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Una scuola tutta nuova

Sono molte le innovazioni che gli istituti italiani propongono per rimodernare il sistema didattico: iniziative spesso interdisciplinari, che coinvolgono gli studenti in attività sempre più stimolanti e creative

Sono varie ed interessanti le iniziative promosse, nelle scuole italiane, per ampliare sempre più il ventaglio delle offerte didattiche rivolte ai nostri ragazzi. Con un catalogo tanto variegato, ci limiteremo qui a riportare quelle, tra le tante innovazioni - tutte tratte, nel tempo, dal Corriere della Sera -, che ci appaiono particolarmente originali.Studenti in aula seguono la lezione dell'insegnante

Cominciamo dalla prima. A seguito di una intesa tra il Ministero dell'Istruzione e "Biblia", associazione laica e aconfessionale, si è inteso promuovere la conoscenza scolastica della Bibbia quale efficace strumento interdisciplinare di approfondimento nelle diverse materie. In altri termini, si vuole spiegare ai ragazzi come il testo sacro della Cristianità abbia permeato opere letterarie e filosofiche, segnato la storia e la società, rimanendo tuttora vivo ed attuale. Si tratta, insomma, di ritrovare nel Nuovo e nell'Antico Testamento le radici spirituali del pensiero e delle espressioni poetiche, di risalire alla fonte originale dalla quale i geni dell'umanità hanno tratto materia e ispirazione, di creare nessi e scoprire consonanze.

Le Direzioni dei singoli istituti, in virtù della ormai riconosciuta autonomia didattica, decideranno se recepire l'invito e fare proprio il nuovo corso, approfittando degli strumenti didattici che "Biblia" fornirà.

Di tutt'altro tenore il progetto ideato dall'Osservatorio Permanente Giovani-Editori al fine d'infondere sempre più nei ragazzi una moderna cultura finanziaria, educandoli a fare scelte più consapevoli per il proprio futuro. «L'ignoranza genera povertà, l'ignoranza finanziaria induce, a maggior ragione, impoverimento economico»: così ha spiegato agli studenti Andrea Ceccherini, Presidente dell'Osservatorio e ideatore dell'iniziativa con Corrado Passera, Amministratore delegato di Intesa San Paolo. Della necessità di diffondere massivamente, in specie tra gli studenti, le conoscenze dei principali lineamenti di economia finanziaria, del resto, non mancano le prove: di recente il consorzio PattiChiari, in collaborazione con The European House-Ambrosetti, ha calcolato che l'indice della cultura finanziaria in Italia, in una scala da 1 a 5, è di 3.5. Ed ecco, quindi, un bacino di circa due milioni di discenti interessati all'iniziativa.

E non è finita qui. Un gruppo di intellettuali e personalità del mondo accademico, convinto della necessità che gli studenti conoscano tutto quel che è accaduto nel corso dell'intero Novecento, hanno rassegnato al Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione una serie di obiettivi specifici, volti a chiarire una volta per tutte quali siano gli eventi che, di quel secolo, è necessario lascino una traccia nella memoria degli studenti. Insomma, se prima i programmi didattici riuscivano a malapena a sfiorare il secondo dopoguerra, ora si partirà dal primo conflitto mondiale per arrivare a toccare la stagione del terrorismo, la caduta del Muro, l'epoca di Tangentopoli e così via, sino ai giorni nostri.

Un altro capitolo di quella che il Ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini definisce una "rivoluzione" sarà il potenziamento dell'apprendimento delle lingue straniere, con un minor peso specifico assegnato alla storia delle letterature estere. «Saranno lingue vive», chiarisce la titolare del Dicastero, che aggiunge: «Noi fissiamo gli obiettivi, con indicazioni chiare e semplici; le singole scuole, autonomamente, decideranno come raggiungerli».

