 2003, pagg. 223, euro 15,00
L'indagine, oggi più che nel passato, impone orizzonti
conoscitivi assai diversificati, peraltro sollecitati ed
implementati da nuovi contributi tecnologici e da frequenti
rivisitazioni dottrinali.
La grafia, trasposizione della personalità nello scritto, con il
suo cumulo di tratti caratteriologici, stati emotivi, bagaglio
culturale, rappresenta senza dubbio uno degli aspetti che desta
maggiore curiosità, specie nella risoluzione di casi giudiziari
controversi e difficili. La perizia calligrafica, quindi,
costituisce un momento di alto significato probatorio, talvolta
decisivo, e per ciò stesso abbisognevole di una spiccata profusione
di esperienze, competenze e deontologia professionale adamantina da
parte del consulente o perito. è quanto fortemente sostengono gli
autori, padre e figlio, che hanno creato un positivo sodalizio
professionale nel settore specifico, operante da circa venticinque
anni in Terra di Lavoro. Lo scopo per cui si procede a perizia
grafica è quello di stabilire l'autenticità o meno di uno scritto,
di un documento o di una firma: in tal senso è sempre
sconsigliabile operare secondo procedimenti speditivi, ma è sempre
necessario avvalersi di una consulenza qualificata; a tal proposito
gli AA. sottolineano la necessità di fare ricorso a persone con
comprovata specializzazione, dimostrata da titoli accademici,
essendo presenti, di contro, numerosi improvvisatori. Non a caso la
prima parte del testo è dedicata appunto alla fase del conferimento
dell'incarico ed alle operazioni preliminari, con riferimento
puntuale alla scelta ed alla applicazione delle metodologie.
Postulato generale della fase preliminare è che l'oggetto della
perizia calligrafica non sono la sola firma e la sola scrittura ma
il documento originale nella sua interezza, sul quale peraltro
interagiscono situazioni soggettive ed oggettive che contribuirono
a determinarne la redazione.
Il perito deve quindi affrontare il documento nella sua interezza,
tenendo, fra l'altro, presente il rapporto intercorrente tra penna,
inchiostro e carta, lo spazio disponibile per la scrittura, le
condizioni ambientali.
Particolare raccomandazione viene rivolta per la raccolta dei
materiali di comparazione e per la descrizione fisica del documento
contestato. L'opera entra nello specifico con il capitolo dedicato
alla "Analisi dettagliata".
Assai significativa è la enunciazione di taluni postulati che
reggono la complessa attività peritale: tra questi giova ricordare
quello secondo cui ogni essere umano ha una sua scrittura che è
diversa da quella di tutti gli altri. In questo quadro, si deve
tener conto della totalità dello scritto e del singolo segno
grafico, che viene definito come "una caratteristica della
scrittura, generale o particolare, prodotta da un movimento
dell'arto scrivente e derivante da tendenze psicologiche, dalla
struttura neuromuscolare o semplici abitudini grafiche". L'aspetto
psicologico della scrittura viene affrontato con riferimento alla
spontaneità ed all'artificiosità della scrittura.
La valutazione finale costituisce oggetto di particolare
approfondimento, costituendo, in ultima analisi, l'esternazione
degli accertamenti eseguiti e dei risultati ottenuti.
Il testo è assai ricco di esempi, tratti dall'esperienza pratica
degli autori, i quali peraltro vivacizzano l'opera con delle
considerazioni a piè di capitolo, definite "censure", utilizzate
per fornire raccomandazioni preziose all'operatore, ma soprattutto
le indicazioni per non sbagliare. In dottrina si avvertiva la
mancanza di un compendioso lavoro sulla affascinante quanto
difficile materia: questo testo interviene in maniera assai
proficua, costituendo efficace strumento di lavoro per gli addetti
e agevole viatico per i neofiti.
Ten. Col. CC Luigi Cortellessa
Carlo Jean
An Integrated Civil Police Force for the European
Union
Bruxelles, Centre for European Policy Studies, 2002, pagg. 75,
euro 25,00 (in formato cartaceo, o euro 10 in formato
elettronico)
Le 75 pagine prodotte dal Generale e Professore Carlo Jean
sull'analisi della Forza di polizia "civile" integrata per l'Unione
Europea si inseriscono nell'interessante produzione del Center for
European Policy Studies di Bruxelles (http://www.ceps.be).
