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1.
Premessa
Nel quadro
della partecipazione alle operazioni internazionali di
peace-keeping, l'Arma dei Carabinieri ha prestato il suo contributo
anche nell'ambito della UNMIBH (Missione delle Nazioni Unite in
Bosnia ed Erzegovina). Più di quaranta Paesi hanno dato vita alla
IPTF (International Police Task Force), una missione di Polizia
contemplata direttamente nella stesura degli Accordi di Dayton,
all'indomani della formale cessazione delle ostilità nella ex
Yugoslavia. Diversi Contingenti Italiani Carabinieri si sono
avvicendati in teatro operativo dal 1997 fino al 31 dicembre del
2002, data in cui è stato fissato il termine della missione, che
coincide con la transizione alla EUPM (Missione di Polizia della
Unione Europea).
L'UNMIBH-CC-ITALCON (Contingente Italiano Carabinieri) dipende
ordinativamente dal C.O.I. Difesa (Comando Operativo di Vertice
Interforze) per tramite del Comando Carabinieri Ministero Affari
Esteri che organizza l'immissione ed il rientro del personale dal
teatro operativo sulla base della pianificazione d'impiego disposta
dall'Ufficio Piani e PM del II Reparto del Comando Generale
dell'Arma.
Il Contingente Italiano Carabinieri, composto da 23 elementi fra
Ufficiali, Marescialli, Brigadieri e Appuntati, è comandato da un
Ufficiale superiore nel grado di Maggiore. Il Comandante del
Contingente rappresenta il punto di riferimento nella gestione dei
rapporti con i vertici della missione ed è responsabile della
situazione logistica, operativa e sanitaria del personale immesso
in teatro operativo. Allo stesso è affidata la gestione
dell'attività informativa che cura in collaborazione con la Cellula
G 2 del Reggimento MSU (Multinational Specialized Unit) di
Sarajevo. Nel suo operato si avvale del contributo di due Ufficiali
inferiori.
L'impiego del personale nell'ambito del teatro operativo ha seguito
le direttive dettate dai vari progetti di riferimento, con una
presenza sia a livello centrale (Quartier Generale di Sarajevo) sia
a livello periferico, nelle varie Regioni.
Lo status militare proprio dell'Arma dei Carabinieri e di altre
forze di Polizia presenti nella missione, quali la Gendarmerie
francese, la Guardia Civil spagnola, i Carabineros de Chile, la
Marechausse olandese, ha garantito un valore aggiunto di
particolare importanza nell'economia della UNMIBH.
2. Profili generali della
UNMIBH
La legittimità
della missione delle Nazioni Unite in Bosnia ed Erzegovina affonda
le proprie radici nell'articolo III della Costituzione di questo
Paese e, quindi, in quello che è considerato il punto iniziale del
cammino verso un pur precario equilibrio nella delicata situazione
dei Balcani: l'Accordo di Pace di Dayton (The Dayton Peace
Agreement: DPA). Occorre sottolineare che in questa città dell'Ohio
(USA), e precisamente il 21 dicembre del 1995, si diede inizio alle
trattative per conseguire una tanto attesa svolta nella guerra
allora in corso, ma che la firma definitiva dell'accordo fra le
parti in conflitto arrivò pochi giorni più tardi nel vecchio
continente. Il 14 dicembre a Parigi fu creata, infatti, la
Struttura Generale dell'Accordo di Pace in Bosnia Erzegovina (The
General Framework Agreement for Peace: GFAP) che consta di 11
Annessi. L'accordo fu sottoscritto dai rappresentanti della
Federazione della Bosnia ed Erzegovina, della Repubblica Srpska, di
quella Croata e di quella Yugoslava.
Ogni Annesso sottolinea l'importanza che riveste lo stabilimento
della pace all'interno del Paese, imponendo direttive ed obblighi
di vario genere. Nel primo, ad esempio, viene definito lo status
del personale della NATO impiegato nei territori, mentre nel
secondo viene affrontato il tema della demarcazione dei confini e
dell'istituzione delle frontiere dello Stato con un particolare
riferimento alla situazione della zona di Brcko, nell'estremo nord
del Paese. Il tema delle elezioni e quello della correlata
supervisione da parte di un organo identificato nell'Organizzazione
della Sicurezza e della Cooperazione in Europa (OSCE) sono
delineati nel terzo Annesso. Il quarto ingloba la legge
fondamentale del sistema legislativo del neo-costituito Stato
bosniaco, ovvero la sua Costituzione. I suoi dodici articoli sono
preceduti da un breve preambolo che ricalca la tematica ispiratrice
delle trattative di pace, intendendo in tal modo sottolineare la
necessità del rispetto della giustizia, della tolleranza, della
libertà e dei diritti umanitari. Come precedentemente asserito, è
l'articolo III del testo costituzionale a toccare la tematica delle
missioni internazionali recitando che: "È necessario provvedere
alla creazione di una cornice di sicurezza che garantisca il
rispetto ed il mantenimento della legge all'interno di procedure di
Polizia riconosciute a livello internazionale".
