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LOTTA AL CRIMINE 24 ORE SU 24
Il tatuaggio fa il
rapinatore
Diceva di rubare per mantenere la
famiglia, il giovane fermato dai carabinieri della Stazione romana
di Acilia dopo aver rapinato, pistola giocattolo alla mano, diversi
negozi della zona. Ex spacciatore, era in realtà celibe e senza
figli
Decine di rapine ravvicinate nel
tempo e nello spazio: troppe perché il caso non diventasse una
priorità assoluta per i carabinieri della Stazione di Acilia, in
forza al Comando Provinciale di Roma. Ad essere svaligiato è stato
per lo più un supermercato della zona, ma sono stati presi di mira
anche negozi di noleggio di dvd e piccoli esercizi commerciali a
Sud della Capitale. E quasi subito i militari guidati dal
luogotenente Raffaele Coppola hanno capito che dietro a quegli
assalti a mano armata c'era sempre la stessa persona.
Le analogie, infatti, erano tante. «Stessa altezza, corporatura e
modo di fare», spiega il Comandante, che aggiunge: «Il rapinatore,
inoltre, ripeteva a tutte le vittime la stessa frase: "Scusate
l'aggressione, ma devo sfamare i miei figli e non ho un lavoro".
Una circostanza, tra l'altro, che poi si è scoperto essere falsa,
perché il pregiudicato, che al termine dell'attività investigativa
abbiamo arrestato su disposizione dell'autorità giudiziaria, non è
sposato e non ha figli».
Per individuare il responsabile delle rapine i carabinieri hanno
analizzato tutti i filmati della videosorveglianza, laddove erano
installate telecamere a circuito chiuso, e sentito i testimoni.
«Incrociando i dati», prosegue nel racconto il luogotenente
Coppola, «abbiamo concluso che l'uomo che stavamo cercando era
sempre lo stesso».
In assenza di precedenti per rapina, arrivare ad un 23enne della
zona con un passato come spacciatore di droga è stato possibile
esclusivamente per merito della conoscenza del territorio da parte
dei militari. E dello spirito di osservazione di uno di loro.
«Quando ho visto il tatuaggio tribale sull'avambraccio destro del
rapinatore», interviene infatti il maresciallo capo Vincenzo
D'Atri, «ho subito riconosciuto il disegno. Conoscevo un piccolo
pusher del quartiere che ne aveva uno identico e ho
segnalato l'informazione al Comandante. Da lì in avanti abbiamo
ristretto le ricerche, cercando di capire se il colpevole fosse
veramente lui».
È scattata anche una perquisizione domiciliare, che però non ha
portato frutti. «Noi comunque non abbiamo desistito», prosegue
D'Atri, che aggiunge: «Abbiamo fotografato il tatuaggio del
sospetto per poi mandare l'immagine al Ris insieme al fotogramma
della ripresa della videosorveglianza del supermercato, in cui si
vedeva bene il disegno che aveva il rapinatore. Quando i colleghi
del Reparto Investigazioni Scientifiche ci hanno dato l'esito di
compatibilità, abbiamo perlustrato l'intera area nei dintorni
dell'abitazione del 23enne. In questo modo siamo riusciti a trovare
alcuni indumenti descritti dai testimoni delle rapine avvenute tra
Ostia, Acilia e Casal Palocco. Da sotto un cespuglio, abbiamo
recuperato una pistola giocattolo come quella usata dal ricercato,
un cappellino e una maglia a righe. Anche in questo caso sono stati
interessati i colleghi biologi, che hanno eseguito il test del Dna,
dimostrando che quegli oggetti appartenevano al sospetto».
Contro di lui, anche un altro elemento. In almeno metà delle rapine
era stata segnalata la presenza di una ragazza bionda che aspettava
nervosamente fuori dai negozi, seduta in una Fiat Cinquecento con
il motore acceso. Un'utilitaria grigia usata per aiutare il
malvivente nella fuga. Ebbene, «il presunto rapinatore convive
proprio con una ragazza bionda», riprende a raccontare il
maresciallo, «che ha una Fiat di colore chiaro. Tutto tornava, ma
soprattutto c'erano i riscontri del Ris».
I carabinieri di Acilia, in ogni modo, stanno lavorando ora anche
sulla giovane donna, per capire se vi siano gli estremi per
ipotizzare il reato di concorso in rapina.
A carico del ragazzo tatuato, invece, dopo una settimana di
indagini, non c'erano più dubbi. Nel suo caso si parla di rapina a
mano armata, per la quale i magistrati di Roma hanno emesso
un'ordinanza di custodia cautelare in carcere senza
tentennamenti. |
Roberta Catania
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