Il lavoro - reperibile solamente in lingua inglese - si struttura
su sette capitoli: (Introduzione. Le Forze di polizia nelle
Missioni di Petersberg. Le decisioni dell'Unione Europea su
EUCIVPOL. Le esperienze del Kosovo e della Bosnia-Erzegovina. La
costituzione ed i concetti della Forza di Polizia, i problemi
politico-istituzionali per le Operazioni di supporto alla pace
dell'UE. Il comando e controllo negli interventi condotti dall'UE e
da altri organismi. La dottrina, i principi e l'organizzazione
dell'EUCIVPOL - I problemi di coordinazione; Conclusioni) ed
analizza, attraverso le decisioni politiche, lo sviluppo della
struttura composta dalle Forze di Polizia che farà parte delle
missioni condotte dall'UE. Il testo, estremamente lineare nella sua
lettura, parte dall'analisi delle precedenti esperienze delle forze
di polizia in Bosnia-Erzegovina e in Kosovo, sottolineandone i
punti di forza e quelli critici.
Gli elementi caratterizzanti del testo sono alcune considerazioni
di carattere generale delle quali le più significative possono
essere sintetizzate in:
- unicità di comando lungo la stessa linea negli scenari
destabilizzati per passare poi ad una propria catena gerarchica con
la progressiva stabilizzazione, per le componenti militari e di
polizia;
- attribuzione delle competenze agli Stati che posseggono forze di
polizia di particolare specificità (ad es. per la polizia
finanziaria e di frontiera, la Guardia di Finanza, o, per la
interoperabilità delle strutture le forze di polizia a statuto
militare, principalmente Carabinieri e Gendarmerie
Nationale);
- distribuzione corretta delle competenze tra forze di polizia e
militari per evitare un uso improprio dei differenti mezzi;
- coordinazione tra gli aspetti militari e non militari di una
missione.
Tutto ciò, naturalmente, va supportato da un processo decisionale
che dia effettiva capacità all'Alto Rappresentante dell'UE di poter
condurre a compimento la missione con un'elevata autonomia
decisionale sulla falsariga dell'operato del Capo della missione
UNTAES nella Slavonia Orientale, Jacques Klein.
Il lavoro di Jean si incunea nell'evoluzione delle missioni
all'estero con particolare riferimento a quelle di pace.
"An Integrated Civil Police Force for the European Union" offre un
contributo dottrinale qualitativamente valido ai prossimi sviluppi
essenzialmente a livello strategico e operativo delle missioni di
polizia dell'UE per evitare gli errori già commessi da altre
organizzazioni internazionali in recenti interventi "fuori
area".
Maggiore CC Flavio Carbone
Benedetto Croce (a cura di Giuseppe Galasso)
Dal libro dei pensieri
Adelphi, 2002, pagg. 225 euro 9,00
In questa piccola raccolta compaiono scritti del grande filosofo
ed uomo politico napoletano, prodotti tra il 1885 ed il 1951, e
raccolti dal noto meridionalista Prof. Giuseppe Galasso, interprete
attento della cultura meridionale del secolo rischiaratore ed
affezionato cultore della filosofia di Croce, le cui opera ha
curato post mortem e fatto meritoriamente divulgare per conto della
stessa Adelphi.
Queste pagine ci offrono una immagine insolita di Croce, stavolta
meno distaccato dalla quotidianità ed assai attento, invece, alle
esperienze dell'uomo comune. Egli si sofferma sulle questioni più
antiche ed assillanti: l'amore, la passione ed il sentimento,
l'angoscia e lo smarrimento, l'egoismo e l'altruismo, la felicità e
la fede. Ecco perché anche la stessa prosa appare più avvicinabile
e non costruita per i soli cultori della nobile disciplina. Dopo
alcune riflessioni sull'arte, dalla quale egli trasse le più
originali considerazioni sull'estetica e sulla lirica, quali alte
espressioni dell'ingegno e del gusto, Croce riflette tra il serio e
il giocoso.
In alcune sue pagine del 1939, epoca discussa delle leggi razziali,
egli si sofferma sagacemente sul significato di razza,
interrogandosi sul significato della parola: ne viene fuori una
singolare distinzione razziale: tra gli uomini materiali e uomini
spirituali, tra gli irreligiosi e i religiosi, tra il volgo e
l'aristocrazia umana, in definitiva tra gli uomini volti unicamente
al loro particolare e gli uomini che hanno viva la coscienza e il
travaglio dell'universale.