La missione
IPTF, quindi, nasce con lo scopo di assistere le istituzioni locali
nello sviluppo di questo progetto di fondamentale rilevanza. Gli
altri Annessi del GFAP che seguono, trattano in modo esaustivo i
diritti dei rifugiati accordando un ruolo di primaria importanza
all'apposito Alto Commissariato delle Nazioni Unite (UNHCR), ma è
l'ultima parte dell'Accordo ad essere considerata come la vera base
per la creazione della missione IPTF.
L'undicesimo Annesso, infatti, è intitolato "l'Accordo sulla
International Police Task Force". L'articolo I del testo richiede
formalmente che le Nazioni Unite stabiliscano, con una risoluzione
del Consiglio di Sicurezza, la nascita di una missione di Polizia
Internazionale all'interno della Bosnia, per garantire quanto
richiamato precedentemente dal III articolo della Costituzione.
L'articolo II prevede che questa missione rivesta caratteri di
autonomia e che sia coordinata con l'Alto Rappresentante delle
Nazioni Unite. Il Comandante della missione sarebbe stato un
"Commissioner" posto sotto la guida dell'Alto Rappresentante e
nominato dal Segretario Generale delle Nazioni Unite in
consultazione con il Consiglio di Sicurezza. Al fine di garantire
un ottimale flusso informativo anche in ambito IFOR, si stabilì che
il Commissioner potesse partecipare anche alle riunioni tenute
dalla Commissione Militare Internazionale istituita in teatro di
operazioni. Particolare importanza riveste il carattere di immunità
previsto per tutto il personale dell'IPTF e che richiama quanto
delineato dalle sezioni 18 e 19 della "Convenzione sui privilegi e
le immunità delle Nazioni Unite" del 1946. In particolare nessun
osservatore può essere sottoposto ad alcuna forma di arresto o
detenzione, avendo assoluta immunità nei confronti della
giurisdizione penale locale. Tutto il personale della missione
rimane perseguibile unicamente attraverso il sistema legale facente
capo alle Nazioni Unite ed ai singoli Stati di provenienza.
L'articolo III descrive sinteticamente quelle che possono essere le
linee guida ed operative di questa missione. Il programma muove i
suoi passi dalla semplice attività di "monitoraggio", di
osservazione e controllo delle normali procedure operative della
Polizia locale, operando attraverso una assistenza professionale
che sappia annotare i minimi errori di carattere formale, fino alle
omissioni nella tutela dei diritti umani. Le violazioni sono
segnalate attraverso apposita documentazione predisposta per
affrontare situazioni di vario genere. Questi controlli, di natura
meramente procedurale nei confronti del personale della Polizia
locale, vanno intesi in un'ottica correttiva e di ammaestramento,
più che repressiva.
Il giorno
successivo alla firma del GFAP, il Consiglio di Sicurezza delle
Nazioni Unite autorizzò, con la risoluzione n. 1031, il
trasferimento del comando militare in teatro di operazioni dalla
Forza di Protezione ONU (UNPROFOR) alla NATO (IFOR) e circa una
settimana più tardi adottò la risoluzione n. 1035 con la quale si
stabilì ufficialmente la nascita dell'IPTF. Inizialmente era stata
prevista per la missione una durata di un anno, ma sarebbero state
numerose le modifiche occorse successivamente per spostare il
termine finale al 31 dicembre 2002.
Nel frattempo a Bonn, il 25 aprile del 1996, veniva firmato un
accordo sulla ristrutturazione della Polizia nella Federazione
della Bosnia ed Erzegovina. In tale occasione, sotto il patrocinio
del Ministro degli Esteri tedesco Kinkel, oltre a garantire un
ruolo di primaria importanza alla municipalità ed al cantone di
Sarajevo, quale capitale della Federazione, e ad approvare
l'uniforme ufficiale della Polizia locale, si posero formalmente le
basi dei rapporti tra quest'ultima e la missione IPTF, adottando
alcune modalità di coordinamento operativo. Venne stilata una sorta
di lista di obiettivi da raggiungere nel processo di
democratizzazione dello Stato, che vedeva il necessario
orientamento della Polizia locale ai principi di professionalità e
di lotta alle discriminazioni etniche.
Fra le numerose
risoluzioni adottate in seguito dal Consiglio di Sicurezza, merita
particolare attenzione la n. 1088 del 12 dicembre del 1996,
attraverso la quale si posero le prime basi per una estensione del
contenuto del mandato della missione di Polizia Internazionale.
Venne altresì sottolineata la particolare professionalità che stava
contraddistinguendo il personale impegnato in teatro operativo e
che stava garantendo il successo del progetto. Si decise che
sarebbe stata consegnata, con scadenza trimestrale, una relazione
completa al Segretario delle Nazioni Unite per seguire lo sviluppo
della situazione con attenta documentazione.
