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Raffaele Brignone sono.
Mi trovo di stanza nella Caserma di Rojo Scalo. E non ho fatto
niente di male. Vorrei solo fare il mio dovere. Ma ho paura. Più
che altro mi vergogno, ho paura di rendermi ridicolo. Il
maresciallo è una brava persona, però mi mette in soggezione e non
so mai come comportarmi, davanti a lui. Non ho ancora capito se
sono io ad essere timido o se è lui ad essere poco... disponibile.
Il fatto è che io devo fare il mio dovere come persona informata
sui fatti.
Sì, proprio io, un militare dell'Arma, stavolta devo
dire quello che so, invece che farmelo dire. E non sono un osso
facile.
Quella iena di Testanera, invece, si diverte, a fare il
delatore. Anzi, per me ci prova pure gusto, a mettere nei guai la
gente. Certo, lui non è per dovere, che fa l'informatore, e
purtroppo quelli come lui servono come il pane, sono loro a dare le
dritte più importanti. Magari vivono come topi di fogna, per non
farsi disturbare. E noi facciamo buon viso a cattivo gioco,
mandando giù tante storture.
Il maresciallo, quando quell'infame esce dall'ufficio, si mette a
spolverare il fermacarte che quel delinquente gli sposta sempre
mentre gli sputacchia le sue verità, apre la finestra, si allenta
la cravatta, si siede sul davanzale e si accende una sigaretta. Lo
vedo che sputa il fumo di fuori, nel giardino, mentre guarda fisso
le sue piante.
«Perché lo fa uscire, il fumo, marescia'?», gli dico. «Lo faccia
entrare, almeno copre la puzza di quello squalo di fogna!».
«Brignone, io non dovrei fumare, qui dentro! Come tutti,
no?».
«Scherzavo, marescia', non fumo nemmeno io! Fumavo, e troppo! Poi
però ho smesso e in compenso ho preso a mangiare. E adesso...
Guardi un po' lei, che "creatura" mi porto a spasso!».
Lui ride e mi fa cenno con la mano di andare a quel paese, per non
dirmi di peggio. Ma lasciamo da parte gli scherzi. So che devo fare
il mio dovere e che per farlo, stavolta, mi rovinerò davvero la
reputazione. Il fatto è che ci tengo, alla sua stima. L'ho detto: è
una bravissima persona, anche se ha quel caratteraccio che lo rende
antipatico a tutti. Perché la gente se ne frega, di quello che gli
altri hanno nel cuore. Vedono l'uniforme, i gradi, e obbediscono;
perché "devono" farlo.
Che ne può sapere, la gente, di quello che tiene dentro
un cristiano!
Quando si ha a che fare con certe cose, poi, vorrei vedere chi
non finirebbe per avere un caratteraccio! Ma io non dovrei farmi
tutti questi problemi! A volte mi dico: «A Brigno', ma perché non
ti butti e lasci che vada come deve andare?».
E non è che mi manchi il coraggio! Quando serve, eccome se lo tiro
fuori! Durante la mega-retata degli spacciatori a ponte Leccino, ad
esempio, nel guado del torrente c'ero pure io, in mezzo
all'inferno! Quei maledetti sparavano, sparavano, e il maresciallo,
lì davanti, se ne fregava di quella pioggia di fuoco. Io, però,
cercavo di coprirgli le spalle, perché lui si butta sempre avanti
come un pazzo.
«Brignone, sta' attento, per la miseria! Non serve a niente, se ci
fanno fuori tutti e due!», mi urlava.
«E allora stia attento anche lei!! La vita vale per tutti, no?!»,
gli rispondevo tra me e me. E chi lo teneva?
Per questo mi sento in soggezione, davanti a lui. Non lo prendi mai
alla sprovvista! Tranne quando lo vedi che guarda lontano, verso la
Rocca. Secondo me, mica si accorge di ciò che gli sta davvero
davanti. Chissà che vede? Io ho paura di saperlo, e mi tengo la
domanda per me. Come quasi tutte le cose che mi stanno a cuore
davvero.
Il coraggio, prima o poi, lo devo trovare. Che cosa
potrà mai succedere di tanto terribile?
