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Sardegna: infinita come la libertà

L'isola dei nuraghi è un territorio ancora tutto da scoprire: perché, al di là delle mete turistiche più alla moda, c'è una realtà fatta di storia, natura e tradizioni, che sfugge alla "cartolina"

Una panoramica del Mar di Sardegna Una terra dalle mille contraddizioni, la Sardegna, che da secoli conserva, nelle aree interne, un fascino unico con un solo protagonista: la natura incontaminata con le sue infinite sfumature. A seconda delle stagioni i suoi meravigliosi colori cambiano, facendo da sfondo alle antiche testimonianze della civiltà nuragica, la cui imponenza ancora oggi racconta, in un sacro silenzio, la storia di un popolo fiero ed orgoglioso che già nel II millennio a.C. aveva una propria identità e rappresentava, al centro del Mediterraneo, una grande realtà.

Su un'estensione di oltre 24mila km2 vivono solo un milione e 700mila abitanti distribuiti in 377 comuni, molti dei quali con poche centinaia di unità a causa della partenza dei giovani, che lasciano i luoghi di origine e con essi gli affetti più cari alla ricerca di un'adeguata sistemazione universitaria e di non facili opportunità nelle grandi città anche del continente. I sindaci, preoccupati, parlano di una fuga inevitabile, in assenza di concrete prospettive di lavoro e di investimenti che possano valorizzare le immense risorse locali.

ll turismo estivo non può essere considerato una panacea, né sono sufficienti le attuali iniziative legate all'economia agro-pastorale, all'eccellente produzione di vini o al magnifico e ricco artigianato. Occorre fare di più e subito, avendo la Sardegna le potenzialità e gli ingegni per crescere e diventare un importante punto di riferimento per tutti i Paesi del Mediterraneo. A riguardo, la mancata occasione del G8 non deve scoraggiare i sardi, ma deve costituire un motivo di stimolo ulteriore per avviare nuovi progetti che tendano a valorizzare le ricchezze di una Regione che ha tanto da raccontare e da offrire.

Molti conoscono località particolarmente famose come La Maddalena, Porto Cervo, Olbia, Alghero, Villasimius, ma quanti hanno percorso gli itinerari dell'interno, ricchi di bellezze naturali, antiche chiese, preziose opere d'arte? Circa ottocento nuraghi, centinaia di villaggi e tombe megalitiche, testimonianze archeologiche delle civiltà fenicia e romana (sito di Nora), rocce modellate dal tempo, come l'Orso di Palau, l'Elefante di Castelsardo e il Fungo di Arzachena, numerosi parchi e riserve naturali, con cervidi e mufloni, cinghiali e cavalli, grifoni e fenicotteri, rappresentano solo una piccola parte di un patrimonio ricchissimo, tutto da scoprire.

Quanti hanno avuto l'opportunità di apprezzare i tanti agriturismi dislocati nel verde di luoghi incantevoli, avranno potuto ammirare la natura selvaggia nelle notti estive, accesa dai raggi della luna che sorride nel cielo stellato. Un'esperienza che fa capire perché Fabrizio De André, nel descrivere la Sardegna, l'abbia definita con queste parole: "Venticinquemila chilometri di foreste, di campagne, di coste immerse in un mare miracoloso dovrebbero coincidere con quello che io consiglierei al buon Dio di regalarci come paradiso".

Nei mesi invernali, la neve spesso copre le cime più alte del Gennargentu e del Supramonte, rendendole ancora più maestose negli abiti verdi di boschi secolari sopravvissuti al taglio irresponsabile di immense distese di alberi effettuato soprattutto nella seconda metà del XIX secolo. A primavera, il giallo delle ginestre, l'arancione degli agrumeti ed i variopinti colori dei prati in fioritura sembrano pennellate di un grande artista che, con fervida fantasia, veste la campagna con uno splendido abito per la festa. Durante l'estate prevale invece l'oro del grano, il verde scuro delle carciofaie ormai spigate, arricchite dal rosso dei papaveri o dal grigio della terra secca, tinto da residui di prati ingialliti.