L'estensione del controllo dell'IPTF alle aule di giustizia si deve
alle conclusioni a cui arrivò il Consiglio di Attuazione della
Pace, tenutosi sempre a Bonn fra il 9 e 10 dicembre del 1997. Con
la collaborazione della locale Polizia stradale, venne assicurato
il contributo della stessa missione alla creazione di un sistema
unitario di schedatura dei veicoli in circolazione e delle patenti
di guida. Dopo circa un anno, il 9 dicembre del 1998, anche la
Repubblica Srpska si allineò alla politica intrapresa dalla
Federazione firmando un accordo sulla ristrutturazione della
Polizia. Fu stabilito che, nel reclutamento dei nuovi poliziotti,
sarebbe stata riservata una percentuale anche alle minoranze
presenti nei territori per garantire una formazione multi-etnica
del personale. Si sottolineò, inoltre, l'importanza della presenza
dell'IPTF nell'organizzazione addestrativa per la supervisione dei
corsi accademici.
Uno degli
ultimi tasselli di riferimento normativo di particolare rilievo è
rappresentato dalla Dichiarazione del Consiglio di Attuazione della
Pace, formalizzata a Madrid il 16 dicembre del 1998, alla quale
fece seguito un Annesso particolarmente dettagliato. In questo caso
il Consiglio provò a tracciare un consuntivo di quanto raggiunto
negli anni trascorsi dopo l'Accordo di Dayton, ma, nonostante si
fosse ottenuto un bilancio estremamente positivo, ci si trovò di
fronte ad un Paese ancora troppo fragile e bisognoso di assistenza.
Il citato Annesso contiene un'analisi dettagliata delle principali
tematiche da affrontare quali il ritorno di rifugiati e profughi,
il ruolo della legge e della tutela dei diritti umanitari, delle
Istituzioni, del sostegno autonomo all'economia, del processo di
democratizzazione e dell'assetto di sicurezza militare. L'IPTF, in
tal senso, venne ancor di più chiamata in causa per portare avanti
quei progetti di cui era stata maggior garante, rivestendo un ruolo
"super partes" apprezzato da tutto il panorama internazionale.
3. Il mandato dell'ONU ed i suoi
sviluppi
Alla luce di
quanto esposto appare chiaro che il mandato della missione delle
Nazioni Unite possa essere considerato come il risultato di una
visione generale della stratificazione normativa avvenuta nel corso
degli anni. Dovendo, però, attenersi strettamente a quanto previsto
dalla pubblicazione interna alla missione tradurremo letteralmente
che: "La missione UNMIBH è stata creata per contribuire allo
stabilimento della legge in Bosnia ed Erzegovina ed affinché
vengano create le condizioni per una convivenza multi-etnica. Il
ruolo specifico assegnato dal mandato è quello di assistere le
istituzioni locali al fine di garantire il rispetto delle procedure
operative di Polizia in osservanza degli standard riconosciuti a
livello internazionale e nel rispetto dei diritti umanitari e delle
libertà fondamentali".
Questo è quanto
stabilito ufficialmente in sede di prima immissione in teatro
operativo, ma, come è facile supporre, il lavoro svolto dall'IPTF
sarebbe stato condizionato dai risultati ottenuti nel corso del
tempo.
Dopo i primi anni, la missione si è arricchita di nuove componenti
ed in tal senso, fra il 2000 ed il 2002, venne creato il Progetto
di Attuazione del Mandato (Mandate Implementation Plan: MIP).
Attraverso questo documento vennero rielaborati gli obiettivi da
attuare nel lungo periodo senza per questo distrarre lo scopo
principale della missione da quanto illustrato
precedentemente.
Le procedure operative vennero rappresentate su tre livelli ben
distinti ma fra loro necessariamente collegati:
-
la formazione
dell'Ufficiale di Polizia;
-
il sostegno
alle Istituzioni;
-
il rapporto
fra la Polizia locale, le Istituzioni e la
comunità.
A fare da
sfondo a questo progetto di sicura importanza, ed al tempo stesso
ambizioso, vi è stata la consapevolezza di operare in una realtà a
sé stante. Non si poteva non tenere conto, infatti, delle
condizioni sociali ed economiche di un Paese uscito da una guerra
logorante e che vede ancora oggi il proprio equilibrio interno
legato alla preoccupante instabilità e precarietà delle Istituzioni
locali.
Il desiderio della Bosnia di poter entrare a pieno titolo nel
quadro politico internazionale ha giocato un ruolo di estrema
importanza nei rapporti stabilitisi con le Nazioni Unite. Il
vecchio continente, dal canto suo, è stato costretto dagli eventi a
guardare con attenzione alla delicata situazione nei Balcani. Le
radici storiche di tale instabilità hanno accompagnato, infatti,
questi territori sino ai conflitti mondiali del secolo scorso ed
alla recente guerra.
Con la completa collaborazione delle ex parti in conflitto e con il
supporto delle organizzazioni internazionali, si determinò che
fosse possibile raggiungere importanti obiettivi entro la fine
della missione.