Il fatto è che noi, nell'Arma, ci teniamo troppo all'onore, e
non vorremmo mai passare per ridicoli. Anche se di storielle, su di
noi, ne girano un bel po'. Magari sarà pure per questo nostro
orgoglio, che ci prendono in giro. Il mio collega Gerini, però, non
è come me: lui se ne frega. Un giorno mi ha visto arrossire davanti
alla moglie del capitano Marin.
Mi ha detto: «Raffae', lo sai chi era Roosevelt?».
«No, non lo so», gli faccio.
«Nemmeno io lo sapevo: però ci hanno fatto un film, Terapia
Roosevelt. Mi ci ha portato Lucia, a vederlo, perché lei dice che
sono troppo "militare"».
«E chi sarebbe, questo medico?».
«Ma quale medico! Roosevelt era il Presidente degli Stati Uniti! Ma
aveva un problema identico al tuo: era timido da morire. Forse
perché era leggermente disabile. Lo avevano eletto dopo la crisi
del '29, quando l'economia aveva fatto il botto, nel 1932, mi ha
detto Lucia. Secondo me, hanno eletto lui perché nessun altro
voleva fare il Presidente, col disastro che c'era!».
«Come Obama adesso!».
«Più o meno, però Roosevelt non era "abbronzato", e poi Obama tutto
è tranne che disabile! Sapessi quanto piace alle donne! Certe
litigate, con Lucia! Mi diverto a prenderla in giro su questo
punto, anche se un po' mi rode... Ma torniamo a Roosevelt. Come ti
dicevo, era tanto, tanto timido. Però era il Presidente di una
potenza mondiale in crisi e doveva smettere di farsela addosso
quando si presentava in pubblico. Così, pensa che ti ripensa, trovò
un trucco».
"Vedrai che tira fuori una delle sue cavolate solo per prendermi
per i fondelli", penso io.
«E che trucco sarebbe?».
«Non ci crederai. È il trucco più fesso che più fesso non si può
immaginare! Eh, non mi guardare così! Dico sul serio! Senti che
idea. Tu ci vai al gabinetto, no?».
«Certo, che ci vado! Che discorsi».
«Ed io, secondo te, ci vado? Pensaci bene! Non è una
fesseria».
«Perché, chi saresti tu, un marziano, un extra-terrestre?».
«Ecco, è qui che ti volevo portare: quando qualcuno, che non viene
da Marte, come dici tu, ti mette in imbarazzo e ti fa sentire un
verme in sua presenza, tu immaginalo su di un bel wc, invece che
sul trono dove crede di stare seduto! Provaci, e ti sentirai un
altro uomo».
Che insolente, Gerini! Non ha tutti i torti, però. Solo che se sei
affezionato a quel "qualcuno" che ti mette in soggezione, ti sembra
di mancargli di rispetto, ad immaginarlo in quella situazione! Io
al maresciallo ci tengo, è come un padre per me. A volte urla come
un dannato, è vero, però è lui il responsabile di tutta la baracca.
Riceve e ascolta tutti perché non sopporta la minima ingiustizia e
la gente trova sempre parole di conforto, da parte sua!
Un giorno mi chiede: «Lo conosci Sciascia? Leonardo
Sciascia?».
«No, ma se vuole mi posso informare», gli faccio io.
«Che animale, che sei!», mi dice ridendo come quasi mai lo vedo
fare. Quando ride, diventa un altro. Un bell'uomo.
«È uno scrittore! Delle tue parti. Siciliano!». Mi sento un verme
come al solito, ma lui mi mette una mano sulla spalla e mi dice,
sorridendo con gli occhi e scuotendo la testa: «Sei unico,
Brignone! Ma non preoccuparti: va bene così, sei uno dei ragazzi
più bravi che conosca».
È per questo che mi sono affezionato a lui: severo è proprio
severo, ma non ti umilia mai, anche se ti dice che sei un animale o
se ti pesterebbe in un mortaio perché hai fatto una fesseria. Lui
la chiama "carabinierata", per non dire di peggio.
«Perché mi parla di Sciascio, marescia'? È il nome vero o è
l'ingiuria sua?».
«Sciascia, non Sciascio. Hai detto "ingiuria"? Perché pensi che
Sciascia sia un insulto? Suona un po' strano, è vero, ma non per
questo...».
