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MANUALI E OPERE
MONOGRAFICHE
Paolo di
Martino Criminologia. Analisi interdisciplinare della
complessità del crimine
(Prefazione di Piero Luigi Vigna e Premessa di Francesco
Sidoti)
Giuridiche Simone 2002, pagg. 204,
euro 16,00
La criminologia vede allargare il suo ambito di utenza ad un
numero sempre crescente di soggetti interessati, anche in ragione
della estrema pubblicizzatone operata dai talk shows televisivi,
che sempre più frequentemente ricorrono agli esperti della materia
per spiegare al grande pubblico origini e modalità dei più
impressionanti fatti criminosi. L'autore si prefigge di
semplificare, nella esposizione, i principali cardini fondanti
della materia, traendo spunti dalle diverse materie consorelle e
tracciando un prezioso riferimento, utile per successivi
approfondimenti, ai padri della materia, che, nel tempo, hanno
indicato i sentieri percorribili per armonizzare il bagaglio
conoscitivo, a tratti sofferente di confusione sistematica.
L'Autore mette in risalto come l'ambito sociale è, da un punto
di vista causale, logicamente distinto dall'ambito individuale,
oggi studiato con metodi ben più rilevanti che in passato. Di
Martino, comunque, non tralascia di evidenziare la complementarietà
dei due distinti campi di studio.
Soprattutto le neuroscienze sembrano aprire, anche in tema di
criminologia, orizzonti prima inesplorati, integrando e
rettificando quella importanza del contesto sociale, economico,
istituzionale, che è stata sottolineata da tanti pedagogisti,
sociologi, economisti, giuristi.
Analogamente, i fattori conformati dall'ambiente, con ciò che è
sociale, istituzionale, culturale, economico, incidono sui fattori
biologici dell'individuo, plasmandone i comportamenti.
L'opera, inoltre, esamina i recenti dibattiti sulla dignità
della criminologia come scienza, affrontando anche i problemi di
ordine sistematico in ordine al metodo. L'Autore prosegue poi con
una attenta disamina dei contributi sulla personalità criminale,
con riferimento specifico al rapporto tra disturbo mentale ed
azione criminale, tra contesto sociale ed urbano e fenomeni
delittuosi.
Lo studio della complessità e delle implicazioni che seguono
alla commissione dei crimini, oggi più che nel passato, non può
prescindere da un approccio necessario con l'esame della vittima:
da quest'ultima possono, difatti, trarsi gli elementi più
significativi che spiegano origini, moventi e modalità dell'azione
criminosa. Ed inoltre, non è più consentito ovviare ad un apporto,
necessario e moralmente dovuto, da parte delle organizzazioni
statali alla vittima dei reati, sia per valorizzarne l'apporto in
tema probatorio sia per evitare ulteriori ed ingiustificate forme
di vittimizzazione, dovute alla sensazione di abbandono. Né,
secondo di Martino, debbono essere trascurate delle forme di
mediazione penale, peraltro già proficuamente sperimentate in altri
Paesi. Un positivo contributo dell'opera è il riferimento assai
articolato al tema della prevenzione, affrontato nel duplice
aspetto della sua esplicazione ante e post delictum. Si tratta di
un terreno che offre levata fertilità sia per la ricerca sul campo
sia per la elaborazione di più aggiornate teorie sui fattori
generanti la criminalità: ne possono difatti derivare nuovi temi
circa il controllo ed il trattamento degli autori di reato.
In definitiva, si tratta di un'opera che, finemente elaborata e
dotata di un modello espositivo assai agevole, consente un
approccio alla materia assai ricco di stimoli e,
contemporaneamente, esaustivo sotto il profilo dottrinale.
Ten. Col. CC Luigi Cortellessa
Sergio Romano Il
rischio americano. L'America imperiale, l'Europa
irrilevante.
Longanesi & C. 2003, pagg.
132, euro 10,00
Gli Stati Uniti d'America sono il protagonista politico di
quest'alba di millennio. Lo dimostra l'Ambasciatore Romano che, in
quest'opera, compendia la sua poliedrica esperienza di diplomatico
e di fine saggista politico.
L'Autore, attraverso una esplorazione storica piuttosto
analitica, anche in riferimento ai valori religiosi comunemente
condivisi in quella società, dimostra la vocazione naturale alla
leadership esercitata dagli Stati Uniti, che trae origine dalla
dottrina di Monroe, con la quale si manifestava il più forte
pronunciamento contro il dispotismo tendenziale del vecchio
Continente.
Il baluardo alle tentazioni imperiali degli USA viene
individuato nella presenza dei due blocchi contrapposti nella
guerra fredda; queste ambizioni egemoniche vengono nuovamente alla
luce quando l'URSS, non controllando più i regimi satelliti, rovinò
su se stessa.
Un'attenta analisi viene sviluppata sulle diverse impostazioni
di politica estera dei Presidenti americani e sul ruolo giocato in
politica estera nelle aree di crisi, definita a volte delle mezze
misure, con accenni interessanti all'azione di contenimento delle
altre superpotenze, volutamente relegate a ruoli regionali. In
questo ambito, assumono rilievo i vecchi ufficiali che avevano
combattuto in Vietanam - Clark, Powell, Schwarzkopf, Franks -, che,
divenuti autorevoli protagonisti delle scelte strategiche, hanno
significativamente modificato la dottrina, realizzando il sogno del
combattere senza morire, attraverso la realizzazione e l'utilizzo
di armi ad alta tecnologia.
Nel corso degli anni '90, inoltre, compare un nuovo gruppo di
ideologi, convinti di dover elaborare un diverso ruolo del paese
nella politica mondiale: essi, con l'11 settembre, colgono
l'occasione per manifestare i piani a cui avevano lavorato negli
anni precedenti.
