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CULTURA
Tra musica e
discorso
In occasione del Festival della Parola,
svoltosi in Valle d'Aosta alla fine di maggio, abbiamo incontrato
Giulio Rapetti, meglio noto come Mogol. A lui si devono i testi di
alcune tra le più amate canzoni italiane
Un'iniziativa culturale davvero degna di nota si è svolta, dal 23
aprile al 2 maggio, tra Aosta e la suggestiva sede del Castello di
Sarre. Si tratta della prima edizione di Babel, il
Festival della Parola. Un viaggio di dieci giorni nelle parole e
nelle testimonianze di autori, giornalisti, musicisti, attori e
studiosi delle più diverse discipline, che ha avuto come obiettivo
quello di rivalutare il ruolo della parola nelle sue varie forme ed
espressioni. Il tutto con un tema prescelto quale fil
rouge della manifestazione: quello dell'esilio, su cui autori
e testimoni si sono confrontati.
Il Festival, organizzato dall'Assessorato Istruzione e Cultura
Valle d'Aosta e tratto da un'idea di Riccardo Piaggio, si è svolto
nei luoghi più significativi della regione: la piazza Chanoux del
capoluogo ha ospitato La Casa di Babel, sede degli incontri
pomeridiani e dei concerti, e l'Agorà dei libri, la libreria del
Festival frutto di una sinergia tra l'Assessorato Istruzione e
Cultura e i librai valdostani, mentre il Criptoportico forense ha
accolto le letture teatrali. Il Castello di Sarre è stato teatro
degli incontri serali. In quello di Ussel, infine, è stata
allestita la mostra dedicata a Giorgio Forattini, parte integrante
della manifestazione.
«Questo nuovo Festival della Parola», ha sottolineato l'Assessore
all'Istruzione e Cultura, Laurent Viérin, «nasce dalla volontà di
organizzare un grande evento culturale in Valle d'Aosta, che possa,
negli anni, inserirsi nel circuito dei grandi festival nazionali,
dando visibilità alla nostra regione e ai suoi luoghi e monumenti
significativi».
Numerosi i personaggi che si sono alternati sul palcoscenico di
Babel. A cominciare da Lucio Dalla, che ha inaugurato il
Festival con un concerto. «La decisione di far aprire le danze al
cantante bolognese», ci ha spiegato Arnaldo Colasanti, scrittore e
conduttore televisivo, nonché organizzatore dell'evento, «è stata
dettata dal fatto che Dalla è un autore che raccoglie le immagini,
le trasforma in parola e le racconta in musica. (...) Dalla è un
autore popolare, prima ancora che "leggero", e la cultura che il
Festival ha scelto di raccontare non è quella immobile e separata
dalle nostre esistenze, bensì quella viva, contemporanea e,
appunto, "popolare". Le parole possono cambiare il mondo (...):
ogni "discorso", anche quando messo in musica, è un'occasione per
farlo».
A proposito di parole, anzi di "pensieri e parole", un'altra figura
di grande rilievo che è stata protagonista di Babel è
stato colui che con le parole ha impostato la sua esistenza,
regalandoci i testi più belli della storia della nostra canzone:
Giulio Rapetti, in arte Mogol. L'artista, al quale
l'Amministrazione regionale dedica da due anni un Premio che porta
il suo nome, in un colloquio con Arnaldo Colasanti ha spiegato come
sono cambiate la musica, le parole e la società italiana negli
ultimi quarant'anni. Per Babel, Mogol ha ricordato la sua
vita di paroliere, con un viaggio nelle parole che hanno costruito
l'epopea della canzone d'autore e della musica leggera in Italia. E
ha toccato anche il tema della prima edizione: l'esilio. Quello
della canzone "popolare" dalla cultura italiana e di molti
cantautori dal mondo discografico, ma anche l'esilio raccontato in
tante canzoni che fanno ormai parte della nostra vita.
Incontriamo Mogol alla fine della serata con Colasanti.
Disponibile, sorridente, colpisce subito il suo modo di parlare
così pacato, calmo, fatto di molte pause. Riesce ad incantare
chiunque con le sue parole, che arrivano dritte al cuore, come
fossero musica.
Qui si parla della parola. Quanto è cambiato, secondo
lei, che è considerato un mito vivente per le sue poesie-canzoni,
l'uso della parola da quarant'anni a questa
parte? «Forse è cambiato il modo di comunicare,
di sicuro è cambiato quello di cantare, ma non le parole. Le
parole, sono sempre le stesse».
Questa sera abbiamo ascoltato una canzone inedita, Il
Paradiso non è qui. Come nasce questo pezzo meraviglioso e perché
non è mai stato pubblicato? «Lucio Battisti ne
scrisse la musica, io il testo. Avremmo dovuto includerlo
nell'album Una giornata uggiosa, ma le canzoni erano già tante,
così lui mi disse: lo inseriremo nel prossimo. Purtroppo, però, non
c'è stato nessun prossimo album, e la canzone è rimasta
orfana».
C'è una canzone, tra quelle da lei scritte, a cui è
legato in maniera particolare? «Nella mia
carriera non ho mai avuto figlie e figliastre. Le canzoni che ho
composto sono tutte parte della mia vita, della mia storia».
Cosa sta scrivendo in questo
periodo? «Per la prima volta mi sto dedicando ai
testi di alcune romanze per un'opera lirica ispirata a Storia di
una capinera. Verrà presentata a breve al teatro San Carlo di
Napoli». |
Margherita Basso
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