Dopo aver individuato i tre livelli su cui concentrare la gran
parte del lavoro, furono altresì indicati i programmi principali
attraverso i quali se ne sarebbe data attuazione, ovvero:
-
la formazione
professionale dell'Ufficiale di Polizia;
-
la
ristrutturazione della Polizia;
-
la
cooperazione tra la Polizia e la Magistratura;
-
la
cooperazione a livello internazionale fra le forze di
Polizia;
-
il
rafforzamento della fiducia del cittadino nei confronti delle forze
di Polizia;
-
la Bosnia ed
Erzegovina quale membro delle Nazioni Unite.
Il Progetto per
l'Attuazione del Mandato si suddivise, in tal modo, in varie fasi
con un inizio previsto per il gennaio del 2001. Sulla base di uno
specifico scadenzario, si stabilì che ogni sei mesi sarebbe stato
preparato, da parte di ogni Comando Regione IPTF, un rapporto
dettagliato indicante un quadro generale dei sei progetti di
riferimento. Per tale occasione fu creata una Commissione che
avrebbe avuto come compito quello di coordinare l'operato delle
Regioni e che si sarebbe riunita periodicamente a Sarajevo. Queste
occasioni hanno rappresentato un importante momento di incontro per
fare il punto sullo sviluppo del progetto. Dai lavori di questa
Commissione sono nate delle relazioni presentate direttamente al
Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Appare, in tal modo, necessario tracciare una analisi dei programmi
descritti finora solamente ad ampi tratti.
a. La
formazione professionale dell'Ufficiale di Polizia
Questo
obiettivo, inteso come miglioramento della preparazione di base di
tutto il personale arruolato, trova essenzialmente il suo tentativo
di attuazione attraverso due principali direttive rappresentate
dalla sicurezza di un'integrità morale e di una competenza
tecnico-professionale di tutto il personale.
1. Integrità
personale
Questa
caratteristica, dalla quale non è possibile prescindere,
rappresenta il primo ambito di selezione per il personale. Vengono,
in tal modo, ricostruiti gli eventuali precedenti degli aspiranti
poliziotti, esaminando, per quelli già in servizio, anche la
condotta tenuta durante la guerra. In seconda battuta vengono
condotti accertamenti conclusivi per poter assegnare una sorta di
idoneità di base.
2.
Competenza professionale
Questo filone
rappresenta, invece, uno degli impegni più importanti che sono alla
base non solo di questo singolo programma, ma della intera
missione. Nella fattispecie, lo scopo della presenza del personale
delle Nazioni Unite in questo Paese ha come ragione, oltre a quella
di perseguire eventuali violazioni dei diritti umanitari, quella di
permettere la costituzione di una Polizia che sappia raggiungere
una propria autonomia professionale e logistica. L'organizzazione
addestrativa si avvale di corsi e di tirocini ai quali deve
partecipare indistintamente tutto il personale della Polizia.
L'obiettivo principale è quello di portare i frequentatori ad un
determinato livello di preparazione fisica, culturale e
professionale. Il programma opera su varie fasi: nella prima le
materie insegnate tendono a fornire una preparazione di livello
basico, includendo, ad esempio, nozioni sul management e sul
rapporto con il cittadino inserito nell'ambito della comunità. Dal
programma addestrativo di base si passa ad una sorta di
specializzazione che vede i frequentatori indirizzarsi verso la
propria area di competenza specifica della quale si occuperanno al
termine del ciclo di formazione. Le materie affrontate in questa
fase possono toccare argomenti di vario interesse quali, ad
esempio, le tecniche e la metodologia del repertamento delle prove
sulla scena criminis, le procedure nella ricostruzione di una pista
investigativa, etc. In ultima istanza il programma ha previsto la
costituzione di reparti addestrati per affrontare una eventuale
minaccia di stampo terroristico, ma questo rappresenta la fase
finale del progetto, allorquando si potrà essere già sicuri di
poter contare su una tipologia di personale estremamente
preparato.
b. La
ristrutturazione della Polizia
Questo
programma si propone di razionalizzare al meglio le risorse nella
struttura della Polizia locale per creare una organizzazione più
efficiente. Anche in tal caso ci si muove su due filoni principali,
ovvero: l'organizzazione delle risorse e la loro composizione
multi-etnica.
1.
Organizzazione delle risorse
Per raggiungere
una effettiva ed efficiente allocazione delle risorse umane interne
all'organizzazione è necessario che si adotti una distribuzione
razionale degli incarichi e della forza disponibile. A fare da
necessario sfondo a questo metodo si spera che vi sia una
assegnazione del personale basata sulla trasparenza e sulla
meritocrazia, tutelata attraverso apposite commissioni che si
occuperanno anche di eventuali dispute interne all'amministrazione.
Viene dato, infine, un particolare risalto anche alla
organizzazione logistica, sottolineando l'importanza
dell'approntamento di un centro responsabile di tutto quanto possa
costituire l'equipaggiamento per il personale che comprenda anche
la gestione del settore della motorizzazione.
