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RIVISTA
MILITARE
Giulio FRATICELLI
Un nuovo ruolo per le Nazioni Unite
N. 1, gennaio-febbraio 2001
L'Autore prende in esame le missioni
condotte dall'Organizzazione delle Nazioni Unite durante l'ultimo
decennio. Agli inizi degli anni '90, infatti, la fine del
bipolarismo e, con esso, del sistematico ricorso al sistema dei
veti incrociati da parte dei membri permanenti del Consiglio di
Sicurezza, aveva contribuito a rilanciare significativamente il
ruolo e l'azione delle Nazioni Unite che, alla fine del 1994,
contavano circa 80.000 uomini impegnati in 17 PKOs, con un bilancio
di 3,5 miliardi di dollari.
Negli anni seguenti, però, gli insuccessi in Somalia, Ruanda e
Bosnia dimostrarono la ridotta capacità delle N.U. di affrontare,
con continuità, situazioni ben più complesse della semplice
interposizione tra fazioni richieste alle missioni svoltesi nei
primi 40 anni di vita dell'organizzazione universale. Ciò portò ad
un deciso ridimensionamento sia delle aspettative sorte intorno
alla "rinascita" dell'ONU che delle missioni gestite da
quest'ultima, ammontanti, alla fine del 1999, a 14 con sole 13.000
unità impegnate e 600 milioni di dollari di bilancio. Ad un
disimpegno di tale portata delle N.U., corrispose l'affermazione
sempre più marcata delle organizzazioni sovranazionali a carattere
generale quali produttori di pace attraverso il ricorso alla
forza.
La situazione odierna vede l'impegno ONU di nuovo in crescita, con
circa 40.000 caschi blu dispiegati in 15 missioni per un impegno di
spesa di oltre 2 miliardi di dollari, benché il contributo delle
organizzazioni regionali continui a risultare corposo.
Per meglio guidare i lettori nell'individuazione della direzione
verso cui potrebbe, in futuro, gravitare la distribuzione dei
compiti in ambito internazionale, l'Autore individua alcuni
validissimi criteri in base ai quali poter confrontare l'efficacia
delle N.U. rispetto alle altre organizzazioni sovranazionali.
Mentre sotto il profilo della legittimazione, della neutralità,
della multidimensionalità e dei costi, l'ONU appare maggiormente
affermata e competitiva, il suo vero tallone d'Achille è
rappresentato dalla capacità, intesa come prontezza operativa ed
affidabilità nel tempo, dello strumento di Peace Keeping.
Nonostante il ricorso allo Stand By Arrangements nel settore della
prontezza e di quello Contingent Own Equipment, difatti le
strutture militari e logistico-finanziarie, nonché lo stesso
Dipartimento per le Operazioni di Pace del Segretariato di New
York, appaiono ancora inadeguati. In proiezione, dunque, si
potrebbe assistere a combinazioni diversificate di cooperazioni tra
le varie organizzazioni internazionali.
In relazione alla credibilità, l'Autore sostiene che l'intervento,
per essere credibile e spendibile, deve essere sostenuto da una
certa e costante politica, un mandato significativo ed attuabile,
risorse adeguate e pronte, regole di ingaggio commisurate al
mandato.
Premesso che sulla volontà politica le mezze misure non sono
ammesse, mentre in tema di mandato e regole d'ingaggio sono stati
fatti notevoli passi avanti, il settore che versa in condizioni
peggiori risulta proprio quello delle risorse ove, a fronte della
teorica disponibilità di ben 150.000 militari e 2000 poliziotti
civili, concessi da 88 nazioni coinvolte nel Stand By Arrangement
System, i problemi connessi con il reale impiego di tali
contingenti sono molteplici e di non facile risoluzione.
Sempre in tema di previsione dei futuri scenari di cooperazione tra
le varie organizzazioni sovranazionali, è bene fare riferimento
agli esisti conclusivi di un gruppo di lavoro indipendente di
esperti (BRAHIMI Paul) che, oltre ad individuare le principali
carenze sia nel Peace Keeping che nel Peace Building, ha indicato
senza titubanze concrete raccomandazioni per rendere efficace la
struttura di intervento dell'ONU.
Nell'ambito degli sforzi tesi ad accrescere l'efficacia di
intervento delle N.U. e, nel contempo, a favorire quelle
organizzazioni che si candidano quali Peace-Keepers, l'Italia, tra
i primi cinque membri contributori di risorse umane e materiali
dell'ONU, dovrebbe concorrere attraverso una più incisiva
partecipazione diretta a missioni a comando ONU, con maggiore
impegno nel settore addestrativo, con l'eventuale creazione di un
ulteriore centro di formazione nel Peace-Keeping e, infine, con
programmi di assistenza a quei Paesi che vorrebbero fare di più, ma
non ne hanno le possibilità finanziarie e/o organizzative.