Il grave attentato delle Torri Gemelle viene analizzato dall'autore
con particolare riferimento all'aspetto mediatico dell'evento, che
ha reso più drammatica la natura terroristica dell'attentato,
consentendo a milioni di persone di osservare, in diretta, la morte
di migliaia di cittadini americani.
È a questo punto che gli ideologi si impongono
sull'amministrazione Bush, per indurre la Presidenza ad abbandonare
ogni indugio ed assumere iniziative militari contro l'asse del
male, ovunque localizzato ed indipendentemente dalle volontà dei
singoli paesi alleati.
Dopo una sintetica trattazione degli aspetti politici e militari
della guerra in Afghanistan, l'Autore passa ad esaminare il
comportamento dell'Europa irrilevante, sottolineando, anche con la
forte aggettivazione adoperata, le indecisioni, i disaccordi e le
incertezze dei partners Europei sulle esigenze della lotta al
terrorismo internazionale. Ne discende un'attenta valutazione dei
possibili scenari futuri, anche in rapporto al mutato ruolo delle
Organizzazioni Internazionali, forse, secondo l'Autore, non più in
linea con le esigenze di un mondo mutato rispetto alle condizioni
che ne permisero la istituzione.
In definitiva, si tratta di un'opera di agevole lettura, capace
di offrire un quadro di insieme alquanto esaustivo sulle complesse
tematiche dell'attuale scenario internazionale.
Ten. Col. CC Luigi Cortellessa
D. Siracusano,
G. Tranchina,
E. Zappalà
Elementi di diritto processuale
penale
Giuffrè, pagg. 361, euro
21,00
Completezza e sinteticità sono le caratteristiche salienti del
volume.
Le vicende e gli aspetti attinenti il rito penale trovano
dettagliata trattazione sia sotto il profilo della vicenda c.d.
statica del procedimento penale (atti, soggetti, parti, nullità,
prove ecc.), sia sotto il profilo dinamico (indagini preliminari,
investigazioni difensive, udienza preliminare, giudizio, riti
speciali, procedimento per reati di competenza del Tribunale
monocratico, procedimento per reati di competenza del Giudice di
pace, impugnazioni ecc.).
Completa l'opera la trattazione - sia pure sommaria - di due
argomenti strettamente connessi quali il procedimento minorile e le
recentissime disposizioni sul procedimento per illeciti
amministrativi dipendenti dal reato.
Trattasi, in quest'ultimo caso, delle disposizioni di cui al D.
Lgv. 8 giugno 2001, n. 231, che ha introdotto nel sistema normativo
processual-penalistico l'accertamento giurisdizionale in sede
penale di illeciti amministrativi dell'ente, dipendenti da ipotesi
di reato.
La trattazione è agile, scorrevole, capace di condurre per mano,
nella complessa trama processuale, anche il lettore meno
attrezzato, offrendogli ampie e chiare spiegazioni non solo in
ordine al susseguirsi degli atti e delle forme costituenti la
procedura penale, ma anche dei presupposti costituzionali sottesi
ai singoli istituti.
Dott. Edoardo Boursier
Niutta
Emilio Gentile Le
origini dell'Italia contemporanea. L'età giolittiana
Laterza, 2002, pagg. 306, euro
20,00
Il testo, è opportuno ricordare, nasce sul substrato del
precedente lavoro dell'autore già apparso nelle edizioni del
Mulino, tra il 1990 ed il 1997 dopo la sua prima apparizione nel
1977 come secondo volume della Storia dell'Italia contemporanea
diretta da Renzo De Felice e pubblicata dalle Edizioni scientifiche
italiane.
Con "Le origini dell'Italia contemporanea. L'età giolittiana",
l'autore intende introdurre il lettore ad una completa, quanto
condensata, comprensione della storia contemporanea italiana
proprio del periodo giolittiano che si contraddistinse per lo
sviluppo delle industrie insieme all'intenzione (almeno nell'Italia
del nord) di rimanere arbitro e non parte nella composizione dei
dissidi tra i proprietari terrieri e industriali italiani e le
componenti proletarie che si confrontarono in quel periodo
storico.
L'Autore sviluppa una maggiore attenzione ad alcuni temi, quali
ad esempio l'antigiolittismo, trascurati nei precedenti lavori, ma
già affrontati dal medesimo autore in altre monografie (Il mito
dello Stato nuovo, Laterza, Bari, 2002) per focalizzare in maniera
ampia e completa l'evoluzione del periodo dello statista di Dronero
con le conseguenze che nelle singole parti di quel periodo riuscì a
sviluppare a favore della sua politica.
Certamente l'attenzione rivolta a questo periodo rimane
fondamentale per comprendere la successiva evoluzione non solamente
della politica italiana interna ed internazionale, ma anche della
vita sociale, economica e culturale che, attraverso il primo
conflitto mondiale, condusse poi alla salita al potere del partito
fascista.
Così, "Le origini dell'Italia contemporanea. L'età giolittiana"
ripercorre le vicende politiche, economiche, sociali ed economiche
attraverso una precisa sintesi storica che è riveduta ed ancora più
arricchita nella sua bibliografia completamente aggiornata ed
ulteriormente, per quanto possibile, approfondita.
In conclusione, "Le origini dell'Italia contemporanea. L'età
giolittiana" si presenta come un testo necessario per la
comprensione di uno dei più importanti momenti storici ed
apprezzato sostegno da parte di studiosi e studenti.
Cap. CC Flavio Carbone
Michael
Howard L'invenzione della Pace - Guerre e relazioni
internazionali
Il Mulino, 2002, pagg. 110, euro
10,00.