«Ma no, da noi l'ingiuria sarebbe il soprannome. Per dire: a me
all'Isola mi chiamano "Patata". Se lei viene giù e cerca Raffaele
Brignone, nessuno sa chi sta cercando, però se dice "Patata",
glielo dicono subito, dove sto! Lo sa lei quanti Brignone ci
stanno, all'Isola? Tantissimi. Ad ognuno spetta l'ingiuria sua, te
la affibbiano appena nato e, quasi sempre, è la stessa che avevano
già assegnato a tuo padre».
«Insomma sarebbe il cognome, ma a modo vostro. Sciascia, però, è un
cognome registrato all'anagrafe. Se in origine fosse un'"ingiuria",
questo non te lo so dire. Quello che ti volevo spiegare, però, è
che lui, in un libro che ha scritto sulla mafia in Sicilia, faceva
dire ad un suo personaggio che indagava in merito che sbirri, preti
e cornuti si nasce, non si diventa».
«Perché mi dice questo? Ho fatto qualcosa che non va?».
«Ma no, parlo di me! Io sono nato sbirro, e sbirro
morirò! Per questo mi trovo questo cavolo di caratteraccio. E tu
non ci devi fare caso, capito? Non devi prendertela,
intesi?».
«Ma certo, marescia', lo so. Anche mio padre ha un bel
caratteraccio, ci sono abituato... Però se lei è nato sbirro, io,
di sicuro, sono nato cornuto! A me non mi si piglia nessuna donna:
e quando mi pigliano, mi lasciano per un altro. Che ci posso fa',
marescia'? Sono nato sfortunato!».
«Non ci pensare, Brigno'! Ognuno ha le corna sue. E non te le
vengono mica a raccontare a te, le proprie, di corna!».
Eh, raccontare, raccontare... Non sarebbe difficile raccontare
tutto, ma è più forte di me. Sono un carabiniere timido ed
arrossisco come niente. So sparare, mettere le manette, sfollare la
gente nelle manifestazioni, ma evitare di arrossire, questo proprio
non lo so fare. Sul più bello, sento quelle vampe di calore sulle
guance e mi metterei sotto terra per la vergogna. "Aspetterò il
momento giusto", mi dico ogni giorno. «Domani digiuno a Giovanni!»,
diceva nonna Rosa...
Era così anche quando dovevo chiedere i soldi a mio padre. Lo
spiavo a lungo fino a che, alla sera, non lo vedevo seduto sul
gradino della cisterna a fumarsi un sigaro toscano, meglio se con
la luna. Allora gli andavo vicino, in silenzio.
«Che ti abbisogna?», mi chiedeva sputando fuori una bella boccata
di fumo. «Sei a secco?».
«Un po'», rispondevo.
Si metteva le mani in tasca e tirava fuori un mucchietto di
banconote sgualcite. Le teneva così, perché pensava che il
portafoglio te lo potevano sfilare o te lo potevi perdere mentre
lavoravi in campagna. Portava addosso i suoi averi.
«Di quanto abbisogni? Dieci, ti bastano?».
«Me li faccio bastare», rispondevo imbarazzato. Erano pochi,
certamente!
«Bravo, così fa un vero uomo: la vita è sacrificio,
figliolo!».
Non mi piaceva chiedere i soldi a mio padre. Se non era lui a farsi
avanti, potevo pure crepare. Per questo ho chiesto di entrare
nell'Arma. All'Isola non c'era lavoro e, in più, io non sapevo fare
niente. Meglio arruolarsi. Almeno impari un mestiere.
«Questo non è il mestiere delle Armi», ci diceva il
tenente D'Ancona, alla scuola dei Carabinieri. «Siete qui per
imparare a prevenire, non a combattere! È vicino alla gente che
dovete stare, non contro, per garantire la legge».
A questo lavoro mi ci sono appassionato, forse perché,
nonostante tutto, se osservi il regolamento, puoi rimanere
tranquillo. E poi, è bello aiutare chi si trova in
difficoltà...
«Ah Brigno'», mi ha detto Gerardi, il romano, «qui siamo rimasti
solo noi e qualche prete a dare una mano alla gente».