è alle anime elette che secondo Croce bisogna rivolgersi per
cercare conforto e alleanza, cercandole nella storia e nella loro
opera ancora vivente.
Ed alla fine una pagina quasi commovente, il Soliloquio di un
anziano filosofo, che, nella tranquillità della sua casa
sorrentina, si interroga sulla vita che tramonta: "Malinconica e
triste che possa sembrare la morte, sono troppo filosofo per non
vedere chiaramente che il terribile sarebbe se l'uomo non potesse
morire mai, chiuso nella carcere che è la vita".
Alla fine, possiamo affermare che il pensiero del grande filosofo,
testimone e protagonista dei fatti più salienti del primo '900,
conserva ancora la freschezza mai sopita dell'attualità. Rileggerlo
non guasterebbe.
Ten. Col. CC Luigi Cortellessa
Piero Di Pasquale
Hezbollah. Partito di Dio o partito del Diavolo
(Prefazione di Giandomenico Picco)
Koinè Nuove Edizioni 2003, pagg. 224, Euro 13,00
La drammatica attualità ha vivificato l'interesse dei lettori
verso un mondo assai nominato, ma altrettanto poco conosciuto:
quello dell'Islam. Si tratta di una storia lunga, complessa, ancora
tutta da interpretare, nella quale si profondono vicende politiche,
istanze nazionali, tensioni religiose.
L'A., che ha già maturato una consolidata esperienza come inviato
Rai permanente negli USA, ha già scritto interessanti pagine su
Iran, Libano, Israele, Territori Palestinesi, nei quali è
considerato ormai di casa. Il grande pubblico collega il suo nome
alla interessante serie televisiva de "La notte della
Repubblica".
Di Pasquale, dopo l'esperienza dell'11 settembre, si interroga
sulle ragioni remote del terrorismo internazionale, e lo fa da
vecchio cronista, partendo tuttavia da lontano, con la ricerca,
lungo la storia, delle cause lontane e delle motivazioni
attuali.
Il libro si afferma per una evidente vocazione antropologica,
poiché spiega gli elementi tipici della civiltà islamica, con
riferimento soprattutto alla profusione di politica e religione: la
porta dell'interpretazione, la dissimulazione, il martirio, le
radici ideologiche dei movimenti che attualmente fanno da
protagonisti in quell'area insanguinata.
Nel testo è presente una chiara e compendiosa esegesi delle
condizioni storiche che hanno dato vita alle fazioni degli Sciiti e
dei Sunniti, tuttora principali protagonisti delle contrapposizioni
ideologiche in Medio Oriente.
L'opera prosegue con un'attenta disamina dei conflitti
mediorientali: la Guerra dei Cedri, l'Operazione Litani, la Guerra
per l'acqua, la Guerra dei sei giorni, la Guerra del Kippur, Sabra
e Chatila. è il contesto geopolitico nel quale hanno visto la luce
Settembre Nero e l'OLP, con la espressione, a volte tragica, delle
loro rivendicazioni per una patria palestinese. Sono queste le
premesse storiche che hanno portato alla costituzione del Partito
di Dio, Hezbollah, che la politica internazionale vede come il
Partito del Diavolo, per la sua vocazione a portare il conflitto
contro ogni forma di presenza occidentale nella vita dei Paesi
Islamici.
Il pezzo forte di Di Pasquale è comunque l'intervista a Nasrallah,
segretario generale dell'organizzazione, che chiarifica
all'intervistatore ragioni ed aspirazioni del movimento.
Il testo si colora anche di tratti drammatici, quando l'A.
ripercorre le vicende che lo hanno portato nei luoghi più impensati
ed a contatto con i personaggi più singolari per realizzare le sue
interviste: ne deriva anche una immagine affascinante del moderno
cronista delle aree di crisi, assai spesso costretto ad affrontare
seri rischi personali per ottenere e divulgare un'informazione
aderente ed attuale.
Di Pasquale offre anche l'emozione di una avvincente cronaca in
diretta, davvero difficile da riportare in forma scritta. è in
questo tratto distintivo che emerge la originalità dell'opera, che
rapisce il lettore anche per la ben dosata suspense.