Michael Howard, professore emerito di Storia militare a Yale e
presidente dell'International Institute for Strategic Studies ha al
suo attivo numerosi testi, dei quali "La guerra e le armi nella
Storia d'Europa" è stato tradotto in italiano e pubblicato con i
tipi della Laterza nel lontano 1978.
"L'invenzione della Pace - Guerre e relazioni internazionali", di
agevole e veloce lettura con le sue 110 pagine, è stato articolato
su quattro capitoli: Sacerdoti e principi: 800 - 1789; Popoli e
nazioni: 1789-1918; Idealisti e ideologi 1918-1989; Tomahawk e
Kalasnikov (anno 2000).
Il filo di Arianna che viene seguito nel testo, sottolineato
sapientemente dal titolo, è l'analisi del concetto di pace che ha
visto la luce nel periodo illuministico, del quale Karl von
Clausewitz fu uno dei pensatori più importanti e significativi per
l'attenta e profonda analisi della Guerra.
"Per tutta la storia l'umanità si è divisa tra coloro che credevano
che la pace dovesse essere preservata e coloro che credevano che
essa dovesse essere conquistata". Solo con l'Illuminismo si arrivò
a dire che "… la pace, ovvero la visione di un ordine sociale da
cui la guerra è abolita, sia stata inventata; un ordine, cioè, che
risultava … dalla previdenza di esseri umani razionali che avevano
preso in mano il proprio destino". Quindi, grazie all'Illuminismo è
stato possibile dare vita alla pace, nel concetto contemporaneo del
termine, sopravvissuta al difficile periodo della "Guerra fredda",
durante la quale si sviluppò una attenta politica di
dissuasione.
La fine di quel periodo ha posto altri problemi, tra i quali,
l'erosione dello Stato nazione sia dall'alto (con i sempre più
forti poteri delle organizzazioni sovranazionali), sia di lato (ad
esempio con le pressioni di alcune grandi multinazionali sugli
stati più deboli), sia dal basso (per l'assenza di una nazione
all'interno della pluralità di stati che si sono formati dopo il
1945 senza una lotta per l'indipendenza).
Conseguentemente vi è uno squilibrio che "… rende alquanto
problematica l'imposizione di un ordine mondiale" reso tangibile
dai missili Tomahawk e Cruise che dominano i cieli, ma che sono
impotenti di fronte al kalasnikov padrone incontrastato della
terra, a dimostrazione che la guerra terrestre è destinata ad
essere condotta con metodi tradizionali.
Così, con "L'invenzione della Pace - Guerre e relazioni
internazionali" Howard intende analizzare il significato della
presa di coscienza dell'esistenza della pace (correttamente da lui
chiamata l'invenzione della pace) e le difficoltà che l'umanità ha
trovato nell'attuarla.
In conclusione, il testo costituisce un valido contributo
all'attualissimo dibattito sulla pace e sulla guerra che vede
coinvolta anche l'Arma.
Cap. CC Flavio Carbone
Giuseppe Fioravanzo (a cura di G.
Giorgerini) Comandi Navali
Edizioni Forum di Relazioni
Internazionali, 2002, pagg. 165, euro 35,00
Il libro "Comandi Navali" è la riedizione, curata da G.
Giorgerini, del lavoro - pubblicato una prima volta a ridosso del
secondo conflitto mondiale - dell'Ammiraglio Giuseppe Fioravanzo,
ufficiale, storico e teorico navale e autore di testi che ben
rappresentano la cultura militare italiana soprattutto nel periodo
a cavallo tra le due guerre mondiali.
Il testo, opportunamente mondato dell'apodittica conservatrice
propria della visione di una Marina dell'epoca e di una politica di
potenza, resta un contributo rilevante per la formazione della
mentalità e dei compiti dell'ufficiale di stato maggiore.
Di questo sforzo forte attualità mantengono principalmente le
funzioni di Comando contenute nella parte prima "Teorica del
Comando Navale" ed i primi tre capitoli (compiti dello Stato
Maggiore, Composizione teorica e funzionamento) della parte seconda
"Tecnica del Comando navale". Della terza ed ultima parte "Organica
del Comando navale", vi può essere un interesse conoscitivo per la
narrazione dell'evoluzione degli Stati Maggiori delle Marine più
potenti dell'epoca.
L'attenzione è incentrata sulla figura dell'ufficiale e dello
Stato Maggiore; quest'ultimo, è noto, in Marina costituisce parte
essenziale della Forza Armata, ma mantiene una valenza anche
nell'Arma, con una lunga tradizione a livello centrale e uno
sviluppo a livello territoriale - con l'istituzione dei Comandi di
Regione - molto più recente.
Dell'impegno di Fioravanzo si può sicuramente apprezzare la sua
sensibilità verso la cultura (oggi si potrebbe dire formazione
permanente) degli ufficiali - poiché parte attiva di uno Stato
Maggiore e Comandanti di unità navali ai vari livelli - che sta a
dimostrare quanta importanza rivestano le sue sempre valide
riflessioni a carattere generale e riferibili ad ogni tipologia di
ufficiale sia esso imbarcato o meno, appartenente alla Marina o ad
altra Forza Armata.
Proprio rivolgendosi agli aspetti culturali di quest'ultimo,
l'Ammiraglio ricorda che […] la compenetrazione sempre più intima
tra organizzazione civile e organizzazione militare rende ognor più
necessario l'eclettismo culturale degli Ufficiali, con speciale
riferimento alle discipline politiche economiche e sociali […]
rilevando come il percorso formativo per la preparazione dei futuri
dirigenti della sua Forza armata […] è cosa molto ardua […].