Beh, però i preti mica ce l'hanno, la Beretta. E quando serve,
serve. Non puoi fare certo come san Francesco davanti al lupo di
Assisi! Penso, penso, parlo tra me e me, e scrivo. Scrivo perché
semmai mi dovesse capitare qualcosa durante qualche operazione,
almeno, lascio la verità a disposizione degli inquirenti. Ma mi
devo decidere, non posso continuare così!
«Maresciallo, posso?».
«Che succede, Brignone, perché quella faccia?».
«Posso chiudere la porta? È una cosa un po' riservata».
«Chiudi, chiudi, va bene».
Sto lì sull'attenti, in attesa di ordini, mentre il cuore mi
mitraglia il petto.
«Senti, fa' una cosa: mettiti seduto. Non stare lì impalato! È
qualcosa di personale?».
«Un po' sì e un po' no. Cioè, non riguarda direttamente me, però in
qualche modo mi riguarda».
Mi siedo, ma senza appoggiarmi allo schienale. Come potrei? Lo
schienale ce l'ho io, incorporato nella schiena. Sono tutto
"intisito", come dicono qui a Rojo.
«Mi fai fare il prete, adesso? Quante volte, figliolo,
quante?».
«Marescia', lei ci scherza, ma io sono preoccupato davvero!».
«E di che sei preoccupato?».
«Non è per me».
«E per chi, allora, sei preoccupato?».
«Per Terracini Elisa. La signora che è stata arrestata un mese
fa».
«La signora? Brignone, forse nessuno te l'ha detto: quella
"signora" è una prostituta. È indagata per concorso in rapina ai
danni della signora Rossmann».
«Sì, lo so. Ma lei non c'entra. L'hanno messa in mezzo quelli che
hanno commesso il fatto».
«E tu come lo sai? E perché lo sai? Devo fare un interrogatorio
anche a te?».
Lo sapevo, che l'avrei spazientito. Per questo non mi
decidevo a parlare.
Quando lo vedi che sta immobile nel busto, mentre agita
nervosamente solo le gambe e sposta di continuo il fermacarte, è
fatta! Spara le parole come un kalashnikov e tu non sai come
ripararti dalla raffica che t'incalza. Ti sembra di essere sempre
sotto tiro. Non invidio quelli che gli capitano sotto!
«No, marescià, sono qui per un consiglio. Non so che
fare...».
«Un consiglio d'amore? Che c'è: ti sei preso una cotta?».
«Ma che dice, marescia', ci mancherebbe!».
«Sto scherzando, Brignone, mi sembri un baccalà! Andiamo con
ordine. Cosa ti porta a dire che la Terracini Elisa non c'entra con
questa rapina?».
«È un po' difficile da spiegare. Sa com'è... Uno pensa una cosa,
poi la valuta...».
«Uhm, vai a prendere il verbale dell'intervento, così mi spieghi
meglio».
«No, il verbale non serve. Il verbale non c'entra niente... La
signora Rossman era solo stata gentile, con la Terracini. Ogni
tanto la faceva entrare in casa per amicizia, in fondo erano vicine
di casa... Quella, la Terracini, è come un'impiegata: arriva tutti
i giorni allo spiazzo e parcheggia il camper. Che piove, nevichi,
tiri vento o si schiatti di caldo, lei, dalle 9.00 alle 14.00,
"presta opera"».
«E tu, come lo sai?».
«Beh, quando facciamo la pattuglia passiamo spesso per quella
strada isolata. Se continui attraverso il bosco, riprendi la
Statale.
Ci abita da sola, quella straniera, e sa com'è, con
tutti i pazzi che qui stanno a piede libero, è sempre meglio
controllare una volta in più che una in meno...».
«Così ti sei fatto un quadro della situazione: spiegami la tua,
di versione dei fatti. Tranquillo, resta confidenziale. Voglio solo
capire, per aiutarti. Insomma, cosa sai di questa signora Terracini
Elisa che io non so? Ti ripeto: resta tra me e te!».