Ten. Col. CC Luigi Cortellessa
Sergio Romano
Il rischio americano. L'America imperiale, l'Europa
irrilevante
Longanesi & C., 2003, pagg. 132, euro 10,00
L'Autore, attento ed acuto osservatore dell'evolversi delle
relazioni internazionali, fornisce uno spaccato sull'attuale
scenario geopolitico internazionale, sintetizzato eloquentemente
nel titolo stesso: "L'America imperiale, l'Europa
irrilevante".
È risaputo che gli Stati Uniti d'America, dopo la caduta del muro
di Berlino e soprattutto dopo il collasso dell'impero sovietico,
sono divenuti la sola grande potenza mondiale.
Tuttavia, afferma l'autore, per dieci anni, dal 1991 al 2001, ci
siamo chiesti quale uso gli Americani avrebbero fatto del loro
potere: sarebbero stati leader, ma alla testa di un sistema in cui
alcune potenze (Russia, Cina, Giappone, più tardi l'Europa)
avrebbero garantito l'ordine nelle loro rispettive zone
d'influenza? Avrebbero riconosciuto il ruolo dell'ONU, vale a dire
il ruolo di quel consiglio di amministrazione che avrebbe dovuto
governare il sistema mondiale? I messaggi ricevuti, nell'era Bush
padre e nell'era Clinton, sono stati poco chiari e piuttosto
ambigui.
Oggi, dopo l'11 settembre il quadro è più chiaro: gli attacchi
terroristici hanno permesso a una parte della classe politica
americana di proporre con forza le formule e le soluzioni che erano
state teorizzate negli anni precedenti, volte alla costituzione e
all'affermazione di un impero mondiale, impegnato, anche
unilateralmente, a contrastare, attraverso il ricorso alle "guerre
preventive", gli "Stati canaglia" sostenitori dei terroristi, sulla
base di una grande linea del fronte ben delineata: da una parte il
mondo civile, dall'altra il terrorismo globale.
La guerra afghana e quella irachena sono le prime manifestazioni di
questo nuovo stile imperiale.
Dopo l'11 settembre, l'Europa, sprovvista com'è, di una politica
estera comune, è stata insignificante e non ha agito con l'autorità
di cui potrebbe disporre. Del resto, sostiene l'Autore, "come
potrebbe Washington fidarsi degli Europei del vecchio continente?
Sono riottosi come la Francia, spavalda e moschettiera,
culturalmente neutralisti come la Germania, mal armati e mal
governati come l'Italia, e tutti, in misura diversa, attraversati
da periodiche ondate di accidioso antimericanismo".
Unica eccezione è costituita dalla Gran Bretagna, legata agli USA
da un solido rapporto di fiducia reciproca, scaturente dal
sentimento di appartenenza alla stessa famiglia, dalla comunanza
della lingua, dalla familiarità della seconda guerra mondiale, ma
soprattutto dall'interesse del governo Britannico a vedersi
garantito il "diritto di strapontino" e cioè il diritto a sedere
(su una sedia più piccola) vicino al trono del governante
americano, in qualità di primo consigliere ed alleato.
Nelle conclusioni, l'Autore auspica per l'Unione Europea un ruolo
da protagonista nello scenario internazionale, così da costituire
un ordine mondiale sottratto all' "arroganza imperiale americana",
e perchè ciò accada è necessario che l'Europa abbia un Ministro
degli Esteri che parli a nome dell'Unione e sia adeguatamente
armata ("la diplomazia della pace non è credibile se dietro di essa
l'avversario non vede in trasparenza l'ombra delle armi").
Significative appaiono le considerazioni finali dell'Autore: "Nei
prossimi mesi, l'Unione Europea dovrà chiedersi che cosa vuole fare
da grande. Vuole essere una grossa Svizzera, costituita da una
trentina di prosperi cantoni, gelosi della propria autonomia, ma
incapace di deviare l'America dalla sua ambiziosa strategia
globale? o vuole essere una potenza mondiale?".
In ultima analisi, il rischio del consolidarsi di un' egemonia
americana mondiale, tema centrale del testo, è frutto, secondo
l'Autore, dell'impotenza e dell'irrilevanza europea nell'ambito
della politica internazionale.