Questa non può avvenire solamente con il percorso formativo
istituzionale, ma può e in qualche caso deve essere integrata da un
"autodidattismo", con il quale l'ufficiale allarga la propria
cultura generale e perfeziona quella professionale.
Il lavoro di Fioravanzo si può presentare come un supporto per
la formazione degli ufficiali, ma si rivela decisamente un valido
sostegno allorché il compito consista nel preparare degli ufficiali
in grado di svolgere i compiti in uno stato maggiore. "[…] E per
avere Stati Maggiori efficienti, cioè composti di uomini "parlanti
la stessa lingua", si è dovuto dare agli studi una disciplina,
dedicandovi Istituti appropriati. Ecco […] siamo giunti all'attuale
situazione, che implica e impegna doti intellettuali, morali e
culturali di primissimo ordine.
In definitiva il testo, eccettuati i numerosi refusi, rimane un
documento prezioso ed utilissimo per lo studio e le riflessioni
necessarie per la preparazione culturale e professionale di un
ufficiale delle Forze Armate.
Cap. CC Flavio Carbone
Vladimiro
Satta Odissea nel caso Moro
Edup, 2003, pagg. 445, euro
16,00
Il 13 marzo 2003 è stato presentato all'Archivio di Stato di
Roma "Odissea nel caso Moro - Viaggio controcorrente attraverso la
documentazione della Commissione Stragi". Si tratta di un lavoro
complesso e articolato su 4 sezioni (1a - Le BR fecero da sole, o
furono guidate da altri soggetti?; 2a - Moro poteva essere
salvato?; 3a - Il sequestro Moro e la Ragion di Stato; 4a - Lo
scenario e l'ultimo atto della tragedia) elaborate su
approssimativamente 1.500.000 pagine della Commissione parlamentare
d'inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata
individuazione dei responsabili delle stragi (c.d. "Commissione
Stragi") e i 130 volumi di atti allegati alle relazioni conclusive
della Commissione Moro, frutto di un intenso e duro lavoro
dell'autore, documentarista presso il Senato.
Come è stato precisato durante la presentazione, "le
argomentazioni di carattere logico, da sole, non possono confutare
tesi apparentemente plausibili ma non vere [ad es., la presenza del
colonnello Guglielmi in via Fani]: tuttavia, Satta fornisce
elementi di conoscenza che permettono di rettificare anche quel
tipo di affermazioni, altrimenti non attaccabili" (professor
Giovanni Sabbatucci), grazie alla principale caratteristica del
libro: "la ricchissima documentazione che ha costituito la base del
lavoro dell'autore" (professor Carlo Ghisalberti).
È evidente che non si tratta di un'ennesima ricostruzione
"romanzata" sulla quale si basa invece una recente pellicola
cinematografica. È un lavoro che ha tutte le caratteristiche della
scientificità e che non potrà non avere una parte determinante
nella comprensione dell'Italia di quel periodo e del dramma vissuto
non solamente dall'ostaggio e dalla sua famiglia, ma da tutta una
classe dirigente politica tra la tentazione di un avvicinamento
(condotto in qualche modo dal solo PSI) e il mantenimento di una
linea della "fermezza" seguita sia dalla maggioranza di governo sia
dall'opposizione. Ciò nella consapevolezza che trattare avrebbe
significato la morte dello Stato senza via di scampo.
Il percorso utilizzato dall'autore nella ricostruzione delle
varie ipotesi è da apprezzare per la linearità e compostezza,
permette di chiarire in maniera esaustiva non solo i dubbi che la
Commissione aveva di volta in volta sollevato, ma offre anche al
lettore comune una narrazione dello svolgersi di tutta la vicenda
che vide l'onorevole Moro e la sua scorta al centro
dell'attenzione, garantendo la piena comprensione degli eventi.
L'autore è stato l'unico, accanto a sforzi minori, che sia
riuscito ad armonizzare la grande massa di fonti primarie e non,
eliminando definitivamente dalla ricostruzione storica le storture
e le forzature che alcuni hanno voluto imporre deformando la
visione degli avvenimenti.
Satta percorre tutti i filoni seguiti dalla Commissione sul caso
Moro, dalla Stragi e la bibliografia che ne seguì analizzando anche
l'operato delle Forze dell'Ordine, soprattutto nel quarto capitolo
"Le carenze degli apparati dello Stato: difficoltà oggettive, colpa
o dolo?". Attraverso i documenti che egli ha potuto consultare
parlano i principali esponenti dei Carabinieri, della Polizia di
Stato e dei Servizi di informazione e sicurezza; dalla preziosa
analisi che l'autore ha condotto si può apprezzare lo sforzo e i
risultati che principalmente i Carabinieri, grazie specialmente ai
Nuclei Antiterrorismo coordinati dal Generale Dalla Chiesa,
condussero per scardinare con un'attenta attività preventiva e
repressiva il gruppo terroristico "Brigate Rosse". In conclusione,
attraverso questo importante lavoro si può affermare che i misteri
del caso Moro non esistono. "L'insegnamento di Satta è un chiaro ed
evidente ammonimento a non lasciarsi affascinare dalle troppe
teorie dei complotti" (prof. Francesco Perfetti).