Nelle considerazioni conclusive, l'Autore sottolinea che la
necessità di rendere lo strumento di Peace-Keeping più incisivo
appare assolutamente indifferibile, in previsione dell'ulteriore
espansione delle esigenze che si presenteranno nel prossimo
futuro.
RIVISTA MARITTIMA
Michele COSENTINO
Il confronto politico strategico fra Stati Uniti e
Russia
Anno CXXXI, aprile 2001
Il recente cambio della guardia al
vertice delle due Nazioni offre lo spunto all'Autore per verificare
la possibilità che vi siano, nel prossimo futuro, significativi
cambiamenti negli orientamenti politico-strategici dei due
Paesi.
Il primo aspetto di rilievo nei futuri scenari internazionali è
rappresentato dal fatto che non appare del tutto peregrina
l'ipotesi che la Russia possa rientrare, nel medio-lungo termine,
da protagonista sulla scena mondiale, configurando i rapporti con
gli Stati Uniti in termini di confronto politico-strategico
caratterizzato, stavolta, da una concreta contrapposizione di
interessi economici e strategici, più che ideologici.
Utilizzando come primo parametro di confronto tra Mosca e
Washington la forza militare e, conseguentemente, il potenziale
strategico nucleare, emerge che, a fronte di una sostanziale
equivalenza numerica di ordigni, corrisponde invece un rilevante
divario qualitativo in termini di tecnologia, efficienza ed
affidabilità da parte delle piattaforme e dei vettori statunitensi.
In prospettiva, mentre il problema basilare del Presidente Russo
sarà quello di vincere le resistenze interne che si oppongono alla
indifferibile necessità di ridurre gli armamenti nucleari, ben al
di sotto del limite fissato dal trattato START II, il Presidente
Bush sembra seguire una strategia politica sostanzialmente
svincolata dai vari trattati sul controllo delle testate.
In secondo luogo la dichiarata intenzione del Presidente Bush di
accelerare lo sviluppo del sistema di difesa antimissili (NMD),
composto da una rete di allarme satellitare e terrestre e da
numerosi siti lanciamissili ubicati per lo più in Alaska e nel
North Dakota ha suscitato numerose obiezioni da parte della Russia
in quanto tale iniziativa violerebbe il trattato ABM
(Anti-Ballistic-Missile).
Tale accordo, pur risalendo ad un periodo storico (1972)
completamente diverso da quello attuale, limiterebbe tuttora il
dispiegamento di sistemi antimissili ad ordigni posti unicamente a
protezione di una capitale nazionale (opzione scelta da Mosca) o di
un sito missilistico dotato di ordigni esplosivi. La posizione
della Russia appare facilmente comprensibile, qualora si consideri
che la realizzazione dello scudo antimissili comporterebbe il
definitivo tracollo delle limitate capacità finanziare e
tecnologiche russe, con conseguente limitazione dello spazio
politico e strategico di Mosca.
L'attuazione, inoltre, della nuova dottrina russa, riflettente il
tradizionale atteggiamento di sospetto verso gli USA e la NATO,
sembrerebbe mutare l'approccio di Putin da un contesto di
cooperazione ad uno di competizione, nell'ambito di uno scenario
planetario multipolare, in cui la Russia potrebbe esercitare una
efficace influenza, attraverso la creazione di alleanze regionali
ostili agli USA, l'incoraggiamento di un panslavismo tendente ad
aggregare le nazioni ex sovietiche, lo sfruttamento del sentimento
nazionalista e l'incremento delle esportazioni militari verso Paesi
dichiaratamente antioccidentali.
A tale impostazione strategica, Bush replicherebbe modificando
l'atteggiamento degli USA verso Pechino e ridefinendo
restrittivamente la consistenza della presenza militare
statunitense nel teatro Asia-Pacifico. Ulteriori aree di confronto
sono rappresentate dal Golfo Persico, dal Medio Oriente, dalla
regione caucasica e dal teatro europeo.
Le conclusioni cui giunge l'Autore, circa la futura evoluzione del
confronto USA-Russia, vedono Bush operare in condizioni di maggiori
difficoltà rispetto a Putin in considerazione del fatto che egli si
trova a fare i conti, da un lato, con il Congresso ed un'opinione
pubblica e, dall'altro, un establishment militare per nulla
entusiasta del continuo ridimensionamento del bilancio destinato
alle Forze Armate.
La Russia potrebbe approfittare di tale momento di difficoltà degli
Stati Uniti per cercare di acquisire il rango di Nazione che
dispone, nonostante tutti, ancora di innumerevoli
risorse. |