2. La
composizione multi-etnica
Sulla base
delle conclusioni formulate a Bonn nel 1997, è stata riconosciuta
la necessità di garantire una adeguata rappresentanza della realtà
multi-etnica all'interno della Polizia locale. Nella fattispecie,
si vollero proteggere le minoranze presenti sul territorio
riservando loro dei posti all'interno delle Accademie e nei vari
organici dei comandi. Nella stessa ottica va valutata la volontà di
ricomprendere fra le fila della Polizia una percentuale di posti
riservati alle donne, anche se a tutt'oggi questi rappresentano una
minima parte. La nuova struttura della Polizia è stata improntata,
inoltre, alla massima a-politicità e, per questo motivo, il
programma di reclutamento è stato ufficialmente aperto a tutti i
cittadini della Bosnia ed Erzegovina. Sono state previste, altresì,
delle procedure di trasparenza per garantire un giusto avanzamento
all'interno della scala gerarchica. Sul piano dei rapporti con il
cittadino, la nuova Polizia dovrà garantire quella professionalità
e disponibilità che le sono necessarie, ed in tale ottica vi è
stata la creazione, all'interno di ogni Stazione, di uno sportello
preposto alle relazioni con il pubblico.
c. La
cooperazione tra la Polizia e la Magistratura
Questo
argomento rappresenta un obiettivo di particolare importanza
all'interno del sistema Giustizia di qualsiasi Paese. Nel caso
specifico della Bosnia ed Erzegovina si trattava di riorganizzare
un apparato alquanto anacronistico e inconsistente. In tale ambito
la missione IPTF ha mirato a mettere a disposizione la propria
competenza per poter permettere alla Polizia locale di sostenere il
proprio sistema giudiziario. Il programma copre diverse iniziative
che vanno dall'incremento delle riunioni investigative fino alla
protezione personale dei giudici a rischio. All'interno di questo
progetto, inoltre, è stato previsto il miglioramento delle
procedure investigative per poter consentire al personale operante
di seguire l'indagine a stretto contatto con il Magistrato di
riferimento. Un capitolo a parte meriterebbe l'avvenuta nascita di
programmi dettagliati per la protezione dei testimoni che mettano a
repentaglio la propria incolumità con la loro partecipazione a
processi di particolare importanza. Sotto questo punto di vista,
quindi, sembra che si voglia arrivare in tempi non eccessivamente
lunghi ad una sorta di allineamento con la politica della comunità
internazionale.
d. La
cooperazione a livello internazionale tra le forze di
Polizia
Per poter
raggiungere dei risultati concreti nel progetto di cooperazione a
livello internazionale fra le forze di Polizia è necessario poter
contare su delle solide basi all'interno dello Stato; ed è per
questo motivo che si è deciso di partire dal potenziamento del
settore del controllo delle frontiere per poi allargare il discorso
anche in ambito europeo e non solo. I pilastri su cui si basa
questo programma vanno individuati, quindi, nella creazione di una
Polizia di Frontiera, nella cooperazione con i territori
direttamente confinanti con la Bosnia ed Erzegovina e con l'intero
panorama internazionale.
1. La
creazione di una Polizia di Frontiera
Alla fine del
recente conflitto le linee di confine del neo-costituito Stato
bosniaco non erano sottoposte ad un vero e proprio controllo. Fu
più che mai necessaria la creazione di uno specifico settore della
Polizia a cui affidare questo compito: nacque così il Servizio
Statale di Frontiera (State Border Service: SBS) che rappresenta
anche il primo reparto a composizione multi-etnica della Polizia
locale. Per raggiungere un livello a pieno regime fu previsto che
venissero coperti 1466 chilometri della linea di confine dello
Stato con l'apertura di 430 posti di frontiera. Nel giugno del 2001
è stata inaugurata una Sezione autonoma addestrativa per il
Servizio di Frontiera. Al termine della missione è stata assicurata
la copertura totale delle linee di confine. Da organigramma,
inoltre, è stata prevista la creazione di diciassette Unità (Border
State Units: BSUs) in sostegno a quelle già operanti sul territorio
ed a quelle presenti negli aeroporti. Al termine di questa fase
attuativa del nuovo assetto del progetto, è prevista un'analisi
consuntiva di quanto ottenuto in base alla quale si costruiranno le
basi per la nascita di reparti speciali paragonabili a forze di
intervento rapido da inserire in aree di particolare
sensibilità.
2. Il
rapporto con gli Stati confinanti
La Bosnia ed
Erzegovina confina a nord-ovest con la Croazia e a sud-est con la
Serbia ed il Montenegro (Repubblica Federale Yugoslava). Sono
molteplici le ragioni per le quali si è resa necessaria la
costruzione di una strategia comune per questi Paesi nella lotta
alla criminalità organizzata ed alla immigrazione clandestina. A
supporto di questa politica è intervenuto un accordo di massima
messo a punto dal Ministro degli Interni della Repubblica Federale
Yugoslava, ed approvato dagli altri due Stati, per la nascita di
una Task Force a livello regionale che possa avere gli strumenti
adatti per affrontare la situazione venutasi a creare dopo la fine
del conflitto e che sia allo stesso tempo pronta ad affrontare una
minaccia di stampo terroristico a livello internazionale.