Cap. CC Flavio Carbone
Pino Caruso Il
venditore di racconti
Marsilio, 2003, pagg. 178, euro
12,50
Molti, ovviamente, riconosceranno
nell'autore di questo libro il Maresciallo Capello, comandante
della stazione dello sceneggiato televisivo "Carabinieri". Quelli
che hanno qualche anno in più ricorderanno il Pino Caruso attore
comico che ha lavorato in teatro e televisione per oltre quaranta
anni, avendone sicuramente apprezzato il sottile umorismo
tipicamente siculo. Non tutti, invece, avranno avuto modo di
conoscere il Caruso scrittore, la cui attività è peraltro cospicua
e inizia già a metà degli anni '80. Appartenente a quelli che
conoscevano la lunga attività dell'attore comico, ma incluso anche
nella terza categoria, e senza giustificazioni, ho letto con
curiosità questo libro immaginando, come per naturale automatismo,
che la voce narrante fosse quella dello scrittore stesso; così, a
lettura conclusa, gli episodi me li rammento quasi come se fosse
stato l'autore stesso a raccontarmeli. È questo un piacevole
effetto che non sempre consegue alla lettura, ma spesso la
suggestione del lettore è aiutata dalla memoria di alcune
sensazioni, ed in questo caso la particolare impronta sonora della
voce dello scrittore ha influenzato la mia lettura.
Il venditore di racconti (questo è
anche il titolo del secondo racconto) è una raccolta di brevi
scritti in cui l'Autore esterna ricordi, storie vere, esperienze
personali vissute e sofferte. Nell'alternarsi delle brevi vicende
vengono rievocate sapientemente atmosfere e luoghi della Palermo
ante e post guerra e della Roma dal dopoguerra ad oggi, tappe
dell'infanzia e del non facile inizio professionale di Caruso. Ma
sono inseriti anche racconti che sembrano bozzetti dai colori
vivaci ove si svolgono trame poliziesche, esperienze paranormali,
riflessioni, fantasie, considerazioni senza mai, però, escludere
l'ironia che è il sale del libro e il mestiere dell'autore, un
dovere professionale al quale non si sottrae il Caruso
scrittore.
La scrittura, i libri, sono una invenzione stupefacente per
semplicità, immediatezza e pronta fruibilità; così l'Autore, già
nelle prime pagine, citando un fatto naturale abbastanza
supponibile pur nella sua infrequenza, come la mancanza di energia
elettrica che impedisce i moderni mezzi di comunicazione, mette in
luce la preziosa unicità dei libri, la qualità che essi hanno,
quella di "non spegnersi" quando va via la luce.
Un ringraziamento a Guglielmo
Marconi, quale padre di tutti i moderni mass media, alla fine del
libro, contempera (non casualmente) l'atto celebrativo esternato
all'inizio per la letteratura. La citazione di un brano di Marconi,
datato 1929, sorprende per le lungimiranti considerazioni dello
scienziato nel prevedere quanto la rapida diffusione e lo sviluppo
dei mezzi di comunicazione avrebbero influenzato la vita degli
individui. Ringraziamento dovuto, quindi, dallo scrittore che non
dimentica la televisione e il cinema.
In conclusione una performance
convincente, un libro ottimamente scritto e, direi, magistralmente
raccontato da una voce familiare dei nostri schermi che conosce
bene l'arte di captare l'attenzione del suo auditorio, anche se
questo è costituito da un solo spettatore.
S. Ten. CC Moreno Castrati
Ruggero
Giuseppe Compendio delle Investigazioni
Difensive
Giuffrè editore, 2002, pagg. 452,
euro 27,00
L'autore attraverso un excursus storico descrive le varie
vicende delle cosiddette "Indagini Difensive". Si sofferma, in
particolare, sulle fonti normative preesistenti alla vigente legge,
sul cammino della dottrina e sul percorso giurisprudenziale.
Analizza, poi, dettagliatamente gli articoli della legge 7 dicembre
2000, n. 397.
Dalle disposizioni generali sulle indagini difensive,
all'affidamento dell'incarico; dalle forme e finalità delle
investigazioni, alla documentazione delle dichiarazioni ricevute e
delle informazioni assunte; dalla richiesta dei documenti alla
pubblica amministrazione, all'accesso nei luoghi pubblici e
privati. Si sofferma, ancora, sull'utilizzazione processuale di
quanto acquisito nella fase del procedimento e sulle norme di
garanzia del difensore e sui suoi poteri investigativi
specifici.
Conclude descrivendo il regime sanzionatorio per le violazione
delle disposizioni sulle indagini difensive e le modifiche al
Codice Penale con l'analisi delle fattispecie rilevanti.
Il libro, che contiene un'appendice con il testo della legge del
2000 e con un formulario, si pone come un utile strumento di
confronto per tutti coloro che svolgono attività di Polizia
Giudiziaria, affinché conoscendo le norme applicabili all'altra
parte del processo, possano con essa competere in una dialettica di
reciproca ma - nel contempo - di spiccata professionalità.
Ten. CC Giovanni Fangani Nicastro
D'Elia
Giuseppe Magistratura, Polizia Giudiziaria e
Costituzione
Giuffrè, 2002, pagg. 140, euro
11,00
Il rapporto tra magistratura e polizia giudiziaria è stato da
sempre foriero di innumerevoli e accese discussioni esternate non
solo in dottrina e in giurisprudenza, ma anche in sede di lavori
preparatori della Costituzione della Repubblica.
Una scelta equilibrata indusse i Padri della legge fondamentale
dello Stato ad approvare le norma di cui all'art. 109 Cost.
"L'Autorità Giudiziaria dispone direttamente della Polizia
Giudiziaria". La disposizione "lapidaria" dal carattere ovviamente
programmatico, fece assumere al problema un rango costituzionale
che prima non aveva. Storicamente, il Codice Rocco si adattò alla
fonte sovraordinaria. Poi, si giunse a una prima riforma nel 1955
che istituì i Nuclei e le Squadre di Polizia Giudiziaria per le
Forze di Polizia. Quindi, dopo un lungo e travagliato cammino, si
arrivò all'attuale traguardo della divisione tra le Sezioni di
Polizia Giudiziaria interforze, i Servizi di Polizia Giudiziaria e
gli altri organi. L'Autore illustra nel testo i vari aspetti e le
varie fonti normative che disciplinano l'organizzazione e i
rapporti tra Autorità giudiziaria e omonima polizia, soffermandosi
in particolare sul vigente Codice di Procedura Penale.