Magg.t.ISSMI Rosario Castello
Fabio Cusin (a cura di Giovanni
Aliberti)
L'Italiano realtà e illusioni
RAM multimedia, 2002, pagg. 195, euro 15,25
La prima edizione de "L'Italiano - realtà e illusioni" è del
1945, ma la sua nascita avvenne all'indomani della bufera dell'8
settembre 1943 che aveva pienamente sconvolto l'Italia. L'autore,
ben più famoso per la sua "Antistoria d'Italia" (Einaudi, 1948) ,
si scaglia contro il modello dell'Italiano con lo scopo precipuo di
proporre una rifondazione etico-civile del paese.
In effetti, Aliberti (La resa di Cavour, Firenze, Le Monnier, 2000)
aveva già messo in evidenza il carattere dell'intera produzione di
Cusin quando ne aveva tracciato ampiamente il profilo, unitamente a
quello di Fenoaltea e di Colamarino proprio confrontando i tre
autori che cercavano di ricostruire il percorso politico-sociale
degli italiani a seguito della spaccatura d'Italia con il dramma
dell'8 settembre (macerie 8 settembre e l'identità negata) e
comprenderne gli sviluppi, lungo il cammino che vedeva nel ruolo
del "ceto intellettuale una specifica fisionomia nel più generale
processo di formazione delle élite […] nonostante il fatto che […]
In Italia tuttavia, è noto, la sua influenza si esercita soltanto
sugli orientamenti di individui e di gruppi minoritari".
L'articolazione del testo (sebbene riprodotto in formato
ridotto) consente di apprezzare la cruda osservazione condotta
analizzando il contesto ambientale (titolo della prima parte
composta dai capitoli: "La città e le sue origini", "Sviluppo e
crisi delle strutture urbane" e "Il tramonto dello spirito
cittadino") e le varie figure che rappresentano l'italiano in "tra
passato e presente" (titolo della seconda parte composta dai
capitoli: "Un'antropologia allo specchio", "Dalla famiglia al
familismo", "La fede di un popolo", "Luci e ombre di un'identità
civile", "Un vissuto plurale").
Cusin attacca radicalmente il modo di pensare e di agire del popolo
italiano, il quale è sempre pronto a confondere morale e costume
manifestando uno pseudoindividualismo, appagato solamente con le
manifestazioni esteriori.
L'orientamento storiografico di Cusin e la sua ricerca del
significato di "Italia" e di "Trieste" (sua città natale) come
valutò anche Spini a proposito dell'aspetto esteriore dell'autore
(Rivista Storica Italiana, 1955, I) lo hanno portato ad un costante
scontro con alcuni ambienti della ricerca sino a trovare
soddisfazione, dopo alcuni tentativi, con il superamento del
concorso di storia bandito dalla Facoltà di magistero di
Messina.
Completa il saggio di Cusin curato da Aliberti un'interessante
bibliografia redatta da Luca Giansanti.
Il recupero di quest'opera, oramai quasi dimenticata, consente di
prendere coscienza della presenza di una componente storiografica
antitetica, minoritaria e molto critica, che proponeva un modello
antinazionalista di italiano rispetto a quello che, sino a poco
prima, il ventennio aveva propugnato.
Maggiore CC Flavio Carbone
Filippo Cappellano
L'Imperiale regio Esercito austro-ungarico sul fronte italiano
1915-1918 - dai documenti del servizio informazioni dell'Esercito
italiano
Trento, Museo Storico Italiano della Guerra - Stato Maggiore
dell'Esercito - Ufficio Storico, 2002, pagg. 512, euro
31,00
Il volume "L'Imperiale regio Esercito austro-ungarico sul fronte
italiano 1915-1918 - dai documenti del servizio informazioni
dell'Esercito italiano" affronta - come indica anche il sottotitolo
- tutti gli aspetti inerenti l'Esercito austro-ungarico durante la
prima guerra mondiale partendo dai documenti raccolti ed elaborati
dal servizio informazioni dell'Esercito italiano. Si tratta di un
lavoro interessante e prezioso poiché riesce ad orientare la
visione di molti avvenimenti sotto la giusta luce.
Il libro si articola su tre parti: l'organizzazione, i compiti e
l'attività di stato maggiore svolta dagli organi informativi del
Comando Supremo e delle unità a livello d'armata prima e durante il
conflitto; la descrizione, nel dettaglio, di ogni componente
dell'Esercito austro-ungarico sulla base dei dati informativi
acquisiti in Italia o provenienti dalle altre nazioni dell'Intesa;
l'appendice iconografica con particolare riferimento alle tavole
dipinte a mano del fotografo ceco, Richard Synek. Queste ultime
assumono particolare interesse in quanto rappresentano una
selezione di documenti iconografici ritrovati nella fototeca dello
stesso USSME.