3. La
cooperazione in ambito internazionale
L'inserimento
della Polizia bosniaca all'interno del programma di cooperazione in
ambito INTERPOL ha rappresentato un successo di significativa
importanza. Questa scelta, di carattere presumibilmente operativo e
politico, ha dato, infatti, un forte impulso alla proiezione
internazionale delle indagini investigative. L'Ufficio Nazionale
Centrale dell'INTERPOL (National Central Bureau: NCB) rappresenta
l'organo di controllo e coordinamento a cui fanno riferimento i
reparti della Polizia locale. Da questo centro nevralgico partono,
infatti, le direttive e le relative certificazioni e gli
accreditamenti per la partecipazione dei singoli poliziotti alle
investigazioni di tipo transfrontaliero.
e. Il
rafforzamento della fiducia del cittadino nei confronti delle forze
di Polizia
Uno degli
impegni più significativi per la missione delle Nazioni Unite è
stato quello di offrire alla Polizia locale le occasioni per
migliorare i rapporti con la popolazione, con la gente comune. La
concezione della figura del poliziotto medio, come di chi abusasse
delle proprie qualifiche e della propria posizione a discapito del
cittadino, proveniva da un retaggio consolidatosi ormai da anni. Il
programma della Community Policing ha contribuito a migliorare
questa spiacevole situazione attraverso l'organizzazione di diversi
progetti che hanno coinvolto molti poliziotti nel sostegno di
istituti, orfanotrofi e scuole. Molti comandi di Polizia sono stati
visitati da scolaresche e, con cadenza settimanale, sono stati
programmati degli incontri del comandante di Stazione con la
comunità locale presso chiese, monasteri, moschee e strutture
comunali. Molte delle iniziative di scopo umanitario hanno visto la
partecipazione delle Unità SFOR ed in particolare dei Carabinieri
del Reggimento MSU.
f. La
Bosnia ed Erzegovina quale membro delle Nazioni Unite
L'entrata a
pieno titolo della Bosnia ed Erzegovina all'interno del macrocosmo
delle Nazioni Unite rappresenta l'ultimo tassello da inserire nel
mosaico della missione IPTF. Questo obiettivo rappresenta senza
dubbio un grande stimolo per le Istituzioni di questo Paese e lo si
deve alla volontà espressa dalla comunità internazionale. Lo
Speciale Rappresentante del Segretario Generale delle Nazioni Unite
è il punto di riferimento per questa operazione. La Polizia locale
continuerà il cammino intrapreso nell'addestramento del proprio
personale per l'impiego in missioni di pace delle Nazioni Unite
come è avvenuto con l'invio dei due primi poliziotti bosniaci a
Timor Est. Il prossimo impegno in ambito internazionale che aspetta
questo Paese è, infatti, la formazione di una Unità militare
specializzata che possa essere impiegata costantemente nelle
"peace-keeping operations".
4. La struttura della missione
IPFT
La missione
delle Nazioni Unite in Bosnia ed Erzegovina diventa operativa sul
territorio grazie ad una catena di comando relativamente lineare
che si articola essenzialmente su tre ramificazioni: - una
organizzazione centrale rappresentata dal Quartier Generale (Main
Headquarters: MHQ); - una organizzazione periferica primaria
rappresentata dai Comandi Regionali; - una organizzazione
periferica secondaria rappresentata dai Comandi Stazione.
a. Il
Quartier Generale
Il complesso
edilizio che ospita la sede del Quartier Generale delle Nazioni
Unite si trova a Sarajevo. La struttura originale, appartenente
all'Università della città, fu colpita da alcune granate lanciate
durante il recente conflitto bellico, subendo, in tal modo, una
serie di danni che non la resero più agibile. Con l'inizio della
missione IPTF si diede il via ai lavori di ristrutturazione
finanziati dalle Nazioni Unite, al termine dei quali la stessa
struttura venne riaperta quale sede del Quartier Generale della
UNMIBH. È stato stabilito, quindi, che con la chiusura della
missione l'intero palazzo venga restituito all'Università per
essere adibito a complesso residenziale studentesco. Il Quartier
Generale rappresenta il punto di riferimento per le linee direttive
di tutta la missione ed ospita una serie di uffici e di
Dipartimenti che formano l'intera Organizzazione Centrale della
UNMIBH e che sono: - l'Ufficio del Commissioner dell'IPTF; -
l'Ufficio del Vice Comandante; - lo Stato Maggiore; - il
Dipartimento delle Operazioni; - il Dipartimento per la Polizia di
Frontiera; - il Dipartimento Addestrativo della Polizia Locale; -
il Dipartimento per la Tutela dei Diritti Umanitari. Parallelamente
a queste branche principali si sviluppano una serie di progetti
che, con carattere provvisorio o meno, vengono portati avanti da
una serie di gruppi di lavoro formati ad hoc per l'esigenza a cui
devono fare fronte.