Approfondisce, quindi, la comparazione delle fonti legislative
primarie e secondarie con la direttiva costituzionale.
È un ottimo strumento di studio per l'approfondimento delle
tematiche relative alla portata dell'art. 109 della
Costituzione.
Ten. CC Giovanni Fangani Nicastro
Denise
Danks Phreak
Marsilio, 2003, pagg. 267, euro
13,50
Con il nuovo progetto editoriale denominato "Black", la collana
Marsilio ha arricchito e rinnovato, sia da un punto di vista
espressivo, sia da quello dei contenuti, il genere letterario noir
contemporaneo.
Il tecno-noir intitolato "Phreak" (un phreaker di telefoni è una
variazione sul tema del normale hacker di computer), ambientato tra
l'East End londinese e il cyberspazio, è un romanzo teso e
avvincente, un poliziesco a sfondo tecnologico che proietta il
lettore in una visione apocalittica della Londra dei nostri
giorni.
Quinta opera della pluripremiata scrittrice e giornalista Denise
Danks, considerata tra i migliori scrittori inglesi di narrativa
poliziesca, "Phreak" è la fusione del violento mondo delle bande
londinesi e la rete, dove appunto il cyberspazio incontra la
cultura delle gang dell'East End con effetti davvero
impressionanti. Sin dalle prime pagine si viene trascinati in
un'atmosfera cupa e inquietante dove la protagonista Georgina
Powers, giornalista informatica, sexy e amorale, sta investigando
su un traffico di cellulari clonati. Le cose si complicano quando
la sua principale fonte d'informazioni, il giovane phreaker Abdul,
viene ritrovato barbaramente ucciso e lasciato in un cassonetto di
rifiuti, e come se non bastasse con uno sbaffo del suo rossetto
sulla maglietta. Sospettata di omicidio dalla polizia, minacciata
da una gang bengalese che vuole sapere cos'è successo ad Abdul,
Georgina è costretta a chiedere aiuto ad un suo vecchio amante,
Tony, un'ex pugile e proprietario di un night club dalla dubbia
reputazione. Lo stile è potente, nervoso e coinvolgente. I
protagonisti toccano una realtà intrisa di violenza, una guerra tra
bande combattuta senza esclusioni di colpi tra il cyberspazio e il
mondo reale. L'obiettivo di "Black" è tutto questo, evitare le
solite formule ormai stantie per allargare i confini
tradizionalmente codificati del romanzo noir, operando scelte che
forniscono anzi un tipo di informazione molto preciso sui nuovi
processi criminali, creando quindi coscienza nel lettore.
M.C. Alessio Rumori
Katja Doubek Il grande
libro degli attentati
Newton & Compton editori 2003,
pagg. 303, euro 12,50
L'opera della scrittrice e psicoterapeuta tedesca Katja Doubek,
portata in libreria dalla Newton Compton editori, rappresenta
un'esauriente sintesi del fenomeno terroristico internazionale da
Giulio Cesare a Martin Luter King, da J. F. Kennedy alle torri
gemelle. L'Autrice non muove accuse né propone giustificazioni ma,
nell'osservazione del fenomeno, analizza le cause e le
ripercussioni dei principali attentati che nel corso dei secoli
sono stati rivolti contro singoli, soffermandosi in particolar modo
sulle motivazioni che hanno spinto altri uomini ad abbattere i
"simboli storici" del momento, quelli insomma che avevano in comune
un'unica cosa: la caratteristica di impersonare coloro che hanno
legato il loro destino a quello di un popolo o di una generazione.
L'impatto del terribile attentato terroristico che ha ridotto in
cenere le Twin Towers del World Trade Center di New York e un'ala
del Pentagono a Washington l'11 settembre 2001, sarà,
disgraziatamente, ricordato per lungo tempo. Questa tragedia che ha
provocato l'orribile morte di migliaia di persone ha sconvolto il
mondo intero, ferito e insanguinato gli Stati Uniti d'America. È
indubbio che l'attacco ai simboli della superpotenza americana ha
aperto una nuova era nella storia degli attentati. Tuttavia, gli
attentati a politici, personaggi celebri e potenti ci sono sempre
stati, sia pure con moventi che vanno dalla sete di gloria o di
vendetta all'intrigo politico o alla congiura, fino alla gelosia o
alla passione. Il volume è caratterizzato da un interminabile
elenco in ordine alfabetico, piuttosto che cronologico, stilato
dalla Doubek, attraverso l'analisi di molteplici fonti, che inizia
con Alessandro I Karagjorgievic re di Jugoslavia ucciso nel 1934, e
finisce con Helmut Zilk, uomo politico austriaco sfuggito ad
un'autobomba nel '93. Ci sono poi dittatori (Hitler, Mussolini ..),
re e imperatori (da Giulio Cesare a Umberto I, dalla regina
Elisabetta a re Faysal II), capi di stato e uomini politici (da
Rabin a Fidel Castro, da Moro a Pim Fortuyn), leader di movimenti
(da Ghandi a Malcom X ..), e altri ancora che sono entrati nel
mirino di un attentatore folle solo perché famosi come il cantante
John Lennon nel 1980 e la tennista Monica Seles nel '93. L'opera,
concludendo con una postfazione, fornisce un'esaustiva raccolta di
fatti e personaggi che contribuiscono ad avvicinare il lettore ad
una difficile epoca storica qual'è la nostra, ne analizza gli
aspetti psicologici dei protagonisti, il tutto in uno stile
coinvolgente e ricco di dettagli storici.