«La signora Rossmann, una volta interpellata in merito al camper
parcheggiato regolarmente nello sterro antistante alla sua
abitazione, in corso di nostro regolare controllo, ci aveva
riferito che l'imputata in questione arriva d'abitudine alle 9.00
con il mezzo, parcheggia nello spiazzo dietro gli alberi, e lì
sosta fino alle ore 14.00. Riceve con molta discrezione gli uomini
nel suddetto camper in cambio di compenso in denaro. La signora
riferiva, inoltre, di essere mossa da compassione nei confronti
della suddetta imputata. Ragione questa che l'ha indotta ad
invitarla saltuariamente a recarsi nella sua abitazione per
offrirle l'opportunità di fare una doccia in estate o di bere
qualcosa di caldo in inverno... La signora Rossmann fa la
scrittrice. Gli scrittori, marescia', secondo me vedono personaggi
dappertutto. Chiunque, per loro, può essere il protagonista di una
storia. Con la fantasia, possono inventare di tutto!».
«Sarà un modo per sopportare meglio la gente, forse. Ma cosa
facciamo, Brignone?! Ci mettiamo a fare gli intellettuali pure
noi?».
«Intellettuale io, marescia'? Ma se non sono riuscito nemmeno a
prendermi il diploma alle Industriali!».
«Brignone, guarda che quello che più conta è essere, davvero, un
uomo. E non un "quaquaraquà", come diceva Sciascia. Il resto è un
di più! Ma torniamo a noi: dato che la signora Rossmann è in coma,
che si spera reversibile, posso sapere come sei venuto a conoscenza
di questi fatti?».
Eccomi al bivio! E che, forse, speravo di evitarlo? Un
uomo, e non un quaquaraquà, dovrei essere.
Lo diceva anche il professore Arditi. Non sapevo che invece,
prima ancora di lui, lo avesse scritto questo Sciascia che piace
tanto al maresciallo. Hai capito, il professore, come si faceva
bello con le cose degli altri?...
«Oh, Brignone, ti sei imbambolato? Hai perso la parola?».
«No, cercavo di ricordare i fatti di cui sono a conoscenza. In
passato, abbiamo interpellato la signora per sapere da lei chi
fosse la donna del camper. Informazioni d'ordinanza».
«Dicevi che per gli scrittori ogni uomo è un possibile
personaggio... Per noi delle Forze dell'Ordine, invece, sono tutti
possibili imputati, ad iniziare da noi stessi, non trovi?».
«Certo! Ma non è questo che intendevo. Il fatto è che non ce la
vedo, la Terracini, a fare una rapina: quella mantiene la famiglia,
che non sa nulla del mestiere che fa. I suoi credono che lavori
fuori città, come tanti fanno e, per me, non hanno neanche tanta
voglia di sapere se è vero».
«E tu, queste cose, come le sai? Sempre dalla scrittrice, immagino.
Dimmi qualcosa di più di questa Terracini Elisa».
«È una signora di cinquantasei anni, né bella, né brutta,
simpatica. Diresti una brava persona... Il marito è disabile e i
due figli maschi disoccupati. Mantiene tutti con questo
lavoro».
«E nessuno la "protegge"?».
«No! Sta in proprio e ci tiene tantissimo. Per questo trovo assurdo
che abbia una relazione con i rapinatori».
«E la testimonianza del Proietti, il giardiniere? Sostiene di
averla vista entrare più volte nel casale della signora
Rossman».
«Corrisponde ai fatti! Però lei non c'entra! Assolutamente».
«E tu, che prove avresti?».
«Sbirro si nasce! L'ha detto lei, no? Nasci con quel fiuto speciale
che riesci ad affinare tra un'indagine e l'altra».
«Sì, è vero, sbirri si nasce. Ma le prove, insisto, le
devono tirar fuori anche gli sbirri che indovinano
tutto...
Tu quali avresti, per dimostrare che alle 9.13, ora in cui è
scattato l'allarme, la signora non fosse coinvolta nella rapina,
che non fosse stata lei a suonare alla porta e non avesse lei
introdotto i rapinatori che hanno poi tramortito la signora
Rossmann? La quale, come ben sai, giace ancora priva di conoscenza
in prognosi riservata e per questo non può dare la sua versione dei
fatti. Quello che non mi è chiaro è il motivo per cui l'indagata
Terracini Elisa è fuggita con il suo camper. E perché non ha
soccorso la signora, dato il rapporto amichevole che tu, dici,
correva tra loro due?».
«Marescia', quella tiene famiglia. Chi glielo dice ai figli che la
loro madre fa un lavoro come quello? Non è facile».
