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I 100 anni dell'Alfa

La famosa Casa automobilistica milanese ha appena compiuto un secolo di vita. Un'età portata benissimo, sempre al passo con i tempi. Così come la nostra Istituzione: con cui collabora da decenni

Milano, 24 giugno 1910. Questo è quanto troveremmo scritto su un certificato ufficiale di nascita. Non è però di una persona che stiamo parlando, ma di un acronimo dal nome A.L.F.A., ovvero Anonima Lombarda Fabbrica Automobili a cui, qualche anno più tardi, si sarebbe aggiunto un cognome, Romeo: quello dell'abilissimo imprenditore Nicola, che aveva nel frattempo assunto le redini dell'azienda. E dunque, facendo un rapido conto, l'Alfa Romeo, mitica Casa automobilistica che raccoglie milioni di appassionati in tutto il mondo, lo scorso giugno ha spento cento candeline, festeggiando con cerimonie, raduni, un libro (redatto da importanti firme del giornalismo di settore e non solo), e persino un monumento, l'anno in cui alcuni uomini d'affari rilevarono l'attività della Società italiana automobili Darracq, filiale della Casa francese con officine al Portello.Alfa Romeo Giulia Ti - livrea di colore blu con tetto bianco

Cento anni esatti ci separano da quello storico evento: durante i quali l'Alfa Romeo ha segnato un capitolo di straordinaria importanza, ergendosi come simbolo di esclusiva sportività e di eccellenza tecnologica italiana e, più in generale, lasciando una traccia indelebile nella cultura e nell'evoluzione del costume del nostro Paese.

UN PO' DI STORIA. L'entrata della nuova azienda nel mercato partì subito con un successo: la 24 hp. Della vettura spiccavano la meccanica, le prestazioni, il piacere di guida: caratteristiche che diventeranno sinonimo del marchio. L'anno seguente, all'esordio sportivo, stava per aggiudicarsi la Targa Florio, quando per un banale incidente fu costretta a ritirarsi. L'arrivo del Primo conflitto mondiale e le ancora scarse risorse economiche misero in difficoltà l'azienda, che però ebbe la fortuna di essere rilevata da un lungimirante e capace ingegnere napoletano: Nicola Romeo. Lo stabilimento del Portello, dove lavoravano più di duemila operai, venne ampliato per adeguarsi alle commesse militari. Con la fine della guerra s'impose una nuova riconversione: si fabbricavano trivelle, trattori, materiale ferroviario, anche se Romeo non trascurò mai l'automobile. Nel 1920 nasceva infatti la Torpedo 20-30 hp, prima vettura con la nuova ragione sociale: Alfa Romeo. Proprio guidando uno di questi esemplari, il giovane Enzo Ferrari giunse secondo alla Targa Florio.
Con l'arrivo della Seconda guerra mondiale l'Alfa Romeo era di nuovo in difficoltà: venne ceduta all'Iri, Istituto per la Ricostruzione Industriale, e l'amministratore delegato, Ugo Gobbato, assegnò il reparto corse alla Ferrari. Una scelta vincente, che vide l'Alfa Romeo conquistare titoli e prestigio con le fantastiche stagioni di Farina e Fangio. Dal 1948, col passaggio a Finmeccanica, l'Alfa propose modelli ancora oggi indimenticati: la Giulietta, la Giulietta Sprint, la Spider, la Giulia, veri e propri simboli negli anni del boom; modelli che varcarono i confini nazionali per approdare Oltreoceano, dove era esplosa la passione per queste auto grazie anche alla loro apparizione nei film hollywoodiani.
Tutto ciò convinse i vertici dell'azienda a inaugurare il nuovo stabilimento di Arese e, nel 1968, quello di Pomigliano D'Arco, dove nacque l'Alfasud, modello dal design non bellissimo, ma dalle ottime innovazioni tecniche.
Il passaggio del marchio al Gruppo Fiat è stato il risultato di un'altra crisi avvenuta verso gli ultimi anni Ottanta.

I MODELLI. Sia attraverso i più celebri disegnatori di tutti i tempi sia grazie al proprio Centro Stile, l'Alfa Romeo ha rivestito un ruolo di assoluto rilievo anche nella storia e nell'evoluzione del design: 33 Stradale, Montreal, Carabo, Coupé Pininfarina, Protéo, Nuvola e Brera rappresentano in tal senso autentiche pietre miliari, cui non si poteva non rendere doveroso tributo. Ma ancor prima che sulle piste di tutto il mondo, il mito Alfa Romeo è nato e cresciuto sulle strade, grazie ad una lunga serie di vetture, alcune delle quali entrate a buon diritto nella storia dell'automobile di Casa nostra.