1.
L'Ufficio del Commissioner dell'IPTF
Il Comandante
della missione si avvale di alcuni diretti e stretti collaboratori
rappresentati dal Capo di Gabinetto, da due Consiglieri (il primo
facente parte del personale IPTF ed il secondo appartenente al
Dipartimento degli Affari Civili) ed uno staff amministrativo. Il
Capo di Gabinetto è il principale punto di riferimento per il
Commissioner nella gestione dei rapporti con le autorità esterne
all'Organizzazione delle Nazioni Unite.
2.
L'Ufficio del Vice Comandante
Il Vice
Comandante si avvale dell'assistenza di uno staff formato da
quattro Consiglieri. Il compito affidatogli è quello di fornire al
Commissioner un quadro riassuntivo dei rapporti inviati dai Comandi
Regionali e dei vari progetti seguiti dai Dipartimenti.
3. Lo
Stato Maggiore
Il Capo di
Stato Maggiore è responsabile di alcune Sezioni di estrema
importanza per la sussistenza della missione quali: - la Sezione
Logistica: si occupa in particolare del settore dei trasporti e dei
materiali; - la Sezione Disciplinare e di Investigazione Interna: è
formata dallo staff impiegato per gestire e perseguire le eventuali
violazioni al codice di condotta che tutto il personale
appartenente alla missione deve rispettare durante la propria
permanenza in Bosnia ed Erzegovina; - la Sezione Addestrativa:
questi uffici curano la pianificazione e la realizzazione di tutti
i corsi frequentati dal personale immesso in teatro operativo con
particolare riguardo per il corso iniziale di accesso della durata
di una settimana; - la Sezione Amministrativa.
4. Il
Dipartimento delle Operazioni
Questi uffici
sono preposti alla supervisione ed alla rilevazione statistica
dell'operato dei vari Comandi Regionali. Il personale di questo
Dipartimento si occupa, infatti, della realizzazione di un
bollettino giornaliero indicante i maggiori avvenimenti
verificatisi in tutta la Bosnia ed Erzegovina. Il Direttore di
questo Dipartimento è in stretto contatto con il Commissioner dal
quale riceve le istruzioni per affrontare situazioni
particolarmente rilevanti. L'ufficio si articola su: - una Sezione
Operativa: può essere paragonata ad una Sala Operativa ed è
composta da personale organizzato su una turnazione che copra le
ventiquattro ore. In questa stanza si ricevono i rapporti flash
inviati via fax dalle varie Regioni e sulla base dei quali viene
compilato il bollettino giornaliero; - una Sezione Analisi
Rapporti: in questi uffici viene compilato il rapporto settimanale
posto in visione al Commissioner; - una Sezione Crimini: si occupa
di assistere la Polizia locale nello sviluppo delle indagini
inerenti crimini particolarmente efferati quali omicidi o attentati
di stampo terroristico.
5. Il
Dipartimento della Polizia di Frontiera
Ad affiancare
lo State Border Service (SBS), descritto nel capitolo precedente,
vi è un Dipartimento previsto direttamente all'interno della
missione IPTF, e chiamato letteralmente Border Service Department
(BSD). Al pari degli altri Dipartimenti anche questo si articola su
varie uffici che sono: - una Sezione Operazioni: assiste la Polizia
di Frontiera locale nella normale attività operativa; - la Sezione
di coordinamento addestrativo: si occupa di sviluppare i programmi
di lezione per il personale della Polizia locale e cura
l'approntamento per la schedatura dei nuovi dipendenti; - una
Sezione Logistica: riceve le proposte di donazione di mezzi e
materiali fatte dalla comunità internazionale a favore delle Bosnia
e ne cura l'assegnazione alle varie Unità dell'SBS.
6. Il
Dipartimento Addestrativo della Polizia Locale
Questa unità
cura l'organizzazione a livello centrale dei corsi di
perfezionamento a cui devono partecipare i poliziotti locali.
L'Organizzazione Addestrativa muove le sue linee operative
attraverso due filoni rappresentati da un programma a carattere
nazionale di sostegno delle accademie di Polizia e da una serie di
collegamenti a livello regionale. Il Dipartimento comprende,
quindi: - una Sezione per le Accademie: il responsabile di questa
unità cura il coordinamento per le procedure di selezione degli
aspiranti cadetti e per lo sviluppo dei corsi addestrativi.
Attualmente in tutta la Bosnia ed Erzegovina sono presenti due
Accademie di Polizia con sede a Sarajevo e Banja Luka. - una
Sezione per il Coordinamento Regionale: questi uffici si occupano
della organizzazione a livello periferico di corsi di
perfezionamento per i poliziotti già impiegati nei vari comandi e
quindi in possesso di una preparazione professionale di medio
livello. A completare il quadro dei programmi addestrativi vi è
quello previsto per la Polizia municipale locale comprendente una
serie di nozioni e linee operative che dovrebbero essere alla base
delle conoscenze dei poliziotti impiegati nella gestione della
circolazione stradale.
