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SATIRA
I maestri del
sorriso
Antologia degli Umoristi italiani del
Novecento. Gino Bramieri
Per molte generazioni, e per tutta la seconda metà del '900, è
stato il compagno cordiale di indimenticabili occasioni
d'intrattenimento e di allegria pura. Pochi personaggi del teatro
di varietà, della rivista o della televisione hanno infatti svolto,
al pari di Gino Bramieri (e con uguale entusiasmo e talento), la
difficile missione del comico, incentrata altresì su un autentico
"magistero del sorriso".
Con la sua generosa simpatia, e grazie ad un repertorio
praticamente inesauribile, si è ben presto guadagnato il titolo di
"barzellettiere" per antonomasia. «…Ma il problema di raccontare
una bella barzelletta», precisava, «è che inevitabilmente ne fa
venire in mente una orribile a chi l'ascolta».
Quando cominciava non la smetteva più. Fra le migliaia di storielle
(oltre 7mila, affermano i suoi biografi maggiormente accreditati,
inventate e curate meticolosamente una ad una) risaltano ancora
oggi quelle più classiche e gettonate. Come queste, raccontate
spesso di fila con un ritmo da mitragliatrice, e sempre offerte col
suo contagioso sorriso a tutta bocca: «Una vedova si presenta in
Paradiso, e interpella San Pietro per sapere dove sta suo marito.
"Mi può precisare che tipo è?", le chiede San Pietro. "Oh, è un
tipo geloso, anzi gelosissimo! Pensi che in punto di morte mi ha
detto: 'Attenta a te, se mi tradirai, mi rivolterò continuamente
nella tomba!'". E San Pietro: "Ah, ma certo! Lo conosco benissimo:
qui tutti lo chiamiamo Trottola"».
Un'altra: «Un bagnino si rivolge piuttosto seccato ad un signore in
costume: "Signore, abbia pazienza: lo sa che non si può fare la
pipì in piscina?". "Sì, lo so, ma la fanno tutti...", si giustifica
il signore. E il bagnino: "Sarà, ma non dall'alto del
trampolino!"». Ancora una: «Un tizio decide di farsi rifare il naso
da un illustre chirurgo. Dopo pochi giorni ritorna di corsa nello
studio medico, gridando a perdifiato: "Doddore! Doddore!
Guardi...". "Cosa c'è?, il suo naso mi sembra perfetto". "Sì, ma se
guarda più addendamende vedrà che si è dimendicado di fare i
buchi!"».
Ultimo di tre fratelli, Bramieri nacque a Milano il 21 giugno 1928,
e fu irresistibilmente attratto dal teatro, che frequentò fin da
giovanissimo, debuttando nel 1943, appena quindicenne, in uno
spettacolo popolare nella piazza di Rovellasca, in provincia di
Como.
Alla ricerca di una propria consacrazione di ruolo, fu per alcuni
anni caratterista e spalla comica dei grandi interpreti
dell'avanspettacolo e del teatro leggero del suo tempo, da Macario
a Tognazzi a Totò, affermandosi poi definitivamente come
protagonista fra il 1955 e il '56 nella commedia brillante La
granduchessa e i camerieri di Garinei e Giovannini, a fianco
di Wanda Osiris e Billi e Riva. Sull'onda del successo, sviluppò
rapidamente una carriera artistica strepitosa: dalla sua prima
applaudita partecipazione al Festival di Sanremo (con la canzone
Lui andava a cavallo, divenuta subito popolarissima), a
memorabili trasmissioni televisive come L'amico del
Giaguaro (con la "complicità" di Marisa del Frate e Raffaele
Pisu), a programmi radiofonici di eccellenza (Batto
quattro, iniziato nel 1966 e durato ben 11 anni), fino ad
interpretare sit-com di grande divertimento come Nonno
Felice.