L'autunno veste il suo mantello con le ricche sfumature di un arcobaleno, mentre la natura si prepara al lungo letargo invernale. Il verde della vegetazione che si rigenera con i primi temporali o le rocce di alture talvolta aspre fanno da contorno a piccoli ovili, rare abitazioni di immense distese.

Ovunque si sente il solo tintinnio dei campanelli degli ovini che, a testa bassa, percorrono instancabili la campagna alla ricerca di prati ancora verdi, sempre più rari nei mesi estivi, quando la calura brucia ogni cosa. L'asinello bianco è il re della magnifica isola dell'Asinara, lambita dalle acque di un mare trasparente. Le caprette ed i cinghiali dominano il Passo di Corre Boi, nel Nuorese, dove una sorgente d'acqua ne assicura l'abbeveraggio anche nei periodi di siccità. ll Cavallino della Giara corre, senza rivali, sull'omonimo altopiano ricoperto dal verde di una vegetazione interrotta da steppe.

I bacini del Flumendosa, del Coghinas, del Posada e del lago di Baratz riflettono paesaggi maestosi dove, soprattutto a primavera, si coglie la confusa allegria di una miriade di uccelli che si contendono il cielo azzurro e limpido. I murales di Orgosolo raffigurano scene di vita campestre, con personaggi e costumi di un Paese che, dopo un triste passato, guarda al futuro con un turismo sempre più interessato alla sua storia, alla cultura ed alle opere d'arte di un centro certamente da visitare. Le grotte marine di Nettuno ad Alghero e del Bue Marino a Cala Gonone, e quelle terrestri di Oliena, Santadi, Fluminimaggiore ed altre ancora (sono circa 1.500 in tutta la Regione) rappresentano la mèta solo di parte dei turisti che giungono nell'isola.

Questo ed altro è la Sardegna, straordinaria terra dove la storia, la cultura, le tradizioni e le bellezze naturali attendono, in contesti inesplorati, di essere meglio conosciute da quanti avvertono la necessità di trovare luoghi distanti dal caos e dall'inquinamento delle grandi città. "Questa terra non assomiglia ad alcun altro luogo", ha scritto lo scrittore inglese David Herbert Lawrence della Sardegna, "incantevole spazio... Nulla di finito, nulla di definitivo. È come la libertà stessa".

La sagra di Sant'Efisio, celebrata ogni anno a Cagliari nella data del 1° maggio per venerare il Santo più amato della Regione, richiama oltre 300mila persone provenienti anche dall'estero. Era il 1652 quando i Sardi, decimati dalla peste, si rivolsero ad un Santo martire, Efisio di Elia, decapitato a Nora nel 303 perché da persecutore dell'esercito romano era diventato il più fervente seguace di Gesù. Fu allora che Sant'Efisio, con la sua potente intercessione, fece cessare la peste. La sua celebrazione rappresenta, oggi, un momento di grande fede e un'occasione unica per apprezzare i monumenti della città, i tradizionali costumi sardi, con colori e ricami straordinari, impreziositi da meravigliosi gioielli realizzati in filigrana d'oro. Sono circa tremila figuranti a sfilare, a piedi o a cavallo, precedendo l'arrivo del Santo, scortato dai Carabinieri a cavallo.

Un gruppo di suonatori in costume e con la classica berritta annuncia, con il suono delle launeddas, l'arrivo del Santo. Nel lungo corteo molti sono i giovani e le splendide ragazze che giungono da tutti i Comuni della Sardegna con abiti ricchissimi, interamente lavorati a mano. La bellezza degli ornamenti evidenzia ancor più quella delle donne che li indossano. Creature il cui fascino riflette, nello sguardo penetrante e nel sorriso accattivante, l'esaltante immagine di quella "sardità", che tanto caratterizza questo affascinante popolo.

Anche questa una realtà da scoprire, conoscere e amare!
Carmine Adinolfi