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LOTTA AL CRIMINE 24 ORE SU 24
Coperture (quasi)
perfette
La copertura, non c'è dubbio, non
poteva essere migliore. Dalla sua posizione di "invisibile"
portinaio presso un noto istituto ecclesiastico milanese, infatti,
aveva certo buon gioco nel condurre i suoi affari, il presunto
trafficante di cocaina che, secondo le indagini condotte dai
carabinieri del Comando Provinciale di Piacenza, avrebbe usato la
sua posizione per gestire e organizzare un illecito commercio di
stupefacenti proveniente dall'America Latina. Eludere controlli e
sospetti era facile, dalla sua guardiola: bastava far passare i
corrieri provenienti d'Oltreoceano per pellegrini che giungevano in
Italia per motivi religiosi, e nessuno avrebbe sospettato nulla, a
cominciare dalla Madre Superiora...
Era questo solo uno dei nodi dell'organizzazione sgominata dai
carabinieri di Piacenza, e in particolare dal Nucleo Investigativo
guidato dal capitano Rocco Papaleo, che nel corso della vasta
operazione denominata "Annibale" hanno sequestrato ingenti quantità
di stupefacenti (almeno 30 chili) oltre a una vera e propria
raffineria di droga, allestita in un'abitazione isolata tra le
montagne bergamasche, nel comune di Almenno San Bartolomeo: qui
cocaina ed eroina venivano lavorate per essere messe sul mercato,
mentre venivano immagazzinati importanti quantitativi di acetone,
lidocaina, mannitolo, oltre a narcotest per verificare il grado di
purezza della "merce", setacci e frullatori industriali. Trentatre
gli arresti effettuati dagli uomini dell'Arma - coordinati dalla
Direzione distrettuale antimafia delle procure di Bologna e Milano
- in dieci province, 80 gli indagati, svariate le persone segnalate
come assuntrici di droga. Tra gli arrestati, piacentini e non solo,
pare ci fossero anche alcuni affiliati delle cosche calabresi
Pelle/Vottari e Coco/Trovato, originarie di San Luca (Rc) e legate
a due cartelli colombiani. A pesare su di loro, anche l'accusa di
aver preso accordi commerciali con i partners sudamericani
per realizzare in Ghana una base per lo stoccaggio di partite di
cocaina da introdurre successivamente in Italia: qui la copertura
era ancora più inattaccabile di quella scelta dal "devoto" portiere
milanese. Per avviare la loro impresa, infatti, per la quale
sarebbe già stata individuata l'area adatta, i presunti trafficanti
avrebbero chiesto sovvenzioni nientemeno che alla Fao, presentando
un progetto per la creazione di una società di import/export
operante nel settore ittico ed artigianale. Scopo dichiarato:
sviluppare il mercato ittico nel Paese africano, contribuendo al
suo percorso verso lo sviluppo. |
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