M.C. Alessio Rumori
Giovanni Brizzi Il
guerriero, l'oplita, il legionario. Gli eserciti del mondo
classico
Il Mulino, 2002, pagg. 206, euro
11,50
Le trasformazioni ordinative degli
eserciti dell'antichità, le strategie dei grandi condottieri, le
tattiche utilizzate nelle più importanti battaglie sono gli
argomenti attraverso i quali Giovanni Brizzi, professore ordinario
di Storia romana nella facoltà di Lettere e filosofia
dell'Università di Bologna, delinea un quadro organico dell'arte e
della scienza militari dell'antica Roma.
Il saggio, però, non è semplicemente
un coinvolgente brano di storia militare romana, ma sottende una
chiara analisi dei valori di fondo che guidano il legionario romano
nelle sue attività belliche e nelle diverse epoche della storia di
Roma, dalle nascita all'età imperiale.
L'Autore prende le mosse dalla
figura epica del guerriero delle origini che incarna l'espressione
dell'individualità eroica e del primordiale furore bellico già
nell'antica Grecia, sino ad illustrare l'età dell'oplita, culminata
negli ordinamenti militari falangitici, perfezionati e corretti dai
romani ideatori di quella formidabile unità militare, conosciuta
nel mondo come legione romana. Questo fondamentale passaggio segna
la trasformazione stessa dell'etica militare, per la quale
all'individualismo eroico e primordiale subentrano valori
collettivi che caratterizzano il sistema politico delle città -
stato.
Il combattimento individuale lascia
il campo alla manovra compatta e ordinata della falange,
all'interno della quale non ha più importanza il valore del
singolo, ma la coesione e la disciplina di quella particolare unità
militare che deve muovere e combattere all'unisono e dove ciascun
componente trova protezione e allo stesso tempo protegge i propri
compagni.
Il valore del soldato romano si
esprime proprio in questo senso di appartenenza e di forte
coesione, traducendo valori etici e politici che rappresentano il
profondo senso del dovere nei confronti dello Stato. Il tutto si
ricompone, allora, in un vasto affresco dove viene illustrata una
storia fatta di Macedoni, Sanniti, Cartaginesi, Iberi e Parti, dove
spiccano le figure di Alessandro Magno, di Pirro, di Annibale, di
Scipione l'Africano, di Giulio Cesare, di Augusto, di Traiano e di
Adriano.
Anche le battaglie più significative
vengono descritte nel loro svolgimento tattico e nelle loro
conseguenze politiche e militari: ecco in successione, tra le
altre, Canne, i Campi Magni, Zama, Carrhae.
Carlo Augusto
Viano Etica pubblica
Laterza, 2002, pagg. 132, euro
9,30
Il saggio di Carlo Augusto Viano, professore ordinario di storia
della filosofia all'Università di Torino, illustra mirabilmente
l'evoluzione del concetto di etica pubblica e la differente valenza
che lo stesso ha esercitato nelle varie epoche storiche e nel
pensiero filosofico moderno.
Dal tentativo di identificare l'interesse pubblico, quale momento
di fondazione di una nuova filosofia morale che potesse superare
l'individualistica logica delle virtù private, il pensiero politico
e filosofico ha costruito un'etica pubblica basata inizialmente
sull'educazione dei produttori e sull'utilitarismo.
La ricerca del benessere e la prospettiva economica nelle
relazioni sociali hanno caratterizzato il successivo tentativo di
uscire dall'ottica prettamente utilitaristica, per fondare la
stessa etica sociale su un'istanza collettiva oggettiva e
perseguibile a favore di componenti della società civile.
Il Passaggio dall'economia all'etica, segna per l'Autore la
svolta nell'elaborazione di una nuova trama di rapporti sociali in
cui l'eguaglianza e l'egualitarismo, il riconoscimento dei diritti,
l'aspirazione verso i valori, l'innesto di moduli contrattuali
nelle scelte pubbliche hanno comportato un pluralismo etico che la
stessa democrazia deve salvaguardare. Allora, compito fondamentale
dell'etica pubblica, in una prospettiva politica e sociale
contemporanea, è quello di permettere la coesistenza di stili etici
differenti.
Giorgio Marinucci
Emilio Dolcini Diritto penale - parte generale
Giuffrè, 2002, pagg. 347, euro
20,00
Frutto della riforma dell'ordinamento degli studi universitari,
il volume rappresenta un'opera completa della parte generale del
diritto penale che, pur dettata da un'istituzionale esigenza di
sintesi, lascia impregiudicata la ricchezza di contenuti e l'ampia
prospettiva di analisi degli istituti penale, già mirabilmente
apprezzate nel famoso "Corso di diritto penale" dei due Autori. La
moderna visione del diritto penale e l'originalità della
prospettiva sistematica traspaiono immediatamente dal primo
capitolo dell'opera che si occupa di legittimazione e compiti del
diritto penale, sostanzialmente l'in sé dell'intera materia. Perché
si ricorre alla pena, perché si infligge e perché si deve eseguire
sono i passaggi logico - sistematici di un diritto penale che fonda
le ragioni della sua esistenza su un'istanza di razionalità e di
democrazia che hanno cambiato il volto della repressione penale.
