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1.
Premessa
La crescente globalizzazione dei
fenomeni d'instabilità d'ordine politico, militare, economico e
finanziario, esistenti in qualsiasi area del pianeta, rende
evidente la natura composita della politica di sicurezza. Le sfide
ad una ordinata relazionalità di diritto, lanciate nei confronti
della Comunità internazionale e dello Stato nei settori più
diversificati, devono incontrare tempestiva azione di contrasto,
condotta in modo unitario dalle competenti articolazioni degli
apparati istituzionali nazionali e sovranazionali.
Adeguati parametri temporali ed operativi di risposta sono
indispensabili per affrontare il nuovo panorama geostrategico,
prodottosi all'indomani del dissolvimento del bipolarismo
Est-Ovest, e l'evoluzione delle nuove minacce alla sicurezza,
emergenti con sorprendente velocità attraverso nuove manifestazioni
di belligeranza e di terrorismo, ora anche informatico.
L'esperienza maturata fin dagli anni della guerra fredda nel
comparto della Difesa, per il monitoraggio ed il controllo delle
situazioni di politica estera e del complesso quadro strategico, è
stata sempre accompagnata da un continuo aggiornamento delle
modalità organizzative, procedurali e del supporto tecnologico
sempre più sofisticato. Si è acquisito in tal modo un vasto
patrimonio di conoscenze e sperimentate abilità, sostenuto da
consolidate capacità professionali, di collaudata validità
soprattutto nel campo della collaborazione internazionale.
Tali preziose potenzialità e le strutture organizzative predisposte
con l'impiego di tecnologie d'avanguardia non possono non
costituire un bacino di risorse immediatamente disponibile ed a
costo zero per le mutate ed ulteriori esigenze di sicurezza del
Paese.
Opposti indirizzi dottrinali e di pensiero proponevano, invece,
l'abolizione delle sedi della Difesa che hanno assicurato la
funzione informativa e decisionale del Governo nei periodi di
tensione e di crisi internazionali. Proposte queste ultime fondate
sulla presunta ed assoluta settorialità di tali strutture nonché
sulla ritenuta competenza esclusivamente militare delle stesse. La
realtà storica e la quotidianità dei risultati conseguiti
smentiscono anche quest'ultimo assunto.
2. Il c.d. decision making
profili evolutivi e campi di applicazione
Le dinamiche odierne che originano
lo stato di crisi determinano una crescente riduzione dei tempi a
disposizione per l'adozione di una precisa linea di condotta.
Inoltre la grande massa di dati provenienti da fonti sempre più
diversificate e da sensori sempre più sofisticati, nonché
l'esigenza di ottenere valutazioni realistiche del quadro
situazionale sempre più rapide presuppongono tecniche
adeguate.
Queste metodologie di elaborazione, valutazione ed utilizzazione
delle informazioni storicamente appartengono alla funzione di
intelligence e vengono definite come fusione dati.
Tali tecniche di concentrazione ed analisi delle informazioni sono
uno strumento ormai divenuto ordinario nelle modalità operative
militari.
Le notizie reperite con mezzi di sorveglianza fisici, tecnici ed
elettronici sono identificate dal grado di attendibilità del
sensore e proposte in questa c.d. gerarchia variabile.
La formazione in chiave multimediale dello scenario d'operazioni ne
amplifica il grado di definizione e le potenzialità esplicative
comprimendo contestualmente i tempi di interpretazione dello
stesso. Lo stesso inserimento in data base di elementi notiziali e
l'elaborazione pressoché immediata di attività ripetitive
facilitano l'analisi e l'utilizzazione dei dati disponibili.
Modelli matematici e tecniche statistiche di precisione possono
favorire, in relazione alle diverse variabili considerate,
probabili ipotesi evolutive del panorama di interesse. Questo
metodo di presentazione dei pacchetti informativi garantisce una
tempestiva reazione sia in termini di pianificazione che di
condotta.
L'elaborazione condotta con le tecnologie informatiche contrae
straordinariamente i tempi attraverso l'utilizzo dei c.d. "sistemi
esperti". Essi sono funzionali al supporto della sfera decisionale
in quanto strutturati per vagliare un gran numero di informazioni,
analizzandole con i canoni ed i criteri inseriti nel programma e
predeterminati da esperti delle discipline applicate.
I "sistemi esperti", tuttavia, riproducono i processi mentali e le
fasi del ragionamento umano senza creare nuove soluzioni ed
asetticamente senza alcuna considerazione soggettiva o di valore.