L'ALFA NELL'ARMA. Nell'immediato secondo dopoguerra l'industria pesante iniziò a riprendere l'attività con una piccola parte di produzione: furgoni e camion di nuova concezione. Per esigenze militari, inoltre, vennero sviluppati diversi progetti di fuoristrada.
Dopo aver superato il trauma del conflitto, anche l'Alfa tornò a occupare un ruolo decisivo nella produzione di veicoli. Già dal 1949,
presso gli stabilimenti del Portello, cominciarono ad essere testati due prototipi di fuoristrada ribattezzati "Folle" e "Matta". Del primo non si fece nulla, il secondo (ar 51) divenne invece una realtà importante del settore. All'Arma dei Carabinieri vennero assegnati 120 mezzi nell'anno 1953: tutte le unità erano di colorazione caki.
Ma se la ar 51 (auto da ricognizione o camionetta) ha rappresentato l'iconografia classica dei Carabinieri del primo dopoguerra, l'immagine moderna dell'Arma nasce con l'introduzione della Giulia Ti. Già alla fine degli anni Cinquanta era stata evidenziata da parte di tutti i Comandi dell'Arma l'esigenza di modernizzare il servizio automobilistico per contrastare la malavita organizzata. A tal scopo troverà un'alleata preziosa nella nuova nata dalla Casa di Arese, che proponeva concezioni all'avanguardia coniugando ottime prestazioni motoristiche con le elevate doti di affidabilità necessarie ai gravosi compiti a cui erano chiamati i carabinieri.
L'auto ben si integrava nel disegno di rinnovamento strutturale che l'Arma si stava dando, completato dai nuovissimi apparecchi radiotelefonici collegati alle Centrali Operative, che costituivano il fiore all'occhiello del Comando Generale. Il mezzo venne impiegato dal 1963 al 1968, la distribuzione nei Nuclei Radiomobili fu massiccia, per un totale di quasi 1.500 vetture.
Messa a frutto la positiva esperienza, il Comando Generale dell'Arma decideva di avvalersi anche delle migliorie e degli ammodernamenti subiti dalla veloce berlina del Biscione, introducendo - a partire dal 1969 - la nuovissima Giulia Super, derivata come carrozzeria e telaio dalla Ti.
La Super beneficiava dei rivoluzionari carburatori doppio corpo che la rendevano ancora più veloce e potente e, nelle sue diverse versioni, entrò a far parte dell'autoparco dell'Arma dei Carabinieri in un momento in cui esso andava sempre più ampliandosi, cercando di soddisfare le crescenti richieste di automezzi, specie nell'ambito della prevenzione e repressione dei reati. Tra il 1969 e il 1973, l'Arma ne acquistò oltre 2mila esemplari, estendendo la dotazione a tutti i Nuclei Radiomobile.
Dell'Alfa Romeo Giulia Super l'Arma sperimentò anche una versione di colore integralmente bianco, con le insegne e le scritte sulle fiancate di colore blu.
Nella primavera del 1973, il Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri procedeva all'acquisto di 75 Alfa Romeo Alfetta. L'auto era stata immessa in commercio nell'estate del 1972 e rappresentava un notevole balzo in avanti in materia di autovetture veloci, considerata la sua ragguardevole cilindrata (1.800) e la sua elevata velocità. Molti erano titubanti circa la possibilità di rimpiazzare la ormai "mitica" Giulia Super: i dubbi, però, vennero ben presto fugati. L'Alfetta si dimostrava un mezzo eccellente sotto tutti i punti di vista, tanto da venire assegnata, entro l'estate del 1974, a tutti i Comandi di Gruppo in sede di Legione. Dai dati esaminati si può affermare che i 39 Nuclei Radiomobile di allora e i 76 Comandi isolati vennero riforniti, dal 1973 al 1977, di 1.952 unità.
L'Alfetta, pur mantenendo l'ormai consolidata livrea blu e bianca, introduce un'importante novità di allestimento: il doppio faro lampeggiante sul tetto per far notare l'automezzo da lontano, in condizioni di traffico caotico.
Negli ultimi anni c'è stato un susseguirsi di modelli sempre più adeguati alle necessità cui un'Istituzione come l'Arma dei Carabinieri ha dovuto far fronte: dall'Alfa 75, nata dalla casa di Arese come modello sostitutivo alla Giulietta, all'Alfa 90; dall'Alfa 155 alla 156, a cui è stata totalmente rinnovata l'elettronica di segnalazione, fino ad arrivare, a partire dal 2006, all'Alfa 159, l'ultima volante in dotazione ai Carabinieri e la prima diesel nella loro storia. La nuova auto, uscita dalla matita di Giorgetto Giugiaro, è destinata, oltre che ai Nuclei Radiomobile - appositamente attrezzata per il servizio di Pronto Intervento -, agli Alti Comandi dell'Arma.

Claudia Colombera