«Uhm... Potrebbe essere una motivazione convincente: gli "sbirri"
non sono graditi da chi opera in quel settore e non solo in quello,
almeno credo. È così, no?».
«No, non sbaglia, ma non sono così nemiche degli sbirri».
«Interessante... L'hai trovato scritto da qualche parte, o magari
l'hai scoperto da solo?».
«Dipende da quello che si intende per... "scoprire da solo"».
«Brignone, fammi capire: la donna è innocente, però fugge via con
il camper, che abbandona alla stazione di Corbaccio, in divieto di
sosta, per poi sparire nel nulla. Inoltre, in passato, è stato
trovato morto un uomo di settanta anni accanto a questo suo
camper.
Il marito della Terracini, poi, sostiene di non sapere
nulla del mezzo intestato alla moglie e di ignorare in modo
assoluto la sua "professione". Idem i figli.
Questo torna con ciò che tu sostieni: cioè che sia fuggita per
non far sapere ai suoi familiari di questo suo cosiddetto lavoro.
Però, quando finalmente la troviamo, sa solo piangere e gridare:
"Non c'entro niente, io! Voi state addosso solo ad un'innocente!".
Ma spiegaci almeno il perché, dico io, mostraci il tuo alibi, cosa
facevi, con chi stavi, chi hai visto entrare, chi hai visto uscire.
Parla, figlia, se sei innocente, dimostralo. Nessuno vuole colpire
una persona estranea ai fatti, vogliamo solo esercitare la
giustizia, e non certo punire il primo che capita! Collabora, no?
Dacci una mano!... Anche a me è sembrata più una sprovveduta che
una delinquente. Personalmente, però, sono del parere che chi fa
quel mestiere, qualcosa di storto deve averlo dentro l'anima. Ma
questo è un altro discorso».
«Guardi che però è una brava persona, altrimenti la signora
Rossmann non l'avrebbe invitata a casa sua! Io sono sicuro che
quella donna non farebbe male ad una mosca. E poi, è stata lei
stessa a chiamare i carabinieri quando è morto l'anziano accanto al
suo camper!».
«Questo è vero, non ci avevo pensato. Ma perché, allora, non viene
fuori una minima testimonianza in suo favore?».
«Marescia', chiedo scusa, ma non è da lei fare una domanda come
questa. Se anche qualcuno fosse in grado di farlo, non si
azzarderebbe: chi avrebbe voglia di ammettere che a quell'ora si
trovava in compagnia di quella donna? Pensi che scandalo verrebbe
fuori!
Chi è sposato, chi è fidanzato, chi fa una certa
professione... Sono cose delicate...
Lei lo sa meglio di me qual è la cosa che, più di ogni altra, fa
girare il mondo...».
«Io ho le mie idee da eretico, in proposito. Ma lasciamo stare la
filosofia. Tu, in sostanza, mi vuoi dire che forse c'è in giro
qualche vigliacco che, per non ammettere di andare con le
prostitute, ne fa marcire una in galera, lasciando che venga
incriminata. Una che ci mantiene la famiglia, con la sua
attività».
«Evidentemente sì».
«Trovalo un po', il vigliacco!».
"Ma lei, marescia', c'è mai andato con una di quelle?", vorrei
tanto chiedergli, non per sapere i fatti suoi, ma per capire, per
sapere. Lui è più grande di me, ha più esperienza, è stato anche in
missione all'estero. Era stata dura, diceva. Una volta si era
dovuto togliere un dente da solo perché era infettato e lì mancava
perfino l'infermeria! «Forse anche Annibale dovette farlo, ai suoi
tempi», scherzava, quando raccontava quell'episodio. Magari lì, in
missione, ci andava, con le prostitute. Ma immaginarlo con una di
loro sarebbe come applicare la "terapia Roosevelt"... No, non posso
neanche pensare di fargli domande del genere. Gli mancherei di
rispetto, e sarebbe ancora peggio che dire quello che ho da dire.
La verità ce l'ho in testa: il giardiniere ha fatto entrare i due
scagnozzi, è scattato l'allarme e loro, indispettiti, hanno fatto
"carne di porco" della poveretta, sparendo col bottino. Dilettanti,
quasi sicuramente. Ma con Elisa indagata quale imputata, è stato un
gioco da ragazzi far perdere le proprie tracce.