In tal modo viene enfatizzato il momento della decisionalità da
parte dell'autorità preposta o dell'utente istituzionale fruitore
di un menù di soluzioni virtuali. La scelta non è ostacolata da
quell'insieme di dati di disturbo o di routine, rendendosi più
tempestiva e puntuale.
Lo stesso processo ciclico di raccolta e valutazione delle
informazioni di supporto alla decisionalità dell'autorità
competente e legittimata, con la conseguente esecuzione delle
misure intraprese ed il rilevamento dei risultati ottenuti, è
categoria logica del mondo militare: il c.d. comando e
controllo.
L'utilizzazione integrata di risorse umane, dell'informatica e
dell'elettronica espande in modo esponenziale le capacità di
supervisione di ogni livello interessato.
Il settore delle comunicazioni rende palesi le potenzialità
prospettate dall'ingegneria spaziale mediante l'attuale definizione
delle capacità dello strumento satellitare.
Il profilo della deterritorializzazione consente un'agevole
realizzazione polifunzionale che si articola nelle
telecomunicazioni, nel telerilevamento e nella localizzazione
conseguibili con collegamenti su ogni area del pianeta. La
crescente disponibilità di sistemi multisatellitari commerciali e
la forte interoperabilità ed interconnessione con i sistemi
dedicati militari permettono di evitare costosi programmi di
ricerca.
Gli standard in questo campo ingegneristico sono infatti comuni,
evidenziando modalità di progettazione e realizzazione analoghe. La
stessa gestione ed utilizzazione in senso lato sono soggette ai
medesimi parametri e criteri tecnici. A fronte della copertura di
vaste aree e del loro monitoraggio in relazione alle specifiche
esigenze, la diffusione di terminali mobili ne amplifica la
capillarità d'impiego.
Il flusso delle informazioni è ottimizzato in relazione a
"piattaforme organizzative" di tipo reticolare. I vettori aerei,
terrestri e navali sui quali sono installati i terminali possono
dialogare attraverso canali non necessariamente gerarchizzati,
idonei ad assicurare la ridondanza dei sistemi ed una reazione in
tempo reale.
Gli elementi costitutivi che vanno ad implementare l'area di
copertura del sistema sono modulari e suscettibili di rapido quanto
esponenziale potenziamento.
La moderna tecnologia è atta ad apportare significative
semplificazioni sul piano operativo, adeguando gli strumenti a
disposizione alla velocità d'apparizione dei rischi offerti dalla
realtà contemporanea.
La standardizzazione delle procedure unicamente fino al livello
della decisionalità politica ha consentito alle compagini
governative italiane di evitare le escalations indotte,
manifestatesi invece nel sistema statunitense in occasione, ad
esempio, del caso Achille Lauro.
Il set di regole codificate e la rigida pianificazione delle
attività pre-decisionali sono invece garanzia di imparzialità
nell'approntamento dello scenario situazionale, esente da
condizionamenti.
Modalità procedimentali queste ultime ormai facenti parte del
bagaglio esperienziale degli operatori con le stellette.
La costituzione di un efficiente sistema decisionale è legata
necessariamente ad un effettivo coordinamento interministeriale fra
le diverse branche del potere esecutivo, operanti nell'elaborazione
e nell'attuazione delle politiche della sicurezza e della
difesa.
La disponibilità di una piattaforma organizzativa unitaria di
vertice consente, pur nel mantenimento delle originarie sfere di
competenza ministeriali, la produzione di un'univoca linea di
risoluzione.
L'istituzione di un organismo specializzato plurisettoriale, idoneo
alla realizzazione del principio della globalità della sicurezza,
rappresenta il raccordo strutturale tra l'area decisionale
dell'indirizzo politico e la base tecnico-operativa.
La composizione ristretta ed interministeriale, la piena
utilizzabilità immediata dei mezzi e di tutte le infrastrutture
delle amministrazioni nazionali, in particolare degli apparati
diplomatico e militare, sono elementi costitutivi di un efficiente
polo di esercizio della gestione delle crisi. Esso non può non
essere ordinato su due livelli interconnessi.
Il primo di natura servente, composto dagli staff permanenti di
funzionari e di personale altamente qualificato, è strumentale alla
produzione di una veloce conoscenza dell'entità lesiva e della
predisposizione di misure di reazione.
Il secondo, fruitore della precedente attività preparatoria e
pre-decisionale, è il vero organo collegiale deliberante.
3. La situazione ordinativa del
sistema decisionale italiano
L'organizzazione di supporto
tecnico-operativo del vertice politico è stata delineata nel c.d.
"Manuale per la gestione delle crisi", edito dalla Presidenza del
Consiglio dei Ministri nel luglio 1980.