In tema di innovazione e di apertura della scuola, inoltre, come non ricordare, in questo caso per gli studenti delle elementari - bacino particolarmente sensibile alle nuove tendenze didattiche -, un'iniziativa solo apparentemente ludica, già praticata nell'ultimo scorcio del trascorso anno scolastico? «I valori scientifici scendono in campo»: con questo slogan, ispirato all'etica dello sport, si vogliono promuovere i valori del gioco del calcio tra i giovani delle scuole obbligatorie. Dobbiamo dire grazie al Settore giovanile e scolastico della Federcalcio se ottocento piccoli calciatori, provenienti da quaranta scuole calcio del Lazio, sono stati già coinvolti da questo progetto, mirante da una parte a parlare ai ragazzi di corretta alimentazione e di tutela dell'ambiente, e dall'altra a insegnare loro un tifo appassionato ma leale e rispettoso dell'avversario.

Sarebbero tante altre ancora le nuove idee messe in campo dall'Istruzione italiana per offrire a chi sta per sedersi sui banchi una formazione sempre più attenta a quel che accade fuori dalle mura scolastiche. Esigenze di spazio ci costringono tuttavia a chiudere questa presentazione ricordando le principali conclusioni cui sono giunti i rappresentanti delle Istituzioni, degli Editori, degli insegnanti chiamati a confrontarsi sul tema della "inclusione sociale" nel corso di un recente convegno promosso dall'Osservatorio Permanente Giovani-Editori e dall'Acri (Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio). All'interessante assise ha preso parte, tra gli altri, il Ministro degli Affari Esteri Franco Frattini, che ha inteso sottolineare come non si debba «rinunciare a dire che l'immigrazione è un fenomeno da governare, non è un dono, è una conquista». Gli hanno fatto eco il cantautore Claudio Baglioni, animatore della Fondazione "O'Scià", da anni impegnata a Lampedusa nella sensibilizzazione verso il tema dell'immigrazione clandestina, e il già citato Presidente dell'Osservatorio Giovani-Editori Andrea Ceccherini, che nel corso dell'incontro ha voluto lanciare un'ulteriore iniziativa per contribuire a formare i nuovi cittadini: la celebrazione, nelle scuole che hanno già partecipato al progetto "Quotidiano in Classe", la Giornata dell'inclusione sociale. L'idea, ha spiegato Ceccherini, «nasce dai dati presentati dall'istituto Eurisko, dai quali emerge che per i più giovani il tema dell'immigrazione è più critico che per gli italiani adulti».

Una nota finale deve indurre tutti noi, genitori e figli, a riflettere. La Fondazione "Giovanni Agnelli", storico istituto di ricerca nel campo delle scienze sociali, ha pubblicato di recente i risultati di una ricerca sulle "fratture" geografiche e sociali che caratterizzano il nostro sistema scolastico. Dallo studio, che si fonda a sua volta sui dati dell'ultimo rapporto Ocse-Pisa (indagine internazionale promossa dall'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico al fine di accertare le competenze dei quindicenni scolarizzati nelle aree della lettura, della matematica e delle scienze), è emerso come gli studenti delle nostre scuole superiori siano fra i pochi al mondo a ricevere preparazioni molto diverse semplicemente per aver frequentato una scuola piuttosto che un'altra. Le cause sono per il 15% legate alle differenze tra regioni, e per il 37% alla diversità tra scuole in una stessa regione. Insomma, «i fattori contestuali, quelli scolastici in misura maggiore di quelli regionali, giocano più delle capacità personali». Essere uno studente del Sud, in sostanza, significa partire con uno svantaggio di 68 punti nelle competenze misurate da Ocse-Pisa - l'equivalente di circa un anno e mezzo di ritardo scolastico - rispetto a uno studente del Nord, indipendentemente dalle caratteristiche individuali e dalla scuola che si frequenta. A Trento e Bolzano, si legge insomma nel rapporto, «non importa a quale scuola ci si iscriva, si otterranno, comunque, buoni risultati»; in Puglia e in Campania, invece, accade l'opposto. Sicilia, Sardegna e Basilicata sono infine le regioni in cui si spende tanto per ottenere una preparazione spesso inadeguata.

Umberto Pinotti