7. Il
Dipartimento per la Tutela dei Diritti Umanitari
Questa unità
riveste un carattere di particolare importanza all'interno
dell'economia della missione in quanto segue uno dei progetti più
importanti inseriti nel mandato delle Nazioni Unite. Il Capo di
questo Dipartimento presenta, con cadenza regolare, un rapporto
della situazione allo Speciale Rappresentante dell'ONU ed al
Commissioner. Le componenti principali di questa unità sono: - la
Sezione Investigativa: segue le indagini inerenti a possibili
violazioni di diritti umanitari, coordina le varie attività a
livello regionale per sensibilizzare la Polizia locale su queste
tematiche e gestisce la circolazione delle informazioni all'interno
del Dipartimento; - la Sezione del Registro: si occupa della
schedatura dei rapporti stilati dai vari osservatori dell'IPTF in
tema di violazione dei diritti umanitari a carico dei poliziotti
locali; - la Sezione per le evizioni: segue da vicino le procedure
operative attivate dalla Polizia locale nell'esecuzione delle
evizioni. Durante la guerra, infatti, molte persone hanno occupato
abusivamente le case abbandonate dalle famiglie che lasciavano il
Paese ed ora, per consentire a queste ultime di rientrare in
possesso dei loro beni immobili, è necessario ricorrere a questo
genere di operazioni.
b. I Comandi
Regionali
La missione
dell'IPTF in Bosnia ed Erzegovina si sviluppa sul territorio
attraverso una divisione giurisdizionale comprendente sei regioni
(Sarajevo, Banja Luka, Mostar, Doboj, Tuzla, Bihac) ed il Distretto
di Brcko. Il Comando Regionale è articolato su: - un Ufficio del
Comandante; - una Sezione Operativa: rappresenta l'equivalente del
Dipartimento delle Operazioni a livello regionale. Segue in stretto
coordinamento l'attività delle Stazioni IPTF e gestisce l'attività
informativa elaborata dalle stesse. Il Capo di questa Sezione è
inoltre responsabile dei rapporti con gli ufficiali di collegamento
delle Unità SFOR presenti nel proprio territorio di competenza; -
un Ufficio per la Tutela dei Diritti Umanitari: cura la raccolta
delle varie denunce pervenute tramite le Stazioni IPTF; - una
Sezione del Servizio per la Polizia di Frontiera; - una Sezione per
gli Ufficiali di Collegamento: è prevista, infatti, la presenza di
un rappresentante dell'IPTF presso ogni Centro per la Pubblica
Sicurezza (Public Security Centre: PSC) ed ogni ufficio del
Ministro Cantonale; - una Sezione Logistica.
c. I Comandi
Stazione
Il Comando
Stazione rappresenta, nella sua tipologia, il punto di contatto più
vicino alla Polizia locale ed alla popolazione, ed è a questi
uffici che il cittadino si rivolge per ricevere assistenza. È
diventato nel gergo della missione il cosiddetto "field" (campo)
dove ogni giorno il personale si misura con l'attività a più
diretto contatto con la comunità locale. La struttura di questo
Comando ricalca nel suo microcosmo quanto presente a più alto
livello ed è così costituita: - il management: comprendente
l'ufficio del Comandante di Stazione, del suo Vice e del
responsabile del settore amministrativo; - un ufficiale di
servizio: riceve gli aggiornamenti operativi da parte delle
Stazioni di Polizia locale, sulla base dei quali, compila delle
segnalazioni lampo da inviare al Comando Regionale insieme ad un
rapporto giornaliero; - un Team incaricato di ispezionare le
prigioni (Prison Team): questo personale deve accertare se sono
rispettate le normali procedure di detenzione; - un Team per la
Polizia stradale (Traffic Team): incaricato di stilare i rapporti
in caso di ogni incidente stradale che abbia coinvolto veicoli
delle Nazioni Unite o della SFOR; - un Team per le relazioni con la
comunità (Community Policing): si occupa dell'organizzazione di
attività che coinvolgano la Polizia e le maggiori Istituzioni
locali in aiuto di persone bisognose. Va sottolineato che a questo
tipo di attività ha partecipato anche il Comando Reggimento MSU di
Sarajevo rendendo così ancora più vicina la figura dei nostri
Carabinieri alla popolazione locale; - un Team per la tutela dei
diritti umanitari: questo è il personale che per primo riceve le
denunce inerenti possibili casi di violazioni dei diritti
fondamentali della persona; - una serie di pattuglie in servizio
presso le varie Stazioni di Polizia locale: la gran parte del
personale della missione è impiegato per controllare direttamente
sul campo l'attività dei poliziotti locali. Il mandato prevede,
infatti, la possibilità di avere accesso a tutta la documentazione
custodita nei vari archivi oltre alla consultazione del memoriale
del servizio giornaliero compilato in ogni Stazione locale.
Approfondimenti:
(*)
- Tenente dei Carabinieri, frequentatore del 178° corso di
Applicazione; |