Essa si compone di tre grandi articolazioni funzionali, centri di
precise competenze rigorosamente delimitate.
Il Comitato Politico Strategico, CoPS, costituito dal Presidente
del Consiglio, dai Ministri degli Affari Esteri, della Difesa e
dell'Interno, assolve compiti di coordinamento e di decisione delle
linee di intervento.
La partecipazione alle sedute è prevista anche per il
Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, per il Segretario
Generale della Presidenza del Consiglio, ed in veste solo
consultiva per il Capo di Stato Maggiore della Difesa e per il
Segretario Generale del Ministero degli Affari Esteri.
Esso si riunisce esclusivamente durante lo stato di crisi,
acquisendo i risultati della fase pre-decisionale compiuta dallo
staff tecnico.
Il Centro Decisionale Nazionale (CDN), è la sede di supporto del
precitato CoPS, ed in via alternativa del Consiglio dei Ministri,
nella quale si sostanziano in concrete misure le scelte
adottate.
La sala decisionale, la sala controllo e la sala situazioni sono
gli elementi modulari, in stretto collegamento funzionale con i
corrispondenti gangli nervosi dei singoli Ministeri e con i Servizi
di informazione.
Il Nucleo Politico Militare (NPM), è formato dal Sottosegretario di
Stato alla Presidenza del Consiglio, da rappresentanti dei
Ministeri degli Affari Esteri, dell'Interno, della Difesa, in modo
particolare dello Stato Maggiore della Difesa e dei Servizi
informativi. È un organo permanente, attivo anche in condizioni di
normalità, al fine di prevenire tempestivamente escalations
improvvise e di avere un quadro sempre più aggiornato delle zone di
interesse per l'Italia.
In caso di crisi coadiuva il CoPS, nella sua veste meramente
ausiliaria e di consulenza. Il profilarsi di una situazione di
crisi determina l'iniziativa e l'allertamento dei singoli
dicasteri, preposti alla tutela degli interessi minacciati o
esposti a pericolo.
La contestuale azione di concertazione si irradia dal citato CDN,
nel rispetto delle diverse aree di pertinenza, attribuite dalle
leggi e dalle disposizioni in vigore ai rispettivi rami
dell'Amministrazione statale.
L'opera di supporto, d'impiego di uomini, mezzi, procedure
standardizzate e infrastrutture della Difesa, dedicati al sistema
decisionale o in generale operanti per i consueti compiti
d'istituto, avviene in piena armonia ed a potenziamento delle
possibilità di azione delle competenze dei soggetti istituzionali
preposti.
Naturale gestore delle crisi, dunque, è il Governo, nell'ambito del
rapporto fiduciario che lo lega al Parlamento. "Il Presidente del
Consiglio dei Ministri dirige la politica generale del Governo e ne
è responsabile. Mantiene l'unità d'indirizzo politico ed
amministrativo, promuovendo e coordinando l'attività dei
ministri.
I ministri sono responsabili collegialmente degli atti del
Consiglio dei Ministri e individualmente degli atti dei loro
dicasteri.
La legge provvede all'ordinamento della Presidenza del Consiglio e
determina il numero, le attribuzioni e l'organizzazione dei
ministeri" (art. 95 Cost).
4. La Circolare 3
dicembre 1999 concernente l'unità di gestione del c.d. Millenium
Bug presso il Centro Decisionale Nazionale di Forte
Braschi
La disciplina normativa delineata
dal legislatore italiano è pienamente rispondente alle istanze di
razionalizzazione della materia registrate in sede internazionale.
Le raccomandazioni espresse nel seno della Commissione europea ed
in occasione del summit del G8 del 17 maggio 1998 si sono tradotte
nell'istituzione del Comitato di studio ed indirizzo per
l'adeguamento dei sistemi informatici e computerizzati all'anno
2000, preposto all'individuazione delle possibili linee di sviluppo
dei disservizi e delle soluzioni realizzabili.
"Il Piano nazionale di continuità ed emergenza per la gestione del
problema informatico, elaborato dal citato Comitato ed approvato
dal Comitato di Ministri istituito con decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri in data 22 luglio 1999, prevede la
costituzione di una unità di gestione del c.d. Millennium Bug
presso il Centro Decisionale Nazionale (CDN) alla quale è devoluto
il coordinamento ed il controllo a livello strategico
dell'evoluzione dell'eventuale situazione di crisi."
Il Comitato di Ministri è presieduto dal Sottosegretario alla
Presidenza dei Ministri delegato ed è formato dai Ministri
dell'Interno, della Difesa, dei Trasporti e della navigazione,
delle Comunicazioni, dell'Industria, del Commercio e
dell'artigianato e della Sanità: è costituito presso la stessa
Presidenza. Piano delineato nella Circolare firmata dall'allora
Sottosegretario Bassanini.