Il fecondo sodalizio artistico del 1961 con la del Frate e Pisu
diede peraltro vita ad una serie di esilaranti parodie di celebri
film che l'affiatatissimo trio interpretava con maestria, chiudendo
poi la sceneggiata con un balletto finale dove, in particolare, le
movenze di Bramieri (all'epoca piuttosto voluminoso, e di peso
assai considerevole) diventavano straordinariamente leggiadre e
apparivano di una grazia imprevedibile e gioiosa.
Qualcuno afferma ancora oggi che Bramieri patisse un po' questa sua
giovialità e bonomia, che lo facevano apparire sempre e comunque
l'amico di tutti, rotondo e pacioccone. Non senza provocatoria
ironia, pare che lo abbia confessato egli stesso in più d'una delle
tante interviste: «Non capisco...», diceva. «Per Tognazzi e
Vianello i passanti sono sempre massimamente ossequiosi e hanno
parole di ammirazione profonda. Quando incontrano me, eccoli tutti
a sbracciarsi in milanese e a dare pacche sulle spalle: "Ue', ciao
Bramieri! Come va?", quasi fossimo stati compagni di scuola o a
fare insieme il militare...».
Era legatissimo a Walter Chiari: un'amicizia che non conobbe mai
screzi di alcun genere, se non per il fatto che lui - Bramieri -
era di solito preciso e puntualissimo mentre, al contrario, il
Walter nazionale era quasi sempre distratto e perennemente in
ritardo. A tale proposito, è realmente accaduto che, quando Chiari
morì (nell'inverno 1991), l'autista del carro funebre che lo
trasportava sbagliò strada, e Bramieri commentò: «Walter, sei
riuscito ad arrivare in ritardo anche oggi...».
La verve e la prontezza di spirito del grande Gino erano tanto
naturali quanto incontrollabili. Un'altra leggenda vuole che, con
lui, le prove in teatro durassero inevitabilmente il doppio del
tempo, per via delle sue improvvisate e continue divagazioni che
facevano spettacolo a sé. Si racconta anche che una volta, fra il
Duomo e il Teatro alla Scala, gli era accaduto che un tizio che si
aggirava con aria smarrita sui binari della linea tranviaria gli
avesse chiesto: «Scusi, dove lo prendo il tram per Piazza delle
Cinque Giornate?». E lui, di rimando: «Se non si sposta subito, lo
prende nella schiena!»...
Fra le battute più celebri c'è questa, quasi lapidaria: «Ho rubato,
corrotto, concusso e mentito...». «La pianti di vantarsi, e venga
al dunque!». Ma anche quest'altra la conoscono in molti: «Io ho un
amico così pigro, così pigro, ma così pigro che ha sposato una
donna incinta». O quest'altra ancora: «Marito e moglie, in
macchina, partono per il weekend. Dopo qualche chilometro:
"Giovanni, Giovanni, torniamo subito indietro, ho dimenticato il
gas acceso". "Non ti preoccupare...". "Come non ti preoccupare, ma
potrebbe incendiarsi la casa!". "Non ti preoccupare: io ho
dimenticato aperto il rubinetto del lavandino!"».
Il critico Aldo Grasso raccontò di averlo incontrato una volta, di
notte, in un garage milanese. Il custode del garage era mezzo
appisolato, ma quando lo riconobbe, si alzò di scatto e urlò:
«Signor Gino, me la racconta una barzelletta?». Lui ciondolò la
testa, ma nonostante l'ora tarda non fu capace di dire di no al
desiderio di quell'ammiratore.
Era il suo destino: come grande attore, aveva lavorato duramente
per raggiungere la notorietà, e quando ci riuscì avrebbe volentieri
inforcato gli occhiali neri per non farsi riconoscere dalla gente,
che - immancabilmente - gli chiedeva "l'ultima".
Bramieri si spense a Milano, all'età di 68 anni, il 18 giugno 1996.
Le sue spoglie riposano nel Cimitero Monumentale.
(6. continua) |
Melanton
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