L'intento dell'autore, ufficiale in servizio presso l'Ufficio
Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito e autore di numerosi
volumi sui mezzi e sul materiale dell'Esercito italiano, non è
esclusivamente rivolto a dare una chiave di lettura diversa e più
completa del grande sforzo che fu condotto principalmente sotto il
profilo di "intelligence" dal nostro esercito durante la Grande
guerra, ma permette di porre all'attenzione del lettore l'analisi
della situazione bellica e dell'efficienza del sistema informativo.
Si cita, uno per tutti, il bollettino n. 818 del Comando Supremo
del 23 ottobre 1917, con l'indicazione esatta della composizione
delle forze avversarie prossime ad operare lo sfondamento del
fronte tra Plezzo e Tolmino, episodio dolorosissimo che condusse
alla rotta di Caporetto. Ma in questo caso ciò che venne meno fu
l'aspetto riconducibile alla branca delle operazioni e non a quello
delle informazioni.
Un altro elemento su cui soffermare l'attenzione consiste nella
cura svolta dal nostro servizio informazioni a tutti i livelli
nelle attività di propaganda verso il nemico e contropropaganda
rivolta alle nostre truppe per tamponare i tentativi avversari di
acquisire informazioni, convincere a disertare, o semplicemente
abbassare il morale delle nostre Unità.
In definitiva, il testo, oltre a dare un interessante e valido
contributo alla comprensione delle operazioni militari che
investirono il nostro Paese nei quattro anni del primo conflitto
mondiale, assume un particolare interesse professionale
principalmente quando (nella prima parte) analizza la struttura
informativa dell'Esercito e permette di apprezzare la cura e la
sensibilità verso la raccolta dei dati informativi e la loro
trasformazione in informazioni vere e proprie.
In questo senso, si può ritenere che il lavoro di Cappellano, oltre
ad una interessante e valida monografia, rappresenti un singolare
strumento per coniugare la complementarietà di insegnamenti che
potrebbero apparire non affini: Storia militare e servizio di Stato
Maggiore.
Maggiore Flavio Carbone
Fortunato Minniti
Il Piave
Il Mulino, 2002, pagg. 157, euro 10.50
"Il Piave", è il caso di metterlo subito in evidenza, non può e
non deve essere ricompreso nell'ampia pubblicistica di storia
militare. Ciò va chiarito immediatamente per non incorrere in
errate interpretazioni.
L'autore, docente di storia contemporanea presso l'Università Roma
Tre, ha condotto una ricerca bibliografica, ma non solo, sul fiume
e sul significato che esso ha avuto, seguendo il filone di Galli
della Loggia (1998), nella contrapposizione tra identità italiana e
nazionale. Non si ritiene di condividere pienamente ciò, proponendo
un'alternativa tra un'identità italiana e una nazionalista.
In ogni modo, Minniti ha seguito due diversi filoni nella
trattazione del "fiume sacro" alla memoria degli Italiani durante
il primo conflitto mondiale, ma soprattutto nell'ultimo anno di
guerra: la ricostruzione dei fatti accaduti al fronte e nel Paese e
le impressioni/interpretazioni che i contemporanei ne diedero.
Mentre la prima appare un semplice contenitore ineliminabile
degli eventi che fanno da cornice alle seconde, queste ultime non
si limitano a quanto scritto dai contemporanei più colti ma,
seguendo il più recente filone interpretativo, analizzano anche
molti aspetti riconducibili alla ricerca di una memoria minore
ovvero quella del contadino-soldato, trasformato dalla brutalità
del sistema in una macchina, che non sempre, obbediva fedelmente
agli ordini ricevuti.
L'autore ricorda anche che "il libro non pretende di narrare la
storia dell'ultimo anno di guerra: si limita a raccontarla entro i
limiti posti dal suo scopo: fermare l'immagine di un fiume e di una
serie di eventi tra loro collegati". In sintesi, questa seconda
edizione aggiornata e integrata da nuove presenze nel panorama
bibliografico offre una lettura alternativa e trasversale al filone
storiografico classico, da affrontare però dopo aver letto almeno
le opere principali citate in "Letture e fonti".
Maggiore CC Flavio
Carbone |