I compiti demandati all'unità di gestione si sostanziano nel:
-
raccogliere le informazioni relative
alla situazione del Paese e valutarne l'impatto, riferendo
all'autorità politica;
-
inviare al Comitato di Ministri e,
eventualmente, al Presidente del Consiglio dei Ministri, notizie
sul mutamento del quadro globale;
-
fornire le informazioni ai soggetti
interessati;
-
comunicare le informazioni ai
mass-media;
-
coordinare l'azione tra le
amministrazioni e le infrastrutture;
-
diramare orientamenti in caso di
danni di rilevante consistenza.
Il problema informatico dell'anno
2000 avrebbe potuto comportare, quale conseguenza, i presupposti
per l'attuazione della legge 24 febbraio 1992, n. 225, recante
norme sull'istituzione del servizio nazionale della protezione
civile: l'eventuale situazione di crisi si sarebbe dovuta
affrontare conformemente ai contenuti della predetta normativa. Vi
è la precisa intentio del legislatore di non alterare in modo
derogatorio l'assetto istituzionale esistente.
Nel rispetto del modello organizzativo - funzionale del piano di
continuità ed emergenza del Comitato anno 2000, è stato predisposto
il seguente quadro organizzativo per la gestione del c.d.
Millennium Bug. Le modalità di attuazione si enucleano nell'opera
di concertazione condotta dagli attori istituzionali preposti:
-
al Comitato di Ministri ed al
Sottosegretario di Stato spettava la vigilanza strategica sullo
sviluppo della situazione, del quale venivano informati dal
direttore dell'unità di gestione, nel caso in cui si fossero
riscontrate situazioni di rischio, disservizi o incidenti;
-
il direttore dell'unità di gestione,
avente qualifica di prefetto, ha garantito il funzionamento
dell'unità medesima. A questo scopo:
. ha coordinato l'attività degli incaricati dei Ministri;
. ha verificato le conseguenze, sul piano nazionale, di accadimenti
locali, nonché l'eventualità delle relative comunicazioni
all'autorità politica;
. si è avvalso della consulenza e dell'assistenza del Comitato anno
2000, del suo direttore tecnico nonché del consigliere militare del
Presidente del Consiglio dei Ministri;
. ha fornito gli elementi notiziali al portavoce;
. ha avuto contatti con i comitati provinciali per l'euro e l'anno
2000 (CEP 2000);
. avrebbe potuto assumere le misure necessarie per fronteggiare le
eventuali situazioni di emergenza;
-
gli incaricati dei Ministri hanno
puntualmente seguito gli sviluppi della situazione nell'ambito
delle proprie competenze, nonché sull'amministrazione di
appartenenza e su quelle vigilate;
-
il portavoce ha curato le attività
di comunicazione;
-
il direttore tecnico del Comitato
anno 2000 ha collaborato con il direttore dell'unità di gestione,
assicurando il controllo e il monitoraggio della
situazione;
-
il consigliere militare del
Presidente del Consiglio dei Ministri ha esplicato attività di
consulenza e assistenza per il coordinamento generale delle
attività;
-
l responsabile della rete delle
telecomunicazioni ha collaborato con il direttore dell'unità di
gestione, assicurando le comunicazioni fra il CDN e le istituzioni,
nonché con i gestori dei servizi di pubblica utilità.
L'unità di gestione ha avuto sede
nei locali del CDN ed ha utilizzato le infrastrutture logistiche e
di comunicazione all'uopo predisposte.
Essa ha svolto il suo ruolo operativo già a decorrere dal 15
dicembre 1999; il periodo di presidio (c.d. roll-over) ha avuto
inizio alle ore 9.00 del 31 dicembre 1999. Il funzionamento in
misura completa o ridotta nonché l'interruzione dello stato di
presidio e delle connesse attività sarebbe stato determinato dalla
situazione in atto e soltanto previa autorizzazione dell'autorità
politica.
Al fine di coinvolgere tutti i soggetti istituzionali interessati è
stato concordato un "Modello funzionale-organizzativo del Piano di
continuità ed emergenza".
Il Modello è stato articolato su tre livelli di comando, controllo
e coordinamento: livello operativo, livello tattico e livello
strategico.
L'eventuale attivazione di tutti i livelli sarebbe dipesa
dall'intensità e dalla vastità del disservizio o dell'incidente
verificatosi.
A livello operativo sarebbe stata operata la gestione immediata del
disservizio o dell'incidente.