Ma come faccio a dire quello che ho da dire? Gli posso spiegare
che...
«Brignone, che fai tutto imbambolato?».
«Aspettavo ordini, marescia'».
Si alza in piedi, va alla finestra e poi si volta verso
di me e, avvicinandosi, mi dice con inaspettata dolcezza: «Posso
farti una domanda molto, molto personale?».
«Magari, marescia', me la faccia questa domanda! In fondo sono
qui per questo...».
«Ci sei mai andato tu, con questa signora Elisa?».
«È proprio questo il punto, marescia'. Quella mattina, dopo il
turno di notte, non avevo voglia di dormire e allora mi sono
recato... Marescia', mi vergogno terribilmente. Se vuole, sono
pronto a dimettermi...».
«Ah, è come immaginavo! Saresti tu, quindi, l'alibi della
Terracini? Ho capito bene?», mi dice ridendo, mentre io scoppio a
piangere come una femminuccia!
«È così, marescia', ma non sapevo come dirglielo...», e giù io a
versare lacrime, e lui a ridere.
«Ma non hai fatto niente di male! Quando non sei in servizio, sei
libero di fare quel che vuoi! La signora non è certo minorenne, e
nemmeno tu, credo, almeno per l'anagrafe... E poi eravate entrambi
consenzienti, o no?!».
«Mi vergogno, davanti ad una persona come lei, davanti al
Comando...».
«Ma che Comando e Comando! Mi chiedo solo perché non ti trovi una
ragazza della tua età. Quella signora potrebbe essere tua
madre!».
«Eh, trovala un po', una ragazza disposta a prendersi un morto di
fame come me, che va in giro con una Panda usata!
Le ragazze, oggi, guardano quello che hai, non quello
che sei!
E poi, fossi almeno bello!
La signora Elisa è gentile, tanto gentile. Al punto, marescia',
che non ha voluto rivelare che all'ora in cui si è svolto il fatto
lei era in compagnia dell'appuntato scelto Brignone Salvatore,
detto "Patata". Per non mandarlo in rovina».
«Tutto qui, il dramma? Ma quale rovina e rovina! Sai cosa penso, a
volte, Brignone mio? Che in fondo siamo tutti fragili soldatini di
vetro. Vieni qua, fatti abbracciare, e smettila di frignare».
«Mio padre non mi ha mai abbracciato, marescia'...», e giù a
singhiozzare, peggio di prima.
«Mio padre, invece, a me e a mio fratello ci abbracciava sempre. La
sera ci veniva spesso a rimboccare le coperte perché non
prendessimo freddo! Adesso, però, basta piangere, che mi bagni le
mostrine... Sta' tranquillo, con la verità si risolve tutto».
«E adesso che facciamo, marescia'? Mi sento vuoto come
un pupazzo di stracci. Che facciamo?».
«Il nostro dovere! Come sempre, no? E poi, a cose fatte, te ne
vai un po' in congedo a trovare tuo padre alla tua Isola. E magari,
stavolta, l'abbracci tu, il babbo. Sapessi quanto ti può dare,
l'abbraccio di un figlio...».
«Grazie, marescia'! Grazie! Lei mi ha ridato la vita! Giuro che, se
trovo una ragazza come dico io, me la sposo e lei mi farà da
testimone alle nozze!».
«Magari, prima di sposarla, fammela conoscere. Sai com'è, noi
sbirri abbiamo un occhio speciale per capire la gente...».
Questo mi ha detto il maresciallo Boldi Ernesto, Comandante della
Stazione di Rojo Scalo, operante con il grado di maresciallo
aiutante, che vorrei tanto diventasse presto luogotenente, come
sogna e merita di diventare. Mentre io sono, e resterò, Brignone
Raffaele, all'Isola detto "Patata", appuntato scelto di stanza al
Comando di Rojo Scalo. Non so evitare di arrossire, non so
trattenere le lacrime, non so come dire quello che ho in testa. E
non ho ancora trovato una ragazza che sia disposta a salire su di
una Panda usata.
Però ho saputo dire la verità, e questa è l'unica cosa che mi fa
ruggire come un leone, anche se sono sempre - o quasi - timido e
imbarazzato come un coniglio! |