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Enrica Bonaccorti, una signora della tv

Incontro con la popolare scrittrice e presentatrice, recentemente a Palermo per ricevere il Premio Internazionale Universo Donna e per presentare il suo ultimo romanzo, L'uomo immobile

Semplice nei modi e nel relazionarsi con il prossimo, schietta, positiva, "vera", immune da affettati atteggiamenti divistici, dotata di una spiccata sensibilità come di un fascino garbato, Enrica Bonaccorti è una donna dai mille talenti, a cui riesce bene tutto ciò che fa, perché intraprende ogni suo impegno con grande passione, determinazione, serietà e tenacia, credendoci fino in fondo.

Enrica Bonaccorti Dopo un'adolescenza trascorsa in diverse città, a causa dei trasferimenti del padre, colonnello della Polizia di Stato, ha avuto inizio la sua prodigiosa escalation professionale: attrice di teatro oltre che del piccolo e del grande schermo, sceneggiatrice, abile intrattenitrice dal facile e sempre gradevole eloquio in programmi televisivi e radiofonici di successo, autrice di testi splendidi come poesie, di celeberrime canzoni italiane e, infine, di avvincenti romanzi editi dalla Marsilio: l'ultimo, L'uomo immobile, è da leggere tutto d'un fiato, per lo stile scorrevole e la trama coinvolgente che lo caratterizzano.

Di recente la Bonaccorti si è recata a Palermo per partecipare a due prestigiosi eventi: la consegna del Premio Internazionale Universo Donna, attribuitole per i suoi meriti socio-culturali nel corso di una serata svoltasi presso il Teatro Politeama Garibaldi, e la presentazione, avvenuta il giorno seguente nella magnifica cornice della Sala delle Lapidi a Palazzo delle Aquile, della sua recentissima pubblicazione.

Presente, in veste di moderatore, Tony Marotta, Presidente dell'Associazione Primosole, che di entrambe le manifestazioni è organizzatrice, oltre ad illustri personalità come la professoressa Rita Cedrini, antropologa, il professor Tommaso Romano, letterato (entrambi del locale ateneo) ed il dottor Giuseppe Santangelo, psichiatra e Dirigente dell'Ospedale Civico del capoluogo regionale siciliano.

È stata dunque un'occasione ghiotta per porre alcune domande ad un'artista tanto poliedrica ed interessante.

Signora Bonaccorti, lei ha sempre dimostrato di essere molto versatile, spaziando brillantemente tra i vari campi del mondo dello spettacolo e della comunicazione. Ma in quale di questi ambiti, a suo avviso, esprime il meglio di sé?
«Preferisco la scrittura e la radio, in cui è la parola a fare da regina. Non a caso i primi soldi li ho guadagnati proprio scrivendo, quando, a 13 e a 15 anni, e dunque al ginnasio e al liceo, ho vinto una borsa di studio che mi ha permesso di comprare la Vespa 50 ed il giradischi. Poi, appena diciannovenne, ho composto La lontananza e, a ventidue anni, Amara terra mia con Domenico Modugno, magistrale interprete di questi brani melodici con cui, agli albori della mia carriera, ho calcato le tavole del palcoscenico. A 24 anni, poiché ero incinta e non potevo recitare, ho elaborato la sceneggiatura di un film importante, cogliendo, fedele al motto "il nostro destino è il nostro carattere", una delle tante, meravigliose opportunità che la fortuna ci pone davanti nella vita, se soltanto abbiamo il cuore e l'intelligenza necessari per farlo, anziché spendere energie a lamentarci inutilmente. Per quanto riguarda la radio, l'altro mezzo di divulgazione che prediligo e in cui ho avuto numerose esperienze, dal 2007 conduco su Radio Uno, con ottimi e crescenti risultati confermati dall'eccezionale rapporto stabilitosi con gli ascoltatori, la trasmissione Tornando a casa, imperniata sull'approfondimento, suffragato dal supporto di validi esperti, dei più disparati argomenti attinenti alla collettività e allo scibile umano».

Con L'uomo immobile, poi, ha deciso di lanciarsi in una nuova avventura letteraria...
«Era già successo due anni fa con La pecora rossa, racconto nato da un insieme di annotazioni con cui da sempre riempio i cassetti ed ora il computer. Esse hanno costituito la materia prima dalla quale prendere spunto per il mio libro d'esordio. Una storia di formazione, contenente un gran numero di elementi autobiografici, pur se traslati in un ambiente nettamente diverso dal mio, che è stato una "culla" molto più dorata. La protagonista di quel libro, infatti, identificata nel titolo dell'opera, viene usata, abusata, considerata come un oggetto, piuttosto che come una persona: nulla a che vedere con me, che dai miei genitori ho ricevuto solo carezze, cultura ed educazione».

Questo secondo volume, invece, è incentrato sulla quanto mai attuale tematica del "fine vita"...
«L'idea è sortita da un aneddoto effettivamente accaduto, che mi era stato raccontato circa dieci anni or sono da mio zio, primario neurologo nonché direttore di un Istituto per la riabilitazione di pazienti in coma. Nella sua clinica era stato ricoverato un suo collega ritrovatosi, a causa di un incidente, nella condizione di una "conchiglia vuota". Su questo substrato di realtà s'innesca, fino ad arrivare ad un finale "a sorpresa", l'intreccio della vicenda, consistente in una storia d'amore con il classico triangolo lui, lei, l'altra».

Il tutto, però, affonda le radici in un terreno scientifico...
«Un terreno ricco d'informazioni e cognizioni assolutamente verificate, che sfatano anche tante "leggende metropolitane" su patologie di cui spesso la gente non sa molto. Il personaggio principale, affiancato da un corollario di diverse figure, passa, dopo qualche settimana, ad uno stato vegetativo, anzi, più precisamente, di locked-in: riapre gli occhi e, pur conservando la sua totale rigidità, registra quanto accade attorno a sé con la coscienza e i sensi particolarmente vigili, come attestano le espressioni che contraggono o distendono i lineamenti del suo viso, manifestando gioia alla vista della sua amante, una giovane dottoressa da cui ben presto avrebbe avuto un bambino, e stizza all'apparire della moglie».

Che cosa ne pensa della condizione femminile oggi?
«Il nostro è il Paese più maschilista d'Europa, ma ritengo che una responsabilità, in questo, ce l'abbiano anche le donne. Essere libere non vuol dire essere scostumate o prevaricatrici, in modo da fornire più alibi agli uomini che sbagliano. Questi, infatti, non adeguandosi alla nuova autonomia muliebre e non sopportando di essere abbandonati né respinti dalle loro ex compagne, si rivoltano contro di loro, giungendo non solo a perseguitarle ma, talvolta, addirittura ad ucciderle».

Da signora dello spettacolo, quale crede sia il segreto per non farsi stritolare dalle dure leggi dello show-business, mantenendo il proprio equilibrio?
«Di simili leggi non ne ho mai seguite. Sono sempre stata molto solitaria, non ho avuto neppure un ufficio stampa, tranne che per il mio libro, rappresentando un caso anomalo nel mio ambiente. La mia indipendenza, infatti, a cui tengo tantissimo, non ha prezzo. È il mio gioiello più prezioso».
Giusi Parisi