Nel caso l'anomalia si fosse presentata più estesa, sarebbe stato
necessario attivare il secondo livello di gestione.
A livello tattico sarebbe stato realizzato un coordinamento tra i
soggetti competenti, per determinare le priorità dei provvedimenti
e la destinazione delle risorse. È stato istituito un punto di
controllo e coordinamento anche per l'esercizio delle funzioni di
comando.
Nella specie, per il Millennium Bug tale funzione è stata
esercitata dal Sistema nazionale di protezione civile.
Nell'ipotesi in cui le risorse e le capacità di gestione dei
soggetti coinvolti fossero risultate carenti per affrontare la
situazione di emergenza, sarebbe stato necessario attivare il
massimo livello di comando, controllo e coordinamento, ovvero il
livello strategico.
È nel terzo livello che si definisce il contesto in cui avrebbero
operato i livelli tattici e sarebbero state assunte le decisioni
fondamentali a livello nazionale e i piani di ritorno alla
normalità.
Il coordinamento, comando e controllo strategico sarebbe stato
realizzato mediante una rete organizzativa e di comunicazioni
modulare facente capo a più organismi fondamentali:
-
Il Comitato di Ministri che ha
promosso e coordinato l'assunzione delle decisioni;
-
L'Unità nazionale di crisi,
identificata nella sala operativa del CDN, che ha avuto i seguenti
compiti:
. raccogliere, selezionare, interpretare e valutare in termini di
impatto i dati relativi alla situazione nazionale producendo quindi
utili informazioni;
. presentare alla sala situazioni le notizie di rilievo da
trasmettere al Comitato di Ministri o, eventualmente, al Presidente
del Consiglio;
-
il sistema di Coordinamento della
protezione civile, che ha espletato i compiti definiti dalla legge
n.225/1992;
-
la sala situazioni della Presidenza
del Consiglio, sita in Palazzo Chigi in Roma, che ha avuto il
compito di riportare le notizie rilevanti al Comitato di Ministri
o, eventualmente, al Presidente del Consiglio;
-
le Unità nazionali istituzionali e
infrastrutturali di crisi.
Nel CDN sono confluite tutte le
informazioni acquisite, a livello nazionale e internazionale su
possibili disservizi causati dal Millennium Bug.
Nella sede del CDN vi erano collegamenti con le fonti informative e
la presenza di un gruppo di esperti di istituzioni e infrastrutture
per valutare e analizzare i dati ricevuti, proporre le azioni
opportune ed attivare, se ritenuto necessario, il livello
decisionale superiore, rappresentato dal Comitato di
Ministri.
Dal Centro decisionale nazionale si sarebbero irradiate
disposizioni a tutti i soggetti collegati, nell'ipotesi che il
complesso delle segnalazioni pervenute avesse dovuto prefigurare
l'emersione di problemi di rilevanza nazionale.
5. Conclusioni
Il 31 marzo 2000 l'Unità ha concluso
i lavori con otto mesi di anticipo sulla scadenza di legge ed
avendo speso meno della metà dei cinque miliardi stanziati dal
Governo.
Le previsioni apocalittiche sulla incapacità italiana di affrontare
la prima prova del terzo millennio sono state disattese.
Il baco non ha intaccato la mela italiana. Il grado di preparazione
del nostro Stato contro gli effetti del killer informatico anno
2000 nei servizi pubblici essenziali è risultato idoneo per ogni
possibile emergenza.
È stato superato brillantemente quello che si riteneva il punto più
delicato, legato al funzionamento delle fondamentali reti di
comunicazione, trasporto ed energia del Paese. Si è dunque fornita
una risposta di efficienza e di fattivo contributo da parte degli
operatori e dell'intera struttura operativa e logistica del
CDN.
Si va maturando nella pubblica opinione la convinzione che il
potenziale insito nell'organizzazione della Difesa, definito da
consolidate capacità professionali e da un enorme bacino di risorse
umane ed esperenziali, sia un patrimonio dal quale attingere
energie e sperimentate abilità.
L'intento di convogliare in maniera organica gli sforzi di ciascun
soggetto pubblico, nel pieno rispetto delle specifiche competenze,
verso la migliore gestione delle situazioni di emergenza è stato
coronato da successo.
A fronte di recenti orientamenti dottrinali e di pensiero che
ponevano in dubbio persino la sopravvivenza dell'attuale
configurazione istituzionale, il Centro Decisionale Nazionale è
divenuto protagonista vincente della prima grande sfida del nuovo
millennio: il Millennium Bug.
(*)
- Capitano dell'Aeronautica Militare. Avvocato. In servizio presso
lo Stato Maggiore Difesa. |