Anche l'impostazione interna del volume tradisce il dato di fondo
di un diritto penale ormai diverso rispetto all'originaria
formulazione del codice penale. Abbandonando le sistematiche
bipartite e tripartite e andando al di là della teoria della
costruzione separata delle fattispecie criminose, Marinucci e
Dolcini propongono nella scomposizione analitica del reato in una
sistematica quadripartita un'alternativa al classico inquadramento
dottrinale della manualistica corrente. Il fatto,
l'antigiuridicità, la colpevolezza e la punibilità sono i quattro
fondamentali ambiti di analisi attraverso i quali comprendere e
rendere operativo il sistema penale e all'interno dei quali
troverebbe collocazione anche il peculiare reato omissivo. Tra le
forme di manifestazione del reato, inoltre, gli Autori mettono in
evidenza esclusivamente il tentativo ed il concorso delle persone
nel reato, mentre rimane in ombra la figura del reato
circostanziato, mentre per il concorso di reati si può ritenere
ormai acquisita l'impostazione dottrinale che non prevede più
l'inquadramento di questa problematica applicativa nelle forme di
manifestazione del reato.
Franco Modugno
Diritto pubblico generale
Laterza, 2002, pagg. 211, euro
22,00
Riappare nella manualistica delle discipline giuridiche un testo
di "diritto pubblico generale", a cura del Prof. Franco Modugno,
ordinario di diritto costituzionale presso la facoltà di
giurisprudenza dell'Università di Roma "La Sapienza". Materia a
rischio di estinzione e dagli incerti confini disciplinari il
diritto pubblico generale, a metà strada tra la teoria del diritto
e la teoria dello Stato, viene lucidamente ripresentato dall'Autore
nei suoi profili essenziali. L'analisi verte sull'ordinamento
giuridico, sul diritto e lo Stato e sulle fonti del diritto, come
dire gli aspetti qualificanti del fenomeno giuridico, i parametri
attraverso i quali si svolge la complessa trama del diritto. Il
tutto è stato mirabilmente sintetizzato in un'opera che illustra
gli elementi fondamentali e, con un accorgimento grafico originale
e facilmente utilizzabile, non trascura il gusto
dell'approfondimento e della esposizione dottrinale.
Valerio Pocar
Guida al diritto contemporaneo
Laterza, 2002, pagg. 155, euro
15,00
La prospettiva sociologica nell'approccio al fenomeno giuridico
è il motivo dominante dell'opera di Valerio Pocar, docente di
sociologia del diritto nella facoltà di giurisprudenza
dell'Università di Milano - Bicocca. Il volume sottolinea come, per
la conoscenza del mondo del diritto, siano imprescindibili le due
prospettive di analisi proprie della dottrina giuridica e del
pensiero sociologico: "la scienza giuridica senza sociologia del
diritto è cieca e quest'ultima senza la prima è vuota". Questa
impostazione metodologica permette all'Autore di svolgere una serie
di considerazioni sugli aspetti più qualificanti del diritto
contemporaneo attraverso l'esame di tre ordini di questioni: un
primo afferente alla genetica del diritto, cioè alle origini e alla
natura delle regole giuridiche, un secondo alla funzione del
diritto nel contesto sociale ed un terzo all'ideologia del diritto,
cioè al rapporto tra regole giuridiche e valori. La stimolante
lettura del volume induce a riflettere sulla necessità di uno
studio interdisciplinare del fenomeno giuridico e sull'importanza
della prospettiva sociologica che cala la realtà del diritto nel
vivo dei rapporti sociali.
Michele Ainis
La legge oscura. Come e perché non funziona
Laterza, 2002, pagg. 206, euro
8,00
La legge oscura è un nuovo paradigma giuridico con il quale
l'Autore, ordinario di istituzioni di diritto pubblico
all'Università di Teramo, classifica tutte le leggi "non chiare",
il cui ambiguo linguaggio disorienta gli interpreti, sconcerta i
destinatari delle norme e non consente una reale applicazione della
stessa legge. Il saggio, di estrema originalità per l'inusuale
oggetto di studio e l'utilizzazione di un metodo di analisi non
legato a rigidi schematismi concettuali, mette a nudo i difetti di
una legislazione spesso frutto di approssimazione, dilettantismo se
non proprio di ricercata ambiguità. La legge ha dei limiti
strutturali derivanti dal fatto stesso di essere comunque una forma
di compromesso tra le diverse istanze sociali ed economiche e i
differenti orientamenti politici. Ma la ricerca di appropriate
tecniche di legislazione è una insopprimibile necessità per uno
Stato democratico e di diritto, le cui leggi devono essere
comprensibili e trovare sempre una concreta attuazione.
L'imperativo è allora quello di "scrivere chiaro" rifuggendo dal
burocratese e mirando ad un giusto equilibrio interno delle leggi
che coniughi chiarezza e precisione nella prospettiva di una
giustificazione razionale delle norme che devono essere osservate
da tutti i consociati. Il saggio di Ainis risulta estremamente
interessante e di piacevole lettura, sia per il tecnico del diritto
che cerca soluzioni positive al problema delle legge oscura, sia
per il profano che vuole capire perché spesso le leggi si pongano
su un piano talmente distante dal comune buon senso da risultare
talvolta incomprensibili se non addirittura irrazionali.
Alessandro Natalini
Le semplificazioni
amministrative
Il Mulino, 2002, pagg. 221, euro
16,50
La semplificazione amministrativa è allo stesso tempo un
obiettivo e una tecnica di gestione dei rapporti tra pubblica
amministrazione e cittadini. Il saggio di Natalini ci introduce nel
complesso sistema delle semplificazioni, cominciando dalle ragioni
storiche della necessità di semplificare per poi illustrare il
disegno della semplificazione, in termini organizzazione, attività,
oggetto e livelli di governo. Successivamente, l'Autore descrive
dettagliatamente le tecniche di semplificazione, parlando di
eliminazione, di riduzione, di razionalizzazione, di
informatizzazione, di motivazione. Il volume, per la sua
completezza e l'ampiezza dell'analisi, costituisce un utile
strumento di conoscenza e di applicazione operativa, a metà strada
tra diritto amministrativo e scienza
dell'amministrazione. |