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La cucina della nostalgia

Alla scoperta della gastronomia argentina, fra italiche reminiscenze e tradizioni tutte sudamericane, zuppe contadine e grigliate di carne. Ovviamente annaffiate da un mate sorseggiato in compagnia

Stregati dal tango? Anche voi frequentate una delle tante scuole che dilagano nella Penisola? Da non crederci... A ben pensarci, però, non è solo una questione di moda. A parte il fatto che nel 2009 il tango è stato dichiarato dall'Unesco Patrimonio Culturale Intangibile dell'Umanità, la verità è che questo ballo, noi italiani, ce l'abbiamo nel sangue. Come gli argentini.

Andate indietro con la mente, tra la fine del XIX secolo e gli inizi del XX: fu allora che si registrò la cosiddetta "grande emigrazione" dalle varie regioni d'Italia verso l'Argentina. Tempi duri per gli emigranti, che proprio con le struggenti, sensuali melodie del tango, scritte di loro pugno, cantavano la propria solitudine, trasmettendo al mondo intero la nostalgia della patria lontana.

Nostalgia di colori, di profumi, di casa... della cucina di casa. Tant'è che, al momento della partenza, i nostri migranti non possono fare a meno di stipare nel bagaglio il più possibile dei prodotti tipici locali, e poi, nei mesi a venire, farsene recapitare ancora da compatrioti e parenti in arrivo. Da cui, inevitabile, l'influsso italico nella gastronomia argentina (e non solo, perché a sbarcare nel Nuovo Mondo furono, seppur in misura minore, anche altri popoli, primi fra tutti gli spagnoli).

Conditi soprattutto con il tuco (sugo), tallarines (fettuccine), lasañas (lasagne), canelones (cannelloni), arroz (riso), tanto per fare qualche esempio, si possono degustare ovunque. Come pure la polenta.

Prima, però, di mettere il naso in cucina, una premessa è d'obbligo.

Il territorio argentino si estende per circa tre milioni di chilometri quadrati. Ogni regione ha le sue peculiarità, di conseguenza le tradizioni culinarie variano da zona a zona. E le specialità sono moltissime. Parliamone a grandi linee.

Una portata di asado Cominciamo con il dire che, se pur vero è l'alto consumo di pesce lungo i paesi costieri, è alla carne, alla sua eccezionale qualità, alla bassa percentuale di grassi e colesterolo, che va il riconoscimento del mondo intero. Il motivo è presto detto: gli animali vengono allevati all'aria aperta e nutriti solo e soltanto a pascolo naturale. Da cui l'asado, piatto principe della cucina argentina. Da gustare in allegria, con parenti e amici, per fare festa. Si tratta di manzo (in genere il pezzo prescelto è il taglio reale da brodo) cotto allo spiedo o sulla griglia, rigorosamente accompagnato dalla salsa chimichurri, a base di acqua, aglio, olio, sale, prezzemolo, limone, peperoncino. Con variazioni sul tema, a seconda delle regioni e delle tradizioni familiari. Complemento dell'asado sono achuras (interiora), chorizos e morcillas (salsicce e salsicce di sangue). A seguire, la parillada, parente stretta della nostra grigliata mista. In questo caso, però, sulla griglia si vedrà, oltre a costine, salsicce e formaggi, un'incredibile distesa di tagli di carne. Alcuni addirittura ignoti agli europei.

Scene di vita quotidiana, scandita da una cucina certo povera, ma nutriente e assai gustosa: ed ecco che in tavola arrivano il locro, zuppa densa e fumante con carne, mais, verdura e legumi; los huevos rancheros, uova all'occhio di bue adagiate su pane tostato e ricoperte di una salsa a base di aglio, cipolla, pomodori e peperoni; la humita, sformato dolce o salato, i cui ingredienti base sono mais pestato e formaggio; i churros, golose frittelle dolci realizzate con acqua, uova, farina e una spolverata di zucchero. Niente di più semplice per un'autentica delizia del palato, da gustare a tutte le ore. Nei mesi freddi, intinta in una tazza di cioccolato caldo, è il top.

Sempre in tema di dessert, come tralasciare il dulce de leche, di cui gli argentini sono ghiottissimi? Facile ed economico, decora torte e gelati, ovvero si mangia al cucchiaio o spalmato su pane o biscotti. Gli ingredienti? Latte e zucchero tenuti a bollore, sempre mescolando, per circa due ore.

Fin qui le pietanze. O meglio alcune, le più comuni. E le bevande?

Innanzitutto la yerba, a tutte le ore. Calma, non lasciatevi trarre in inganno. Non si tratta di droga o simili, ma semplicemente di un infuso a base di foglie essiccate della pianta tropicale denominata per l'appunto yerba mate. Stimolante, depurativa dell'organismo e diuretica. Il mate si sorseggia caldo con la bombilla, una cannuccia di metallo, da soli e, soprattutto, in compagnia. Eh sì, perché bere il mate in Sud America è simbolo di amicizia, di comunione. Un rito, insomma.

Un sorso di vino ai pasti non si nega a nessuno. Ottimo, peraltro. L'Argentina, infatti, in quanto a produzione vinicola, ha davanti a sé solo l'Italia, la Francia e la Spagna. Un sentito grazie agli immigrati italiani e francesi che, alla fine dell'Ottocento, importarono uve Cabernet, Malbec, Semillòn e Lambrusco. Più corposi e con meno acidità rispetto ai vini europei, tra i bianchi e i rossi argentini è proprio il caso di dire che non c'è che l'imbarazzo della scelta.

E allora, bianco o rosso che sia, serviamolo insieme a un vassoio di empanadas fumanti, deliziosi fagottini ripieni di carne, verdure, uova, olive, uvetta, a seconda delle regioni, aromatizzati da una miscellanea di spezie. Fritti o al forno, hanno ormai fatto il giro del mondo.
M.L. Ludovisi